28.10.09

Julie & Julia - Intervista a Comidademama. Gli appunti.

Oggi pranzo con una mia amica americana, zuppa d'orzo allo Scrigno del Duomo. Un piccolo lusso per ricevere una signora appena arrivata dalla Bay Area.
Tra una bollicina di Trento doc e un canone a tre voci per spiegare chi siamo e cosa facciamo nella vita, ricevo al telefono (silenziato, certo!) la richiesta di un'intervista sul film Julie & Julia - appena uscito in Italia, sui foodblog e su comidademama per un settimanale trentino.

"Perchè tu?"
Ho quattro occhi, due ancora in jet lag, che aspettano una risposta.
Che, vi avverto, sarà molto lunga.
E che mi serve come traccia per riordinare le idee e per impostare un altro lavoro.*

juliachildbugnard72dpi336pxl.png

Vivendo anche solo per un anno in USA è stato impossibile non accorgersi dell'immagine di Julia Child. E' presente nei negozi di libri, sulle bancarelle, nei negozi per gourmand, a scuola, nelle librerie della case dei nostri amici. Perfino da Target, alla televisione!
Dopo una delle mie visite a New York (15$ di corriera Fung Wah, Chinatown Boston-Chinatown Manhattan, potevo non fare un salto tante volte in quell'anno?), quella in cui sono andata a vedere il laboratorio del no knead bread, ho preso in mano testi, fatto le orecchie alle pagine, sottolineato, guardato immagini. Parlato con i miei amici americani e con i negozianti, con chiunque vedessi con un suo libro in mano.

E ho scritto un post, su chi è Julia Child, lo trovate QUI.
Chi mi ha contattato oggi a pranzo l'ha letto e al momento dell'intervista ha pensato a me.
Poteva seguire i link, fare copia e incolla delle cose scritte e scrivere l'articolo, ma non l'ha fatto. Ha telefonato.*

E poi, le coincidenze della vita. Comidademama e Julia Child sono state, in qualche maniera, vicine di casa.
All'inizio degli anni Sessanta Julia Child si trasferisce non lontano da quella che è stata la nostra casa a Cambridge MA, al 103 di Irving Street.
Il consorte, Paul Child, ingegnere, progetta la cucina che sarà teatro dei suoi primi show televisivi, ora conservata nello Smithsonian National Museum of American History Behring Center.
Marta ci passava davanti ogni giorno con lo schoolbus.

Bastano le ricerche che mi hanno portato a scrivere un post e queste belle chiacchiere per un'intervista? Direi proprio di no.
Apro la mia cartella Julia Child e ritrovo gli articoli interessanti che ho conservato e ne cerco altri sulla rete. E mi viene in mente di controllare che ora è e che temperatura c'è in Harvard Yard questa mattina, con un po' di nostalgia.

Il film è diretto e scritto da Nora Ephron.
Nel 1989 introduce Katz's Deli nel nostro immaginario collettivo con il film Harry ti presento Sally.
(E non ci crede più nessuno se dite che lo conoscevate già da prima. Non vi infastidite, fa parte dell'effetto 'immaginario collettivo'.)

Ephron deve tradurre in storia e intreccio i contenuti di due libri ( due su tre) che non hanno avuto fortuna, almeno inizialmente.

jj_bookchild.jpg jj_bookpowell.jpg

Ma come?
Uno viene definito una pietra miliare della cultura gastronomica americana e l'altro è il libro derivato da uno di quei casi da blogstar che compaiono sui giornali e sugli articoli degli esperti.

Il film
Esce in USA in Agosto 2009. In Italia è uscito lo scorso 23 Ottobre.
Ephron intreccia:
A) La vita parigina di Julia Child narrata nel libro autobiografico My life in France - scritto con il suo pronipote Alex Prud’homme e pubblicato postumo.
B) Cosa succede nell'anno 2002, 365 giorni in cui Julie Powell cucina tutte le ricette del primo libro di Julia Child, "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1". 365 giorni raccontati nel suo blog in forma di post molto fitti di descrizioni. Un modo per scacciare via l'imminente crisi dei trent'anni, la frustrazione di un lavoro insoddisfacente.
Powell si ritiene "...too old for theater, too young for children, and too bitter for anything else...".

jj_mastering.jpg

Il libro di Julia Child. Mastering the Art of French Cooking, Volume 1.
Inizio anni '60.
Julia Child ha ottocento pagine, dieci anni di revisioni e di implementazioni, dieci anni passati a Parigi e in viaggio, con un progetto in tasca. Tornare in America e pubblicare il libro.
Un editore bostoniano, vedendo la bozza di "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1" dice:
"Ma signora Child, NESSUNA donna americana è interessata alla cucina francese".

JCset.jpg

Fortunatamente il ricordo di un vivace carteggio sul tema dei coltelli intrattenuto nel periodo parigino con lo storico Bernard de Voto le fa ottenere un appuntamento con Judith Jones, editor e traduttrice della parte francese della Knopf Inc.
Judith Jones conosce Parigi e la cucina francese, porta a casa la bozza del libro e inizia cucinare. Non è ancora vice direttrice della Knopf Inc, poi venduta alla celebre Random House. Traduce libri dal francese e sa di avere in mano un ottimo libro. Chiede a qualche suo collega un po' più in su nella scala gerarchica di mettere una parola buona per lei durante una riunione.
I signori Knopf lasciano tentare a Judith Jones il lancio di questo libro, con la frase celebre, quasi da Roderduck: " Se riesce a far vendere un libro con quel titolo mi mangio il cappello". Qui un articolo molto divertente scritto da Judith Jones su questo avvenimento.

Io non credo molto nella fortuna, ma nelle cose che vanno fatte capitare, per dritto o per traverso. E poi l'inerzia delle cose fa il resto. In questo caso si aggiunge una impennata grazie a questa fortunata circostanza del film. Altra inerzia a seguire e così via.

La bravura di Ephron e Meryl Streep in Julie & Julia fanno valere al libro "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1". il primo posto nei bestseller del NYTimes, per la prima volta dopo 48 anni dall'uscita del libro, il 30 agosto 2009.

Scrive il NYTimes che secondo Nielsen BookScan, agenzia americana che segue le vendite dei libri, 22.000 copie sono state vendute dopo le prime settimane dall'uscita del film.
Barnes & Noble rileva il 700% d'aumento di vendita del libro nel mese di agosto '09. (fa sette volte tanto)

Il libro e il blog di Julie Powell "Julie & Julia "
Ephron rende anche al meglio, [...] trimming some fat from Ms. Powell’s rambling book (and draining some of the juice as well)[...], il libro di Julie Powell che riassume i post di gran successo tratti dal weblog Julie/Julia Project.
2 ottobre del 2005. The New York Times pubblica una recensione di David Kamp sul libro 'Julie and Julia': The Servantless American Cook, tratto dal weblog di gran successo dell'autrice. Kamp critica pesantemente il libro. [...] I was hoping and expecting that "Julie and Julia" would attempt some sort of smart perspective in this manner, some reflection on Powell's part about the era that Child's involved, aspic- and butter-heavy recipes represent, and how Child's approach is either hilariously anachronistic or remarkably relevant or some combination thereof. [...] "Nineteen-sixty-one was a different country, no doubt about it," Powell writes. Alas, that's as far as she goes with the thought. Julie Powell willed herself out of that secreterial pool by thinking big; I wish that, for her print publishing debut, she hadn't thought so small.[...]

