ComidaDeMama

Archive for the ‘Viaggi e itinerari’ Category

June 2nd, 2016 by Elena

“Ricette di Famiglia” e tutte le bontà di Artigianato e Palazzo

Due domeniche fa a Firenze si è conclusa la XXII edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze.
Come vi dicevo nel post precedente, dal 12 al 15 maggio il Giardino Corsini, aperto in via eccezionale per l’occasione, ha ospitato una selezione di 90 bravissimi artigiani da tutt’Italia e dall’estero.
Pensate: dagli orafi ai cestai, dai cappellai ai fabbri, ai pasticceri, ai liutai, il Giardino Corsini ha accolto in questi 21 anni 149 mestieri differenti.

Lavorando per il blog di Italian Stories incontro gli artigiani nei loro laboratori. È un’esperienza molto entusiasmante.
Ad ARTIGIANATO E PALAZZO il senso di meraviglia di ripete e si moltiplica. Ho potuto vedere molti degli espositori all’opera e non solo i loro straordinari manufatti. È molto interessante guardare le loro mani in movimento, le materie prime e gli strumenti del mestiere, il loro lavoro portato qui, in questo luogo straordinario.
Alcune di queste mani producono bontà.

La gastronomia in questa Manifestazione compare in diverse forme.
L’accoglienza e l’ospitalità offerta ai visitatori, prima di tutto.
Spiccano nel verde delle tende a strisce rosse e bianche, un riparo dal sole ben arredato con tavoli e sedie, perfetto per riposarsi un momento e prendere un caffè o un gelato.
Ho lavorato per molti anni ad Amsterdam curando catering e mi è venuta un po’ di nostalgia osservando lo staff del catering Tuscan Excelsia allestire per il pubblico i pranzi e gli aperitivi serali. È un lavoro faticoso ma che dà molta soddisfazione.

Non molto lontano dal profumo di caffè del mattino ho trovato lo spazio dedicato a Ricette di Famiglia, uno degli eventi collaterali di ARTIGIANATO E PALAZZO nato in occasione del ventennale della manifestazione e curato dalla giornalista gastronomica Annamaria Tossani.
“Un’idea che arriva a toccare anche l’artigianato culinario, con l’intento di esaltare e valorizzare il forte legame dell’odierna cultura gastronomica con quella delle antiche ricette familiari e dei saperi tradizionali.
Si tratta di incontri quotidiani con autori di originali libri di cucina dedicati alla cultura gastronomica del nostro Paese.”

I libri presentati in questi giorni al Giardino Corsini:
Opere/Works (Cinquesensi Editore) di Gualtiero Marchesi con Giorgiana Corsini
Gli Aristopiatti (Guido Tommasi Editore) di Lydia Capasso e Giovanna Esposito con Orçun Malkoclar
111 ricette italiane che devi saper cucinare (Emons Editore) di Luisanna Messeri con Zefiro Ciuffoletti
Taste archaeology. Campagna di scavi gastronomici nelle ricette della nostra storia (Pacini Editore) di Licia Montagnani con Luciano Zazzeri.

Di nuovo, deformazione professionale legata a uno dei lavori che ho fatto per anni, mi piace molto vedere gli allestimenti ormai conclusi e compiuti in quel pugno d’ore che corre tra l’ultimo controllo e l’arrivo dei protagonisti dell’evento in programma e, di seguito, dei visitatori.
E non sono l’unica! Mi raggiunge Alice, bravissima blogger, co-autrice con Eva di Ubiquechich – la vedete qui nella fotografia, anche lei come me e altri otto blogger è invitata in questi giorni alla Manifestazione. Scambiamo due parole, scattiamo qualche fotografia, apprezziamo da vicino le ceramiche della nuova collezione “Babele” creata da Richard Ginori.


E in questa occasione conosciamo Annamaria Tossani in persona, che ci illustra l’allestimento curato da Riccardo Barthel e ci annuncia che la principessa Corsini sarà al fianco di Gualtiero Marchesi durante la presentazione del suo libro “Opere/Works”

Se avete avuto la fortuna di partecipare alla manifestazione avrete notato la principessa Corsini sfrecciare da un capo all’altro del Giardino con la sua bicicletta. Oppure l’avrete vista accompagnare visitatori arrivati da oltreoceano, incuriositi dalla proposta creata per la Manifestazione da Italian Stories: una passeggiata con la principessa Corsini e Neri Torrigiani tra le dimostrazioni di lavoro dal vivo delle antiche tecniche e lavorazioni degli esperti Maestri artigiani e le meraviglie architettoniche e naturali del Giardino Corsini. E per concludere, un pranzo sotto le bellissime tende per poter conversare ancora un po’.
Oppure l’avrete incrociata di passaggio nelle limonaie o tra i gazebo, a discorrere con gli artigiani e con i visitatori. Instancabile, ha riservato un momento dedicato solo a noi dieci blogger invitati alla manifestazione. L’avrete anche vista partecipare agli incontri e ai dibattiti in programma sotto la loggia del Buontalenti.
E proprio qui, sotto la Loggia, la osservo in un raro momento di quiete, intenta a sfogliare il libro di Gualtiero Marchesi.

Ed è stata una presentazione vivace, divertente e molto interessante. Gualtiero Marchesi ha raccontato il suo lavoro e le scelte nel costruire i suoi piatti mostrando tutta la sua eleganza e il suo garbo. Mi capita spesso di incontrarlo nei racconti di Anna Prandoni, scrittrice, giornalista e direttrice dell’Accademia Gualtiero Marchesi e poterlo sentire dal vivo mi ha fatto molto, molto piacere.

E come non essere altrettanto felice di riabbracciare il giorno seguente, dopo tanto tempo, Giovanna Esposito, autrice del libro “Gli Aristopiatti”, scritto insieme a Lydia Capasso.
Qui la vedete insieme alla principessa Corsini e allo chef Orçun Malkoclar, concentrati sugli ultimi preparativi.
Purtroppo sono dovuta tornare a Trento e ho perso le ultime due presentazioni.

Volete vedere di più? Seguite l’hashtag #ricettedifamiglia su Twitter, Facebook e Instagram

E che dire degli artigiani legati al mondo della gastronomia presenti alla Manifestazione!
Ce ne sono molti, ve ne racconto alcuni.

I taralli di Danieli

Sono tornata a casa con un quintale di taralli arrivati da Bitonto, opera di Danieli “Il forno delle Puglie”. Seguono ancora la ricetta tramandata dai loro nonni e non credo di avere mai assaggiato fino a ora dei taralli così friabili. “Mi raccomando, tenga i sacchetti ben chiusi, così li conserverà così come sono”. Ma, come capita sempre a casa mia quando le cose son buone, sono spariti dalla dispensa molto velocemente.

Dalla Valcamonica, i formaggi di San Faustino

Primo premio per il miglior allestimento, assegnato dalla principessa Corsini e da Neri Torrigiani insieme a Cristina Giachi – vice Sindaco di Firenze, l’Azienda Agricola San Faustino di Ceto, provincia di Brescia. Siamo in media Valcamonica e in questa azienda è specializzata nella produzione biologica di formaggi caprini e vaccini e di salumi tipici delle loro zone montane. Rispetto dei ritmi e dei cicli della natura, mucche e capre che pascolano nei prati. Cosa volere di più? Andare una volta a trovarli di persona e assaggiare tutto in loco.

Palmi, un orto (e un giardino sontuoso) a Firenze

Spesso posto le immagini del mercato contadino di piazza Erbe qui a Trento, specialmente fotografo i fiori dell’orto e le uova prodotte dalle galline ruspanti locali. Quindi non potevo non essere attratta dal cesto e dai colori delle verdure di Palmi, sistemati poco prima dell’entrata dell’Orto delle Monache.
“Consegnamo a domicilio, ma molto spesso i clienti vengono da noi e i bambini sono sempre curiosi di vedere le nostre galline” mi racconta la signora mentre fotografo le uova.

