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Archive for the ‘indirizzi utili’ Category

March 20th, 2009 by Elena

Spezie: Ajwain

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Basta strofinare tra le dita un paio di questi semi e già sento profumo da vacanza, di caldo e di mare.
Il seme ricorda un po’ quello dell’anice. Se lo frantumate in un mortaio avrà sentore di origano. Se lo mettete sulla punta della lingua sarà leggermente piccante, ma una volta cotto non lo sarà più molto.
L’olio essenziale presente in grande quantità è il timolo.
L’ajwain l’ho imparato ad usare nelle lezioni di cucina indiana che ho frequentato ad Amsterdam.
Mi piace molto e lo uso sia a crudo nelle insalate o nell’hummous, nei pani, nelle preparazioni cotte.
Avendo un gusto cos

January 27th, 2009 by Elena

Le Pain Quotidien.

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Le pain Quotidien -New York City. Scattate lo scorso anno in Dicembre.

Questa è la storia di un successo. Di Alain Cumont e di un tavolone comperato al mercato delle pulci che ha portato fortuna.
Siamo in Belgio. A tre anni Cumont è aiuto cuoco della sua nonna. Con i suoi menu fantasiosi a diciassette fa scalpore nei pranzi di famiglia. Il suo apprendistato passa attraverso grandi chef francesi e anni passati nelle migliori cucine di New York City.
1987. Torna a Bruxelles dove apre in Place Rogier un ristorante con soci mal assortiti. Cumont prende la sua quota e fonda Le Pain Quotidien.
D’altronde, quando aveva ancora il ristorante, si faceva spedire pane buono dalla Francia. Spendendo un capitale.
Perchè non farlo lui stesso e venderlo? Sia come boulangerie, una grande madia piena di forme di pane casereccio e di bella pasticceria. Sia come locale, caldo con luci soffuse e tanto, tanto, tanto legno.
Pane, rustico e semplice. Farina, acqua e sale, acido, medievale. Viene venduto nell’ottobre del 1990 a Bruxelles, nel primo negozio di quella che diventerà una catena di circa 80 locali sparsi tra USA ed Emirati Arabi, passando per l’Europa (Roma compresa, ma lei dice: “c’è pure a Roma, via Tomacelli, ma purtroppo è molto meno buono”), la Turchia e per la Russia.

Il primo negozio si trova in un quartiere di Bruxelles pieno di carattere dove gli affitti non sono ancora altissimi.
E spunta il tavolo. Grande, vecchio, bello. Comperato in un mercato delle pulci. I più scettici scuotevano la testa. Mai e poi mai le persone avrebbero condiviso il posto.
E invece diventa un punto di forza. Il communal table piace e convince. Non c’è Le Pain Quotidien che non ce l’abbia.
Piccoli locali con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine. taglieri riccamente assortiti. Le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels. Coppe imperiali di yogurt biologico, granola e frutta fresca. Pasticceria bellissima e di ottima qualità. Forme di pane che ricordano altri tempi. File di barattoli di marmellate, conserve e altro ancora.
Normalmente spuntano all’angolo di una strada trafficata, fatti apposta per chiudere la porta dietro a file taxi gialli [se siete a Manhattan, per le altre location scegliere le insidie più adeguate] , segnali sonori, insegne luminose, la gente che cammina veloce, gli ombrelli, la polizia. E per sfogliare in santa pace il New York Times [se si è a Manhattan. per le altre location scegliere il quotidiano più adatto] sul grande tavolo, con cafe au lait, pane, burro e una selezione di marmellate [tra cui la Brunette, crema di nocciole amata da Pm10].
Mi spiace di avere fatto unicamente queste tre fotografie durante le mie visite fatte a New York, quando prendevo il pullman Fung Wah 15$ Chinatown Boston- Chinatown Manhattan e ritorno. Ma credo che possano rendere l’idea di quanto è accogliente e di quanto mi manchi NYC ^^.

