ComidaDeMama

June 2nd, 2016

“Ricette di Famiglia” e tutte le bontà di Artigianato e Palazzo

Due domeniche fa a Firenze si è conclusa la XXII edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze.
Come vi dicevo nel post precedente, dal 12 al 15 maggio il Giardino Corsini, aperto in via eccezionale per l’occasione, ha ospitato una selezione di 90 bravissimi artigiani da tutt’Italia e dall’estero.
Pensate: dagli orafi ai cestai, dai cappellai ai fabbri, ai pasticceri, ai liutai, il Giardino Corsini ha accolto in questi 21 anni 149 mestieri differenti.

Lavorando per il blog di Italian Stories incontro gli artigiani nei loro laboratori. È un’esperienza molto entusiasmante.
Ad ARTIGIANATO E PALAZZO il senso di meraviglia di ripete e si moltiplica. Ho potuto vedere molti degli espositori all’opera e non solo i loro straordinari manufatti. È molto interessante guardare le loro mani in movimento, le materie prime e gli strumenti del mestiere, il loro lavoro portato qui, in questo luogo straordinario.
Alcune di queste mani producono bontà.

La gastronomia in questa Manifestazione compare in diverse forme.
L’accoglienza e l’ospitalità offerta ai visitatori, prima di tutto.
Spiccano nel verde delle tende a strisce rosse e bianche, un riparo dal sole ben arredato con tavoli e sedie, perfetto per riposarsi un momento e prendere un caffè o un gelato.
Ho lavorato per molti anni ad Amsterdam curando catering e mi è venuta un po’ di nostalgia osservando lo staff del catering Tuscan Excelsia allestire per il pubblico i pranzi e gli aperitivi serali. È un lavoro faticoso ma che dà molta soddisfazione.

Non molto lontano dal profumo di caffè del mattino ho trovato lo spazio dedicato a Ricette di Famiglia, uno degli eventi collaterali di ARTIGIANATO E PALAZZO nato in occasione del ventennale della manifestazione e curato dalla giornalista gastronomica Annamaria Tossani.
“Un’idea che arriva a toccare anche l’artigianato culinario, con l’intento di esaltare e valorizzare il forte legame dell’odierna cultura gastronomica con quella delle antiche ricette familiari e dei saperi tradizionali.
Si tratta di incontri quotidiani con autori di originali libri di cucina dedicati alla cultura gastronomica del nostro Paese.”

I libri presentati in questi giorni al Giardino Corsini:
Opere/Works (Cinquesensi Editore) di Gualtiero Marchesi con Giorgiana Corsini
Gli Aristopiatti (Guido Tommasi Editore) di Lydia Capasso e Giovanna Esposito con Orçun Malkoclar
111 ricette italiane che devi saper cucinare (Emons Editore) di Luisanna Messeri con Zefiro Ciuffoletti
Taste archaeology. Campagna di scavi gastronomici nelle ricette della nostra storia (Pacini Editore) di Licia Montagnani con Luciano Zazzeri.

Di nuovo, deformazione professionale legata a uno dei lavori che ho fatto per anni, mi piace molto vedere gli allestimenti ormai conclusi e compiuti in quel pugno d’ore che corre tra l’ultimo controllo e l’arrivo dei protagonisti dell’evento in programma e, di seguito, dei visitatori.
E non sono l’unica! Mi raggiunge Alice, bravissima blogger, co-autrice con Eva di Ubiquechich – la vedete qui nella fotografia, anche lei come me e altri otto blogger è invitata in questi giorni alla Manifestazione. Scambiamo due parole, scattiamo qualche fotografia, apprezziamo da vicino le ceramiche della nuova collezione “Babele” creata da Richard Ginori.


E in questa occasione conosciamo Annamaria Tossani in persona, che ci illustra l’allestimento curato da Riccardo Barthel e ci annuncia che la principessa Corsini sarà al fianco di Gualtiero Marchesi durante la presentazione del suo libro “Opere/Works”

Se avete avuto la fortuna di partecipare alla manifestazione avrete notato la principessa Corsini sfrecciare da un capo all’altro del Giardino con la sua bicicletta. Oppure l’avrete vista accompagnare visitatori arrivati da oltreoceano, incuriositi dalla proposta creata per la Manifestazione da Italian Stories: una passeggiata con la principessa Corsini e Neri Torrigiani tra le dimostrazioni di lavoro dal vivo delle antiche tecniche e lavorazioni degli esperti Maestri artigiani e le meraviglie architettoniche e naturali del Giardino Corsini. E per concludere, un pranzo sotto le bellissime tende per poter conversare ancora un po’.
Oppure l’avrete incrociata di passaggio nelle limonaie o tra i gazebo, a discorrere con gli artigiani e con i visitatori. Instancabile, ha riservato un momento dedicato solo a noi dieci blogger invitati alla manifestazione. L’avrete anche vista partecipare agli incontri e ai dibattiti in programma sotto la loggia del Buontalenti.
E proprio qui, sotto la Loggia, la osservo in un raro momento di quiete, intenta a sfogliare il libro di Gualtiero Marchesi.