Da Bagheria, i dolci di Don Gino

E dagli orti di Firenze passiamo a Bagheria, Sicilia. Cambio di palette di colori, un tripudio di frutta di marzapane, di paste fatte di mandorle, cannoli e cassate. Quanti cannoli ho mangiato, preparati dall’Antica Pasticceria Don Gino, non ve lo dico. Dal piccolo chiosco aperto nel 1949 dal signor Codogno a oggi, la pasticceria ha riunito al lavoro una parte della famiglia. Il loro carro coloratissimo fa capolino all’entrata di una delle limonaie del giardino ed è un richiamo irresistibile.

E ancora, le acciughe, la salsa con le mandorle di De Gustibus (Siculania, provincia di Agrigento), i prodotti del Banco Etico Agroalimentare di Siena, i cantucci dell’Antico Forno Santi di Pistoia, la Torta Pistocchi.

Il versante gastronomico di ARTIGIANATO E PALAZZO lo riassumerei come ottimo e abbondante!

May 18th, 2016 by Elena

Comidademama ad Artigianato e Palazzo (e uno!)


Sono appena tornata da Firenze, due giorni intensi e di pieno divertimento trascorsi nello splendido Giardino Corsini in occasione della XXII edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze.
Il Giardino era aperto in via eccezionale per l’occasione e ha ospitato 90 tra i più interessanti e capaci artigiani fiorentini, italiani ed europei.
Preparatevi a una serie di post, qui su ComidaDeMama e sul blog di Italian Stories, dove vi racconterò per filo e per segno le cose che ho scoperto. La parte dedicata alla gastronomia è veramente gustosa, sul serio!

La Mostra è nata nel 1995 da un’idea di Neri Torrigiani e promossa dalla principessa Giorgiana Corsini. In questi 21 anni, oltre 674 espositori da tutta Italia e dall’estero hanno portato le loro mani all’opera e il loro lavoro qui, in questo luogo straordinario.

Come ricorda il blog di Italian Stories, quest’anno ricorre il 50° anniversario della tragica alluvione di Firenze e non è un caso che la manifestazione proponga una riflessione creativa sull’acqua, che può essere causa di distruzione e dolore, ma che da sempre è simbolo di creazione.
Tutti gli artigiani hanno interpretato a loro modo il tema dell’acqua.

Lungo come tutti i vestiti che disegnavo da bambina messi insieme, un tripudio di blu, questo che vedete qui di seguito penso sia stato fotografato mille e mille volte da tutti i visitatori.

Chi di voi mi segue su Instagram, su facebook e su twitter avrà visto nei giorni passati molte immagini di questa immersione nella bellezza e nella bravura artigiana, pubblicate sotto il segno di #artigianatoepalazzo #giardinocorsini #ricettedifamiglia #blogandcrafts .

III edizione di BLOGS & CRAFTS: 10 bloggers per 10 giovani artigiani.
Da tre anni Artigianato e Palazzo dedica un’intera parte espositiva all’interno della Mostra a una selezione di 10 artigiani under 35.
In più, per raccontare in tempo reale la Mostra con tutte le caratteristiche più salienti che la rendono unica nel suo genere, l’Organizzazione ha ospitato 10 blogger operanti nei settori dell’artigianato, lifestyle, moda e turismo. Io faccio parte di questi 10, ne sono molto contenta, sia in veste di ComidaDeMama, sia come blogger di Italian Stories.

Come nelle prime due edizioni, anche quest’anno la Fondazione Ferragamo è partner di BLOGS & CRAFTS, insieme a Starhotels e Source. Uno dei segni tangibili di questo sostegno? Per noi blogger, l’opportunità di visitare l’Archivio della Salvatore Ferragamo, custode della tradizione dell’azienda e del saper fare, tanto caro al fondatore della maison nota in tutto il mondo.

Da che parte incomincio? Cosa vi racconto per prima? C’è l’imbarazzo della scelta – e una miriade di fotografie scattate.
Impossibile esaurire in un solo post tutto ciò che ho visto. Quindi tenetevi pronti per una serie di racconti qui su ComidaDeMama e di là, sul blog di Italian Stories.

Il Giardino Corsini meriterebbe un post a parte.
Artigianato e Palazzo è una delle rare occasioni in cui il cancello del Giardino, disegnato dal Buontalenti, viene aperto al pubblico. Ho scattato molte fotografie alle meravigliose piante di agrumi, alle peonie e ai giardini all’italiana. Un centinaio di tartarughe (che non ho visto, accidenti!) vivono beatamente in questo verde sontuoso.

Il viale che porta alla loggia del Buontalenti è fiancheggiato da statue di dimensioni crescenti (o decrescenti, da che parte state camminando?) per accentuare la profondità dell’insieme. Le limonaie con le loro enormi finestre ospitano una parte degli artigiani della Mostra. Gli altri trovano posto sotto l’ombra di bianchissimi gazebo.

Accanto agli spazi destinati ai laboratori per i ragazzi, curati dall’OmA, i forni roventi di LagunaB ci regalano lo stupore del vetro soffiato davanti ai nostri occhi.

Qui, uno scatto della premiazione miglior allestimento all’interno della Mostra.

Ed eccolo qui, il catalogo della Mostra. Ne ho presi due: uno è pieno di annotazioni utili per scrivere i prossimi post e l’altro, intonso, si trova ora qui di fianco a dove sto scrivendo, accanto ai miei reference book dedicati alla comunicazione. I visitatori lo conserveranno perché è bello ed è un ricordo di ciò che hanno visto. Per me è un lavoro fatto bene da cui imparare.

Ciò che rende unica questa manifestazione, secondo me, è la cura messa in ogni piccola cosa: dalla spoletta che tende le corde dei tendoni a strisce rosse e bianche alla selezione degli artigiani che animano con i loro lavoro il Giardino Corsini in questi giorni di maggio. E tutto ciò che sta in mezzo.

Lascio qui come appunto i riferimenti dell’edizione di quest’anno.
Dal primo post che ho scritto, nel lontanissimo maggio 2003, ComidaDeMama mantiene lo spirito del taccuino che nel tempo aumenta di volume, pieno di note, fotografie, biglietti e rimandi. Probabilmente l’unico taccuino che non perderò.
ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze
12/13/14/15 maggio 2016
dalle ore 10 alle ore 20
Giardino Corsini
115, via della Scala, Firenze

I

June 16th, 2015 by Elena

Visitgranda in Valle Macra. Dai Ciciu del Villar alle danze occitane, passando da Pietro da Saluzzo, Lou Pitavin e Al Chersogno

Blogtour #visitgranda in Valle Macra, provincia di Cuneo, Alpi Occidentali, terra occitana. Giorno 2.
Questa è la cronaca di una giornata indimenticabile, iniziata con la visita di una riserva naturalistica e proseguita alla scoperta delle opere tardo quattrocentesche di Pietro da Saluzzo, maestro del Villar.
Saziati gli occhi, gli ospiti della locanda occitana Lou Pitavin e dell’agriturismo Al Chersogno hanno pensato alla nostra gola. Ci hanno raccontato il loro territorio e la loro cultura. Ci hanno fatto conoscere i loro amici. Abbiamo partecipato a una lezione di cucina occitana in cui il miele è stato il re. E prima di cena, una degustazione di birre artigianali del cuneese. E poi, ancora!, musica e danze occitane fino a notte fonda.

Ecco, questo è quello che troverete qui di seguito, con tanto di foto e commenti. Spero che questo racconto vi entusiasmi e vi faccia visitare la Val Maira.

