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Archive for the ‘dai libri di cucina’ Category

December 12th, 2009 by Elena

Biscotti di Natale tedeschi [1]. Hilda Törtchen

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Primo biscotto fatto con Hildergard e Nicole, Hilda Törtchen.
L’impasto è facilissimo: tutti gli ingredienti insieme, si impastano velocemente e via.
Viene steso come un biscotto normale e viene tagliato con due tipi di formine vendute in coppia. La prima è rotonda e pieno e la seconda ricopre la stessa area, ma ha una figura intagliata in centro.
Nicole ha una versione molto fancy in cui un bottone a molla facilita l’espulsione del piccolo fiore. Una volta cotti i biscotti si metterà al centro di ciascun dischetto pieno una lacrima di marmellata e poi si sovrapporrà il dischetto intagliato.
Ditemi se non sono belli.

Hildegard invece tira sottilissima questa pasta, ha un set di tre stelle di dimensione diversa da cui ricava dei biscotti che, una volta cotti, sovrappone tre a tre, incollandoli con mezza lacrima di marmellata. Ma di questo non ho le fotografie, mi toccherà rifarli.

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Hilda Törtchen

Ingredienti per 90 biscotti diametro 5 cm:

500 g farina
250 g zucchero
1 bustina di vanillina
250 g burro
3 tuorli d’uovo
1 uovo intero
1 buccia di limone grattugiata

per unire i biscotti
qualche cucchiaio di confettura di frutta a piacere

Mescolare tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto omogeneo.
Lasciare riposare in frigorifero per due ore (nota mia)

Preriscaldare il forno a 180°C.

Su una spianatoia infarinata stendere una parte dell’impasto con il matterello ottenendo una sfoglia di 4-5 mm.

Tagliare i biscotti con gli appositi taglia biscotti.

Cuocere i biscotti per 7-8 minuti a 180°C controllando che non si brucino.

Lasciare raffreddare e poi unire tra loro i biscotti con pochissima confettura.

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October 14th, 2009 by Elena

Pain d’épices – Equo per tutti! – World Bread Day

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Anche da voi ha incominciato a fare freddo? Allora non c’è nulla di più corroborante di un pain d’épices accompagnato da una tazza fumante di tè. O di caffè.
Piccante, speziato, non molto dolce. Il pain d’èpices ha un colore oro che mi riscalda alla sola vista. Qualche fetta abbrustolita con un velo di foie gras o cubetti croccanti nella carbonnade sono da provare.
Mia mamma negli anni ’80 comperava ogni tanto (costava carissimo!) il pain d’épice della Cereal ed era una grandissima festa.
Questa ricetta è di quelle mix and go: metti tutto nel mixer e via. Ci si impiega di più a togliere dalla dispensa gli ingredienti che a preparare l’impasto.
Come la torta Barozzi versione Meridiana (mio papà ha cronometrato: 15 minuti dal momento in cui si pesa la farina al momento di infornare).
Con questa ricetta ricca di spezie vi ricordo che dal 10 al 25 ottobre è tempo di Equo per tutti!, campagna italiana di sensibilizzazione sui benefici del commercio equo e sull’importanza delle scelte di consumo promossa da Altromercato.
Ricettario in pdf, calendario delle degustazioni, incontri con i produttori, promozioni ed eventi, trovate tutto QUI.
world bread day 2009 - yes we bake.(last day of sumbission october 17)
Grazie a maite mi ricordo che ricorre la quarta edizione del World Bread Day. L’instancabile Zorra ha invitato tutta la blogosfera a partecipare.
Il pane del convento di Alex, quello del macellaio dei calycanti, quello strepitoso alle nocciole di virginia, quello di Enza che mi è stato anticipato via sms. Questi e altri ancora verranno raccolti Zorra e avremo una scorta di buone idee sul pane fino alla quinta edizione.
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In questi giorni ho testato molte ricette di pain d’épices per un mio lavoro e ho deciso di utilizzare (con qualche adattamento grazie al post di Kja) quella suggerita da David Lebovitz, tratta dal libro Baking for All Occasions scritto da Flo Braker.
“Flo Braker is my favorite baker in the world”.
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Pain d’épices
Ricetta adattata da Baking for All Occasions di Flo Braker.
Ingredienti
per uno stampo rettangolare 36×11 cm alto 11 cm
400 g farina 0
100 g farina di segale
2 1/2 cucchiaini di bicarbonato
1 1/2 cucchiaini di cannella macinata fine
1 1/2 cucchiaini di zenzero macinato fine
1/2 cucchiaino di sale
1/4 cucchiaino di noce moscata grattugiata finemente
1/4 cucchiaino di chiodi di garofano macinati finemente
1/4 cucchiaino di grani di pepe nero macinati finemente
1/2 cucchiaino di semi di anice macinati finemente
55 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo a temperatura ambiente
340 g di miele possibilmente liquido (è più facile da lavorare)
1 cucchiaio di buccia di arancia grattugiata
240 ml di acqua

