non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda! (freak antoni)


29/11/2004

minimalismi. c’è chi prende alitalia a paradigma di tutti i mali del parastato italiani, a motivazione finale per privatizzare il privatizzabile e via. secondo me, invece, è il caso di volare che è molto rappresentativo dell’attitudine dominante nell’imprenditoria italiana - specie in quella del nordest, credo. allora: hapag lloyd express e volareweb sono nate entrambe tra fine 2002 e inizio 2003 come appendici low cost di compagnie con una certa storia alle spalle, e di media grandezza. una delle due dichiara i prezzi in promozione tasse incluse, l’altra aggiunge le tasse aeroportuali dopo (e per aeroporti come quelli di venezia o di linate, per esempio, le tasse incidono non poco). una delle due ha prezzi puliti e davvero senza sorprese e permette di pagare a scelta con accredito sul cc o con carta di credito senza differenza di prezzo, l’altra inserisce - a prenotazione online quasi conclusa - un contributo per spese amministrative di una manciata di euro e un ulteriore balzello di 6 euro se si vuole pagare con una qualsiasi carta di credito (che è ovviamente l’unico modo possibile di pagare). per finire (e cosa per me piú importante) a bordo degli aerei una fa pagare una lattina di birra 2,50€, l’altra 5€; una fa pagare un panino 3€, l’altra fa pagare un trancio di pizza 8€. una è in ottima salute, l’altra è fallita.
una è tedesca, l’altra è italiana.

vergognamoci per loro. qualche giorno a pantelleria hanno scambiato, se ho capito bene, il centro di permanenza temporaneo (cioè la galera semi-legale in cui sbattono i clandestini prima di rimpatriarli, quando li beccano al loro arrivo dalla libia) e una caserma di non so piú quale forza (carabinieri credo, ma forse era la guardia costiera). al gr hanno fatto un servizio sulla cosa, con intervista ad un qualche ufficiale di questa roba che forse erano i carabinieri e forse no, ma non è questo il punto. questo tizio commentava lo scambio e diceva (quasi testuale): “la nuova
struttura destinata al cpt è molto piú ampia e funzionale, può essere
controllata meglio, ma soprattutto è molto meno visibile per i turisti“.
già che ci sono, una mia amica che in questo periodo è a boston mi ha appena segnalato una pubblicità che passa in tv, in cui si invita ad arruolarsi nella guardia di confine “per difendere l’american way of living".

repubblica sempre sulla notizia. lotto, nel bresciano sono usciti tre numeri del terremoto

la domanda del giorno. all’inizio degli anni ‘90 nessuno parlava di federalismo, di parificazione tra scuola pubblica e privata, di precarizzazione del lavoro; e quando qualcuno introduceva questi temi, all’inizio veniva accolto da bordate di critiche insofferenti - è un po’ quello di cui si parlava su the rat race qualche tempo fa. gutta cavat lapidem: è bastato che per dieci anni ci venissero rotte le balle con accenni quotidiani perché ora questi temi abbiano pieno diritto di cittadinanza nella discussione politica. se davvero la lega vorrà insistere in un percorso del genere anche per le taglie, di quanti anni ci sarà bisogno prima che parlare di ricompense per chi acchiappa (vivo o morto) un omicida sia un tema comune e accettato? e la pena di morte?

oggi si ascolta:
noi siamo i giovani con i blue jeans
degli elio e le storie tese.

