ComidaDeMama

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

May 18th, 2016 by Elena

Comidademama ad Artigianato e Palazzo (e uno!)


Sono appena tornata da Firenze, due giorni intensi e di pieno divertimento trascorsi nello splendido Giardino Corsini in occasione della XXII edizione di ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze.
Il Giardino era aperto in via eccezionale per l’occasione e ha ospitato 90 tra i più interessanti e capaci artigiani fiorentini, italiani ed europei.
Preparatevi a una serie di post, qui su ComidaDeMama e sul blog di Italian Stories, dove vi racconterò per filo e per segno le cose che ho scoperto. La parte dedicata alla gastronomia è veramente gustosa, sul serio!

La Mostra è nata nel 1995 da un’idea di Neri Torrigiani e promossa dalla principessa Giorgiana Corsini. In questi 21 anni, oltre 674 espositori da tutta Italia e dall’estero hanno portato le loro mani all’opera e il loro lavoro qui, in questo luogo straordinario.

Come ricorda il blog di Italian Stories, quest’anno ricorre il 50° anniversario della tragica alluvione di Firenze e non è un caso che la manifestazione proponga una riflessione creativa sull’acqua, che può essere causa di distruzione e dolore, ma che da sempre è simbolo di creazione.
Tutti gli artigiani hanno interpretato a loro modo il tema dell’acqua.

Lungo come tutti i vestiti che disegnavo da bambina messi insieme, un tripudio di blu, questo che vedete qui di seguito penso sia stato fotografato mille e mille volte da tutti i visitatori.

Chi di voi mi segue su Instagram, su facebook e su twitter avrà visto nei giorni passati molte immagini di questa immersione nella bellezza e nella bravura artigiana, pubblicate sotto il segno di #artigianatoepalazzo #giardinocorsini #ricettedifamiglia #blogandcrafts .

III edizione di BLOGS & CRAFTS: 10 bloggers per 10 giovani artigiani.
Da tre anni Artigianato e Palazzo dedica un’intera parte espositiva all’interno della Mostra a una selezione di 10 artigiani under 35.
In più, per raccontare in tempo reale la Mostra con tutte le caratteristiche più salienti che la rendono unica nel suo genere, l’Organizzazione ha ospitato 10 blogger operanti nei settori dell’artigianato, lifestyle, moda e turismo. Io faccio parte di questi 10, ne sono molto contenta, sia in veste di ComidaDeMama, sia come blogger di Italian Stories.

Come nelle prime due edizioni, anche quest’anno la Fondazione Ferragamo è partner di BLOGS & CRAFTS, insieme a Starhotels e Source. Uno dei segni tangibili di questo sostegno? Per noi blogger, l’opportunità di visitare l’Archivio della Salvatore Ferragamo, custode della tradizione dell’azienda e del saper fare, tanto caro al fondatore della maison nota in tutto il mondo.

Da che parte incomincio? Cosa vi racconto per prima? C’è l’imbarazzo della scelta – e una miriade di fotografie scattate.
Impossibile esaurire in un solo post tutto ciò che ho visto. Quindi tenetevi pronti per una serie di racconti qui su ComidaDeMama e di là, sul blog di Italian Stories.

Il Giardino Corsini meriterebbe un post a parte.
Artigianato e Palazzo è una delle rare occasioni in cui il cancello del Giardino, disegnato dal Buontalenti, viene aperto al pubblico. Ho scattato molte fotografie alle meravigliose piante di agrumi, alle peonie e ai giardini all’italiana. Un centinaio di tartarughe (che non ho visto, accidenti!) vivono beatamente in questo verde sontuoso.

Il viale che porta alla loggia del Buontalenti è fiancheggiato da statue di dimensioni crescenti (o decrescenti, da che parte state camminando?) per accentuare la profondità dell’insieme. Le limonaie con le loro enormi finestre ospitano una parte degli artigiani della Mostra. Gli altri trovano posto sotto l’ombra di bianchissimi gazebo.

