ComidaDeMama

Archive for the ‘colazione’ Category

February 29th, 2012 by Elena

Sunday brunch da ComidaDeMama

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La nostra domenica possiede minuti fatti di almeno 80 secondi, specialmente al mattino.
Anche l’arrivo di Matteo (che in questi giorni compie 4 mesi!) non ha cambiato molto questa lentezza e molto spesso la colazione scivola e oltrepassa l’ora di mezzogiorno.

Cosa capita normalmente. Capita che qualcuno di noi tre inizia ad avvertire un po’ di appetito. Marco mette su un po’ di musica. Marta tira fuori una tovaglia pulita e prepariamo il tavolo, senza fretta e con molta più cura del solito.

In questa occasione non abbiamo cucinato nulla, ma spesso spuntano all’orizzonte pancakes dolci e quiches salate. In tavola mele fresche, salmone affumicato, avocado, pane e burro. Un po’ di spremuta di arancia fatta al momento e del tè cinese affumicato che si abbina benissimo alle pietanze salate.

Dal forno escono delle ciotoline con un po’ di risotto e in tavola compare un’insalata di pompelmo rosa.
Ci sediamo e per qualche ora chiacchieriamo, sentiamo musica assaggiando un po’ di questo e un po’ di quello. E’ uno dei momenti del fine settimana che preferiamo.


Tutta la sequenza di immagini è su flickr.

February 20th, 2012 by Elena

Torta allo yogurt e frutti rossi

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Per la nostra colazione del fine settimana abbiamo aggiunto una buona manciata di estate dentro l’impasto della vecchia, cara torta allo yogurt (sì, quella dei vasetti: 1 vasetto yogurt, 3 di farina, 2 di zucchero, etc.).
Grazie all’aiuto di lamponi, mirtilli, fragole e more surgelati è diventata la torta favorita degli ultimi mesi.
La quantità di frutti rossi può variare: Marta ed io questa volta abbiamo esagerato mettendone 400 g, ma riesce bene anche con la metà di questo peso.

Ricordatevi di non gettare via il vasetto dello yogurt, vi servirà come misurino!
Noi utilizziamo un misurino americano da 1/2 cup, ma il vasetto classico farà ugualmente il suo lavoro.

Torta allo yogurt e frutti rossi
ingredienti:
1 vasetto di yogurt bianco da 125 g
1 vasetto colmo di olio di semi
3 vasetti colmi di farina 00
2 vasetti colmi di zucchero bianco
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
200 g di frutti rossi ancora surgelati

Preriscaldate il forno a 180°C.
In una ampia ciotola mescolate lo yogurt insieme all’olio, le uova. Aggiungete lo zucchero, la farina e il lievito, fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Incorporate nell’impasto i frutti rossi ancora surgelati.
Trasferite l’impasto in uno stampo per dolci foderato di carta forno.
Cuocere a 180°C per 35-40 minuti circa. Verificate la cottura ed eventualmente proseguite la cottura per qualche minuto.

January 18th, 2012 by Elena

No Knead Pan Brioche – Pan brioche senza impasto




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“Nessuna planetaria è stata usata per la preparazione di questa brioche” dovrei scrivere sulla fotografia.
Cinque minuti di lavoro per ottenere questa brioche, una brioche da manuale.
Ma è possibile? Certo che è possibile: guardate il risultato!
Alveolatura perfetta, una pasta morbida che mantiene la sua fragranza per alcuni giorni. Difficile stabilire la durata massima perché finisce molto velocemente, trasformando ogni colazione (e merenda) in una vera festa!

Ho usato una ciotola, un bicchiere, una forchetta e pochi minuti del mio tempo: la prima volta, 10 minuti di preparazione, spesi a leggere bene la ricetta e recuperare gli ingredienti dalla dispensa.
5 minuti per l’impasto. Attenzione però! La lievitazione è molto lunga, un po’ come per il No Knead Bread.

