LatePost 1 | Tocati 2014 e Albi illustrati

By | October 3, 2014

Per me il nuovo anno è in qualche modo iniziato solo da pochi giorni, persino un po’ in ritardo sugli inizi settembrini comuni a tutti quelli che lavorano attorno e con la scuola, oppure che dalla scuola hanno ereditato e conservato la scansione del tempo.

Ma quest’estate di cose ne sono successe tante, e mi dispiace non aver letteralmente trovato il tempo di raccontarle. Inizio quindi con i ricordi, perché rimanga traccia. E nemmeno ricordi così vecchi!

Due domeniche fa, complice una bellissima giornata d’autunno-quasi-estate, sono stata a Verona al Tocatì, il festival dei giochi di strada, già alla 12esima edizione. Verona viene invasa dai giochi e dai bambini e viene abitata anche dai grandi che vogliono provare (o ritrovare) giochi fatti con palle, bastoni, anelli e materiali in generale più o meno poveri che richiedono però spazi e aria aperta. Verona per me è vicina, ma spesso il giro in città classico porta e riporta sempre negli stessi posti, nelle stesse vie e segue sempre gli stessi passi. A riguardo il Tocatì ha secondo me un doppio merito: da una parte mostra sotto un aspetto diverso angoli di Verona conosciuti, luoghi cittadini che diventano luoghi di gioco, ma dall’altra, essendo dislocato leggermente fuori dal solito tracciato, obbliga a visitare e, cartina alla mano, cercare spazi della città che altrimenti non si raggiungono mai (almeno io non li raggiungo!).

La meta della mia gita era però in particolare una conferenza che si teneva in biblioteca a Verona, sugli albi illustrati e sul loro rapporto con il gioco. Silvia Blezza Picherle e Fabrizio Silei, insieme a Luca Ganzerla, hanno chiarito come per entrare, capire e poi leggere ai ragazzi gli albi illustrati sia necessario lasciarsi andare al gioco e alle sue regole, regole e gioco fatti di parole e immagini interdipendenti le une dalle altre e che funzionano solo se insieme. I picture books sono libri da esplorare, da guardare scardinando la propria idea di libro, per entrare invece in un processo che nella sua capacità di rendere liberi e creativi diventa interessante proprio in quanto processo e non solo in quanto risultato; il fine non è (solo) sapere come va a finire la storia, ma godersela e giocare con la storia passo dopo passo.

Nell’immagine sopra c’è Fabrizio Silei con la prof. Blessa Pincherle e insieme mostrano, giocando, “L’inventastorie” di Silei, una rivisitazione dell’antico gioco dei cubi, trasformato però in una fabbrica delle storie. I sorrisi, le risate non solo di chi ascoltava ma anche di chi raccontava e parlava di gioco e di albo illustrato, visibili nella foto che ho scattato rubando un momento della presentazione, sono secondo me stati la miglior spiegazione-dimostrazione che la dimensione ludica e il gioco sono presenti nelle storie, escono dai libri e dalla lettura e, secondo me, si amplificano quando libri, storie e letture vengono condivisi.

Riuscire ad incastrare, di domenica, una gita e una conferenza come questa è stato quasi un regalo; avere una domenica libera proprio quando a pochi chilometri si parlava di libri per ragazzi è stata un’occasione che, sciopero dei treni a parte e confusione massima per riuscire a tornare a casa, non potevo farmi scappare!


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