Preriscaldare il forno a 180°.

Versare tutti gli ingredienti insieme e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo.
Aiutandosi con un frullatore o un robot da cucina si fatica molto meno senza compromettere il risultato finale.

Versare il tutto nello stampo rettangolare precedentemente rivestito di carta da forno.
Coprire la superficie del dolce con della carta stagnola e cuocere a 180°C per un’ora.
Lasciare raffreddare completamente prima di tagliare.

La mia Creuset sta consumando a fuoco lento la carbonnade e a breve questo pain d’épices sarà il suo completamento. A presto un post dedicato.

July 9th, 2009 by Elena

Crema di tahina (o tahin) e sommaco.

Crema di tahina e sommaco

La tahina è una pasta di semi di sesamo che non manca mai nella mia dispensa.
La uso per fare il Baba ghanoush o l’hummus e spesso Marta la richiede come merenda, spalmata sul pane.
E’ facile trovarla tra gli scaffali di alcune macellerie islamiche oppure nei negozi di prodotti naturali.
La crema di tahina è molto semplice e veloce da realizzare, basta aggiungere succo di limone, aglio, cumino in polvere e sale, raggiungendo una consistenza cremosa.

Con cosa si accompagna la crema di tahina?
Con un pinzimonio di verdure o con il pane. Anche sulle polpette di carne e amaretti non è per niente male.
Se poi aggiungete i ceci tritati finissimi avrete dell’ottimo hummus. Oppure, come la mamma di Claudia Roden scoprì in Sudan, si può integrare con dello yogurt bianco e ottenere un’altra salsa.

Da provare, l’insalata israeliana fatta di pomodori (a cui abbiamo tolto i semi), peperoni verdi e cetrioli, il tutto tagliato a cubetti viene condita con questa crema di tahina e poi guarnita con abbondante prezzemolo tritato.

La ricetta della crema di tahina è di Orna, amica americana di annalibera, e le quantità degli ingredienti sono espresse in cups. La manterrò così come l’ho trascritta. Io a casa non ho i misurini americani, o, meglio, non so dove li ho messi e mi regolo usando un bicchiere normale da acqua e ho regolato l’acidità data dal limone aggiungendolo poco per volta e assaggiando il preparato.
Per guarnire ho usato una spezia che cercavo da tanto tempo qui in Italia, il sommaco. Se non fosse per cobrizoperla sarei ancora qui a cercarla. Ne approfitto quindi per ringraziarla anche via comidademama per la gentile spedizione, la mia casa ora profuma di sommaco ogni volta che apro il vasetto di vetro che lo contiene, ed è un profumo pungente e fresco che amo tanto
Come al solito vi rimando alla pagina dedicata al sommaco di Gernot Katzer per avere una scheda ben fatta su questa e tutte le altre spezie. E poi ne riparleremo. intanto se lo trovata provatelo come condimento per le insalate o per questa crema di tahina. Il colore rosso (sumac in sanscrito vuol dire rosso) è stupendo.