26/11/2004

minimalismi. neanche quattro giorni

noise is sexy. qualche settimana fa massimo ed io si tornava, al mattino, da una festa di laurea di cui per carità di indie-patria dirò solo che era stata disastrosa. ci si interrogava sul successo di massa italiano dei kings of convenience, e massimo facendosi serio mi dice: “io penso spesso al fatto che i pezzi che piacciono a noi probabilmente piacerebbero a gran parte delle persone, se le radio li passassero un po’". silenzio. avrà voluto dire che il volgo può essere rieducato? o piuttosto che l’indieblogger non è Antropologicamente Superiore (come sostiene la teoria corrente), ma solo casualmente si eleva dalla massa bruta? se la nostra vita fosse un film ci sarebbe stata una musica cupa in sottofondo, se fosse una puntata dei simspon qualcuno avrebbe mostrato di averla prodotta appoggiandosi per sbaglio ad un organo; invece abbiamo continuato a guardarci dubbiosi e misteriosi come chiquito e paquito, e abbiamo continuato il nostro viaggio verso bari.
tutto questo mi è venuto in mente ieri sera, dopo mezz’ora di concerto degli anatrofobia, alla taverna del maltese (che non esiterò a chiamare “palco storico” visto che questo è un blog serio). sarebbe ufficialmente jazzcore, quello degli anatrofobia, ma non è esattamente questo. mettiamola così: a un certo punto dell’evoluzione umana, negli anni ‘60, il prog si è staccato dal tronco principale del rock; e poco dopo, frank zappa si è staccato dal ramo principale del prog. ecco, gli anatrofobia sono la fogliolina genovese che è nata all’attaccatura fra frank zappa e prog. solo che a differenza di frank zappa e del prog storico loro hanno un gran tiro, non abbottano le palle dopo dieci minuti, e pur essendo tecnicamente bravissimi hanno anche creatività e una qualche forma di poesia piena di feedback in sé. detto questo, gli anatrofobia sono il tipico gruppo che mai, neanche nel migliore possibile degli universi paralleli in cui viviamo, potrebbe piacere ad una maggioranza - o anche solo ad una massa. perché lo ammetto: persino io, che vado in brodo di giuggiole quando ascolto loro, o gli ella guru, o i flying luttenbachers, anch’io - dicevo - più di un concerto al mese non riuscirei ad ascoltare; perché non è musica che evolve, e soprattutto non è musica che si muove dentro di te, non ti spinge a cantarla sotto la doccia o in bicicletta; non è una musica di cui innamorarsi, neanche per un giorno. però è un colpo al cuore terribilmente intellettuale, e sexy; e ti ritrovi ad accorgerti delle bordate di sax con sotto un basso impazzito che ti ritornano in testa, a fiotti come sangue; e ringrazi il dio della musica che, almeno una volta al mese, una cosa del genere tu possa ascoltarla, invece dei soliti adorabili zuccherosi flaming lips.

non sono un uomo di mondo, mica ho fatto il militare a cuneo… ieri sera, presentazione da feltrinelli di due nuovi romanzi di - come dire? - ascendenze pugliesi. enzo mansueto: redattore culturale dell’edizione locale del corriere, coordinatore delle attività culturali all’interno della feltrinelli di bari, ex-regista televisivo di programmi underground di culto (?), in una scintillante tenuta post-britpop. nicola lagioia, ambizioso giovane editor di minimum fax, scrittore barese in tumultuosa ascesa, autore di un libro appena uscito negli struzzi (in brossura) dall’incedere vagamente pynchoniano, pieno di giornalisti letterari free-lance, avant-pop, mondo del precariato colto romano, con degli occhialini rettangolari il cui presumibile costo sarà stato quasi pari a quello del dolce vita bianco in cachemire, il tutto con una capigliatura che sembrava quella della pubblicita` di uno shampoo. francesco dezio, nato e residente ad altamura (paese agricolo a 40km a sw di bari, 50.000 abitanti), autore di un esordio pubblicato da una minuscola editrice pugliese e ora di un libro uscito in quella collana di feltrinelli che sembra la uef col vestito della domenica (e comunque non rilegato), che racconta la sua esperienza in fabbrica (la sua propria esperienza! ehi! sto dicendo a voi: nel 2004 esiste la letteratura di fabbrica!), noto ai più per una micro-micro-micro-polemica a distanza con luca zulù, con un terrificante maglioncino nero a righe da cui spuntava un ancora più terrificante magliettina nera a collo alto, il tutto incorniciato da una calvizie ormai non più incipiente. scambio fra i tre:
enzo mansueto: bla bla bla l’importanza dei fermenti culturali diffusi bla bla bla la scomparsa di una letteratura giovane e il ritorno ad una scrittura massimalista bla bla bla stile libero di einaudi sucks bla bla bla l’interessante scena letteraria napoletana bla bla bla?
nicola la gioia: bla bla bla sono molto d’accordo bla bla bla l’importanza di creare un fermento di scrittura diffusa bla bla bla per esempio quando mi sono trasferito a roma ho fondato con altri studenti questo circolo letterario da cui sono poi usciti bla bla bla l’emozione del condividere la letteratura, del venire quasi alle mani per una diversa opinione su un verso di montale bla bla bla pensiamo all’importanza della rivista della ortese nel coagulare la scena napoletana di quel periodo, che poi non è mai morta bla bla bla.
francesco dezio: veramente, io abito ad altamura, scusate, ma non so molto della scena letteraria italiana. nicola è il primo scrittore che incontro di persona.
gelo tra gli astanti. sembrava oliver twist, voglio dire.

