non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


25/2/2005

minimalismi. ho appena scoperto che 4:33, il pezzo di solo silenzio di john cage, in .wav pesa 2,9mb, in mp3@192kbps ne pesa 6,3. chissà se esistono altri pezzi che hanno questa caratteristica.

mestieri divertenti che non faro` mai - #2: il semiologo. so che non e` carino riciclare per un post parti di una mail da poco inviata, ma d’altro canto la destinataria della mail in questione ieri ha a sua volta cannibalizzato una sua mail a me rivolta per farne un post, e quindi siamo pari.
e soprattutto, non potrei mai rinunciare al piacere di far rimpiangere al fustigatore dei malcostumi letterari piu´ siculo di bari la sua mancata partecipazione. a cosa, direte voi? alla presentazione di un libro, che si chiamerebbe tecnologie incarnate ma durante la presentazione loro dicevano technologie per fare i fichi. che ci sei andato a fare, direte voi? fatti miei, risponderei, ma vi voglio bene e aggiungo che volevo vedere un video presentato nell’occasione (che mi sono comunque perso perche´ sono arrivato in ritardo).
allora:
io non capisco i gender studies.
io non capisco la sociologia.
io non capisco - assolutamente - la semiologia.
io capisco persino di meno le tre cose messe insieme. alla cazzo, poi, sviluppando temi come: “in che modo le nuove tecnologie, i cellulari, rappresentano la donna".
insomma, arrivo e questa semiologa - o filosofa del linguaggio, non ho ancora ben capito la differenza – dicevo, questa semiologa di spicco della scena barese (si`, bari ha una scena semiologica) per presentare il libro spara cazzate a ripetizione, banalita` sconcertanti dette con infiniti giri di parole e appoggiate su esempi che sono falsi, o imprecisi, o drammaticamente fuori tempo massimo, o ambetre´ ("gli aborigeni della nuova zelanda", “la teleconferenza tra la figlia e il padre morente delle invasioni barbariche” – era un filmato in attachment ad una mail -, “l’invenzione del sistema operativo [!!!] da parte di mac", “il fascino delle nuove generazioni per il fenomeno dei transgender, cf. marylin manson"). voglio dire, sono esempi non calzanti, o citazioni sbagliate, che non necessariamente inficiano la tesi stessa (anche perche´ spesso la tesi e` cosi´ autoevidente di non poter in alcun modo essere messa in discussione); ma danno un’aria di triste sciatteria che dopo due ore e un campari orange ancora non riesco a scrollarmi di dosso. e cerco di non pensare a quanti sussidi di disoccupazione in piu´ si potrebbero assegnare tagliando qualche posto all’universita`.
le cose piu´ deliranti avvengono quando si arriva ai temi caldi - che per la semiologa in questione sono, per qualche motivo a me ignoto, lara croft e i blog. i blog e lara croft (per fortuna non insieme). per dire, riesce a pronunciare la frase “per esempio quando lara croft parla… parla… beh, devo ammettere che non lo conosco bene, non ci ho mai giocato perche´ i videogiochi mi annoiano da morire, ma insomma e` chiaro che la sua struttura narrativa e` del tutto proppiana“. ecco, sara` che sono un matematico, ma io chi pronuncia una frase del genere, per di piu´ su un palco (immaginario), la prenderei a sberle fino a domani mattina – altro che darle una cattedra all’universita`. idem sui blog, i blog come spazio anarchico rispetto alle multinazionali, come programma di linguaggio. senza che nessuno dal pubblico – cento persone, almeno – le lanciasse una zucchina marcia, o almeno ridacchiasse, o almeno almeno inarcasse il sopracciglio. del resto, lei lo diceva all’inizio, “con le nuove tecnologie chiunque, anche un dilettante, puo` impadronirsi degli strumenti per produrre oggetti tecnologici"; per estensione, evidentemente, anche dei dilettanti possono fare semiotica del blog senza aver mai visto un blog (e, appunto, senza aver mai giocato ad un videogioco).
tecnologie incarnate si chiamava il libro da presentare. e a parte che non si capiva se la tesi del libro e della tizia che lo presentava fosse che l’oggetto/strumento ormai si adatta al corpo (e grazie al piffero, direi; e` cosi` dacche´ oggetto e` manufatto), o che il corpo muta adattandosi all’oggetto/strumento (e anche qui, avviene da millenni; se l’uomo e` bipede e` perche´ ha a disposizione strumenti di lavoro). voglio dire, il corpo che cambia e si ibrida con oggetti inorganici: sarebbe comunque un tema stranoto e dibattuto da trent’anni, ma tutto sommato ricco di spunti. no: loro sono arrivate a prendere, come esempio di tecnologia (anzi: technologia) incarnata il monospalla col taschino per il cellulare.
giuro. il monospalla col taschino per il cellulare. una technologia incarnata.
non ho avuto neanche la forza di alzarmi e andar via.

repubblica sempre sulla notizia. papa: letta, al risveglio bonario rimprovero ai medici

minimalismi pop. stamattina in radio, a prima pagina, un tizio ha chiamato dicendo che era insopportabile questo clima adorante e ipocrita verso il papa ("fico", mi dico). poi precisa che il papa dovrebbe solo confessarsi, convertirsi e chiedere perdono a dio per le sue eresie, per aver aperto alle altre religioni, per aver diffuso nei suoi libri teorie filosofiche false ed errate, e insomma per tutti i suoi peccati. mai sentito niente del genere in italia. qui ci dovrebbe essere la registrazione, credo sia la prima telefonata.
(update: nella registrazione linkata la telefonata inizia al minuto 44:57).

oggi si ascolta:
i need you
dei kinks.