Crema di tahina.
Ingredienti:

1 1/2 tazza di tahina
1 tazza di acqua fredda
1/2 tazza di succo di limone filtrato
1 1/2 cucchiaino di sale
2 spicchi di aglio tritati finissimi

per decorare:
1 cucchiaino di paprica dolce oppure sommaco

Mescolare la tahina con l’acqua e l’aglio tritato fine. Aggiungere poco per volta mescolando il succo di limone e il sale, assaggiando di tanto in tanto per raggiungere il livello di sapidità e acidità desiderato.
Lasciare riposare in frigorifero e servire spolverato di paprica.

Nel libro di ricette La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa Claudia Roden aggiunge anche il cumino in polvere e guarnisce con 6 cucchiai di prezzemolo fresco tritato.

May 28th, 2009 by Elena

Comidademama nel libro di Elisabetta Tiveron su Pippi Calzelunghe!

Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese.
Ringrazio le amiche che, più o meno consapevolmente, hanno contribuito alla realizzazione di questo libro: Ilva Beretta, che mi ha prestato le sue copie di Pippi in svedese; Brigida Clazzer Doss, che gentilmente riletto le bozze; Alex (e la sua mamma) per la ricetta del porridge; Elena Chesta, per avermi introdotta ai kanelbullar più buoni che abbia mai provato.
Elisabetta Tiveron, Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese

Ditemi voi che questa non è una sorpresa splendida per il mio compleanno.
Una busta contenente il libro di Elisabetta Tiveron, accompagnata da una lettera molto bella. Il mio nome nei ringraziamenti, accanto ad Alex e Brii e ricordo quando segnalai a Elisabetta Ilva Beretta e il suo blog strepitoso, Lucullian Delights per uno scambio di idee su queste lingue cos

April 28th, 2009 by Elena

Lamoun makbouss, limoni sott’olio.

Lamoun makbouss

Da un podere siciliano ricevo in dono dei bellissimi limoni senza alcuna traccia di veleno.
Dopo avere prodotto un vasetto di citrons confits riprendo in mano il libri di Claudia Roden, La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden e scelgo di provare i lamoun makbouss, ovvero limoni sott’olio.
La cosa interessante è che la marinatura nel sale fa rilasciare ai limoni molto liquido facendo perdere loro la tipica asprezza, rendendoli morbidi e dolci. L’olio serve per la conservazione e non per mitigarne il gusto.
Di come il sale produca degli effetti sui gusti amari ne ha parlato anche Dario Bressanini.
Come utilizzare i lamoun makbouss una volta pronti? Dalla sua Israeli Kitchen Mimi racconta che non solo i limoni ma in genere tutta la verdura conservata in questa maniera viene servita in abbinamento a tantissimi piatti, dai più semplici falafel take away al piatto servito al ristorante.

up01 Lamoun makbouss

Semplice e poco laboriosa, basta che il tempo faccia il suo corso. Nelle pagine dedicate ai ringraziamenti Claudia Roden traccia una vera e propria mappa dei luoghi e degli affetti, dei saggi e delle ricette della tradizione che si passano di bocca in bocca. Dai foglietti spiegazzati ai poemi antichi di tema gastronomico ai trattati medievali di al-Bagdadi. Dalle visite alle cucine domestiche fino ai vapori di quelle dei ristoranti. Tutte memorie ed esperienze che hanno nutrito le pagine del libro.
Ecco come Claudia Roden ( e sua mamma) mette sott’olio i limoni.

Lamoun makbouss Lamoun makbouss
Lamoun makbouss Lamoun makbouss


Lamoun makbouss

(limoni sotto olio)
ricetta tratta dal libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden di Claudia Roden
Ingredienti:
limoni
sale grosso
paprika
olio extravergine di oliva
Lavare bene i limoni e asciugarli con un canovaccio. Affettarli e disporli su un piatto o in uno scolapasta cospargendoli di sale grosso. Aspettare almeno 24 ore, in modo che diventino morbidi e dolci. Disporre le fette di limone in un contenitore di vetro alternandole con pizzichi di paprika. Coprire di olio e chiudere ermeticamente. Riporre al fresco per 3 settimane. Dopo questo periodo di tempo si potranno consumare.
E con questi limoni conservati sottovetro partecipo al concorso

Logo concorso

Grazie Virginia!