Anche The New Yorker non recensisce in maniera entusiastica il libro. Non solo quindi si contesta a Powell una scarsa analisi di cosa abbia rappresentato e rappresenti Julia Child nella cultura americana, il fatto che lei sia stata una donna indipendente, con un grado di istruzione, che da giovane abbia servito la sua patria in guerra. Che certamente non si riconosceva in Sabrina/Audrey Hepburn al corso tres chic di economia domestica e buone maniere, per sapere come stare al mondo. Che combatte per essere trattata al pari di un uomo nella scuola di cucina Cordon Bleu di Parigi. Che apre alla middle class post bellica una finestra sulle tradizioni gastronomiche delle persone che di fatto la compongono, questa america. Che apre un nuovo canale di mercato, quello dei prodotti francesi rivolti alla middle class e non solo più alla elite, e fa muovere l'economia. Anche se in Francia c'è chi in parte dissente su questo. [...]For Jean-Claude Ribaut, the food critic at Le Monde, Ms. Child was more like “a mediator who promoted the French lifestyle in the United States, but had no influence on restaurateurs.”[...], ad esempio.
Che usa efficacemente il linguaggio televisivo. Che non le importa se è allampanata e non sembra Marta Stewart. Che ha un marito che mette a disposizione la sua visione scientifica del mondo e, come un pioniere, le progetta uno spazio di lavoro innovativo.
Del libro di Powell non viene gradita nemmeno la trasandatezza e verbosità dello scritto, le descrizioni un po' sgradevoli e non necessarie.

E anche qui Ephron pare compia il miracolo e renda lieve e divertente questa vicenda prendendo il meglio che c'è e intrecciandolo con la ormai leggendaria vita di Julia Child.
Riportando in mano agli americani un libro che è pieno di ricette molto molto sostanziose, troppo ormai per l'orientamento salutista che una parte di USA ha abbracciato.
Ottenendo dal pubblico pagante una rinnovata attenzione, e le stesse esclamazioni (moriremo tutti di colesterolo!) e stesse inarcature di sopracciglia che abbiamo noi quando leggiamo certe ricette dell'Artusi, per esempio. Libro che però teniamo, anche in più copie, nella nostra libreria perchè è un testo che ha un valore e un contenuto che va oltre alla ricettina e il prodotto da promuovere.

“This was a secret dream,” Ms. Ephron said, “that the movie would sell a lot of books.” C'è riuscita. Brava.

Andrò a giorni a vedere il film.
E l'intervista sarà molto molto breve. Promesso.

jj_movie.jpg

Gli articoli (solo una piccola parte di quelli letti)

The New York Times
BOOKS
'Julie and Julia': The Servantless American Cook
By DAVID KAMP
Published: October 2, 2005

MOVIE REVIEW
Julie & Julia (2009) NYT Critics' Pick

Two for the Stove
By A. O. SCOTT
Published: August 7, 2009

BUSINESS
After 48 Years, Julia Child Has a Big Best Seller, Butter and All
By STEPHANIE CLIFFORD
Published: August 23, 2009

Europe
A ‘French Chef’ Whose Appeal Doesn’t Translate
By MAÏA de la BAUME
Published: September 16, 2009

Magazine
Out of the Kitchen, Onto the Couch
Photo Illustration by Erwin Olaf for The New York Times. Set Design: Jeffrey W. Miller. Special Effects: Jane Choi. Location: Bulthaup Showroom, New York.
By MICHAEL POLLAN
Published: July 29, 2009
The New Yorker

JULY 06, 2009
PROFILES
NORA KNOWS WHAT TO DO [ABSTRACT]
PROFILE of Nora Ephron. Nora Ephron is five-six and, at sixty-eight, as slight as a sparrow. She first became well known in the late nineteen-sixties as a magazine journalist who wrote features about cultural institutions and media celebrities. She became even more famous in 1976, when she…
by Ariel Levy

AUGUST 14, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
HOW JULIA CHILD'S MEMOIR SAVED MY DINNER PARTY
By Thessaly La Force

SEPTEMBER 17, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
IN THE NEWS: THE OLD MAN AND THE MONEY, JULIA WHO?
The Kindle edition of “The Lost Symbol” is outselling the print edition on Amazon; a pirated e-copy is also making the rounds. The 1952 issue of LIFE magazine that included Hemingway’s novella “The Old Man...
By Michelle Legro
(comidademama to do list)

MAY 29, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
WHAT ARE YOU READING, ARIEL LEVY?
By The New Yorker

JUNE 29, 2009
BLOG: NEWS DESK
BACK ISSUES: NORA EPHRON LOVES DOUGHNUT MACHINES
In this week’s issue, Ariel Levy profiles Nora Ephron, the writer-director whose new movie about Julia Child comes out in August. Levy accompanies Ephron to the James Beard Awards (the Emmys for food) and later...
By Avi Zenilman

THE FILM FILE
JULIE & JULIA
Meryl Streep as Julia Child, an American in Paris in the fifties, longing to write a cookbook, and Amy Adams as Julie Powell, a lost young American wife in Queens in 2002, who replicates Child’s recipes. The structure is more a rhyming device than a dramatic idea, yet it works…
by David Denby

AUGUST 14, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
SECOND “JULIE & JULIA” POST OF THE DAY
I’d like to add, as an addendum to Thessaly’s magnificent garlic-mayonnaise post, one thought about the film, which I saw a couple nights ago at the cineplex on 38th Street, in Long Island City,...
By Macy Halford

Da mschwarz (grazie)
qui (http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=111429489) un'intervista interessante di Fresh Air in cui Michael Pollan descrive come sono cambiate le trasmissioni TV sul cibo da Julia Child ad ora.


* Ho deciso di condividere gli appunti qui su comidademama per sostenere ancora una volta l'importanza della condivisione libera e trasparente delle notizie che abbiamo, che ci premono e sono importanti per noi e per il nostro lavoro, per i nostri interessi e hobby.
Costano tempo ed energia e chi le usa senza rispetto non fa una buona cosa.
Ecco, Lydia e Adriano, io vi dedico questo post di appunti, che è più una mia pagina personale di lavoro. E' un segno piccolo, bon.

Ecco, ripeto. Essendo questo una pagina di lavoro non rispetta i canoni di brevità e contravviene a tutti i decaloghi su come si compila un post di successo.
ma magari vi può essere utile per avere un quadro migliore se e quando andrete a vedere questo film. O dovrete parlarne o scriverne.