24/2/2005

repubblica sempre sulla notizia - #2. casino’ sanremo, rubava fiches, denunciato milanese (grazie a fabrizio)

la domanda del giorno. secondo voi tra dieci anni ci ricorderemo dei queens of the stone age?
(secondo me no)
(via good news for people who love bad music)

repubblica sempre sulla notizia. bertinotti: ero ateo, oggi sono uomo alla ricerca

mestieri divertenti che non faro` mai - #1: il diplomatico. ogni tanto penso a quale sia il lavoro che se mai dovessi venire licenziato, mai, mai dovrei fare; quello piu´ all’antitesi della forma mentis di un matematico.
oggi credo che un lavoro da evitare assolutamente sia il diplomatico, che´ ho come l’impressione che i principi, le regole, niente conti se non i rapporti di forza; e questo per un matematico e`, come dire, la negazione del suo modo di vedere il mondo. prendete la questione delle lingue ufficiali. per me la questione e` semplice: in europa al momento ci sono 25 paesi e, se non conto male, venti lingue. tradurre ogni documento in venti lingue e` impresa improba, quindi si e` scelta una via pragmatica: cioe`, ad occhio, quella di tradurre i documenti nelle sole tre lingue che siano parlate in piu´ di un solo paese membro. italia e spagna protestano.
dice il matematico in me (facendosi ridere dietro, purtroppo): per quale principio il maltese (o il polacco, per dire) dovrebbe essere trattato peggio di italiano e spagnolo, “declassati” secondo repubblica?
(qui il punto di vista, un po’ diverso, di pfaall).

oggi si ascolta:
the wrong hands
di jens lekman (che sarebbe praticamente la sua versione unplugged e fichissima di how bizarre degli omc - e regalo una nomination agli ipotetici indieblog awards2006 a chi si ricorda gli omc: il mio piccolo contributo all’incipiente revival degli anni ‘90. ma davvero siamo gia` usciti dai ‘90? maddai)

22/2/2005

minimalismi. sto leggendo un libro che mi sembra tendere pericolosamente verso un sincretismo religioso vagamente new age. in piu´ ho appena trovato che sto tizio, in un suo discorso, pensando di fare lo spiritoso parla di “animalus antropomorphicus". dico, “animalus“. lascio perdere?

una battaglia di civilta`. altro che la fecondazione assistita: dall’8 febbraio tutti i blog di splinder hanno i feed rss. possono avere i feed rss. qui i dettagli.
lottiamo per un mondo migliore: piu´ feed rss per tutti. meglio ancora se sono atom.

la domanda del giorno. quando saltuariamente mi travesto da antonio socci, c’e` un maglione blu a collo alto che amo indossare. ieri si e` drammaticamente infeltrito. e` la prima volta che mi succede di torturare un maglione fino all’infeltrimento. c’e` qualche modo per limitare i danni?

oggi si ascolta:
i do dream you
dei jennifer gentle.

