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Archive for the ‘onigiri’ Category

February 7th, 2010 by Elena

Onigiri di risotto


“Mamma, perchè non facciamo due onigiri con quella tazza di risotto avanzato?”
Vero, perchè no? E visto che ci siamo, usiamo anche lo stampo da onigiri che mi ha portato Tomoko dal Giappone.
Del resto, dopo avere fatto le uova sode a forma di stella, ho scombinato per sempre il ruolo di questo attrezzo, che dovrebbe sostituire le mani nel formare gli onigiri.

Onigiri vuol dire fatto a mano. E’ la prima informazione che ho avuto a riguardo e, a distanza di anni, non l’ho più dimenticata. Per essere certa ho chiesto conferma a lei, che è laureata in lingua giapponese:
“Per gli onigiri, confermo. La parola deriva dal verbo ‘nigiru’ che significa ‘afferrare, stringere in mano’. La ‘o’ iniziale è invece un prefisso onorifico.
Altri termini per indicarli sono ‘nigirimeshi’ 握り飯 (dove ‘meshi’ significa ‘cibo/pasto’) oppure ‘omusubi’ お結び che deriva da ‘musubu’ (‘legare, unire’).”

Grazie S. !

Gli onigiri sono delle palline di riso formate a mano. Possono essere sferiche, a forma di triangolo o di cilindro. All’interno spesso hanno un ripieno e sono avvolte con alghe nori.
Difficile non averne almeno un paio nei bentō, la risposta giapponese alla schiscetta.
Ah, i bentō! Se non si ha la fortuna di averne uno preparato in casa si possono comperare al volo nei chioschi delle stazioni. Onigiri o non onigiri, sono così belli e tanta è la scelta che ho quasi perso uno shikansen a Kyoto per scegliere il mio bentō per pranzo.

onigiri_risotto01a.jpg

Ecco qui una mappa di 100 onigiri caratteristici. La versione industriale che si trova nei piccoli chioschi e nei distributori automatici ha forma triangolare. Marco non capiva cosa accidenti fosse scritto sulle confezioni e aveva memorizzato i colori dei suoi gusti preferiti.

La mia amica Sumi li fa spesso poco prima di uscire per andare al parco e li usa come snack veloci. Oppure li serve alle amiche golose (ehm) con una tazza di tè verde.
La prima volta che Tomoko è venuta a casa mia a cena aveva un furoshiki pieno di onigiri all’umeboshi protetti da una foglia di bambù.

Volete cimentarvi nella versione originale degli onigiri? Fatti a mano e senza stampi? Con il riso giapponese insaporito con un po’ di sale come vuole la ricetta?
Bene, una pagina con istruzioni precise e dettagliate la trovate qui.
Oppure se volete stampare le immagini del procedimento step by step, con la nonnina obachan giapponese che sorride, ecco per voi una bellissima illustrazione in vecchio post di comidademama.

onigiri_risotto04 copia.jpg

Come vedete lo stampo da onigiri è formato da tre elementi. Una sorta di fondo, molto comodo per estrarre gli onigiri una volta fatti. Un corpo che accoglie il riso, che viene messo all’interno con l’aiuto di un cucchiaino. E un coperchio per comprimere il tutto.

Grazie Marta per avermi aiutato. Le piccole mani che vedete nelle fotografie sono le sue.

Il risotto italiano, specialmente se è all’onda, non è così facile da comprimere a mano, quindi, in mancanza di questa forma per onigiri, consiglio di usare uno stampino per biscotti bagnato che abbia forme non troppo spigolose, altrimenti potrebbe essere difficile avere una sagoma precisa. Non verrà altissimo, ma si può provare.

Dove trovo questo stampo in Italia?
Io proverei a telefonare a Kathay a Milano. Hanno gli stampi per formare le uova sode e non mi stupirei avessero anche questo articolo.

Kathay
via Rosmini 11 – 20135 Milano
M – Moscova
02.33 105 368
info@kathay.it
http://www.kathay.it

onigiri_risotto01.jpg

Dimenticavo, una curiosità.
Sapete quanto pesa uno di questi onigiri? Quasi 50 g.

February 14th, 2006 by Elena

Onigiri

Capita di rimanere svegli fino alle due della mattina per studiare qualche cosa sulle comunità asiatiche presenti in territorio trentino, capire quanti metri quadri copre un campo regolamentare da cricket, il combinare un menu indiano per un centinaio di persone. E come spuntino spezza sonno avere voglia di avere sotto mano uno degli onigiri che Sumi preparava alle sue figlie e a Marta quando andavamo a giocare in Amstelpark. “Faccio due cosine per le bimbe, ne vuoi una anche tu?” E in quattro e quattr’otto tirava fuori una palettata di riso dal rice cooker, la trasformava in oggetti tridimensionali perfetti avendo cura di farcirli con gamberetti, fiocchi di bonito e salsa di soia ultra salatissma e di decorarli con alghe nori. Dei piccoli capolavori fatti senza usare le praticissime formine per ongiri che non ho comperato nella strada dei negozi di cucina ad Asakusa pentendomi un po’ durante il viaggio di ritorno.
Dato che non ho tutti gli ingredienti questa sera filo diritta a dormire e rimando alla prossima volta.
Caso mai qualcuno volesse cimentarsi qui trova indicazioni precise su come non fallire nell’impresa.
Onigiri su flickr

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