non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


10/12/2004

qui est in(die) qui est out(die). qualche giorno fa pensieri oziosi mi chiedeva per mail di spiegarle cosa secondo me sia l’indie, visto che a suo dire molte delle analisi in rete sono piu’ legate al look che alla sostanza. concordo, e da buon vetero-indiemarxista tento di liberare il discorso dalle sovrastrutture. questo e’ quanto le ho scrtto; poi l’ho riletto, mi e’ piaciuto e mi sono ricordato che ancora non ero candidato all’award per il post con la piu´ completa interpretazione teorica del fenomeno indie, e ho deciso di postarla. ecco a voi.
***
[…]
la questione dell’indie e’ un po’ complicata, e forse neanche tanto seria. diciamo che a mio modo di vedere ci sono tre aspetti: uno legato all’immagine, ormai codificato al limite della barzelletta (uomini e soprattutto donne con cravattini stretti, spillette, piccole borse a tracolla, occhiali con la montatura spessa, frangette, cose cosi’).
poi c’e’ un altro aspetto sinceramente musicale, molto piu’ difficile da catturare: perche’ secondo me i gruppi indie (e chi li ascolta) sono forse piu’ caratterizzati dai loro ascolti pregressi che dalla musica stessa che loro fanno; e ovviamente i loro ascolti pregressi non possono per definizione essere a loro volta indie, visto che spesso sono cose di venti o trenta o persino quarant’anni fa (nick drake, the smiths, pixies, tim buckley, nico, la scena northern soul, francoise hardy, joy division, the jesus and mary chain, bauhaus, nick cave…). come noterai, si tratta di radici estremamente eterogenee, e quindi ugualmente eterogenei sono gli esiti artistici; diciamo che nella mia personalissima visione cio che accomuna le diverse facce dell’indie e’ l’idea di una musica non mainstream ugualmente lontana sia dalle pose violente e un po’ coatte della musica alternativa anni ‘90 (jane’s addiction, red hot chili peppers, urban dance squad e tutto il letamaio che allora si chiamava crossover), sia dal loser-ismo (se preferisci: del cupio dissolvi) che trasudava da altri gruppi, sempre anni ‘90, che invece rifuggivano le scene (penso ai nirvana, agli alice in chains o agli screaming trees e in generale i gruppi grunge meno commerciali).
in piu’, come aspetto sociologico (in senso lato): una forte dose di autoironia stralunata, un’estetica (qualche volta al limite del camp) fatta di fumetti, colori pastello, design della space-age, e il senso di far parte di una scena ampia - mentre prima chiunque fosse alternativo si compiaceva appunto della sua isolazione culturale e, per estensione, sociale.

(ah, mi candido anche all’award per l’indiepost col miglior calembour nel titolo).

7 Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://www.montag.it/pubblicodimerda/archives/2004/12/10/qui-est-in-qui-est-out/trackback/

  1. Ma quante ne sai.

    Comment by marco — 10/12/2004 @ 1:30 pm

  2. ugualmente lontana […] sia dal loser-ismo (se preferisci: del cupio dissolvi) che trasudava da altri gruppi, sempre anni ‘90,

    delio,porcodio. se l’indie non è loserismo e cupio dissolvi, allora american music club, palace, slint, i primi pavement etc. non sono indie. il che mi suona un pò strano.

    un’estetica (qualche volta al limite del camp) fatta di fumetti, colori pastello, design della space-age, e il senso di far parte di una scena ampia - mentre prima chiunque fosse alternativo si compiaceva appunto della sua isolazione culturale e, per estensione, sociale

    se questo è il tuo senso dell’indie (fumetti pastello? sui dischi degli hood?? far parte di una scena ampia? AMPIA??) allora io non sono per NIENTE indie. si prega levarmi dagli award in pochi nanosecondi.

    è notevole come io avrei scritto un post sull’indie completamente opposto. e magari lo scriverò. ma non ora,non qui.

    Comment by brullo nulla — 10/12/2004 @ 7:36 pm

  3. Quanto manca perchè la parola indie diventi impronunciabile? Poco, pochissimo. Ormai è un contenitore vuoto che ognuno riempie come vuole. L’unico senso possibile è quello di musica non mainstream di qualità, e in tal senso sono indie i Pizzicato Five quanto i Liars, gli Hunches quanto i Labradford. E alla fine erano indie i Velvet e pure Robert Wyatt. Quanto alla scena e agli stili, c’erano pure vent’anni fa, come le spillette e le magliette. Quello che non c’era è il web, e questa è la differenza fondamentale. Perchè l’isolazione culturale e sociale di cui parli non era voluta fino in fondo,la si subiva piuttosto. E se nell’84 avessi avuto il blog avrei cercato di fare post ironici sui capelli sparati dei dark e sui caschetti dei neopsichedelici. Ma nell’84 il blog non ce l’avevo.

    Comment by mammara — 10/12/2004 @ 10:14 pm

  4. E pur leggendo ’ste esegesi ancora non capisco da cosa (o da chi) sia indipendente chi si proclama indie. Ma questo forse è solo un mio punto di vista poiché ritengo che le antiche radici di questa definizione - applicabile letteralmente all’epoca della sua nascita solo alle etichette americane tipo SST o Alternative Tentacles - si siano perdute nelle successive trasformazioni che il mercato discografico ha subito nel corso degli anni.

    Comment by piccolavoce — 10/12/2004 @ 10:43 pm

  5. mammara ha pienamente ragione. per quanto mi riguarda continuo a definirmi orgogliosamente “alternativo” con quel po’ (tanto) di autoironia che serve per non cadere nel ridicolo

    Comment by Yoshi — 11/12/2004 @ 6:11 pm

  6. mammara ha pienamente ragione. per quanto mi riguarda continuo a definirmi orgogliosamente “alternativo” con quel po’ (tanto) di autoironia che serve per non cadere nel ridicolo

    Comment by Yoshi — 11/12/2004 @ 6:11 pm

  7. brullo, quella è la mia personale visione dell’indie, che non pretendo sia come gli altri vedono la stessa scena. secondo me nei gruppi che citi, e in particolare nei (primi) pavement il loser-ismo se c’è non è quello compiaciuto e autodistruttivo dei - chessò? - crass, ma quello da geek di un erlend oye. guarda i loro impresentabili video, per dire. idem per i palace, che è uno dei gruppi anni ‘90 che amo di piú. rimane un senso di malinconia sottile che secondo me non sfocia mai nel cazzodurismo-fanculo-al-mondo, o altri atteggiamenti grunge e pre-grunge che infatti mi tenevano e mi tengono lontano dalla musica-cosiddetta-alternative.
    l’ho detto: per me l’indie è musica bella, non scontata e intellettualmente attraente, che però se il mondo non fosse la merda che è potrebbero anche piacere a molte piú persone, essere cantate e coverate e tutto il resto: the weaker soldier dei palace o gli ultimi dischi di mark eitzel o here dei pavement secondo me hanno queste caratteristiche. libero tu di non condividere e di interpretare diversamente il fenomeno. perché di questo si parla: non - graziaddio - indirizzare qualcosa, ma solo interpretare, clusterare, interpolare, trovare (visto che proprio non so che fare dalla mattina alla sera) una qualche forma di punti comuni che identifichino una scena immensa e che comunque delle mie acute analisi non sa che cazzo farsene.

    Comment by delio — 13/12/2004 @ 1:16 am

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title="" rel=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

(required)

(required)


www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from delio. Make your own badge here.






ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

Powered by WordPress