ComidaDeMama

Archive for the ‘tè’ Category

September 24th, 2012 by Elena

From Umami Paste to Halloween Rice Crackers…


Lo spazio sopra i due buffet bianchi del soggiorno sembra dotato di vita propria.
I nostri amici che vengono a trovarci non lo trovano mai uguale alla volta precedente. Una ragione in più per dare un’occhiata di tanto in tanto.
Ultimamente i due buffet rivelano tracce di regali arrivati da lontano e di qualche anticipo di stagione:
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November 15th, 2009 by Elena

Il Marocco e l’India in tavola per Il Gioco degli Specchi

elena_mina.jpg

Tajine di manzo con prugne – e mandorle. Sullo sfondo un piatto di cous cous alle verdure.
E’ comidademama quella signora con la casacca rossa? Sì, è comidademama!

fotografia ©2009 Stefania Endrici

Ultimo post legato agli incontri gastronomici che ho organizzato nell’ambito del festival Il Gioco degli Specchi, festival che ha ottenuto il plauso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Due serate indimenticabili che coronano giorni faticosi di preparazione.
Abbiamo lavorato sodo, volontari e staff del festival. Abbiamo ricevuto applausi e sorrisi dai commensali.
Tutto lo staff dell’hotel America, insieme alla direttrice e i suoi due figli, ci hanno aiutati con una generosità rara. Grazie di cuore.
I menu di entrambe le serate li trovate qui di sotto. Intanto vi lascio con le immagini della preziosa e bravissima Stefania Endrici. Senza di lei non ce l’avrei mai fatta a documentare questo lavoro. Grazie anche a lei.
E grazie a voi che avete scritto nei commenti, che avete mandato email, sms e telefonate di incoraggiamento. E’ stato molto d’aiuto.

Intanto sto lavorando ad altri eventi, ad altri progetti. Mi riprometto di tenervi più aggiornati qui sul blog, dato che spesso mi scrivete email chiedendomi di farlo.

minate.jpg

Mina prepara il tè alla menta
fotografia ©2009 Stefania Endrici

Mina prepara il tè alla menta
fotografia ©2009 Stefania Endrici

Il Marocco in tavola.
Ringraziamo la nostra cuoca Mina Igli che ha scelto apposta per noi
alcuni dei piatti che tradizionalmente vengono consumati in Marocco.

Per incominciare

Salade jardiniere.
Un piatto ampio marocchino, che viene usato nelle feste e ritrovi di famiglia verrà passato di ospite in ospite.
Da qui potrete attingere a una selezione di verdure cucinate e aromatizzate in diversi modi, guarnite di riso.

Pane fatto in casa, a base di farina di semola, verrà servito.

I piatti principali

Poteva non mancare un sontuoso cous cous? Certamente no.
per gli amici vegetariani avremo una porzione generosa servita con verdure di stagione.

Il resto del cous cous sarà invece insaporito da carne di manzo.

Seguirà una tajine di manzo e prugne, uno stufato cotto lentamente in cui il sapore della frutta secca si amalgamerà con quello robusto della carne.

E per dolce

Oriba, dolci a base di mandorle e sesamo, fatti uno a uno a mano.
Oltre a oriba è stato servito una sorta di amaretto e delle crepes marocchine guarnite di composta di arancia amara.
Costa molto lavoro, ma Mina ha voluto assolutamente proporli.
Verranno accompagnati dal suo ottimo tè alla menta, che alcuni di voi hanno già apprezzato nella degustazione di giovedì scorso.

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L’India in tavola
Ringraziamo il nostro cuoco John Salins che ha scelto apposta per noi
alcuni dei piatti che tradizionalmente vengono consumati in India.


Cena indiana, uno dei piatti preparati da John.
Ghee rice, gobi manchuri, curry di manzo, dal palak,
curry di ceci e curry di melanzane e sesamo. Strepitoso.
fotografia ©2009 Stefania Endrici

Per incominciare

Alu Bonda.
Alu in hindi vuole dire patata. Le patate, lesse e speziate vengono formate in focaccine e fatte dorare in olio.