21/2/2005

la maggiore tragedia della modernita` e` la mancanza dei biglietti ai festival cinematografici. (post in cui da piccole, minimalistiche e personali esperienze di vita traggo conclusioni millenaristiche per l’italia intera – del resto, alberoni se lo puo` permettere e io no?)
dieci giorni fa era un venerdi` freddo e piovoso, teoricamente a berlino c’era il festival, nella pratica i biglietti per i film sulla carta interessanti erano esauriti da ore se non da giorni. quindi, alla fine maria ed io siamo finiti in un multisala di alexanderplatz a vedere, in mancanza di meglio, un filmetto storico tedesco, napola.
se ve lo steste chiedendo (ve lo state chiedendo, ammettetelo) “napola” non e` un punto dello scopone scientifico, ma un acronimo (i tedeschi hanno una passione congenita e irrazionale per gli acronimi) che sta suppergiu´ per “campo di formazione politica nazionalsocialista". si`, e` l’ennesimo film sul nazismo.
la trama e` presto detta: il protagonista e` un adolescente naturalmente portato per la boxe, friedrich. un professore di ginnastica lo nota e lo arruola in una scuola, napola appunto, in cui il fior fiore della gioventu´ ariana viene selezionato e formato per diventare gruppo dirigente. per friedrich e` un modo di sfuggire alla poverta` e ad un avvenire come garzone di fornaio, ma nel napola i ragazzi sono costretti ad una disciplina severa che spesso sconfina nella legittimazione del nonnismo (un ragazzo costantemente deriso in quanto piscialletto finisce per suicidarsi buttandosi su una granata che sta per esplodere su un gruppo di ragazzi – cosa che lcuriosamente o qualifica all’istante, e post mortem, come eroe), nell’esaltazione del corpo e anzi del disprezzo di chi e` fisicamente meno prestante (il ragazzo debole e gracile, ammesso in quanto figlio di un gerarca, che se la cava meglio con le parole), nella brutalita` di chi ha un fine e non tollera debolezze esentimentalismi. il protagonista crescera` nei sei mesi passati nel napola, si irrigidira`, aprira` finalmente gli occhi, verra` finalmente cacciato – la versione piu´ democratica possibile di happy ending, per una storia che parla di adolescenti indottrinati dai nazisti.
raccontato cosi` forse non sembra, ma secondo me il film ha molto a che fare con l’attimo fuggente. solo che il ruolo di robin williams qui non e` preso dall’inizialmente simpatico professore che arruola friedrich e lo aiuta a diventare un campione; a far crescere friedrich (e pochi altri) e` il contesto, la guerra, la brutalita`, una notte passata a cacciare animalescamente e poi massacrare prigionieri russi disarmati riusciti ad evadere, bambini compresi. robin williams non e` una singola persona, ma quell’intero periodo.
il film non e` granche´, dal punto di vista della regia almeno: spesso estetizzante e con dialoghi a tratti retorici e inconcludenti. e` ben scritto, pero`, soprattutto perche´ riesce ad equilibrare molto bene i vari piani: non si dice che e` solo colpa della guerra (russi e tedeschi non ne escono ugualmente brutali); non si dice che e` solo colpa dei nazisti (c’e` spazio per le pulsioni personali e il libero arbitrio sanguinario); non si dice che e` solo colpa dei singoli (c’e` un sistema che li condiziona e li inquadra). tutto e` al suo posto, ideologicamente, insomma, ed e` interessante la scelta di identificare l’acme del film con la sconfitta di friedrich nell’incontro di boxe decisivo, quello che finalmente lo portera` a essere cacciato - eticamente, una vittoria - suo malgrado. nel complesso, un buon filmetto di formazione sulla generazione di chi durante la guerra aveva 15 anni o poco piu´.
perche´ ne parlo? perche´ mi sembra un ottimo esempio di come oggi si faccia storiografia (per le masse) in germania. nei film tedeschi il ruolo dei “nemici” non e` mai discusso; i crimini sono sempre tedeschi, non c’e` mai un tentativo di scaricare su (o di dividere con) altri le colpe. i polacchi hanno fatto la loro parte ad auschwitz? probabile, ma un film tedesco non lo dira` mai, tanto meno con lo scopo di lavarsi la coscienza. i russi hanno fatto terra bruciata mentre avanzavano in germania nel 1945, per non parlare dei bombardamenti angloamericani? sara` compito loro occuparsene, un giorno.
di questo approccio ho parlato spesso con miei amici e conoscenti tedeschi. qualcuno di loro ritiene che, a distanza di 60 anni, la germania risenta un po’ troppo del complesso del carnefice, della consapevolezza di essersi macchiata di tali crimini da non poter aspirare ad altro che ad un eterna richiesta di perdono. un po’ troppo? a me non sembra. io non so se una seria riflessione russa, inglese o americana arrivera` mai sui crimini di guerra commessi dagli alleati in quel periodo. di certo trovo assai salutare che i tedeschi non se ne preoccupino. se c’e` un rischio, oggi, nel 2005, di tornare a quei momenti, questo e` che il nazionalismo torni a farsi sentire; e che un popolo si cosparga, regolarmente e collettivamente, il capo di cenere e` un ottimo antidoto al nazionalismo, secondo me. e` sempre meglio ripulire il proprio occhio, sia pure di una pagliuzza (e certo, nel caso dei tedeschi – o degli italiani – non si tratta di pagliuzze), prima di iniziare a parlare delle travi altrui.
sempre che un popolo senta il bisogno di farlo, certo. che´ il confronto con l’italia di oggi mi sembra davvero impietoso. anche senza andare a scomodare il blog di stefio (no link), mi fa davvero impressione pensare che qui invece c’e` gente (an in primis) che fa campagna elettorale usando pesantemente toni di nazionalismo patriottardo, e che in tv ci sono film in cui gli italiani si autoassolvono bellamente di ogni colpa – ma figuriamoci, cosa abbiamo fatto di male noi, era tutta colpa di quei bolscevici assetati di sangue. poi capiamoci: non dico che i partigiani sloveni fossero tutti dei filantropi, certo; dico che forse la riflessione su quel periodo sarebbe meglio lasciarla a loro, agli sloveni e ai serbi e ai croati - e infatti mi fa piacere che la tv pubblica slovena abbia gia` comprato un cuore nel pozzo. mi fa un po’ meno piacere che difficilmente un film di tema uguale e contrario, sulle responsabilita` italiane in istria, sarebbe trasmesso dalla rai. anzi: un film di tema uguale e contrario, ma storiograficamente piu´ solido, non e` stato trasmesso dalla rai (che pure ne detiene i diritti). certe volte ho davvero l’impressione che l’italia, di tutti i paesi che hanno combattuto la second a guerra mondiale, sia quello in cui con piu´ facilita` e leggerezza si sia iniziato il processo di rimozione collettiva.

la domanda del giorno. il solito giochino, questa volta particolarmente iconoclasta: ma a voi light pollusion d(e)i bright eyes non ricorda da morire il ritmo di ne´ carne ne´ pesce degli elio e le storie tese?

repubblica sempre sulla notizia. germania, i pinguini gay resistono alle svedesi (grazie a yoshi ed suzukimaruti)

oggi si ascolta:
where is my mind?
di frank black francis.

