Luglio lento

By | July 12, 2013

Sono settimane che non scrivo, non che non sia successo nulla, ma questo lento inizio d’estate (in ritardo, visto che guardando al calendario siamo già in estate avanzata!) mi ha fatto un po’ perdere per strada.

Ho iniziato una canotta a pois, ma il tempo poi è inciampato in alcuni giorni nuvolosi e piovosi e la canotta è ancora lì che aspetta di essere finita.
Siamo stati qualche giorno tra gli ulivi della Puglia a rilassarci e farci coccolare dall’aria che c’è solo nei luoghi di mare.
Ho lavorato a maglia, un cotone azzurro per un progetto di cui manca pochissimo, ma che da almeno una settimana è fermo.
E infine ho lavorato i primi frutti di stagione abbondanti e maturi che ho ricevuto, una marmellata di ciliegie laboriosa, che è venuta buona e tanta e che servirà in inverno a ricordarsi questo caldo e questi sapori.
Adesso che l’estate sembra davvero iniziata, chissà che io non riesca a finire qualcuno di questi progetti. Mi manca solo quello sprint che solo le stagioni piene mi danno.

Pasta Madre | Ecosportello e spaccio

By | June 14, 2013

Arrivo in ritardo, ma è il leitmotiv di queste settimane e quindi non mi scompongo e racconto ora, quanto è successo una settimana fa.
Complice il sito www.pastamadre.net e la sua rete di spacciatori di pasta madre (liberi possessori di pasta madre che offrono, a chi lo vuole, rigorosamente in modo gratuito, un magico gnocchetto che, se curato bene, produrrà pane e lievitati per sempre) siamo stati invitati da Matteo all’Ecosportello.
Qualche mail scambiata nelle settimana prima, una pasta madre rinfrescata alla grande per avere di che spacciare, qualche ora di permesso al lavoro per esserci e una mattinata ad impastare, tirare con la macchina della pasta e poi cuocere un kg e mezzo di profumatissimi cracker. E così sono andata al lavoro portandomi tutto, con quel profumo che proveniva dalla borsa che avevo poco lontano da me e una fame pazzesca.
Eravamo in tanti, non metto i nomi perché, candidamente, tutti non me li ricordo. C’è chi ha la pasta madre per passione, chi per lavoro, chi perché non trova una pane fatto come dice lui, chi perché semplicemente ci si diverte. Ce n’erano di liquide, solide, semiliquide, integrali, semintegrali o al farro. C’erano grissini, pane e cracker da mangiare accompagnati da ottimi formaggi prodotti da un ragazzo del bresciano invitato dall’Ecosportello per avere un companatico (ottimo!), e… anche lui a casa ha la pasta madre.
E così la setta si è espansa, abbiamo spacciato, spiegato e rispiegato. C’era chi (furbissima idea!) aveva un foglio e diceva “Lasciami la mail che poi ti mando tutte le spiegazioni”, c’era chi ha ripetuto la propria ricetta mille mila volte, c’è chi ha rimandato al sito e sorridendo ha detto “Trova tutto lì!”.

C’erano poi persone con due o tre vasetti che, le paste madri, le hanno prese tutte (vorrei vedere i loro frigo i questi giorni!), chi è arrivato senza nulla o chi è venuto solo per assaggiare e avere dei consigli.

Posso solo dirvi che è stato molto molto divertente e che siamo rimasti in giro a chiacchierare fino a notte fonda e abbiamo bevuto e riso e mangiato ben oltre la pasta madre. Ci siamo scambiati i numeri e le mail e forse si rifarà.

Perchè è una setta, l’ho già detto, e le sette devono fare proseliti no?!?

Angolo Piccolo | Mercatino e Knit Cafe

By | May 27, 2013

Perché partecipare ad un mercatino? Per vendere dirai! Ma quando mai!

Ieri insieme alle due mie amiche Sandra di OrloSubito e Michela di Mi-nut (e insieme a tante altre compagne di avventura che è stato bello conoscere, tutte bravissime!) abbiamo dato vita ad un colorato banchino alla Festa di Villazzano (ringrazio Elisa per l’invito, l’impegno e l’organizzazione! Complimenti!).