June 15th, 2015 by Elena

5 motivi per tornare in Val Maira (Cuneo) dopo il #visitgranda blogtour

visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015
Cosa rende speciale un blogtour? Cosa rimane nella memoria di chi lo vive e cosa resta nell’esperienza degli ospiti?
Sono tornata da qualche giorno da #visitgranda, un blogtour* che mi ha portato in Val Maria, Alpi occidentali, provincia di Cuneo.
Tre giorni di natura, arte e buona cucina di territorio, alla scoperta della cultura occitana.

Un viaggio molto interessante, difficile da contenere in un unico post. Allora ho costruito dei mini racconti visivi con Storify. Se li volete seguire, siete i benvenuti.

Altrimenti, scendete qualche riga più in basso,
dopo il video della capretta Neu, 4 mesi appena, che prende il latte dal biberon.
Così leggete perché quest’estate voglio tornare in Val Maira insieme alla mia famiglia.

Gli Storify sono utili per chi mi ha scritto, seguendo il live report, dicendo che stava prendendo appunti per costruire un mini itinerario di viaggio. Ecco, qui trovate molte informazioni utili e le immagini di questo territorio meraviglioso.

Le puntate di Storify:
visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015

Come promesso, ecco Neu! E di seguito, i 5 motivi per tornare in Valle Maira

Lei prende il latte dal biberon. Neu ha quattro mesi. Buongiorno dalla Val Maria, provincia di Cuneo. #visitgranda

A video posted by Elena Chesta (@comidademama) on Jun 9, 2015 at 11:38pm PDT

Detta brutalmente, la domanda da fare, come feedback, dopo un qualsiasi tipo di promozione dovrebbe essere.
“Ok, ti abbiamo ospitato e fatto vedere la nostra offerta. Una parte, perché sarebbe ancora più ampia. Tu spenderesti di tasca tua per vivere di nuovo questa esperienza?”
La mia risposta è un grande sì
. E non solo, vorrei portarci anche gli amici. E lo farò.

Perché voglio tornare in Val Maira?

  • per tornare nelle strutture di ospitalità che mi hanno ricevuta in questo tour. Fior di Campo, Lou Pitavin, Al Chersogno, La Chabrochanto. Ciascuna è speciale a modo suo.
  • per sperimentare i Percorsi Occitani in Valle Maira, una proposta di visita del territorio ideale per me, appassionata di cucina e di territori e interessata al trekking, e per mio marito appassionato di trekking e interessato di cucina e territori.
    “I Percorsi Occitani sono il circuito escursionistico più frequentato della Valle Maira. Concepito in 18 tappe, si va dalla pianura di Villar San Costanzo fino agli alpeggi di Elva, Prazzo e Acceglio; rientro dal versante opposto passando da Chialvetta, la Gardetta, Marmora, Macra e Celle Macra. – Percorsi Occitani in Valle Maira.
  • per seguire gli itinerari artistici della Val Maira e delle valli vicine e sfruttare le guide edite da PiùEventi
  • per partecipare ad almeno una festa d’estate occitana e ballare tutta la notte e conoscere meglio Ines Cavalcanti e l’associazione Chambra d’Òc.
  • per comperare i caprini di Lo Puy

*#visitgranda, 8-10 giugno 2015,  è un blogtour organizzato da A.T.L. Azienda Turistica Locale del Cuneese, in collaborazione con Carlo Vischi e con il sostegno della Federazione Coldiretti di Cuneo.

June 1st, 2015 by Elena

Una ciambella all’acqua di Ady Melles per festeggiare il blog di Italian Stories

comidademama e la ciambella all'acqua di Ady Melles per italian stories

Eccomi qui, poco prima di una riunione con Eleonora, ideatrice e CEO di Italian Stories. Ho preparato la ciambella all’acqua più famosa d’Italia e l’ho riempita di fragole fresche.
Bisogna festeggiare con tutto il team: dopo mesi di lavoro fatto insieme è online il blog di Italian Stories.

Chi di voi segue i miei profili facebook e Instagram sa già di che cosa si tratta.

Italian Stories è un sito web che fa incontrare viaggiatori curiosi e appassionati di artigianato con una selezione di artigiani italiani che offrono visite ai loro laboratori, dimostrazioni e workshop.
Come funziona?

italian stories, viaggia nelle botteghe artigiane - home page

Funziona così: tu stai programmando il tuo viaggio in Italia. Un fine settimana, un ponte lungo, le tue vacanze estive. Cerchi mille cose: un posto per dormire, dove mangiare, i musei da vedere, i monumenti, piazze, i top10 di qualsiasi cosa e così via.

Perché non vedere se c’è qualche artigiano interessante da visitare nel suo laboratorio? Vederlo all’opera, fare due parole con lui. Avere una chiave di lettura della città che stai visitando diversa dalla guida, preziosa e imprescindibile, che tieni in borsa.

Oppure puoi diventare artigiano per un giorno. Uno dei miei sogni di sempre.
Forse a voi è già capitato di fare questo tipo di esperienza.
Quando abbiamo intervistato Bertrand nel suo laboratorio di pipe a Bolzano, un ragazzo di Milano era lì a scolpire sotto la sua guida una pipa. Un regalo di compleanno da parte dei suoi amici. Difficile da incartare con il fiocco, ma molto apprezzato dal ragazzo.

un bel modo per scoprire botteghe artigiane in italia

E poi ancora, una cosa che chi è venuto a trovarmi ad Amsterdam e a Boston ha sperimentato: camminare insieme a un locale ti fa vedere la città con altri occhi.
Non per niente in rete è un fiorire di insiders’ guide, di persone che raccontano un luogo secondo il loro personale punto di vista. Il resoconto oggettivo di una guida è molto utile, vitale per un viaggio. Io però, e forse anche voi, sogno leggendo i racconti di viaggio della sezione Travel del NYTimes.

Immagina di fare due passi con un artigiano. Senza cartina alla mano da consultare ogni due minuti, altrimenti ti perdi. Le cose che ti può raccontare. I particolari che non avresti mai notato se non te li faceva vedere lui.

Ecco. In tutto questo, insieme al team di Italian Stories incontro, parlo con gli artigiani, tra poco torneremo a Firenze ad esempio, e ne scrivo sul blog di Italian Stories. Questo è lo screenshot della nostra prima schermata.


Sul profilo Instagram e la sulla pagina Facebook di Italian Stories, raccontiamo del nostro lavoro, degli artigiani più interessanti che troviamo in giro per il mondo.  Il venerdì pomeriggio postiamo sempre un profilo di uno dei nostri artigiani. E quando siamo in giro per laboratori  - presto torneremo a Firenze, vi dicevo – raccontiamo quello che sta accadendo.

Una volta al mese, un artigiano prende le redini del profilo Instagram e posta la sua vita quotidiana in laboratorio. Ogni occhio ha il suo modo di scegliere i dettagli di una cosa e vedere il punto di vista visivo di un artigiano è affascinante.

italian stories e i suoi artigiani in instagram

Qui di sotto ci vedete sfrecciare con una 500 color caffelatte al Fuorisalone 2015, durante la Milan Design Week. Vedere le attività itineranti di Italian Stories nel programma del Fuorisalone è stata per me una gran soddisfazione.

Devo ammettere che spesso in questo lavoro le emozioni prendono il sopravvento: la bellezza di certi spazi di lavoro, dei prodotti. L’intensità delle parole che si scambiano con gli artigiani, mai una conversazione banale, vuota. E i ricordi, in questo caso i miei.
Io ho avuto una nonna molto creativa. Usava il tornio per fare i vasi, dipingeva su carta e ceramica. Tesseva con il telaio, lo costruiva anche, se era il caso. Ricamava usando molte tecniche interessanti ed era brava con i ferri e con l’uncinetto anche se non le piaceva moltissimo. Sapeva fare tanti nodi e la rete del pescatore.
Mi portava con lei dai suoi conoscenti ceramisti e ho fatto discreti disastri con il tornio. Il mio telaio si distingueva per la massa di fili colorati tutti per aria.

