ComidaDeMama

Archive for the ‘antipasti’ Category

July 10th, 2011 by Elena

Milanesa di melanzana alla napolitana


Melanzane impanate, dorate in forno e guarnite con pomodoro fresco e mozzarella.
Dalle cucine di Josè Napoli, anno 1930, alla cucina di Sara, qui nell’Isola di Mallorca.
“Come Milanesa alla Napolitana?” chiedo io.
“Elena, questa è una storia da ComidaDeMama!” Sara mi spiega che in Argentina la milanesa è un modo di cucinare la carne molto diffuso, importato dagli immigrati europei. Il risultato era (ed è tutt’ora!) né più né meno della classica cotoletta alla milanese, o wiener schnitzel, chiamatela come volete.
Nel 1930, però, alla Pizzeria Napoli succede il disastro: la cotoletta non viene bella come al solito.
E di là, in sala, c’era un avventore più che affamato. Cosa fare? Cosa fare ? A Josè Napoli viene in mente di mascherare le imperfezioni di questa benedetta cotoletta milanesa con una bella dadolata di pomodoro e mozzarella. Una passata in forno, per far sciogliere appena la mozzarella, due foglie di basilico profumato et voilà: nasce la Milanesa alla napolitana.
Destinata ad avere un gran successo, arriva a me dopo ben 81 anni, tramite l’amica di Sara, argentina e vegetariana, che la reinterpreta utilizzando le buonissime melanzane che crescono negli orti dell’isola di Mallorca.
Sara aggiunge una buona quota di twist speziando le uova con il merquen, una miscela sudamericana di peperoncino, aglio affumicato e semi di coriandolo.

Ecco la ricetta.
Milanesa di melanzana alla napolitana
Ingredienti per 4 persone
2 melanzane medie
2 uova intere
1 mozzarella
2 pomodori grandi
pan grattato
sale e spezie a piacere
1/4 di cucchiaino di curcuma
foglie fresche di basilico

Preriscaldare il forno a 180°C.
Spuntare le melanzane e tagliarle per il lato lungo ottenendo fette spesse 1 cm abbondante.
Sbattere leggermente le uova con una forchetta, aggiungere sale e spezie a piacere.
Intingere le fette di melanzana una a una, passarle da entrambi i lati in pangrattato e disporre su una placca da forno precedentemente coperta da carta da forno.
Fare cuocere le melanzane 10 minuti da un lato.
Nel frattempo, tagliare il pomodoro, eliminare tutti i semi interni. Ridurre pomodoro e mozzarella a cubetti. Lavare il basilico.
Estrarre la placca dal forno, girare le melanzane e far cuocere 5 minuti. Aggiungere su tutte pomodoro e mozzarella e infornare per altri 5 minuti.
Guarnire con basilico fresco.
Si posso gustare caldissime, a temperatura ambiente e fredde, a voi la scelta!

January 17th, 2010 by Elena

Flan di porri


Anche quest’autunno mia mamma mi ha spedito un mazzo da 8 Kg di porri di Cervere, candidi, sottili, lunghissimi. Per conservarli durante i mesi invernali li lascio in cantina al buio, coperti di sabbia dentro una scatola.
Il flan di porri è annoverato tra i piatti tipici della mia famiglia. Si sposa a meraviglia con la crema setosa al formaggio (quasi una fonduta) spiegata qualche post fa.
Essendo facile e veloce da realizzare viene inserito nel menu della settimana come piatto principale per cena.
L’impasto frullato di porri stufati, uova, panna e parmigiano viene suddiviso in sei pirottine resistenti al calore. La cottura a bagnomaria può avvenire in pentola oppure in forno.


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Flan di porri in pentola
Ingredienti per 6 persone:

200 g porri mondati (tenere solo la parte più bianca)
200 g panna fresca non zuccherata
2 uova intere
50 g parmigiano grattugiato

6 stampi da forno
burro per imburrare gli stampi

Tagliare i porri a rondelle fini. Scaldare un cucchiaio di olio in un tegame, riversare i porri e farli leggermente imbiondire per pochi minuti, mescolando con un cucchiaio.
Coprire il tegame con un coperchio e stufare a fuoco dolce per 20 minuti circa. Aggiungere eventualmente qualche cucchiaio di acqua durante la cottura.
Lasciare intiepidire i porri, aggiungere le uova, la panna ed parmigiano
grattugiato, frullare il tutto.