Ed è stata una presentazione vivace, divertente e molto interessante. Gualtiero Marchesi ha raccontato il suo lavoro e le scelte nel costruire i suoi piatti mostrando tutta la sua eleganza e il suo garbo. Mi capita spesso di incontrarlo nei racconti di Anna Prandoni, scrittrice, giornalista e direttrice dell’Accademia Gualtiero Marchesi e poterlo sentire dal vivo mi ha fatto molto, molto piacere.

E come non essere altrettanto felice di riabbracciare il giorno seguente, dopo tanto tempo, Giovanna Esposito, autrice del libro “Gli Aristopiatti”, scritto insieme a Lydia Capasso.
Qui la vedete insieme alla principessa Corsini e allo chef Orçun Malkoclar, concentrati sugli ultimi preparativi.
Purtroppo sono dovuta tornare a Trento e ho perso le ultime due presentazioni.

Volete vedere di più? Seguite l’hashtag #ricettedifamiglia su Twitter, Facebook e Instagram

E che dire degli artigiani legati al mondo della gastronomia presenti alla Manifestazione!
Ce ne sono molti, ve ne racconto alcuni.

I taralli di Danieli

Sono tornata a casa con un quintale di taralli arrivati da Bitonto, opera di Danieli “Il forno delle Puglie”. Seguono ancora la ricetta tramandata dai loro nonni e non credo di avere mai assaggiato fino a ora dei taralli così friabili. “Mi raccomando, tenga i sacchetti ben chiusi, così li conserverà così come sono”. Ma, come capita sempre a casa mia quando le cose son buone, sono spariti dalla dispensa molto velocemente.

Dalla Valcamonica, i formaggi di San Faustino

Primo premio per il miglior allestimento, assegnato dalla principessa Corsini e da Neri Torrigiani insieme a Cristina Giachi – vice Sindaco di Firenze, l’Azienda Agricola San Faustino di Ceto, provincia di Brescia. Siamo in media Valcamonica e in questa azienda è specializzata nella produzione biologica di formaggi caprini e vaccini e di salumi tipici delle loro zone montane. Rispetto dei ritmi e dei cicli della natura, mucche e capre che pascolano nei prati. Cosa volere di più? Andare una volta a trovarli di persona e assaggiare tutto in loco.

Palmi, un orto (e un giardino sontuoso) a Firenze

Spesso posto le immagini del mercato contadino di piazza Erbe qui a Trento, specialmente fotografo i fiori dell’orto e le uova prodotte dalle galline ruspanti locali. Quindi non potevo non essere attratta dal cesto e dai colori delle verdure di Palmi, sistemati poco prima dell’entrata dell’Orto delle Monache.
“Consegnamo a domicilio, ma molto spesso i clienti vengono da noi e i bambini sono sempre curiosi di vedere le nostre galline” mi racconta la signora mentre fotografo le uova.

Da Bagheria, i dolci di Don Gino

E dagli orti di Firenze passiamo a Bagheria, Sicilia. Cambio di palette di colori, un tripudio di frutta di marzapane, di paste fatte di mandorle, cannoli e cassate. Quanti cannoli ho mangiato, preparati dall’Antica Pasticceria Don Gino, non ve lo dico. Dal piccolo chiosco aperto nel 1949 dal signor Codogno a oggi, la pasticceria ha riunito al lavoro una parte della famiglia. Il loro carro coloratissimo fa capolino all’entrata di una delle limonaie del giardino ed è un richiamo irresistibile.

E ancora, le acciughe, la salsa con le mandorle di De Gustibus (Siculania, provincia di Agrigento), i prodotti del Banco Etico Agroalimentare di Siena, i cantucci dell’Antico Forno Santi di Pistoia, la Torta Pistocchi.

Il versante gastronomico di ARTIGIANATO E PALAZZO lo riassumerei come ottimo e abbondante!

June 16th, 2015

Visitgranda in Valle Macra. Dai Ciciu del Villar alle danze occitane, passando da Pietro da Saluzzo, Lou Pitavin e Al Chersogno

Blogtour #visitgranda in Valle Macra, provincia di Cuneo, Alpi Occidentali, terra occitana. Giorno 2.
Questa è la cronaca di una giornata indimenticabile, iniziata con la visita di una riserva naturalistica e proseguita alla scoperta delle opere tardo quattrocentesche di Pietro da Saluzzo, maestro del Villar.
Saziati gli occhi, gli ospiti della locanda occitana Lou Pitavin e dell’agriturismo Al Chersogno hanno pensato alla nostra gola. Ci hanno raccontato il loro territorio e la loro cultura. Ci hanno fatto conoscere i loro amici. Abbiamo partecipato a una lezione di cucina occitana in cui il miele è stato il re. E prima di cena, una degustazione di birre artigianali del cuneese. E poi, ancora!, musica e danze occitane fino a notte fonda.

Ecco, questo è quello che troverete qui di seguito, con tanto di foto e commenti. Spero che questo racconto vi entusiasmi e vi faccia visitare la Val Maira.