Da secoli volevo provare La Brioche Nanterre di Pierre Hermè postata da Anice&Cannella, ma ho sempre posticipato per mancanza di tempo. Prima per il lavoro, e adesso per il piccolo Matteo che, tra una poppata e un cambio di pannolino, mi lascia finestre di libertà di una decina di minuti che utilizzo per fare tutto il resto. Prima o poi la proverò. Per ora tengo ben salda questa five minutes brioche.

La ricetta? La trovate qui di seguito.
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September 21st, 2009 by Elena

Merenda piena di energia per il dopo scuola.

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Buon inizio autunno!
La prima settimana di scuola è finita, oggi iniziamo la seconda.
Ogni pomeriggio Marta entra in casa dichiarando sonoramente: “Mamma ho fame!”
Ed ecco una delle sue merende preferite: mele e burro di arachidi.
O, come si dice in Olanda, appel met pindakaas.
Pindakaas che ora vedete leggermente rappreso, meno cremoso del normale, perchè si tratta dell’ultimo cucchiaino dell’ultimo barattolo che ho fatto acquistare a Marco durante uno dei suoi viaggi, insieme alla scorta di tahina, crema di anacardi e crema di mandorle tostate (che è quella che sparisce nel giro di una settimana, se non si sta attenti).
Tutte varianti al tema della mela fresca affettata e spalmata con pindakaas.

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Non che qui non si trovino, le creme di tutte queste varietà, basta andare nel primo negozio di prodotti naturali.
Ma ci piace mantenere questa consuetudine olandese così come era. Quando le creme finiscono si sta senza e poi si fa una gran festa quando il primo tra me e Marco passa dalle parti Amsterdam e fa un po’ di scorta in De Natuurwinkel. Ogni volta ci stupiamo di quanto più bassi siano i prezzi dei prodotti biologici in Olanda.

Quali sono le vostre merende dopo scuola più gettonate?
La mia da piccola era un tè stracotto, pieno di succo di limone. Con i grani di zucchero che si vedevano in fondo e che tentavo invano di mescolare con il Biscotto Salute Wamar.

Se volete partecipare a una bella raccolta di merende da mettere nello zaino di scuola (e perchè non una nella vostra borsa del lavoro?) mammafelice ne sta preparando una molto ricca, seguita da un pdf da scaricare e conservare.

July 8th, 2009 by Elena

Desayuno andaluz I. Caffè con leche, tostada, aceite y jamon iberico.

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A chi piace la colazione salata?
Bene, se passate qui a Siviglia avrete letteralmente pane per i vostri denti.
Annalibera mi spiega che i bar esperti in colazioni vengono giudicati dal servizio rapido, prezzo competitivo e scelta senza sorprese.
La città segue i ritmi imposti dal caldo ma non per questo rallenta. Al mattino le persone si accalcano nei bar sorseggiando caffè con latte ed eventualmente addentando fette di pane abbrustolite, tostadas guarnite con olio e sale o con burro.

March 26th, 2009 by Elena

Giappone: onigiri e tè matcha a colazione.

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“Hai già fatto colazione?”
L’ultima incursione nei negozi di alimentari giapponesi ad Amsterdam con Sumi, mia maestra di cucina giapponese e amica, è iniziata davanti alla scuola delle figlie.
Nove della mattina. Colazione l’avevo fatta, eccome, ma avevo ancora appetito.
Arrivare a casa di Sumi è un momento e davanti a me si ripete il miracolo degli onigiri.
Nel rice cooker avanza ancora del riso caldo della loro colazione.
In un secondo Sumi si lava le mani, le strofina con sale, le batte furiosamente l’una contro l’altra, prende un po’ di riso e lo modella velocemente, inserendo un umeboshi. In men che non si dica ho un piccolo volume di riso perfetto tra le mani.
“Metti tu le alghe nori intorno Elena? Io preparo il matcha.”
Ed eccola qui la mia seconda colazione, in una foto trovata per caso in archivio.
Non faccio gli onigiri spesso. Ho delle forme che facilitano a prepararli, anche se poi le uso per trasformare le uova sode in stelle tridimensionali.
Volete cimentarvi anche voi?
Ecco il procedimento step by step riassunto in un buffo disegno.
Oppure cliccate qui per ulteriori informazioni.
Il riso deve essere leggermente appiccicoso, come per il sushi, ma non deve essere condito con l’aceto di riso.