Spesso mi ritrovo a pensarla quando sono al lavoro. Le sarebbe molto piaciuto venire con me. Avrebbe di sicuro fatto a mano il cappello di feltro qui in Trentino. Si sarebbe entusiasmata con me tra i telai del ’700 e la macchina per l’ordito uscita dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert, funzionante davanti ai miei occhi, a Venezia.

In questi 12 anni di blog, ComidaDeMama racconta le mie passioni, dentro e fuori la cucina. Ci tenevo molto lasciare qui una traccia di questo progetto.

Da quanto tempo non mi sentite dire: “Da sbattersi per terra”? ^__^

July 18th, 2014 by Elena

ComidaDeMama Amsterdam city guide in 10 Instagram post

Ho vissuto per molti anni ad Amsterdam e molto spesso chi legge ComidaDeMama o chi mi conosce offline mi chiede informazioni su come visitare la cosiddetta Venezia del Nord. Altri ancora mi chiedono consigli su come trasferirsi in maniera permanente, da soli o con la loro famiglia, e sono sempre felice di aiutare.
Ma oggi parliamo di vacanza ad Amsterdam!

Questo post è dedicato a chi è venuto a trovarmi e mi ha seguito in bicicletta in ogni angolo della città. A chi mi scrive chiedendomi informazioni su quello che nelle guide turistiche non si trova. Ai curiosi e, last but not least, a Rossella R. e Mariachiara Montera, autrice di The chef is on the table, che mi hanno detto la visiteranno presto per una vacanza.

Negli anni ho scritto alcuni itinerari, check it out!
Oggi ho pensato a 10 suggerimenti da darvi, da integrare ai vostri piani della giornata.
Dieci posti che amo. Dieci posti che torno a vivere appena metto piede ad Amsterdam. Dieci posti raccontati su Instagram.
Spero che vi piacciano.

1 First of all… Get a Bike!

Provate l’ebbrezza di guidare su una vera pista ciclabile urbana. Se poi riuscite a farlo all’ora di punta, al mattino presto, quando dalla strada vi porgono il giornale e riuscite a prenderlo senza fermarvi, potete non definirvi più turisti :)
Avete bambini? Portateli a spasso almeno per un pomeriggio su una bakfiets come quella che vedete qui sopra!
Io affitto le biciclette sempre da Mac Bike, perché il punto accanto alla Stazione Centrale mi è comodo. Poi hanno sempre i seggiolini per i bambini, hanno bici di tutte le dimensioni.

Importante#1: segnatevi con cura nome, indirizzo, orari di apertura e numero di telefono del vostro rent a bike. A novembre una coppia italiana disperata mi ha fermato per strada: non sapevano più dove riportare la bici!

Importante #2: non abbiate esitazioni nella guida e seguite le regole della strada. I campanelli non vengono usati per salutare, ma per segnalare. Se volete andar piano e vedere il panorama, non mettetevi in centro della pista e semmai accostate e scendete. Mai e poi mai camminare sulle piste ciclabili. Rischiate di farvi male e, in alcune strade, pure una multa.

Importante #3: occhio alle raffiche di vento: a volte ti sbattono giù per terra.

2 Noordermarkt il sabato mattina

Siete all’inizio della cerchia dei canali, dalla parte dell’affascinante Brouwersgracht.
Ogni sabato mattina, sotto l’ombra della chiesa di Noorder Kerk si tiene un piccolo mercato biologico, con accanto un piccolo mercato delle pulci.
Ho deciso di mettere una foto del mio banco preferito: quello delle erbe aromatiche. Le piccole giare di terracotta sullo sfondo contengono dei pesti aromatici fatti in casa. Un altro banco che io amo molto è quello dei funghi. Ce ne sono di ogni tipo e gli shitake non mancano mai.

A un isolato, in Lindengraght, un altro mercato più tradizionale, ma per questo non meno bello.

Siete a tre secondi dal Cafè Winkel 43, pausa d’obbligo per un’ottima fetta di torta alle mele con la panna di fianco.
Se volete fare un tuffo nel tempo, varcate la soglia Café ‘t Papeneiland e tornate a metà XVII secolo.

3 Prinsen Eiland

Un tesoro a un passo dai circuiti turistici, protetto dal passante ferroviario. Se dovessi comperare casa ad Amsterdam la cercherei qui.
Doks, barche, molto verde e molta tranquillità. Un ponte stretto e bianco che vi ricorderà le tele di Van Gogh.

Se avete bambini non perdete il piccolo Kiderboerderij De Dieren Capel, una mini fattoria didattica urbana, una delle preferite da Marta quando era piccola. E cercate il canale dov’è parcheggiato il sottomarino giallo!

4 Westerpark – Westergasfabriek – Watertoren

Rispettivamente: Un parco urbano. Una centrale del gas ottocentesca. una centrale dell’acqua ottocentesca.

La vita è tornata a scorrere dietro i muri in mattoni, sotto le capriate metalliche. Archeologia industriale piena di vita, di musica, di teatro, di cinema, di locali, di arte, di asili per bambini. Trovate anche Impact Hub Amsterdam.
Vedrete un gasometro trasformato in teatro. Verde, verde, verde ovunque.

Con i bambini, oltre al bel parco giochi, trovate una stupenda fattoria didattica urbana. Siete anche a un passo da un orto scolastico attivo sin dal 1945, ma non è possibile entrare e visitare.

Tra le tante proposte per fare una sosta, uno dei De Bakkerswinkel che trovate in città. Io sono affezionata a quello dietro al palazzo della Borsa di Berlage, restaurato di recente, al 69 di Warmoerstraat, ma la qualità del servizio e la cura degli interni non cambia.

Prendete un caffè tra le turbine e sotto i carri ponte nel vicino quartiere Watertoren, che meriterebbe una spiegazione sulla sua composizione (robe da architetti, lo so). Indirizzo: Cafè Restaurant Amsterdam.

5 Shopping in Harlemmerstraat e Harlemmerdijk (e cercate in città HEMA)

Io non amo fare shopping. Ma queste due vie che si succedono una dopo l’altra hanno negozi molto eterogenei, dal fabbro che fa le chiavi e dove comperi le lampadine al negozio specializzato in libri di cucina. C’è un ottimo negozio di prodotti bio dove vado sempre a far spesa. Inutile spiegarvi. Andate e date un’occhiata.

Amo il fuso orario di Vinnies cafè, che una volta nella vita mi fa sentire un early bird e mi fa lo sconto sul cappuccino. Mi piace anche il suo design e le composizioni di fiori sui tavoli.

Al fondo della lunga via che conta più di 200 negozi trovate Harlemmerplein, un tempo impersonale zona di passaggio tra due zone, interessata da un profondo cambiamento e resa più vivibile. In settimana dovrebbe esserci un Organic Farmes Market (mercato dei contadini bio), ma non ho capito esattamente quando.

In una via laterale, allo Small World, piccolo negozio-catering-gastronomia, spesso trovate le ragazze sedute fuori a curare la verdura.

Una nota: la politica della via è molto spesso di non accettare denaro contante, per una questione di sicurezza. Quindi non vi stupite della richiesta e semmai chiedete prima come funziona il pagamento.

HEMA è una catena di negozi per la casa e per la persona molto popolare. Tutte le case olandesi hanno qualcosa di HEMA, fosse anche solo lo spazzolino per i piatti. Fa parte della cultura locale, i prezzi sono buoni e hanno vinto molti premi di design.
Se avete bambini, fate incetta di gadget coloratissimi e a buon prezzo per i compleanni dei bambini. troverete mini porzioni di uvette, ricchi premi e un sacco di cotillon in colori coordinati!