June 15th, 2015

5 motivi per tornare in Val Maira (Cuneo) dopo il #visitgranda blogtour

visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015
Cosa rende speciale un blogtour? Cosa rimane nella memoria di chi lo vive e cosa resta nell’esperienza degli ospiti?
Sono tornata da qualche giorno da #visitgranda, un blogtour* che mi ha portato in Val Maria, Alpi occidentali, provincia di Cuneo.
Tre giorni di natura, arte e buona cucina di territorio, alla scoperta della cultura occitana.

Un viaggio molto interessante, difficile da contenere in un unico post. Allora ho costruito dei mini racconti visivi con Storify. Se li volete seguire, siete i benvenuti.

Altrimenti, scendete qualche riga più in basso,
dopo il video della capretta Neu, 4 mesi appena, che prende il latte dal biberon.
Così leggete perché quest’estate voglio tornare in Val Maira insieme alla mia famiglia.

Gli Storify sono utili per chi mi ha scritto, seguendo il live report, dicendo che stava prendendo appunti per costruire un mini itinerario di viaggio. Ecco, qui trovate molte informazioni utili e le immagini di questo territorio meraviglioso.

Le puntate di Storify:
visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015

Come promesso, ecco Neu! E di seguito, i 5 motivi per tornare in Valle Maira

Lei prende il latte dal biberon. Neu ha quattro mesi. Buongiorno dalla Val Maria, provincia di Cuneo. #visitgranda

A video posted by Elena Chesta (@comidademama) on Jun 9, 2015 at 11:38pm PDT

Detta brutalmente, la domanda da fare, come feedback, dopo un qualsiasi tipo di promozione dovrebbe essere.
“Ok, ti abbiamo ospitato e fatto vedere la nostra offerta. Una parte, perché sarebbe ancora più ampia. Tu spenderesti di tasca tua per vivere di nuovo questa esperienza?”
La mia risposta è un grande sì
. E non solo, vorrei portarci anche gli amici. E lo farò.

Perché voglio tornare in Val Maira?

  • per tornare nelle strutture di ospitalità che mi hanno ricevuta in questo tour. Fior di Campo, Lou Pitavin, Al Chersogno, La Chabrochanto. Ciascuna è speciale a modo suo.
  • per sperimentare i Percorsi Occitani in Valle Maira, una proposta di visita del territorio ideale per me, appassionata di cucina e di territori e interessata al trekking, e per mio marito appassionato di trekking e interessato di cucina e territori.
    “I Percorsi Occitani sono il circuito escursionistico più frequentato della Valle Maira. Concepito in 18 tappe, si va dalla pianura di Villar San Costanzo fino agli alpeggi di Elva, Prazzo e Acceglio; rientro dal versante opposto passando da Chialvetta, la Gardetta, Marmora, Macra e Celle Macra. – Percorsi Occitani in Valle Maira.
  • per seguire gli itinerari artistici della Val Maira e delle valli vicine e sfruttare le guide edite da PiùEventi
  • per partecipare ad almeno una festa d’estate occitana e ballare tutta la notte e conoscere meglio Ines Cavalcanti e l’associazione Chambra d’Òc.
  • per comperare i caprini di Lo Puy

*#visitgranda, 8-10 giugno 2015,  è un blogtour organizzato da A.T.L. Azienda Turistica Locale del Cuneese, in collaborazione con Carlo Vischi e con il sostegno della Federazione Coldiretti di Cuneo.

December 2nd, 2014

#natalealverde Il backstage del Calendario dell’Avvento




Ieri abbiamo aperto la prima casella del calendario dell’Avvento.
Calendario speciale perché per la prima volta in vita mia non è acquistato, ma fatto a mano da me e Marta.

Festeggiamo così l’uscita nelle librerie di “Dolci calendari dell’Avvento”, l’ultima fatica dei tre intrepidi autori de La Cucina di Calycanthus.
E partecipo alla bellissima iniziativa Natale al verde, che potete seguire anche su Pinterest.

Faccio come mia nonna quando valutava un lavoro di ricamo. Ancor prima di guardare il davanti, osservava con occhio critico com’era il retro del lavoro.
“Il retro deve essere bello quanto il davanti”.
Con i miei primi tentativi di punto&croce, c’era da inarcare più di un sopracciglio: una teoria di nodi, incroci, pasticci, opere e omissioni. Un quadro cubista che lei non apprezzava.



Avrete notato infatti che non ho aperto un blog di ricamo :)

Se volete vedere il Calendario dell’Avvento finito, lo trovate nel post precedente.

Queste sono foto da cantiere in opera, per spiegarvi come ho fatto.
Ho fatto una piccola raccolta di pochi ramoscelli di pino e abete. E poi tra tutte ho scelto la varietà più sbagliata, che punge un sacco e perde gli aghi a ogni movimento, e l’ho utilizzata per decorare i tre cerchi metallici dell’alzatina in ferro che ho usato come supporto.
Ho usato un vecchio spago dell’Ikea con dei bei colori caldi che si abbinavano alla carta da pacco con cui ho confezionato le ventiquattro bustine.

Aghi di pino (o abete? Simonetta ho bisogno di un corso da te!) a parte, sono molto soddisfatta.
Sono felice di partecipare anche quest’anno a Natale al Verde. Ci vediamo con una nuova idea il prossimo martedì!