Accanto agli spazi destinati ai laboratori per i ragazzi, curati dall’OmA, i forni roventi di LagunaB ci regalano lo stupore del vetro soffiato davanti ai nostri occhi.

Qui, uno scatto della premiazione miglior allestimento all’interno della Mostra.

Ed eccolo qui, il catalogo della Mostra. Ne ho presi due: uno è pieno di annotazioni utili per scrivere i prossimi post e l’altro, intonso, si trova ora qui di fianco a dove sto scrivendo, accanto ai miei reference book dedicati alla comunicazione. I visitatori lo conserveranno perché è bello ed è un ricordo di ciò che hanno visto. Per me è un lavoro fatto bene da cui imparare.

Ciò che rende unica questa manifestazione, secondo me, è la cura messa in ogni piccola cosa: dalla spoletta che tende le corde dei tendoni a strisce rosse e bianche alla selezione degli artigiani che animano con i loro lavoro il Giardino Corsini in questi giorni di maggio. E tutto ciò che sta in mezzo.

Lascio qui come appunto i riferimenti dell’edizione di quest’anno.
Dal primo post che ho scritto, nel lontanissimo maggio 2003, ComidaDeMama mantiene lo spirito del taccuino che nel tempo aumenta di volume, pieno di note, fotografie, biglietti e rimandi. Probabilmente l’unico taccuino che non perderò.
ARTIGIANATO E PALAZZO botteghe artigiane e loro committenze
12/13/14/15 maggio 2016
dalle ore 10 alle ore 20
Giardino Corsini
115, via della Scala, Firenze

I

May 1st, 2016 by Elena

Comidademama back in town

Riprendere a scrivere dopo tanti mesi è un po’ strano. Di fatto, usando Facebook e Instagram, non mi sembra di essermi mai fermata. E invece scrivere qui è tutta un’altra cosa.
Ho impiegato qualche secondo per non confondere username e password di ComidaDeMama con quelle che uso quando scrivo sul blog di Italian Stories e su Ambiente Trentino.

Vi dedico questa rosa, una fotograia scattata la scorsa estate quando mi mancavano le parole.
E a presto!

December 9th, 2014 by Elena

#natalealverde Quando un tovagliolo si trasforma in albero di Natale


Il mio albero di Natale quest’anno è fatto con un tovagliolo verde. Si compone in poco più di un minuto e starà benissimo nel centro di ogni piatto che metterò in tavola, magari con un po’ di rosso nei dintorni.

Una decorazione semplice, scoperta quasi per caso cercando altro, tratta dal video tutorial di Handimania.

Un bel modo per rinnovare l’aspetto della mia tavola imbandita. Non mi obbliga ad acquistare nulla di nuovo, anzi. Mi fa prendere lo sgabello per arrivare in cima all’armadio e vedere dove diavolo si sono cacciati quei bei tovaglioli verdi che non uso mai.
Che non usavo mai!

Certo si possono usare altri colori, ma questo post partecipa all’iniziativa promossa da Aboutgarden, L’ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al VERDE!

Partecipano con me:

Aboutgarden *Art and craft *Cakegardenproject
*Centopercentomamma *Comida De Mama *Con le ballerine verdi *Dana garden design *Giardinaggioirregolare *Giato Salò *Home Shabby Home * Hortusinconclusus *Il Castello di Zucchero *La malle de maman *L’ortodiMichelle *Non solo stoffa* Orti in progress *Ortodeicolori *Passeggiandoingiardino
*Piccolecose *Pici e castagne *4piedi&8.5pollici * Quattro toni di verde * Salvia e rosmarino *Shabby Chic Interiors *Shabbysoul *Ultimissime dal forno *Un giardino in diretta *25mqdiverde *Verdeinsiemeweb *

June 28th, 2014 by Elena

ComidaDeMama festeggia i 25 anni delle Donne del Vino Piemonte a #DiVignaInVignetta

Mi faccio stretta tra il guardrail ruggine e le file di TIR che si muovono a testa bassa sull’Autostrada del Brennero.
Cosa mi porta ad attraversare per 500 Km da Est a Ovest il Nord Italia con due bambini seduti dietro che mi chiedono ogni tre secondi dove sono i grissini (e comunque sono sotto il mio sedile, guarda meglio)?