6 De Hortus. Orto botanico di Amsterdam

De Hortus, il parco dei divertimenti mio e di Marta quando era piccola.
Andavamo “in the jungle”, nella super high tech serra a tre climi. E cercavamo le piante carnivore. Le farfalle nella serra piccola con la prima pianta di caffè portata in Europa e il kaffir lime poco più distante. Prima del restauro dell’Orangerie ottocentesca, il caffè era servito in una delle serre grandi. Una volta alla settimana si poteva chiedere consigli al medico delle piante.

7 Amsterdam, Mokum*. Molto più della casa di Anna Frank

Promesso: non vi faccio il bigino della storia della comunità ebraica ad Amsterdam e voi mi promettete di non esaurire l’argomento facendo tre ore di fila davanti alla casa di Anna Frank.
Potete fare un salto al 69 di Sint Antoniebreestraat, a vedere Casa Pinto. Oppure visitare la Sinagoga Portoghese o lo Jood Historisch Museum.
Per i curiosi della cucina kosher, allo Jood Historisch Museum trovate una cucina didattica nella sezione dedicata ai ragazzi.
E per ricordare le vittime dell’olocausto, l’Hollandsche Schouwburg ora trasformato in memoriale. E’ un elegante teatro ottocentesco, usato esclusivamente dagli attori ebrei negli anni del nazismo e in seguito trasformato in centro di raccolta degli abitanti ebrei prima della deportazione nei campi di concentramento.
*Mokum in yiddish vuol dire ‘luogo‘, ‘porto sicuro‘.

8 Borneo Eiland. Java Eiland. KNSM Eiland

Solo per appassionati di architettura. Zona da passare al setaccio con una macchina fotografica a portata di mano.
Prima fermata: Arcam. Sfogliate libri. Dotatevi di mappe. Concordate tour architettonici guidati. Usate la loro guida online. Godetevi la struttura e la vista sul canale.
Java-Borneo-KNSM Eiland sono vicine, ma vi sconsiglio di esplorarle a piedi, ci vorrebbe troppo tempo. Meglio usare la bicicletta.

Se volete vedere un nuovissimo quartiere, creato da zero (e quando dico da zero intendo: hanno creato il terreno su cui fondare le case in piena acqua), mettete le bici sulla metropolitana e puntate verso IJBurg.
Portate il costume, se il tempo lo permette: a Blijburg troverete la spiaggia.

9 Spui

Avrete messo in lista il Begijnof, è una tappa fondamentale quanto il Dam. Spui (si pronuncia spaaaau) è la piazza irregolare che si apre davanti a voi quando uscite dalla visita.
Mi piace passare in rassegna le riviste dell’edicola Athenaeum, visitare anche la libreria lì vicino. Poi attraverso la strada e vado all’American Book Center. Sempre a caccia di libri, poco più in là, davanti a un chiosco di fiori molto bello, c’è Waterstones.

In autunno del 2013, in Spuistraat vicino all’angolo con Spui, la firma di design danese HAY ha aperto un bel design café.
Se amate il design, non troverete faticoso fare qualche pedalata in più per raggiungere DROOG Design. Per arrivare a destinazione da Spui, vi conviene attraversare il Mercato dei Fiori sul Singel. Non snobbatelo: potete trovare dei fiori molto belli specialmente nelle bancarelle poste agli estremi della via. Tra i tulipani e voi trovate Marañon Hammocks, coloratissimo negozio di amache dove mi fermo sempre a sognare, ma poi non compro nulla.

10 Tutti sull’IJ! Eye. Biblioteca. Muziekgebouw aan ‘t IJ e Bimhuis

IJ (si pronuncia eeeeeeiiii) è il grande canale attraversato da navi vere dietro alla Stazione Centrale.
Prendete i traghetti gratis per andare sulla sponda nord, potete caricare le biciclette.

Tutto il corso dell’IJ è interessante e ci sarebbero mille posti da segnalare. Mi limito a tre, ma voi esplorate!

Eye, il museo del cinema. Non perdetelo anche se il cinema non vi interessa. All’interno vi stupirà lo spazio pubblico e gratuito, dedicato ai visitatori.
E’ possibile che chiediate di poter vivere per qualche giorno nella Biblioteca Centrale di Amsterdam , vi avverto.
Amanti della musica, dopo aver fatto un salto a vedere i resti del Paradiso, guardate l’agenda del Muziekgebouw aan ‘t IJ.
Per i conoscitori del jazz: il Bimhuis è praticamente accanto.

Ci sarebbero molti altri posti da consigliarvi. Mi piacerebbe portarvi a scoprirli di persona, tutti insieme in bicicletta tra le vie di Amsterdam!

June 28th, 2014 by Elena

ComidaDeMama festeggia i 25 anni delle Donne del Vino Piemonte a #DiVignaInVignetta

Mi faccio stretta tra il guardrail ruggine e le file di TIR che si muovono a testa bassa sull’Autostrada del Brennero.
Cosa mi porta ad attraversare per 500 Km da Est a Ovest il Nord Italia con due bambini seduti dietro che mi chiedono ogni tre secondi dove sono i grissini (e comunque sono sotto il mio sedile, guarda meglio)?

Cinque storiche cuciniere del Piemonte e il loro repertorio di ricette antiche, raccontate e cucinate insieme a una selezione di wine blogger e food blogger all’Italian Culinary Institute for Foreigners di Costigliole d’Asti.

La delegazione Piemonte delle Donne del vino festeggia così con noi i suoi 25 anni tra le Langhe e il Monferrato.
Questo sabato mattina di cucina e tradizione fa parte di Di vigna In vignetta. Due mesi di eventi, una mostra di vignette d’autore sul tema del vino, il lavoro di giornalisti, comunicatori, vignaioli e imprenditori enogastronomici.

Le giornaliste e organizzatrici dell’evento Marianna Natale e Fiammetta Mussio usano i social network in modo intelligente, non solo per dare conto di cosa accade nella giornata di cucina. Aggregano le persone invitate, risolvono gli imprevisti dell’ultim’ora, fanno conoscere i contenuti e i volti, danno la possibilità a tutti gli ospiti di conoscere ciò che accadrà. Lo fanno in maniera dinamica giorno per giorno, anticipando e alimentando l’attesa di tutti. Brave!

Sono le nove di una delle sere più lunghe dell’anno. Esco ad Asti Est e sorrido: sto per attraversare Monferrato, Langhe e Roero, territori diventati ieri l’altro patrimonio UNESCO e ne sono molto felice. Mi lascio alle spalle colline, vitigni e noccioli in favore del mio Monviso. Domani sarà una giornata densa di persone da conoscere e cose da imparare.

Da che parte iniziare? Se avete partecipato a un barcamp, foodcamp o a eventi simili, sapete quanto sia bello conoscere blogger nuovi, riabbracciare quelli che vivono lontano e che si rivedono solo in queste occasioni. E quanto sia emozionante conoscere di persona quei blogger che avete letto per anni e anni. Com’è capitato a me con Sara Tescari e Paolo Arcuno di Fico e Uva, che seguo e ammiro da anni e anni.

Siamo ospiti nella modernissima Orangerie del Castello di Costigliole d’Asti, sede dell’Italian Culinary Institute for Foreigners. Al primo piano, una biblioteca con una luce naturale così bella da chiedere asilo politico e non uscire più.

Nei sotterranei ci aspettano le aule di cucina riservate agli studenti dell’ICIF. Sono state appena collaudate e sono uno schianto. Io sono originaria della provincia di Cuneo e ritrovo nelle parole di tutte le persone che si affaccendano intorno a noi modi di dire, espressioni in piemontese, tracce del mio lessico familiare.

Sà, butumse i faudalin e tacuma a travajè. (dal piemontese: Dai, mettiamoci il grembiule e mettiamoci a lavorare).