Imburrare gli stampi da forno e riempirli del composto per 3/4 della loro altezza. Coprire gli stampi da forno con carta stagnola e posizionarle in una pentola dai bordi alti.
Riempire con acqua calda fino a quasi sotto il bordo gli stampi da forno . Chiudere la pentola con il suo coperchio e cuocere per 30 minuti a fuoco moderato
Sformare i flan e servire caldi con la crema setosa di formaggio.

Flan di porri in forno.
ingredienti per sei persone:

200 gr. di porri puliti ( solo la parte bianca)
200 ml. panna liquida da dolci non zuccherata
2 uova intere
50 gr. di parmigiano grattugiato

6 stampi da forno
burro per imburrare gli stampi da forno

Tagliare i porri a rondelle fini. Scaldare un cucchiaio di olio in un tegame, riversare i porri e farli leggermente imbiondire per pochi minuti, mescolando con un cucchiaio.
Coprire il tegame con un coperchio e stufare a fuoco dolce per 20 minuti circa. Aggiungere eventualmente qualche cucchiaio di acqua durante la cottura.

Lasciare intiepidire i porri, aggiungere le uova, la panna ed parmigiano
grattugiato, frullare il tutto.

Intanto imburrare gli stampi da forno , versare il composto per 3/4;
mettere gli stampi da forno in un recipiente a bagnomaria in forno e far cuocere
a 180° per 30/35 minuti (vedi un po’ tu, devono gonfiarsi)

flan02.jpg

January 15th, 2010 by Elena

Cartoni animati – Le ricette di Arturo e Kiwi – Panzanella

“Adoro, adoro, ADORO i cartoni animati! Ricette e cartoni animati!!! Cool!”
Briciolo Di Coscienza: “Pst, pst… ehi, comida! un minimo di aplomb, valà.”
Comida: “Ok, ok. Ma se piacciono anche a te i cartoni, BDC! Ma perchè bisbigliamo?”
Briciolo Di Coscienza: (sospiro e occhi al cielo)
Comida: “Valà, non fare la sofistica. Se ci tieni tanto, ecco l’aplomb. Rattle rattle, umf, umf, schiarisco la voce.”

Ho sempre apprezzato molto il fumetto e il cinema di animazione. Comida: “Va bene, cos

December 10th, 2009 by Elena

( LIMONI + SALE ) = citrons confits.

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Avete una pianta di limone nel vostro giardino?
Io no.
E quando arrivano tre frutti da un podere siciliano, insieme a due avocado e a una buona quota di foglie di limone ho voglia di conservarne il profumo e il sapore per un po’ di tempo. E magari regalare questo profumo per Natale a parenti e amici.

I citrons confits, limoni conservati sotto sale, sono una specialità nordafricana che aromatizza tajine, stufati di ogni genere, piatti di pollo, di pesce.

Volete delle ricette in cui vengono utilizzati i citrons confits? Dolci o salate? Il post di Virginia sui citrons confits è ricco di link interessanti.

L’unica difficoltà di questa ricetta è resistere per un mese senza provare ad assaggiarne un pezzetto. In questo periodo di tempo il sale farà perdere l’asprezza tipica del limone, rendendolo morbido e più amabile.

La polpa e la scorza possono essere tritate fini o lasciate così come sono e il liquido che risulterà potrà essere usato come condimento.

In alcune ricette si consiglia di aggiungere foglie di alloro e grani di pepe, zinzonzan realizza una versione con i chiodi di garofano, ma io preferisco la versione con sale e basta.
Claudia Roden li annovera nella lista degli ingredienti meno comuni nel suo libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden. Ecco la ricetta tratta dal suo libro, provata la scorsa volta con ottimi risultati. La trovate QUI

Questa volta utilizzerò il metodo di Chiara Bellasio, la bravissima Kja de Il Pranzo di Babette, autrice anche del blog Soffi di Sale.
Metodo che vuole il limone tagliato a fette e non a quarti, messo sotto sale fine e non grosso.
La sua ricetta la trovate QUI