repubblica sempre sulla notizia. occupazione in liceo finisce con danneggiamenti e furti

la domanda del giorno. scusate l’ignoranza, ma munch non sarebbe piuttosto un espressionista, o al massimo un post-impressionista?

oggi si ascolta:
cro-aloha
delle breeders.

25/11/2004

minimalismi. secondo me e` molto triste che la sinistra di questi tempi stia facendo una battaglia di retroguardia sulle tasse; invece di dire, come dovrebbe, “ci batteremo perche´ berlusconi NON tagli le tasse", lo insegue sul suo campo (come al solito), irridendolo piuttosto PERCHE´ non riesce a tagliarle. adesso sul principale quotidiano di centrosinistra c’e` un sondaggio sull’imminente riforma fiscale di berlusconi, e le opzioni sono:
1 non ho votato centrodestra e non lo voterò neppure se tagliano le tasse
2 non ho votato centrodestra, ma potrei votarlo in seguito ai tagli fiscali
3 ho votato centrodestra e questi tagli confermano la mia fiducia
4 ho votato centrodestra, ero incerto, ma questi tagli mi ridanno fiducia nella Cdl
a me fa un po’ specie che un quotidiano, appunto, di centrosinistra non prenda neanche in considerazione che uno possa voler votare, chesso`:
5 non ho votato centrodestra e non lo votero` di sicuro, ora che si permettono persino di tagliare le tasse.

la domanda del giorno. ma chi l’ha deciso che in italia negli edifici pubblici d’inverno debba fare un freddo porco, mentre in nord europa si entra accolti da un placido tepore a 24°? e soprattutto: perche´ quando hanno costruito casa mia per risparmiare due lire sulla coibentazione hanno fatto si` che adesso, spento il riscaldamento, la temperatura cala da 25° a 20° in meno di un’ora?

repubblica sempre sulla notizia. rapina con sequestro nella villa accanto a quella di clooney

oggi si ascolta:
know-how
dei kings of convenience con feist.

23/11/2004

whatever happened to my rock’n'roll? che è successo ai lionrock?

cosa abbiamo fatto di male per avere un (autoproclamato) leader del genere? dall’intervista di rutelli a repubblica: noi dobbiamo farci riconoscere dai militanti, dagli elettori e da tutti gli italiani che cercano una alternativa a questa sgangherata coalizione oggi al governo. avviamo presto una riflessione comune, una consultazione tra le forze che hanno deciso di scendere in campo insieme per battere berlusconi. e, con prodi, decidiamo… fantastico, vero? finalmente un pacato ma serio confronto su ciò che conta, sui contenuti. … con prodi, decidiamo un nome credibile e convincente. io ritengo che l’appellativo “l’alleanza” possa rispondere a queste esigenze.

la domanda del giorno. scusate, sono io che mi sono appisolato perdenomi il dibbbattito, o nessuno si è accorto che è uscita opine-it!, l’estensione di firefox più clamorosa dopo adblock? che, detta in due parole, è un modo per commentare ogni pagina internet, che la pagina in questione voglia o no. per dire, wittgenstein e camillo si potranno commentare. pure leonardo? pure lui.

oggi si ascolta:
in particular
dei blonde redhead.