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Il ripieno può variare. In questo caso è fatto di umeboshi, una prugna in salamoia molto usata anche nella cucina macrobiotica.
E’ facile da reperire nei negozi di prodotti naturali, ma può non piacere a tutti.
Un altro ripieno è costituito da una mescola di gamberetti, fiocchi di bonito essiccati e salsa di soia.
Potete mettere veramente quello che volete, basta che non sia in grande quantità.
Ecco la fonte
La mia amica sumi nei commenti aggiunge la sua procedura che ha qualche accorgimento in più per non ustionarsi.

1. wet hands (mani bagnate)
2. rub salt in your hands (strofina del sale sulle mani)
3. slap your hands together hard! (batti insieme le mani, forte!)
(this is very IMPORTANT, you handle very hot rice, by slapping your hands together, you make your hands numb, and you don’t feel the hot!)
(questo è molto IMPORTANTE, stai maneggiando del riso molto caldo, battendo le mani insieme rendi per un momento le tue mani meno sensibili, e così non sentirai il calore!)
4. get rice, and the rest is the same. (prendi il riso e quello che segue è lo stesso del disegno.)
Thanks Sumi!!!

January 27th, 2009 by Elena

Le Pain Quotidien.

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Le pain Quotidien -New York City. Scattate lo scorso anno in Dicembre.

Questa è la storia di un successo. Di Alain Cumont e di un tavolone comperato al mercato delle pulci che ha portato fortuna.
Siamo in Belgio. A tre anni Cumont è aiuto cuoco della sua nonna. Con i suoi menu fantasiosi a diciassette fa scalpore nei pranzi di famiglia. Il suo apprendistato passa attraverso grandi chef francesi e anni passati nelle migliori cucine di New York City.
1987. Torna a Bruxelles dove apre in Place Rogier un ristorante con soci mal assortiti. Cumont prende la sua quota e fonda Le Pain Quotidien.
D’altronde, quando aveva ancora il ristorante, si faceva spedire pane buono dalla Francia. Spendendo un capitale.
Perchè non farlo lui stesso e venderlo? Sia come boulangerie, una grande madia piena di forme di pane casereccio e di bella pasticceria. Sia come locale, caldo con luci soffuse e tanto, tanto, tanto legno.
Pane, rustico e semplice. Farina, acqua e sale, acido, medievale. Viene venduto nell’ottobre del 1990 a Bruxelles, nel primo negozio di quella che diventerà una catena di circa 80 locali sparsi tra USA ed Emirati Arabi, passando per l’Europa (Roma compresa, ma lei dice: “c’è pure a Roma, via Tomacelli, ma purtroppo è molto meno buono”), la Turchia e per la Russia.

Il primo negozio si trova in un quartiere di Bruxelles pieno di carattere dove gli affitti non sono ancora altissimi.
E spunta il tavolo. Grande, vecchio, bello. Comperato in un mercato delle pulci. I più scettici scuotevano la testa. Mai e poi mai le persone avrebbero condiviso il posto.
E invece diventa un punto di forza. Il communal table piace e convince. Non c’è Le Pain Quotidien che non ce l’abbia.
Piccoli locali con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine. taglieri riccamente assortiti. Le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels. Coppe imperiali di yogurt biologico, granola e frutta fresca. Pasticceria bellissima e di ottima qualità. Forme di pane che ricordano altri tempi. File di barattoli di marmellate, conserve e altro ancora.
Normalmente spuntano all’angolo di una strada trafficata, fatti apposta per chiudere la porta dietro a file taxi gialli [se siete a Manhattan, per le altre location scegliere le insidie più adeguate] , segnali sonori, insegne luminose, la gente che cammina veloce, gli ombrelli, la polizia. E per sfogliare in santa pace il New York Times [se si è a Manhattan. per le altre location scegliere il quotidiano più adatto] sul grande tavolo, con cafe au lait, pane, burro e una selezione di marmellate [tra cui la Brunette, crema di nocciole amata da Pm10].
Mi spiace di avere fatto unicamente queste tre fotografie durante le mie visite fatte a New York, quando prendevo il pullman Fung Wah 15$ Chinatown Boston- Chinatown Manhattan e ritorno. Ma credo che possano rendere l’idea di quanto è accogliente e di quanto mi manchi NYC ^^.

