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Archive for the ‘cucina equa e solidale’ Category

May 11th, 2006 by Elena

Torta di carote di Bulbul Sharma

Oggi Marta mi ha fatto i complimenti per questa torta, fatta velocissima per completare un pranzo-situation room* per saziare i partecipanti e per distendere un momento l’atmosfera che era un po’ concitata intorno a un problema da risolvere.
Servita con un té allo zenzero, seguita da un caffè al cardamomo la torra di carote era un vero esperimento. Per la prima volta ho preso mano a uno dei libri di Bul Bul Sharma provandone questa ricetta, adattandola alla mia necessità di proporla per un catering fair trade nel prossimo (molto prossimo) futuro. Quindi ho usato zucchero, cannella e noci fair trade.
Tornando alla ricetta:
400 gr farina (atta, possibilmente, quella per chapati)
350 gr zucchero (Picaflor del CTM)
1 tazza e mezzo di olio di arachidi
4 uova intere
2 cucchiaini di cannella in polvere
2 cucchiaini bicarbonato di sodio
1 cucchiaino si sale
3 tazze e mezzo di catote grattugiate (un po’ meno di mezzo Kg, ma non ho pesato perchè l’ho fatta in un nanosecondo)
200 gr di noci tritate (io ho usato le noci dell’amazzonia del CTM)
100 gr uva sultanina/datteri/uva passa, (io ho messo un mix di frutta secca sempre del CTM)
Ad ogni buon conto questa sembra la classica torta di carote della vicina di casa, che l’ha scritta a vostra mamma in bella calligrafia dopo averne parlato in ascensore circa venti anni fa –e vostra mamma la conserva ancora.
Ma ho sostituito la farina normale con quella da chapati, che la rende un po’ più fibrosa e ho usato una signora mescola di noci e frutta secca. La cannella l’ho aumentata di un cucchiaino in più.
Se non avete una teglia grande, molto grande e alta, tipo 35×35 cm dimezzate le dosi o raddoppiate il numero delle terrine.
Preriscaldare il forno a 200

April 25th, 2006 by Elena

Murukulu (Janthikalu, Chakli)

murukulu.JPG

Devo dire che lavorare alla programmazione di un buffet indiano usando prodotti del commercio equo e solidale per l’ora del tè mi sta riservando delle sorprese.
Volevo trovare un’alternativa salata e saporita ai dhoklas che servirò sicuramente, che non debba essere necessariamente preparata all’ultimo secondo, come i bajia della mamma di Priya.
E provo la ricetta di Indira. Non avendo il suo estrusore per murukulu o, meglio, avendo regalato il mio estrusore per biscotti ho usato –tenetevi forte– il porta pasta per fare gli olandesissimi poffertjes, un’agile bottiglietta in plastica con un tappo a beccuccio. Basta girare e premere leggermente et voilà ecco che si possono fare i murukkulu. L’ugello era piccolino e cos

April 20th, 2006 by Elena

Besan laddoes

besankaladoes.JPG

Ingredienti
3 tazze di farina di ceci setacciata e tostata leggermente
1/2 tazza semolino
1/2 tazza di latte caldo
2 tazze di zucchero in polvere (Picaflor altromercato per una versione fair trade)
1 tazza di ghee, burro chiarificato
1 cucchiaino di semi di cardamomo Altromercato ridotto in polvere
un generoso cucchiaio di acqua di rose (se non ce l’avete non fa nulla)
Usare una pentola pesante e fate sciogliere il ghee. Aggiungerela farina e il semolino e abbassanfdo la fiamma cuocete rimestando sempre per almeno 25 minuti. Io ho usato il mio grande wok e tanto polso. Quando le farine diventeranno bionde e emaneranno un buon profumo spegnere il fuoco e aggiungere il latte, che dovrà essere caldo, ma non bollente.
Lasciare intiepidire e aggiungere lo zuccheor, il cardamomo e l’acqua di rose.
Amalgamare il tutto bene, non spaventarsi se si formano tante bricioline.
Una volta raffreddato si può formare nella foggia desiderata. Io ho usato uno stampino ovale per biscotti con asse maggiore non più lungo di 3 cm (ero ispirata dal campo da cricket), ma si possono formare delle pallette. Usare in tal caso le mani bagnate e non comprimere troppo mentre si foggiano i laddoes. L’idea che al primo morso si debba disintegrare in briciole nella bocca.
Si conservano per in un contenitore a tenuta ermetica, io li metterò in frigorifero e li tirerò fuori un’ora prima di servirli.