Questo post partecipa all’iniziativa promossa da Aboutgarden, L’ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al VERDE!

In linea con il periodo che stiamo vivendo, la creatività è di scena con le inedite e originali proposte di tanti blogger per un progetto davvero al passo con i tempi!
partecipano con me:

Aboutgarden *Art and craft *Cakegardenproject
*Centopercentomamma *Comida De Mama *Con le ballerine verdi *Dana garden design *Giardinaggioirregolare *Giato Salò *Home Shabby Home * Hortusinconclusus *Il Castello di Zucchero *La malle de maman *L’ortodiMichelle *Non solo stoffa* Orti in progress *Ortodeicolori *Passeggiandoingiardino
*Piccolecose *Pici e castagne *4piedi&8.5pollici * Quattro toni di verde * Salvia e rosmarino *Shabby Chic Interiors *Shabbysoul *Ultimissime dal forno *Un giardino in diretta *25mqdiverde *Verdeinsiemeweb *

December 1st, 2014

[Handmade] Calendario dell’Avvento di ComidaDeMama


Ci siamo! Mancano 24 giorni a Natale, inizia il conto alla rovescia.
Quest’anno però il calendario dell’Avvento non l’abbiamo comperato alla bottega di commercio equo e solidale Mandacarù. Marta e io abbiamo deciso di progettarlo e costruirlo con le nostre mani, per festeggiare l’uscita nelle librerie di “Dolci calendari dell’Avvento”, l’ultima fatica dei tre valorosi autori de La Cucina di Calycanthus.

Per me, strenna di Natale 2014. Bravi Maite, Marie e Maurizio De La Cucina di Calycanthus #guidotommasieditore

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

L'abbiamo trovato poco fa alla Rivisteria qui a Trento. Come non acquistarlo e sfogliarlo.

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

Il libro è in casa Comida da ormai sei settimane e Matteo ama molto scorrere le pagine perché sa riconoscere i numeri in ogni immagine. Non si cura delle ventiquattro ricette belle e buone e dei suggerimenti per creare calendari dell’Avvento.
Marta e io ci siamo rifatte gli occhi, invece.

E’ tempo snocciolare i giorni, aprire i cioccolatini e di raccontare su ComidaDeMama com’è fatto il nostro calendario.
Potevano mancare gli snowflakes?

Dopo pranzo, un tè con Marta per decidere come fare il calendario dell'Avvento

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

La nostra vecchia e fedele alzatina di metallo a tre piani che ci segue di trasloco in trasloco dai tempi in cui vivevamo ad Amsterdam è servita come supporto.

Qualche rametto di abete, uno spago bicolore e la carta da pacco rossa hanno fatto il resto.
Quanto pungono gli aghi verdi!
Per i contenitori, abbiamo usato uno degli schemi più semplici dell’origami: la busta. Ecco un video che spiega come piegare la carta.
I numeri sono ritagliati tutti a mano e abbiamo riempito ogni tasca con cioccolatini fair trade e piccole forme per biscotti. Probabilmente aggiungeremo qualche mini pretzel, hanno un bel colore caldo.

Il barbatrucco per tenere ferma la composizione di snowflakes è fatto di feltro e di acciaio. Ogni giorno che passa aggiungiamo altri snowflakes. Se siete curiosi di come verrà alla fine, date un’occhiata agli aggiornamenti di questo piccolo cantiere sul profilo di ComidaDeMama di Instagram.

Buon conto alla rovescia a tutti! Durante i giorni di Santa Lucia partirò per Stoccolma e al ritorno vi racconterò com’è andata.
Nel frattempo, let it snow, let it snow, let it snooooow!

Almost done, @lacucinadicalycanthus

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

July 23rd, 2014

Senza gelatiera – Mini gelati al Butterscotch Pudding con stecco di cannella

Il mio primo incontro con il butterscotch è stato al South End Buttery di Boston. Era incluso in gocce morbide come toffee dentro degli ottimi scones. Un caramello arrotondato con burro e panna, con un’ombra di sale, usato come complemento cremoso per dessert oppure declinato in pudding.

Poi, lo scorso agosto Smitten Kitchen mi mette una pulce all’orecchio parecchio irresistibile: e se trasformassi il butterscotch pudding in gelato? Nella sua settimana dedicata ai popsicles, questa ricetta mi ha conquistata.

Guardo in dispensa: ho tutto il necessario e posso mettermi subito al lavoro. Ma non ho gli stecchi di bambù.
Poco male: userò delle stecche di cannella.
Le ciotoline bianche a forma di fiore comperate da Crate and Barrel sono tra le poche cose che ho portato con me quando abbiamo lasciato la nostra casa di Boston. un piccolo tributo a quel bel caffè in South End in cui tutta questa faccenda di caramello e panna ha avuto inizio :)

Ho seguito la ricetta di Smitten Kitchen (quasi) alla lettera e sono molto soddisfatta. La versione del Butterscotch Pudding di David Lebovitz prevede anche le uova e un’ombra di whiskey.

