ComidaDeMama

October 5th, 2011 by Elena

(riso+zucchine+patate) = tiedda vegetariana

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Un pugno di riso, un paio di zucchine e tre patate. Con l’aiuto di sale, timo e un filo di olio il tutto si trasforma in un tortino da cuocere in forno. Facile, veloce e nutriente.
La tiedda è un piatto della tradizione pugliese, ci spiega la nostra amica di Squinzano (LE), fatto con riso, patate, cozze, prezzemolo e aglio. Una sera lo ha servito in questa versione vegetariana e ha conquistato Marta.

Sicuramente avere una buona mandolina per affettare le verdure facilita la vita e velocizza le operazioni. Marta si diverte molto ad aiutarmi a disporre le verdure a strati.
Fino a qualche settimana fa siamo riuscite ad avere le ultime zucchine della Val di Gresta, andando presto al mercato dei contadini.
E adesso che le zucchine non ci sono più? Useremo solo riso e patate, con il timo e le erbe aromatiche non più fresche ma essiccate. E sarà buonissimo lo stesso.

Prima della ricetta, qualche nota:
Quantità. Sono indicative, a noi piace molto così.
Però vi piacciono di più le zucchine? Aumentate le zucchine! Amate la menta? Mettete la menta! Volete finire con una deliziosa crosticina di patate? Finite con le patate!
Sale. Dipende molto dai vostri gusti.
Provate, provate e provate. Fino a che troverete, come noi, la quantità ideale.
L’ultimo strato. Non abbiate paura di sovrapporre troppo le verdure.
In cottura si ritireranno, quindi meglio abbondare.
Temperatura di servizio. E’ un tortino buono sia caldo, sia tiepido o a temperatura ambiente.
Se riuscite ad aspettare il giorno dopo, godrete ancora di più del gusto rilasciato dalle erbe aromatiche.

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Tiedda vegetariana
ingredienti per una tortiera da 26 cm:

80 g di riso basmati
2-3 zucchine di grandezza media
2-3 patate di media grandezza, possibilmente a pasta gialla
timo, origano, basilico a piacere – fresco o essiccato a seconda della stagione
qualche cucchiaio di pan grattato (optional)
olio
sale
acqua

Preriscaldare il forno a 200°C.
Far riposare il riso in una ciotola di acqua fredda per 30 minuti. Scolare e mettere da parte il riso.
Mondare le zucchine e sbucciare e lavare le patate. Affettare a rondelle sottili utilizzando una mandolina.
Ungere il fondo della tortiera con un filo di olio. Disporre un primo strato di zucchine, seguito da uno strato di patate. Cospargere con un pizzico abbondante di sale e di erbe aromatiche.
Con le mani bagnate distribuire il riso sullo strato di patate. Aggiungere un po’ di sale e aromi e procedere con strati successivi di zucchine e patate, poco sale ed erbe, fino a esaurimento delle verdure.
Versare sul tortino ottenuto un bicchiere di acqua fredda. L’acqua dovrà raggiungere almeno la metà dell’altezza del tortino, senza però sommergerlo. Condire l’ultimo strato con olio.

Infornare a 180°C per 20-25 minuti circa, verificando che la crosticina di verdura non diventi troppo scura. A metà cottura aggiungere il pan grattato.

Una volta sfornato lasciare leggermente intiepidire prima di portare in tavola.

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July 10th, 2011 by Elena

Milanesa di melanzana alla napolitana


Melanzane impanate, dorate in forno e guarnite con pomodoro fresco e mozzarella.
Dalle cucine di Josè Napoli, anno 1930, alla cucina di Sara, qui nell’Isola di Mallorca.
“Come Milanesa alla Napolitana?” chiedo io.
“Elena, questa è una storia da ComidaDeMama!” Sara mi spiega che in Argentina la milanesa è un modo di cucinare la carne molto diffuso, importato dagli immigrati europei. Il risultato era (ed è tutt’ora!) né più né meno della classica cotoletta alla milanese, o wiener schnitzel, chiamatela come volete.
Nel 1930, però, alla Pizzeria Napoli succede il disastro: la cotoletta non viene bella come al solito.
E di là, in sala, c’era un avventore più che affamato. Cosa fare? Cosa fare ? A Josè Napoli viene in mente di mascherare le imperfezioni di questa benedetta cotoletta milanesa con una bella dadolata di pomodoro e mozzarella. Una passata in forno, per far sciogliere appena la mozzarella, due foglie di basilico profumato et voilà: nasce la Milanesa alla napolitana.
Destinata ad avere un gran successo, arriva a me dopo ben 81 anni, tramite l’amica di Sara, argentina e vegetariana, che la reinterpreta utilizzando le buonissime melanzane che crescono negli orti dell’isola di Mallorca.
Sara aggiunge una buona quota di twist speziando le uova con il merquen, una miscela sudamericana di peperoncino, aglio affumicato e semi di coriandolo.