L’abbiamo chiamato L’angolo piccolo e l’abbiamo fatto per divertirci.

Ebbene sì. Abbiamo venduto poco, quasi nulla. Ma siamo state tutta un’intera giornata a chiacchierare e soprattutto insieme, sotto al sole che questo strano maggio ci ha regalato, vicino ad un parco, sotto all’ombra di un grande platano. E poi a mezza mattina ci siamo fatte, come delle vere e viziate signore, un tè con un ottimo plumcake al cioccolato portato da casa.  

Qualche signora si è fermata attirata dai lavori di Sandra, qualche ragazza ha ammirato le spille e i disegni di Michela e una bimba mi ha detto che le mie semplici collanine le piacevano molto. Non so alle altre, ma a me è bastato, eccome!
E poi nel tardo pomeriggio sono arrivate le affezionate del Knit cafè Trento che, per questo che doveva essere il primo vero e proprio appuntamento primaverile, sono venute in collina in trasferta e sferruzzare come le vecchie nonne (come ha detto l’improbabile speaker della festa che, a colpi di bianco, verso pomeriggio stava sdraiato sul palco. E quando ci nominava nel microfono urlava Knit Cafè, con tre K prima di Knit e quattro C prima di cafè. Era molto convincente!).

Una giornata all’aria aperta, sana e rilassante – per quanto poi a sera fossi cotta, conclusasi con un aperitivo ruspante a colpi di patatine fritte e birra. Io L’angolo piccolo l’ho promosso, eccome!

Le foto sono di Michela, grazie!, io ero troppo impegnata a mangiare il plumcake!

Orto, che passione | Letture per ragazzi alla Biblioteca di Tassullo

By | May 24, 2013

Ieri è stata una giornata bella, di quelle che torni a casa soddisfatto e divertito. È stata una giornata di letture ai bambini, una giornata di orti, cura e pazienza e una giornata in cui il fare rete ha dato i suoi frutti e, parlando di orto, mai gioco di parole è stato più felice!

Il tutto è iniziato dalla rete dei bibliotecari nata dopo un corso di aggiornamento sulle letture ad alta voce (e questo è il primo tassello del fare rete di cui parlo). Al corso è seguita una mail e una proposta di scambio, scambio di letture, scambio di lettori. Ed è così che ieri pomeriggio sono andata alla Biblioteca di Tassullo da Marcello Ranieri, il bibliotecario di una piccola ma fornitissima biblioteca nel verde della Val di Non, che ha avuto l’idea primaverile (il meteo non lo era, ma l’idea eccome se lo era!) di offrire ai suoi lettori letture&gelato, per un pomeriggio diverso e divertente.

Quando con Marcello abbiamo cominciato a parlarne e a scambiarci i nostri pareri, è emerso come possibile tema per queste letture quello dell’orto. Frutta e verdura di questa stagione non possono che attirare l’attenzione e ci sembravano tanto adatti quanto utili da narrare in un paese dove tutti i bambini hanno probabilmente a disposizione un metro quadrato di terra, ma dove non è detto che sia venuta loro in mente l’idea di coltivarlo. Ho quindi cominciato a pensare da una parte come organizzare la scenografia per queste letture e dall’altra a quale libri selezionare. Ed è proprio qui che si aggiungono gli altri tasselli del far rete: tramite incastri e incontri che nemmeno sto qui a raccontarvi sono arrivati tra le mie mani, e tra le mie idee, fiabe e libri bellissimi e perfetti per il pomeriggio di letture che stavamo pensando!