April 22nd, 2009 by Elena

Citrons confits , limoni sotto sale.

Citrons confits

Eravamo rimasti a questi limoni arrivati in dono dalla Sicilia, un pugno di sale e qualche idea su come conservarli.
I citrons confits, limoni conservati sotto sale, sono una specialità nordafricana che aromatizza tajine, stufati di ogni genere, piatti di pollo, di pesce.
Volete delle ricette in cui vengono utilizzati? Dolci o salate? Il post di Virginia sui citrons confits è ricco di link interessanti.
L’unica difficoltà di questa ricetta è resistere per un mese senza provare ad assaggiarne un pezzetto. In questo periodo di tempo il sale farà perdere l’asprezza tipica del limone, rendendolo morbido e più amabile.
La polpa e la scorza possono essere tritate fini o lasciate così come sono e il liquido che risulterà potrà essere usato come condimento.

In alcune ricette si consiglia di aggiungere foglie di alloro e grani di pepe, zinzonzan realizza una versione con i chiodi di garofano, ma io preferisco la versione con sale e basta.
Claudia Roden li annovera nella lista degli ingredienti meno comuni nel suo libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden. Ecco la ricetta tratta dal suo libro.

Citrons confits
ricetta adattata a La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden

Ingredienti:
1 Kg di limoni non trattati
120 g sale grosso

Lavare con cura i limoni. Tagliare in quattro spicchi senza dividerli completamente, ma lasciandoli uniti alla base del picciolo. Basterà fermare la lama del coltello prima di raggiungere il fondo del limone. Spolverizzare l’interno dei limoni con il sale grosso.
Disporre i limoni in un contenitore di vetro ad imboccatura larga comprimendoli bene, ponendovi poi di seguito un peso (ho usato il mio mortaio in alabastro).
Riporre in un ambiente fresco (nel mio caso in frigorifero) per un mese, mantenendo per tutti i 30 giorni il peso sopra i limoni.

April 22nd, 2009 by Elena

( LIMONI + SALE ) = citrons confits & lamoun makbouss

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Avete una pianta di limone nel vostro giardino?
Io no.
E quando arrivano tre frutti da un podere siciliano, insieme a tre avocado e a una buona quota di foglie di limone ho voglia di conservarne il profumo e il sapore per un po’ di tempo.
Mia mamma ne farebbe dell’ottimo limoncello. Oppure del lemon curd per gli scones.
Ma la mia passione per il salato mi fa prendere in mano La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden, che è fonte sempiterna di prelibatezze.
Oggi mi cimento in due sue conserve di limoni in cui il sale è ingrediente fondamentale: citron confits e lamoun makbouss.
Tiro anche fuori il mio coltello di ceramica, per onorare meglio il regalo. Non tanto perchè i limoni siano complicati da incidere o affettare, per questo basta un buon coltello affilato, il vostro preferito.
Pronti per vedere le due ricette?

March 1st, 2009 by Elena

Baklava e Alessandro Magno

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Cosa c’entra adesso Alessandro Magno con la baklava, vi chiederete?
Spunta tra le pagine della sua vita , che sto leggendo a Marta, legata al di nome di una città. Corinto.
Cerco di spiegare a Marta il colore del mare di Corinto, che nel Canale diventa ancora più intenso. Delle bancarelle di baklava lì intorno ricordo le mie dita intrise di sciroppo dolcissimo. Alle noci, al pistacchio, con la pasta kataif che mi si polverizzava a ogni morso, a rotolino, a forma di spicchio.
La ricetta di Claudia Roden del libro “La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa” è efficace e di semplice realizzazione.