Urid Vada
Urid è una delle molteplici varietà di lenticchie (dal) indiane. Verranno rinvenute in acqua per 24 ore e poi composte in una pastella densa, formate in rettangoli e fritte in olio.

Pakoda
Pakoda è un nome generico che indica una grande varietà di verdure impastellate in farina di ceci, acqua e spezie e poi fritte.
Per voi avremo un peperoncino dolce.

Questo tris molto gustoso (e completamente vegeratiano) sarà accompagnato da chutney di tamarindo e raita -salsa di yogurt)

Il piatto principale

Avremo un thaly. Thaly è un piatto che comporende molte pietanze tutte servite insieme.

Al centro
Ghee Rice, un riso basmati avvolto dal ghee (burro chiarificato, una delle forme più antiche di conservazione del burro) e speziato di chiodi di garofano e zafferano.

Intorno
Curry di manzo o, in alternativa per i vegetariani curry di ceci.
Curry di melanzane con sesamo
Ghobi manchuri, cavolfiori speziati e croccanti
DAl Palak, lenticchie e spinaci profumati di spezie

E per dolce

Un budino tradizionale indiano, al semolino con frutta secca
servito con del tè speziato.

November 9th, 2009 by Elena

Il tè di Keiko Sawayama

giappone_keiko copia.jpg
Il festival Gioco degli Specchi si è concluso ieri e sembra sia già passato un secolo.
Abbiamo avuto il plauso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ne siamo onorati.
Ho avuto il piacere di conoscere molti degli autori nostri ospiti, tra una corsa e l’altra.
Poter conversare con la sorella di Beppe Fenoglio mi ha rinfrescato mente e muscoli provati dal tour de force di questi giorni.
E ho conosciuto Frans van der Hoff, ospite anche lui dell’hotel per un altro evento.
Insomma, una settimana densa di incontri estremamente interessanti.
det_keiko06.jpg
Ma vi avevo promesso di continuare nel farvi vedere le varie attività che ho organizzato ed ecco qui.
Keiko Sawayama insegna lingua e cultura giapponese a Bolzano.
Ha presentato il tè giapponese, mercoledì 4 novembre, sempre all’Hotel America che ci ha accolti a braccia aperte per tutta la settimana.
Sono riuscita a scattare qualche fotografia. Stefania Endrici ha proseguito a scattarne quando io ero già di corsa su e giù con dolci e acqua per il tè.

Sono felice che la mia amica Tomoko Kodaira mi abbia presentato Keiko Sawayama.
Keiko arriva trafelata dal viaggio e si mette subito all’opera.
Nel giro di pochi minuti il tavolo si affolla di tanti piccoli fagotti di stoffa contenenti ciotole. Fagotti che non sono furoshiki, chi ha seguito il post sull’argomento se ne sarà accorto subito.
E di fianco ai fagotti in linea piccoli utensili bellissimi e un assortimento di dolci piccolissimi, quasi cesellati. Sento tintinnare dei campanellini dentro una busta rosso cupo, ma non oso toccare nulla.

In poco tempo tutto trova una sua collocazione. Come se non ci potesse essere un ordine diverso da quello.
Dalle fotografie riconoscerete molti utensili. Keiko ce li elenca mentre apre una teoria di coperchi e svoltola carte veline finissime.
“Questo me l’ha regalato il mio maestro di tè” Si riferisce a un utensile che serve per mettere il matcha dal piccolo contenitore alla tazza.

Il cameramen RAI e il suo collega su RTTR cercano di farsi strada tra le persone che gremivano la veranda dell’Hotel America.
La presentazione inizia con una bellissima introduzione sul rito del tè, esposta in forma di slide. Le slide più belle e chiare che io abbia mai visto in vita mia, con un equilibrio tra colori, immagini e grafica.