A chi è sopravvissuto alla lettura, meno scorrevole del solito, dovrei dare un premio.
Scherzi a parte, questo è un post aperto.
Aperto a chi vuole contribuire con notizie e riflessioni in più.
Ho scritto a Daniela che nei commenti del post su Julia Child ha detto che una sua amica lavorava nel set e se vuole raccontarci la sua esperienza è la benvenuta.
Scriverò alla figlia di Dede- Varie ed eventuali, che vive a Brooklyn ed è produttrice cinematografica per sapere cosa ne pensa.
Sentirò anche Roberta Corradin, scrittrice e giornalista, che ha curato l'edizione americana del libro Nonna Genia e che ho con dispiacere mancato di incontrare a New York lo scorso anno.

Blogger oltreoceano (e anche da questa parte dell'oceano) fatevi sentire se l'argomento vi appassiona!

Non abbiamo parlato tanto di ricette, ma questo è più un fenomeno di costume, di cultura e anche di mercato. E di persone.
E dove ci sono storie di persone io proprio mi appassiono.

Posted by ElenaC at 03:04 | Comments (49)

01.06.09

ComidaDeMama compie sei anni.



ab_pippi.jpgab_masaladabba1.jpgab-nidi2.jpg
ab_danish_heart01.jpgab_ayog.jpgab_chocolate_chantilly.jpg
aa_menuforhopeimageblog.jpgaa_porro2.jpgab_breakfast.jpg
ab_bier.jpgab_books.jpgab_smoker.jpg

31 Maggio 2003. ComidaDeMama è di ritorno da un set fotografico per una pubblicità.
Cercando la location si perde nella campagna olandese con Rob Van Uchelen. In compenso trovano una spettacolare fermata dell'autobus progettata da NIO architecten.
Il primo post era fatto: una manciata di righe con un link, senza fotografie.
I seguenti riportavano notizie da Amsterdam, libri, immagini e ricette di cucina.
E' stato sorprendente vedere i primi commenti di altre persone e, dopo qualche mese, il nome ComidaDeMama in un post sui foodblog scritto da Antonio Sofi.

Rovistando negli ultimi dodici mesi di lavoro saltano fuori fotografie, ricette e alcune parole chiave: USA, pasticceria danese, Trento, Claudia Roden, Julia Child, risparmio energetico, solo per bambini?

Sei anni sono veramente tanti.
Ho conosciuto molte persone, tramite ComidaDeMama, ricevuto stimoli ed informazioni interessanti. Intrecciato amicizie e trovato validi compagni di lavoro. Risposto a valanghe di email di persone timide nel commentare, programmato viaggi, scoperto nuovi autori. Grazie.

Con enorme sorpresa e felicità scopro i festeggiamenti per i sei anni di comidademama di annalibera, che non solo ha scritto un post commovente, ma ha coinvolto altre persone creando un festeggiamento itinerante. Grazie mille!
Grazie a pm10, da più di sei anni in rete e sempre sulla cresta dell'onda e ad alex-cuochedell'altromondo per i fiori, l'alzatina e i kanelbullar.
A Genny di Al Cibo Commestibile per la sua angelica di pasta danese fatta con farina integrale e con una farcia spettacolare di cui vi lascio la sorpresa.
A Romina di bonasorte che intitola i suoi gentilissimi e divertenti auguri Sei anni da sbattersi per terra.
A enza di io da grande che fotografa ceci&limone, non ricetta indiana della mia amica Priya e che sceglie comidademama mentre fa una delle sue bolle di sapone giganti. Sono felice che il post sulla pedicure in USA ti sia piaciuto, rido sempre quando lo rileggo.
Grazie ad Ady che, in fondo a un suo bellissimo post, mi prende in giro amabilmente facendomi gli auguri.
Grazie, grazie, grazie a Sandra Salerno aka Un Tocco di Zenzero, che mi dedica un lungo post pieno di ricordo di quando ci siamo conosciute dal vivo tre anni fa e la ricetta delle sue strepitose olive speziate alla marocchina che portò in quell'occasione.
Ed Elisabetta di panemiele, grazie per le tue parole e per avere creato la versione in piccolo (e con fiori freschi per decorare) della torta Barozzi versione Meridiana.
Ragazzi, che compleanno!

Posted by ElenaC at 09:35 | Comments (107)

29.05.09

La Cucina di Calycanthus. Un anno ( e un mese) di blog.


Ho mancato di trenta giorni il primo anniversario del blog La cucina di Calycanthus, per un equivoco sulle date. Ho deciso di festeggiare quindi seguendo il mio punto messo sul calendario. I miei auguri non sono meno calorosi e sinceri.
Il loro modo di introdurre e descrivere le ricette, le fotografie, la scelta degli ingredienti. Dovrei scrivere un post lungo una quaresima per ribadire quanto La cucina di Calycanthus sia uno dei blog più interessanti nella food blogosfera italiana.

Scegliere cinque post per festeggiare non è stato semplice. Non lo è stato per festeggiare Claudia Castaldi ne' per Alex.
Una delle cose che mi diverte del loro linguaggio desueto e a volte un po' decadente sono le loro categorie. porcherie è geniale, avere una sezione sui gazpachos pure e così via, quindi ho trovato un bandolo della matassa e festeggio con cinque ricette tratte dalle categorie che più mi sono piaciute.
Auguri.

con le dita
1. Tortini di Pont l’évêque
"con le dita" sta per finger food. Durante l'esposizione degli inediti di Fausto Melotti ho potuto vedere quanta cura e attenzione le loro ricette da assaggiare con le dita venivano preparate. Queste tortine di formaggi francesi e biscotti, tenuti dai loro ormai famosi cordini sono spettacolari.

"...Noi ne abbiamo mantenuto uno semplice, con solo 4 baicoli sui 4 lati e una stecca di pepe lungo sul nodo superiore, e due montate tipo charlotte con i biscotti sui lati (un po’ di farcia sul bordo aiuta a tenerli incollati!) e uvetta e chicchi di melograno sul “tetto”. "

tortini1.jpg

con i bambini
2. Un pescado de mentira per o' Pelouro.
La storia di un attraversamento della Meseta, l'arrivo in Galizia da amici che hanno in corso un progetto importante. La ricetta è anche disegnata, ed è bellissima.

Il Pelouro è una scuola, e a dirlo così sembrerebbe semplice, ma una scuola che qualcuno ha definito un’utopia realizzata in cui le differenze sono una risorsa per ognuno e per tutti. Il Pelouro esiste da molti anni, è una scuola parificata e gratuita che accoglie bambini e ragazzi dai 2 ai 20 anni di età, oggi però questa realtà e questa esperienza sono in pericolo per le scelte politiche della Giunta di Galizia (notizie e petizione di sostegno si trovano a questo indirizzo opelouro.blogspot.com mentre su facebook è attivo un gruppo ).

ca_pelouro.jpg

in terrina o in forma
3. Branzino al sale.
Questa l'ha scelta Marta. Perchè ha potuto rompere lei con il martello la crosta del pesce. Si è divertita un mondo.