April 19th, 2006 by Elena

No, grazie, il caffè mi rende nervosa

Beh, abbiamo cenato a casa delle prime persone in assoluto che io abbia conosciuto qui a Trento. Una coppia di neozelandesi, conosciuti sul treno Verona- Trento a settembre, la prima volta che volai da Amsterdam per cercare casa. Loro tornavano a Trento dopo essere stati in vacanza negli USA. Il treno era in ritardo e abbiamo fatto amicizia. Ci siamo rivisti e incontrati in città spesse volte e ci siamo trovati a casa loro con un ragazzo argentino e Devendra, il mio amico indiano.
Ho portato vino bianco, coconut burfi e la variante al sesamo del cashew sweet, prototipi dei miei lavori utilizzando i prodotti del commercio equo e solidale. Quando Devendra ha visto il dolce al sesamo mi ha subito detto che sua nonna glielo faceva sempre e lui faceva di tutto per averne un pezzetto in più del limite consentito. Gli ho chiesto se non fosse meglio diminuire la concentrazione di sesamo “Assolutamente no”.
Quindi posso postare la ricetta con l’imprimatur di un appassionato del sesami tikki.
Dato che incautamente ho accettato mezzo litro di caffè e ora sono le tre e mezza e non riesco a prendere sonno vagherò come un’anima in pena per la casa alla ricerca della tutina nera da danza di Marta. Che s’è persa per l’ennesima volta. Dove diamine è questa volta?

April 17th, 2006 by Elena

Cashew Sweet- Delizia di anacardi

Cashew, almonds and jaggery sweet

Difficile da fotografare come ricetta, il primo giro di Cashew Sweet è finito prima che dicessi “Guardate che vorrei fare qualche fotografia”, ottimo segno.
Dopo avere sperimentato questa ricetta ho praticato qualche variante.
Primo tra tutti ho usato la panela granulata al posto dello jaggery. che poi alla fine è lo stesso.
Li ho tutti e due in casa, lo jaggery è un ingrediente usato in India sin dall’antichità, di cui si ha traccia nei quattro Veda, importantissime raccolte di inni scritti in sanscrito (Veda vuole dire libro. In ordine cronologico Rig-Veda, Yajur-Veda (si, si proprio quello), Shama-Veda, Atharva-Veda) nel periodo che va dal 1500 AC al 500 AC.
Direi che se lo jaggery è arrivato nella mia dispensa dopo tanto tempo cos

April 17th, 2006 by Elena

Indian mitai, Coconut burfi II

Coconut burfi

“Sbaglio o sento odore di caramello?” Marta questa mattina è comparsa verso le dieci alla porta della cucina senza pantaloni del pigiama stropicciandosi gli occhi.
Mi sono svegliata presto per avere tempo e silenzio intorno, quando cucino sul serio non amo avere nessuno che mi disturbi e sono molto silenziosa, cosa più unica che rara.
Mi è stato chiesto di curare una selezione di dolci e di snacks indiani per l’ora del tè, preparati con ingredienti per commercio equo e solidale. Non un one shot, ma una cosa un po’ più articolata, più complicata, insomma, più interessante. E c’è anche dell’altro, ma è meglio aspettare e dire più in là.
Il tè a casa di Priya non segue molti rituali. Entrando in casa si sente il bollitore già attivo e le tazze sono pronte sul tavolo. Beviamo spesso herbal tea, non chai, che si fa se arriva un ospite vero. Sul tavolo di Priya non ci sono dolci, il suo stile di vita salutista prevede tanti piccoli katori colmi di frutta secca, piccoli fichi iraniani, datteri, uvette giganti e dorate, anacardi, noci di macadamia, a volte qualche mix di dals soffiate piccantissime. Frutta fresca, sempre.
Le ho scritto qualche giorno fa chiedendole cosa sua mamma le preparava per l’ora del tè e cos