22/11/2004

repubblica sempre sulla notizia. morso da macaco in laboratorio, perde dito: chieste verifiche

minimalismi. oddio, la new economy sta rinascendo. oggi mi è arrivato un invito per entrare in una community uno dei cui servizi è mandare sms gratis da internet.

ancora sull’articolo del lancet. qui.

la domanda del giorno. ma c’è un qualsiasi motivo per preferire gnome a kde?

la mia pessima esperienza con la sismet. (post scritto con l’unico e dichiarato scopo di finire in cima ai risultati di google quando qualcuno cerca “sismet bari” o “bari sismet“, e vediamo se almeno attraverso il blog riesco a farmi sentire. i non baresi possono astenersi).
sabato 25 settembre mi accorgo che il thinkpad di maria ha dei problemi, si spegne da solo e sempre piú spesso al riavvio il computer non trova sistemi operativi da caricare. cerco di far partire gnoppix, che si avvia senza problemi ma dice di non riuscire a trovare il disco rigido. oops. disco rigido rotto? o addirittura il controller?
lunedì 27 settembre porto il computer alla sismet, grande azienda di forniture di sistemi tecnici ed elettronici per ufficio, nonché unico centro di assistenza ibm a bari. spiego il problema, la garanzia è appena finita, quindi spero che almeno saranno veloci.
mercoledì 29 settembre una telefonata della sismet mi avverte del fatto che il computer è a posto: anzi, loro non hanno trovato nessun problema. mi fiondo nella loro sede incredulo, solo per sentirmi dire “ci scusi, lo avevamo guardato con poca attenzione, in effetti il problema c’è. le faremo sapere per un preventivo.”
lunedì 4 ottobre, non avendo ricevuto ancora nessuna telefonata, mi faccio vivo io. sì, il disco rigido è rotto, o forse il controller, non è ben chiaro. ad ogni modo non è possibile riparare il pezzo, quindi è stato ordinato un nuovo disco rigido, che dovrebbe arrivare entro dieci giorni. il prezzo di listino è di circa 120€. mi faranno sapere loro.
martedì 12 ottobre richiamo. novità? il tecnico non è in sede, ma una segretaria mi dice che sì, il disco rigido dovrebbe arrivare a momenti. mi faranno sapere loro.
lunedì 18 ottobre richiamo, visto che dalla sismet non arrivano chiamate. la segretaria mi dice che il disco è arrivato, ma il tecnico non ha avuto ancora tempo di metterci mano. appena possibile verrà fatto e poi verrò avvisato, diciamo entro un paio di giorni. chiarisco che vorrei che il vecchio disco rigido mi fosse clonato sul nuovo: non ho il dvd di recovery, e non voglio passare da una copia originale di windows in tedesco ad una piratata in italiano. mi viene detto che, ore di lavoro incluse, la spesa finale si aggirerà sui 200€.
venerdì 22 ottobre nessuno mi ha ancora detto niente, quindi chiamo io. sempre la stessa segretaria mi dice che si scusa molto, ma non mi sa dire niente. appena il tecnico o il responsabile dell’ufficio tornano in sede mi farà sicuramente richiamare. io cerco di chiarirle il fatto che il computer è necessario a maria per lavorare, e che ce l’hanno da quasi un mese: lei ripete che le dispiace, ma che il tecnico ha molti impegni con la loro clientela business.
martedì 26 ottobre richiamo io, visto che la telefonata promessa non è mai arrivata. finalmente riesco a parlare col responsabile dell’ufficio, il quale mi dice che il tecnico sta facendo del suo meglio, ma ci sono problemi con la clonazione del disco rigido. a giorni comunque dovrebbero farcela.
martedì 2 novembre chiamo di nuovo la sismet. di nuovo, né il tecnico né il responsabile dell’ufficio sono in sede. si faranno sicuramente vivi loro.
mercoledì 3 novembre, nel tardo pomeriggio, il responsabile dell’ufficio della sismet mi chiama, e mi dice che il computer è pronto. alla fine non sono riusciti a clonare il disco rigido, quindi hanno preferito tentare di riparare il disco rigido. saldando qualche connessione è di nuovo tutto a posto. io evito di fare domande polemiche. costo della riparazione: 88,80€, pari a due ore di lavoro.
giovedì 4 novembre in mattinata passo dalla loro sede per ritirare il computer, che finalmente funziona. mi dicono che il computer (comprato nel luglio 2003) è vecchio, anche la batteria non funziona piú tanto bene, e che entro pochi mesi andrebbe comunque sostituito. ad ogni modo, per il futuro dovrei evitare di scuoterlo troppo (?). quando torno a casa mi accorgo che nel rimontarlo hanno dimenticato di mettere due viti al loro posto, e che soprattutto la batteria è del tutto fuori uso: non si carica per niente, appena si stacca il cavetto di alimentazione il laptop si spegne.
venerdì 5 novembre torno alla sismet e spiego i problemi: chiedo di rimettere le viti mancanti, e spiego che la batteria non era forse nuovissima, ma non aveva mai dato problemi di alcun tipo fino al momento in cui non avevamo consegnato il portatile per la riparazione, quasi un mese e mezzo prima. il tecnico ovviamente non è in sede, il responsabile dell’ufficio mi dice che se ne occuperà lui e mi farà sapere.
giovedì 11 novembre nessuno mi ha ancora fatto sapere niente. chiamo io la sismet, in sede non c’è né il tecnico né il responsabile dell’ufficio. mi limito ad avvertire la segretaria che entro una settimana il computer *deve* essere disponibile, perché maria deve partire.
lunedì 15 novembre finalmente il responsabile dell’ufficio mi chiama, e mi dice che posso passare a prendere il computer. quando arrivo, mi dice che il tecnico non sa cosa dire, la batteria di certo non l’hanno rotta loro, è un peccato ma non possono fare niente. i dieci giorni passati da quando ho riportato loro il computer li hanno però utilmente impiegati nel recuperare due viti per chiudere il computer: purtroppo non hanno trovato le viti originali nere, quindi hanno preso delle viti argentate leggermente piú grosse, e le hanno spinte a forza nelle cavità vuote. bontà loro, non devo pagare altro, comunque.
fine della mia esperienza con la sismet. è chiaro che un’azienda del genere il suo fatturato non lo fa con le piccole riparazioni ai privati, ma mi chiedo fino a che punto sia possibile arrivare nell’ignorare completamente le esigenze dei clienti, evitando persino di darsi la pena di fare una telefonata ogni tanto come promesso.

