ComidaDeMama

January 9th, 2011

Primi passi con la mia macchina da cucire: borsa giapponese – Azuma bukuro bag

borsa giapponese - azuma bukuro by comidademama

borsa giapponese diy azuma bukuro by comidademama


Un rettangolo di stoffa + due cuciture (appena!) = azuma bukuro, borsa di stoffa giapponese geniale nella sua semplicità.
Non è stata un’epifania da capogiro, intendiamoci. I furoshiki, la sorpresa di vedere un quadrato di stoffa trasformarsi in oggetto pratico e bellissimo, mantengono il loro primato. In questi anni ne ho ricevuti in dono di molto belli, direttamente dal Giappone.

Dicevamo, azuma bukuro.

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Merito di colei che sta traducendo il manga di Mimì Ayuhara, appena tornata da un lungo viaggio in Giappone. Due tazze di tè e giù a parlar di traduzioni giapponesi di ricette molto italiane. A vedere tutte le novità portate da così lontano.
Sfogliavo nid magazine[vol 17]. Pagina dopo pagina – e ce ne sono 364, quindi… – era tutto un ‘Ohhh!’ e un ‘Bellissimo!!’ e ancora ‘ Che fotografie!!! E che luce!!!!’.
E avanti così, fino a esaurire tutti i punti esclamativi.
Quando, tra le pagine, spunta questa borsa. “E questa come si chiama?”. Stefania ha traslitterato una sfliza di bellissimi caratteri incomprensibili e, grande Google, l’azuma bukuro non ha avuto più segreti.

Grazie al chiarissimo tutorial di coco stichsimple “azuma bukuro bag” tutorial ho visto che si trattava di un rettangolo di stoffa piegato in tre con due cuciture e un nodo.

Non potevo trovare un progetto migliore per inaugurare la mia prima macchina da cucire!

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Ed eccoci qua. La modella l’avete di sicuro riconosciuta.

La cosa più difficile? Ottenere un rettangolo con delle dimensioni precise e con tutti i quattro angoli a 90°.
La seconda cosa più difficile? Andare diritta con la macchina da cucire.
La terza cosa più difficile? Tenere in piedi la borsa per le fotografie!

Insomma. E’ il mio primo progetto e ne vado molto fiera. Nonostante le cuciture siano leggermente storte. Nonostante abbia abbinato un tessuto IKEA un po’ troppo robusto a un template giapponese.

Spero di poter continuare con altri esperimenti. Imparare a cucire bene, sia a mano, sia a macchina, non so se riuscirò, ma ci proverò.
L’ultima volta che ho preso ago e filo in mano vi avevo raccontato come Rilegare il tuo [piccolo] libro in 10 minuti!.
Con la carta la faccenda è un po’ più semplice. Anche se quella volta senza martello e chiodi non sarei mai riuscita a far passare il filo colorato tra le pagine.

Ma divago, divago.

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Volete provare a fare la vostra borsa in tela? In rete c’è l’imbarazzo della scelta (ed ecco che Comida scopre l’acqua calda!). Tutorial, consigli, corsi di cucito. Per esempio, il blog Mammafelice propone 10 tutorial per cucire una borsa di stoffa, in cui cita che un blog che seguo sempre volentieri, Zakka Life. Buon lavoro!

August 11th, 2004

Tempura

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Il tempura è una deliziosa frittura di pesci e verdure freschissimi. Originariamente questo piatto è stato introdotto in Giappone nel XVI Secolo dai gruppi di missionari portoghesi; nei Secoli il tempura è diventato un piatto fondamentale nella cucina tradizionale giapponese e, ci racconta Sumi, esistono locali apposta per gustare questo delizioso e ricchissimo piatto, ottimi tanto quanto i locali in cui si prepara sushi e sashimi. Sorride quando le diciamo che in Italia il sushi bar è molto trendy, come per dire:“ussignur…”, che non è giapponese, ma piemontese, ma il senso è lo stesso.
Per fare un buon tempura c’è bisogno di un ottimo cuoco, in questo caso il nostro amico Yash.
Domenica pomeriggio, la nostra amica Noriko sta per tornare a Stoccolma, dove vive con la famiglia, si festeggia tutti insieme cucinando tempura.
Yash ha tagliato, in compagnia di sua moglie Sumi e di Noriko, una quantità industriale di verdure e di crostacei e poi si è preso la briga, sotto un sole cocente, di friggere e servire il tutto, un vero lavorone. Gliene siamo grati ancora oggi, a un paio di giorni di distanza.
Le verdura e i pesci devono essere tagliati molto fini perchè l’operazione di frittura conta pochi secondi. La pastella in cui tutto viene intinto è a base di farina di riso, acqua gelida e ghiaccio. Lo shock termico dato dal contatto con l’olio bollente crea una crosta friabilisima.
Nel piatto qui sopra trovate, partendo dal basso, in senso orario:
foglie di shi-so nome botanico perilla,
gamberoni,
quelle rotelle con dei buchini sono radici di loto tagliate sottili, una meraviglia della natura,
melanzane.
Ai bordi dell’immagine compaiono due affascinati pentoline con dentro dei liquidi neri che facevano riflessi quasi ipnotici, meravigliosi. Sono salse a base di salsa di soia, vino di riso e zucchero, più o meno dense e costituiscono una dei tre possibili condimenti del tempura, che viene gustata intinta con semplice sale marino, o con una mistura di polvere di te verde e sale, oppure, appunto, con queste salse di soia.
La più densa delle due serve per condire i tempura noodles. Vermicelloni spessi 5mm, serviti freddi gelati con questa salsa e con in cima la tempura. Potete vederli nella foto di mezzo in fondo al post, alla sua sinistra c’è un dettaglio delle radici di loto e alla sua destra invece si può vedere un piccolo parallelepipedo di verdura e pesce cotto in blocco, tagliato poi in due e servito in coppette piene di riso in bianco. Con quest’ultimo piatto ho nutrito Marta, ghiotta di tempura, usando –propriamente, ho imparato 20 anni fa leggendo il manuale delle Giovani marmotte, il mio karma era già delineato, avrei conosciuto molti orientali, non sapevo solamente come e dove, ora lo so :OD– le bacchette, come Sumi e Noriko.
Qui una foto della intera radice di loto, se per caso qualcuno fosse incuriosito.
Io sono eternamente grata ai miei amici giapponesi per la loro attenzione nello spiegarmi le loro tradizioni e i loro ingredienti. Ridono quando dico che io non cucinerò nei prossimi anni nulla di giapponese, ora sono nel quinquennio in cui guardo e imparo, prendo nota delle varietà di ingredienti che non ho mai visto.
Marta, ieri, giocava con le sue pentoline, si è fatta dare le bacchette e mi ha detto che preparava shabu-shabu.
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