18/2/2005

la domanda del giorno. perche´ in italia chiunque sia stato presidente di qualcosa, sia pure vent’anni prima, viene chiamato “presidente” nelle interviste? voglio dire: la laurea o il dottorato sono cose che uno detiene per sempre (e io modestamente le detenni); ma uno non rimane presidente dopo aver perso la presidenza, no? perche´ il blog di prodi si chiama blog del presidente (con la b e la p maiuscola, per inciso)? perche´ berlusconi a porta a porta lo chiamavano “presidente berlusconi” anche nel 1999, quando al massimo era presidente del milan?

whatever happened to my rock’n'roll? che e` successo agli upanishad?

repubblica sempre sulla notizia - #2. tartufo nero pregiato: e` tempo di fiera ad acqualagna

minimalismi. la repressione della pirateria musicale e` una di quelle cose che mi fanno dubitare fortemente del fatto che la teoria filosofica della democrazia come sistema politico sia ancora attuale. perche´ davvero non riesco a capire in che modo una maggioranza della popolazione di un qualsiasi stato al mondo sarebbe mai favorevole a punire il p2p per il puro gusto di aiutare quei poveri cristi delle associazioni dei fonografici.
secondo me sarebbe ora di riconoscere che le democrazie moderne si costituiscono come punto d’incontro degli interessi della popolazione e delle aziende. due livelli di interessi paralleli, semplicemente. non una testa, un voto, ma: una testa/un euro, un voto. triste ma realistico.

repubblica sempre sulla notizia. nozze carlo-camilla non a castello windsor, regina furiosa

oggi si ascolta:
der achte ozean
dei tocotronic.

17/2/2005

la domanda del giorno. perché la festa della mamma viene festeggiata in irlanda il 6 marzo, in germania l’8 maggio, in francia il 29 maggio? e soprattutto: ma chi ha mai festeggiato la festa della mamma, a parte i bimbi che intervistano a studio aperto?

minimalismi. in questi giorni al deutsches historisches museum di berlino c’è una mostra sul secolo e mezzo di rapporti con la namibia, principale colonia tedesca in africa. ben fatta, un po’ troppo piena di reperti, senza silenzi imbarazzati sul genocidio degli herero di giusto un secolo fa.
nella mostra ci sono molti documenti storici; io di queste cose avevo letto solo in v. di thomas pynchon e fa una certa impressione passare da un romanzo alla vista, di persona, della lettera del generale von trotha al popolo herero - una lettera che dice pressappoco: “siete insorti, ora per codardia non volete piú combattere. troppo tardi. abbandonate le vostre terre e scappate via; chiunque verrà trovato nei vostri territori sarà ammazzato, indipendentemente da sesso ed età".
era il 1904; il secolo poteva finalmente iniziare.

oggi si ascolta:
straight street
dei fiery furnaces.

10/2/2005

repubblica sempre sulla notizia - #2. paga funerale suocera, lei non muore, becchino sparito (grazie a vale)

la riflessione sugli anni ‘90 e` aperta. qui; nel post e ancor piu´ nella sua postilla, certo.
(ah, c’e` bisogno di dirlo? la rubrica e` di nuovo sospesa a tempo indeterminato, visto che ormai (/di nuovo) lo si puo` leggere direttamente).

repubblica sempre sulla notizia. banda del buco in azione al centro di napoli

meglio i gamberetti, a questo punto. da un articolo su repubblica.it:
“e` da ieri che busso a quella porta - ha detto il piccolo malato al segretario del papa, mons. stanislao dziwisz indicando l’accesso dell’appartamento del santo padre che confina con il reparto di oncologia - , ma non mi risponde nessuno". il segretario di giovanni paolo ii ha prontamente replicato divertito: “vorresti forse salutare il papa?". un rapido cenno di assenso da parte del bambino e monsignor dziwisz lo ha portato con se´ dal papa per questa straordinaria visita. forte la sorpresa del papa alla vista di questo inatteso ospite. il bambino ha esclamato senza esitazione: “papa fammi guarire!". subito il santo padre lo ha avvicinato a se´ e gli ha sorriso, impartendogli una speciale benedizione e affidandogli il compito di condividerla con tutti gli altri bambini ricoverati".

minimalismi. l’altra sera in dipartimento un visiting professor uiguro stava racconticchiando della sua terra d’origine, lo xinjiang. foto, te`, un paio di mpeg, la percezione di un certo benessere (nessun paragone, per dire, con le foto che ci mostrava uno studente vietnamita).
alla fine in una foto compare in un angolino una modesta statua di cemento di mao, alta non piu´ di una trentina di metri. gli chiediamo se gli uiguri amino mao. lui ridacchia nel modo tipico buffo e un po’ imbarazzato dei cinesi e dice di no - essenzialmente a causa della rivoluzione culturale, dice. da quand’e` che lo xinjiang appartiene alla cina?, gli chiediamo. lui risponde: alcuni dicono da svariati secoli, alcuni dal 1940; ma non so con esattezza, non mi interesso di politica.

la domanda del giorno. il gnastrone c’e`. il gmailcasting anche. cosa si aspetta a far partire un wiki-gnastrone (wnastrone?)? che´ giusto ieri sera si discuteva con una blogger sodale di un gnastrone su berlino o di uno in cui ogni canzone contenga una tripla ripetizione di una parola (inizierebbe e finirebbe con please please please let me get what i want nelle versioni degli smiths e di josh rouse, e in mezzo conterrebbe run run run to the centre pompidou di grant hart, ma mancano diciassette canzoni e io da solo non ce la farei mai).

oggi si ascolta:
you ate it
dei love psychedelic orchestra.