Cinque storiche cuciniere del Piemonte e il loro repertorio di ricette antiche, raccontate e cucinate insieme a una selezione di wine blogger e food blogger all’Italian Culinary Institute for Foreigners di Costigliole d’Asti.

La delegazione Piemonte delle Donne del vino festeggia così con noi i suoi 25 anni tra le Langhe e il Monferrato.
Questo sabato mattina di cucina e tradizione fa parte di Di vigna In vignetta. Due mesi di eventi, una mostra di vignette d’autore sul tema del vino, il lavoro di giornalisti, comunicatori, vignaioli e imprenditori enogastronomici.

Le giornaliste e organizzatrici dell’evento Marianna Natale e Fiammetta Mussio usano i social network in modo intelligente, non solo per dare conto di cosa accade nella giornata di cucina. Aggregano le persone invitate, risolvono gli imprevisti dell’ultim’ora, fanno conoscere i contenuti e i volti, danno la possibilità a tutti gli ospiti di conoscere ciò che accadrà. Lo fanno in maniera dinamica giorno per giorno, anticipando e alimentando l’attesa di tutti. Brave!

Sono le nove di una delle sere più lunghe dell’anno. Esco ad Asti Est e sorrido: sto per attraversare Monferrato, Langhe e Roero, territori diventati ieri l’altro patrimonio UNESCO e ne sono molto felice. Mi lascio alle spalle colline, vitigni e noccioli in favore del mio Monviso. Domani sarà una giornata densa di persone da conoscere e cose da imparare.

Da che parte iniziare? Se avete partecipato a un barcamp, foodcamp o a eventi simili, sapete quanto sia bello conoscere blogger nuovi, riabbracciare quelli che vivono lontano e che si rivedono solo in queste occasioni. E quanto sia emozionante conoscere di persona quei blogger che avete letto per anni e anni. Com’è capitato a me con Sara Tescari e Paolo Arcuno di Fico e Uva, che seguo e ammiro da anni e anni.

Siamo ospiti nella modernissima Orangerie del Castello di Costigliole d’Asti, sede dell’Italian Culinary Institute for Foreigners. Al primo piano, una biblioteca con una luce naturale così bella da chiedere asilo politico e non uscire più.

Nei sotterranei ci aspettano le aule di cucina riservate agli studenti dell’ICIF. Sono state appena collaudate e sono uno schianto. Io sono originaria della provincia di Cuneo e ritrovo nelle parole di tutte le persone che si affaccendano intorno a noi modi di dire, espressioni in piemontese, tracce del mio lessico familiare.

Sà, butumse i faudalin e tacuma a travajè. (dal piemontese: Dai, mettiamoci il grembiule e mettiamoci a lavorare).

Alessandra e il Bunet.
Alessandra e Anna Bardone – ristorante Del Belbo da Bardon, San Marzano Oliveto.

Venite in Piemonte e chiedete di assaggiare un bunet. Cioccolato, amaretti, uova, latte e una lacrima di liquore concentrati in un flan a forma di bonnet (cappello in francese), avvolto da caramello. Non ne assaggerete uno uguale all’altro e probabilmente lo troverete scritto in molte maniere. Bonèt, bounet, bonet, con l’accento circonflesso. Oggi lo potete trovare scritto anche in giapponese negli appunti della giornalista ed ex allieva ICIF Masae Takanashi.

Alessandra rappresenta la quinta generazione della sua famiglia impegnata a portare avanti il duro lavoro del ristoratore. Sua nonna, Anna Bardone, lascia volentieri che sia lei a spiegarci come produrre un bunet come si deve.
Tra i tanti accorgimenti, usare due tipi di cacao differenti, far raffreddare il latte e mai e poi mai far bollire il bagnomaria in cui cuoce il dolce. Pena, ottenere un bunet spugnoso.

Aspic alla piemontese.
Maria Lovisolo – Ristorante Violetta di Calamandrana.