Mini gelati al Butterscotch Pudding
ingredienti per 8 bicchierini da circa ml:
250 g panna liquida, fresca
230 g zucchero integrale di canna (io uso Dulcita di Altromercato)
40 g di burro
1 cucchiaio di amido di mais
500 g scarsi di latte
un pizzico di sale
(optional) 2 cucchiaini di estratto di vaniglia (meglio se fatto in casa: leggete le istruzioni di Labna!)

Sciogliere zucchero, panna e burro in una pentola capiente e dal fondo pesante (io uso sempre la mia Creuset). Lasciate sobbollire a fiamma lenta per 10 minuti mescolando di tanto in tanto.
Mescolare l’amido di mais nel latte e versare il tutto nella pentola. Aggiungere il sale, l’estratto di vaniglia e mescolare fino a ottenere un liquido omogeneo.
Sempre mescolando, lasciare sobbollire per altri dieci minuti. Spegnere la fiamma e attendere qualche minuto prima di versare il liquido nelle formine.
Lasciare intiepidire prima di mettere le formine in freezer. Dopo 30/60 minuti (dipende da quanto grandi sono le vostre forme), estrarre le formine dal freezer e piantare nel centro le stecche di cannella. Rimettere in freezer per almeno 4 ore prima di servire.

Butterscotch Pudding Popsicles Smitten Kitchen

June 24th, 2014

ComidaDeMama a #paganelladaurlo Summer Blog Tour 2014

13-15 giugno 2014 – Sull’altopiano della Paganella, in provincia di Trento, ho partecipato come foodblogger all’edizione 2014 di #paganelladaurlo Summer Blog Tour, evento di promozione del territorio organizzato dall’APT Dolomiti di Brenta e Paganella.

Ho trascorso un fine settimana circondata dalle Dolomiti,
nutrita con ottimi prodotti del territorio, guidata in un trekking montano con picnic a sorpresa. Ho visto i lupi e le linci. L’orso bruno non l’ho avvistato. Ho fatto stretching e meditato circondata da un parco con 100 cultivar di rose , ho camminato tra le rovine di un castello scoprendo le sue leggende e ho attraversato in barca il verdissimo lago di Molveno. Un apicoltore ha preso in punta di dita un’ape dalle sue zampette con nonchalance e me l’ha fatta vedere da vicino senza pungersi e senza pungermi.

Sono tornata a casa così contenta che la notizia del mio sari di seta arancione finito in lavatrice insieme al tappetino del bagno perché, cosa vuoi, era arancio pure lui, non ha scalfito minimamente il mio buonumore. E tanto meno il mio sari, meno male!
Per farla breve (non sarà breve questo post, vi avverto!), ho scoperto un territorio incantevole a due passi da casa mia, mi è piaciuto molto e tornerò a breve a esplorarlo con la mia famiglia. Così ho accolto la richiesta dell’APT Dolomiti di Brenta e Paganella di parlare di questo fine settimana sul mio blog.

Siete curiosi, ma non avete tempo di leggere le mie cronache di #paganelladaurlo?
Godetevi la manciata di secondi prodotta da Marco Allegri di Non Solo Turisti . Bravissimo, ha distillato in 53 secondi il meglio di #paganelladaurlo

Fiori freschi e spa. Benvenuti in Paganella!
La famiglia Mottes dello Sport Hotel Panorama di Fai della Paganella mi ha accolta raccontandomi del luogo e offrendomi una stanza vista Dolomiti, grande abbastanza per ospitare tutta la mia famiglia anche se ero lì in visita da sola. Mi sono tuffata sul piumone bianco del letto con una gioia che nemmeno Heidi quando era da suo nonno.

La stanchezza della settimana di lavoro è scomparsa al Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA dell’Hotel.
Ho provato la sauna finlandese, la bio sauna al fieno e il bagno turco. Tutto intervallato con immersioni nella vasca di acqua marina, applicazioni al viso di ghiaccio e il percorso Kneipp che ha alleggerito non poco le mie gambe affaticate dal caldo. Nei momenti di riposo tra un ciclo e l’altro di sauna ho assaggiato le tisane alle erbe, sempre diverse ogni giorno, dando un’occhiata alla zona delle sette piscine riscaldate, interne ed esterne.

Durante l’aperitivo e la cena con il direttore e i responsabili marketing e comunicazione dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella, mi sono accorta della bellezza del parco e delle decorazioni floreali disseminate in tutto l’hotel. La passione e la cura per piante e fiori della famiglia Mottes si tramanda di generazione in generazione. I giardini dello Sport Hotel Panorama ospitano tra le tantissime varietà anche un centinaio di cultivar del genere Rosa sp.

Per la nostra cena di benvenuto, la famiglia Mottes ha proposto un menu e una selezione di vini del territorio.

Questa è la mia prima colazione, un concentrato di energia grazie alle uova biologiche e all’acqua della sorgente del parco.

Il tempo è ottimo, in barba alle previsioni di pioggia. Diamo inizio alle nostre attività con il trekking benessere e trekking a 1550 metri con sorpresa!



