LatePost 2 | Orto reloaded | Seminare insalata in biblioteca

By | October 7, 2014

L’orto è uno dei temi che più mi è piaciuto approfondire nelle mie letture con i ragazzi. Ci sono stati orti sin dall’estate scorsa a Tassullo, orti a Rovereto e orti ad Ala con i bimbi delle scuole elementari.

E quest’estate non è stata da meno: la versione degli orti 2014 detta anche «orto reloaded» si è tenuta con i ragazzi della Biblioteca di Tassullo in occasione del primo Gelato in biblioteca, un appuntamento mensile che durante l’estate chiama i ragazzi in biblioteca ad ascoltare storie e a mangiare un gelato assieme.

Con il bibliotecario M. abbiamo deciso per un taglio più ampio rispetto al quello dell’anno scorso; non solo orti nel significato stretto del termine, non solo verdure. Ed è così che tra i protagonisti dei libri che abbiamo scelto sono entrati di diritto non solo contadini e raccolto, ma anche altri abitanti dell’orto, precisamente i … VERMI!

Vermi romantici come quelli di “Guglielmo e Marta”  di Petr Horácek e vermi scientifici, dal più piccolo al più grande, dal più comune al più raro di “Il verme” di Elise Gravel.

E se l’anno scorso ad inizio estate, a Tassullo i bambini si erano meritati una pianta di menta (che è ancora in biblioteca viva e profumosa) quest’anno le piante da orto in biblioteca erano ben due: una bellissima pianta di pomodoro in vaso (opera del bibliotecario M.) e un vaso nuovo, insieme ai bambini abbiamo infatti seminato l’insalata!

Erano tanti e il vaso era pensato per molti meno, però ce l’abbiamo fatta. Abbiamo fatto il solco, seminato e dato l’acqua. A quanto mi dicono qualcosa è cresciuto, troppo pigiato (troppe manine e troppi semini, tutti troppo vicini!) e troppo piccolo il vaso, ma lo spirito di seminare, annaffiare e aspettare credo sia passato.

Cercare e trovare ogni volta libri nuovi, soggetti nuovi e idee nuove non è semplice, ma sapere poi che qualche bambino ha amato “Guglielmo e Marta” a tal punto da richiederne l’acquisto è una bella soddisfazione!

LatePost 1 | Tocati 2014 e Albi illustrati

By | October 3, 2014

Per me il nuovo anno è in qualche modo iniziato solo da pochi giorni, persino un po’ in ritardo sugli inizi settembrini comuni a tutti quelli che lavorano attorno e con la scuola, oppure che dalla scuola hanno ereditato e conservato la scansione del tempo.

Ma quest’estate di cose ne sono successe tante, e mi dispiace non aver letteralmente trovato il tempo di raccontarle. Inizio quindi con i ricordi, perché rimanga traccia. E nemmeno ricordi così vecchi!

Due domeniche fa, complice una bellissima giornata d’autunno-quasi-estate, sono stata a Verona al Tocatì, il festival dei giochi di strada, già alla 12esima edizione. Verona viene invasa dai giochi e dai bambini e viene abitata anche dai grandi che vogliono provare (o ritrovare) giochi fatti con palle, bastoni, anelli e materiali in generale più o meno poveri che richiedono però spazi e aria aperta. Verona per me è vicina, ma spesso il giro in città classico porta e riporta sempre negli stessi posti, nelle stesse vie e segue sempre gli stessi passi. A riguardo il Tocatì ha secondo me un doppio merito: da una parte mostra sotto un aspetto diverso angoli di Verona conosciuti, luoghi cittadini che diventano luoghi di gioco, ma dall’altra, essendo dislocato leggermente fuori dal solito tracciato, obbliga a visitare e, cartina alla mano, cercare spazi della città che altrimenti non si raggiungono mai (almeno io non li raggiungo!).