Potrei raccontarvi mille cose del suo intervento. Di come la gelatina di carne fatta in casa sia insuperabile. Dei colori vividi e della composizione di un piatto che ha origini documentate sin dal 1375 e che mantiene un aspetto di altri tempi. Del braccio destro di Maria Lovisolo, sua nuora, attenta e preparata. Di Fiammetta Mussio che decreta Maria Lovisolo, maestra di Finanziera e pietra miliare della gastronomia piemontese, patrimonio UNESCO come i territori in cui ha vissuto.

Ma mi piace presentarvela così, Maria Lovisolo, in un raro momento di pausa.
Per un secondo lascia la nostra compagnia e guarda dalla finestra. 50 dei suoi 84 anni li ha trascorsi lavorando in cucina. Vedova con due figli a 40 anni, ha creato e portato al successo il ristorante Violetta a Calamandrana. E son cose.

Ravioli al plin. E che ravioli!
Mariuccia Bologna – Trattoria I Bologna di Rocchetta Tanaro.

Simpatica ed energica, Mariuccia Bologna ci mette tutti al lavoro. La Monferrina tira a dovere una sfoglia all’uovo gialla oro. Il ripieno dei ravioli è un convegno di tutto il miglior regno animale, tanto buono da sentirsi in dovere di assaggiarne un po’ così com’è.
Paola Sucato coglie al volo un grande insegnamento di Mariuccia Bologna “Usare la stessa delicatezza che si usa ai mariti, per il #plin”

(Elena Chesta Schwarz aka ComidaDeMama e Giulia Graglia aka Senza Trucco alle prese con i ravioli al plin – fotografia, courtesy of Ufficio Stampa Donne del vino Piemonte)
Dietro al banco di lavoro sono in coppia con Giulia Graglia, documentarista, wine dealer di vini naturali e wine blogger.
Mentre disponiamo mucchietti regolari di ripieno, richiudiamo e pizzichiamo la sfoglia, scopro che uno dei suoi documentari sul vino naturale, “Senza Trucco”, è stato presentato a Trento a “Tutti nello stesso piatto” Festival Internazionale di Cinema Cibo e biodiversità, abbinato a un evento organizzato con Elisabetta Foradori. E io me lo sono perso. Accidenti.

Mariuccia Bologna ci insegna e parla della sua vita, parla del suo lavoro e delle sue soddisfazioni.
Come essere ricevuta dall’Ambasciatore italiano in Giappone, in occasione di un viaggio importante.
Era andata a incontrare uno degli studenti giapponesi dell’ICIF che per 15 anni aveva lavorato con lei al ristorante. Un cuoco di brigata, un amico. In comune hanno il rispetto per il lavoro, per quella vita in cucina fatta di fatica e rinunce.
Dopo tanti anni lui è tornato in Giappone e ha aperto un ristorante chiamandolo I Bologna. Mariuccia è andata a trovarlo e “mi sono scorticata i polpastrelli per fare con lui i nostri ravioli. Alle nove della mattina avevamo la fila di persone che venivano ad assaggiarli, insieme alle salsicce e tutto il resto”, ci ha raccontato Mariuccia mentre eravamo seduti a tavola.

L’avete capito già da diversi paragrafi: questa non è stata una semplice lezione di cucina.

Acciughe con la salsa bianca di nocciole.
Piercarla Negro – Enoteca e vineria con cucina Mezzo-Litro di Alessandria.

Una poesia raccontata solo a voce per mancanza di tempo. Pulire le acciughe sotto sale è un atto di amore e pazienza e tutti siamo stati molto grati a Piercarla Negro. La ricetta è tratta dal libro La cucina piemontese. Storia e ricette di Giovani Goria. Nemmeno a dirlo, è finito dritto nella mia wishlist.
Sono tornata a Trento con un pacchetto di acciughe sotto sale, le nocciole varietà Rotonda Gentile di casa mia e le ho subito cucinate per la gioia dei miei amici e vicini di casa.