Dopo una colazione sostanziosa abbiamo sperimentato un trekking del benessere esplorando le diverse zone del parco, seguiti dallo staff del Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA : stretching, percorso Kneip, aromaterapia, massaggio facciale e meditazione. Un trattamento da sogno a cui è stato aggiunto un rinfresco a base di fragole fresche, sciroppo di sambuco e una delicatissima rosa rosa.

Trekking con vista delle cime del Trentin!
Scarponcini da trekking ai piedi e zaino in spalla, siamo partiti per una passeggiata intorno al Mont Fausiòr.

Ivo Mottes è il nostro accompagnatore di territorio.
Il suo profilo professionale ruota intorno alle sue amate montagne e agli sport invernali. In più, coltiva la passione per la scultura su legno. L’orso nella lobby dello Sport Hotel Panorama è opera sua!



Trekking alla portata di tutto il gruppo, 8 km di camminata e 500 metri di dislivello.
Arriviamo alla meta, alla Croce di Fai, e troviamo due tavoli imbanditi di tutto punto.
Che sorpresa!
Maria Vittoria Mottes dello Sport Hotel Panorama, aiutata dalla sua famiglia e dal suo staff, ha creato il pranzo perfetto curando ogni particolare.
I taglieri in legno trentino al posto dei piatti, i calici scintillanti (con dell’ottimo Trentodoc), la polenta di Storo per le candele, i maggiociondoli e i fiori montani per il tavolo. Addirittura le foglioline verdi fermate da piccoli sassi grigi.




Che cosa abbiamo assaggiato?
Una selezione di salumi, formaggi e pane trentini, abbinati a ottime composte. Mele fresche e lo strudel di mele. Come si dice? Ottimo e abbondante.
La vista spettacolare dalla Croce di Fai ha aggiunto sorpresa a sorpresa. Grazie!

Dopo una pausa nella SPA dell’hotel, siamo ripartiti alla volta di Molveno.
Quand’è l’ultima volta che avete visto un lago verde così?




Noi abbiamo avuto la fortuna di poterlo esplorare in barca.
Aperitivo vista lago! Non abbiamo abbandonato la vista di queste acque verdi nemmeno per un secondo: l’Hotel Ariston, che ci ha accolti per l’aperitivo, domina dall’alto il Lago di Molveno.




Abbiamo brindato in compagnia dei nostri ospiti: Alessandro Sartori (a destra), Fabrizio Tonidandel (in centro) e Gianmaria Marocchi (sinistra), rispettivamente proprietario dell’Hotel Ariston, presidente e direttore dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella Andalo Lago di Molveno Fai della Paganella Cavedago Spormaggiore.
E dopo una passeggiata per le vie di Molveno, abbiamo raggiunto per cena la calda atmosfera del Ristorante Speckstube Al Filò.

Dopo una giornata così ricca, tuffarmi tra i cuscini e il piumone bianco è stato ancora più piacevole.

Prima tappa dell’ultimo giorno: Castello di Belfort a Spormaggiore.
Mentre esploriamo le rovine del castello medievale, i nostri ospiti di raccontano la sua storia e le sue leggende, come quella del Tesoro del Passio e del castellano geloso.

Troveremo l’orso bruno?
Attraversiamo un bosco di conifere e arriviamo al Parco Faunistico di Spormaggiore.
Qui tutti gli animali ospitati, come le volpi, le linci, i gatti selvatici, i lupi, gli orsi, hanno a disposizione porzioni di parco molto estese, alcune di queste volutamente lontane dagli occhi del visitatore. Questo per preservare il più possibile la qualità della vita degli animali.
Anche perché molti di questi animali sono stati sottratti a condizioni di vita non ideali per loro.
Gli orsi non li abbiamo avvistati, ma il parco faunistico ci è piaciuto molto lo stesso.

Le api di Castel Belfort




Una pausa dolcissima prima di pranzo. Ho sempre sognato di vedere come si produce il miele. Qui a #paganelladaurlo il sogno è diventato realtà.
Grazie al proprietario dell’Apicoltura Castel Belfort, dall’alveare ai macchinari per estrarre il miele, ho potuto vedere di persona ciò che avevo solo letto nei libri.

Pranzo in agriturismo, nel cuore dell’altopiano.
Per finire in bellezza, abbiamo pranzato sotto i tetti dell’Agriturismo Il Filo d’Erba di Fai della Paganella.



L’azienda agricola produce latte alimentare destinato alla produzione di formaggi come il Trentingrana.
Una piccola quantità di latte crudo è disponibile 24 ore su 24.
Il latte appena munto viene inserito così com’è all’interno di un distributore automatico e viene conservato una temperatura di 4°C.
Non dimenticatevi di portarvi appresso una bottiglia pulita e vuota!

Grazie #paganelladaurlo!
Il fine settimana è volato via, è stata una bella esperienza. Persone interessanti con cui parlare, gusti e territori raccontati dalle persone che lavorano in ogni giorno in questo territorio.