whatever happened to my rock’n'roll? che è successo agli smoke city?

oggi si ascolta:
hot topic
delle tigre.

19/11/2004

la domanda del giorno. ma chi cippa è ludovico einaudi?

“se quelli di google riescono di nuovo a far parlare bene di se´, mentre tutta la blogosfera ci odia, giuro che mi mangio un’altra bombetta.” c’e` questa ennesima pensata dell’azienda piu´ amata da tutti noi: google scholar, che a farla breve sarebbe una restrizione del google normale a tutte le pagine di interesse accademico: siti di editrici scientifiche e pagine universitarie, essenzialmente.
ovviamente, il tutto pur essendo una beta funziona gia` bene, e trattandosi di google nessuno si aspettava qualcosa di meno. c’e` da capire l’utilita` di tutto questo: in ogni campo motori di ricerca settoriali esistono gia` (per esempio questo e questo, per la matematica), e funzionano bene.
pero` funzionano bene, va precisato, ma costano: non a me, per carita`, ma all’universita` i cui computer io utilizzo, e che paga in entrambi i casi circa 6.000€ per questo servizio (di grande utilita`), rinunciando quindi a circa 120 monografie all’anno (che per una biblioteca italiana di dipartimento non sono poche); e funzionano solo se i loro server sono in ordine e non sovraccarichi (cosa che invece con google non capita quasi mai). inoltre, google scholar cerca anche, mi sembra, nel corpo (o almeno nell’abstract) degli articoli, e tra le home page semilegali in cui tutti gli scienziati riversano tutti i loro articoli (il cui copyright teoricamente avrebbero ceduto alle riviste che li hanno pubblicati) dietro la foglia di fico che si tratta di una versione non definitiva.
fin qui siamo nell’ambito delle annotazioni ovvie e strutturali, direi; marco fa notare altri aspetti positivi, ma secondo me si tratta, come quelli precedenti, di discorsi conservativi, che si limitano all’aspetto esteriore del servizio; un’aggiustatina qui e li`, e anche i motori di ricerca accademici esistenti potrebbero migliorare in questa direzione.
la cosa che secondo me rende google scholar la piu´ grande invenzione su internet dai tempi di google e` la sua universalita`. voglio dire, in un mondo scientifico sempre piu´ settorializzato (dove settorializzato e` un eufemismo per non dire spezzettato in mille rivoli che non sanno ne´ vogliono parlarsi; e che di solito ricevono tanti piu´ soldi dai ministeri della ricerca proprio quanto meno sanno e vogliono parlarsi fra loro), in un mondo scientifico sempre piu´ settorializzato, dicevo, e` fondamentale potere (volendo) ritrovare il bandolo della matassa, e trovare articoli in campi immensamente diversi, in modo tuttavia facile. un esempio? al momento mi sto occupando di una cosa che per comodita` chiameremo “equazioni di evoluzione su network". detto cosi` non dice niente a nessuno se non ai miei coautori e a me, pero` so (so per certo, intendo) che questi temi sono stati trattati da ingegneri e neurobiologi. solo che finora non ho mai avuto la minima idea di come fare per trovare qualcosa di interessante senza avere sotto mano un ingegnere o un neurobiologo interessati a parlare di reti con un matematico [a questo punto dovreste ridere, ovviamente]. una scholar-googlata, ed eccomi con 39.000 pagine che potrebbero essere rilevanti. per me tutto questo ha del magico; e potrebbe, potrebbe, cambiare il modo di fare ricerca scientifica in cui noi lo conosciamo. e scusate i toni da ceo di google :)
(se non vi avessi ancora convinti, se vi steste chiedendo perche´ non basta il google normale, date uno sguardo a quello che viene fuori da li` usando la stessa chiave di ricerca).