Marmellata di pere di San Giovanni.
Marina Ramasso – Ristorante del Paluch di Baldissero Torinese.



Era da molto tempo che non rivedevo questa varietà di pere. Sono molto belle, croccanti, asciutte. Marina Ramasso è molto simpatica e ci spiega il suo approccio apparentemente poco ortodosso alla confezione di marmellate e confetture.
Mi piace molto quando racconta delle sue notti passate a produrre marmellate, ore sottratte al riposo dopo giornate di lavoro al ristorante che sanno di frutta e spezie.

Le donne del vino e la mostra Di vigna in vignetta.
Ci hanno accompagnate durante tutto il giorno. Abbiamo potuto parlare con loro, chiedere e farci raccontare del loro lavoro. Durante il pranzo hanno abbinato i loro vini ai piatti cucinati nella giornata. Una selezione ampia e generosa.
Francesca Poggio, delegata regionale per il Piemonte ci accompagna nei piani alti del castello per vedere Di Vigna in Vignetta, mostra di vignette sul vino. Sono circa cento quadri
di artisti illustri, collezione privata di Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo, di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.





Ringraziamenti.
Cosa dire di più se non g r a z i e. Un grazie grande a tutte le persone che hanno lavorato a questa giornata, per avermi coinvolta in questo evento. Le donne del vino del Piemonte festeggia 25 anni di vita e il regalo lo fa a me.
Buon anniversario e un brindisi alla vostra salute!

Le donne del Vino del Piemonte
IShock- Marianna Natale e Fiammetta Mussio
Italian Culinary Institute for Foreigners

[in progress, cosa si dice in rete di questa gloriosa giornata]

#DiVignaInVignetta su Instagram via IconoSquare.com
#DiVignaInVignetta su Twitter
#DiVignaInVignetta su Facebook

La Stampa - I blogger dell’alta cucina scoprono le ricette astigiane
All’Icif di Costigliole, provenienti dall’Italia, da Giappone e Germania

lanuovaprovincia.it – La cucina condivisa fra social e realtà
Wine Pass Piemonte- Di Vigna in Vignetta – 29 Giugno, Costigliole d’Asti (AT)
Gazzetta d’Asti – Blogger nelle cucine dell’Icif con le Donne del Vino del Piemonte
IShock Agency- Foodblogger e grandi cuoche a “Di vigna in vignetta”
Mafe De Baggis – #lavoltabuona (cit.)
Senza Trucco – Di Vigna In Vignetta
Dolci(di)Vini – Storie di donne, cucina ed emozioni

September 4th, 2013 by Elena

Matcha, chasen e ComidaDeMama


Giappone e cucina. Non potevo trovare un migliore argomento per riprendere il lavoro dopo la pausa estiva.
Sul mio tavolo si ammucchiano i libri e gli appunti. Si mettono in fila date, testi di ricetta da provare e riscrivere. Conosco nuove persone e pian piano i progetti iniziano a prendere forma.

Vi incuriosisce quella sorta di pennello in bambù nella prima fotografia? Si chiama chasen.
“Ecco un video su come si usa il chasen per fare il té verde con il matcha.

August 30th, 2013 by Elena

Origami applicato ai tovaglioli di carta: il coniglio

E’ stata una lunga estate di viaggi e d’incontri con persone speciali (due e caso? Tea e Melissa). Lo spazio per scrivere sul blog è stato soppiantato dalle immagini, che ho pubblicato su Instagram.
Se siete su Instagram anche voi mettiamoci in contatto!
In questi ultimi giorni di agosto sto lavorando sul Giappone e quindi non potevo non lasciarvi un bell’origami a forma di coniglio.
Ecco un ottimo tutorial su come fare il coniglio, questa volta non in tegame ma in origami, semplice ed efficace.

A presto, con aggiornamenti e nuovi post qui su ComidaDeMama!