"Il risultato, a condizione imprescindibile che il pesciolino da cui si parte sia assolutamente freschissimo, è morbido, profumatissimo, dietetico, perfetto!"

ca_bransale1.jpg

roba verde (o quasi)
4. Frittelle di bruscandoli (ovvero i germogli teneri del luppolo).
Avevamo parlato qualche giorno prima dei vari nomi dialettali che si danno ai germogli di luppolo. In Piemonte si chiamano ouvertin.

"Sono lì per tutti, gratuiti e spontanei basta andarseli a cercare proprio di questa stagione, e non necessariamente in campagna, ma appena lì dove c’è uno spiazzo verde, un po’ al riparo dall’ inquinamento, lungo le rive, alle bordure dei viottoli, persino nei parchi cittadini."

ca_pankbrusc1.jpg

in barattolo
5. Marmellata di mandarini di Maria Catena.
La prima volta che ho incontrato maite mi ha portato un barattolo di marmellata di arance molto buona. Quando ho visto questa ricetta mi è venuto in mente quel pomeriggio in cui io bruciavo margherite di Stresa mentre chiacchieravo con lei.

"Le vie delle marmellate sono a volte infinite.
Questa marmellata, di cui dispiace di non poter trasmettere nemmeno lontanamente il profumo, è arrivata in un pacco dalla Sicilia, regalo di un’amica di scuola della zia Graziella. In casa l’abbiamo centellinata, benché il barattolo fosse enorme, ma vedendo rapidamente arrivare il fondo ci siamo affrettati a recuperare la ricetta, che è arrivata a parte e per posta."

ca_marmemanda.jpg


Posted by ElenaC at 01:51 | Comments (32)

28.05.09

Comidademama nel libro di Elisabetta Tiveron su Pippi Calzelunghe!


Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese.

Ringrazio le amiche che, più o meno consapevolmente, hanno contribuito alla realizzazione di questo libro: Ilva Beretta, che mi ha prestato le sue copie di Pippi in svedese; Brigida Clazzer Doss, che gentilmente riletto le bozze; Alex (e la sua mamma) per la ricetta del porridge; Elena Chesta, per avermi introdotta ai kanelbullar più buoni che abbia mai provato. Elisabetta Tiveron, Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese

Ditemi voi che questa non è una sorpresa splendida per il mio compleanno.
Una busta contenente il libro di Elisabetta Tiveron, accompagnata da una lettera molto bella. Il mio nome nei ringraziamenti, accanto ad Alex e Brii e ricordo quando segnalai a Elisabetta Ilva Beretta e il suo blog strepitoso, Lucullian Delights per uno scambio di idee su queste lingue così astruse come lo svedese.
Elisabetta mi rammenta anche Giusi e Davide di www.siamoastoccolma.blogspot.com, sono geniali.
Grazie Elisabetta, di cuore.

Il libro lo conoscete di già. Elisabetta ne ha parlato e l'ha presentato al Salone del libro di Torino, dove ha anche intrattenuto il pubblico nello stand della Cibele edizioni.

Pippi Calzelunghe per me non è stata una lettura dell'infanzia. Negli anni '70 io vedevo il telefilm.
Invece leggevo e rileggevo Emil, scritto sempre da Astrid Lindgren. A differenza di quanto ha rilevato Elisabetta nella serie dedicata a Pippi, Emil mantiene chiare e visibili le caratteristiche geografiche scandinave. Il libro racconta molto della vita rurale, domestica e sociale di quei luoghi senza tralasciare l'aspetto gastronomico.

Come omaggio quindi ho usato come sfondo la mia copia di Emil, ormai in mano a Marta.

Di kanelbullar, di pasticceria danese ne abbiamo parlato i giorni scorsi, quindi se volete provare l'impasto dovete cliccare qui.

Posted by ElenaC at 08:50 | Comments (11)

24.05.09

Per il mio compleanno posta da Siviglia ( e sorprese da Amsterdam, da Venezia, dalla mia famiglia)


1anna.jpg

Credevo che con l'andare degli anni i compleanni si dimenticassero. Invece ho ricevuto una marea di auguri, via telefono, email, facebook, friendfeed, dal vivo. Grazie, a tutti. E, più o meno consapevolmente, molte persone mi hanno fatto dei bellissimi regali.
Marina Vizzinisi e il marito Rudy arrivano da Amsterdam portandomi un grembiule molto olandese e, da parte di Barbara Summa, un set strepitoso cake-stand, tovagliolini e piatti di carta di HEMA.

Prima che ci raggiungesse MarinaB. carica di regali per Marina e con un prezioso vasetto della sua marmellata di arance amare per fare la sua crostata morbida il postino mi porta un pacchetto arrivato dalla Spagna. Da Siviglia.

P1015981.JPG

Siviglia vuol dire annalibera. Anna è italiana e ha vissuto in alcune delle città più belle del mondo. Ci seguiamo vicendevolmente da parecchi anni ormai e via friendfeed sto seguendo il suo appassionante progetto, mettere in piedi un'attività gastronomica di qualità in Siviglia. Andremo prestissimo a trovarla e, come sarà capitato anche a voi in altre circostanze, a me sembra di conoscerla da sempre.

E il pacchetto sevillano?

Eravamo tutti curiosi, abbiamo aperto e, meraviglia!
. Eco-shopper dalla fantasia bellissima.
.Mandorle larguetas. Da mangiare così come sono.
.Pimentòn de la Vera. Da spolverare sul polpo lesso, la carne, le patate. Non è piccante, ma affumicato.
.Ventresca de bonito. La pancia grassa del tonno. A pezzetti sul salmorejo o sul gazpacho.
.Especias par caracoles. Se trovi le lumache e le vuoi cucinare queste sono le spezie. Ma vanno bene con qualsiasi stufato e zuppa di pesce.
.Reticella. Per cuocere i ceci o fagioli senza doverli scolare o inseguire con la spumarola.
. Aeroplano, colorante alimentario. Per la grafica del pacchetto.

E poi nessuno mi aveva mai regalato una gabbia per grilli.

3anna.jpg

Grazie, a tutti. oggi è stata una splendida giornata.
Mancano due persone all'appello: mia mamma ed Elisabetta Tiveron. Entrambe mi hanno colta di sorpresa con due pensieri splendidi. Ma lo scoprirete nei prossimi post.

Posted by ElenaC at 16:44 | Comments (34)

12.05.09

Davide Dutto, Cibele edizioni al FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO A TORINO DAL 14 AL 18 MAGGIO

IMG_021.jpg

Chi va al Salone del Libro di Torino?
Non mancate di fare un salto da Cibele edizioni!

Tutti conoscete Davide Dutto e la sua fotografia. Ibleide, il primo libro pubblicato come editore, candidato al Premio “Libri da Gustare” presso il Salone del Libro Enogastronomico e di Territorio, nella categoria “Cultura del Cibo”.

In questi giorni lo spazio di Cibele ospiterà persone, workshop, idee. Diventerà un'occasione per incontrarsi e conoscersi, sfogliando libri, parlando di cibo.