La meta della mia gita era però in particolare una conferenza che si teneva in biblioteca a Verona, sugli albi illustrati e sul loro rapporto con il gioco. Silvia Blezza Picherle e Fabrizio Silei, insieme a Luca Ganzerla, hanno chiarito come per entrare, capire e poi leggere ai ragazzi gli albi illustrati sia necessario lasciarsi andare al gioco e alle sue regole, regole e gioco fatti di parole e immagini interdipendenti le une dalle altre e che funzionano solo se insieme. I picture books sono libri da esplorare, da guardare scardinando la propria idea di libro, per entrare invece in un processo che nella sua capacità di rendere liberi e creativi diventa interessante proprio in quanto processo e non solo in quanto risultato; il fine non è (solo) sapere come va a finire la storia, ma godersela e giocare con la storia passo dopo passo.

Nell’immagine sopra c’è Fabrizio Silei con la prof. Blessa Pincherle e insieme mostrano, giocando, “L’inventastorie” di Silei, una rivisitazione dell’antico gioco dei cubi, trasformato però in una fabbrica delle storie. I sorrisi, le risate non solo di chi ascoltava ma anche di chi raccontava e parlava di gioco e di albo illustrato, visibili nella foto che ho scattato rubando un momento della presentazione, sono secondo me stati la miglior spiegazione-dimostrazione che la dimensione ludica e il gioco sono presenti nelle storie, escono dai libri e dalla lettura e, secondo me, si amplificano quando libri, storie e letture vengono condivisi.

Riuscire ad incastrare, di domenica, una gita e una conferenza come questa è stato quasi un regalo; avere una domenica libera proprio quando a pochi chilometri si parlava di libri per ragazzi è stata un’occasione che, sciopero dei treni a parte e confusione massima per riuscire a tornare a casa, non potevo farmi scappare!

Dormire a 1000 kilometri

By | May 10, 2014

Farà ridere ma uno dei metodi migliori, anche solo per chiacchierare, staccare e dormire senza stress è quello di mettere 1000 km tra te e i motivi dello stress.

E quindi anche se ha quasi sempre piovuto, anche se invece che la Calda Puglia abbiamo incontrato la Verde Irlanda Pugliese, è stato bello.

C’è il mare, c’è il riposo, c’è il bianco delle case e, non appena esce un raggio di sole c’è l’azzurro pulito del cielo e una veloce passeggiata.

E abbiamo dormito, letto e chiacchierato. Mangiato bene, incontrato gli amici e lavorato a maglia. E una vacanza è anche e soprattutto questo.

Bologna | Fiera di Bologna 2014

By | March 29, 2014

E come ogni anno la fine di marzo è dominata dalla Fiera del libro per ragazzi, dal tempo passato a Bologna, dai ricordi e dai libri. Quest’anno la fiera ha avuto per due motivi un sapore speciale.

Prima di tutto è arrivata come un raggio di sole al termine del periodo più stressante della mia vita, un mese e più, terribile, che non auguro a nessuno, dove non c’è stato spazio che per paure e corse, dove non c’è stato spazio per pensare, per riflettere e per capire cosa mi stava succedendo intorno, per lo più sapendo che intorno a me stavano succedendo cose su cui io avevo un controllo minimo, se non nullo. Ma ne siamo usciti, non so quanto in piedi, ma con la voglia di lasciarci alle spalle le notti passate svegli, il tempo perso e le energie disperse nel vento. Unico appunto, il sole e la primavera di questi giorni mi fanno sembrare più veloce e più facile questo momento in cui ho deciso di riprendermi e stare meglio.

Il secondo motivo per cui questa Fiera è stata diversa è stato che si è trattato di una gita di tre giorni a Bologna. Abbiamo fatto i conti con F: erano 5 anni 5 che non stavo a Bologna così a lungo, con così tanto tempo, con sere e mattine comprese. Ed ecco quindi che la Fiera è stata anche stare a Bologna, girare, camminare (quanto!) e rivedere amici cari e carissimi con qui chiacchierare, mangiare benissimo e sentirsi coccolata. E si meritano una citazione, che ognuno di voi cerchi la sua lettera e che ognuno di voi sappia che rivedervi è stato bellissimo: L e L, F L L e A, F e infine F, come dire, un alfabeto di affetto bolognese, ecco.