Baklava

Ingredienti:
500g. pasta fillo (circa 24 fogli)
180 g. burro non salato fuso
350-400 g. pistacchi o noci o mandorle macinati o tritati finemente.

per lo sciroppo:
500g. zucchero
2 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di acqua di fiori di arancio
3 dl di acqua
adattato dal libro “La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa” di Claudia Roden

Preparare lo sciroppo. Sciogliere lo zucchero in acqua e limone, cuocere a fuoco medio fino a formare uno sciroppo di media densità. Aggiungere l’acqua di fiori d’arancio all’ultimo momento. Lasciare raffreddare e mettere in frigorifero.

Preriscaldare il forno a 160°C.
Ungere con una parte del burro fuso una teglia ampia.
Rivestire il fondo e le pareti della teglia con metà della pasta fillo spennellando ciascun foglio con il burro fuso.
Cospargere il fondo della teglia con le noci (o mandorle, o pistacchi) tritate e coprire con il resto della pasta fillo, spennellando sempre ogni foglio prima di sovrapporne un altro.
Rincalzare la pasta fillo lungo i bordi.
Spennellare la superficie degli ultimi fogli di pasta fillo.
Con un coltello affilato incidere profondamente il tortino con dei tagli diagonali, ottenendo una suddivisione a losanghe,
Cuocere la baklava in forno per 45 minuti a 160°C.
Portare la temperatura a 220°C e cuocere per altri 15 minuti.
la baklava deve risultare gonfia e appena dorata.
Versare almeno metà dello sciroppo freddo da frigorifero sulla baklava appena sfornata.
Lasciare raffreddate, se è necessario ripassare il coltello lungo le incisioni fatte in precedenza e trasferire le singole losanghe in un piatto da portata.

Le varianti sono molte.
In Grecia lo sciroppo si arricchisce di miele. In Iraq la cannella in polvere o i semi di cardamomo tritati profumano le noci del ripieno. Esiste anche una varianti ancora (!) più dolce(!!) che prevede un ripieno fatto di mandorle e zucchero in pari quantità, pestati e grossolanamente.

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La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana “Il lettore goloso” curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00

February 16th, 2009 by Elena

Ricette salate [non solo] per Carnevale. Felafel (Falafel).

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Cosa è Carnevale senza avere almeno per un pomeriggio la casa appestata dai miasmi di una frittura?
Io non amo molto i dolci fritti, quindi friggo falafel.
Scoperte nel quartiere ebraico di Parigi, in Rue des Rosier, le falafel sono il più famoso fast food di tutto il Medio Oriente.
Ad Amsterdam sulle bancarelle per strada un pita brood aperto a tasca veniva riempito di foglie di insalata, pomodori freschi, cipolla cruda a fette, yogurt aromatizzato alla menta e queste pallette a base di ceci, profumate di cumino e coriandolo.
Credo che l’idea di fare le falafel mi sia venuta in mente quando ho consigliato caldamente ad Alex, in partenza per Parigi, una lunga ricognizione nel Marais.
Così ha fatto, accompagnata da una guida d’eccezione. Il resoconto qui.
Negli anni ho provato molte ricette e trovato attrezzi bellissimi per ottenere forme uguali.
La versione di Claudia Roden nel suo libro “La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa.” è la mia preferita, con qualche variazione. Ho eliminato un mazzetto di prezzemolo e messo il bicarbonato di sodio come optional, scegliendo la versione con i ceci secchi e non con le fave secche.
La ricetta arriva dallo stesso libro da cui ho tratto la ricetta dello yogurt e del labnè.

Falafel
ingredienti per 35-40 falafel grandi come noci:

500 g ceci secchi
1 cipolla rossa di grandezza media
2 spicchi di aglio
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio (optional)
la punta di cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaio di farina (solo in caso di emergenza)

olio per friggere

Mettere i ceci in ammollo in acqua fredda per 24 ore, cambiando un paio di volte l’acqua.
Mondare e tagliare a pezzetti la cipolla.
Mondare e tritare l’aglio.
In un mortaio ridurre i semi di coriandolo in polvere.
Scolare i ceci e trasferirli in un robot da cucina con inserito l’attrezzo lame.
Unire ai ceci le cipolle, l’aglio, il cumino, il coriandolo, il bicarbonato (optional) e la curcuma.
Attivare il robot da cucina e frullare tutti gli ingredienti ottenendo una pasta omogenea.
Lasciare riposare l’impasto per almeno 1/2 ora.
Con le mani umide raccogliere un cucchiaio abbondante di impasto e formare delle palline grandi come noci, premendo bene con le mani.
Lasciare riposare per almeno 20 minuti.

