ComidaDeMama

Archive for the ‘Vivere a Boston’ Category

July 3rd, 2008 by Elena

Cucina americana IX- Frutti di bosco surgelati.

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“Quando vivevo a Roma diventavo matta a trovare i mirtilli surgelati, senza di quelli i blueberry muffins non vengono bene, i mirtilli diventano tutti molli.” Chiacchierare con Megan, che a Roma ha vissuto per molti anni, mi ha fatto scoprire molte cose, una tra queste l’uso dei frutti di bosco surgelati.
Nei supermercati nel banco freezer la scelta di frutta surgelata mi aveva stupita fin dall’inizio. Mango, mirtilli, i piccoli mirtilli del Main, more, lamponi rossi e neri, fragole, cranberries, le black cherries, i mix di frutti di bosco, biologici o meno, tutti con dei prezzi assolutamente accettabili, al di sotto di 4$ a sacchetto.
da quel momento la mia torta allo yogurt quella chiamata dei sette vasetti che servo a colazione ha preso tutta un’altra faccia. Ci vuole un po’ più di tempo per cuocere, almeno 10 minuti in più del normale ed è necessario ridurre le fragole ad un volume pari agli altri frutti per non avere disomogeneità nella cottura, ma a parte questo, ragazzi, che meraviglia!
In Italia non mi sembra di ricordare una grande scelta in questo senso. Vorrà dire che raccoglierò i lamponi, le more e i ribes dell’orto della mia famiglia e inizierò a surgelare.
Cucina americana
TUTTE LE RICETTE
Smoker grill, plank cooking. Cotture lente e affumicate.
Truly Scrumptious. Shortbread alle fragole e panna con composta di rabarbaro e lavanda.
Cobb salad
L. C. Klitteng, il Danish Culinary Studio e la pasticceria danese, dall’Isola di Laesoe alla Land of Opportunity.
Kosher salt, sale kosher.
Julia Child
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Comidademama e il Thanksgiving a Rhode Island
Cornbread mini muffins

November 25th, 2007 by Elena

Quando descrisse anche il bidet- Comidademama e il Thanksgiving a Rhode Island


Uscire in automobile da Boston nel mezzogiorno del giovedì di Thanksgiving non è un gioco da ragazzi.
Con le cinque corsie stipate di automobili sembra d’essere in Barriera di Milano alle sette e mezza della mattina.
Dal finestrino un’infilata di archeologia industriale mi saluta, so solo di essere a sud di Boston e chiedo ai nostri amici a che fermata di metropolitana posso scendere per andare a vedere da vicino.
“Avete visto questa mattina la parata di New York? Tutti la guardano mentre preparano il pranzo di Thanksgiving. Quando vivevo a New York mia mamma portava me e mia sorella. Sfilano dei palloni gonfiabili spettacolari. Normalmente faceva un freddo incredibile e tutti tenevano in mano cioccolate calde o caffè per riscaldarsi un po’, ma oggi è così caldo e assolato, chissà quante persone ci saranno!”.
Penso alle mattine del 25 dicembre, Papa Wojtyła che ci benedice tutti in tinello, via Rai1, mentre mio papà monta il burro per il patè di tonno in gelatina, ma non lo dico per timidezza.



Il grande magazzino Macy*s fa sfilare davanti all’entrata sulla 34th Street una considerevole quantità di personaggi famosi, carri allegorici, palloni volanti che possono sollevare decine di persone. I corpi di ballo di Broadway rendono questo spettacolo ancora più americano.
Su flickr centinaia di fotografie raccontano. La preparazione dei palloni, oppure il canonico tacchino e Shrek nella giungla d’asfalto e cemento.

Con tutte queste informazioni e altre chiacchiere varchiamo il confine del Massachusset per arrivare nel piccolo Stato di Rhode Island. Dall’autostrada vedo l’insegna Cape Cod e mi riprometto di andarci non appena il clima tornerà mite e proseguiamo per Providence e Barrington.
Una baia prima di arrivare in pieno Oceano, una fila di casette tutte con il deck sull’acqua, una vera e propria stanza durante il bel tempo attrezzata con BBQ, tavoli, poltrone e la barca attraccata sul davanti.
“Se guardi attentamente tra le increspature dell’acqua si vedono delle piccolissime anatre bianche” Mi fa notare il padrone di casa. La famiglia della nostra amica ha vissuto per molto tempo a New York e il nonno vive ancora lì, a Manhattan. Nessuno di loro rimpiange di essere andato via dalla Grande Mela, qui sono circondati dalla natura, escono spesso in barca durante la bella stagione.
“E poi a New York è a sole tre ore di automobile, mio papà mi ospita, ho un posto macchina, cosa voglio di più?”


Mentre facciamo conoscenza e Marta si aggira sospettosa guadagnando il nuovo territorio i rispettivi padroni di casa s’affaccendano a preparare qualcosa da bere.
Un roseo Cosmo per le signore e un Lagavulin di sedici anni dal sapore di fumo e torba per i signori. Io e il my wise beviamo da sempre solo -e non molto- vino, ma abbiamo affrontato la prova senza cadere dalle nostre sedie. Merito anche di una bella ciotola di calde arroste appena fatte e una sorta di brus australiano, aperto in onore del nostro amico, che è appunto australiano.
“Non vedrai tanti uomini bere un Cosmo, mia cara. E’ rosa ed è famoso per Sex and the city. Hai presente? Vodka, triple sec, succo di lime, succo di melograno o cranberry, ghiaccio. Scuoti il tutto in uno sheker e lo filtri prima di servire.”

Il fatto di prendere il mio aperitivo seduta in terrazza è stato determinante, l’aria era fresca e dritta sulla faccia. Mentre le due mie ospiti newyorkers mi istruivano su cosa vedere o lasciar perdere a Manhattan, il Cosmo veniva sorbito completamente. Ora so di poter reggere un Cosmo con almeno una decina di caldearroste in pancia,
Ho dimenticato di fare le fotografie ai dolci, forse non lo reggo magnificamente.
Il tavolo era preparato fin dal primo pomeriggio. Una cosa curiosa è che il pranzo di Thanksgiving può essere consumato a qualsiasi ora di questo giovedì, basta che arrivino tutti gli invitati e si inizia!
Quindi verso le tre e mezza del pomeriggio tutte le portate venivano disposte sul tavolo, pronte per essere mangiate.
Io ho portato il mio quinto No knead bread e ho preparato al momento una rinfrescante insalata di arance e finocchi che tanto era piaciuta al Signor Yamamoto.


Il tacchino, certo, il tacchino arrosto era la portata principale. A tavola si scherzava intorno ad un amico che in Europa aveva cercato un tacchino per festeggiare e non avevano altro che qualche povera bestia da SOLE 16 libbre (7,2 Kg). Non ho osato chiedere quanto grande fosse il nostro.
A differenza però del tacchino che troneggiava con il suo abominevole volume nella tavola di Thanksgiving della classe di Marta -tavola multietnica che meriterebbe un post a parte– qui è arrivato diligentemente tagliato a fette, disposto in due piatti da portata diversi, uno per il white meat ovvero le parti più bianche e più magre e uno per il dark meat, in effetti erano parti leggermente più scure.
Fuori e dentro il tacchino ecco lo stuffing, il ripieno. Si fa con del pane raffermo tagliato a cubetti tostato ed aromatizzato con sale, pepe, erbe e spesso con castagne o frutta secca. Durante la cottura i grassi e i succhi rilasciati all’interno del tacchino arricchiscono il ripieno.
Nello stesso tempo si raccolgono gli umori rilasciati all’esterno e si fanno restringere al fuoco per creare la salsa, chiamata genericamente gravy. Qualsiasi gravy viene servita nella salsiera, quel pezzo del servizio di piatti che i novelli sposi non sanno mai se includere o meno nella lista delle nozze. Sì, quella che sembra una lampada di Aladino ma senza tappo. Bando alle mie spiritosaggini, andiamo avanti.
Tre composte fatte con i cranberries. La classica salsa di cranberry sciroppati (454 gr cranberry freschi/una tazza di acqua/una di zucchero. Si scioglie in un padellino acqua e zucchero, si versano i cranberries mondati e lavati, si porta ad ebollizione, si abbassa la fiamma, si cuoce 10 minuti, fatto!), una gelatina di cranberries e il chutney fatto dalla padrona di casa.
Mashed potatoes, una copiosa e calda purea di patate aromatizzate all’aglio e alla noce moscata.
Fagiolini al vapore e manicotti (leggere all’americana ma -ni- cho-dii, con la O bella larga) vegetariani per una figlia vegetariana.
Dei piccoli panini con l’impasto simile a quello della challah e una buona porzione di stuffing senza grassi completavano il tavolo.
Alle cinque e mezza la cena era finita, si è chiacchierato di tante cose e dopo aver ritirato i piatti gli uomini hanno visto alla televisione una serie di partite di football americano e noi signore abbiamo fatto tremare i nostri menti alla visione di Miracle on 43th street, versione 1947 e restaurata.
Nonostante questa pausa io non avevo più spazio per i dolci, avrei dovuto almeno fare una nuotata nella baia!
Come ho fatto a non fotografare i dolci non lo so. E’ vero che mi sono molto limitata perchè non volevo mettere a disagio i nostri ospiti facendo un reportage per ogni loro azione.
In ogni caso in tavola sono comparse le tradizionali pumpking pie e chocolate and nuts pie, accompagnate da dei croccanti e dorati biscotti alle noci, ricetta della marina australiana.

E’ stata una bellissima festa, ci siamo divertiti, ci siamo sentiti a casa. E’ stato un bellissimo Thanksgiving.
Il giorno dopo, Black Friday, come ho già scritto in un altro post. E ribadisco, meglio andare a pattinare sul ghiaccio.

November 21st, 2007 by Elena

See you soon. Happy Thanksgiving!

Happy Halloween! Totally Martha's

November 15th, 2007 by Elena

Thanksgiving I- Il tacchino

Comidademama all'opera di farcitura del tacchino
Comida e il tacchino. Trento, Thanksgiving 2006


La prossima settimana celebreremo Thanksgiving in una casa sull’Altlantico, con la sabbia, la bruma di novembre e i fari nella notte, ospiti dei genitori di un collega del my wise. Sono molto felice di poter vivere un Thanksgiving con una famiglia americana anche perchè il mio primo Thanksgiving è stato consumato ad Amsterdam a casa di amici giapponesi che hanno vissuto così tanto negli USA da sentire loro questa festività. In quell’occasione il tacchino era così grande che è stato cotto nel forno dei vicini. Lo scorso anno a Trento con la mia amica Cristina, che ha vissuto a New York per un po’ di tempo, abbiamo deciso di riprovarci e per la prima volta ho messo la mano dentro la pancia di un tacchino.

Live poultry, fresh killed in Cambridge street

Qui a Boston è da prima di Halloween che i tacchini hanno iniziato ad innervosirsi sentendosi nominare e rappresentare in pubblicità e riviste.
Per dire, se uno acquista in queste settimane una grondaia riceve un tacchino in regalo, se si totalizzano 500US$ di spesa da Shaws eccone un altro in arrivo e così via.
La fotografia qui sopra non è stupenda è stata scattata di fretta in un giorno piovoso, ma segnala un negozio che mi ha colpito fin dal primo momento per l’insegna “LIVE POULTRY; FRESH KILLED”, che dire, prima o poi avrò il coraggio di entrare e acquistare almeno le uova, che dicono eccezionalmente fresche. Credo che sarà interessante fare un giro un paio di giorni prima di Thanksgiving.
Immancabilmente Martha Stewart ha dedicato uno speciale su questa festa e così stanno facendo anche tutti gli altri mostri sacri detentori dello stile americano.
Ho mancato deliberatamente il workshop su come tagliare il tacchino organizzato da Savenor’s, una vera istituzione per i carnivori gourmand bostoniani.
Aspetto di raccontarvi come sarà il prossimo giovedì sera, non vedo l’ora.

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