Comidademama a New York City. Tutti i post.
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.
Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.
Union Square Greenmarket

Dove ho letto la storia di Alain Cumont?
Intervista ad Alain Cumont
Canadian Living

January 12th, 2009 by Elena

Fare lo yogurt nel thermos.

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Potete anche semplicemente versare il latte, già mescolato con i fermenti, in un thermos, possibilmente a imboccatura larga, chiudendo bene, e lasciarvelo circa 8 ore. Ma, trascorso il tempo di fermentazione, versatelo in un altro recipiente per evitare di tenerlo tiepido troppo a lungo con conseguente aumento dell’acidità. Claudia Roden
Tutti i miei libri di cucina sono custoditi 400 Km ad ovest da dove mi trovo. A Natale ho approfittato per togliere un po’ di polvere in vista di nuovi corsi di cucina. Apro a caso la mia copia de La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa e trovo il capitolo “Yogurt”.
Dei suoi libri ricordo di più le sue introduzioni che le sue ricette, chermoula a parte.
Lara Ferroni qualche giorno fa si è cimentata nel produrre piccoli vasetti di yogurt partendo da tipi di latte differente. Lo yogurt di panna ha vinto il confronto con gli altri, aggiudicandosi un cucchiaio di Seville Marmalade (ricetta che Chocolate&Zucchini a proposto nel numero di gennaio di Martha Stewart).
A Parigi Kja de il Pranzo di Babette s’imbatte nel libro della Roden e prova anche lei.
Ho un thermos che uso tre volte l’anno. Ogni giorno ho a disposizione dell’ottimo latte crudo. Al lavoro!
Yogurt e labna.
Il labna è un formaggio morbido e cremoso ottenuto sgocciolando una mescola di yogurt e sale. Kja ha ottenuto un labne molto più compatto del mio, bellissimo.
Nel 2006 Orizzonti del gusto dedica un lungo post, già citato da me a suo tempo, sullo yogurt e sulle sue preparazioni. Il nome deriva dalla lingua dei Traci: dalla parola composta Γιαουρτι (Για = spesso e Ουρτι= latte). I riferimenti allo yogurt abbondano negli scritti dei faraoni egiziani e sappiamo che era amato particolarmente dagli israeliti, chiamato dal loro dal loro “padre” Mosè “dono di Dio”. I Greci antichi lo chiamavano Υγειαρτος (ygiartos), ovvero “cibo della salute” e conoscevano già le sue particolari proprietà. Lo storico Erodoto, che visse nel V sec. a.C., lo esalta, come pure il famoso medico del I sec. a.C. Galeno, che elenca le sue proprietà soffermandosi sulle sue azioni catartiche per l’intestino. Lo yogurt era conosciuto anche dai romani, che lo chiamavano “il medicinale prezioso”. Il console Plinio, che visse nel I sec. d.C. era uno dei suoi consumatori più entusiasti. Lo yogurt era stimato anche nel mondo arabo medievale. continua su Gli orizzonti del gusto