In una pentola adatta per fritture in olio (deep-fry) scaldare una buona quantità di olio da frittura.
Io uso l’olio di semi di arachidi e uso piccole pentole che mi permettono di friggere con poco olio poche cose alla volta, ma c’è chi preferisce usare grandi padelle e friggere tutto insieme.

Verificare che l’olio sia caldo abbastanza buttando una briciola di impasto dentro.
Tuffare un primo falafel crudo. Nel caso malaugurato che durante la frittura si rompa è meglio rimpastare il tutto aggiungendo una cucchiaiata di farina. Con questa ricetta non mi è mai capitato.
Procedere alla frittura delle falafel aspettando di vederle dorare.
Rimuoverle dall’olio con una schiumaiola e trasferire su un piatto coperto di carta assorbente.

Si consumano sia calde che a temperatura ambiente.

Libro:
La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana “Il lettore goloso” curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00

January 30th, 2009 by Elena

Danish Pastry. Angelica (verticale) step-by-step.

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Tutto è incominciato dai kanelbullar, le roselline di cardamomo di Tessa Kiros, autrice per metà finlandese e metà cipriota del memoir con ricette Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo. L’impasto che Kiros propone richiede decisamente meno burro e molto meno tempo della pasta danese tradizionale. Niente detrempe, panetti di burro da includere delicatamente, niente pieghe.
Quindi, cari Daring Bakers che vi siete misurati con la Danish Braid, perdonatemi, non ho seguito la ricetta classica.
Il risultato è ottimo ugualmente. Parola della nonna finlandese di Tessa Kiros.
Gli ingredienti si impastano tutti insieme e si lasciano riposare due ore. Da questo momento in poi si possono creare le forme più disparate.
Oggi angelica verticale. Taglio a metà sul lato lungo della sfoglia arrotolata e cosparsa di burro, zucchero e cannella. Sigillo un estremo e inizio ad attorcigliare. Le fasi step-by-step sono qui di seguito.

Angelica
Ingredienti per 4 trecce:

250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
15 capsule di cardamomo verde
due pizzichi di sale fine
buccia di un’arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per il burro alla cannella:
100 gr di burro a temperatura ambiente
50 gr zucchero
3 cucchiaini di cannella

per spennellare:
un tuorlo d’uovo
tre cucchiai di panna liquida
zucchero

In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. Rimuovere i semi del cardamomo dalle capsule e ridurli in polvere con un macinino. A parte mescolare l’uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l’impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un’ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà. Dividere l’impasto in quattro parti e su un piano di lavoro infarinato stendere quattro rettangoli 20×30 cm spessi 2-3 mm, spalmare su ciascuno di questi un quarto del burro indicato, spolverare di zucchero e cannella e arrotolare formando quattro ‘salami’.

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Tagliare in due i ‘salami’ per il lato lungo ricavando due parti uguali. In uno dei due estremi pizzicare la pasta dei due mezzi ‘salami’ e iniziare ad attorcigliarli, formando le angeliche.

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Scaldare il forno a 180°C.
Coprire due placche da forno con carta da forno. Disporre le angeliche, due a due, ben distanziate sulle placche.
Spennellare con l’uovo e la panna mescolati precedentemente insieme e lasciare in lievitazione ancora 30 minuti prima di infornare le teglie, una alla volta, per 20 minuti a 180°, fino a doratura avvenuta, controllando che anche la parte sottostante sia cotta.

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La ricetta dell’impasto dei base è tratta dal libro:

Titolo Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo

Autore Tessa Kiros

Prezzo € 39,00

Dati 2006, 389 p., ill., rilegato

Editore Luxury Books (collana Luxury food)

Sfogliate Falling Cloudberries di Tessa Kiros

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