9/2/2005

che principio e ispirazione/ trae dall’uomo del giappone. la ragazza da cui ho subaffittato la stanza in cui vivo a tübingen per i prossimi 10 giorni è partita lasciandomi in stanza alcuni generi di conforto: uno stereo che non legge cd masterizzati, alcune lampade, lenzuola, una matita - e due portacd pieni, di quelli neri a forma di libro, con due cd in ogni pagina.
questa ragazza sta con un giapponese e/o studia lingua giapponese, non ho ben capito; fatto sta che uno dei due portacd è pieno quasi per intero di cd giapponesi. sono una marea, non ho né il tempo di ascoltarli tutti né lo spazio sull’hd per ripparli tutti. ad un ascolto molto veloce e diagonale ho trovato in eguale misura (anche all’interno dello stesso cd, purtroppo) perle assolute, canzoncine interessanti per il mio gusto massimalista dell’esotico, porcate indicibili. c’è di tutto, da superaidoru ai pizzicato five. in questi momento so che il blog può e deve venirmi in aiuto: ecco a voi la lista dei gruppi che ho trovato.
chara, izumi, miki imai, spiral life, the cdors, tsuyoshi nogabuchi, eastern youth, the blue hearts, kuchen baum, the high-lows, judy and mary, the collectors, lost age, bump of chicken, love psychedelic orchestra, night-food.
ditemi voi.

la domanda del giorno. ne aveva parlato suzukimaruti: napster è tornata proponendo il primo (?) negozio di musica online in cui si paga non a download ma in maniera forfettaria. ripeto: in maniera forfettaria. per 15 dollari al mese posso scaricare virtualmente tutto quello che voglio. il rovescio della medaglia è che i drm impongono di continuare ad essere abbonati al servizio mese dopo mese, pena l’inascoltabilità degli mp3 scaricati. ora, a parte che sicuramente qualcuno non perderà tempo a crackare ’sta roba, ma per quel poco che ne so di formati musicali mi sembra evidente che se masterizzo l’mp3 decomprimendolo in wav (e poi eventualmente ricomprimendolo, si perde un po’ di qualità ma chi se ne frega) nessun drm mi potrà mai bloccare. o almeno credo, perché le faq sulla masterizzazione sono un po’ nebulose.
a questo si aggiunge che in questo momento per lanciare il servizio napster sta regalando un mese di prova. cioè io per un mese potrei scaricare gratis tutto quello che voglio, e poi masterizzarlo in maniera del tutto legale.
prima che mi prenda un mese di vacanze dal lavoro: dov’è il trucco?

i geni ci sono anche in america. per esempio nella redazione di the onion.
latest bin laden videotape wishes america ‘a crappy valentine’s day’

repubblica sempre sulla notizia - #2. cesenatico, anniversario senza monumento al pirata

repubblica sempre sulla notizia. vodafone: buon san valentino con topolino

minimalismi. in germania ho la sensazione che ubriacarsi sia socialmente molto piú tollerato. non parlo dei propri amici, ma della famiglia o anche (appunto) della società, intesa come colleghi, insegnanti, clienti. stamattina ascoltavo in radio (l’equivalente tedesco del cammello di radio2) una tizia con la voce impostata che dava i suoi consigli contro il kater che inevitabilmente segue all’ultimo giorno di carnevale. non ho ancora capito se la cosa mi piace o no.

oggi si ascolta:
family
di chara.

8/2/2005

che lo propongano un lituano e un ungherese lo posso pure comprendere. che gli si accodi un italiano no, e mi fa senso. concordo fino all’ultima parola con the rat race. il comunismo in italia e in europa occidentale non sono stati carri armati e carceri politiche ma pasolini, sartre, il bund ashkenazita, berlinguer.

repubblica sempre sulla notizia. celiachia: un bollino blu per i ristoranti “senza glutine”

le meraviglie del carnevale tedesco.

ich esse jän en pizza
en pizza mamma mia
un dat es keine trick
pizza mät nit dick.
se es e stück italia
en jrande sinfonia
se brängk dich op de bein
du danz von janz allein.

oh la la
willse du eine pizza?
oh la la
pizza wundaba!

bene
mozzarella
un tomata bella
schampingjongs
salami
proschuto un noch mieh.
su’n’ pizza capricciosa
is lecker und formosa
mer kritt für winnig jeld
et beste vun d’r welt.

oh la la
willse du eine pizza?
oh la la
pizza wundaba!

pizza pizza per me!
tarantella
fricadella
pizza pizza per me!

si si alles paletti
pizza pizza per me!
un momento
pizza colonia!
pizza pizza mer me!

jetzt noch e jlas chianti
do met et rötsch avanti
tutti frutti op dr desch
amici alles fresch!
für’t hatz ene espresso un ne jrappa
övver presto denn dann fängk leeve mann
et dolce vita an!

oh la la
willse du eine pizza?
oh la la
pizza wundaba!