Zio Burp (che altro non è che Cristiano Callegari, maestro dell’orto sul balcone e narratore coi fiocchi – chiedete ai compagni di sua figlia per le referenze!) mi ha consigliato “La rapa gigante”, classico della letteratura per ragazzi che si è rivelato la conclusione perfetta per le letture. Con i bambini abbiamo scandito a gran voce un racconto che è quasi una filastrocca, abbiamo tirato e sollevato e dato strattoni alla rapa tutti insieme, mimando i protagonisti della storia, sbuffando e ridendo proprio come loro.
Sempre tramite la rete è saltato fuori un titolo coloratissimo di cui non sapevo nemmeno l’esistenza: “Due eroi dell’orto” un libro di Ulf Stark, con le illustrazioni di Charlotte Ramel, edito da Ikea (sì proprio Ikea, quella dei mobili). Ma come procurarselo qui a Trento? Beh, il caso a voluto che S.E.C., tramite un gruppo su FB, abbia risposto al mio appello e in soli quattro giorni ci siamo conosciute e mi ha prestato il libro del suo bimbo. Libro che ho fatto vedere ai bimbi di Tassullo, di cui hanno molto apprezzato il lombrico gigante, e che proprio grazie alla rete (e alla generosità di S.E.C.) è arrivato nelle mie mani.
Ed infine l’ultimo libro di cui vi parlo e di cui ho parlato ieri ai bambini, una poesia per gli occhi e per lo spirito, è arrivato anche lui dalla rete e dal fare rete: andate sul sito di Paola Giardini e Giardinetti e guardate. Guardate come è bello, come è curato e quanto amore c’è per il giardino e la natura nelle sue foto e nelle sue parole. Nei post più recenti si parla anche di orto. Ma è nel primo post, quello di presentazione, che si fa riferimento alla chicca con cui voglio chiudere questo post: “Nove storie sull’amore” di Giovanna Zoboli e Ana Ventura (Topipittori) è un volume delicato, sui sentimenti, sulla natura e sulla natura dei sentimenti. Scegliere solo due dei brani di questo libro è stato difficile, ma le parole hanno risuonato profonde e delicate tra i libri della biblioteca di Tassullo.
Una rete di lettori e di letture che ha trasformato un pomeriggio quasi piovoso di maggio in un pomeriggio profumato, colorato e vivo!
 
Un ultimo appunto bibliografico. Per la scenografia che vedete in queste foto ho usato il libro “I frutti della terra” della Gallucci, un erbario sui frutti della terra, che ne mostra interno ed esterno, in modo colorato, preciso e forte. Tra tutte le verdure del libro ne ho scelte e fotocopiate alcune e le ho ricolorate, ritagliate e attaccate su dei cartoncini. Tra loro poi le parole chiave dell’orto: la pioggia, la cura, la pazienza e, perché no!, anche un po’ di fortuna!

Reggio Emilia | Fotografia Europea

By | May 20, 2013

Quest’anno ci siamo presi per tempo, abbiamo preso un giorno di ferie e ci siamo dedicati con calma, nel fine settimana della sua inaugurazione, a Fotografia Europea.

FE è un festival che invade Reggio Emilia di foto, di immagini contemporanee e dal passato, di idee e movimento. Ogni anno bisogna fare una scelta, selezionare e scartare, perché non è veramente possibile vedere tutto.

La nostra scelta quest’anno ha mescolato molto stili, messaggi e idee. Abbiamo iniziato con Weegee e la sua foto d’inchiesta: flash abbaglianti nelle notti dei gangster americani, sguardo crudo, non solo sul cadavere, ma spesso su chi quel cadavere lo guardava, a volte coinvolto e volte totalmente assente e distaccato. Sono immagini che insieme documentano e criticano il presente degli anni Quaranta e Cinquanta e uniscono a questo sguardo quel sano e istrionico compiacimento che Weegee prova per se stesso, considerandosi l’inventore di un genere e sottolineando che lui è quello che arriva prima, prima degli altri reporter, prima della polizia, prima del pubblico.

Come l’anno scorso abbiamo poi fatto tappa ai Chiostri di San Domenico, spazio bellissimo e accogliente. Grande, molto grande. Sale lunghe e spoglie, il cui restauro sembra interrotto ieri, giusto in tempo per esporre le foto. Da una parte ti trovi in un ambiente e in una struttura bellissimi, coinvolgenti, dall’altra quelle stesse pareti e quelle scale sembrano spoglie e nude e adatte ad ospitare una mostra fotografica in cui non aggiungono e non tolgono nulla, la mostrano solo, senza interferire. Non lo so come faccia questa struttura ad essere presente e assente allo stesso tempo, ma ci riesce benissimo.
E tornando alle foto, tra le tante mostre viste una che si distingue per coraggio, messaggio e occhio divertito “The Afronauts” di Cristina De Middel. Perché ci suona strano e storciamo lo sguardo se ci dicono che lo Zambia lavorava per mandare sulla Luna il primo uomo? Quali sono gli schemi che ci fanno leggere queste parole come uno scherzo, una boutade? E guardando quelle foto si ha la sensazione che, a ragione, siano loro, gli abitanti dello Zambia ritratti dalla De Middel, a prendersi gioco di noi e delle nostre visioni prefatte.