Alessandra e il Bunet.
Alessandra e Anna Bardone – ristorante Del Belbo da Bardon, San Marzano Oliveto.

Venite in Piemonte e chiedete di assaggiare un bunet. Cioccolato, amaretti, uova, latte e una lacrima di liquore concentrati in un flan a forma di bonnet (cappello in francese), avvolto da caramello. Non ne assaggerete uno uguale all’altro e probabilmente lo troverete scritto in molte maniere. Bonèt, bounet, bonet, con l’accento circonflesso. Oggi lo potete trovare scritto anche in giapponese negli appunti della giornalista ed ex allieva ICIF Masae Takanashi.

Alessandra rappresenta la quinta generazione della sua famiglia impegnata a portare avanti il duro lavoro del ristoratore. Sua nonna, Anna Bardone, lascia volentieri che sia lei a spiegarci come produrre un bunet come si deve.
Tra i tanti accorgimenti, usare due tipi di cacao differenti, far raffreddare il latte e mai e poi mai far bollire il bagnomaria in cui cuoce il dolce. Pena, ottenere un bunet spugnoso.

Aspic alla piemontese.
Maria Lovisolo – Ristorante Violetta di Calamandrana.



Potrei raccontarvi mille cose del suo intervento. Di come la gelatina di carne fatta in casa sia insuperabile. Dei colori vividi e della composizione di un piatto che ha origini documentate sin dal 1375 e che mantiene un aspetto di altri tempi. Del braccio destro di Maria Lovisolo, sua nuora, attenta e preparata. Di Fiammetta Mussio che decreta Maria Lovisolo, maestra di Finanziera e pietra miliare della gastronomia piemontese, patrimonio UNESCO come i territori in cui ha vissuto.

Ma mi piace presentarvela così, Maria Lovisolo, in un raro momento di pausa.
Per un secondo lascia la nostra compagnia e guarda dalla finestra. 50 dei suoi 84 anni li ha trascorsi lavorando in cucina. Vedova con due figli a 40 anni, ha creato e portato al successo il ristorante Violetta a Calamandrana. E son cose.

Ravioli al plin. E che ravioli!
Mariuccia Bologna – Trattoria I Bologna di Rocchetta Tanaro.

Simpatica ed energica, Mariuccia Bologna ci mette tutti al lavoro. La Monferrina tira a dovere una sfoglia all’uovo gialla oro. Il ripieno dei ravioli è un convegno di tutto il miglior regno animale, tanto buono da sentirsi in dovere di assaggiarne un po’ così com’è.
Paola Sucato coglie al volo un grande insegnamento di Mariuccia Bologna “Usare la stessa delicatezza che si usa ai mariti, per il #plin”

(Elena Chesta Schwarz aka ComidaDeMama e Giulia Graglia aka Senza Trucco alle prese con i ravioli al plin – fotografia, courtesy of Ufficio Stampa Donne del vino Piemonte)
Dietro al banco di lavoro sono in coppia con Giulia Graglia, documentarista, wine dealer di vini naturali e wine blogger.
Mentre disponiamo mucchietti regolari di ripieno, richiudiamo e pizzichiamo la sfoglia, scopro che uno dei suoi documentari sul vino naturale, “Senza Trucco”, è stato presentato a Trento a “Tutti nello stesso piatto” Festival Internazionale di Cinema Cibo e biodiversità, abbinato a un evento organizzato con Elisabetta Foradori. E io me lo sono perso. Accidenti.

Mariuccia Bologna ci insegna e parla della sua vita, parla del suo lavoro e delle sue soddisfazioni.
Come essere ricevuta dall’Ambasciatore italiano in Giappone, in occasione di un viaggio importante.
Era andata a incontrare uno degli studenti giapponesi dell’ICIF che per 15 anni aveva lavorato con lei al ristorante. Un cuoco di brigata, un amico. In comune hanno il rispetto per il lavoro, per quella vita in cucina fatta di fatica e rinunce.
Dopo tanti anni lui è tornato in Giappone e ha aperto un ristorante chiamandolo I Bologna. Mariuccia è andata a trovarlo e “mi sono scorticata i polpastrelli per fare con lui i nostri ravioli. Alle nove della mattina avevamo la fila di persone che venivano ad assaggiarli, insieme alle salsicce e tutto il resto”, ci ha raccontato Mariuccia mentre eravamo seduti a tavola.

L’avete capito già da diversi paragrafi: questa non è stata una semplice lezione di cucina.

Acciughe con la salsa bianca di nocciole.
Piercarla Negro – Enoteca e vineria con cucina Mezzo-Litro di Alessandria.

Una poesia raccontata solo a voce per mancanza di tempo. Pulire le acciughe sotto sale è un atto di amore e pazienza e tutti siamo stati molto grati a Piercarla Negro. La ricetta è tratta dal libro La cucina piemontese. Storia e ricette di Giovani Goria. Nemmeno a dirlo, è finito dritto nella mia wishlist.
Sono tornata a Trento con un pacchetto di acciughe sotto sale, le nocciole varietà Rotonda Gentile di casa mia e le ho subito cucinate per la gioia dei miei amici e vicini di casa.

Marmellata di pere di San Giovanni.
Marina Ramasso – Ristorante del Paluch di Baldissero Torinese.



Era da molto tempo che non rivedevo questa varietà di pere. Sono molto belle, croccanti, asciutte. Marina Ramasso è molto simpatica e ci spiega il suo approccio apparentemente poco ortodosso alla confezione di marmellate e confetture.
Mi piace molto quando racconta delle sue notti passate a produrre marmellate, ore sottratte al riposo dopo giornate di lavoro al ristorante che sanno di frutta e spezie.

Le donne del vino e la mostra Di vigna in vignetta.
Ci hanno accompagnate durante tutto il giorno. Abbiamo potuto parlare con loro, chiedere e farci raccontare del loro lavoro. Durante il pranzo hanno abbinato i loro vini ai piatti cucinati nella giornata. Una selezione ampia e generosa.
Francesca Poggio, delegata regionale per il Piemonte ci accompagna nei piani alti del castello per vedere Di Vigna in Vignetta, mostra di vignette sul vino. Sono circa cento quadri
di artisti illustri, collezione privata di Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo, di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.





Ringraziamenti.
Cosa dire di più se non g r a z i e. Un grazie grande a tutte le persone che hanno lavorato a questa giornata, per avermi coinvolta in questo evento. Le donne del vino del Piemonte festeggia 25 anni di vita e il regalo lo fa a me.
Buon anniversario e un brindisi alla vostra salute!

Le donne del Vino del Piemonte
IShock- Marianna Natale e Fiammetta Mussio
Italian Culinary Institute for Foreigners

[in progress, cosa si dice in rete di questa gloriosa giornata]

#DiVignaInVignetta su Instagram via IconoSquare.com
#DiVignaInVignetta su Twitter
#DiVignaInVignetta su Facebook

La Stampa - I blogger dell’alta cucina scoprono le ricette astigiane
All’Icif di Costigliole, provenienti dall’Italia, da Giappone e Germania

lanuovaprovincia.it – La cucina condivisa fra social e realtà
Wine Pass Piemonte- Di Vigna in Vignetta – 29 Giugno, Costigliole d’Asti (AT)
Gazzetta d’Asti – Blogger nelle cucine dell’Icif con le Donne del Vino del Piemonte
IShock Agency- Foodblogger e grandi cuoche a “Di vigna in vignetta”
Mafe De Baggis – #lavoltabuona (cit.)
Senza Trucco – Di Vigna In Vignetta
Dolci(di)Vini – Storie di donne, cucina ed emozioni

June 24th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a #paganelladaurlo Summer Blog Tour 2014

13-15 giugno 2014 – Sull’altopiano della Paganella, in provincia di Trento, ho partecipato come foodblogger all’edizione 2014 di #paganelladaurlo Summer Blog Tour, evento di promozione del territorio organizzato dall’APT Dolomiti di Brenta e Paganella.