Yogurt
attrezzatura:
una pentola capiente per 1/2 l di latte ho usato una pentola da 2,5 l
thermos capiente il volume dello yogurt non aumenta molto, tuttavia è meglio non riempirlo completamente
ciotola e forchette
termometro da liquidi optional

ingredienti:
1/2 l di latte intero
1 cucchiaio di yogurt naturale che contenga fermenti lattici vivi (deve essere bianco, niente zucchero e frutta)

Portare a bollore il latte nella pentola.
Abbassare la fiamma e lasciare sobbollire per 2 minuti e spegnere.
Lasciare intiepidire. Il latte deve raggiungere una temperatura tra i 41°C e 42°C.
In mancanza di termometro intingere il dito senza toccare il fondo della pentola. Il latte sarà pronto quando riuscirete a contare fino a dieci senza scottarvi.
Eliminare la patina che si sarà formata in superficie.
Nella ciotola sciogliere il cucchiaio di yogurt con qualche cucchiaiata di latte.
Aggiungere a filo il latte rimanente mescolando con cura.
Versare il tutto nel thermos e chiudere.
Attendere 8 ore.
Aprire il thermos e versare lo yogurt in un recipiente.
Coprire con una pellicola e mettere in frigorifero.
Si conserva per una settimana, ma è meglio fare altro yogurt dopo 4 giorni.

Labna
attrezzatura:
un setaccio oppure
un telo per formaggi e uno scolapasta

ingredienti:
1/2 l yogurt
1/2 cucchiaino di sale
come condimento optional
olio, sale, pepe, paprica, menta, aneto

Mescolare il sale e lo yogurt.
Riversare il tutto nel setaccio o nel telo.
Lasciare sgocciolare per 8 ore.
Si ottiene una pasta morbida che può essere consumata in purezza o aromatizzata con olio, sale e spezie.

Ricette adattate da
La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana “Il lettore goloso” curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512
€ 20.00

Il mio tentativo di eliminare il più possibile contenitori usa e getta, dopo le bottiglie di acqua e di latte, passa irrimediabilmente per lo yogurt.
Ne consumiamo molto, specialmente in versione salata. Per hummus e tzatziki. Come condimento delle insalate, nei piatti indiani, come versione dietetica della crème fraîche.
13 febbraio 2009 M’illumino di meno 2009- giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico di Caterpillar.

Questa ricetta partecipa a Ricettario a Risparmio Energetico 2008

September 22nd, 2008 by Elena

Crostata morbida di MarinaB

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Mi sembra sia passato un secolo da quando fotografavo le manine di Marta e della sua amica Isabella intente a gustare una ottima colazione sotto il sole di Cape Cod.
Siamo ormai a Trento, di corsa per via del lavoro, della scuola e di un trasloco e mezzo che non raccomando a nessuno.
MarinaB, s

November 28th, 2007 by Elena

Kanelbullar step by step, passo a passo.

La ricetta dei kanelbullar postata ieri è semplice, ma il passaggio del taglio delle roselline non era molto chiaro, allora questa mattina, come promesso, ho rifatto la ricetta e ho tentato di fare qualche fotografia per spiegare meglio il procedimento.

Kanelbullar- il salame Kanelbullar - il taglio a V
Arrotolare il salame dopo aver imburrato e speziato la pasta.
Di seguito tagliare il salame a grosse V.

Kanelbullar- alzare uno dei triangoli/trapezi sulla sua base maggiore Kanelbullar- schiacciare la sommità con un dito
Poggiare ciascuna V con il lato maggiore sul piano di lavoro
e spingere con un dito la sommità.

Kanelbullar- schiacciare fino a raggiungere il piano di lavoro Kanelbullar- i livelli di pasta imburrati scivolano tra loro durante la pressione
Spingere senza paura fino a raggiungere il piano di lavoro.
I livelli di pasta scivoleranno tra di loro formando i petali delle roselline.

kanelbullar- in caso, aggiustamenti della rosellina Kanelbullar- rosellina prima delle due ore di lievitazione
Aggiustare eventualmente la forma delle roselline.
Lievitare per due ore, spennellare con l’uovo e la panna e infornare.

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