repubblica sempre sulla notizia - #2. giappone, pinna artificiale per delfino mutilato

whatever happened to my rock’n'roll? che e` successo agli space?

repubblica sempre sulla notizia. quindicenne fuma prima sigaretta e appicca rogo in garage

viva il crogiuolo di pinze, viva il crogiuolo di panze. da repubblica: dimenticano pinza durante intervento, denunciati chirurghi

oggi si ascolta:
near to you
di jad fair con gli yo la tengo.

12/11/2004

verra` il 2046 e avra` i tuoi occhi. che ovviamente non vuol dire nulla. ma sempre meglio delle frasi che costellano 2046, con tutta evidenza estratte da un esercito di scimmie in acido dagli appositi archivi di cartine dei baci perugina ("dal futuro non si puo` tornare indietro", “i sentimenti non si possono nascondere", e cose del genere)
ora, a me happy together era piaciuto. in the mood for love anche di piu´, se
e` per questo. e non sono certo io quello che urlo al sacrilegio per un film un po’ piu´ minimalista del normale. ma questo non e` minimalismo (o carver si starebbe rotolando nella tomba): questa e` una spudorata e persino orgogliosa stiracchiatura della stessa medesima idea per 120 minuti. e il tutto peggiorato da una fotografia estetizzante che neanche gli incubi di greenaway, da effettacci a` la matrix indegni di wong kar way, da una trama insulsa oltre ogni dire (e va bene, voleva anche esserlo: ma secondo me non e` un’attenuante), e soprattutto da inserti fantscientifici da far prendere il muro a testate, con delle tutine argentate che vorrebbero ricordare blade runner ma alla fine fanno pensare ad una pubblicita` della ip, e con delle assurde scarpette luminescenti che neanche la tuta di automan buonanima. per non parlare dei movimenti a scatti delle androidi mr-zed-style, e delle incomprensibili scelte di doppiaggio (perche´ alcuni rulli con le citazioni erano tradotti e altri lasciati in mandarino?).
insomma uno schifo. credo sia stata la prima volta che, in un cinema cosiddetto colto, pieno di un pubblico cosiddetto raffinato, ho visto certe scene di esasperazione e noia incontenibile, all’annuncio del quarantasettesimo sottocapitolo “24 dicembre 196x", braccia protese contro lo schermo e richieste aperte di metadone o birra. e la cosa brutta che mi ci sono unito anch’io - perche´ signori miei, anche due ore di gong li alla fine sfracellano la beneamata.
(il giorno dopo il solitamente ineccepibile marco ha cercato di convincermi del fatto che fosse un gran film, volutamente ripetitivo e nichilista; e quando stava li` li` per convincermi, ha tirato fuori dal cilindro una spiegazione colta della scena finale b/n in taxi come citazione, o rinvio, di in the mood for love, cui il film sarebbe solo un pendant civettuolo. tremendo, ora sto iniziando a rivedere anche il giudizio su quel film).