July 24th, 2009 by Elena

Porra

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Sembra un gazpacho, più rosso e denso dell’ultima bianchissima versione di Maite e il fotografo.
Chi è stato ad Antequera probabilmente la porra l’avrà assaggiata con filetti di tonno sott’olio o con le uova sode.
All’opera, tra pan del pueblo raffermo e pomodori ritroviamo Juan, che non contento di avere conquistato Marta con il pollo cinese, riesce a farle apprezzare i tanto odiati pomodori.
La consistenza quasi solida mi ricorda la zuppa di latte e biscotti che un mio amico faceva in colonia. Si diceva che il cucchiaio stesse su da solo.
Ma non vi preoccupate, per la porra basta che uova e tonno rimangano in superficie.
Il pane, importante dirlo, deve essere robusto, casereccio, con una bella mollica. La crosta che verrà rimossa può trasformarsi in pane cunzato, così non si butta via nulla.

La ricetta.

Porra
ingredienti per 4 persone

1 Kg di pane casereccio
1 Kg di pomodori maturi, pelati e privati dei semi
1 spicchio di aglio tritato finemente
mezzo bicchiere di olio
mezzo cucchiaio di aceto
sale

per guarnire:
2 uova sode
4 filetti di tonno sott’olio

Rimuovere la crosta del pane e tagliare la mollica in piccoli pezzi.
Ridurre i pomodori in purea, usando un passa verdure o un robot da cucina.
In una ciotola unire i due ingredienti, coprire e lasciare riposare in frigorifero per 3 ore.
Frullare il composto di pane e pomodoro aggiungendo l’olio, l’aglio tritato finemente e l’aceto. Regolare di sale ed eventualmente aggiungere un po’ di aceto, a vostro gusto.
Si deve ottenere una crema piuttosto densa.

A parte preparare le uova sode. Le volete con un bel tuorlo giallo, brillante e cremoso?
Seguite le indicazioni che trovate QUI.

Servire la crema fredda in piccole ciotole appoggiandovi sopra, a piacere, l’uovo sodo o i filetti di tonno.

July 13th, 2009 by Elena

Cucina indiana. Lijjat Papad.

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Sottili e croccanti, cialde rotonde dal gusto salato di ceci e dals mescolati a spezie.
I papadums sono tanto buoni quanto difficili da pronunciare.
L’Oxford English Dictionary conta una quindicina di modi diversi per nominarli[1], accomunati dal nome originario, pappaṭām nella lingua Tamil.

Non c’è negozio di alimentari indiano che non li venda.
Spuntino con chutney freschi, o a completare o di un thaly ricco di altre pietanze. Rubati pezzetto per pezzetto dalla dispensa quando avanzano. Se li avete assaggiati è difficile dimenticarli.
Se non li avete ancora provati, vi avverto: finiranno sempre troppo velocemente.

Dovere raccontare i papadums a Rachele Nones, venuta a fotografare comidademama all’opera per il numero di giugno del quindicinale QT[2] mi ha costretto a osservare la confezione con più attenzione.
Noto per la prima volta nell’incarto la mano femminile che tiene in pugno un fiore. Un pugno che mi porta da sette signore sulla terrazza di un vecchio caseggiato in Girgaum, Bombay. L’anno è il 1959.

Pronti per una nuova storia?
Un po’ come quella della tortas de aceite di Ines Rosales.

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Dalla Chutneys Indian Brasserie di Oxford fino alle fotografie di Rachele Nones, ovvero un mese e mezzo fa. Per tutto questo tempo ho avuto sotto il naso frutto del lavoro di una delle più importanti iniziative imprenditoriali indiane portate avanti da donne, la Shri Mahila Griha Udyog Lijjat Papad.

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Dicevamo. 1959. Bombay, per la precisione Lohana Niwas, un gruppo di cinque vecchi palazzi nella zona sud.
Le terrazze che leggevo descritte dai miei amati Amitav Gosh, Vikram Seth, da Anita Desai, ospitano sette donne vere che preparano due confezioni di papadums e decidono di chiedere in prestito 80 rupie e provare a fare bussiness.
Frantumare ceci, dals, riso. Mescolarli con acqua, sale e spezie. Ottenere sottilissimi dischi di pasta pronti per essere essiccati su dei cesti, se non su dei teli posti sul pavimento.
Guardate le fotografie della produzione sono qui. Scartare il prodotto mal riuscito, confezionare. Vendere e distribuire. Fare crescere la cooperativa, diversificando il lavoro e creando nuove filiali anche nelle zone rurali.
L’obiettivo è raggiungere ogni angolo d’India. Oggi i Lijjat Papad si trovano facilmente in USA e in Europa.