Ho trascorso un fine settimana circondata dalle Dolomiti,
nutrita con ottimi prodotti del territorio, guidata in un trekking montano con picnic a sorpresa. Ho visto i lupi e le linci. L’orso bruno non l’ho avvistato. Ho fatto stretching e meditato circondata da un parco con 100 cultivar di rose , ho camminato tra le rovine di un castello scoprendo le sue leggende e ho attraversato in barca il verdissimo lago di Molveno. Un apicoltore ha preso in punta di dita un’ape dalle sue zampette con nonchalance e me l’ha fatta vedere da vicino senza pungersi e senza pungermi.

Sono tornata a casa così contenta che la notizia del mio sari di seta arancione finito in lavatrice insieme al tappetino del bagno perché, cosa vuoi, era arancio pure lui, non ha scalfito minimamente il mio buonumore. E tanto meno il mio sari, meno male!
Per farla breve (non sarà breve questo post, vi avverto!), ho scoperto un territorio incantevole a due passi da casa mia, mi è piaciuto molto e tornerò a breve a esplorarlo con la mia famiglia. Così ho accolto la richiesta dell’APT Dolomiti di Brenta e Paganella di parlare di questo fine settimana sul mio blog.

Siete curiosi, ma non avete tempo di leggere le mie cronache di #paganelladaurlo?
Godetevi la manciata di secondi prodotta da Marco Allegri di Non Solo Turisti . Bravissimo, ha distillato in 53 secondi il meglio di #paganelladaurlo

Fiori freschi e spa. Benvenuti in Paganella!
La famiglia Mottes dello Sport Hotel Panorama di Fai della Paganella mi ha accolta raccontandomi del luogo e offrendomi una stanza vista Dolomiti, grande abbastanza per ospitare tutta la mia famiglia anche se ero lì in visita da sola. Mi sono tuffata sul piumone bianco del letto con una gioia che nemmeno Heidi quando era da suo nonno.

La stanchezza della settimana di lavoro è scomparsa al Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA dell’Hotel.
Ho provato la sauna finlandese, la bio sauna al fieno e il bagno turco. Tutto intervallato con immersioni nella vasca di acqua marina, applicazioni al viso di ghiaccio e il percorso Kneipp che ha alleggerito non poco le mie gambe affaticate dal caldo. Nei momenti di riposo tra un ciclo e l’altro di sauna ho assaggiato le tisane alle erbe, sempre diverse ogni giorno, dando un’occhiata alla zona delle sette piscine riscaldate, interne ed esterne.

Durante l’aperitivo e la cena con il direttore e i responsabili marketing e comunicazione dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella, mi sono accorta della bellezza del parco e delle decorazioni floreali disseminate in tutto l’hotel. La passione e la cura per piante e fiori della famiglia Mottes si tramanda di generazione in generazione. I giardini dello Sport Hotel Panorama ospitano tra le tantissime varietà anche un centinaio di cultivar del genere Rosa sp.

Per la nostra cena di benvenuto, la famiglia Mottes ha proposto un menu e una selezione di vini del territorio.

Questa è la mia prima colazione, un concentrato di energia grazie alle uova biologiche e all’acqua della sorgente del parco.

Il tempo è ottimo, in barba alle previsioni di pioggia. Diamo inizio alle nostre attività con il trekking benessere e trekking a 1550 metri con sorpresa!



Dopo una colazione sostanziosa abbiamo sperimentato un trekking del benessere esplorando le diverse zone del parco, seguiti dallo staff del Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA : stretching, percorso Kneip, aromaterapia, massaggio facciale e meditazione. Un trattamento da sogno a cui è stato aggiunto un rinfresco a base di fragole fresche, sciroppo di sambuco e una delicatissima rosa rosa.

Trekking con vista delle cime del Trentin!
Scarponcini da trekking ai piedi e zaino in spalla, siamo partiti per una passeggiata intorno al Mont Fausiòr.

Ivo Mottes è il nostro accompagnatore di territorio.
Il suo profilo professionale ruota intorno alle sue amate montagne e agli sport invernali. In più, coltiva la passione per la scultura su legno. L’orso nella lobby dello Sport Hotel Panorama è opera sua!



Trekking alla portata di tutto il gruppo, 8 km di camminata e 500 metri di dislivello.
Arriviamo alla meta, alla Croce di Fai, e troviamo due tavoli imbanditi di tutto punto.
Che sorpresa!
Maria Vittoria Mottes dello Sport Hotel Panorama, aiutata dalla sua famiglia e dal suo staff, ha creato il pranzo perfetto curando ogni particolare.
I taglieri in legno trentino al posto dei piatti, i calici scintillanti (con dell’ottimo Trentodoc), la polenta di Storo per le candele, i maggiociondoli e i fiori montani per il tavolo. Addirittura le foglioline verdi fermate da piccoli sassi grigi.




Che cosa abbiamo assaggiato?
Una selezione di salumi, formaggi e pane trentini, abbinati a ottime composte. Mele fresche e lo strudel di mele. Come si dice? Ottimo e abbondante.
La vista spettacolare dalla Croce di Fai ha aggiunto sorpresa a sorpresa. Grazie!

Dopo una pausa nella SPA dell’hotel, siamo ripartiti alla volta di Molveno.
Quand’è l’ultima volta che avete visto un lago verde così?




Noi abbiamo avuto la fortuna di poterlo esplorare in barca.
Aperitivo vista lago! Non abbiamo abbandonato la vista di queste acque verdi nemmeno per un secondo: l’Hotel Ariston, che ci ha accolti per l’aperitivo, domina dall’alto il Lago di Molveno.




Abbiamo brindato in compagnia dei nostri ospiti: Alessandro Sartori (a destra), Fabrizio Tonidandel (in centro) e Gianmaria Marocchi (sinistra), rispettivamente proprietario dell’Hotel Ariston, presidente e direttore dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella Andalo Lago di Molveno Fai della Paganella Cavedago Spormaggiore.
E dopo una passeggiata per le vie di Molveno, abbiamo raggiunto per cena la calda atmosfera del Ristorante Speckstube Al Filò.

Dopo una giornata così ricca, tuffarmi tra i cuscini e il piumone bianco è stato ancora più piacevole.

Prima tappa dell’ultimo giorno: Castello di Belfort a Spormaggiore.
Mentre esploriamo le rovine del castello medievale, i nostri ospiti di raccontano la sua storia e le sue leggende, come quella del Tesoro del Passio e del castellano geloso.

Troveremo l’orso bruno?
Attraversiamo un bosco di conifere e arriviamo al Parco Faunistico di Spormaggiore.
Qui tutti gli animali ospitati, come le volpi, le linci, i gatti selvatici, i lupi, gli orsi, hanno a disposizione porzioni di parco molto estese, alcune di queste volutamente lontane dagli occhi del visitatore. Questo per preservare il più possibile la qualità della vita degli animali.
Anche perché molti di questi animali sono stati sottratti a condizioni di vita non ideali per loro.
Gli orsi non li abbiamo avvistati, ma il parco faunistico ci è piaciuto molto lo stesso.

Le api di Castel Belfort




Una pausa dolcissima prima di pranzo. Ho sempre sognato di vedere come si produce il miele. Qui a #paganelladaurlo il sogno è diventato realtà.
Grazie al proprietario dell’Apicoltura Castel Belfort, dall’alveare ai macchinari per estrarre il miele, ho potuto vedere di persona ciò che avevo solo letto nei libri.

Pranzo in agriturismo, nel cuore dell’altopiano.
Per finire in bellezza, abbiamo pranzato sotto i tetti dell’Agriturismo Il Filo d’Erba di Fai della Paganella.