May 21st, 2013 by Elena

Il minestrone dell’expédition végétale (e una serra volante a Torino)


Una serra volante enorme.
Venerdì a Torino, in Piazza Castello, ho visto una macchina strabiliante, come quelle che sognavo da bambina leggendo Jules Verne. Sto parlando di Aéroflorale II.
Sembra quasi uscita fuori da un disegno di Leonardo da Vinci: un vascello (che vola sul serio!) in struttura metallica con tanto di gambe, carico di piante, dotato di ali e motori a elica e sormontato da cinque palloni aerostatici.
Per volare, l’Aéroflorale II usa non una goccia di carburante, ma l’energia prodotta dalle sue piante.

Non sembra vero, ma in questo post si parla sul serio di minestrone.

Come definire gli autori di questa installazione, la compagnie La Machine di Nantes. Prendo in prestito un loro manifesto, tanto per incominciare.

E’ una compagnia di teatro di strada diretta da François Delarozière composta da persone con profili professionali molto diversi tra loro. Teatro, urbanistica e architettura sono i temi principali delle loro spettacolari opere, che prendono vita a Nantes, Capitale Europea del Verde 2013.
Nella mia fantasia, sembra che da uno dei due enormi atelier dove le loro idee prendono una forma possano uscire Tintin, Capitain Haddok e il Professor Calculus.

L’Aéroflorale II sta girando l’Europa studiando e aumentando la collezione di specie vegetali che ha a bordo.
Una volta a terra e piantate letteralmente le tende, l’equipaggio comunica con le persone del luogo in cui è atterrata. Si circonda di piante locali, in questo caso fornite dal Servizio Verde Gestione del Comune di Torino, le studia. Installa piccole macchine stravaganti, sempre alimentate dalle piante, spiegando come funzionano.

Ecco alcuni membri dell’equipaggio intenti a sistemare i macchinari, bagnare piante e interagire con il pubblico. Si parla di biodiversità, di sorgenti alternative di energia, del prossimo approdo, che se non ricordo male, avverrà prossimamente ad Amburgo.

Ad un tratto vedo un membro dell’equipaggio con un grembiule bianco e un fodero in pelle porta coltellacci. Comida, Comida! Ma questo è il cambusiere dell’expédition végétale!
Non distante da lui, vedo un pentolone bollire con sotto uno di quei fornelli da campo, belli grandi, che si vedono ogni tanto nelle sagre paesane. Il tutto si trova su un cumulo di terra.

Lo osservo lavorare. Sta preparando un minestrone per l’equipaggio. Così mi spiega un signore che è lì da qualche minuto prima di me.

Il mio francese non è buono, ma mi faccio avanti, mi presento e chiedo un po’ di informazioni.
Il cumulo di terra accoglie il compost, tra cui gli scarti del minestrone stesso. Il gas del compost, attraverso un sistema di imbuti, tubi e compressori del valore di poco più di 30 euro, alimenta la fiamma del fornello in cui sta sobbollendo allegramente il minestrone.
Facciamo ancora due parole, ci scambiamo gli indirizzi di posta elettronica e lascio il cambusiere al suo lavoro.
Visito il piccolo padiglione informativo dalle grafiche bellissime e mi riprometto di vedere dal vivo al più presto qualche altra spettacolare creatura della compagnie La Machine.
E poi corro al Salone del Libro di Torino a presentare il libro In Cucin@. Ma questo ve lo racconto un’altra volta :)

E, bomba delle bombe, ecco la foto ricordo di ComidaDeMama con il cambusiere dell’Expédition Végétale. Sullo sfondo, il minestrone cotto usando gli scarti del minestrone.

Che dire, ringrazio le iniziative del Comune di Torino Torino Incontra la Francia e gli Smart City Days, perché senza di loro non ci sarebbe stata questa strabiliante expédition végétale.
Sarebbe bellissimo che l’ facesse tappa al nostro MUSE di Trento, che verrà inaugurato a fine luglio.

