una band di idioti. abbandonati gli ascolti sperimentali (ahem) della terza giornata, stasera si torna all’ordine. e ordine vuol dire ordine: due concertini minori in apertura, e poi tutta la serata di fronte al palco principale. si inizia con la metà finale dei maxïmo park: sarà che sono arrivato troppo tardi per l’unica loro canzone che davvero mi piaccia, sarà che col passare degli anni trovo sempre più insopportabile l’estasi euforica degli inglesi di fronte ad ogni loro nuovo gruppetto poco più che mediocre, ma me la sono spassata assai poco. tanto più che il live mi è sembrato grosso modo una copia conforme del disco. dispiace mettere in dubbio, una volta tanto, la Sua autorità, ma davvero non ci vedo neanche una qualsivoglia ombra degli smiths. dopo di loro, veloce puntata sul palco del sr. chinarro, presentati sul giornaletto del festival come dei belle and sebastian spagnoli. in fondo, sostanzialmente inutili. pare abbiano dedicato una canzone al primo fiber morto in campeggio nell’undecennale storia del festival, la sera prima, ma io non ero ancora arrivato, quindi anche questo loro lato umano me lo sono perso. uno di quei gruppi, a conti fatti, che hanno probabilmente avuto un gran ruolo nello spazzare via la merda post-grunge nella seconda metà anni ‘90, ma che oggi non sono chissà più quanto significativi. dopo di loro potrei scegliere se andare a vedere i wedding present o controllare un po’ la mail. il ricordo di una giapponese entusiasta che undici anni fa mi ha strillato e calpestato i piedi per un’ora ad un concerto dei wedding present a reading ancora mi tormenta, quindi lascio perdere. in fin dei conti il primo concerto che davvero mi interessava in serata era quello degli hot hot heat. mi sposto verso il palco principale e mi stendo sul prato. che dire? le loro cose che avevo ascoltato finora erano assai indie, saltellanti e, al limite, mi ricordavano i beat happening (a pensarci bene, non so neanche perché). dal vivo, invece, sono assai più chitarristici e ballabili, persino easy a tratti, e in effetti non sfigurano sul palcone. suonano un’ora ma non mi lasciano moltissimi ricordi - a parte la capigliatura da simply red del cantante, una bella cover di just dei radiohead e la finale goodnight goodnight, già finita in numerosi miei nastroni - matrimoniali e no. dopo gli hot hot heat una parte dei presenti (pazzi!) scappa su un palco secondario ad ascoltare daniel johnston (la giusta pena per la loro hybris sarà che daniel johnston, pur presente dietro le quinte, si rifiuterà di suonare - “tiene los nervios", è la dichiarazione ufficiale), mentre io rimango ad aspettare il concerto di nick cave and the bad seeds. faccia cattiva e gomiti alti pronti ad attaccare gli zigomi di chi mi stesse davanti riesco ad arrivare in quarta o quinta fila. non avrei sperato in tanto. nick cave sale sul palco in gran forma, in giacca nera e camicia bianca, spiritato come non mai, e attacca a pestare. strano, io me l’immaginavo un vecchietto in carrozzella che sgrana rosari e ricorda i bei tempi, e invece salta e urla e rotea gambe e fa cadere aste del microfono come non faceva neanche nei birthday party. d’accordo, ha i capelli tinti: ma glielo si può perdonare, no? tanto più che ha il buon senso di saltare a piè pari tutto la sua discografia più recente (vale a dire gli infami the boatman’s call, nocturama e quell’altro di cui non voglio pronunciare neanche il nome) e concentrarsi sulle cose che contano, qualcosa dall’ultimo doppio (non 50 special, per fortuna) e parecchio da the murder ballads e let love in - tra cui una incredibile stagger lee che sarà durata almeno dieci minuti. sul palco ci sono tre inquietanti coristi gospel che però fortunatamente non disturbano più di tanto, e compariranno solo sul finale, in there she goes, my beautiful world - che, va ammesso, dal vivo ha molto più un suo perché che su disco, lancinante e dilatata com’è. ritorna sul palco per un inconsueto bis, e tutti si aspettano where the wild roses grow, ma non ci sono né kylie (ovviamente) né blixa, e quindi ripiega su the mercy seat, per la gioia degli astanti. bel concerto, forse corto - non più di un’ora - ma occorre lasciar posto ai buzzurri. perché rimango al concerto degli oasis?, mi chiederete, e anzi, perché faccio il possibile per rimanere ben davanti? in realtà non lo so bene. so che gli oasis, undici anni fa, per me hanno rappresentato il primo gruppo che ho scoperto da solo, prima ancora che mi aiutasse a farlo planet rock. so che definitely maybe e (what’s the story) morning glory? li ho ballati quasi pezzo per pezzo, quando ancora andavo a scuola; anzi, è sulle canzoni di quei dischi che ho iniziato in assoluto a ballare. solo che ora gli oasis sono oggettivamente impresentabili, trasformati nella parodia di sé a molto meno di 40 anni. il paradosso sta tutto nell’immagine di noel gallagher, che non compone più una canzone buona da dieci anni ma si porta dietro sul palco 7 (sette) chitarre. il concerto si apre con l’ultimo singolo, o qualcosa del genere. una canzone tutt’altro che memorabile, ma che non evita di trascinare nell’entusiasmo tutta l’immensa folla presente (mutatis mutandis, fanatici come i fan dei cure, solo con quindici anni di meno). il pogo (o saltellìo, o come altro si può definirlo) è così intenso che dopo neanche trenta secondi devo