Ed ora la Fiera. Dividerla su tre giorni ha fatto sì che io riuscissi a vedere di più e con più tempo. Qualche mostra del centro, che in altre occasioni ho sempre dovuto saltare e la fiera divisa in due giorni, stand e padiglioni un giorno e il nuovo padiglione aperto ai bambini per la Settimana del libro per ragazzi l’altro.

Quest’anno avevo le idee più chiare. L’anno che è passato è stato un anno che ha avuto una dominante, una o due parole magiche: Natura e Orto. E le mie ricerche tra gli stand hanno seguito questo filone. Non dico che sapessi cosa cercare, ma sapevo che cosa poteva interessarmi e sono arrivata ad una conclusione, forse banale e scontata, che mi ha fatto riflettere.

Parlare di letteratura e natura, di infanzia e orto e verde e animali ha per il mondo occidentale, con le dovute differenze e con ottime eccezioni, una caratterizzazione narrativa. I libri che parlano di natura parlano spesso di storie in cui la natura è protagonista ma che sembra interessante perché ambiente o anche protagonista di una storia, è la narrazione ad attirare il bambino, che così scopre anche l’ambiente naturale. Guardando invece all’estremo oriente la natura è principalmente oggetto di osservazione, la si guarda, la si studia, la si descrive nei suoi minimi particolari ed è interessante perché la si può osservare così come è. Una sorta di opposizione narrazione VS descrizione.

E quello che io ho tentato di proporre nelle letture e nei laboratori di quest’anno passato è una sorta di unione di questi due aspetti, narrare di natura e allo stesso tempo pure descriverla e osservarla. Chissà se ci sono riuscita, ma devo dire che entrambi questi due modi di guardarla mi attirano, mi incantano e solo insieme secondo me possono dare un quadro completo di cosa la natura è.

Ed infine non posso non ricordare ogni volta la mia ricerca infinita dei libri sulla maglia, dove la maglia è protagonista. E quest’anno il bottino non è stato poco! Con una divertentissima scenetta ho rischiato di comprare i diritti di un libro koreano dove i dettagli e i colori, non solo dei gomitoli, sono bellissimi e magici. E poi ho fotografato un libro in cui la lana è protagonista veramente ed ora, arrivata a casa l’ho pure già comprato. Ed in entrambi la lana e il lavoro a maglia sono importanti perché rendono la vita colorata e più rilassata ed è un’idea che condivido in pieno!

Ogni anno è difficile selezionare i ricordi e le parole per parlare di giorni che passano velocissimi e di immagini che scorrono davanti agli occhi una dopo l’altra. Ma lavorare a maglia nella natura, con tanti amici, può essere una sintesi naïf, ma realistica di questa gita.

Positivo

By | March 11, 2014

Dicono che pensare positivo può servire e in questo momento serve molto.
Dunque.

Ieri una mia amica mi ha portato sul lavoro la merenda, un krapfen alla crema che ho mangiato leccandomi le labbra e pensando che chi ti vuole bene te lo dice in ogni piccola cosa che fa.

Oggi ho visto dei bambini di 10 anni rimanere di stucco e senza parole davanti ad un libro del 500, appena prima di partire con mille domande che vanno dal “Ma quanto ci è voluto a scriverlo?” a “Ma quelle macchie di acqua è perchè ci è piovuto sopra?”.

Oggi è arrivata a prima copia di una rivista il cui abbonamento ho ricevuto in dono; rivista per bambini, bellissima e coloratissima che aiuta, eccome se aiuta.

Vediamo se funziona.

Relax

By | February 21, 2014

Non sembra vero, ma da questa sera sono in ferie.
Tre giorni di relax in montagna, sperando nel bel tempo. Passeggiate, riposo e anche lavoro a maglia. E per l’occasione inauguro la bellissima lana di Chiara, una lana tinta da lei con la fitolacca, un regalo bellissimo che insieme ad altri ha fatto sì che la gita sua e della sua famiglia a Trento sembrasse un viaggio dei magi.