pizza pizza per me!
pizza carabinieri buon appetito!
pizza pizza per me!

la la la la la la la
met et rötsch avanti
tutti frutti op dr desch
amici alles fresch!
für’t hatz ene espresso un ne jrappa
övver presto denn dann fängk leeve mann
et dolce vita an
la la la la la la.

chef! hat es geschmeckt?
ja!

io mi mangio, si`, ‘na pizza
‘na pizza mamma mia
e nun je ‘nu trucche
la pizza nun t’ingrassa
je` ‘nu piezz’e'italia
‘na grande sinfonia
ti pigghia le gambe
non puoi shmettere di balla`

oh la la
la vuoi ‘na pizza?
oh la la
pizza eccezziunale!

bene
mozzarella

e pomodor’ bella
champignon
salame
prosciutto e tand’altro
poi ‘na pizza capricciosa
e` buona e formosa
tand’altro ti danno p’nu picc ‘e denar
e` ‘u megghio d’o munno.

oh la la
la vuoi ‘na pizza?
oh la la
pizza eccezziunale!

pizza pizza per me!
tarantellina
polpettina
pizza pizza per me!

si` si` va tutto bbene
pizza pizza per me!
un momento
pizza colonia!
pizza pizza per me!

e mo’ ‘nu bicchier’e'chianti
menalo giu` avanti
tutti frutti sul tavolo
amici tutto freshco!
per chi tiene fretta ‘n espresso e ‘na grappa
ma presto che´ poi comincia l’ammore
e la dolce vita!

oh la la
la vuoi ‘na pizza?
oh la la
pizza eccezziunale!

pizza pizza per me!
pizza carabinieri buon appetito!
pizza pizza per me!

la la la la la la la
menalo giu` avanti
tutti frutti sul tavolo
amici tutto freshco!
per chi tiene fretta ‘n espresso e ‘na grappa
ma presto che´ poi comincia l’ammore
e la dolce vita!
la la la la la la.

capo! vi e` piaciuta?
siii`!

(queste sono le vere sfide della traduzione, altroche´).

oggi si ascolta:
the luckiest guy in the lower east side
dei magnetic fields.

3/2/2005

repubblica sempre sulla notizia. bolzano, sequestrate 113 mucche, denunciato l’allevatore (neanche sulla prima pagina di alto adige; anzi no: è proprio un trafiletto in prima pagina)

opinioni sparse su closer. ma sparse davvero, e magari incongrue e poco giustificabili; questo è il mio blog, del resto.
- i dialoghi sono assurdamente pesanti. è un film troppo, troppo, troppo parlato.
- natalie portman è bellissima e anche julia roberts non scherza; detto questo, è inaccettabile che nel film si vedano solo otto espressioni facciali, due per ogni protagonista: quella di chi è felice e quella di chi sta lasciando/viene lasciato.
- l’espressione dubbiosa di julia roberts nel letto alla fine del film mi ricorda paurosamente quella di giovanna mezzogiorno che flirta mentre fa jogging alla fine dell’ultimo bacio; e direi che non è un complimento.
- ora che ci penso, è l’intero film a essere molto mucciniano.
- o molto à la de carlo, nel parlare di temi amorosi con lo struggimento totalizzante con cui ne parlerebbe un diciottenne.
- in questo senso, la scelta dei pezzi di damien rice è molto adeguata e coerente col film; e direi che non è un complimento neanche questo.
- il colpetto di scena finale della rivelazione del vero nome di natalie portman mi sembra di una banalità, di un manierismo, di una stucchevolezza davvero imbarazzanti.
- il film lì per lì mi ha toccato, ma un po’ mi vergognavo a farmene toccare.
- natalie portman con la parrucca rosa da stripper richiama un po’ troppo scarlet johansson, ma è pure piú carina.
- la chat era tradotta, e mi ha fatto un po’ l’effetto triste di quei film in bianco e nero in cui c’è il primo piano sui foglietti letti da charlot o da clark gable e opportunamente ri-girati.
- maria ci teneva a fare sapere all’umanità che il film è piaciuto molto, a lei.

eeeh?!? vorrei commentare in qualche modo questo articolo di repubblica sulla decisione della regione toscana di stanziare 600.000€ per il sostegno ad agopuntura, fitoterapia ed omeopatia. vorrei commentare, ma non ho voglia di rovinarmi il fegato, e quello che penso l’ho già scritto altrove. mi preme solo prendere in considerazione l’ultimo capoverso:
e mentre in Italia - dove 5 milioni di persone utilizzano l’omeopatia, 21,5 l’agopuntura e altrettanti la fitoterapia - si discute e polemizza, in altri paesi, come in francia e germania, le terapie non convenzionali sono state messe sullo stesso piano di quelle “ufficiali".
primo: è una balla. in francia si sta discutendo della possibilità di escludere i farmaci omeopatici da quelli coperti dall’ssn; in germania non c’è un ssn, ci sono diverse assicurazioni private in concorrenza fra loro alcune delle quali rimborsano le spese di agopuntura, chiropatia e altre pratiche (stranamente anche lo yoga, che alla fine della fiera è una forma di ginnastica come un’altra, viene considerato “medicina alternativa"). non tutte le assicurazioni, e comunque non i farmaci.
secondo: non so a voi, ma a me il numero di 21.500.000 (ventuno milioni e mezzo) di italiani che si curerebbero con l’agopuntura mi sembra pazzescamente, spropositatamente, strabiliantemente alto. per dire, io non ne conosco neanche un*.

oggi si ascolta:
anecdote
degli ambulance ltd. (grazie a fio per la segnalazione; chi potrebbe apprezzare una versione indie di dear prudence apprezzerà).