scappare via. è il delirio quando, come terza canzone, arriva (what’s the story) morning glory?. la gente urla, salta, le inglesi salgono sulle spalle dei loro amici, gli stranieri devono essere davvero pochi, soprattutto nelle prime file, gli oasis sono - pur senza parlare - incredibilmente scostanti e molesti alla vista. il tipico stile che liam ha di cantare - piegato in avanti, con le mani unite dietro e con la bocca in basso rispetto al microfono - dopo un po’ diventa un tic immensamente fastidioso. eppure - eppure gli oasis ogni tanto sanno ancora cantare grandi canzoni, magniloquenti eppure trascinanti. è ovvio, è banale, eppure champagne supernova fa ancora adesso la sua porca figura, e rock’n'roll star (dedicata a robin cook, morto il giorno prima) ancor di più. finalone per una strana cover di my generation, piuttosto tirata e riuscita. dopo di loro salgono sul palco i kasabian, come teorici headliner della serata (ma si è detto come il concetto di headliner fosse fallace a benicassim). tom meighan è vestito da guru di una setta orientale, con un lungo camicione bianco senza bottoni e i capelli al vento. su disco i kasabian mi erano sembrati molto elettronici, con canzoni che sembravano quelle che i music avrebbero dovuto fare se non si fossero persi per strada (e quindi, alla fin fine è sempre a primal scream e stone roses che si risale); e invece in effetti il concerto è più che altro rock vecchia maniera, à la oasis appunto - tanto che ad un certo punto una canzone viene dedicata ai fratelli gallagher, che vengono tosto inquadrati dietro il palco (certe cose neanche a buona domenica succedono) tutti compiaciuti. chiudono finalmente con club foot, l’unico pezzo a darmi il senso della loro (presunta) grandezza. finisce il concerto e un’arena da 30.000 persone si svuota in due minuti. oddio. gli lcd soundsystem non li vuole vedere proprio nessuno? alla fine non sarà così tragica, ma davvero non c’è confronto con la presenza ai concerti dei gruppi inglesi. james murphy sale sul palco vestito con una maglietta bianca (ben aderente per mostrare bene il suo ventre tonico) appena più elegante di quella del cantante dei !!! e seguito da tre persone, bassista tastierista e batterista. james murphy stesso si limiterà a cantare, e saltuariamente a suonare campanacci e picchiare scriteriatamente tom tom. il concerto si apre con una beat connection da favola. oltre agli arrangiamenti anche i testi cambiano, e qualcuno del giornale del festival si perita di controllare che in daft punk is playing in my house il testo è in effetti completamente nuovo; e in generale, i pezzi sono forse accelerati ma un po’ meno nervosi e groovy così che su disco, e si finisce per saltare e dimenarsi, sì, ma un po’ meno di quanto non si fosse fatto la sera prima coi !!!. fanno eccezione la punkettona movement e soprattutto tribulations, semplicemente eccezionale. finalone su yeah, con i due o tremila presenti in totale delirio, a saltare e dimenarsi in un’arena forse un po’ troppo grande per il loro standard. gran concerto, comunque. si rimane qualche ora ancora, a urlare ossessivamente yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah e a tentare di ballucchiare nel tendone in cui c’è la serata monotematica dfa (prima i black dice a fare una strana sorta di electropunk con tastiera, moog e theremin, e poi delia & gavin, due pazzi hippy impegnati per tre quarti d’ora a fare drones con una tastiera e un moog e due ventilatori a sparargli i capelli indietro e lo sguardo perso verso l’orizzonte), ma il festival sta evidentemente finendo. si ascolta la musica ad occhi chiusi, un po’ perché fa fico farlo e un po’ perché davvero si è quasi addormentati, si comprano le ultime birre e gli ultimi panini in offerta, si tracanna orrido liquore al cranberry (finito quello di mela) e si pensa che sì, fra due giorni si sarà via. ancora un micro-post sulla festa dance in spiaggia e poi se dio vuole avrò finito coi post su benicassim 2005.
Quando scrivi ’sti post sei più pesante di Mollica.
Comment by Fabrizio — 14/8/2005 @ 12:38 am
che tu sia santo subito per la locuzione ‘merda post grunge’ (e toglierei pure quel ‘post’). Quanta verità sugli Oasis, sigh
Comment by enver — 14/8/2005 @ 1:01 pm
Adesso si spiega com’è che balli così male
Me l’ero sempre chiesto e in verità attribuivo la ligneità del movimento a scarpe sbagliate in età infantile
Mai avrei pensato che era colpa degli Oasis
Pensa tu che destino di merda…
Saluti cugino
Renzo
Comment by Renzo — 17/8/2005 @ 11:56 am
ha parlato tony francamanero.
Comment by dμ — 19/8/2005 @ 10:50 am
molti invece dicono ke i kasabian siano stati “messi” dopo gli oasis x “fargli” il culo,dato ke s sono esibiti molto meglio.e in effetti,è vero,i kasabian hanno sprigionato veramente1forza live d energia ed entusiasmo incredibile ;xò anke gli OASIS nn sn stati male.e poi kmq nn kredo proprio ke la buona presenza ed esibizione dei kasabian,ke nn avevo mai visto kosi’,sia stata xfarla pagareagli oasis,visto ke gli hanno pure (km tu dici,ha,a proposito io questa cosa degli oasis ke sela ridevano proprio lequinte proprio nn l’ho vista!!)kmq c’è tt discussione d somiglianza fra oasis e kasabian,certo sn tt e 2brit pop,ma nn kredo ke il 1album esordiente dei kasabian sia km i primi degli oasis.forse in futuro..
Comment by elisabetta — 11/9/2005 @ 12:50 pm