March 26th, 2006 by Elena

Coconut burfi

cocoburfi
cocoburfi coconut burfi burficococonut IMG_8665 IMG_8662 Burfi

Io non amo i dolci, tanto meno quelli indiani, sono troppo dolci per me.
Sono belli, intendiamoci, ma veramente sono dolcissimi e lunghissimi nella loro preparazione. Ma durante la settimana in cui il BarYcentro si dedicherà all’India si serviranno dolci e snacks salati con i chai e mi hanno chiesto di fare una selezione di ricette da proporre, possibilmente usando i prodotti del commercio equo e solidale.
Ho scartato tutte quelle in cui si prevedeva il latte evaporato, che richiede molto tempo. Immaginatervi di rimestare a fuoco lento litri e litri di latte facendolo ridurre ad un quarto del suo volume, robe da matti. Lo so, lo so che si trovano le lattine di carnation milk o c’è il latte in polvere, anche qui a Trento si trovano, ma non mi sembra il caso e tanto vale allora comperare i dolci già fatti, ci vuole un momento. Anche i dolcetti fatti uno ad uno sono terribili se non si ha tantissimo tempo. Mmm. A parte gli Halva e il Khyr mi sono venuti in mente i Burfi.
Vado a vedere se la mia blogger preferita indiana ha una sua ricetta, una tra le 101 ricette di dolci indiani che propone. Mi ritrovo una sera, Marta addormentata, il my wise sperduto tra le mucche svizzere a rimestar protoni, a provare per la prima volta a fare un burfi, una mattonella dannatamente dolce a base di sciroppo di zucchero e acqua e un secondo ingrediente. Potrebbe essere il cocco tagliato fresco oppure il carnation milk oppure ancora semi sesamo tostati (anche se la ricetta prende un altro nome). La parte più difficile è azzeccate il momento giusto in cui mescolare il secondo ingrediente. E qui bisogna usare la prova del bicchiere di acqua.
Ovvero, prendere un cucchiaino, immergerlo nello sciroppo e lasciare cadere una goccia dello sciroppo in un bicchiere di acqua fredda. Se si scioglie bisogna continuare la cottura altrimenti bisogna mescolare tutto velocemente insieme e , sempre velocemente bisogna versare il composto in uno stampo imburrato. Perchè siamo vicinissimi al punto in cui lo zucchero si caramella e non c’è molt a flessibilità.
Ammetto che metà del primo giro di sciroppo l’ho versato nel bicchiere di acqua tanto per vedere che effetto faceva. E poi ho iniziato a fare sul serio il burfi. Alla fine è venuto bene grazie alla ricetta di Mahanandi.
Il mio amico Davendra, un ingegnere indiano che si sta dottorando qui a Trento, è passato a visitare Marta e ovviamente li ha assaggiati e mi ha detto che erano perfetti.
Ingredienti per 12 quadretti di dimensioni medie (chissà cosa vuole dire)
2 tazze di cocco fresco grattugiato
1

March 23rd, 2006 by Elena

Gujarati tea

Sto preparando una degustazione guidata di te indiani e pakistani per conto di un locale di Trento, il BarYCentro, che proporrà per tutta la prima settimana di Aprile incontri culturali sull’India, sul Pakistan e sullo Sri Lanka. Sapevo che avrebbero proposto nella loro carta qualche piatto o dolce o snack a tema e allora ho offerto i miei servigi e loro hanno accettato. La varicella di Marta ha fato saltare un incontro con la cuoca che, ferratissima in spezie e in cucina pakistana, voleva altre ricette di dolci e di snacks indiani da sperimentare, ma ho compensato scrivendole sei ricette, tre dolci e tre salate, da abbinare ai te. Quindi vi metto parte alle ricette che ho selezionato per questa occasione.
Io non amo bere il te, ho avuto in passato una passione per Andy Warhol e quindi ho bevuto e collezionato per anni tramite amici bustine da te per un’opera mia di pop art che rimarrà uno dei miei più grandi incompiuti.
il te indiano invece mi piace. l’ho scoperto durante un Diwali. Nandini mi mise in mano questa tazza di liquido dal colore non molto accattivante e lattigginoso.
“No, guarda Nandini io il te con il latte proprio…” le stavo dicendo e lei ha alzato un sopracciglio e io l’ho provato per non offendere ed era piccante, dolce profumato e mi ha conquistata sin dal primp sorso. Eravamo in una stanza non molto calda ed eravamo già tutte in sari, mi stavo chiedendo dove trovare il mio pashmina di lana pesante, ma dopo una tazza di te cos

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