Saluto e ringrazio i promotori e tutti gli imprenditori trentini coinvolti nell’organizzazione di #paganelladaurlo

#paganelladaurlo day-by-day.
Con Storify ho raccolto i migliori post su twitter, facebook e instagram dei miei compagni di viaggio per raccontare #paganelladaurlo giorno per giorno.
Visitate #paganelladaurlo
day1 day2- day3

Un saluto ai miei compagni di viaggio

Ecco la squadra di blogger e comunicatori arrivati da tutta Italia per partecipare a #paganelladaurlo.
Partendo da destra: Andrea Casagrande (APT Dolomiti di Brenta Paganella), Marco e Felicity Allegri di Non Solo Turisti, Viktoriya Litvinchuk, Alessia Bianchi di Dolcezze di Nonna Papera, Bianca Tecchiati e Lorenzo Noccioli di Pop Eating, la sottoscritta ComidaDeMama, Carlo Vischi, Fabrizio Tonidandel (presidente APT Dolomiti di Brenta e Paganella), Vitaliy Yarosh e infine Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

Grazie alle strutture che ci hanno ospitato:
Sport Hotel Panorama – Fai della Paganella
Associazione Accompagnatori di Territorio Trentino
Noleggio barche e pedalò – Molveno
Hotel Ariston – Molveno
Ristorante Speckstube Al Filò – Molveno
Castel Belfort - Spormaggiore
Parco faunistico Spormaggiore
Apicoltura Castel Belfort – Spormaggiore
Agriturismo Il Filo d’Erba – Fai della Paganella

E grazie ancora una volta all’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta- Paganella e a Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

June 2nd, 2014

ComidaDeMama festeggia 11 anni ad AlloraCrealo!

ComidaDeMama sabato scorso ha festeggiato 11 anni di blog al Festival dell’Economia di Trento!
In che modo?

Dialogando insieme a imprenditori del settore food nell’arena di Allora Crealo!, spazio di informazione, confronto e approfondimento dedicato ai giovani con idee che vogliono diventare impresa, gestito da Euricse e The Hub Rovereto all’interno del Festival dell’Economia di Trento.

Grazie ai vostri like e condivisioni su facebook, davvero tanti. E grazie a chi ha pure trovato il tempo di passare a sentire e a fare un saluto.

Partecipare agli incontri proposti, parlare con le persone tra un incontro e l’altro è stato molto stimolante.
Cosa mi è piaciuto di più?

1 -L’accoglienza
Uno staff giovanissimo e sorridente, pieno di energia. Un esempio? Vi presento Alexandra Bobic di Euricse e Lorenzo Viesi, fondatore di Vitamina Studio, talento eclettico e creatore, tra le mille cose in questa occasione, del logo di AlloraCrealo!

2 – Le risme giganti di fogli per discutere e tracciare le idee.

3- Stampanti 3D all’opera!. Qui sta creando lo scoiattolo, simbolo del Festival dell’Economia. Mi dicono che siano già operative stampanti così solo per il c i o c c o l a t o )

4- Rivedere dopo TravelNext i creatori di Italian Stories.
Artigianato ed e-commerce nel loro progetto non si traducono in mera vetrina di oggetti. Italian Stories racconta le persone, fa scoprire territori.
Mi han colpita dritta al cuore con il loro “Vuoi diventare apprendista per un giorno?”.

Scopri Italian Stories… / What Italian Stories is… from italian stories on Vimeo.

5- Birra del BoscoNavarini RameL’Orto di Pitagora = birra – artigianato del rame – ristorante vegetariano/vegano.
Imprenditori trentini pieni di talento, compagni di questa chiacchierata ad AlloraCrealo!
Tutti e tre meritano dei post a parte e un bel po’ di fotografie. Faremo al più presto anche questo.
Intanto visitate i loro siti!

6- CucinaMancina

La food community dedicata ai mancini alimentari, ovvero tutti coloro che hanno bisogni alimentari diversi dalla maggior parte delle persone, per scelta, per necessità oppure per semplice curiosità. (Gambero Rosso)
Un portale ricchissimo, un ricettario con filtro, due libri all’attivo, prossimamente un database con ristoranti e negozi dedicati ai diversi regimi alimentari.

Non conoscete CucinaMancina? L’intervista per Il Gambero Rosso racconta molto bene il perché e il per come.

Lorenza Dadduzio, direttore artistico di CucinaMancina, si è fatta in quattro se non in cinque durante questi giorni:
ha organizzato un aperitivo mancino al tramonto (e a Trento ci son dei tramonti!), è intervenuta alla nostra tavola rotonda e durante la Notte Verde di Rovereto ha presentato l’ultima fatica: il libro Eat different. Ricette creative per chi mangia diversamente, edito da Gribaudo.


Il Festival dell’Economia e AlloraCrealo! stanno pian piano consumando le ultime ore di attività per quest’anno. Nel frattempo Matteo sta leggendo per bene tutto il programma…

May 27th, 2014

ComidaDeMama a Stoccolma – Un caffè nel Vasastaan

Siete a Stoccolma e volete fare una pausa con un caffè e una pasta profumata di cardamomo e cannella? Go for a fika!
Tranquilli, non mi ha dato di volta il cervello. Non ho una regressione adolescenziale e tanto meno ho iniziato a scrivere tutto con la kappa :)

Fika in svedese è sia un verbo, sia un sostantivo che racconta di tazze di caffè bevute in compagnia di kanelbullar e di tutto il repertorio di dolci (definiti fikabröd) che la Svezia può offrire.

