ComidaDeMama

Archive for the ‘.New York’ Category

January 27th, 2009 by Elena

Le Pain Quotidien.

pain_quotidienNYC copia.jpg

Le pain Quotidien -New York City. Scattate lo scorso anno in Dicembre.

Questa è la storia di un successo. Di Alain Cumont e di un tavolone comperato al mercato delle pulci che ha portato fortuna.
Siamo in Belgio. A tre anni Cumont è aiuto cuoco della sua nonna. Con i suoi menu fantasiosi a diciassette fa scalpore nei pranzi di famiglia. Il suo apprendistato passa attraverso grandi chef francesi e anni passati nelle migliori cucine di New York City.
1987. Torna a Bruxelles dove apre in Place Rogier un ristorante con soci mal assortiti. Cumont prende la sua quota e fonda Le Pain Quotidien.
D’altronde, quando aveva ancora il ristorante, si faceva spedire pane buono dalla Francia. Spendendo un capitale.
Perchè non farlo lui stesso e venderlo? Sia come boulangerie, una grande madia piena di forme di pane casereccio e di bella pasticceria. Sia come locale, caldo con luci soffuse e tanto, tanto, tanto legno.
Pane, rustico e semplice. Farina, acqua e sale, acido, medievale. Viene venduto nell’ottobre del 1990 a Bruxelles, nel primo negozio di quella che diventerà una catena di circa 80 locali sparsi tra USA ed Emirati Arabi, passando per l’Europa (Roma compresa, ma lei dice: “c’è pure a Roma, via Tomacelli, ma purtroppo è molto meno buono”), la Turchia e per la Russia.

Il primo negozio si trova in un quartiere di Bruxelles pieno di carattere dove gli affitti non sono ancora altissimi.
E spunta il tavolo. Grande, vecchio, bello. Comperato in un mercato delle pulci. I più scettici scuotevano la testa. Mai e poi mai le persone avrebbero condiviso il posto.
E invece diventa un punto di forza. Il communal table piace e convince. Non c’è Le Pain Quotidien che non ce l’abbia.
Piccoli locali con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine. taglieri riccamente assortiti. Le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels. Coppe imperiali di yogurt biologico, granola e frutta fresca. Pasticceria bellissima e di ottima qualità. Forme di pane che ricordano altri tempi. File di barattoli di marmellate, conserve e altro ancora.
Normalmente spuntano all’angolo di una strada trafficata, fatti apposta per chiudere la porta dietro a file taxi gialli [se siete a Manhattan, per le altre location scegliere le insidie più adeguate] , segnali sonori, insegne luminose, la gente che cammina veloce, gli ombrelli, la polizia. E per sfogliare in santa pace il New York Times [se si è a Manhattan. per le altre location scegliere il quotidiano più adatto] sul grande tavolo, con cafe au lait, pane, burro e una selezione di marmellate [tra cui la Brunette, crema di nocciole amata da Pm10].
Mi spiace di avere fatto unicamente queste tre fotografie durante le mie visite fatte a New York, quando prendevo il pullman Fung Wah 15$ Chinatown Boston- Chinatown Manhattan e ritorno. Ma credo che possano rendere l’idea di quanto è accogliente e di quanto mi manchi NYC ^^.

Comidademama a New York City. Tutti i post.
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.
Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.
Union Square Greenmarket

Dove ho letto la storia di Alain Cumont?
Intervista ad Alain Cumont
Canadian Living

June 13th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, Union Square Greenmarket