Nel programma, che riporto qui sotto, vedrete che interverranno Sandra ed Elisabetta. Avrei tanto voluto essere con loro, ma purtroppo sono bloccata qui a Trento tra impegni di lavoro, Marco in giro per il mondo, i saggi, le gite e gli ultimi giorni di scuola di Marta.

Buon Salone del Libro a tutti e buon lavoro a Davide e Elisabetta che presenterà il suo ultimo libro.

EVENTI E INIZIATIVE TRA FOOD, FOTOGRAFIA E LIBRI:

Io, gli altri… occasioni per uscire dal guscio
CON UN RITRATTO NELLA CUCINA DELLE IMMAGINI

Scegli un ingrediente, una ricetta, un prodotto famoso o un attrezzo da cucina e portalo con te nello stand di Cibele. Riceverai un ritratto fotografico in cui ci sei semplicemente tu con il tuo cibo… Siamo ciò che mangiamo? Forse…(Occhio a non mangiare un mestolo, ad esempio…)

Foto di Davide Dutto

Concept di Giorgio Racca (Sixpeople) http://www.sixpeople.it

Appuntamento sabato 16 maggio ore 14.30 – 19,30, stand A35, padiglione 1 alla Fiera del Libro di Torino - Lingotto Fiere, via Nizza, 294

Incontro con l’autore Michele Marziani

UNO SCRITTORE CON L’APRISCATOLE

Dalla narrativa alla saggistica gastronomica, passando per la fotografia e ritorno. Michele Marziani è scrittore poliedrico che indossa ora la giacca di velluto del romanziere di campagna, ora il grembiale da cuoco di casa, ora lo zaino da viaggiatore. (http://www.michelemarziani.org)

Appuntamento sabato 16 maggio, ore 17.00, stand A35, padiglione 1 alla Fiera del Libro di Torino - Lingotto Fiere, via Nizza, 294

Aperitivo

CONVERSAZIONE NELLA CUCINA DELLE IMMAGINI


Storie di cibo, identità e cultura raccontate attraverso uomini e donne: la tradizione e cultura materiale della campagna piemontese e i sapori africani delle periferie torinesi.

Flavio Ghigo
http://www.palazzorighini.it

presenta la sua storia attraverso un piatto in cui si uniscono identità, cibo e cultura. Il giovane chef piemontese racconta, con una ricetta anziché con una fatica letteraria, il suo lavoro intenso, la passione per la cucina e il suo innegabile talento.

ADAline
http://www.adaline.it

(progetto di Pari-go onlus http://www.parigo.it)

ADAline è un’opportunità per donne straniere residenti a Torino: un sostegno al proprio progetto migratorio e di vita, un’occasione per conoscere Internet e per partecipare attivamente alla vita sociale e culturale cittadina. Alcune donne di ADAline raccontano la loro identità e cultura attraveso le ricette del proprio paese di origine.

Davide Dutto


Fotografo ed editore eclettico, passionale ed emotivo. Osserva lo svolgersi quotidiano della vita… ama le cucine, ferma lo sguardo su ciò che è umano e imperfetto e lo trasforma in un’immagine che svela l’io più veritiero.

Domenica 17 maggio 2009

EVENTO CULTURALE E GASTRONOMICO
AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Un tocco di zenzero… tra i libri.
Anche i libri profumano di zenzero…. Sandra Salerno, torinese doc, consulente enogastronomica e ideatrice e autrice del food blog Un Tocco di Zenzero (www.untoccodizenzero.it), è ospite di Cibele Edizioni – la cucina della immagini - domenica 19 maggio alle ore 15.30, stand A35, padiglione 1 della Fiera del Libro di Torino. Un appuntamento per parlare di cucina, intesa come forma di dialogo e convivialità.

Lunedì 18 maggio ore 15

QUANDO I SOGNI DIVENTANO REALTA’

Elisabetta Tiveron, scrittrice di cibo, consulente culinaria e foodblogger (panemiele.blog), racconta come le sue due grandi passioni, libri e cucina, siano diventate il suo pane quotidiano.

Con la penna in una mano, e la padella nell’altra, sfidando chi le diceva: ma… sarà mica un lavoro???

Elisabetta nel web: www.panemiele.it e www.panemieleblog.blogspot.com

Appuntamento sabato 16 maggio, ore 20 - 21, area incontri spazio incubatore, padiglione 1 alla Fiera del Libro di Torino - Lingotto Fiere, via Nizza, 294

Posted by ElenaC at 10:01 | Comments (10)

08.05.09

Cuoche dell' altro mondo. Due anni di blog.

Alex e Mari vivono agli antipodi. La prima in Germania e la seconda in Nuova Zelanda.
Da due anni a questa parte mi regalano nuovi stimoli, allegria e una festa per i miei occhi ad ogni loro trovata.
Voglio festeggiarle segnalando i cinque post che a fatica sono riuscita scegliere tra i loro 337 scritti fino a oggi.
Ringrazio Alex per avere fatto una raccolta dei banner che realizza. Li ho sempre trovati un modo interessante per anticipare il contenuto. Mi è capitato spesso di chiadermi come sarebbe stato progettato il prossimo.

1. Polvere d'arancia.
Questa ricetta l'ho trascritta, ma spesso mi capita di visitare questa pagina per il puro piacere di rivedere questa spettacolare fotografia.
"Questo è un lavoraccio, ve lo dico subito. Ma ne vale assolutamente la pena e con un lavoro fatto per benino potrete godere del risultato tutto l'anno. Le scorze d'arancia essiccate e poi macinate hanno un aroma fortissimo e ne basta una punta per ottenere un risultato intenso. Gli abbinamenti sono innumerevoli: condimenti per insalate, salse dolci o salate, pesce, carne, macedonie di frutta, crepes. Una presa di povere d'arancia da un tocco particolare perfino al caffè."

alex_polverearancia.jpg


2. Tagliolini Wagamama.

Negli anni in cui abbiamo vissuto ad Amsterdam e poi a Boston il Wagamama è stato il locale preferito mio e di Marta. Da qui è iniziata la passione per le edamame (soia fresca in baccello al vapore con un pizzico di sale) e delle zuppe gustose e fresche, servite in ampie ciotole. Dimenticavo! In giapponese wagamama vuole dire 'capricciosa'.
"Il loro motto è "positive eating + positive living" - mi piace."

alex_wagamama.jpg


3. Pesto di semi di zucca.
Al mercato biologico di Amsterdam c'è un venditore di pesti non tradizionali. Li conserva in piccole giare di terracotta. Prima o poi gli porterò questa ricetta.
"Il pesto che vi propongo oggi mi ha incuriosito innanzitutto per l'uso dei semi di zucca, ma all'assaggio colpisce positivamente il sapore della menta e la scorza di limone grattugiata che conferiscono una piacevole nota di freschezza."