Dopo cena poi, in una sera bella, calda e rossa come quella che solo le città di mattoni dell’Emilia sanno regalare, abbiamo concluso in bellezza il nostro FE con un altro chiostro, meno d’impatto, ma che nascondeva due chicche. Per prime le stupefacenti fotografie di Thierry Cohen che riescono a trasmettere buio e luce contemporaneamente, a confonderti e farti a spostare tra luce e ombra per provare a capire e a guardare le sue immagini di metropoli gigantesche e luminose, dove ogni fonte luminosa è stata spenta, ma dove la luce è data dal cielo sovrapposto, che non è altro che quello che potremmo vedere se veramente tutte le luci degli abitati urbani fossero spenti. Infine le foto di Carla Cerati, di cui mi sono rimasti in mente i ritratti vissuti e diretti di molti degli autori della letteratura e del mondo editoriale italiano degli anni Sessanta e Settanta, insieme alle foto di una Milano povera ma vera, in continuo fermento ed espansione, di quegli stessi anni; quasi a voler ricordare che c’era un periodo in cui alto e basso si assomigliavano e non erano così distanti tra loro da non parlarsi, non capirsi e non poter finire sulla stessa parete espositiva senza stridere.

Ma l’Emilia non è finita in un giorno. Il tempo ci ha permesso di fare di corsa una seconda mezza giornata di giri, questa volta a Modena. Suonava strano esserci passati vicini mille volte, aver cambiato il treno in stazione altre mille e mai aver visitato Modena col naso in su. Non solo è bella (e non dico nulla di nuovo) ma è molto raccolta, calda e ricca. Se devo lasciare solo una riga su Modena scelgo questa: una treccia antica, una donna misteriosa, una statua porosa. Bellissime le metope del Museo Lapidario del Duomo di Modena (qui).

Black Out

By | May 20, 2013

Ho avuto dieci giorni di black out, o meglio il mio corpo mi ha obbligata a dieci giorni di black out. Divano, ferma, senza poter nemmeno accorgermi che passavano i giorni tanto era tutto una nebulosa.

Mi sarebbe bastato un messaggio, come dire, meno incisivo, ma l’ho ricevuto eccome se l’ho fatto!

E così ora torno fuori casa, alla vita dei sani, provando a mantenere una marcia bassa, dimostrando di aver capito la lezione.

Ai ferri corti | Knit Cafe’ di Aprile

By | April 30, 2013

E ce l’abbiamo fatta! Trovare la data che andasse bene, che si incastrasse con gli spostamenti di tutti e che funzionasse non è stato facile, ma all’ultimo appuntamento, quello di aprile, del Knit Cafè Trento siamo riusciti ad avere Alice Twain e il suo “Ai ferri corti“.

Non siamo un gruppo di super esperte, cogliamo molto la parte cafè del Knit Cafè, e a volte dimentichiamo la parte knit, chiacchieriamo beviamo – anche birra e tè, non solo caffè – e i ferri stanno fermi (o peggio, vale per me, fanno punti che non dovrebbero fare). Ma è ormai da un anno e più che ci incontriamo con regolarità e la presentazione di Alice Twain era perfetta. Il suo “Ai ferri corti” è un manuale per principianti, per chi inizia da zero, ma soprattutto per chi ha voglia di mettersi alla prova e superare velocemente quello zero. E questo spirito certamente a noi non manca! Molte di noi hanno incominciato a lavorare a traino di un’amica da solo qualche mese, alcune hanno scoperto dalle altre il mondo dei circolari e si sono lanciate, altre stanno letteralmente sfidando se stesse per darsi al top-down. 
Parlare quindi per due ore di filati, di lavorazioni (continental ed english e, per la statistica, le presenti tutte english!) e posizioni delle mani, di possibili approfondimenti (Elizabeth Zimmermann, le riviste disponibili, il mondo di Raverly) è stato illuminante. Abbiamo spaziato dalla tintura fino alla filatura e alle passioni da evitare come la peste per non caderci dentro a piedi uniti.