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Farmer’s Market. Mercati dei contadini che provengono dalle aree vicine alle città.
Quest’autunno ho raccontato quello meraviglioso nel centro di Boston, in Copley Square post
Ho sentito che anche in Italia iniziano ad affermarsi, anche se di fatto ci sono sempre stati. Penso al mercà d’le fumne |trad. dal piemontese mercato delle donne| di Saluzzo |prov. CN|, al mercato di Piazza Cavour di Savigliano |prov. CN| dove si trovano ancora i begli uomini |bot. balsamina impatiens| da mangiare in insalata. Sono certa che in ogni vostro mercato, specialmente se non vivete in una grande città, esistono delle zone in cui i produttori locali vendono i loro prodotti. Ne avete uno che frequentate? O sono scomparsi dal vostro mercato?
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Ma non siamo nella mia città natia, siamo a New York, più precisamente a Manhattan, I Farmer’s Market sono attivi quasi dappertutto tutto l’anno, disseminati nella città. Google map offre una selezione dei Farmer’s Market in Manhattan, non completa e con alcuni negozi che non hanno nulla a che fare con i Farmers’ market, ma merita dare un’occhiata per vedere se eventualmente ne avete uno vicino ai vostri itinerari newyorkesi |mappa google |.
Se l’avessi consultata prima questa mappa avrei scelto di vedere il mercato degli Amish |mappa 731 9th Ave New York, NY 10019 (212) 262-0330|, non importa, il clima era torrido e avevo altre mete, sarà per la prossima volta.
E il caldo deve essere una delle cause del ritrovare un farmers’ market veramente disordinato. Come se a me non piacesse il caos vitale dei mercati, mi piace eccome!
La luce è abbacinante alle undici della mattina, gli stands sono sparpagliati senza un ordine preciso. Penso che il gran caldo abbia fatto disertare qualche produttore ottenendo spazi vuoti tra stands di diversa dimensione. E poi era luned

June 10th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.

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Non potevo trovare maniera migliore per affrontare il caldo torrido di New York all’ora di merenda.
Un paio di gelati a Il laboratorio del gelato al 95 di Orchard Street, grazie al bellissimo post scritto da Lara Ferroni qualche giorno fa, ricco di immagini, come al solito strepitose.
La vetrina è molto piccola, si apre verso il pubblico come le gelaterie italiane.
Accatastate contro i muri, una buona quota di cassette della frutta vuote, direi un buon inizio.
I gusti oggi pomeriggio sono otto, tra sorbetti e gelato, le vaschette sono piccole e molte sono alla fine. I colori dei gelati hanno un aspetto rassicurante, non assomigliando ad un campionario Pantone.

Cartina tornasole per molte cose riguardanti la cucina, Marta.
Che inizia a farmi notare che è difficile leggere i nomi dei gusti. Due dei quali le avevano fatto gola sono alla fine. Va sul semplice e prende una coppetta alla vaniglia. Che è cremosa e ottima.
Io mi avventuro assaggiando un cucchiaino di gelato al chili thai chocolate, un perfetto equilibrio tra piccante e cacao. Segue una porzione più consistente di gelato al matcha e terragon pink pepper.
I miei tentativi di produrre gelato al matcha hanno dato come risultato degli impasti molto allappanti, mentre sin dal primo cucchiaino era evidente la delicatezza della versione de Il laboratorio del gelato. Il gelato al terragon e pink pepper era troppo delicato per avvertire alcun gusto, come se la base di fiordilatte fosse eccessiva rispetto agli aromi.
Tutti e quattro i gelati provati erano piuttosto dolci. Non so se sto diventando insofferente ai preparati dolci, ormai in casa non usiamo quasi più zucchero se non per le torte, ma ho dovuto ricorrere ad un caffè ghiacciato, ovviamente amaro, per compensare.

Tra non molto tornerò a New York e porterò Marta e il my wise per una seconda incursione

il Laboratorio del Gelato
95 Orchard St.
(tra Broome & Delancey Sts)
New York, NY 10002
++1 212 343 9922.
info@laboratoriodelgelato.com

|Comidademama a New York tutti i post| Quando descrisse anche il bidet- Comida a New York|Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread|Comidademama in viaggio. Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.|

Novità, ecco la mappa dei miei luoghi preferiti fino ad ora per mangiare a New York. Dallo spuntino al gelataio, dalla panetteria al ristorante.