Ho la fortuna di vivere qualche giorno nella casa di inizio ’900 di una mia amica che vive nel Vasastaan, quartiere nel cuore di Stoccolma.

Pronta a partire con Matteo e il passeggino alla volta della Stockholms stadsbibliotek di Gunnar Asplund mi imbatto nel Systrarna Anderssons.
Probabilmente questo bar/panetteria/pasticceria non esiste più, credo lo abbiano chiuso, chiederò alla mia amica.

Cosa era più attraente, l’interno leggermente in mal arnese ma con molto carattere o l’esterno organizzato con dei bei tavolini e morbidi plaid per non morire assiderati nonostante il sole?

Ecco un’impavida locale che sfida le basse temperature del mattino. Ho vissuto per molti anni in Olanda, ma non mi sono temprata abbastanza.

Non ho fotografato molto cibo in questo viaggio perché ero molto più attratta dalla luce che continuava a rivelare edifici e spazi pubblici, dalle persone e dalla ricchissima proposta di design.

Ma questo bar incontrato nei primi cinque minuti di passeggiata mi è piaciuto e allora ve lo racconto per immagini.

L’interno era accogliente e molto informale.
Forse è qui che Matteo ha consolidato la parola kanelbullar per indicare tutto questo ben di dio disposto in bella vista sul tavolo.

Pasticceria da forno svedese e pani bellissimi erano gomito a gomito con un piccolo esercito di tazzine spaiate bianche e blu. Da manuale.

Stoccolma conta una varietà molto ricca di locali, più o meno tradizionali, più o meno informali. Non mi prendo la briga di fare alcuna recensione.
Questo che vedete è un piccolo bar di quartiere che forse non esiste più. Profumava di buono e mi piacerebbe tornare e ritrovarlo di nuovo.

May 24th, 2014

ComidaDeMama a Stoccolma. Skeppsholmens Folkhögskola, una scuola speciale dietro al Moderna Museet


La luce di Stoccolma è vibrante e generosa, accompagnerà tutti i giorni del mio viaggio. Raggiungo l’isola di Skeppsholmen, voglio vedere dove si trova il Moderna Museet anche se so che non lo visiterò. Oggi ho camminato molto con il piccolo Matteo in passeggino e per lui sarebbe troppo stancante.

Ci fermiamo al Cafe Bloom, all’interno del museo, per una pasta al cardamomo e cannella e una pausa sotto il ciliegio del giardino. L’atmosfera è rilassata: nessuna musica di sottofondo, solo il parlottare delle persone e il tintinnio dei cucchiaini sulle tazze.


E per gli eterni giorni cupi, non c’è che dire, gli interni sono molto accoglienti.

Raggiungendo il Caffè Bloom sono entrata un momento nel ristorante del museo, molto conosciuto per la vista che offre sulla città. Giudicate voi, è una meraviglia!


In questo momento in sala non ci sono persone, ormai l’ora del pranzo è conclusa.
Per deformazione professionale amo molto vedere questi spazi non abitati. Mi piace vedere i segni del lavoro che rimane da fare prima che tutto diventi perfetto, prima che arrivino gli ospiti. Anche se non se ne sta ancora occupando nessuno si sente la tensione. O almeno la sento io.

Insomma, cercando il Cafè Bloom sbircio tutto quel che si può del museo, bookshop, spazi comuni, porte aperte, mentre Matteo procede con passo sicuro tuonando: “Kanelbullar, kanelbullar!”

Pensavo di accontentarmi di vedere dall’esterno il Moderna Museet progettato da Rafael Moneo e invece l’isola ha deciso di farmi una sorpresa.

Trovo un mini cantiere navale. Le barche sono piccole e di legno grezzo. Sicuramente è una scuola ma scoprirò solo più tardi di cosa si tratta.
Davanti a me giovani e adulti lavorano insieme.
Il legno ha un odore buonissimo esaltato dal sole, altroché cannella e cardamomo.

Scopro dove sono finita.
Sto osservando a occhi sgranati gli allievi del corso di costruzione di barche nordiche della Skeppsholmens Folkhögskola (Skeppsholmens folk high school).
Al termine del loro lavoro vareranno la loro barca facendo un giro nell’arcipelago.

Date un’occhiata a tutte le fasi del lavoro in questo video, commentato in svedese (!).
La cosa buffa è vedere come si sono conciati gli studenti prima di partire per il loro viaggio di inaugurazione.

Proseguendo lungo la riva ho passato in rassegna un museo en plein air di barche storiche.
In tutto questo mio sgranar di occhi non ho notato il veliero di fine ’800 trasformato in ostello della gioventù Af Chapman .

Quindi dovrò tornare a Stoccolma apposta per colmare questa lacuna.

Nel frattempo proseguirò a raccontare quel che ho visto in questo breve viaggio, svolto a fine maggio del 2013.

Per curiosità, il Moderna Museet
in numeri sui social network:
35.571 contatti su Facebook.
8330 followers suTwitter
Quasi 6500 followers su Instagram

Il loro canale YouTube sembra interessante.

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes