ComidaDeMama

Archive for the ‘video’ Category

January 15th, 2010 by Elena

Cartoni animati – Le ricette di Arturo e Kiwi – Panzanella

“Adoro, adoro, ADORO i cartoni animati! Ricette e cartoni animati!!! Cool!”
Briciolo Di Coscienza: “Pst, pst… ehi, comida! un minimo di aplomb, valà.”
Comida: “Ok, ok. Ma se piacciono anche a te i cartoni, BDC! Ma perchè bisbigliamo?”
Briciolo Di Coscienza: (sospiro e occhi al cielo)
Comida: “Valà, non fare la sofistica. Se ci tieni tanto, ecco l’aplomb. Rattle rattle, umf, umf, schiarisco la voce.”

Ho sempre apprezzato molto il fumetto e il cinema di animazione. Comida: “Va bene, cos

June 6th, 2009 by Elena

Mandorle piccanti.

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Volevo ringraziarvi ancora tutti, per i vostri commenti e post per i sei anni di Comidademama. Grazie.
Vi ricordate il video di Jill Santopietro, chef del New York Times e il suo videoblog Tiny Kitchen?
Nel video che ho segnalato Santopietro prepara in pochi secondi delle mandorle coperte di un caramello a base di zucchero e poco burro. Le aggiungerà poi alla sua insalata si misticanza, mele verdi e Roquefort.
Da Henrietta’s Table ho assaggiato in una ciotola di legno scuro un’insalata di foglie giovani di spinaci, fragole fresche, formaggio francese tipo Roquefort e le noci pecan caramellate e insaporite da una miscela di spezie, segreto dello chef. Ottima.
Perchè non renderle un po’ piccanti e speziate?
Per 100 g di mandorle ho usato 60 g di zucchero di canna Picaflor di AltroMercato, 30 g di burro e ho seguito il video.
Una volta trasferite le mandorle caramellate su una teglia ho spolverizzato il tutto con poco sale e con 1 cucchiaino generoso di curry piccante di AltroMercato.
Si conservano, leggo, per settimane chiude in un contenitore ermetico. Ma spariscono in fretta.
Come potete vedere nello sfondo ho rinnovato le spezie nel masala dabba, il contenitore di spezie immancabile nelle cucine indiane.
Per evitare le bruciature da caramello seguo queste precauzioni.
.Preparare tutti gli ingredienti e tenerli a portata di mano.
.Avere spazio utile per appoggiare velocemente o spostare i propri utensili.
.Mai abbandonare la postazione davanti alla pentola.
.La pentola deve essere facile da maneggiare anche con una mano sola.
.Avere delle presine o guanti da cucina asciutti, comodi e resistenti al calore.
Vi capiterà di doverla tenere con una mano e con l’altra fare scendere le mandorle con un mestolo.
.Proteggere i piani di lavoro con dei taglieri di legno. Ogni cosa che poserete sarà molto calda.
.Non toccare il caramello con le mani fino a che non sarà completamente freddo.
.Tenere lontani i bambini.
Quando lavoravo con i caramelli per farne grandi quantità avevo sempre un kit di primo soccorso per ogni evenienza. Purtroppo l’ho usato spesso per via degli schizzi di caramello che fuoriuscivano dalle pentole.
Spero di non avervi spaventato.
Non è niente di cos

May 20th, 2009 by Elena

Tiny Kitchen. Cucinare [per il NYTimes] in 1 metro quadrato.

Jill Santopietro, chef e recipe tester per The New York Times, prepara un’insalata e mele verdi al Roquefort e noci caramellate nella sua cucina piccolissima (tiny, appunto), poco più di un metro quadrato.
Immaginatevi un appartamento a Manhattan e già sentite la musica jazz di sottofondo, come nei film di Woody Allen.
I taxi gialli, i watertanks, Le pain quotidien per fare colazione, la metropolitana, il Flatiron, la casa del no-knead-bread, le signore eleganti che vanno in giro in sneakers. I fiori all’ultimo piano del negozio accanto a Tiffany e cos

April 5th, 2009 by Elena

Rose Levy Beranbaum in un TV show anni ’80.

Julia Child, la mia ex vicina di casa, continua ad essere la prima bella scoperta gastronomica del mio anno passato a Boston.
Per la sua storia, la sua innovazione, per come ha cambiato il modo di cucinare degli americani già nei primi anni ’60.
Sconvolge le casalinghe a modo e per bene servendosi un buon bicchiere di vino francese e consigliando di fare altrettanto.
Presenta davanti a se’ una fila di polli come se fossero le Plus belle girls: “Miss Broiler, Miss Fryer, Miss Roaster, Miss Caponette, Miss Stewer and Miss Old Hen”. video
Il suo show è altamente imperfetto, umano. Jamie Oliver ha usato gli stessi meccanismi con successo.
Nessun taglio di pellicola, si gira dal vivo, ad ogni imperfezione o errore nelle preparazioni seguono consigli pratici su come rimediare.
L’America nelle groceries inizia a chiedere lo scalogno.

Ma Rose Levy Beranbaum, eh.
Non si può non annoverarla nella categoria star.

Qualcuno l’ha vista a Napoli [e uno, due tre e quattro… come nella La Gatta Cenerentola]? Oppure A Ischia?

The bread bible e The cake and pastry bible sono due libri che ho sempre a portata di mano, anche se i 100 post di anice&cannella stanno facendo loro una concorrenza spietata.

Dei libri della Rose Levy Beranbaum mi piacciono soprattutto i passaggi spiegati non con fotografie, ma con illustrazioni.

Cosa mi ha ispirato questa autrice?

Rose Levy Beranbaum. Ispirazioni.
Pasta sfoglia 1 e 2
Scones
Cucina americana- L. C. Klitteng, il Danish Culinary Studio e la pasticceria danese, dall’Isola di Laesoe alla Land of Opportunity.
Treccia danese ai lamponi Step-by-Step
Angelica (verticale) Step-by-Step Pane al germe di grano-Heart of wheat bread, io al world bread day porto Rose Levy Beranbaum
No Knead Bread
Alla lista si aggiungono altre cose che non sono riuscita ancora a fotografare. Causa, lo sperimentate anche voi spesso: alto indice di gradimento, che fa sparire il tutto prima che l’obiettivo venga puntato.

Oggi ho messo uno dei suoi TV show degli anni ’80, trovato nel suo blog Real Baking with Rose.
Si percepisce chiaramente il passare dei decenni, anche nel modo di raccontare una ricetta davanti a una telecamera.

Eccola qui solo un anno fa. A tenere una lezione sulla farina alla NY University
.

February 15th, 2009 by Elena

Cucina Cinese. Taiwan street food con Ching-He Huang 黃瀞億

Ching-He Huang è foodwriter, conduttrice di programmi di successo sulla BBC. Nasce a Taiwan, ma vive in Africa e in Europa. La sua formazione passa attraverso scuola prestigiose, tra cui la Bocconi di Milano.
Mi piace molto questa sua ricognizione tra i profumi dello street food cinese.

January 26th, 2009 by Elena

Solo per i bambini? Làstrego & Testa Multimedia.

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Lastricotesta. Multimedia manco a parlarne, erano gli anni ’70. Avevo l’età di Marta e non sottilizzavo sui nomi mentre leggevo le avventure di La Giovanna. Fumetti. Ho ricordi di tavole bellissime. Alcune ambientazioni mi intimorivano.
Lastricotesta. La mamma di Marco mi segnala una loro produzione per RAI3 iniziata ieri mattina. Amita della Giungla. L’animazione è definita ‘carta ritagliata digitale’. I personaggi sono colorati con la tecnica dell’acquerello su carta, per mantenere una vicinanza all’illustrazione tradizionale.
Io non ho televisione e la probabilità di essere sveglia alle 8 di mattina della domenica è prossima al meno infinito. Ma i film di animazione mi piacciono molto , cos

June 24th, 2008 by Elena

Comidademama per i bambini. Truly Scrumptious

Torniamo da uno stupendo fine settimana passato a Cape Cod, passati con dei nostri amici nella loro stupenda casa di Truro, piena di ricordi di infanzia, riviste National Geographic degli anni Trenta da sfogliare, una natura spettacolare intorno a noi. E l’Oceano, i laghi in cui tuffarsi. Abbiamo percorso le strade del Cape sentendo il Quartetto Cetra e cantando con le bambine Happy Feet (oh oh I love it. Love it).
Verso sera Marta e le sue piccole ospiti hanno guardato Chitty Chitty Bang Bang, un film tratto da un racconto di Ian Fleming, come mi corregge Megan, la nostra ospite, e non di Roald Dahl.[tratto da un racconto di Road Dahl, lo stesso autore di Mathilda e Charlie and the Chocolate Factory, libri che Marta ha letto e riletto, ora anche in inglese.]
Questa canzone è rimasta nella testa di Marta e per me è stata servita su un piatto d’argento una nuova occasione imparare a memoria insieme a lei una nuova canzone e per spiegarle quanto nella letteratura anglofona sia importante il cognome e il nome dei vari protagonisti, per delineare chiaramente le diverse caratteristiche e personalità.
“In Mathilda Mrs. Trunchbull non può raccogliere mazzolini di violette per te, che ne dici?”
Truly Scrumptious vuol dire veramente deliziosa, si può dire di un cibo e anche di una persona.
Se volete impararla anche voi con i vostri bambini ecco il testo, le parole nella canzone sono scandite perfettamente.

April 7th, 2008 by Elena

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My first puff pastry

Meno semplice di quanto immaginassi, per il primo tentativo direi che non mi posso lamentare ma il risultato è nettamente migliorabile. Mentre stendevo la pasta mi è uscito un po’ di burro, ma non è stata la fine del mondo.
Queste prime sfoglie salate, un po’ rustiche e spesse, sono state tirate finita la settima piegatura e dopo venti minuti di frigorifero. Il resto è in freezer, l’ho tirato fuori giusto il tempo di fare la fotografia, vedremo nei prossimi giorni cosa cambierà a cottura ultimata. La sfogliatura non è omogenea, ma il gusto è eccellente, anni luce migliore dalle sfoglie che si acquistano nei negozi.
Riproverò nuovamente, vorrei imparare a fare la sfoglia bene, ma l’idea di cos

April 4th, 2008 by Elena

Weekend piovoso, proviamo a fare la pasta sfoglia con Ms. Glaze & Chez Tse

Che tempo freddo e piovoso! Si prospetta un freddo fine settimana e ho deciso di provare a fare per la prima volta a mano la pasta sfoglia. La ricetta è quella di Rose Levy Beranbaum ma via you tube ho trovato un allegro tutorial di due simpatiche ragazze che hanno frequentato il Cordon Bleu come Julia Child! e lavorato da Pierre Hermé. Grazie allora a Ms Glaze e a Chez Tse, torno ai compiti di italiano di Marta mentre il burro si ammorbidisce appena. E poi vedremo cosa ne verrà fuori.

December 16th, 2007 by Elena

Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread

Sullivan St Bakery


Sullivan St Bakery
533 West 47th Street
New York

Tiro fuori dalla tasca l’appunto mentre incrociamo la 50ma strada.
“Hai voglia di uno spuntino? Siamo vicini alla Sullivan St Bakery, quella del No Knead Bread
Dieci minuti di cammino attraverso i cartelloni dei musical del Theater District ed eccoci in Hell’s Kitchen.
Cercare un indirizzo a Manhattan è come giocare a battaglia navale. Per via delle strade, che sono quasi tutte perpendicolari e parallele.
Dalla 8th Avenue in poi la 47ma strada perde gradualmente il suo clamore cosmopolita e torna ad essere un po’ da tutti i giorni, anche un po’ dimessa. Il tempo grigio non aiuta a migliorare il paesaggio d’insieme, ma nell’ultimo tratto di strada si distingue una bella tenda rossa. Ci siamo.

Sono sicura di vedere Clark Kent seduto in vetrina mentre beve caffè leggendo il giornale.
Entriamo in una panetteria vera, che sa di farina tostata.
L’arredamento è semplice, solo un bancone che espone una buona serie di focacce e una piccola selezione di dolci. Dietro, i classici scaffali con allineate le forme di pane. Tutti i nomi dei prodotti sono in italiano.

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Sulla parete più stretta una serie di ripiani mettono in mostra panettoni, ossa di morti, biscotti di Prato e qualche bibita analcolica.
Il caffè e il tè sporgono da un piccolo sbalzo di fianco alla porta di entrata, 1.75$ a bicchiere.
Quello che sembrava un posto a sedere si rivela uno strettissimo e lungo tavolo appoggiato alla vetrina, pieno di giornali e di piccole stelle di Natale in vaso.
Al nostro arrivo c’è un po’ di movimento. Una commessa ispanica sta tagliando un trancio di Bianca per una signora. Un ragazzo in giacca e cravatta sta porgendo il suo curriculum vitae ad un signore del negozio. Contemporaneamente Clark Kent ed il suo amico pagano il conto e ci lasciano le loro due sedie in legno e ferro anni ’50.
Io rimango piantata lì, a vedere la Bianca. E’ una focaccia lunghissima, appoggiata su un tagliere fatto apposta per lei. Ha delle alveolature enormi e una bella crosta. Di tutte le focacce che abbiamo provato è stata di gran lunga la migliore nella sua semplicità.

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Chiedo se posso fare fotografie, non c’è problema, mi dicono le commesse. Ma ad un certo punto mi fermano, non posso più. Indicano il soppalco che abbiamo sopra alla testa. Il loro supervisore non vuole.
Non c’è problema, dico io, ma mi dispiace non poter postare le poche fotografie che ho fatto.
Metto da parte la mia timidezza e parlo con il supervisore, ricomparso per accomiatarsi con il ragazzo del curriculum. Una stretta di mano e una generosa selezione di pani e dolci della casa, un appuntamento per la settimana a venire, mi sembra un ottimo modo per concludere un colloquio di lavoro.

E ho raccontato di voi, dei vostri blog, del fatto che a distanza di un anno dagli articoli (1, 2-ricetta e video dell’intervista)di Mark Bittman del New York Times ci siano persone entusiaste di questo pane e di quanto mi sarebbe piaciuto pubblicare le fotografie su Comidademama. Detto fatto, ho ricevuto istruzioni su cosa potevo e non potevo fare.

“Non può fare fotografie in laboratorio, ma un giro glielo faccio fare volentieri.”
E così fu che Comidademama entrò nel laboratorio del No Knead Bread.
L’odore di farina tostata è più intenso e fa pizzicare la gola. Parecchie persone camminano spedite da una parte all’altra, intanto il mio anfitrione mi spiega che ormai tutto il pane da loro prodotto viene fatto con la tecnica del no knead bread. Le macchine impastatrici lavorano quindi poco.
Metri cubi di impasto stanno fermentando davanti a me, divisi in contenitori. Impilati formano una vera e propria muraglia. Su ogni coperchio una scheda con la composizione dell’impasto e l’orario da rispettare. Qui si avvicendano circa sedici panettieri. Su un grande tavolo di lavoro due di questi stanno lavorando alcune forme, un peccato non poter fare fotografie.
Quasi mi scordo di chiedere il nome del supervisore mentre mi affretto a salutare. Mi sembra di avere rubato troppo del suo tempo, ma in effetti per lui questa è una promozione, anche se non menziona i corsi di panificazione che si tengono periodicamente nel panificio.
Ringrazio Sean e torno alla scoperta di New York.


Sullivan St Bakery
533 West 47th Street
New York, NY 10036
tel 212 265 5580
fex 212 265 5583
info@sullivanstreetbakery.com
http://www.sullivanstreetbakery.com

Ma da dove parte tutta questa ricetta? Dal New York Times, grazie ad un’intervista del giornalista Mark Bittman ed un passaparola che ha fatto fare il giro del mondo a questa ricetta. Ecco i link degli articoli scritti in proposito dal New York Times.


The Minimalist: The Secret of Great Bread: Let Time Do the Work
By MARK BITTMAN
Published: November 8, 2006

Recipe: No-Knead Bread
Published: November 8, 2006

The Minimalist: No Kneading, but Some Fine-Tuning
By MARK BITTMAN
Published: December 6, 2006

A quasi un anno di distanza dagli articoli la popolarità della ricetta resiste.

Da Londra Dandoliva pubblica i risultati del suo No Knead Bread, un tipo di pane semplice da realizzare, un breve impasto, un’attesa di 24 ore, una piegatura, una seconda attesa di due ore, la cottura in una pentola pesante con coperchio.
Ed ecco un pane casereccio, di quelli che si tagliano a fette spesse, con la crosta croccante.
L’idea mi piace, specialmente perchè le ricette di pane della Rose Levy Beranbaum che sto testando sono bellissime, ma molto laboriose. Pubblico anche io il mio risultato e non sono sola.

Immediatamente dopo la pubblicazione dell’articolo del New York Times Rose Levy Beranbaum, pilastro della panificiazione americana, scriveva la sua opinione su questa ricetta e spiegando con lo stile del suo “The Bread Bible” ogni cambiamento di stato del pane in questo lungo periodo. Per lei questa tecnica non è sconosciuta, ma non l’aveva mai realizzata in questa maniera.

All’inizio del 2007 Marina Braito dedicava a questo pane un lungo articolo su Coquinaria. Da questo momento nei forum nasce una lunga serie di interventi e di esperimenti che poi si diffondono in altri forum.

Clotilde di ChocolateandZucchini non riesce a venire a capo della ricetta, fallisce per tre volte e cambia un po’ le proporzioni sospirando per le misure in cups and spoons.
Per molti invece questo pane è un gran successo fin dal primo tentativo.

Consy a marzo faceva esperimenti.

Jaden di Steamy Kitchen prova a vedere se suo figlio di quattro anni può veramente fare questo pane.

Adrenalina posta delle fotografie molto belle della sua prima creazione.

Elisabetta di pane e mele posta il suo primo No Knead Bread accompagnato al dulce de leche di dandoliva.

Sonia si cimenta nella sua nuova casa di Bologna.

Alex di Cuoche dell’Altro Mondo dopo i primi tentativi arricchisce l’impasto con l’olio di oliva.

Stella di sale non ci proverà, preferisce il pane dagli impasti più complessi.

Le coin torinoise si cimenta anche lei e racconta il tutto in tre lingue!

Il sapore della terra usa una bellissima Rommeltopf per la cottura.

Aiuolik annovera il no knead bread nelle sue trenta ricette di pane.

Nei commenti Elena dice di averlo provato con gran soddisfazione, praticamente è stato mangiato fino all’ultima briciola in men che non si dica. Ed erano in due!

Maria Giovanna di Passione&Cucina produce una versione semplice e poi ne cucina una integrale.

Cookie-Corner scopre da Alex delle Cuoche dell’Altro Mondo e da Aiuolik la ricetta e prova anche lei.

Gallina in Cucina usa la farina di grano duro mescolata con quella bianca.

Tulip fa tre tentativi prima di iniziare ad essere soddisfatta e consiglia le proporzioni di Marcela.

Un Tocco di zenzero e FrancescaV sono troppo impegnate con i loro lavori per cimentarsi, prima o poi ci proveranno anche loro.

Lilli di Delicious sta infornando proprio ora.
Et voilà ecco il no knead bread, condiviso l’altra sera a cena con Un tocco di zenzero, di Vittorio e le loro famiglie.


Graziella
, curiossissima, prova anche lei con ottimi risultati!

Il cuore è una frattaglia.2 scrive: Due considerazioni. Il pane è ottimo, ma è pur sempre fatto col lievito di birra, si sente nel sapore e nella consistenza. La cosa veramente interessante è piuttosto il procedimento. Il fornaio newyorkese Jim Lahey non ha inventato niente, ma con una grande intuizione creativa è tornato alle origini mettendo a punto una tecnica dal sapore ancestrale che ci riporta alla rivoluzione neolitica, o quasi. E questo è molto più eccitante di una ricetta per un buon pane.

Come il prezzemolo, novella sposa, è alle prese con i suoi primi tentativi che producono fotografie molto invitanti.

Curiosando in cucina… e non solo! cuoce il pane in una pentola di acciaio ed è soddisfatta del suo primo tentativo, fotografato appena uscito fuori dal forno.

Cocò di sale e pepe quanto basta prova la soddisfazione di svegliarsi la mattina e riempire dopo qualche ora la cucina del buon profumo di pane fatto e cotto da lei.

Stella di sale prepara una ciabatta usando la tecnica del No Knead bread e lascia preziosi appunti e considerazioni su come viene preparata.

Via delle rose prepara un pane al sesamo abbinato ad un caramel au beurre salè veramente peccaminoso.

Fiordiviola di Passione Dolci e Torte Salate sfoggia un’alveolatura da record ottenuta cuocendo il pane in una pentola alta, di diametro 22 cm, complimenti!

Dalla padella alla cattedra riesce a sfornare un ottimo pane nonostante abbia la febbre alta, salvando per altro le sorti di un pasto. Che dire, ormai questo pane è sempre più speciale, è a prova di cuoca febbricitante! Ti auguro una pronta guarigione!

Pasticci in cucina, contagiata anche lei da questa mania prova a cucinare il no knead bread senza usare la macchina del pane. E il risultato è eccellente, un pane fatto con la farina di kamut e infarinato con farina integrale di kamut, simile per consistenza alla semola. Il pane ha una bellissima forma perchè è stato cotto in uno stampo da plumcake.

Angie di Tarallucci e festeggia il Nutella Day con una fetta di No Knead Bread ai semini

Annamaria sforna al primo colpo un pane da campioni, complimenti!

Antivigilia di Pasqua, Claudia di Scorza d’Arancia sforna un bellissimo no knead bread tutto ricoperto di semi di sesamo.

L’elenco si allunga sempre di più e quindi tengo questo finale del post aperto.
E vado ad infornare il mio No Knead Bread.
Grazie ancora, Dandoliva!

Sono certa di dimenticare qualcuno, vi prego di scrivere nei commenti e li aggiungerò prontamente.

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