e` un’ovvieta`, ma qualcuno deve pur ricordarlo. l’ovvieta` e` che camillo gioca spudoratamente con le parole, con le citazioni, con le fonti, piegandole ai suoi scopi neoconi come neanche uri geller coi cucchiai. un esempio: leggete il passo seguente, tratto dall’economist:
the bedrock on which the study is founded is the same as that on which opinion polls are built: random sampling. selecting even a small number of individuals randomly from a large population allows you to say things about the whole population. […] the best sort of random sampling is one that picks individuals out directly. this is not possible in Iraq because no reliable census data exist. for this reason, dr roberts used a technique called clustering, which has been employed extensively in other situations where census data are lacking, such as studying infectious disease in poor countries. […] this cluster [fallujah] had many more deaths, and many more violent deaths, than any of the others. for this reason, the researchers omitted it from their analysis—the estimate of 98,000 was made without including the fallujah data. if it had been included, that estimate would have been significantly higher. […] so the discrepancy between the lancet estimate and the aggregated press reports is not as large as it seems at first. the lancet figure implies that 60,000 people have been killed by violence, including insurgents, while the aggregated press reports give a figure of 15,000, counting only civilians. […] the study is not perfect. but then it does not claim to be. […] iraq seems to be a case where more statistics are sorely needed.
si tratta, lo avrete capito, del famoso studio pubblicato su lancet. traduco alla bell’e meglio per chi non ama leggere in inglese:
la base teorica su cui lo studio e` fondato e` la stessa su cui sono basati i sondaggi d’opinione: il campionamento casuale. selezionare casualmente anche un piccolo numero di individui da una grande popolazione ti permette di dire cose riguardo all’intera popolazione. […] il tipo migliore di campionamento casuale e` quello in cui gli individui vengono scelti direttamente. questo non e` possibile in iraq perche´ non esistono registri anagrafici affidabili. per questa ragione, il dr roberts ha usato una tecnica chiamata clustering, che e` stata sfruttata abbondantemente in altre situazioni in cui i registri anagrafici sono assenti, per esempio per studiare una malattia infettiva in paesi poveri. […] in questo cluster [fallujah] sono avvenute molte piu´ morti, e molte piu´ morti violente, che negli altri. per questa ragione, i ricercatori l’hanno escluso dalla loro analisi - la stima di 98.000 e` stata fatta senza includere i dati di fallujah. se fossero stati inclusi, quella stima sarebbe stata significativamente piu´ alta. […] ne consegue che la discrepanza tra la stima del lancet e i resoconti aggregati della stampa non e` cosi` ampia come potrebbe sembrare a prima vista. i dati del lancet implicano che 60.000 persone, inclusi i combattenti, hanno trovato morte violenta, mentre i resoconti aggregati della stampa riportano un dato di 15.000, contando solo i civili. […] lo studio non e` perfetto. ma neanche afferma di esserlo. […] quello dell’iraq sembra un caso in cui c’e` disperatamente bisogno di piu´ statistiche.
tutto questo a me sembra ragionevole. il lancet e` forse la rivista medica piu´ prestigiosa al mondo, prima di pubblicare questo studio l’avra` sottoposto a uno o piu´ esperti imparziali e anonimi, come succede di solito in questi casi. e a me sembra che anche l’economist dica che la base statistica dello studio e` solida; che trattandosi di una zona di guerra, le fluttuazioni statistiche potrebbero essere piu´ evidenti che altrove - e in questo caso lo studio del lancet ha deciso di optare per stime piu´ prudenziali; che le ipotesi del lancet non sembrano in contrasto assoluto con le cifre della stampa embedded. del resto, il modo migliore di valutarle sarebbe quello di ripetere un’analisi simile (come del resto vale sempre per tutte le scienze sperimentali). camillo invece da` per scontato che lo studio del lancet sia una stronzata (e neanche si prende la briga di giustificare questa sua opinione), e l’articolo dell’economist lo risassume cosi`: “la notizia (diciamo così) di the lancet, secondo cui in iraq sarebbero morti 100 mila civili, è basata su un sondaggio, sì su un sondaggio. e’ ridicolo, ma è così. l’economist lo prende sul serio però, per smontarlo.”
io sono abbastanza sicuro che, passati i tempi bui in cui leonardo lo controllava accuratamente, e non poteva permetterselo, camillo abbia bellamente ripreso a leggere, degli articoli, solo il primo e l’ultimo paragrafo.

oggi si ascolta:
hey mr. rain
dei velvet underground.