Il loro lavoro, la dedizione e la cura, la qualità del prodotto finito deriva dall’idea di Sarvodaya del Mahatma Gandhi.
Non hanno mai accettato sussidi e donazioni, piuttosto hanno sostenuto economicamente alcune attività ritenute da loro meritevoli.

Le sette donne sono diventate più di quarantamila impiegate, 67 filiali e 35 divisioni in tutto il paese.
I momenti più significativi in questi cinquanta anni di lavoro, tutti i premi vinti li leggete qui.

Ho trovato una pubblicità un po’ datata, molto divertente, che passava nelle TV indiane negli anni ’80.

Questa è la storia desunta dal sito ufficiale del Shri Mahila Griha Udyog Lijjat Papad e dagli gli articoli presenti in rete. Su wikipedia sono citati molti documenti che analizzano la vicenda di Shri Mahila Griha Udyog Lijjat Papad.

Note:
[1]Poppadom, poppadum, popadom, papadam, papaddam, papadom, papadum, papodam, papodum, popadam, popadom, poppadam, poppadom, poppadum, poppodam, puppadum, puppodam, puppodum.

[2]Ringrazio Rachele Nones per avere concesso di pubblicare la sua fotografia delle mie mani. La prima in alto nel post. Le sue altre immagini compaiono nell’articolo. Per i curiosi, il numero di giugno di QT è scaricabile in pdf.

July 9th, 2009 by Elena

Crema di tahina (o tahin) e sommaco.

Crema di tahina e sommaco

La tahina è una pasta di semi di sesamo che non manca mai nella mia dispensa.
La uso per fare il Baba ghanoush o l’hummus e spesso Marta la richiede come merenda, spalmata sul pane.
E’ facile trovarla tra gli scaffali di alcune macellerie islamiche oppure nei negozi di prodotti naturali.
La crema di tahina è molto semplice e veloce da realizzare, basta aggiungere succo di limone, aglio, cumino in polvere e sale, raggiungendo una consistenza cremosa.

Con cosa si accompagna la crema di tahina?
Con un pinzimonio di verdure o con il pane. Anche sulle polpette di carne e amaretti non è per niente male.
Se poi aggiungete i ceci tritati finissimi avrete dell’ottimo hummus. Oppure, come la mamma di Claudia Roden scoprì in Sudan, si può integrare con dello yogurt bianco e ottenere un’altra salsa.

Da provare, l’insalata israeliana fatta di pomodori (a cui abbiamo tolto i semi), peperoni verdi e cetrioli, il tutto tagliato a cubetti viene condita con questa crema di tahina e poi guarnita con abbondante prezzemolo tritato.

La ricetta della crema di tahina è di Orna, amica americana di annalibera, e le quantità degli ingredienti sono espresse in cups. La manterrò così come l’ho trascritta. Io a casa non ho i misurini americani, o, meglio, non so dove li ho messi e mi regolo usando un bicchiere normale da acqua e ho regolato l’acidità data dal limone aggiungendolo poco per volta e assaggiando il preparato.
Per guarnire ho usato una spezia che cercavo da tanto tempo qui in Italia, il sommaco. Se non fosse per cobrizoperla sarei ancora qui a cercarla. Ne approfitto quindi per ringraziarla anche via comidademama per la gentile spedizione, la mia casa ora profuma di sommaco ogni volta che apro il vasetto di vetro che lo contiene, ed è un profumo pungente e fresco che amo tanto
Come al solito vi rimando alla pagina dedicata al sommaco di Gernot Katzer per avere una scheda ben fatta su questa e tutte le altre spezie. E poi ne riparleremo. intanto se lo trovata provatelo come condimento per le insalate o per questa crema di tahina. Il colore rosso (sumac in sanscrito vuol dire rosso) è stupendo.