Comidademama a New York City. Tutti i post.
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.
Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.
Union Square Greenmarket

Dove ho letto la storia di Alain Cumont?
Intervista ad Alain Cumont
Canadian Living

September 22nd, 2008 by Elena

Comidademama in viaggio. Seattle Central Library

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Unidici piani di biblioteca ingabbiati in una poderosa struttura di cemento, metallo e vetro tra la Fourth e Fifth Avenue, chiusa ai lati da Madison e Spring Street, in pieno centro di Seattle. Facile da trovare, bellissima, meritevole di qualche ora di attenzione da parte nostra.
Il nostro viaggio a Seattle inizia da qui.
Già dall’esterno si intravvedono dettagli interessanti, per di chi si occupa di architettura, di ergonomia visiva, per chi ama godere di uno spazio pubblico di alta qualità.
Ho frequentato in quest’anno vissuto a Boston il Green Building Resource Center, un centro di studio, di divulgazione e documentazione dedicato all’edilizia sostenibile, per studiare e tenermi aggiornata. Fin dal primo giorno mi sono resa conto di essere circondata, sia a NYC, che a Boston, da edifici che portavano la targa ‘imprimatur’ dell’US Greenbuilding Council, un’associazione no profit che in pochi anni si è imposta a livello nazionale e internazionale mettendo a punto un protocollo chiamato LEED (Leadership in Energy and Environmental Design (LEED) Green Building Rating System

July 29th, 2008 by Elena

Comidademama a Seattle. Microbrewery, craft breweries e brewpub.

Samples in a good Seattle microbrewery

Tutto il verde che Seattle offre in una giornata di sole costa n giorni di pioggia, ma non importa, mi viene voglia di trasferirmi qui all’istante.

In questi giorni la luce è stupenda e dopo aver passato un po’ di tempo a fotografare la biblioteca di Rem Koolhaas, bellissima, a cui non mancherà un post, ci rinfreschiamo su una terrazza sufficientemente riparata dai clamori della 5th avenue.
Siamo in uno dei tantissimi brewpub di Washington State, pub che produce la propria birra. Per fare un esempio italiano la mia brewery italiana preferita Le Baladin nasce come brewpub. Ere geologiche fa andavo con gli amici a giocare a calcetto il sabato sera facendo km e km per assaggiare la birra fatta a Piozzo da Matteo Musso. E come non citare la birreria-pizzeria-taverna Pedavena di Trento, in cui si passa tra le cisterne di rame e dove Marta ha seguito tutte le tubature camminando sopra i pavimenti in plexiglas mentre aspettava la sua margherita.
Negli USA dei primi decenni del ’900 il proibizionismo mette in ginocchio i birrifici. Appena riescono a ritornare sul mercato con una certa stabilità, le grandi birrerie offrono birra un po’ chiara e senza grande passione. Seguono quindi negli anni le aperture delle prime craft breweries, birrerie che garantiscono una migliore qualità, come la Sam Adams di Boston e piccoli produttori di birre locali, alcuni dotati appunto di mescita.
Il boom delle microbrewery e i brewpub negli anni ’80 ha fatto ha fatto sì che il limite di ettolitri producibili triplicasse.
E ora c’è l’imbarazzo della scelta qui a Seattle.
Noi siamo stati attratti dalla terrazza del Rock Bottom, non tanto per i numerosi premi e per i 40.000 barili di birra prodotti annualmente, ma dal bel sole. In questa vacanza, dal punto di vista gastronomico sono da ricordare unicamente gli ottimi salmoni locali cotti alla brace su piastre di cedro. E le birre, certo anche se Washington State conta una serie di vini locali e la cucina della West Coast è osannata in tutto il mondo.
E’ che siamo stati per la maggior parte del tempo immersi nella natura, dormendo in rifugi di montagna o letteralmente tra i caprioli del far west, ma questa è un’altra storia.
Rock Bottom Restaurant & Brwry
www.rockbottom.com
1333 5th Ave
Seattle, WA 98101
(206) 623-3070

July 17th, 2008 by Elena

Comidademama in Canada. Dim Sum al Mississauga Chinese Centre

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Siamo a Toronto, ospiti di John, il nostro amico coreano canadese conosciuto ad Amsterdam.
John è la prima persona con cui ho veramente conversato in inglese.
Prima di allora le frasi più lunghe che conoscevo erano indirizzate alle mie insegnanti di inglese. Robe del tipo: ‘The cat is on the table’.
Al tempo John studiava molto bevendo litri di caffè per completare il suo PhD. Spesso veniva a cena da noi, il suo unico pasto vero del giorno. Cucinare per lui mi ha sempre dato molta soddisfazione, aveva una fame da lupi. Mi ritrovavo in mezzo a dissertazioni scientifiche con una Marta di pochi mesi addormentata tra le braccia, a cercare di capire cosa si dicessero lui e Marco. Poco per volta ho iniziato a sperimentare i miei racconti strampalati e pieni di incisi in un’altra lingua e la sua attenzione mi è stata molto di aiuto.
John ora ha una moglie coreana e due figli piccoli, e stiamo passando qualche giorno in loro compagnia.
Viaggiare in una città che non si conosce avendo degli ospiti locali che spendono tempo per far visitare la città è puro lusso e siamo molto felici.
Entrambi i genitori si sono trasferiti in Canada quando i nostri amici avevano pochissimi anni, iniziando due attività di lavanderia.
Sara è una ottima cuoca e sta affinando la sua cucina tradizionale coreana andando a lezione dalla mamma di John che da poco è in pensione. Conosce anche molto bene la cucina cinese e giapponese e mi promette di farmi provare i suoi locali preferiti.
“A pranzo andiamo Chinatown per un buon dim sum wiki, devo fare alcune spese per casa”. Vivono in un tranquillo quartiere residenziale, da quando hanno messo su famiglia hanno lasciato il loro appartamento downtown Toronto per una casa più grande con giardino.
Seguiamo l’automobile di John che infila delle strade suburbane piene di cartelloni GRANDI SCONTI SUL SALOTTO, 24hMC Drive, GAS, WENDY. I saloni di automobili usate sventolano mille bandierine con la foglia d’acero e cotillon da Natale. Intercettiamo su FM100.7 di Toronto Franco Battiato che canta “Cerco un centro di gravità permanente” versione anni ’80 e pensiamo a Bollani che gli fa il verso con “Hai mai letto Kundera/Le coltri della storia”.
I capannoni aumentano e non riesco a capire come possa esserci una Chinatown l

June 28th, 2008 by Elena

Comidademama compera fragole e panna alla stazione del gas di Edward Hopper, a Truro.


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Da quando sono tornata da Cape Cod ho preso in prestito dalla biblioteca tutte le monografie dedicate ad Edward Hopper |breve biografia curata dal MoMA, New York.|.
Edward Hopper è uno dei pittori americani più conosciuto al mondo, nella sua lunga vita |1882-1967| lavora, dipinge e visita molto spesso l’Europa. Dal 1910 non viaggerà più. Passerà l’inverno a New York, dal 1913 al Greenwich Village, e l’estate nelle campagne del New England, a Gloucester e Cape Anne, MA, creando con i suoi acquerelli una sorta di censimento architettonico delle case presenti negli anni 1923-28, dei quartieri italiano e portoghese di Gloucester, della fabbrica di zucchero e di quella di scatole. Cape Ann viene rappresentato nella sua natura e con i bellissimi fari. Altri soggiorni estivi sono stati spesi a Ogunquit e Monhegan Island, ME e, dal 1930, a Cape Cod, precisamente a Truro, nella città in cui siamo stati ospitati dai nostri amici Megan, Nazzareno e la loro famiglia.
Nel 1934 Hopper investe un’eredità inaspettata arrivata alla moglie costruendo una casa nella parte sud di Truro. Mentre seguiva i lavori di costruzione viveva presso un amico, qui a Boston, nella elegante Chestnut Hill.
La prima cosa che colpisce nel New England è la luce, molto cruda e vivida, molti artisti frequentavano questa regione proprio per la luce.

L’altro giorno ci siamo fermati nell’unico punto in cui si concentrano alcuni negozi di Truro. Megan racconta che qui un tempo c’era la stazione di servizio protagonista del quadro Gas, che ho messo in cima al post.
Chiedo come mai è stata rimossa e Megan mi spiega che un tempo la stazione l l’emporio bianco dietro appartenevano a delle persone senza troppi scrupoli, che commettevano molte irregolarità e che solo dopo tanti anni e tanti danni sono state messe in prigione. E la stazione non c’era più.
In realtà ho letto in più di una monografia che questa stazione del gas non corrisponde a nessun luogo preciso ed è il risultato di molti studi fatti sulle strade di Truro e dintorni. E’ plausibile che non ci fosse tutta questa miriade di stazioni del gas quindi per quel che mi riguarda ho comperato gli ingredienti per il Truly Scrumptious shortbread alle fragole e panna con composta di rabarbaro e lavanda quasi dentro ad un quadro di Hopper.
Io ho fotografato l’elegante emporio dalla scritta color indaco che ora sostituisce quello del quadro. Mi spiace non avere usato la stessa inquadratura.

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I quadri e gli acquerelli prodotti durante le estati passate Truro sono molti. Ho scattato molte fotografie |1- 2-3-4-5| delle dune e delle spiagge a perdita d’occhio, dove, come scherza Nazzareno, “Se ci sono più quattro persone la gente si irrita perchè la spiaggia è troppo piena”. Le fotografie 4-5 fanno vedere una delle aragoste che abbiamo avuto per cena, accompagnate con il classico corn on the cob, ovvero pannocchie di mais dolce bollite, di lato una piccola ciotola piena di burro fuso.
Le aragoste hanno dei colori stupendi e per la prima volta sono riuscita a prenderne in mano una, prima con molta esitazione e poi con un po’ di sicurezza.
Non so se mai nella vita tornerò mai a Cape Cod, ma ogni singolo dettaglio di quello che ho visto mi rimarrà per sempre impresso nella mente.
|Cape Cod Evening 1939. Oil on canvas 30 x 40 in. National Gallery of Art, Washington.
House on Pamet River 1934. Watercolor on paper 21 13/16x 2613/16. Collection of Whitney Museum of American Art, New York.
|

June 25th, 2008 by Elena

Mac’s seafood, Wellfleet Town Pier. Dove comperare il pesce fresco a Cape Cod

crab502.jpg
Mac’s seafood rientra nella categoria dei clam shack locali in cui si servono specialità di mare, tra cui le clams fritte. Nazzareno ci fa notare che dietro questa facciata trasandata da chiosco del porto la selezione e il costo del pesce è molto alta. Del loro pesce dicono: If we wouldn’t serve it to our mothers, we won’t sell it to you.

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Siamo al porto di Wellfleet, sempre a Cape Cod, non lontani da Provincetown |mappa|
Mac’s seafood conta due empori di pesce al minuto e due clam shack uno dei quali è anche raw bar, ovvero si possono gustare ostriche e altri pesci freschi. Davanti al nostro è raccolta una piccola folla pronta a ordinare alla finestrella dietro la quale una brigata di cuochi è affaccendata tra le friggitrici e i bollitori di aragoste.

Difficile scegliere, tutto sembra ottimo, quasi tutto è fritto, perfino le ostriche. Solo una selezione di sushi e di piatti con le aragoste non presenta nulla di fritto.
Appena consegnato l’ordine si può aspettare seduti ai tavolini che danno sul porto e poi consumare lì il tutto o portarlo via e raggiungere una delle tante spiagge e mangiare facendo a gara a chi vede per primo una foca saltare fuori dall’acqua.
Nazzareno ci consiglia assolutamente di provare il panino con il soft crab fritto, un tipo di granchio che si pesca da quelle parti in giugno, molto morbido tanto che si mangia interamente, senza togliere le chele e la testa. Il giorno dopo non ce ne sarebbero stati più. La stagione è cortissima e sono difficili da trovare, sono felice di avere assaggiato questa specialità, accompagnata da una buona quota di anelli di cipolla fritti, spilluzzicando i calamari e il fish&chips delle bambine.

Per chi avesse tempo e capacità questi tipi di ristorante nella zona di Cape Cod sono sempre in cerca di lavoratori stagionali. Spesso arrivano dalla Giamaica o dall’Europa dell’Est, con un visto temporaneo di lavoro.

Nel caso qualcuno si avventurasse sulla punta di Cape Cod per una vacanza rigenerante tra dune di sabbia, oceano, boschi e laghi, cittadine piene di antiquari e gallerie d’arte ecco la mia mappa google con i tre indirizzi di Mac’s Seafood.

June 13th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, Union Square Greenmarket

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Farmer’s Market. Mercati dei contadini che provengono dalle aree vicine alle città.
Quest’autunno ho raccontato quello meraviglioso nel centro di Boston, in Copley Square post
Ho sentito che anche in Italia iniziano ad affermarsi, anche se di fatto ci sono sempre stati. Penso al mercà d’le fumne |trad. dal piemontese mercato delle donne| di Saluzzo |prov. CN|, al mercato di Piazza Cavour di Savigliano |prov. CN| dove si trovano ancora i begli uomini |bot. balsamina impatiens| da mangiare in insalata. Sono certa che in ogni vostro mercato, specialmente se non vivete in una grande città, esistono delle zone in cui i produttori locali vendono i loro prodotti. Ne avete uno che frequentate? O sono scomparsi dal vostro mercato?
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Ma non siamo nella mia città natia, siamo a New York, più precisamente a Manhattan, I Farmer’s Market sono attivi quasi dappertutto tutto l’anno, disseminati nella città. Google map offre una selezione dei Farmer’s Market in Manhattan, non completa e con alcuni negozi che non hanno nulla a che fare con i Farmers’ market, ma merita dare un’occhiata per vedere se eventualmente ne avete uno vicino ai vostri itinerari newyorkesi |mappa google |.
Se l’avessi consultata prima questa mappa avrei scelto di vedere il mercato degli Amish |mappa 731 9th Ave New York, NY 10019 (212) 262-0330|, non importa, il clima era torrido e avevo altre mete, sarà per la prossima volta.
E il caldo deve essere una delle cause del ritrovare un farmers’ market veramente disordinato. Come se a me non piacesse il caos vitale dei mercati, mi piace eccome!
La luce è abbacinante alle undici della mattina, gli stands sono sparpagliati senza un ordine preciso. Penso che il gran caldo abbia fatto disertare qualche produttore ottenendo spazi vuoti tra stands di diversa dimensione. E poi era luned

June 10th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.

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Non potevo trovare maniera migliore per affrontare il caldo torrido di New York all’ora di merenda.
Un paio di gelati a Il laboratorio del gelato al 95 di Orchard Street, grazie al bellissimo post scritto da Lara Ferroni qualche giorno fa, ricco di immagini, come al solito strepitose.
La vetrina è molto piccola, si apre verso il pubblico come le gelaterie italiane.
Accatastate contro i muri, una buona quota di cassette della frutta vuote, direi un buon inizio.
I gusti oggi pomeriggio sono otto, tra sorbetti e gelato, le vaschette sono piccole e molte sono alla fine. I colori dei gelati hanno un aspetto rassicurante, non assomigliando ad un campionario Pantone.

Cartina tornasole per molte cose riguardanti la cucina, Marta.
Che inizia a farmi notare che è difficile leggere i nomi dei gusti. Due dei quali le avevano fatto gola sono alla fine. Va sul semplice e prende una coppetta alla vaniglia. Che è cremosa e ottima.
Io mi avventuro assaggiando un cucchiaino di gelato al chili thai chocolate, un perfetto equilibrio tra piccante e cacao. Segue una porzione più consistente di gelato al matcha e terragon pink pepper.
I miei tentativi di produrre gelato al matcha hanno dato come risultato degli impasti molto allappanti, mentre sin dal primo cucchiaino era evidente la delicatezza della versione de Il laboratorio del gelato. Il gelato al terragon e pink pepper era troppo delicato per avvertire alcun gusto, come se la base di fiordilatte fosse eccessiva rispetto agli aromi.
Tutti e quattro i gelati provati erano piuttosto dolci. Non so se sto diventando insofferente ai preparati dolci, ormai in casa non usiamo quasi più zucchero se non per le torte, ma ho dovuto ricorrere ad un caffè ghiacciato, ovviamente amaro, per compensare.

Tra non molto tornerò a New York e porterò Marta e il my wise per una seconda incursione

il Laboratorio del Gelato
95 Orchard St.
(tra Broome & Delancey Sts)
New York, NY 10002
++1 212 343 9922.
info@laboratoriodelgelato.com

|Comidademama a New York tutti i post| Quando descrisse anche il bidet- Comida a New York|Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread|Comidademama in viaggio. Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.|

Novità, ecco la mappa dei miei luoghi preferiti fino ad ora per mangiare a New York. Dallo spuntino al gelataio, dalla panetteria al ristorante.

Seguiranno altre mappe, non solo di New York.
Ricevo molte email in cui mi si chiedono indicazioni e itinerari non solo gourmand nella città in cui ho vissuto, come Amsterdam, Boston, Trento e il Trentino, Savigliano e il Piemonte.
Quando mi capita di rispondere di persona spesso una cartina di tinge di tanti puntini colorati, come promemoria.
Goggle map è la versione virtuale di questa mia abitudine.
Sono certa che questa mappatura dei luoghi gourmand e di mio interesse possa essere utile.
Non so ancora se userò per sempre googlemap o platial, inventata nel 2006 da due miei amici americani conosciuti in Olanda, che hanno acquistato di recente Frappr. Ho visto che alcuni di voi sono interessati a capire come funzionano queste mappe, a presto dedicherò un post apposta.
Se troverò troppo invasiva l’immagine la ridurrò a link. E voi avrete una mappa in formato A4 da stampare e mettere in tasca durante i vostri viaggi, by comidademama!
Per New York la mappa è in costante aggiornamento! A presto con le prossime, Amsterdam in testa.


View Larger Map

June 7th, 2008 by Elena

Comidademama a New York, lo so, di nuovo!

Domani riparto per New York, con la mamma di Marco e Marta. Il tempo è cambiato, è scoppiata l’estate, ad Harvard si sono celebrate le graduations con special guest J.K. Rowling, e abbiamo avuto occasione di avere ospiti molto gradite a cena Dede e sua figlia che ormai è una newyorker. Forse ci rivedremo in questi giorni nella loro città.
Dato il caldo estivo andremo certamente a provare il gelato de il Laboratorio del Gelato, segnalato nell’ultimo post di Lara Ferroni.
I gelati vengono serviti in un ambiente che conta un laboratorio a vista in cui i ristoratori che vogliono sperimentare dei gusti nuovi possono usare. Una bellissima idea che merita un’incursione, tanto più che il clima ca farà sognare un gelato come un vero miraggio.
il Laboratorio del Gelato
95 Orchard St.
(between Broome & Delancey Sts)
New York, NY 10002
++1 212 343 9922.
info@laboratoriodelgelato.com

A presto da una Boston rovente dal caldo!

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