Alice Twain ha un (non uno solo, ma quello secondo me più evidente!) punto di forza: è no frills! Senza fronzoli va diretta al punto, sa parlare semplice ma va nel dettaglio, non si perde in chiacchiere e ti dà la risposta precisa alla tua domanda (anche se è confusa). Aggiungo inoltre che è paziente, molto paziente. Per quanto mi riguarda ha risposto a mie domande stupide, ripetitive e noiose, senza battere ciglio. 

Ed un ultimo evidente elemento: ne sa a pacchi. Chiedete quello che volete e lei ha LA risposta. Non scherzo. Provateci, andate sul sito di cui è una delle autrici o su uno dei gruppi FB che frequenta (Top down in italiano ad esempio), ponete la vostra domanda e vedrete.

Concludo con una parole magica, per chi quella sera c’era, collegata alla prima domanda for dummies che mi sono permessa di fare: (che cos’è sto benedetto)
s t o p p i n o !!

Concorso

By | April 26, 2013

Sono settimane che non scrivo e sono settimane in cui ho studiato: dopo anni in cui non succedeva, ho ripreso in mano, per un concorso, i libri.

Tornare a studiare ha significato mettere una scrivania in camera! Erano anni che quello che facevo, anche per lavoro, con il pc o con dei libri, essendo di breve durata, lo facevo appoggiandomi sul tavolo del soggiorno o in cucina; facevo posto, aprivo il pc o uno dei miei tanti quaderni, e in poco tempo, al massimo due giorni, me la sbrigavo. Questa volta ho invece avuto bisogno di una scrivania tutta per me, che abbiamo recuperato in soffitta e abbiamo incastrato in camera da letto, stringendo tutto il resto.

Poi ho ripreso in mano la penna, che sembra una sciocchezza a dirlo, ma i primi giorni ero veramente arrugginita. Il mio vecchio e affezionato metodo degli schemi mi ha invece obbligato a rimparare a scrivere, a veder calare man mano gli interventi del bianchetto e a rendermi di nuovo capace di scrivere per ore senza stancare il polso, senza errori. E con la penna, sempre per i miei cari schemi, ho ripreso in mano anche i colori, i pennarelli colorati e le matite, che ho sempre usato e che hanno sempre aiutato la mia memoria fotografica a fissare i dati e i dettagli nella mente.

Infine, è stata importante anche la materia del mio studio. Mi sono ritrovata a girare per la mia città col naso per aria, attenta ai dettagli di quel palazzo o di quella piazza; ho imparato il perché di certe soluzioni urbanistiche di oggi e cosa c’era prima proprio in quel posto lì davanti a cui sono passata tutte le mattine per andare al liceo per anni. Sono diventata turista nella mia città, tanto da partecipare addirittura ad una visita guidata in un museo che mai avevo visitato (e che è nella piazza principale, non nascosto!), per lo più ad una mostra che era aperta da mesi e che proprio in quel giorno chiudeva.

Andrà come andrà, non so ancora i risultati e, dopo la fatica fatta, il sollievo di aver fatto tutto il meglio possibile, per quello che potevo fare, basta a farmi sentire soddisfatta. Adesso però sono felicemente tornata ai ferri da maglia e ai libri per diletto.

Fiera di Bologna 2013

By | March 30, 2013

E anche quest’anno, come da rito, è arrivato marzo e insieme a marzo la Fiera del libro per ragazzi (qui il racconto dell’anno scorso).

Quest’anno, venendo da un periodo più pieno del solito ho deciso che, se ci fossi andata, lo avrei fatto prendendomi il tempo di fare dei giri e di fare le cose con calma. Ed è così che in fiera ci sono arrivata solo dopo una colazione lunga e piena di chiacchiere e racconti e voglia di rivedersi con F. , dopo una passeggiata tranquilla con nella borsa due tè bio profumati, una vaporiera in bambù e delle perline colorate come solo un negozio di Bologna caro nei ricordi ha, e dopo un pranzo rilassato e buono (un panino qui).