L’azienda agricola produce latte alimentare destinato alla produzione di formaggi come il Trentingrana.
Una piccola quantità di latte crudo è disponibile 24 ore su 24.
Il latte appena munto viene inserito così com’è all’interno di un distributore automatico e viene conservato una temperatura di 4°C.
Non dimenticatevi di portarvi appresso una bottiglia pulita e vuota!

Grazie #paganelladaurlo!
Il fine settimana è volato via, è stata una bella esperienza. Persone interessanti con cui parlare, gusti e territori raccontati dalle persone che lavorano in ogni giorno in questo territorio.

Saluto e ringrazio i promotori e tutti gli imprenditori trentini coinvolti nell’organizzazione di #paganelladaurlo

#paganelladaurlo day-by-day.
Con Storify ho raccolto i migliori post su twitter, facebook e instagram dei miei compagni di viaggio per raccontare #paganelladaurlo giorno per giorno.
Visitate #paganelladaurlo
day1 day2- day3

Un saluto ai miei compagni di viaggio

Ecco la squadra di blogger e comunicatori arrivati da tutta Italia per partecipare a #paganelladaurlo.
Partendo da destra: Andrea Casagrande (APT Dolomiti di Brenta Paganella), Marco e Felicity Allegri di Non Solo Turisti, Viktoriya Litvinchuk, Alessia Bianchi di Dolcezze di Nonna Papera, Bianca Tecchiati e Lorenzo Noccioli di Pop Eating, la sottoscritta ComidaDeMama, Carlo Vischi, Fabrizio Tonidandel (presidente APT Dolomiti di Brenta e Paganella), Vitaliy Yarosh e infine Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

Grazie alle strutture che ci hanno ospitato:
Sport Hotel Panorama – Fai della Paganella
Associazione Accompagnatori di Territorio Trentino
Noleggio barche e pedalò – Molveno
Hotel Ariston – Molveno
Ristorante Speckstube Al Filò – Molveno
Castel Belfort - Spormaggiore
Parco faunistico Spormaggiore
Apicoltura Castel Belfort – Spormaggiore
Agriturismo Il Filo d’Erba – Fai della Paganella

E grazie ancora una volta all’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta- Paganella e a Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

May 27th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a Stoccolma – Un caffè nel Vasastaan

Siete a Stoccolma e volete fare una pausa con un caffè e una pasta profumata di cardamomo e cannella? Go for a fika!
Tranquilli, non mi ha dato di volta il cervello. Non ho una regressione adolescenziale e tanto meno ho iniziato a scrivere tutto con la kappa :)

Fika in svedese è sia un verbo, sia un sostantivo che racconta di tazze di caffè bevute in compagnia di kanelbullar e di tutto il repertorio di dolci (definiti fikabröd) che la Svezia può offrire.

Ho la fortuna di vivere qualche giorno nella casa di inizio ’900 di una mia amica che vive nel Vasastaan, quartiere nel cuore di Stoccolma.

Pronta a partire con Matteo e il passeggino alla volta della Stockholms stadsbibliotek di Gunnar Asplund mi imbatto nel Systrarna Anderssons.
Probabilmente questo bar/panetteria/pasticceria non esiste più, credo lo abbiano chiuso, chiederò alla mia amica.

Cosa era più attraente, l’interno leggermente in mal arnese ma con molto carattere o l’esterno organizzato con dei bei tavolini e morbidi plaid per non morire assiderati nonostante il sole?

Ecco un’impavida locale che sfida le basse temperature del mattino. Ho vissuto per molti anni in Olanda, ma non mi sono temprata abbastanza.

Non ho fotografato molto cibo in questo viaggio perché ero molto più attratta dalla luce che continuava a rivelare edifici e spazi pubblici, dalle persone e dalla ricchissima proposta di design.

Ma questo bar incontrato nei primi cinque minuti di passeggiata mi è piaciuto e allora ve lo racconto per immagini.

L’interno era accogliente e molto informale.
Forse è qui che Matteo ha consolidato la parola kanelbullar per indicare tutto questo ben di dio disposto in bella vista sul tavolo.

Pasticceria da forno svedese e pani bellissimi erano gomito a gomito con un piccolo esercito di tazzine spaiate bianche e blu. Da manuale.

Stoccolma conta una varietà molto ricca di locali, più o meno tradizionali, più o meno informali. Non mi prendo la briga di fare alcuna recensione.
Questo che vedete è un piccolo bar di quartiere che forse non esiste più. Profumava di buono e mi piacerebbe tornare e ritrovarlo di nuovo.

May 24th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a Stoccolma. Skeppsholmens Folkhögskola, una scuola speciale dietro al Moderna Museet


La luce di Stoccolma è vibrante e generosa, accompagnerà tutti i giorni del mio viaggio. Raggiungo l’isola di Skeppsholmen, voglio vedere dove si trova il Moderna Museet anche se so che non lo visiterò. Oggi ho camminato molto con il piccolo Matteo in passeggino e per lui sarebbe troppo stancante.

Ci fermiamo al Cafe Bloom, all’interno del museo, per una pasta al cardamomo e cannella e una pausa sotto il ciliegio del giardino. L’atmosfera è rilassata: nessuna musica di sottofondo, solo il parlottare delle persone e il tintinnio dei cucchiaini sulle tazze.


E per gli eterni giorni cupi, non c’è che dire, gli interni sono molto accoglienti.

Raggiungendo il Caffè Bloom sono entrata un momento nel ristorante del museo, molto conosciuto per la vista che offre sulla città. Giudicate voi, è una meraviglia!


In questo momento in sala non ci sono persone, ormai l’ora del pranzo è conclusa.
Per deformazione professionale amo molto vedere questi spazi non abitati. Mi piace vedere i segni del lavoro che rimane da fare prima che tutto diventi perfetto, prima che arrivino gli ospiti. Anche se non se ne sta ancora occupando nessuno si sente la tensione. O almeno la sento io.

Insomma, cercando il Cafè Bloom sbircio tutto quel che si può del museo, bookshop, spazi comuni, porte aperte, mentre Matteo procede con passo sicuro tuonando: “Kanelbullar, kanelbullar!”

Pensavo di accontentarmi di vedere dall’esterno il Moderna Museet progettato da Rafael Moneo e invece l’isola ha deciso di farmi una sorpresa.

Trovo un mini cantiere navale. Le barche sono piccole e di legno grezzo. Sicuramente è una scuola ma scoprirò solo più tardi di cosa si tratta.
Davanti a me giovani e adulti lavorano insieme.
Il legno ha un odore buonissimo esaltato dal sole, altroché cannella e cardamomo.

Scopro dove sono finita.
Sto osservando a occhi sgranati gli allievi del corso di costruzione di barche nordiche della Skeppsholmens Folkhögskola (Skeppsholmens folk high school).
Al termine del loro lavoro vareranno la loro barca facendo un giro nell’arcipelago.

Date un’occhiata a tutte le fasi del lavoro in questo video, commentato in svedese (!).
La cosa buffa è vedere come si sono conciati gli studenti prima di partire per il loro viaggio di inaugurazione.

Proseguendo lungo la riva ho passato in rassegna un museo en plein air di barche storiche.
In tutto questo mio sgranar di occhi non ho notato il veliero di fine ’800 trasformato in ostello della gioventù Af Chapman .

Quindi dovrò tornare a Stoccolma apposta per colmare questa lacuna.

Nel frattempo proseguirò a raccontare quel che ho visto in questo breve viaggio, svolto a fine maggio del 2013.

Per curiosità, il Moderna Museet
in numeri sui social network:
35.571 contatti su Facebook.
8330 followers suTwitter
Quasi 6500 followers su Instagram

Il loro canale YouTube sembra interessante.

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