Crema di tahina.
Ingredienti:

1 1/2 tazza di tahina
1 tazza di acqua fredda
1/2 tazza di succo di limone filtrato
1 1/2 cucchiaino di sale
2 spicchi di aglio tritati finissimi

per decorare:
1 cucchiaino di paprica dolce oppure sommaco

Mescolare la tahina con l’acqua e l’aglio tritato fine. Aggiungere poco per volta mescolando il succo di limone e il sale, assaggiando di tanto in tanto per raggiungere il livello di sapidità e acidità desiderato.
Lasciare riposare in frigorifero e servire spolverato di paprica.

Nel libro di ricette La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa Claudia Roden aggiunge anche il cumino in polvere e guarnisce con 6 cucchiai di prezzemolo fresco tritato.

April 22nd, 2009 by Elena

Citrons confits , limoni sotto sale.

Citrons confits

Eravamo rimasti a questi limoni arrivati in dono dalla Sicilia, un pugno di sale e qualche idea su come conservarli.
I citrons confits, limoni conservati sotto sale, sono una specialità nordafricana che aromatizza tajine, stufati di ogni genere, piatti di pollo, di pesce.
Volete delle ricette in cui vengono utilizzati? Dolci o salate? Il post di Virginia sui citrons confits è ricco di link interessanti.
L’unica difficoltà di questa ricetta è resistere per un mese senza provare ad assaggiarne un pezzetto. In questo periodo di tempo il sale farà perdere l’asprezza tipica del limone, rendendolo morbido e più amabile.
La polpa e la scorza possono essere tritate fini o lasciate così come sono e il liquido che risulterà potrà essere usato come condimento.

In alcune ricette si consiglia di aggiungere foglie di alloro e grani di pepe, zinzonzan realizza una versione con i chiodi di garofano, ma io preferisco la versione con sale e basta.
Claudia Roden li annovera nella lista degli ingredienti meno comuni nel suo libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden. Ecco la ricetta tratta dal suo libro.

Citrons confits
ricetta adattata a La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden

Ingredienti:
1 Kg di limoni non trattati
120 g sale grosso

Lavare con cura i limoni. Tagliare in quattro spicchi senza dividerli completamente, ma lasciandoli uniti alla base del picciolo. Basterà fermare la lama del coltello prima di raggiungere il fondo del limone. Spolverizzare l’interno dei limoni con il sale grosso.
Disporre i limoni in un contenitore di vetro ad imboccatura larga comprimendoli bene, ponendovi poi di seguito un peso (ho usato il mio mortaio in alabastro).
Riporre in un ambiente fresco (nel mio caso in frigorifero) per un mese, mantenendo per tutti i 30 giorni il peso sopra i limoni.

February 16th, 2009 by Elena

Ricette salate [non solo] per Carnevale. Felafel (Falafel).

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Cosa è Carnevale senza avere almeno per un pomeriggio la casa appestata dai miasmi di una frittura?
Io non amo molto i dolci fritti, quindi friggo falafel.
Scoperte nel quartiere ebraico di Parigi, in Rue des Rosier, le falafel sono il più famoso fast food di tutto il Medio Oriente.
Ad Amsterdam sulle bancarelle per strada un pita brood aperto a tasca veniva riempito di foglie di insalata, pomodori freschi, cipolla cruda a fette, yogurt aromatizzato alla menta e queste pallette a base di ceci, profumate di cumino e coriandolo.
Credo che l’idea di fare le falafel mi sia venuta in mente quando ho consigliato caldamente ad Alex, in partenza per Parigi, una lunga ricognizione nel Marais.
Così ha fatto, accompagnata da una guida d’eccezione. Il resoconto qui.
Negli anni ho provato molte ricette e trovato attrezzi bellissimi per ottenere forme uguali.
La versione di Claudia Roden nel suo libro “La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa.” è la mia preferita, con qualche variazione. Ho eliminato un mazzetto di prezzemolo e messo il bicarbonato di sodio come optional, scegliendo la versione con i ceci secchi e non con le fave secche.
La ricetta arriva dallo stesso libro da cui ho tratto la ricetta dello yogurt e del labnè.