Oggi riflettendo mi sono accorta che è già passato un mese dall’incontro allo scorso Knit Cafè, quando Chiara è venuta nelle vesti di Jasna C. Lemanj a presentarci i suoi libri e la sua Sholeh Zard. Si è trattato di una domenica ricca, divertente e rilassante che anche solo a pensarci oggi mi viene da dire che è da rifare al più presto.

Non so come è ma la lana e il lavoro a maglia, nei miei momenti di relax hanno sempre un posto importante. Anzi lo so come è: perché lavorando si stacca la mente dai pensieri, perché lavorando vedi nascere dalle tue mani qualcosa, perché lavorando puoi giocare con i colori e perché non sapete quante belle persone si incontrano lavorando a maglia!

Scoperte | Calamity Jane

By | February 8, 2014

Se siano vere non si sa, i dubbi sono tanti, ma fatto sta che sono bellissime.

Per caso, nei giorni scorsi, ho scoperto un piccolo libro dell’editore Mimesis, che raccoglie le lettere che Calamity Jane scrisse alla figlia, a cavallo (letteralmente!) tra Ottocento e Novecento mentre viveva la sua disordinata e avventurosa vita: “Lettere alla figlia”


I dubbi sono tanti e il personaggio controverso: Calamity Jane è quasi più una leggenda che una persona vera, è una donna che cavalca, beve e vive la corsa all’Ovest, ricerca dell’oro compresa, bevendo e vivendo tra puritanesimo e vita sregolata.

Vedi io porto i pantaloni così posso scappare mentre quelle femmine in sottana strillano chiedendo aiuto. 

In più i dubbi sulla capacità che possa aver avuto una donna illetterata, forse analfabeta, capacità di scrivere lettere anche lunghe e complesse.

Voglio essere in grado di comportarmi come una bianca quando verrò a trovarti. Tutti pensano che io non possa leggere e scrivere nemmeno il mio nome; lascio che pensino così, credo sia meglio.

Fatto sta che la figlia di Calamity Jane usò proprio queste lettere come prova dell’essere figlia sua e, maternità delle persone e paternità dei testi a parte, sono bellissime. Sono la mia piccola scoperta di questo 2014.

Sono lettere semplici, che parlano di una madre che lavora lontana dalla figlia e che le scrive, parole per tenere vivo un legame, parole per comunicare amore. E sono parole delicate.

Quando mi dicesti la tua preghiera quella notte aggiungesti: “Dio benedica Jane Hickok e quell’uomo a cui hanno sparato nella schiena, ovunque egli sia. Benedicilo perché Jane lo amava”. Mi sono chiesta come tu sapessi che lo amavo.

Sono quei piccoli libri che fa piacere scoprire e fa piacere trovare in libreria, e io lo consiglio.

Ah, facendo banale e veloce ricerca on line ho scoperto che Libby Larsen le ha persino trasformate, nella loro versione originale, in alcune canzoni, ascoltabili qui.

Liberiamo una Ricetta | La tisana rilassante della sera

By | January 31, 2014

Dopo tanto che non aggiorno il blog, mi sembra bello iniziare l’anno con un post che è importante solo perché si collega ad un’iniziativa importante: Liberiamo una ricetta.

Avevo partecipato anche l’anno scorso e anche l’anno scorso era sera tardi, prima di sera è veramente difficile per me trovare il tempo per farlo, ma mai come in queste occasioni è il pensiero che conta.

Ed è così che oggi “immortalo” una vera ricetta serale, una ricetta che non è solo ricetta come spiegazione di un cibo o una bevanda ma anche ricetta come spiegazione, ed augurio, di uno stato d’animo.