Seguiranno altre mappe, non solo di New York.
Ricevo molte email in cui mi si chiedono indicazioni e itinerari non solo gourmand nella città in cui ho vissuto, come Amsterdam, Boston, Trento e il Trentino, Savigliano e il Piemonte.
Quando mi capita di rispondere di persona spesso una cartina di tinge di tanti puntini colorati, come promemoria.
Goggle map è la versione virtuale di questa mia abitudine.
Sono certa che questa mappatura dei luoghi gourmand e di mio interesse possa essere utile.
Non so ancora se userò per sempre googlemap o platial, inventata nel 2006 da due miei amici americani conosciuti in Olanda, che hanno acquistato di recente Frappr. Ho visto che alcuni di voi sono interessati a capire come funzionano queste mappe, a presto dedicherò un post apposta.
Se troverò troppo invasiva l’immagine la ridurrò a link. E voi avrete una mappa in formato A4 da stampare e mettere in tasca durante i vostri viaggi, by comidademama!
Per New York la mappa è in costante aggiornamento! A presto con le prossime, Amsterdam in testa.


View Larger Map

June 7th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, lo so, di nuovo!

Domani riparto per New York, con la mamma di Marco e Marta. Il tempo è cambiato, è scoppiata l’estate, ad Harvard si sono celebrate le graduations con special guest J.K. Rowling, e abbiamo avuto occasione di avere ospiti molto gradite a cena Dede e sua figlia che ormai è una newyorker. Forse ci rivedremo in questi giorni nella loro città.
Dato il caldo estivo andremo certamente a provare il gelato de il Laboratorio del Gelato, segnalato nell’ultimo post di Lara Ferroni.
I gelati vengono serviti in un ambiente che conta un laboratorio a vista in cui i ristoratori che vogliono sperimentare dei gusti nuovi possono usare. Una bellissima idea che merita un’incursione, tanto più che il clima ca farà sognare un gelato come un vero miraggio.
il Laboratorio del Gelato
95 Orchard St.
(between Broome & Delancey Sts)
New York, NY 10002
++1 212 343 9922.
info@laboratoriodelgelato.com

A presto da una Boston rovente dal caldo!

May 27th, 2008 by Elena

Comidademama in viaggio. Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.

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Manhattan, giorno di vacanza a camminare per le avenues, a vedere le persone, i water tanks sulla cima degli skyscraper, i taxi gialli, Times Square, il Moma, Central Park, Fifth Avenue.
Un po’ di jet lag non vi disturberà mai tanto quanto la classica proclamazione di famiglia: “Mi sta venendo fame!”
Voi siete preparatissimi. Avete compulsato ogni rivista turistica, scaricato da internet i consigli dei forum e dei blogger che vivono o che hanno viaggiato e che consigliano paradisi gourmand a NYC, corredati da ammiccanti dettagli di verdurine e vasellame con sfondo sfumato.
Rivisto tutta la serie Sex and the City, i film di Woody Allen. La sala da tè russa di Tootsie, Kat’s di Harry ti presento Sally, la tabaccheria di Harvey Keitel in Brooklyn. Il menu del Bagdad Cafè con i crackers che escono dal polsino di Marianne S

May 16th, 2008 by Elena

Quando descrisse anche il bidet- Comida a New York (ancora, lo so)

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Non ho dimenticato la promessa di raccontare come ho trovato New York nella visita di Marzo e quella di due settimane fa.
Ecco presentata la palette di colori di una Manhattan primaverile e piovosa. Cocci di vetro azzurri, l’Hudson. Rosa cipria, grigio perla, terra, verde opaco il resto.
Toh, piuttosto di dire di avere preso secchiate d’acqua Comida si butta sui colori.
E no, Manhattan è affascinante anche con il diluvio universale, intermittente per un intero fine settimana.
Piuttosto, la troppa luce attraverso le nuvole mi ha tolto dalla mente lo scenario alla Blade Runner.
In questo Amsterdam è imbattibile, regala dei cieli senza speranza e acqua a volontà anche alle due del pomeriggio. Se s’aggiunge una buona quota di fauna, vapore e insegne al neon, ci si ritrova immediatamente a giocare a prendi e scappa con i replicants.
Marta da tutta quest’acqua ha ricavato tre paia di scarpe e un paio di calzini nuovi. Capita spesso ai clienti, immagino, del Century21, l’enorme outlet che in parte si affaccia su Ground Zero. Impossibile non notare le persone che girano per strada con i loro sacchetti dal logo rosso. Si entra perchè la figlia ha bisogno di una paio di stivali da pioggia e un paio di calzini asciutti e si esce con i primi due articoli, seguiti da un paio di ballerine, un paio di sandali di ottima qualità a prezzi stracciati e due simpatici gadget offerti dalla ditta.
E così ho risolto la questione scarpe per l’estate, Marta cresca a vista d’occhio. Porta il 34, diventerà molto alta.
FOTO TIMES SQUARE