alex_pestosemizucca.jpg

4. I mercati.
Come è fatto un mercato del pesce in Nuova Zelanda? Cosa ha trovato Alex nel mercato di erbe aromatiche. Ogni loro incursione ai mercati è una fonte di scoperte e curiosità.
"Questo fine settimana grande rimpatriata con mia sorella (che ora vive in Svizzera) e altri amici a Stoccarda dove c'è uno dei mercatini natalizi più grandi d'Europa che si estende nel centro storico della città. Peccato che non vi possa trasmettere attraverso il blog il profumo di cannella e vin brulèe o le musiche natalizie che mi hanno catapultata finalmente in un'atmosfera prenatalizia. Posso però rendervi partecipi visivamente al mio giro tra le 250 bancarelle del mercatino, tra addobbi natalizi e peccati di gola."

alex_natale.jpg

5. Gite e viaggi.
Quando Alex annuncia qualche viaggio non sono l'unica ad aspettare impaziente i suoi reportages. Tra i miei preferiti il viaggio nel quartiere del Marais a Parigi, nella splendida Rue de Rosier, Firenze, Roma. L'ultima gita nella campagna tedesca, a raccogliere asparagi. Potrei continuare a citare ciascuno dei 32 post dedicati a questo tema, quindi mi fermo qui.
"Le Marais è uno dei quartieri parigini che più mi è piaciuto, tanto da andarci due volte. Venerdì, in piacevole compagnia di Chiara che mi ha fatto vedere di persona tutti i posti da lei recensiti sul suo blog e che avevo segnato sul mio libricino. Ci sono tornata di domenica con mia sorella. Il quartiere pullulava di vita, i negozi aperti, lunghe file davanti alle pasticcerie ebraiche. Cuore del Marais è sicuramente la rue des Rosiers di cui mi aveva tanto parlato Elena ed è proprio a lei che ho pensato mentre mangiavo i falafel più buoni che abbia mai assaggiato, quelli dell'As du falafel in rue des Rosiers. Ho avuto fortuna di non trovare la fila che invece due giorni dopo sarebbe arrivata fin dietro l'angolo."

alex_rosier.jpg


Fotografie e corsivi di Alex e Mari, Cuoche dell'altro mondo

Posted by ElenaC at 17:42 | Comments (9)

05.04.09

Rose Levy Beranbaum in un TV show anni '80.


Julia Child, la mia ex vicina di casa, continua ad essere la prima bella scoperta gastronomica del mio anno passato a Boston.
Per la sua storia, la sua innovazione, per come ha cambiato il modo di cucinare degli americani già nei primi anni '60.
Sconvolge le casalinghe a modo e per bene servendosi un buon bicchiere di vino francese e consigliando di fare altrettanto.
Presenta davanti a se' una fila di polli come se fossero le Plus belle girls: "Miss Broiler, Miss Fryer, Miss Roaster, Miss Caponette, Miss Stewer and Miss Old Hen". video
Il suo show è altamente imperfetto, umano. Jamie Oliver ha usato gli stessi meccanismi con successo.
Nessun taglio di pellicola, si gira dal vivo, ad ogni imperfezione o errore nelle preparazioni seguono consigli pratici su come rimediare.
L'America nelle groceries inizia a chiedere lo scalogno.

Ma Rose Levy Beranbaum, eh.
Non si può non annoverarla nella categoria star.

Qualcuno l'ha vista a Napoli [e uno, due tre e quattro... come nella La Gatta Cenerentola]? Oppure A Ischia?

The bread bible e The cake and pastry bible sono due libri che ho sempre a portata di mano, anche se i 100 post di anice&cannella stanno facendo loro una concorrenza spietata.

Dei libri della Rose Levy Beranbaum mi piacciono soprattutto i passaggi spiegati non con fotografie, ma con illustrazioni.

Cosa mi ha ispirato questa autrice?

pastasfoglia.jpg scones75.jpg da_twistK.jpg aa_braid.jpg sqdanish_long_braid.jpg heartwheatbread.jpg nokneadbreadmarco75.jpg

Rose Levy Beranbaum. Ispirazioni.
Pasta sfoglia 1 e 2
Scones
Cucina americana- L. C. Klitteng, il Danish Culinary Studio e la pasticceria danese, dall'Isola di Laesoe alla Land of Opportunity.
Treccia danese ai lamponi Step-by-Step
Angelica (verticale) Step-by-Step Pane al germe di grano-Heart of wheat bread, io al world bread day porto Rose Levy Beranbaum
No Knead Bread
Alla lista si aggiungono altre cose che non sono riuscita ancora a fotografare. Causa, lo sperimentate anche voi spesso: alto indice di gradimento, che fa sparire il tutto prima che l'obiettivo venga puntato.

Oggi ho messo uno dei suoi TV show degli anni '80, trovato nel suo blog Real Baking with Rose.
Si percepisce chiaramente il passare dei decenni, anche nel modo di raccontare una ricetta davanti a una telecamera.

Eccola qui solo un anno fa. A tenere una lezione sulla farina alla NY University
.



piepastrybible.jpg breadbible.jpg


Posted by ElenaC at 11:54

30.03.09

design finlandese: marimekko unikko


P01.m4n.jpeg unikko.jpg

marimekko - Unikko | Maija e Kristina Isola |

Questa è la storia di una compagnia tessile finlandese che dagli anni '50 fino ad oggi ha alternato successi e sfortune e che in questi decenni gode di ottima salute.

Fondata da Armi Ratia, costretta, leggenda vuole, a mettersi in società con suo marito. Diversamente nessuna banca le avrebbe fatto credito.
Un gruppo di designer innovativi per le mise rigorose in cui erano costrette le donne degli anni '50.
Inventavano tessuti colorati, vestiti confortevoli e informali pensati per marimekko, nome che tradotto in italiano suona un po' come 'Maria che passa per strada'. Insomma, per la ragazza della porta accanto.

Mai più avrei pensato che proprio una signora amante dell'alta moda parigina come Jacqueline Kennedy potesse indirettamente affermare negli USA questo stile.
I paparazzi, si sa, scattano fotografie, accanendosi dietro a future first lady. Con uno dei sette abiti di questi designer finlandesi un po' stravaganti comperati di un grossista di Cape Code per far da contrappunto alla signora Nixon, finisce diritta sulla copertina di Sports Illustrated nel dicembre del '60 riscuotendo un enorme successo. E con lei anche marimekko.

Sin da allora Crate&Barrel usa i suoi tessuti per decorare i propri negozi. marimekko prospera e i designer lavorano per creare sempre cose nuove e interessanti.

Nel 1964 Armi Ratia dichiara in pubblico che marimekko non avrebbe più prodotto motivi a fiori e Maija Isola, designer, si ribella creando Unikko, questa festa di grandi fiori colorati che vedete qui sopra.
Diventerà il motivo più popolare della firma fino ai giorni nostri.

Del tracollo finanziario dopo la morte di Armi Ratia non ne parliamo. Decidiamo che ci sia stata una pausa creativa, interrotta negli anni '90 da Kirsti Paakkanen, manager finlandese in pensione che rifiuta di diventare amministratore delegato e che acquista direttamente una quota di maggioranza. "Quando sono arrivata nel settembre 1991 sembrava la fine del mondo. Umore a terra, finestre sporche, un palazzo a pezzi. La prima cosa che abbiamo fatto è stato pulire le finestre."
Prima, quindi, pulire le finestre. Poi concentrarsi sull'arredamento di interni e sugli oggetti per la casa e per la cucina. In un anno i fatturati aumentano e i tessuti conquistano nuovamente il pubblico ricalcando la pastorale americana della land of opportunity.