E quando ha preparato il tè, eh…
Abbiamo tutti trattenuto il fiato seguendo i suoi movimenti lentissimi, non volava una mosca. Una bellezza.
Poi Keiko ha dato il benvenuto ai primi ospiti accanto a lei, servendo i dolci arrivati direttamente dal Giappone. E abbiamo bevuto il tè.


Le tazze per la degustazione, queste splendide ceramiche dalle forme imperfette e semplicemente perfette allo stesso tempo. Il cha- sen, pennellino ottenuto da un pezzo unico di bambù. Il colore del matcha e dei dolci. Il sorriso di Tomoko e Keiko.
Grazie.
Grazie a voi due (e a Paolo).

March 26th, 2009 by Elena

Giappone: onigiri e tè matcha a colazione.

onigiri.jpg

“Hai già fatto colazione?”
L’ultima incursione nei negozi di alimentari giapponesi ad Amsterdam con Sumi, mia maestra di cucina giapponese e amica, è iniziata davanti alla scuola delle figlie.
Nove della mattina. Colazione l’avevo fatta, eccome, ma avevo ancora appetito.
Arrivare a casa di Sumi è un momento e davanti a me si ripete il miracolo degli onigiri.
Nel rice cooker avanza ancora del riso caldo della loro colazione.
In un secondo Sumi si lava le mani, le strofina con sale, le batte furiosamente l’una contro l’altra, prende un po’ di riso e lo modella velocemente, inserendo un umeboshi. In men che non si dica ho un piccolo volume di riso perfetto tra le mani.
“Metti tu le alghe nori intorno Elena? Io preparo il matcha.”
Ed eccola qui la mia seconda colazione, in una foto trovata per caso in archivio.
Non faccio gli onigiri spesso. Ho delle forme che facilitano a prepararli, anche se poi le uso per trasformare le uova sode in stelle tridimensionali.
Volete cimentarvi anche voi?
Ecco il procedimento step by step riassunto in un buffo disegno.
Oppure cliccate qui per ulteriori informazioni.
Il riso deve essere leggermente appiccicoso, come per il sushi, ma non deve essere condito con l’aceto di riso.

091_e.gif

Il ripieno può variare. In questo caso è fatto di umeboshi, una prugna in salamoia molto usata anche nella cucina macrobiotica.
E’ facile da reperire nei negozi di prodotti naturali, ma può non piacere a tutti.
Un altro ripieno è costituito da una mescola di gamberetti, fiocchi di bonito essiccati e salsa di soia.
Potete mettere veramente quello che volete, basta che non sia in grande quantità.
Ecco la fonte
La mia amica sumi nei commenti aggiunge la sua procedura che ha qualche accorgimento in più per non ustionarsi.

1. wet hands (mani bagnate)
2. rub salt in your hands (strofina del sale sulle mani)
3. slap your hands together hard! (batti insieme le mani, forte!)
(this is very IMPORTANT, you handle very hot rice, by slapping your hands together, you make your hands numb, and you don’t feel the hot!)
(questo è molto IMPORTANTE, stai maneggiando del riso molto caldo, battendo le mani insieme rendi per un momento le tue mani meno sensibili, e così non sentirai il calore!)
4. get rice, and the rest is the same. (prendi il riso e quello che segue è lo stesso del disegno.)
Thanks Sumi!!!