Ecco la ricetta.
Milanesa di melanzana alla napolitana
Ingredienti per 4 persone
2 melanzane medie
2 uova intere
1 mozzarella
2 pomodori grandi
pan grattato
sale e spezie a piacere
1/4 di cucchiaino di curcuma
foglie fresche di basilico

Preriscaldare il forno a 180°C.
Spuntare le melanzane e tagliarle per il lato lungo ottenendo fette spesse 1 cm abbondante.
Sbattere leggermente le uova con una forchetta, aggiungere sale e spezie a piacere.
Intingere le fette di melanzana una a una, passarle da entrambi i lati in pangrattato e disporre su una placca da forno precedentemente coperta da carta da forno.
Fare cuocere le melanzane 10 minuti da un lato.
Nel frattempo, tagliare il pomodoro, eliminare tutti i semi interni. Ridurre pomodoro e mozzarella a cubetti. Lavare il basilico.
Estrarre la placca dal forno, girare le melanzane e far cuocere 5 minuti. Aggiungere su tutte pomodoro e mozzarella e infornare per altri 5 minuti.
Guarnire con basilico fresco.
Si posso gustare caldissime, a temperatura ambiente e fredde, a voi la scelta!

July 2nd, 2011 by Elena

Percebe (Pollicipes pollicipes)


E’ il crostaceo dall’aspetto più strano che io abbia mai incontrato. Lunghi come il mio mignolo, sembra arrivino dalla preistoria.
E invece son crostacei contemporanei, pescati ieri. Una delle pesche più pericolose, fatte nella profondità dei mari della Galizia. Questi percebe crescono incastonati tra le rocce, in profondità. La Galizia, però, non è l’unico luogo in cui si possono trovare, ma al mercato dell’Olivar qui a Palma de Mallorca arrivano da questa stupenda regione del nord della Spagna.
Il primo carico di stupore e informazioni ci arriva da Miguel, vicino di casa e amico di Sara. Galiziano, vive nell’Isola di Mallorca da qualche tempo, anche se il suo lavoro lo porta spesso in giro per il mondo, in luoghi lontanissimi e piuttosto complicati da raggiungere. Come il Buthan, ad esempio, ma questa è un’altra storia.
Da un paio di sere cuciniamo tutti insieme e ieri ci ha portati al mercato del pesce.

Non mi basterà un mese per raccontarvi tutti i piatti e le spezie che sto scoprendo!

In ogni caso, il percebe l’abbiamo scottato non più di tre minuti in acqua salata. Miguel dice che in Galizia si cuoce usando l’acqua del mare.
Il sapore è ottimo: l’interno raccoglie un liquido che sa di mare e di alghe e la pochissima ‘carne’ non è da meno. Ma l’aspetto è la cosa che più mi è piaciuta.

July 2nd, 2011 by Elena

Gazpacho bianco di melone e cetriolo


Siamo a Mallorca, da Sara. Ed era da così tanto che non scrivevo un post su comidademama che non mi ricordavo come accedere al mio nuovo (nuovo, eh. Nuovo era a marzo, ma da allora non ho più aperto nulla) gestore di post.
Recuperato dal my wise husband il come e il perché, ecco una delle prime ricette di questa vacanza.


Un timeless classic di Sara, che qui a Mallorca acquista di gusto. Sarà che è estate. Sarà che sono lontana e finalmente in vacanza. Sarà Sara.

Gazpacho bianco di melone e cetriolo
Ingredienti:
1/2 melone bianco, non molto grande e non molto maturo
1 cetriolo
2 cucchiai di mandorla tritata finemente
3 cucchiai di aceto di mele
6 cucchiai di olio di oliva
1 bicchiere scarso di acqua
sale

Pelare il cetriolo e il melone e togliere a entrambi i semi.
Frullare melone e cetriolo con il sale, l’aceto, le mandorle e l’acqua.
Aggiungere l’olio e continuare a frullare. Eventualmente aggiungere un po’ di acqua.
Raffreddare in frigorifero per qualche ora.
Servire in piccoli bicchierini accompagnato con fette di jamon serrano.

March 4th, 2011 by Elena

3-6 marzo 2011 – Festival du Livre Culinaire

Voglia passeggiare per le strade di Parigi, non solo per vedere il Festival du Livre Culinaire 2011.
In ogni caso, non potendo andare, sento le novità del salone grazie a Edda-Un dejeuner de soleil. Che racconta di avere visto in bella mostra i libri de La cucina di Calycanthus. E ne siamo molto felici. La cucina toscana e La cucina siciliana sono approdati in Giappone, in USA, in 4 parti di Italia per un certo giveaway natalizio. Auguro ai libri calycanti mille e mille giri nelle fiere più rappresentative di questo settore.

February 22nd, 2011 by Elena

Basmati al cardamomo e cannella.

ricetta-basmati-cannella-cardamomo-comidademama

“Cosa cucini questa sera per cena, Comida?”
Due pugni di riso basmati, bolliti in acqua aromatizzata al cardamomo e cannella.
Della serie: come ottenere in pochi minuti un riso profumato. Si guarnisce con anacardi e si accompagna con yogurt bianco.

Ingredienti per 4 persone:
2 tazze di riso basmati
sale
10 capsule di cardamomo
5 pezzetti di cannella

per guarnire:
ghee, burro chiarificato.
qualche foglia di coriandolo fresco e anacardi tostati e spezzettati

Lasciare in ammollo il riso basmati per 20 minuti, scolare.
In una pentola mettere a freddo i baccelli di cardamomo leggermente aperti per consentire ai semini neri interni di sprigionare il loro sapore e profumo e cannella e portare ad ebollizione, salare l’acqua e cuocere il riso. A seconda della qualità impiegherà dai 5 a i 15 minuti. Verificare assaggiando di volta in volta.
Scolare e servire guarnito con qualche cucchiaiata di ghee, anacardi e foglie di coriandolo.

Gli anacardi possono essere inseriti anche nell’acqua fredda. Saranno più cedevoli al morso.

Prodotti AltroMercato utilizzati per le ricette di riso.

Riso Basmati semi integrale
Anacardi tostati e salati dal Brasile
Cardamomo dallo Sri Lanka
Stecche di cannella dallo Sri Lanka

January 30th, 2011 by Elena

Come usare il lemon grass? Spiedini di maiale allo zenzero.


Un mazzetto di lemon grass. Un’aggiunta fuori programma alla mia lista della spesa per una (bellissima) serata tra amici, passata a cucinare tutti insieme yaki gyoza.
Entrare nel negozio di alimentari tailandese di Trento e attenersi alla lista della spesa è molto difficile.
Qui ho ritrovato, come quando vivevo ad Amsterdam, le radici di curcuma fresca, il coriandolo con le sue radici. Ogni volta scopro nuove verdure dai nomi impronunciabili.

Detto fatto, il lemon grass è arrivato in casa con il resto della spesa. Come mettere subito all’opera questo fuori programma?
Avanzava un po’ di ripieno dei yaki gyoza e il lemon grass si è trasformato in spiedino.
Mondato, lavato e inciso, il lemon grass trasferisce alla carne il suo aroma caratteristico, molto delicato, che ricorda il limone.
Esperimento direi riuscito, l’ho ripetuto ieri sera modificando a occhio la ricetta. Niente cavolo nell’impasto e molto più zenzero. Ecco la ricetta, che può variare a seconda dei vostri gusti.