Nel 2001 ad Amsterdam il design marimekko compariva nei numerosi negozi catalogati da me 'di cose inutili, ma bellissime'.
A Cambridge MA e a NYC i negozi marimekko sono stati per me una tentazione irresistibile. Borse, tessuti e oggetti per la casa, la cucina, i bambini, vestiti e, soprattutto, metri e metri di tessuto decorato con fantasia e una buona quota di buon gusto.

Unikko è stato poi rivisto e declinato in molti modi dalla figlia di Maija Isola, Kristina.
Lo trovate qui, nel nuovo sito internet scintillante, che vale una lunga visita.

Spero che questi colori possano rallegrare il vostro inizio di settimana!

Marimekko | web site, fi en it | wiki | mostre Marimekko - the story of a Nordic brand. København
, Roubaix, La Piscine | articoli The Guardian, Monday 5 September 2005 | negozi che ho visto, New York City upper east side, Cambridge MA 350 Huron Avenue |

Posted by ElenaC at 01:41

17.03.09

Calycanthus e le “Incisioni inedite” di Fausto Melotti


P1014830.JPG

Sabato mattina, alle dieci, in casa montag c'è un gran trambusto. Cerco di buttare giù dal letto Marco, arrivato la notte prima e già di partenza il giorno dopo. Marta s'incaponisce su un vestito cinese per via di un laboratorio di maschere cinesi al Castello del Buonconsiglio nel pomeriggio.
Voglio arrivare in tempo alla vernice della mostra Fausto Melotti, “Incisioni inedite”, organizzata da Transarte nello spazio di Calycanthus.
Rovereto non la conosco bene, ma riesco ad arrivare senza esitazioni al 26 di Piazza delle Erbe.

Non l'avevo ancora visto, ma questo spazio per l'arte io lo descrivevo già a tutti i miei amici.
All'altezza del naso capitelli affrescati, intuivo un pavimento a doghe di legno, come quello del pdf di febbraio.
Un invito gradito, un'occasione per incontrare di persona maite, marie e il fotografo, gli autori de La cucina di Calycanthus.
Non credo proprio che abbiano bisogno di presentazioni.
Da meno di un anno propongono copiosamente, in maniera originale e molto curata, ricette e fotografie, luoghi e persone fuori dal comune.
Compaiono nelle fotografie di questo post, ma solo il fotografo è facilmente rintracciabile.

P1014841.JPGP1014902.JPG

Ho fatto le scale di corsa per arrivare prima di Marco e Marta, ho abbracciato maite, che avevo già conosciuto un mese fa, e l'ho lasciata libera nel suo faticoso compito di ospite.
Tra gli invitati che s'affollano, si muovono, salutano e parlano spicca il fotografo in posizione strategica. Ci riconosciamo e ci presentiamo, nel frattempo arriva marie subito dopo maite, che protesta per non avere assistito a "l'incontro storico". Ridiamo e mi complimento per lo spazio, l'allestimento, non facile dato non c'è un cmq di parete che non sia affrescato, e per il meraviglioso tavolo imbandito.

P1014906.JPGP1014909.JPG

Potrei dire che l'emozione di incontrare tre tra i foodblogger più brillanti della blogosfera italiana mi ha impedito di scattare troppe fotografie. In realtà durante la presentazione delle opere inedite di Fausto Melotti il click della mia macchina fotografica mi sembrava oltraggiosamente alto e fastidioso, senza contare il flash che scattava all'improvviso, non richiesto. Ho quindi sfruttato tutti i colpi di tosse e la possente voce recitante del poeta che ha chiuso la presentazione della mostra. Di fronte a me il fotografo sorride sotto i baffi e scatta senza fermarsi.
Ho avuto una manciata di secondi tra il congedo del poeta e l'avvicinamento degli ospiti al tavolo per fotografare le meraviglie preparate da marie e maite, aiutate da Sara e Ilaria.
E così il lavoro de La Cucina di Calycanthus acquista tre dimensioni, gusti e profumi.

calycanthus.jpg

Sì, ma questo tavolo imbandito?
Bello e molto elegante, come potete constatare.
Compaiono su un vassoio dei bicchierini di panna cotta al carciofo con acciuga, ispirati a Il pesce e l’ombra, titolo di una serie di dodici litografie del 1975 di Fausto Melotti
A lato qualche piccolo grissino a forma di pesce di ricotta e pepe di Sichuan, vicino ad altri bastoncini di forma più semplice, raccolti da spago bianco. Una serie di polpettine dal gusto freschissimo e riproduzioni delle opere di Fausto Melotti su pasta fillo tostata in forno.
Di seguito il fotografo continua a lavorare. Alle sue spalle occhieggiano i rinfreschi.

P1014831.JPG

Salutato l'ultimo ospite abbiamo guadagnato sedie e divano, intorno al bellissimo vassoio di cui conosciamo la bellezza dei suoi riflessi grazie agli ultimi post. Così abbiamo conosciuto Sara e Ilaria che hanno aiutato per tutto il tempo. Maite mi fa vedere dalla finestra il banchetto della signora Fausta, sì la signora complice dello strudel di ortiche e ricotta e a lato quello di Giustino il contadino, che per noi di Trento è persona nota mentre la signora Fausta no.
Dopo una bella chiacchierata ci siamo salutati dandoci appuntamento a venerdì 20, per musica, poesia e un'altra fatica de La cucina di Calycanthus.
In piazza delle Erbe faccio una breve pausa per vedere da vicino il banchetto della signora Fausta ormai depredato da tutte le bontà portate al mattino. Rimane comunque tra le cassette un buon profumo di violette.


Grazie maite, marie e il fotografo (e Ilaria e Sara) per la calorosa ospitalità.
Le ricette | panna cotta al carciofo con acciuga | bastoncini di ricotta al pepe di Sichuan | polpettine all'arancia | sfoglie di pasta fillo Melotti's style|
Ringrazio Marta per avere fatto le fotografie quando la mamma non la smetteva più di chiacchierare, molte di queste sono state scattate da lei.

Posted by ElenaC at 12:42

12.03.09

Claudia Castaldi. Un anno di blog.

Il blog di Claudia Castaldi compie un anno. Lo festeggio stilando la classifica dei miei cinque post preferiti. Auguri di cuore!

1-Dolci risvegli in Marocco.
Appassionata di colazioni, ricorrono spesso tra i suoi post. Interno giorno, Marrakech. Incantevole, con ricette in fondo.

"Realizzando il sogno della colazione infinita.