Ecco perché ora vi presento

La Tisana Rilassante della Sera

Ingredienti:

Ci vuole una sera
Ci vuole il desiderio di rilassarsi e invitare il proprio corpo e la propria mente al sonno e al riposo, che non sono lontani

Ci vuole una tazza cui siete affezionati
Ci vuole una buona tisana, quella che piace a voi (qui Løv Organic, Løv is beautiful)
Ci vuole un buon miele (qui miele millefiori a km zero, di un piccolo produttore amico e conosciuto)
Ci vuole un infusore à la page (qui il regalo di un’amica di gusto con cui, con gusto, ho da poco passato un’ottima giornata)

Ci vuole dell’acqua bollente
Ed infine ci vuole una coccola, un qualcosa di dolce per voi (qui un gomitolo di Malabrigo Rios, colore Red Ravelry, per un pattern semplice e sfizioso quale lo Zadig è)

Procedimento:

Mettere la tisana nell’infusore e l’infusore nella tazza. Aggiungere l’acqua bollente e infine il miele.
Mescolare, attendere ed infine assaporare lavorando a maglia sul divano.
Rilassandosi, molto.

“Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web”.

Mostri, draghi e animali fantastici a Tassullo | Letture in biblioteca

By | September 7, 2013

Tempi biblici per aggiornare, ma ormai ci ho fatto l’abitudine. Arrivo sempre con ritardo e questa volta il ritardo è ben di una settimana. Ebbene sì, è già una settimana che sono stata all’ultimo “Gelato in biblioteca!” riuscitissima e bellissima idea di Marcello, bibliotecario di Tassullo, che una volta al mese, durante l’estate, ha chiamato a raccolta i suoi piccoli lettori davanti a storie e racconti conditi da un buonissimo e finale gelato. Avevo avuto l’onore di aprire la serie con una lettura sull’orto e mi è stata data l’occasione persino di chiuderla. Ed ecco che la settimana scorsa sono di nuovo salita tra i meli della Val di Non con, questa volta, un carico di mostri e animali fantastici.

Nei giorni precedenti mi sono divertita a decorare un po’ la lettura e, sempre l’internet che mi salva, sono riuscita a presentarmi con un temibile drago rosso che sistemato un po’ traballante in due vasetti di sale grosso (elemento che ha stupito e incuriosito tutti, è per quello che ve lo dico!) ha accompagnato un pomeriggio di spaventi, emozioni, baci e divertimento.

Tra quelli letti vi parlo di due soli libri, perché bellissimi, spettacolari e piaciuti soprattutto tanto. Il primo è “Carlo alla scuola per draghi” di Alex Cousseau, edito da Motta Junior. 41 cm di libro, con illustrazioni che rapiscono, un draghetto tenerissimo che scrive poesie e la scoperta che i draghi, per imparare a volare, vanno a scuola!

E poi quello che secondo me è un regalo dell’editoria per bambini che bisognerebbe farsi: “Vite d’acqua. Bestiario del Gange” di Jah Rambharos, edito da Salani. Si tratta della versione italiana di un libro di Tara Books, un laboratorio che produce testi preziosi e belli.

- E scusate quindi in partenza per la magra foto della copertina (presa da internet) ma la copia della biblioteca, con la sua antipatica copertina in plastica era impossibile da fotografare -

Un volume serigrafato su carta di seta e prezioso sotto tutti i punti di vista. Con i bimbi l’abbiamo guardato e letto pensando al Gange che attraversa lento l’India, l’abbiamo accarezzato per sentire il tocco leggero della seta e le scanalature della serigrafia e infine l’abbiamo annusato respirando quella che per noi, in quel momento, era aria d’India.

Un viaggio nella fantasia, passando per un dizionario dei mostri, un bestiario che ci ha fatto imparare la parola ‘carapace’ e la scoperta che a volte i mostri vengono da noi solo per darci un lumacosissimo e tenerissimo bacio della buona notte.

Alsazia | Viaggi e assaggi

By | August 16, 2013

Siamo tornati già da più di due settimane, ma è stata una vacanza completa, rilassante e ricca che a pensarci ci sono ancora tante cose a cui pensare e da rivivere con foto e racconti, che sembra sia durata di più.

Siamo partiti in macchina, un programma non di troppi km, quasi tutto definito almeno le tappe lo erano già in partenza, ma che si è modificato e costruito man mano. Meta l’Alsazia che noi, se non andiamo in Francia almeno una volta l’anno, non stiamo bene (quest’anno per la precisione è già la seconda ma tanto meglio!). La Francia ci piace, c’è poco da dire; ci piacciono i francesi accoglienti ma sempre un po’ sulle loro, ci piacciono le città e i paesi curati e coccolati, con le loro caratteristiche valorizzate; ci piacciono il cibo e il modo di porlo dei francesi, così come ci piacciono mercati e supermercati che visitiamo pensando che meritino tanto quanto altre mete più culturali. E così è stato anche per l’Alsazia.