In Times Square la palette s’arricchisce di colori. I taxi sembrano ancora più gialli e il grigio fa risaltare i cartelloni pubblicitari.

FOTO HOPPER

Salgo di un piano nell’assurdo negozio di M&M’s e guardo cosa capita fuori dalla finestra senza dovermi torcere il collo per guardare in aria. Questa vista mi ricorda vagamente un quadro che rappresenta un altro locale in Manhattan, al Greenwich Village, ma che non esiste più. Chi indovina a cosa mi sto riferendo?
Questo è stato anche il viaggio in cui ho parlato di più con le persone. Un signore inglese che scandiva benissimo le parole come se non fossi in grado ne’ di sentirlo e tanto meno capirlo. Jim, professore di matematica in pensione, unico ospite non cinese nel suo Hotel vicino al Brooklyn Bridge. A 50$ al giorno riesce a vivere decorosamente e può pagare volta per volta. Scambio due banalità su quanto Trader Joe costi di meno di Whole Foods con una coppia di italiani che vivono nella 84ma e che risalgono 70 strade carichi di sporte colorate con il mio stesso bus 103.

Sono tornata a Bowery, avevo tenuto a mente un bell’articolo del New York Times dal titolo “A No-Frills Kitchen Still Cooks”, scritto da Mark Bittman in cui invitava le persone in cerca di attrezzatura per cucinare a non pagare il prezzo del faretto alogeno che l’illumina o dell’oggettino inutile color lime che va tanto alla moda e di andare nei negozi in cui i veri cuochi si servono. L’articolo è completo di video in cui Bittman, lista della spesa in mano, riesce ad equipaggiare la sua cucina con meno di 300$.
Per curiosità sono andata a vedere il negozio in cui ha girato il video e devo dire che non mi ha entusiasmato per niente. Non ho trascinato i miei ospiti a vedere gli altri negozi della via che si assomigliano molto.
Sia per lavoro che per divertimento ho frequentato molti negozi del genere.
Riesco a fare la tara alla luce d’accento in William and Sonoma e in Crate and Barrell. Medagliani per i non professionisti a Milano, Duikelman e il negozio di kitchenware in Zeedijk ad Amsterdam, Oldenhof ad Hilversum mi fanno abbassare la guardia, lo ammetto.
Ho ceduto a Tokyo. Visitare il Kappabashi-dori |wiki|sito ufficiale| articolo NYTimes|, a mezza via tra Asakusa e Ueno, mi ha fatto sentire come uno squalo che ha appena intercettato un filino di sangue di pesce.
mi spiace solo di non avere fatto delle buone fotografie, ho visitato anche uno studio specializzato nella progettazione di ristoranti di soba.

Insomma questo giro a Manhattan è stato più umido di quello fatto a Marzo con il mio cugino greco.
Ho parlato con più newyorkers, Central Park era verde ed ubertosa, con tutti i tulipani che di screziato avevano anche le foglie, non si bada a spese, ho mancato una colazione con una brava foodwriter, Marta ha guadagnato tre paia di scarpe nuove per non tacere della coppia di calzini. Abbiamo attraversato da cima a fondo il ponte di Brooklyn. Ripercorso tutte le cose che un turista avveduto dovrebbe vedere.
A Marta quello che piace di più è l’Hotel, perchè ha letti enormi dalle lenzuola immacolate, una televisione in ogni stanza e una poltrona girevole di pelle nera davanti alla scrivania. A me piacciono le luci soffuse degli abat jour e registro mentalmente che per la prossima casa dovremmo rimediarne qualcuno per creare un po’ di atmosfera.

Tornando a casa credevo di avere fissato nel Queens l’ultima impressione di NYC. Un relitto di fabbrica, arrugginito e coperto ancora da un enorme cartellone con logo e colori della Domino Sugar. Da fermare il bus, attraversare le corsie del ponte sotto la pioggia e andare a vedere se non fosse stata una vera nave alla deriva. O almeno fare una fotografia.
Invece appena fuori dal Queens ho visto il complesso di capannoni con le finestre tutte accese del New York Times. Niente a che vedere con il super moderno edificio di rappresentanza Downtown Manhattan, ma immaginare che là dentro erano già pronti con l’edizione del giorno dopo mi ha fatto scordare il relitto.

Tra poche settimane tornerò e questa volta sento che farà bellissimo.

March 8th, 2008 by Elena

Comidademama torna a New York, con il cugino greco!


NYC seconda visita. Watertank

Vorrei brevettare mio cugino greco Alexandros come antidepressivo naturale.
Da quando è arrivato, pochi giorni fa, la casa sembra più colorata.
Diciannove anni di entusiasmo puro, un bel sorriso, sempre uno scherzo per Marta, che si diverte come una matta.
Ho scoperto dove si trovano lo stadio dei Boston Celtics e la casa di Paul Revere. Ora ho un’idea di come sia la musica pop greca e di come è messo il Panathinaikos.
Ieri sera abbiamo fatto un po’ di festa con lei e relativi wise. Ilaria ci ha portato i sa coccoi prena, delle deliziose tortine fatte a mano, ripiene di patate, formaggio e menta, ottime, accompagnate da un Cannonau Riserva veramente buono. Volevo fotografarne qualcuna il giorno dopo, ma non ne è rimasta nemmeno una briciola. Abbiamo condiviso con loro le olive kalamata, i paté di olive greche, i croccanti al sesamo e halvas di mandorle, portate da Alex e molto gradite.
Dopo una consultazione in diretta da Atene abbiamo cucinato la melinzanosalata, versione rossa e versione bianca, di cui seguiranno le ricette.

Luned

December 16th, 2007 by Elena

Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread

Sullivan St Bakery


Sullivan St Bakery
533 West 47th Street
New York

Tiro fuori dalla tasca l’appunto mentre incrociamo la 50ma strada.
“Hai voglia di uno spuntino? Siamo vicini alla Sullivan St Bakery, quella del No Knead Bread
Dieci minuti di cammino attraverso i cartelloni dei musical del Theater District ed eccoci in Hell’s Kitchen.
Cercare un indirizzo a Manhattan è come giocare a battaglia navale. Per via delle strade, che sono quasi tutte perpendicolari e parallele.
Dalla 8th Avenue in poi la 47ma strada perde gradualmente il suo clamore cosmopolita e torna ad essere un po’ da tutti i giorni, anche un po’ dimessa. Il tempo grigio non aiuta a migliorare il paesaggio d’insieme, ma nell’ultimo tratto di strada si distingue una bella tenda rossa. Ci siamo.

Sono sicura di vedere Clark Kent seduto in vetrina mentre beve caffè leggendo il giornale.
Entriamo in una panetteria vera, che sa di farina tostata.
L’arredamento è semplice, solo un bancone che espone una buona serie di focacce e una piccola selezione di dolci. Dietro, i classici scaffali con allineate le forme di pane. Tutti i nomi dei prodotti sono in italiano.

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Sulla parete più stretta una serie di ripiani mettono in mostra panettoni, ossa di morti, biscotti di Prato e qualche bibita analcolica.
Il caffè e il tè sporgono da un piccolo sbalzo di fianco alla porta di entrata, 1.75$ a bicchiere.
Quello che sembrava un posto a sedere si rivela uno strettissimo e lungo tavolo appoggiato alla vetrina, pieno di giornali e di piccole stelle di Natale in vaso.
Al nostro arrivo c’è un po’ di movimento. Una commessa ispanica sta tagliando un trancio di Bianca per una signora. Un ragazzo in giacca e cravatta sta porgendo il suo curriculum vitae ad un signore del negozio. Contemporaneamente Clark Kent ed il suo amico pagano il conto e ci lasciano le loro due sedie in legno e ferro anni ’50.
Io rimango piantata lì, a vedere la Bianca. E’ una focaccia lunghissima, appoggiata su un tagliere fatto apposta per lei. Ha delle alveolature enormi e una bella crosta. Di tutte le focacce che abbiamo provato è stata di gran lunga la migliore nella sua semplicità.

No knead breadp01

Chiedo se posso fare fotografie, non c’è problema, mi dicono le commesse. Ma ad un certo punto mi fermano, non posso più. Indicano il soppalco che abbiamo sopra alla testa. Il loro supervisore non vuole.
Non c’è problema, dico io, ma mi dispiace non poter postare le poche fotografie che ho fatto.
Metto da parte la mia timidezza e parlo con il supervisore, ricomparso per accomiatarsi con il ragazzo del curriculum. Una stretta di mano e una generosa selezione di pani e dolci della casa, un appuntamento per la settimana a venire, mi sembra un ottimo modo per concludere un colloquio di lavoro.

E ho raccontato di voi, dei vostri blog, del fatto che a distanza di un anno dagli articoli (1, 2-ricetta e video dell’intervista)di Mark Bittman del New York Times ci siano persone entusiaste di questo pane e di quanto mi sarebbe piaciuto pubblicare le fotografie su Comidademama. Detto fatto, ho ricevuto istruzioni su cosa potevo e non potevo fare.

“Non può fare fotografie in laboratorio, ma un giro glielo faccio fare volentieri.”
E così fu che Comidademama entrò nel laboratorio del No Knead Bread.
L’odore di farina tostata è più intenso e fa pizzicare la gola. Parecchie persone camminano spedite da una parte all’altra, intanto il mio anfitrione mi spiega che ormai tutto il pane da loro prodotto viene fatto con la tecnica del no knead bread. Le macchine impastatrici lavorano quindi poco.
Metri cubi di impasto stanno fermentando davanti a me, divisi in contenitori. Impilati formano una vera e propria muraglia. Su ogni coperchio una scheda con la composizione dell’impasto e l’orario da rispettare. Qui si avvicendano circa sedici panettieri. Su un grande tavolo di lavoro due di questi stanno lavorando alcune forme, un peccato non poter fare fotografie.
Quasi mi scordo di chiedere il nome del supervisore mentre mi affretto a salutare. Mi sembra di avere rubato troppo del suo tempo, ma in effetti per lui questa è una promozione, anche se non menziona i corsi di panificazione che si tengono periodicamente nel panificio.
Ringrazio Sean e torno alla scoperta di New York.


Sullivan St Bakery
533 West 47th Street
New York, NY 10036
tel 212 265 5580
fex 212 265 5583
info@sullivanstreetbakery.com
http://www.sullivanstreetbakery.com

Ma da dove parte tutta questa ricetta? Dal New York Times, grazie ad un’intervista del giornalista Mark Bittman ed un passaparola che ha fatto fare il giro del mondo a questa ricetta. Ecco i link degli articoli scritti in proposito dal New York Times.


The Minimalist: The Secret of Great Bread: Let Time Do the Work
By MARK BITTMAN
Published: November 8, 2006

Recipe: No-Knead Bread
Published: November 8, 2006

The Minimalist: No Kneading, but Some Fine-Tuning
By MARK BITTMAN
Published: December 6, 2006

A quasi un anno di distanza dagli articoli la popolarità della ricetta resiste.

Da Londra Dandoliva pubblica i risultati del suo No Knead Bread, un tipo di pane semplice da realizzare, un breve impasto, un’attesa di 24 ore, una piegatura, una seconda attesa di due ore, la cottura in una pentola pesante con coperchio.
Ed ecco un pane casereccio, di quelli che si tagliano a fette spesse, con la crosta croccante.
L’idea mi piace, specialmente perchè le ricette di pane della Rose Levy Beranbaum che sto testando sono bellissime, ma molto laboriose. Pubblico anche io il mio risultato e non sono sola.

Immediatamente dopo la pubblicazione dell’articolo del New York Times Rose Levy Beranbaum, pilastro della panificiazione americana, scriveva la sua opinione su questa ricetta e spiegando con lo stile del suo “The Bread Bible” ogni cambiamento di stato del pane in questo lungo periodo. Per lei questa tecnica non è sconosciuta, ma non l’aveva mai realizzata in questa maniera.

All’inizio del 2007 Marina Braito dedicava a questo pane un lungo articolo su Coquinaria. Da questo momento nei forum nasce una lunga serie di interventi e di esperimenti che poi si diffondono in altri forum.

Clotilde di ChocolateandZucchini non riesce a venire a capo della ricetta, fallisce per tre volte e cambia un po’ le proporzioni sospirando per le misure in cups and spoons.
Per molti invece questo pane è un gran successo fin dal primo tentativo.

Consy a marzo faceva esperimenti.

Jaden di Steamy Kitchen prova a vedere se suo figlio di quattro anni può veramente fare questo pane.

Adrenalina posta delle fotografie molto belle della sua prima creazione.

Elisabetta di pane e mele posta il suo primo No Knead Bread accompagnato al dulce de leche di dandoliva.

Sonia si cimenta nella sua nuova casa di Bologna.

Alex di Cuoche dell’Altro Mondo dopo i primi tentativi arricchisce l’impasto con l’olio di oliva.

Stella di sale non ci proverà, preferisce il pane dagli impasti più complessi.

Le coin torinoise si cimenta anche lei e racconta il tutto in tre lingue!

Il sapore della terra usa una bellissima Rommeltopf per la cottura.

Aiuolik annovera il no knead bread nelle sue trenta ricette di pane.

Nei commenti Elena dice di averlo provato con gran soddisfazione, praticamente è stato mangiato fino all’ultima briciola in men che non si dica. Ed erano in due!

Maria Giovanna di Passione&Cucina produce una versione semplice e poi ne cucina una integrale.

Cookie-Corner scopre da Alex delle Cuoche dell’Altro Mondo e da Aiuolik la ricetta e prova anche lei.

Gallina in Cucina usa la farina di grano duro mescolata con quella bianca.

Tulip fa tre tentativi prima di iniziare ad essere soddisfatta e consiglia le proporzioni di Marcela.

Un Tocco di zenzero e FrancescaV sono troppo impegnate con i loro lavori per cimentarsi, prima o poi ci proveranno anche loro.

Lilli di Delicious sta infornando proprio ora.
Et voilà ecco il no knead bread, condiviso l’altra sera a cena con Un tocco di zenzero, di Vittorio e le loro famiglie.


Graziella
, curiossissima, prova anche lei con ottimi risultati!

Il cuore è una frattaglia.2 scrive: Due considerazioni. Il pane è ottimo, ma è pur sempre fatto col lievito di birra, si sente nel sapore e nella consistenza. La cosa veramente interessante è piuttosto il procedimento. Il fornaio newyorkese Jim Lahey non ha inventato niente, ma con una grande intuizione creativa è tornato alle origini mettendo a punto una tecnica dal sapore ancestrale che ci riporta alla rivoluzione neolitica, o quasi. E questo è molto più eccitante di una ricetta per un buon pane.

Come il prezzemolo, novella sposa, è alle prese con i suoi primi tentativi che producono fotografie molto invitanti.

Curiosando in cucina… e non solo! cuoce il pane in una pentola di acciaio ed è soddisfatta del suo primo tentativo, fotografato appena uscito fuori dal forno.

Cocò di sale e pepe quanto basta prova la soddisfazione di svegliarsi la mattina e riempire dopo qualche ora la cucina del buon profumo di pane fatto e cotto da lei.

Stella di sale prepara una ciabatta usando la tecnica del No Knead bread e lascia preziosi appunti e considerazioni su come viene preparata.

Via delle rose prepara un pane al sesamo abbinato ad un caramel au beurre salè veramente peccaminoso.

Fiordiviola di Passione Dolci e Torte Salate sfoggia un’alveolatura da record ottenuta cuocendo il pane in una pentola alta, di diametro 22 cm, complimenti!

Dalla padella alla cattedra riesce a sfornare un ottimo pane nonostante abbia la febbre alta, salvando per altro le sorti di un pasto. Che dire, ormai questo pane è sempre più speciale, è a prova di cuoca febbricitante! Ti auguro una pronta guarigione!

Pasticci in cucina, contagiata anche lei da questa mania prova a cucinare il no knead bread senza usare la macchina del pane. E il risultato è eccellente, un pane fatto con la farina di kamut e infarinato con farina integrale di kamut, simile per consistenza alla semola. Il pane ha una bellissima forma perchè è stato cotto in uno stampo da plumcake.

Angie di Tarallucci e festeggia il Nutella Day con una fetta di No Knead Bread ai semini

Annamaria sforna al primo colpo un pane da campioni, complimenti!

Antivigilia di Pasqua, Claudia di Scorza d’Arancia sforna un bellissimo no knead bread tutto ricoperto di semi di sesamo.

L’elenco si allunga sempre di più e quindi tengo questo finale del post aperto.
E vado ad infornare il mio No Knead Bread.
Grazie ancora, Dandoliva!

Sono certa di dimenticare qualcuno, vi prego di scrivere nei commenti e li aggiungerò prontamente.

December 13th, 2007 by Elena

Quando descrisse anche il bidet- Comida a New York

Just 4 wheels in Times Square

Tecnicamente le nove della mattina viene considerata rush hour a Penn Station.
Sopra la mia testa ci sono l’Empire State Building, il Madison Square Garden e la coda di persone in fila per vedere le vetrine natalizie di Macy*s. Ma io non lo so ancora, sto cercando di capire come raggiungere una metropolitana per posare i bagagli nell’hotel. Con me c’è la mia amica Paola e parecchie migliaia di altre persone.
Camminano spedite, mi spingono, mi passano davanti senza chiedere scusa. Nessuno risponde “How are you doing?” ad ogni contatto visivo, come capita a Boston.
Gli impiegati dell’MTA sono bruschi e sbrigativi, siamo in troppi e le domande sono sempre le stesse.
Torno a sentirmi sparire nella folla, sono di nuovo un piccolo puntino invisibile. Sono a New York e sono contenta.
Come i ragazzini ai primi permessi di uscita da soli ho strizzato ogni possibile goccia di libertà di questo fine settimana prendendo il primo treno del mattino e tornando tre giorni dopo con l’ultimo treno della sera.
L’alzarsi presto ha i suoi vantaggi, come trovare un posto in business class allo stesso prezzo della classe economica, per esempio. E poter sedere in un vagone dove non si può parlare, nemmeno sottovoce, perfetto per schiacciare un pisolino o, come lo chiamano qui in USA, un power nap.

Train station closeby NYC Train station closeby NYC

Dal finestrino sfilano paesi affacciati sull’acqua, case con decorazioni natalizie scintillanti, ponti e tanta terra coltivata. Tralicci ed industrie, scarpate piene di rifiuti, ciminiere, edifici sempre più fitti. Dopo tre ore e mezza di viaggio ecco New York.
Sul tetto di uno di questi la scritta WELCOME TO THE BRONX.

Still life. Plastic bottle, strained train window, bridge and NYC. Entering in NYC- Bronx

Penn Station straripa di persone, ma è organizzata bene quanto un aeroporto, a prova di bambino. In men che non si dica raggiungiamo Hell’s Kitchen, un quartiere ad Est di Central Park, arriviamo nel nostro tristissimo hotel.
Nei corridoi le persone hanno dipinta la stessa mia espressione sulla faccia, sorpresa nel vedere un posto cos

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