November 23rd, 2008 by Elena

Afternoon tea per Twostella

Twostella ecco il post dedicato alla tua bellissima iniziativa Afternoon tea award
scones.jpg
Per tutta la mia vita, fino a quando non ho incontrato la mia amica indiana Priya e la mia amica giapponese Sumi, il tè è stato quello delle merende a casa di mia mamma.
Un liquido forte e amaro con una patina di calcare galleggiante. Bustine monodose di cui collezionavo la carta infuse per troppo tempo.
Unica ancora di salvezza una quantità criminale di zucchero, succo di limone e mezza confezione di Biscotto Salute Wamar dalla grafica veramente di altri tempi. In giorni fortunati, i biscotti Lagaccio, quelli genovesi.
Quando ho iniziato a frequentare Mrs. F. per delle conversazioni in inglese il mio pour parlè sulle sue abitudini con il tè naufragava miseramente tra voli pindarici -suoi- e strafalcioni grammaticali -miei-.
Contavo di poter sfoderare qualche piatto robusto da high tea, un egg and bacon pie, un roast beef, qualche piatto con patate e cipolle Teisen Nionod, salmone e merluzzo saporiti. E proporre anche una birra doppio malto, dato che si potrebbe. Ma siamo ad un afternoon tea, altro menu, altra etichetta.
Il tè potrebbe essere un Earl Grey, l’unico tè da signore inglesi che io possa bere senza trucidarlo con la miscela di zucchero e limone, non importa se le quattro del pomeriggio non sia l’ora adatta per l’Earl Grey.
Musica e libri li scambierei volentieri con qualche volo pindarico di Mrs. F., i libri non mancavano mai nei suoi discorsi mentre la musica della BBCradio1 arrivava in sottofondo tra le foglie di una felce gigante.
Il tutto accompagnato da un buon lemon curd, usando la ricetta dell’amica di fiordizucca.
E degli scones. Potremmo definirli un dolce rustico alla moda che, se non cucinato a dovere, si trasforma nella versione anglofona della Luisona.
E allora per farli al meglio -già per riprodurre butterscotch drop scones che erano tanto piaciuti a The Food Traveller- ho scomodato due mostri sacri della cucina americana.
Rose Levy Beranbaum, autrice pluri-premiata di libri sulla panificazione e sui dolci, consulente di una delle più grandi aziende americane produttrici di farine, insegnante e instancabile scrittrice.
E la rivista Cook’s Illustrated, di cui avrò modo di parlare anche in altre occasioni, nota per la sua opera certosina di testaggio di ricette, ingredienti e utensili da cucina e per l’uso prioritario di disegni e non di fotografie per illustrare le ricette.
Volete degli scones a prova di bomba? Loro li hanno cucinati in n varianti, segnalando i pro e i contro di ciascuna e definendone la combinazione perfetta.
Alla fine scelgo la versione RLB, integrando con i preziosi consigli di avere contenitori e ingredienti molto freddi, da lavorare velocemente di Cook’s Illustrated e poi vedremo.
Le dosi hanno dei numeri strani, vedrete. Sono gli adattamenti che RLB fa da cups a g, se volete arrotondate, la mia bilancia è cos

March 23rd, 2006 by Elena

Gujarati tea

Sto preparando una degustazione guidata di te indiani e pakistani per conto di un locale di Trento, il BarYCentro, che proporrà per tutta la prima settimana di Aprile incontri culturali sull’India, sul Pakistan e sullo Sri Lanka. Sapevo che avrebbero proposto nella loro carta qualche piatto o dolce o snack a tema e allora ho offerto i miei servigi e loro hanno accettato. La varicella di Marta ha fato saltare un incontro con la cuoca che, ferratissima in spezie e in cucina pakistana, voleva altre ricette di dolci e di snacks indiani da sperimentare, ma ho compensato scrivendole sei ricette, tre dolci e tre salate, da abbinare ai te. Quindi vi metto parte alle ricette che ho selezionato per questa occasione.
Io non amo bere il te, ho avuto in passato una passione per Andy Warhol e quindi ho bevuto e collezionato per anni tramite amici bustine da te per un’opera mia di pop art che rimarrà uno dei miei più grandi incompiuti.
il te indiano invece mi piace. l’ho scoperto durante un Diwali. Nandini mi mise in mano questa tazza di liquido dal colore non molto accattivante e lattigginoso.
“No, guarda Nandini io il te con il latte proprio…” le stavo dicendo e lei ha alzato un sopracciglio e io l’ho provato per non offendere ed era piccante, dolce profumato e mi ha conquistata sin dal primp sorso. Eravamo in una stanza non molto calda ed eravamo già tutte in sari, mi stavo chiedendo dove trovare il mio pashmina di lana pesante, ma dopo una tazza di te cos

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