Le nostre mete sono state per prima Mulhouse, base di partenza per alcune gite. C’è stata Basilea in primis (con il treno, in giornata e un po’ scappando dalla costosissima Svizzera!) una toccata e fuga  certo, ma con due musei da rimanere a bocca aperta. E poi tornati in Francia i Ballons, montagne basse o colline alte? Non so, ma percorrere una strada costruita dagli alpini durante la prima Guerra Mondiale, che tra curve e dolci salite ci ha portato sulle cime spelacchiate, fresche e tonde di queste montagne ha suonato proprio da gita, anche per noi che veniamo dalla montagna.

La seconda tappa è stata Colmar, da cui ci siamo partiti lungo la Route du vins, colli e vigne, vigne e colli. Paesi piccoli e bellissimi, soprattutto quelli meno turistici, dove i fiori imperano e dove il fresco entrava dal finestrino ad ogni curva. Colmar e il suo bellissimo museo Unterlinden, dove il famoso Retable d’Issenheim sta al centro di una magnifica sala, ci giri attorno, lo ammiri e poi puoi salire persino a vederlo dall’alto. Colmar e la sua Petit foire aux vins, anticipo di una fiera del vino che minaccia di essere travolgente (ne abbiamo visti i preparativi nel quartiere fieristico e c’era da aver paura!), che in questa sua versione mignon si è rivelata essere perfetta per noi: tavoli da sagra sotto i portici dell’antica dogana, vino fresco e buonissimo e noi e il nostro sacchetto del mercato con pane, formaggi e creme per mangiare felici e soddisfatti come non mai.

E poi gli ultimi due giorni a Strasburgo. Dico solo che eravamo ospiti in una piccolo sogno di casetta lungo il Canale che collega il Rodano al Reno, da dove, tramite una porticina nella siepe di confine, avevamo accesso alla ciclabile che ci portava al tram. Visitare una grande città senza pensare al parcheggio e dopo una colazione in cui i gentilissimi padroni di casa ci coccolavano con marmellate fatte in casa, croissant (ci mancherebbe!) e persino il giornale fresco fresco è stato bellissimo. Abbiamo camminato molto, abbiamo fatto il classico giro con il Bateau sul Reno e ci siamo sdraiati nel mezzo della piazza per assistere ai giochi di luce e musica che la notte decoravano la cattedrale. Ma soprattutto abbiamo trovato una libreria per ragazzi che da sola vale la visita alla città. La Boquinette è un sogno per chi ama la letteratura per ragazzi, il suo libraio-editore è delizioso e vi dico solo che, come due bambini, ci siamo imbambolati mentre lui ci raccontava (proprio per noi!) una bellissima fiaba marina con il kamishibai, specialità della casa editrice fondata dal libraio stesso. Per intuire la meraviglia che questa libreria è, pensate che la foto qui sotto ritrae la vetrina dedicata al lancio di un nuovo libro (bellissimo! ma sono riuscita a NON comprarlo, cosa che non si può dire della borsata di libri che ho prato via con me), un teatrino semovente tutto in carta, un’animazione continua con il libro lì nell’angolo, bello bello, che promette tanto (e mantiene!).

E infine, ammettiamolo, tornando a casa per coccolarci  abbiamo attraversato il confine e ci siamo immersi nelle vasche di acqua termale delle terme di Baden Baden. Abbiamo scelto le antiche terme di Friedrichsbad, un edificio che ha più di 150 anni, le cui vasche, calde e fredde, umide o meno umide, terminano nella bellissima cupola che sovrasta una piscina rotonda, azzurra e accogliente.

Una settimana francese, non pochi km, ma tante idee, suggerimenti, immagini e sapori che ti ridanno la carica.