2/2/2005

salve, sono pubblicodimerda, forse vi ricorderete di me per iniziative come la sceneggiatura collettiva per un film del nuovocinemaitaliano o i prestigiosi premi. (introducing: l’arte del Gnastrone)
mettiamola così: i nastroni sono sempre esistiti, sin da quando dio ha creato il registratore philips portatile. eppure un giorno arriva nick hornby, scrive un paio di cazzate (nick, si scherzava: cos’è quella faccia?) e tutto il mondo si ricorda di lui e delle sue regole per la compilazione di una cassettina perfetta.
ed io chi sono, il figlio della serva? allora provo anch’io a imprimere il mio sigillo su qualcosa che aleggia nell’aria da un po’ di tempo (almeno da quando esiste gmail, direi) e vediamo se questo blog riuscirà a entrare nei libri di storia per questo motivo. beh, ovvio: anche per questo motivo.
allora, vediamo: nell’ultimo anno le grandi innovazioni tecnologiche sono state fastweb ("ma veramente…” “shhh, bifolco") e la gmail. ora, in un epoca di cross-over e mash-up, cosa ci si può fare con fastweb e gmail insieme? dico, se uno vuole anche fare qualcosa di musicale?
appunto, un Gnastrone. la prima, concreta possibilità di mandarsi nastroni senza doversi muovere da casa, fosse pure per andare in posta a spedire un pacchettino; tutto questo perché fastweb permette, anche quando non disponendo di una flat la tariffazione è bloccata e si è ufficialmente offline, di uploadare (per l’autore del Gnastrone: d’ora in poi, “Gnastronante") e di downloadare (per il destinatario dello stesso; d’ora in poi, “Gnastronato") file ad una velocità dignitosa; e perché il giga di spazio disponibile per l’account allontana il rischio che una casella si intasi completamente.
regole per un Gnastrone:
- per la prima volta una cassettina è totalmente slegata da un supporto fisico. la durata è ad assoluta discrezione del Gnastronante, quindi; niente piú lati da riempire fino all’ultimo centimentro di nastro magnetico, niente piú overburn da attivare sul masterizzatore. un Gnastrone dovrà quindi durare il giusto: abbastanza lungo da sviluppare una propria decisa personalità, abbastanza corto da non spaccare i maroni, da non intasare la casella, da far sì che ogni pezzo rimanga memorizzabile autonomamente dal Gnastronato. dunque, procedo a fissare canonicamente: i pezzi inclusi in un Gnastrone standard saranno venti.
- se non mi sbaglio, sia gmail sia fastweb hanno un limite di 8 mega per ogni singola mail inviata o ricevuta. ne consegue che i pezzi dovranno essere rippati e compressi in mp3 al massimo bitrate possibile per rientrare in quegli 8 mega.
- anche se la tentazione è tanta, bisognerebbe evitare di riempire il Gnastrone con tutta quelle cianfrusaglie che tanto abbondano, ancora e purtroppo, sui p2p: un Gnastrone non conterrà troppe cover estemporanee e sostanzialmente autoreferenziali (boys don’t cry rifatta dai kings of convenience live), né tantomeno remix o mash-up chiaramente prodotti da qualche adolescente brufoloso, ma con nomi altisonanti (frozen remixed by blur) falsi come una banconota da 28€ a cui neanche i primi utenti di napster avrebbero creduto.
- in compenso, è assai consigliato inserire nel Gnastrone un tocco di classe virtuosistico, come magari iniziare e finirlo con lo stesso pezzo in due versioni diverse.
- infine - occorre precisarlo? - come ogni altra cassettina prodotta nel corso degli ultimi 35 anni, i Gnastroni hanno come fine precipuo ed ultimo la procreazione.
divertitevi, e ricordate di mandarmi i diritti quando sarete assunti da google e deciderete di brevettare il Gmixtape®.

la domanda del giorno. qualcuno ha la minima idea del perché per poter leggere il piano strategico 2005-2013 di fastweb io debba preliminarmente dichiarare di non essere presente o domiciliato negli usa?

minimalismi. ieri sera cena all’etiope, full + watt vari + 2 birre a 10€. per chi ancora crede che la germania sia piú costosa dell’italia.

repubblica sempre sulla notizia. carro funebre multato per eccesso di velocità (grazie a marco)

oggi si ascolta:
the love song of harold and marion
(non ho ancora deciso se è una canzone zuccherosamente splendida o solo un gatto nero zuccherosamente appeso alle palle).