Spiedini di maiale allo zenzero.
Ingredienti, piuttosto a occhio, per 10-12 spiedini:
10-12 steli di lemongrass ( se sono grandi si possono dividere in due e la quantità diventa 5-6)
800 g carne macinata di maiale
1 cucchiaio di olio di sesamo
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaino di fish sauce
5 foglie secche sbriciolate di kaffir lime (optional) oppure 2 foglie fresche tritate finissime
2 cipollotti tagliati a rondelle fini
una radice di zenzero da 4 cm pelata e tritata finemente
1 cucchiaio raso di fecola di patate
2 cucchiaini di zucchero di canna
un bicchiere di vino bianco o di sherry

In una ciotola mescolare la carne tritata, l’olio di sesamo, la salsa di soia, il cucchiaino di fish sauce, il kaffir lime, i cipollotti tagliati a rondelle fini, lo zenzero tritato finemente, il cucchiaio raso di fecola di patate e lo zucchero di canna. Coprire la ciotola e lasciare riposare in frigorifero per 30 minuti.
Preriscaldare il forno a 200°.
Mondare e incidere gli steli di lemon grass. Dividere l’impasto in 10-12 parti uguali.
Formare gli spiedini. Con le mani bagnate fare aderire l’impasto di carne a ciascun stelo di lemon grass.
Rivestire di carta da forno una teglia e appoggiare gli spiedini distanziati gli uni dagli altri.
Spennellare la superficie degli spiedini con il vino bianco.
Cuocere gli spiedini per 15 minuti a 200°C. Verificare la cottura infilzando uno stecchino nella carne tritata.
Aumentare la temperatura a 230°C e proseguire per altri 5-10 minuti, fino a quando non diventeranno dorati.

January 22nd, 2011 by Elena

These are a few of my favorite things #1 – ciotola azzurra

Ci sono oggetti che mi seguono da ben tredici anni, come questa ciotola azzurra.
E’ fatta a mano da mia nonna, che era bravissima in tante cose, anche a creare oggetti partendo da un pugno di argilla.
Di trasloco in trasloco la ciotola è stata impacchettata, spedita dal Piemonte alla prima delle tre case in cui abbiamo vissuto ad Amsterdam. A Boston no, non è venuta. Per un anno ha fatto anticamera in uno degli scatoloni, fino al nostro trasferimento a Trento.

Questa mattina, mentre riordinavo i piatti della colazione me la sono trovata davanti. Eccola qui.

January 22nd, 2011 by Elena

La focaccia passo a passo di Dan Lepard

ricetta-focaccia-bianca-olio-dan-lepard-comidademama
Mettete insieme Dan Lepard, enza-io da grande e la bravissima Fanny di Foodbeam.
Mescolati adeguatamente, daranno origine anche a voi a questa focaccia bianca, morbida e piuttosto condita. Da sbattersi per terra.
Long story short, due anni fa Enza posta una focaccia da capogiro. La ricetta era di Dan Lepard, il Christophe Felder della panificazione, segnalata a sua volta da Fanny di foodbeam.
Ricetta con fotografie step-by-step in lingua inglese, Enza era troppo in faccende affacendata per tradurla. Sotto il suo post, però, c’erano molti commenti che chiedevano le spiegazioni in italiano.
Io avevo un po’ di tempo e l’ho tradotta per lei.

Oggi, dopo ben due anni, ho rifatto questa meraviglia. Ora sta lievitando. Intanto vi faccio vedere l’ultima foto dell’ultima focaccia fatta con questa ricetta.

Per le immagini riferirsi al Réussir la focaccia, pas à pas – Mastering focaccia, step by step – by Fanny di Foodbeam

IMG_7336Focaccia di Dan Lepard

Focaccia bianca
ricetta adattata dall’originale di Dan Lepard, a sua volta adattata da foodbeam.

Starter:
200g acqua 20°C
150g farina tipo 00
7g lievito di birra fresco finemente tritato, oppure 5g di lievito istantaneo per pane

Aggiunta successiva:
150g acqua a 20°C
15ml olio di oliva, più altro per le piegature
375g farina tipo 00
10g sale fine
seguono tre immagini

Mescolare insieme gli ingredienti per lo starter in una grande ciotola. Coprire la ciotola con un asciugamano e lasciare per due ore in un ambiente caldo, dando una vigorosa mescolata all’impasto dopo la prima ora.
Dopo queste due ore l’impasto deve presentare delle bolle e deve essere raddoppiato di volume.
seguono tre immagini che raccontano quest’ultimo passaggio
Mescolare nella ciotola acqua e olio. Aggiungere la farina e il sale e mescolare con un cucchiaio fino amalgamarlo grossolanamente. Coprire la ciotola e aspettare 10 minuti.
seguono quattro immagini di come la pasta si presenta dopo i primi 10 minuti e dopo le prime tre piegature
Cospargere le mani e la superficie di lavoro con dell’olio e con una spatola rimuovere la pasta dalla ciotola e trasferirla sul piano di lavoro.
Lavorare la pasta stirandola gentilmente (non tirandola, insomma, brutalmente) con la vostra mano destra tendendo fermo il lembo sinistro con il vostro pollice sinistro. Poi piegare e ruotare la pasta. Ripetere questo tipo di piegatura per dieci volte stando attenti a fermarsi prima che la pasta inizi ad attaccarsi al piano di lavoro.
Far riposare la pasta per 10 minuti, coperta. Ripetere nuovamente questa piegatura. Far riposare la pasta per 10 minuti, coperta. Ripetere nuovamente questa piegatura.
La pasta cambierà, da grumosa a liscia ed elastica.
Coprire con un asciugamano e lasciare riposare per 40 minuti.
seguono tre fotografie delle prossime piegature
Ora è tempo delle vere piegature e stirature. Questo tirerà e allungherà le future bolle, quelle che creeranno l’alveolatura nella focaccia cotta.
Tirare la pasta formando un rettangolo e piegarlo in terzi (come si fa per le lettere) in una direzione e poi nell’altra. Ripetere questa operazione per altre due volte con 40 minuti di intervallo.
seguono due immagini di come si presenta la pasta dopo i 40 minuti di risposo
Una volta tirato e piegato per tre volte lasciare riposare per 30 minuti l’impasto prima di formare la focaccia.
segue un’immagine in cui si vede la focaccia già appiattita ma non ancora cotta
Oliare una teglia da forno con olio di oliva e posare su di essa il nostro impasto.
Appiattire leggermente l’impasto usando le dita- è normale se la pasta, dopo la pressione del polpastrello, torna su. Coprire con un asciugamano e far riposare in un luogo caldo per 20 minuti.
Pre-riscaldare il forno a 220°C.
Prendere gli angoli e tirarli fino a raggiungere gli angoli della teglia. Spruzzare un po’ di acqua e un po’ di olio.
Cuocere per 15 minuti a 220°c e altri 15 minuti a 200°C.
Far raffreddare su una gratella.

January 19th, 2011 by Elena

Le Cafe – Video di Stephanie Marguerite & Emilie Tarascou


Le Cafè non poteva essere descritto meglio: Un petit bijou d’humour noir et sans sucre, indéniablement réussi que je tenais à vous faire partager.(blog di DeeDoo)
Segnalato da Marìe (grazie!), Le Café è un cortometraggio che conclude un corso di studi in animazione 2D et 3D all’Ecole des Métiers du Cinéma et de l’Animation d’Angoulême (E.M.C.A.).

Il caffè è una passione che ho avvolto nel mio furoshiki migliore per ritratti alimentari 5. Elena e il caffè fatto proprio da loro, dai calicanti.

Marìe mi vuol forse ricordare di prendere meno caffè? Non credo proprio.
Oppure sarà che la sveglia per Maite e Marìe, ieri mattina, era puntata alle 4.15 (e quanti caffè ci vogliono per svegliarsi a quell’ora?). Attraversare la nebbiolina di Roma e aggiungere gli studi di via Asiago per parlare de La Cucina di Calycanthus a Il buongiorno di Twilight.
Insomma. Non si sa. Ma sia il cortometraggio, sia il podcast della trasmissione sono due bei regali per questa giornata.
Credits
LE CAFE
Dir. Stephanie Marguerite & Emilie Tarascou / music Oldelaf & Mr D / France / 2007 Too much coffee can be dangerous! Produced by Ecole des Métiers du Cinéma d’Animation (EMCA) http://www.angouleme-emca.fr/ Oldelaf et Mr D: http://www.legrosours.com/ ___

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