11/11/2004

repubblica sempre sulla notizia. diabetico e goloso di dolci, la moglie lo sequestra in casa (copio & incollo dall’articolo: “l’uomo, da due anni, infatti, deve rispettare una rigida dieta fatta di dolorose privazioni di zuccheri, bevande gassate, alcolici, sciroppi e dolciumi in genere. una vita radicalmente mutata per il povero pensionato, una volta pingue e felice, abituato, quando era in salute, ad abbandonarsi a cene luculliane. ogni tanto, eludendo la sorveglianza della moglie, l’uomo si dirige verso la pasticceria e si ingozza delle migliori leccornie. ieri la compagna, stanca di dover misurare ogni volta il tasso glicemico e trovare valori altissimi, ha deciso di chiudere il marito irrequieto in casa.") (grazie a fabrizio)

l’unica democrazia del medio oriente. nell’unica democrazia del medio oriente, costantemente messa in pericolo dalla proliferazione delle armi dei paesi circostanti, e` stato appena democraticamente ri-arrestato mordechai vanunu. il tecnico nucleare aveva 19 anni fa incivilmente e antidemocraticamente rivelato al mondo che, dopo aver distrutto la centrale nucleare di osirak, in iraq, israele si era in realta` dotata a sua volta di qualche centinaio di bombe atomiche. il nuovo democratico arresto di vanunu sarebbe dovuto alla sua imperdonabile ostinazione: qualche mese fa vanunu avrebbe addirittura concesso un’intervista all’organo del partito comunista britannico, il sunday times, in cui attaccava la politica degli armamenti del suo paese.

la domanda del giorno. non sono un imprenditore e non possiedo un cellulare: dovrei essere a favore o contro l’abolizione dell’irap con contestuale tassazione degli sms? perche´ nessuno propone di detassare la birra e i cd, invece?

minimalismi. oggi al mercato c’era esposta una pila di ombrelli di quelli ultraeconomici, addirittura a 1€. il cartello col prezzo urlava “prezzi pazzi - fine esaurimento". a me il concetto di “fine esaurimento” piace da pazzi.

oggi si ascolta:
bad boy boogie
di mark kozelek.

9/11/2004

la domanda del giorno. temo di non avere molte cose intelligenti da dire sulle elezioni negli stati uniti, quindi mi astengo. percio` mi limito a chiedere: ma qualcuno sa perche´ in america l’ammissione di sconfitta e` cosi` importante? non sara` mica che se uno dei due ammette la sconfitta si ferma la conta dei voti? e perche´ ammettere troppo tardi la sconfitta porta all’accusa di piantagrane e di politico incapace di perdere con onore? tutto questo mi ricorda piu´ gli scacchi (o forse la gara con le auto di gioventu´ bruciata) che una competizione elettorale.

oggi. ce l’avevano quasi fatta a fregarmi. poi per fortuna ho letto questo un istante prima di confermare l’ordine.

repubblica sempre sulla notizia - #2. blocco funivia, ristorante porta su clienti con elicottero

repubblica sempre sulla notizia. doping, in vendita un falso pene per evitare i controlli (grazie a fabrizio)

minimalismi pop. uno straordinario regalo con l’agenda 2005 di suor paola: il rosario di padre pio benedetto da papa woytila.

oggi si ascolta:
easy listening superstar
di le hammond inferno (disco!)

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ah,un'altra cosa: mentre con mozilla o firefox questo blog è sciccosissimo, visualizzato con ie è orrendo. fa schifo ai cani. lasciate perdere, dico davvero, vi rovinate la vita. se proprio dovete, allora usate i feed rss, per esempio con bloglines.

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