Falafel
ingredienti per 35-40 falafel grandi come noci:

500 g ceci secchi
1 cipolla rossa di grandezza media
2 spicchi di aglio
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio (optional)
la punta di cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaio di farina (solo in caso di emergenza)

olio per friggere

Mettere i ceci in ammollo in acqua fredda per 24 ore, cambiando un paio di volte l’acqua.
Mondare e tagliare a pezzetti la cipolla.
Mondare e tritare l’aglio.
In un mortaio ridurre i semi di coriandolo in polvere.
Scolare i ceci e trasferirli in un robot da cucina con inserito l’attrezzo lame.
Unire ai ceci le cipolle, l’aglio, il cumino, il coriandolo, il bicarbonato (optional) e la curcuma.
Attivare il robot da cucina e frullare tutti gli ingredienti ottenendo una pasta omogenea.
Lasciare riposare l’impasto per almeno 1/2 ora.
Con le mani umide raccogliere un cucchiaio abbondante di impasto e formare delle palline grandi come noci, premendo bene con le mani.
Lasciare riposare per almeno 20 minuti.

In una pentola adatta per fritture in olio (deep-fry) scaldare una buona quantità di olio da frittura.
Io uso l’olio di semi di arachidi e uso piccole pentole che mi permettono di friggere con poco olio poche cose alla volta, ma c’è chi preferisce usare grandi padelle e friggere tutto insieme.

Verificare che l’olio sia caldo abbastanza buttando una briciola di impasto dentro.
Tuffare un primo falafel crudo. Nel caso malaugurato che durante la frittura si rompa è meglio rimpastare il tutto aggiungendo una cucchiaiata di farina. Con questa ricetta non mi è mai capitato.
Procedere alla frittura delle falafel aspettando di vederle dorare.
Rimuoverle dall’olio con una schiumaiola e trasferire su un piatto coperto di carta assorbente.

Si consumano sia calde che a temperatura ambiente.

Libro:
La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana “Il lettore goloso” curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00

January 21st, 2009 by Elena

Cook the blog: Uova sode perfette. Mai più grigette o verdoline.

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Clotilde Dusoulier, autrice di Chocolate&Zucchini è stata la prima vera foodblogger che ho seguito quando nel 2003 ho iniziato a scrivere Comidademama.
In questi anni è riuscita a incuriosirmi e appassionarmi, anche questa volta.
Dedica un post al suo libro di cucina preferito nel 2008, A Platter of Figs and Other Recipes di David Tanis , scegliendo tra le pagine la ricetta delle uova sode.
Uova sode perfette. Con ancora il tuorlo giallo vivo, un po’ cremoso.
Non vanno bene per le margherite di stresa, ma per la mia valeriana non posso chiedere di meglio.
Le uova vanno tuffate con cautela in acqua bollente, di qui in poi si conteranno dagli 8 ai 9 minuti dal momento dell’immersione.
Si estrarranno e si raffredderanno in acqua ghiacciata.
Niente più tuorli verdastri e dita scottate.
Uova sode
Ingredienti per 6 uova:
6 uova di ottima qualità a temperatura ambiente o almeno da 30 minuti fuori dal frigorifero
acqua
ghiaccio
attrezzatura:
una pentola di dimensioni medie
un mestolo per immergere/estrarre le uova
una ciotola per l’acqua ghiacciata

Nella pentola portare l’acqua a ebollizione.
Immergere delicatamente le uova ad una ad una, il mestolo può essere di aiuto.
Calcolare 8 minuti dall’immersione o 9 minuti se non si vuole il tuorlo ancora leggermente umido.
In questi pochi minuti preparare la ciotola con acqua e ghiaccio.
Scaduti i minuti di cottura estrarre le uova e immergerle nell’acqua ghiacciata.
Questa operazione fermerà la cottura.
Dopo due minuti le uova sono pronte per essere sgusciate e servite.
Aggiornamento.
Grazie alla segnalazione di Virginia leggo il post di salsadisapa sull ‘uovo sodo stellato di Gualtiero Marchesi.
Su Mangiare è un po’ come viaggiare trovate le indicazioni per leggere il codice impresso su tutte le uova in commercio.

Cook the blog è una citazione scherzosa della rubrica – molto interessante – Cook the Book di Serious Eats

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