Un paio di link, per saperne di più.
La Machine – sito ufficiale
Nantes, Capitale Europea del Verde 2013 – sito ufficiale
Città di Torino – Verde pubblico

April 5th, 2013 by Elena

Spesa al mercato contadino di Trento: rafano nero, sedano rapa, timo e melissa


Ho fatto un salto al mercato del contadino di Trento, quello del mercoledì in via Filzi.
Ero in cerca di erbe aromatiche per la mitica Torta Pesenti , ricetta ligure della nonna dei miei compagni di università. Una torta salata che sa di primavera.
La ricetta l’ho postata nel lontano 2003, senza nemmeno una fotografia! Qui tocca rimediare al più presto.

Tornando al mercato, timo e melissa, tanto per incominciare, sono finiti nella mia sporta della spesa.
E a ruota sono seguiti un sedano rapa e un rafano nero (o ramolaccio), pronti per essere consumati crudi in insalata o in pinzimonio. Entrambi hanno ottime proprietà depurative, il sedano rapa ha una consistenza interessante anche crudo e il rafano nero è fresco e piccante.

Ora, io non lo sapevo che il sedano rapa si potesse consumare crudo. Me l’ha rivelato qualche tempo fa Zita, la mia amica ungherese, facendomi assaggiare un’ottima insalata a base di sedano rapa grattugiato, mele a pezzetti, (tanta) maionese fatta in casa e (tante) noci. Molto, molto buona.

L’ingrediente segreto (sì, quello dei savoiardi fatti in casa) dormiva e sono riuscita a scattare al volo due fotografie.


Il Fotografo mi tirerebbe le orecchie per tutto il bianco che strilla, pixel per pixel, in queste fotografie.
A proposito, mi piacerebbe molto partecipare alla prima sessione dell’Officina Calycanthus, per imparare un po’ di composizione, tecnica e stile dai bravissimi tre de La Cucina di Calycanthus.
Spero l’Officina possa raggiungere anche i monti trentini, prima o poi.

October 15th, 2012 by Elena

Io non mangio da solo – Pane condito


Partecipo con piacere al contest “BUONO COME IL PANE” promosso da Virginia insieme a ProgettoMondo Mlal.
Tema del contest: ricette con il pane. Contribuiranno alla creazione di un calendario e di un libro per la raccolta fondi della campagna IO NON MANGIO DA SOLO.

Il pane condito che si mangia abitualmente a casa mia arriva dalle Isole Eolie. Secoli e secoli fa, in un bar di Salina mi trovai davanti a una ciotola stracolma di questo ben di dio.
Pane raffermo, olive, cucunci, pomodori secchi, mandorle, filetti di acciuga sotto sale, aglio, origano, semi di finocchio, pepe, peperoncino, sale in grani grossi e tanto, tanto olio. Mescolati e passati al forno.

Un tripudio di sapori che da decenni replichiamo nelle cucine delle nostre famiglie, per la gioia dei commensali.

pane cunzato

Pane condito
Ingredienti per 6-8 persone a seconda della golosità
500 g di pane raffermo*
100 g di olive nere denocciolate
una piccola manciata di capperi in salamoia o di cucunci
10 pomodori secchi
100 g di mandorle intere
3 filetti di acciuga sotto sale
3 spicchi di aglio sbucciati e tagliati in quarti
2 cucchiaini di origano essiccato
1 cucchiaino di ajowain o di timo
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 peperoncino secco, oppure peperoncino macinato
2 cucchiaini di sale grosso leggermente frantumato o, meglio, di sale kosher
olio quando basta