1/2/2005

ho visto ed ho pensato/ “tutto molto bello/ ma niente che abbia senso se non colleghi il cervello". allora, cosa aggiungere alla puntuale critica stilata dal blogbrother rispetto all’esibizione (concertino? lettura? chiacchierata?) di lello voce, venerdì scorso alla feltrinelli di bari?
iniziamo col dire che voce assomiglia ad un morphing malriuscito tra marquant e marrabbio di kiss me licia.
del lavoro di lello voce è difficile parlare, perché molti piani si sovrappongono ed è difficile scegliere sotto quale muovergli le meritate critiche. forse la questione è chiarita nel modo migliore da lui stesso, quando dopo pochi minuti di intervista alla domanda di enzo mansueto sull’attualità dell’impegno in letteratura risponde piú o meno: l’agire politico è importante, ma alla fine conta come si agisce, se retoricamente, onestamente, liricamente.
ecco, tutto quanto lello voce fa di politico è ammirabile ed astrattamente condivisibile: pubblica il suo disco di poesie sotto licenza creative commons, si dice disponibile a mandare il suo disco ad ogni giornalista e ad ogni blogger lo voglia recensire, cerca un approccio nuovo alla forma espressiva poetica, tenta di costruire un ponte tra letteratura e musica e aspirazioni nogglobbal.
solo che fa male ognuna di queste cose. quando spiega la scelta della licenza d’uso, ne minimizza la portata sintetizzando che la creative commons permette di copiare il cd senza commettere reato; confonde date e successioni di eventi nel ripercorrere il percorso creativo che ha portato al disco; scioglie l’acronimo p.i.l. come “prodotto industriale lordo"; tenta un poetare sincopato che può avere un senso per un rapper astratto, ma che non può non ricordare il jovanotti apocrifo di elio quando produce versi come “scheggia di diamante/ che ti fora le pupille o desiderio/ di luce che sfarfalla all’orizzonte/ dell’ultimo oltremondo viaggio/ condanna/ che ci danna/ panna acida che ingozza la parola/ che ora già ci strozza perché così non va, non va, non va“; e la musica, poi. immaginatevi un accozzaglia breakbeat che già sarebbe sembrata derivativa nel 1997, con in piú (il tocco di genio!) la tromba di fresu in loop. (il fatto è che probabilmente un ipotetico punto di incontro fra poesia e musica non si otterrà semplicemente sovrapponendo musiche mediocri e versi scialbi, ma ragionando e spremendosi fuori dal cervello, se proprio si vuole farlo, una forma espressiva sinceramente nuova).
e infine, basta: basta con le poesie sul g8 a genova, basta con la poesia nogglobbal che non aggiunge niente ai libri di teoria politica della globalizzazione, basta col togliere il cognome a carlo giuliani, chiamandolo come se fosse tuo cugino. cazzo, se no benni avrebbe già preso il nobel.

repubblica sempre sulla notizia - #6. usa, poliziotto si ferisce mangiando un big mac

repubblica sempre sulla notizia - #5. g.b.: fan bacia blair sulle labbra, “morbide come di un bimbo”

repubblica sempre sulla notizia - #4. usa: genitori minacciati dai “figli boomerang”

repubblica sempre sulla notizia - #3. venezia, rapina in piazza san marco, via gioielli e orologi

repubblica sempre sulla notizia - #2 il sudore è un filtro d’amore se è dell’ascella di una giovane (grazie a fabrizio)

repubblica sempre sulla notizia. per vedere un bel fondoschiena il macaco rinuncia al buon cibo (grazie a emanuele e fabrizio)
(la prossima volta che un uomo vi guarda il sedere con sguardo libidinoso non ditegli “porco", ditegli “scimmia". Uno studio del medical center, sezione della duke university in north carolina, ha provato infatti che, proprio come accade nel genere umano, i macachi della specie rhesus sono capaci di “comprare” una bella fotografia che ritrae il fondoschiena di una femmina. se poi la foto in questione non è di una qualunque del gruppo, ma di una “carina", oppure della pupa del capo, beh, allora il prezzo può anche salire, il macaco è disposto a pagare di più. le miniere di sale ci vorrebbero).

la domanda del giorno. mettevi la mano sulla coscienza: prima di belli e dannati qualcuno di voi ha mai saputo che cippa fosse la narcolessia?
(post ispirato dalla lettura di questo).

oggi. ci sono alcune cose, conosciute ma che mi affascinano sempre. l’attenersi rigorosamente ai regolamenti fino quasi a raggiungere la maleducazione dei guidatori degli autobus, i negozietti turchi ubiqui, i ristoranti cinesi molto piú eleganti che in italia, i paesini svevi tutti uguali e tutti carucci, carucci quel minimo che serve per attrarre, ma non tanto che la curiosità rimanga inappagata dopo che il pullman li ha attraversati in 30 secondi, la neve, i jeans incongrui sopra le orrende scarpe col tacchetto, l’immondo dialetto. tutto conosciuto, ovviamente. endlich mal wieder im ländle.

minimalismi. giro per le strade e penso che i nuovi manifesti dei ds mi ricordano tantissimo uno dei piú famosi slogan di bush. o forse sono io che proprio non riesco a trovare qualcosa di buono nei ds, oggi.

oggi si ascolta:
fake boys
di robocop kraus (c’è che avevo pensato di tenere per sempre legato il ricordo di questo pezzo ad una dj biondina e terribilmente mitizzata che l’aveva messo su dopo un concerto di un anno fa. poi però me la sono ritrovata nel nastrone natalizio di fdl, e allora ho deciso che la storia continua e di dj biondine il mondo è pieno; e allora via con slsk. qui qualche altro assaggio di robocop kraus).

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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