Sono arrivata con negli occhi le belle e contemporanee (finalmente!) immagini di una mostra curata, gentile e intelligente “Famiglie” (qui una breve presentazione), nei corridoio coperti dell’Archiginnasio che è sempre bellissimo. UNa mostra sulle famiglie omoparentali nella letteratura per l’infanzia, spaziando in tutt’Europa dalle vere e proprie storie ai libri di approfondimento, dai testi più recenti a quelli che hanno già qualche anno.

Dalla lunga bibliografia europea segno solo due titoli, ma tutta la mostra merita: Titiritesa (qui), dai colori accesi e dalla grande forza, quella che serve ad affermare la propria natura così come è, e Marius (qui) che scardina ogni limite con l’ironia acuta dei bambini.

E poi la fiera, come sempre tanta, piena e ovunque, che ti stravolge un po’ e che quando esci ti fa pensare che in quattro ore di camminata hai accumulato poco e visto troppo. Ma poi quando vai a casa e lasci alle idee il tempo di sedimentare, qualcosa emerge e ne è valsa la pena. Su tutti lo stand della Svizzera con libri belli, ricchi e di tre lingue diverse in uno stand solo e quello collettivo degli editori francesi, in particolare le Edizioni Memo di cui avrei potuto prendere l’intero catalogo, ma che – per sfortuna o fortuna – non vendeva nulla come si dovrebbe fare in fiera.

Ed è lì che mi sono tornati in mente due libri belli, primaverili e delicati: gli erbari di Émilie Vast che con minuzia e semplicità descrive e ordina piante e fiori comuni dei nostri prati e boschi. E poi ho visto dal vero Il grande libro dei pisolini di Topipittori (qui) che nemmeno a dirlo proprio oggi sono riuscita a prendere in biblioteca, io che dei pisolini ho il master, io che quei venti-minuti-venti di sonno ristoratore posso farli ovunque e in qualsiasi momento del giorno, proprio come i personaggi del libro.

Ed infine un’attività che in fiera a me piace sempre fare, che rende la fiera leggera e simpatica, il “borsa di tela watching” e cioè osservare le borse di tela degli altri, provare a capire se vengono dalla fiera (e in caso correre a cercarle) oppure se danno qualche indicazione sulla persona che le porta.

Perchè la borsa di tela, bella capiente, è l’amica più cara di chi fa un giro in fiera: ci sta lo spuntino, l’acqua, ci si infilano i cataloghi raccolti e i libri comprati. Io ne avevo addirittura due e sembravo un perfetto cammello con le sue due gobbe, anche se laterali!

Giornate piene.

By | March 16, 2013

Ci sono di quelle giornate in cui, a sera, sono stesa dalla fatica. Soprattutto in questo inverno continuo, che non cala e che, per non dare l’impressione di mollare, promette neve anche per il fine settimana.

Però mercoledì è stata una di quelle giornate piene, faticose, cominciate presto e finite tardi ma veramente ricche di soddisfazione. La mattina e il primo pomeriggio sono passati facendo dei laboratori con due scolaresche, i primi pochi e piccoli (della scuola materna) e i secondi tanti e più grandi (primi anni delle elementari). Ma tutti e i due gruppi erano svegli, interessati ascoltavano e si vedeva che si divertivano al punto che ci siamo divertite anche noi operatrici, molto più del solito.

Una delle due classi per lo più era accompagnata da un’insegnante di madrelingua italiana e da una di madrelingua inglese, che parlavano ognuna la propria lingua con i ragazzi e anche fra loro e con noi: con il risultato di avere una classe sveglia, attenta e che rispondeva all’inglese e all’italiano indistintamente. Bravi! Sapevo di queste classi delle elementari con la seconda lingua, l’inglese, come lingua veicolare, ma è la prima volta che mi trovo a lavorare con una di loro e l’esperimento è stato ottimo!

La serata si è conclusa con il turno in biblioteca e, a sera, una stanchezza micidiale. Ma è stata una di quelle sere in cui avere tanti lavori, da incastrare e far convivere, da gestire sempre con l’agenda sotto mano e da inseguire ogni giorno (per fortuna in bicicletta!) ha avuto un senso, un bel senso, un senso soddisfatto.