preriscaldare il forno a 220°C.
Ridurre il pane raffermo in dadi sufficientemente grandi da costituire un boccone (massimo 2 cm di lato).
Dividere a metà le olive e risciacquare e scolare i capperi.
Lasciare i pomodori secchi in ammollo per 5 minuti in acqua bollente.
Scolare e tagliare grossolanamente i pomodori insieme alle acciughe.
Mondare gli spicchi di aglio e, a piacere, lasciarli in camicia, interi oppure tagliarli in due parti o tritarli finemente.
Nel caso si usassero peperoncini secchi interi frantumarli con un mortaio.
In una ciotola riversare il pane raffermo tagliato con tutte le briciole più grosse, le olive tritate, i capperi, i pomodori secchi tagliati, le mandorle, i filetti di acciuga tritati grossolanamente, gli spicchi di aglio, origano, i semi di finocchio e di ajwain e il peperoncino.
Riversare il tutto in una teglia da forno o in una tortiera di diametro 24 cm protetta da carta da forno e condire con olio, sale e pepe. E’ importante che il pane sia piuttosto allargato altrimenti le parti non esposte direttamente non diventeranno croccanti. Può essere utile controllare il livello di doratura dopo i primi cinque minuti ed eventualmente rimescolare il pane con un cucchiaio di legno.
Infornare a 220°C per una decina di minuti e prolungare la cottura fino a quando il pane non sia completamente dorato e croccante.
Questa preparazione può essere fatta sia in anticipo e servita a temperatura ambiente che fatta al momento e servita calda.

* a seconda di come è composto e di quanto è secco il pane cambia di peso. io ho usato due mezzi no knead bread rimasti intonsi per 6 giorni

September 29th, 2012 by Elena

Crème Fraîche fatta in casa

homemade_creme_fraiche_comidademama
Fare la crème fraîche in casa è di una semplicità estrema. Avete mai provato?
Basta mescolare in una ciotola un po’ di panna fresca con un po’ di latticello fermentato, aspettare 24 ore, e il gioco è fatto. Più semplice di così!
Qui a Trento la crème fraîche si trova nei negozi di prodotti naturali, confezionata in porzioni piccole.
L’altro giorno, mentre ne acquistavo un vasetto mi hanno chiesto: “Signora sa cosa è vero? Che l’altro giorno una signora l’ha messa nel caffè e si immagini!”

Marta ed io però volevamo vedere la trasformazione della panna in quella crema morbida e leggermente acida che i francesi consumano in gran quantità.
E poi vogliano anche fare il burro di crème fraîche (e usarne il siero, quasi un meta-buttermilk), ma questo ve lo raccontiamo un’altra volta.

Con la stessa curiosità, in passato Marta ed io ci siamo cimentate nel fare in casa:

  • La pasta fillo.
  • La meringa all’italiana (quella con lo sciroppo bollente al posto dello zucchero). Quella stessa volta, Marta ha fatto da sola la sua prima pasta frolla per crostate e il suo primo lemon curd.
  • Lo yogurt usando un thermos.
  • Il labna.
  • La pasta fillo, va detto, è un lavoraccio, ma merita la pena provare almeno una volta.

    Crème fraîche e yogurt nel thermos si equivalgono in termini di sforzo. Che è pari a zero.
    Quando poi ho visto il post di Food in Jars non ho più avuto esitazioni. Mi piace da morire, Food in Jars. Non manca mai in uno dei post di Marisa McClellan qualcosa che mi faccia accendere una scintilla di curiosità. Lo seguo da tempo con molto interesse, pur non facendo quintali di marmellate e conserve.

    Insomma, la ricetta è brevissima:
    in una ciotola di vetro mescolate 1/2 l di panna fresca con quattro cucchiai di latticello fermentato. Coprire la bocca del contenitore con una garza sterile, assicurandola con un elastico. Aspettare 24 ore e riporre in frigorifero.

    Due note:

  • Il latticello fermentato si compera. Come dice la parola, all’interno si trovano dei fermenti. Speravo potesse andar bene sbattere della panna fino a ottenere il burro e utilizzare il latticello di risulta, ma non si può.
  • C’è un motivo per cui la ricetta di Food in Jars consiglia di mescolare panna e latticello prima di andare a domire: previene dal passare ogni 5 minuti davanti davanti al barattolo, guardarlo e dire “Caspita, non funziona. Vedi che non *mi* funziona? Perché non è ancora capitato niente? No, non è vero. Guarda, guarda! Si sta addensando! … o no?” :)
  • Come usate voi la crème fraîche?
    Per me, un cucchiaino di crème fraîche rende speciale una zuppa o crema di verdura. E’ una base eccellente per alcune insalate. E’ super nel purè. Arricchisce un risotto. Si potebbe andare avanti una vita!

    Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes