ComidaDeMama

Archive for the ‘Giappone’ Category

May 24th, 2015 by Elena

Buon compleanno ComidaDeMama! 12 anni di blog

comidademama in yukata ad amsterdam

ComidaDeMama e la sua autrice festeggiano il compleanno quasi nello stesso giorno: io sono nata il 24 maggio e il primo post del mio blog è stato pubblicato a fine maggio del 2003. Come non si può non festeggiare!

Quanto è cambiato il modo di comunicare con tutti voi. Sumi e io poco fa ci siamo commosse a distanza davanti a questa fotografia, io in Italia e lei in Giappone. Va detto che la sua insonnia aiuta a superare il problema del fuso orario che ci divide.

Gli auguri, con tutti voi che leggete il blog e altre persone che ho conosciuto negli anni, ce li siamo scambiati su Facebook. Volevo lasciare una traccia permanente sul diario di bordo, si ComidaDeMama.

I detrattori dei social network puntano il dito sul carattere effimero, temporaneo, dei contenuti e della superficialità dei contatti – “Hai tanti followers, ma non hai relazioni”.
Penso che molti di voi siano d’accordo con me, mi sembra di dire un’ovvietà: i social network sono uno strumento, cosa ne viene fuori è frutto del modo in cui li si usa.

Quando nel ’97 ho iniziato a usare per lavoro Internet e in seguito quando ho iniziato a mandare le mie prime newsletter dall’Olanda via email – stavo imparando HTML per costruire montag.it, i miei amici mi scrivevano: “Certo che una lettera scritta a mano, eh…”
Stelle sante, non avreste mai ricevuto una lettera da me. Mi dimentico di spedirle, credo di averne una serie sigillate in busta e anche affrancate. I carteggi non sono mai stati la mia specialità, quindi ho salutato l’avvento delle email con grande entusiasmo.

Un esempio di quanto siano efficaci e veloci i social network? Il Forum di Cucina Italiana, che frequentavo dal 2000 e che per me è stata la prima forma di social network frequentata, ha chiuso pochi giorni fa. In un battibaleno, una serie di utenti molto attivi ha creato un gruppo su facebook, nel tentativo di non perdere la community creata in tutti questi anni.

Questa foto è un altro bell’esempio. Ecco. Stavo scrivendo la didascalia su Facebook e mi è venuto un breve racconto.
Per ringraziarvi di cuore di tutti i vostri auguri che stanno arrivando sulla mia pagina personale di Facebook, vi racconto la storia di questa fotografia.
Credo che nemmeno i lettori di ComidaDeMama della prima ora si ricordino della sorpresa fatta dalla mia amica giapponese Sumi.

2004. Davanti alla mia casa di Amsterdam, quella in Nieuwendammerdijk.

Sono vestita in yukata, un vestito tradizionale giapponese meno complicato del kimono.
E comunque nemmeno con questo si riesce a respirare.

Tengo in mano le calzature tradizionali perché le donne giapponesi hanno tali piedini e io porto il 41 e mezzo e bisogna anche capirmi.

Sumi mi ha donato tre ore del suo tempo, spese solo per me. Un tempo tirato fuori a fatica dalla sua routine familiare e di lavoro.
Io non sapevo nulla di cosa avesse in mente.

E’ arrivata a casa mia e ha messo per terra tre fagotti di stoffa così belli che io ero già felice così.

“Oggi ti faccio indossare uno yukata. E’ il modo migliore per capire di cosa si tratta.”

Da questi fagotti scolpiti col laser (sarò brava con i furoshiki, ma questo proprio non son capace) sono usciti una miriade di nastri, fasce, laccetti di colori naturali fino ad arrivare alla stampa meravigliosa dello yukata.

Ogni pezzo indossato, ogni forcina nella mia acconciatura sono state accompagnate dalle parole di Sumi, che mi spiegava per filo e per segno a cosa servivano, sulle convenzioni sociali legate alle feste di primavera e all’uso di questi abiti.
E poi son saltati fuori degli aneddoti della sua vita che ancora non conoscevo.

Sumi è anche un’ottima fotografa e mi ha scattato qualche fotografia per ricordarci di questo momento.

Dopo 11 anni eccoci qui. A commuoverci a distanza, una in Giappone e l’altra in Italia.

Stavo per partire per il mio primo viaggio in Giappone. Nelle settimane successive, Sumi e suo marito mi avrebbero anche aiutato a sentirmi più attenta a quello che vivevo e vedevo durante il viaggio. Loro sono stati la mia prima porta per il Giappone.

Queste tre ore con Sumi sono un regalo che tengo sempre nel cuore, una cosa che non scorderò mai più.
Thank you Sumi.

January 15th, 2009 by Elena

Dal Giappone: furoshiki, un quadrato di stoffa per contenere, trasportare e decorare.

furoshiki copia.jpg
Se avete amici giapponesi probabilmente avrete avuto tra le mani un oggetto avvolto dentro un furoshiki. Un regalo, una ciotola o un libro restituito, una pietanza per un potluck dinner, un bento. Qui sopra vedete le mie due bottiglie da latte crudo e un pacchetto di farina.
Il furoshiki è un quadrato di stoffa. Piegato e annodato serve per contenere e trasportare oggetti, o per avvolgere elegantemente dei regali.
Può essere di cotone, seta, rayon. Coloratissimo colori ‘Edo’ (marrone, nero, verdone) per gli uomini, fantasie e colori ‘Kyoto’ per le donne, double face, con il blasone della famiglia, delle scritte commemorative, con fantasie o in tinta unita. Fatti a mano, a macchina, da massaie, artigiani, artisti, bambini. C’è l’imbarazzo della scelta.
Materiali e finiture adatte ad ogni occasione sottendono a regole precise.
Il lato di questo fazzolettone quadrato varia da i 45 cm per piccole cose fino a 230 cm per mettere via futon invernali durante l’estate. Per facilitare le operazioni di annodamento spesso uno dei due lati è leggermente più lungo dell’altro, senza però intaccare troppo la proporzione del quadrato.
Le misure. small: 45-60 cm medium: 70-75 cm Large: 90-105 cm XLarge: 120-130 cm XXLarge:175-230 cm
Links
Kakefuda Il famoso negozio di furoshiki a Kyoto. Ecco un commesso di Kakefuda all’opera.
Original Kyoto Furoshiki
Furoshiki.com troverete altre interessanti informazioni oltre a bellissime immagini, indicazioni di libri sull’argomento, una scheda sui tenugui, che sono altri tipi di stoffa di cui lei fa la collezione e di cui spero parlerà nuovamente.

Diffuso (non solo) in Giappone fin dal XII-XIV secolo con il nome di hirazutsumi nel Periodo Muromachi (1392-1573) torna in auge per trasportare i vestiti nei sentō, bagni pubblici, e diventare tappetino per i piedi prendendo il nome di furoshiki (furo deriva dalla parola “bagno” shikideriva dal verbo “stendere”)
Lo so. State pensando a che stoffe quadrate avete in casa.
Qui di seguito si vedono alcune tecniche, ma il Ministero dell’Ambiente giapponese ha fatto ancora di più.


Dicevamo, nel 2006 il Ministro dell’Ambiente giapponese Yuriko Koike promuove l’utilizzo del furoshiki come alternativa ecologica ai sacchetti di plastica. Per rinfrescare la memoria al popolo giapponese prepara il “Mottainai Furoshiki” ,una guida su come usare il furoshiki. Guida step by step bellissima ed efficace.
Da provare.

millumino2009_sm.jpg
Il mio tentativo di eliminare il più possibile contenitori usa e getta, dopo le bottiglie di acqua e di latte, di yogurt passa per le borse di plastica.
Nonostante abbia una sporta della spesa continuo ad essere invasa da sacchetti che inquinano. Il furoshiki è bellissimo e me ne risparmierà alcuni.
Volete un furoshiki originale giapponese? Se ne trovano di tutti i prezzi. da 100 yen (quando aprirà un 100 yen shop in Italia!) fino a cifre esorbitanti per un lavoro di alto artigianato. Ecco una lista di negozi che vendono articoli giapponesi in italia. NB Per evitare brutte sorprese e tempo perso è necessario sempre accertarsi prima per telefono che orari e domicilio del negozio non siano cambiati. La rete è piena di dati non aggiornati.

April 20th, 2008 by Elena

Comidademama a Kyoto- Soba fatta a mano.

IMG_6797

Ho viaggiato in Giappone un paio di estati fa, quando vivevo ancora in Olanda. Da quando ho iniziato a frequentare abitualmente i miei amici giapponesi Sumi e Yash, con le loro due prime figlie che giocavano parlando in giapponese a Marta, loro coetanea, il Giappone è diventato un mio interesse.
Mentre maneggiavo coltelli troppo affilati per la mia abilità, imparavo a girare alimenti con le lunghe bacchette da cucina, a spaccare ghiaccio per intirizzire alimenti cotti fino allo stremo ed ottenere la consistenza esatta c’era tanto tempo per parlare, per confrontarsi, per fare ancora l’ultima domanda e poi mangiamo, bimbi lavatevi le mani che è pronto!.
Mi sono resa conto che per me sarebbe stato importante dare una forma più concreta a molti dei loro racconti, della loro vita, degli aspetti della loro cultura e tradizione che negli anni avevano condiviso con me.
Mi si è presentata l’occasione perfetta. Passaporto nuovo fiammante tutto per lei, ho spedito la piccola Marta in Italia con mia sorella. Ho riempito un piccolo zaino con qualche ricambio e sono partita con il my wise. Viaggiare in Giappone non è cos

June 18th, 2005 by Elena

Quando descrisse anche il bidet -6- Comida in Japan, Tokyo

Tokyo stadiumLa mia permanenza a Tokyo non è stata lunga. Dopo due giorni ho lasciato Marco al suo lavoro e sono tornata in Italia a riprendere Marta.
Abbiamo dormito ad Asakusa grazie ai consigli si Sumi e Yash e di Pensieri Oziosi ed è stata una ottima idea perchè Asakusa è molto più simile a Kyoto, è più riposante del grande flipper colorato e rumorossissimo che è Tokyo uptown.
L’impatto della città su di me è stato incredibilmente forte, la densità di impressioni che registravo a ogni occhiata era tale da farmi venire il capogiro, il caldo umido e le masse di gente che si spostavano con noi ovunque ha accompagnato per due giorni questa sensazione. Le cose viste, le imponenti opere di architettura, i negozi –Stefy, ma quanto poco costano i libri in inglese? siamo stati ore nella libreria che ci hai segnalato–, i vapori di olio, i topi per strada, le strade piene di cavi della luce sospesi, i colori e i suoni, il meraviglioso tempio accanto a Omontesando, mi rimarranno sempre impresse nella mente, ma non so se mai riuscirò a spiegarle.
Qui ho rincrociato, non troppo casualmente come Sara mi insegna , l’opera di Bruno Munari, in una galleria di design giapponese. E questa è stata una bella coincidenza che ha materializzato sulla mia scrivania olandese due suoi saggi, tanto per incominciare.
Accanto a me, durante il volo di ritorno, una simpatica mia coetanea giapponese, Michiko, ottimo il suo inglese, mia ha segnalato su mia richiesta tre scrittori che mi possano dare un’idea di come è la società giapponese. Eccoli.
Mukouda Kuniko, Natume Soseki, Asano Jiro. Guarderò, cercherò al più presto qualche loro scritto.
Mi spiace di non avere visto nè Mario (amico di amici, che vive e lavora a Tokyo) nè Emasoft, ma non ce l’abbiamo fatta. Grazie ancora a tutti quelli che ci hanno dato consigli preziosi, abbiamo cercato di seguirli scrupolosamente. Un abbraccio a Luigi, che ritorna a Tokyo a settembre per chissà quanto tempo.
Arigato.

June 18th, 2005 by Elena

Quando descrisse anche il bidet -5- Comida in Japan-Takayama

Dopo avere comperato il nostro bento box come migliaia di altre persone alla stazione JR di Kyoto, un uguisu mochi per me e per Marco un triangolino di riso ripieno del patè di tonno che tua mamma fa sempre avvolto in un cartoccetto di noricome prepara sempre Sumi alle sue bimbe siamo partiti per Takayama.
Abbiamo incontrato nel viaggio una simpatica signora autraliana, in viaggio da quasi un mese in Giappone con la sorella. Sua figlia lavora a Nagoya, ci dice di iniziare a mal sopportare i templi e le pagode, ne ha fatto indigestione. Mentre svanisce la città e sfuma il traffico aprendo il paesaggio alle risaie e poi ai monti e ai fiumi, al verde, ci parla di come sono piccole le abitazioni in cui ha vissuto la figlia e di altre cose legate alla vita di ogni giorno.
L’atmosfera che si respira a Takayama è un po’ quella di Crissolo o Baselga di Pinè, ma con l’aggiunta di alcuni dettagli archittettonici che fanno capire che si è in Giappone, precisamente nella regione di Hida, prefettura di Gifu. Al solito Marco ha puntualizzato che NON eravamo in una città montana perchè per essere definita montagna bisogna superare i 800 metri sopra il livello del mare, altrimenti non vale.
Beh l’aria era buona, eravamo circondati da stupende montagne verdissime, fiumi e rocce, c’era un buon profumo di erba fresca appena tagliata. Due gli obiettivi della visita: un bagno in una spa bollente e l’Hida Folk Village, dove sono state trasportate e conservate alcuni esempi rimarchevoli di gassho-zukuri house, enormi fattorie caratterizzate da tetti molto ripidi, che assomigliano a due mani in preghiera (gassho-zukuri). Un bellissimo complesso di case montane, strani incroci tra tetti danesi e interni giapponesi, che abbiamo raggiunto con un pulmino coperto da pizzi di plastica, che ci ha trasportati prima davanti la hall di un enorme Ryokan dove sette receptionist impalati davanti alla facciata si sono esibiti in un profondo inchino di benvenuto agli eventuali avventori scesi alla fermata. Inchino a vuoto perchè non è sceso nessuno, li ho salutati con la mano e siamo ripartiti.
Abbiamo visto qualche distilleria di sake, bellissime le complesse capriate in legno dei locali e poi siamo tornati al ryokan per sperimentare quello che Sumi e Yash considerano un ottimo esempio dell’accoglienza giapponese. Junko, una straba cameriera in kimono, ci ha seguiti fino a tarda sera, accompagnandoci nella nostra stanza, servendoci una tazza di te verde e spiegandoci in un inglese approssimativo le regole dell’uso dell’onsen al piano di sotto.
Onsen vuole semplicemente dire “bagno pubblico con acqua sorgiva termale”, “bollente” aggiungerei io. In Giappone i bagni pubblici sono molto frequentati, possono essere anche chiamati sento, quando l’acqua non arriva da una sorgente termale. Molto spesso vengono aggiunti dei sali nelle acque per compensare la scarsezza di proprietà.
Il sento era molto più bello di quello del ryokan di Kyoto, ma era logico, cosa potevamo pretendere per 30 euro a notte? era immacolato e tanto ci bastava.
L’anticamera aveva a disposizione molti cesto per riporre i vestiti e lo yukata, vestaglia da camera di cotone leggero, un bel ripiano con sedie, phon, specchio e lavandini completo di cotone, creme e detergenti per la parte finale del bagno.
Appena aperta la porta del vero e proprio bagno sono stata avvolta da una nuvola di vapore denso, ero sola. La stanza era piuttosto grande, affacciata su un microspopico e perfetto giardino di azalee. Su due pareti ad angolo c’erano dei bellissimi sgabellini in legno con sopra una rustica tinozza, a ogni sgabello corrispondeva una doccia. La vasca era in pietra, ma la dimensione era come questa vasca, molto più simile a quella trovata nel ryokan in Asakusa, consigliata da Pensieri Oziosi (super, grazie PO, con vista sul Senso J). La prossima volta vorrei provare gli onsen in alta montagna, all’aria aperta.
Regole:
- per entrare nella vasca bisogna essere molto puliti, quindi se si è sporchi ci si deve lavare e risciacquare molto bene
-sedersi sulla panchetta e farsi inondare di acqua tiepida
-immergersi per pochi minuti nella vasca, dove l’acqua sarà incredibilmente calda
-ritornare alla panchetta e insaponarsi e risciacquarsi scrupolosamente
-tornare a immergersi nell’acqua bollente fino a quando i vostri organi non chiederanno pietà.
Spossati dal bagno siamo stati accolti da Junko nella nostra stanza, ora di cena. seduti sul tatami abbiamo gustato una complicata sequenza di piatti eseguiti usando prodotti locali o provenienti dalla prefettura di Gifu, sake bollente compreso, fiore all’occhiello di Takayama.
Faccio fatica a ricordare tutto quello che abbiamo gustato, la cosa che mi è piaciuta di più, forse, è stata la soba al te verde. Ma di soba parlerò più avanti.
Dopo cena la stanza è stata rivoluzionata in tre secondi da Junko, ha tirato fuori da non so più dove due tatami e l’abbiamo aiutata a fare i letti, ci spiaceva gguardarla con le mani in mano, lei era molto contenta.
Ultimo bagno nell’onsen prima di andare a dormire, avevo paura di una congestione e poi siamo ricrollati in un sonno pesante. L’indomani era prevista la partenza per Tokyo.

June 18th, 2005 by Elena

Quando descrisse anche il bidet -4- Comida in Japan- Kyoto

traffic jam, I love the coloursFinalmente riesco a scrivere, rimettere in piedi un brandello di routine non è facile dopo due settimane di vacanza, ma ce l’abbiamo fatta.
In Giappone tornerò presto, sicuramente con Marta.
Abbiamo visitato tre città, Kyoto, Takayama e Tokyo.
L’efficienza dei servizi, stereotipo n

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