L’esperienza della colazione a Marrakech è stata mistica.
La dada Fatima dello spendido Riad El Arsat nel cuore della Medina, ci ha coccolato e viziato con colazioni succulente. Fedele alla tradizione marocchina, accurata, minuziosa e meticolosa, ha deliziato i nostri risvegli con colazioni degne di un sultano. "

pyondi01a.jpg
pyondi01b.jpg


2- Girando per Parigi : Marchés – Découverte
Ho una passione per i mercati delle città. Mi piace vederli attraverso le mani ritratte da Claudia.

"L’occasione è ghiotta: accompagnare chi deve andare a fare la spesa.
E’ sabato mattina, ma dove fanno la spesa i parigini ?
Che domande, ai Marchés naturalmente!

Un’istituzione.

Ideale per spendere poco e tuffarsi nel quotidiano."

pyondi02c.jpg pyondi02b.jpg
pyondi02.jpg pyondi02a.jpg


3- Dolce Dolcissima Parigi.
Questo è un tema molto gettonato, Claudia lo declina meravigliosamente.

"Un trionfo di sapori e profumi. Questi luoghi di corruzione e perdizione, chiamati boulangeries e pâtisseries, buttano volontariamente in strada profumi ed odori che rapiscono, ammaliano, circuiscono ed impongono di entrare. Appena varcata la soglia, con quelle loro vocine suadenti


“Bonjour Madame! Vous avet choisex?..”

Come le sirene."

pyondi03a.jpg


4- Corsica da mangiare. Atto I- Atto II.

Escursione in due atti di un'isola fenomenale.

"Terra brulla, selvaggia, isola fatta di sabbia come borotalco, montagne vertiginose, mare turchese, scogliere surreali, strade tortuose, paesaggi lunari e vallate di maquis."

pyondi04b.jpg


5- ¿Que Pasa a Granada?
Lunghe camminate tra le vie di Granada negli ultimi giorni del 2008.
Ricette e menu di capodanno in fondo (per non parlare di una serie meravigliosa di ritratti).

"Come perdersi nella gioiosa calma della capitale andalusa delle tapas."

pyondi05.jpg
pyondi05a.jpg


Corsivi e grassetti [che apprezzo molto, così come la punteggiatura e la cura dei titoli] e fotografie, courtesy of Claudia Castaldi. Buon anniversario.

Posted by ElenaC at 14:22

04.02.09

Do Something Creative Every Day: Shiso mama. 228 collages.


shisomama.jpg

I started the collage-a-day project because I was feeling so consumed by my life with baby, and rather unable to focus any creative energy on myself. Whenever I tried to make something, it felt like I had to make something significant or important because time was so precious. But I started to think about Chris Ofili and a collection of gouaches that he had painted, to warm up and start his day in the studio. They were gorgeous and free and joyous, and I started thinking about making something every day, a little stress-free exercise to get myself more in the mind of a real artist. It's one of the best things I've ever done, and probably the closest I've ever felt to being a "real" artist. shiso mama

Do Something Creative Every Day non è unicamente lo slogan di Paper Source, ma è anche la base del progetto di shiso mama.
Scoperta via Apartment Therapy, avevo apprezzato il modo di fotografare gli interni della sua casa californiana.
I collages mi sono piaciuti immediatamente.

In occasione del centesimo collage prodotto ha scritto un post 'dietro le quinte'.

Da tempo voleva fare qualche cosa di creativo, rilassante, veloce ogni giorno. Qualcosa che la facesse concentrare su qualche cosa di creativo. Nessuna opera immortale, solo un progetto breve da risolvere nel poco tempo libero lasciato dal lavoro e da due figli.
Cartoncini bristol bianchi di dimensioni uguali, piuttosto piccoli. Carta da origami, colla e pennello.
Non c'è disegno preparatorio e spesso l'idea iniziale prende una piega diversa e la realizzazione non si risolve in ventiquattro ore.
Tutti i collages sono raccolti qui e sono felice ogni volta che ne vedo comparire uno nuovo.

Posted by ElenaC at 17:09

27.01.09

Le Pain Quotidien.


pain_quotidienNYC copia.jpg

Le pain Quotidien -New York City. Scattate lo scorso anno in Dicembre.

Questa è la storia di un successo. Di Alain Cumont e di un tavolone comperato al mercato delle pulci che ha portato fortuna.
Siamo in Belgio. A tre anni Cumont è aiuto cuoco della sua nonna. Con i suoi menu fantasiosi a diciassette fa scalpore nei pranzi di famiglia. Il suo apprendistato passa attraverso grandi chef francesi e anni passati nelle migliori cucine di New York City.
1987. Torna a Bruxelles dove apre in Place Rogier un ristorante con soci mal assortiti. Cumont prende la sua quota e fonda Le Pain Quotidien.
D'altronde, quando aveva ancora il ristorante, si faceva spedire pane buono dalla Francia. Spendendo un capitale.
Perchè non farlo lui stesso e venderlo? Sia come boulangerie, una grande madia piena di forme di pane casereccio e di bella pasticceria. Sia come locale, caldo con luci soffuse e tanto, tanto, tanto legno.
Pane, rustico e semplice. Farina, acqua e sale, acido, medievale. Viene venduto nell'ottobre del 1990 a Bruxelles, nel primo negozio di quella che diventerà una catena di circa 80 locali sparsi tra USA ed Emirati Arabi, passando per l'Europa (Roma compresa, ma lei dice: "c’è pure a Roma, via Tomacelli, ma purtroppo è molto meno buono"), la Turchia e per la Russia.
Il primo negozio si trova in un quartiere di Bruxelles pieno di carattere dove gli affitti non sono ancora altissimi.
E spunta il tavolo. Grande, vecchio, bello. Comperato in un mercato delle pulci. I più scettici scuotevano la testa. Mai e poi mai le persone avrebbero condiviso il posto.
E invece diventa un punto di forza. Il communal table piace e convince. Non c'è Le Pain Quotidien che non ce l'abbia.
Piccoli locali con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine. taglieri riccamente assortiti. Le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels. Coppe imperiali di yogurt biologico, granola e frutta fresca. Pasticceria bellissima e di ottima qualità. Forme di pane che ricordano altri tempi. File di barattoli di marmellate, conserve e altro ancora.
Normalmente spuntano all'angolo di una strada trafficata, fatti apposta per chiudere la porta dietro a file taxi gialli [se siete a Manhattan, per le altre location scegliere le insidie più adeguate] , segnali sonori, insegne luminose, la gente che cammina veloce, gli ombrelli, la polizia. E per sfogliare in santa pace il New York Times [se si è a Manhattan. per le altre location scegliere il quotidiano più adatto] sul grande tavolo, con cafe au lait, pane, burro e una selezione di marmellate [tra cui la Brunette, crema di nocciole amata da Pm10].

Mi spiace di avere fatto unicamente queste tre fotografie durante le mie visite fatte a New York, quando prendevo il pullman Fung Wah 15$ Chinatown Boston- Chinatown Manhattan e ritorno. Ma credo che possano rendere l'idea di quanto è accogliente e di quanto mi manchi NYC ^^.


NYC04noknead.jpg NYC03gelato.jpg NYC02WF.jpg NYC01spinach.jpg

Comidademama a New York City. Tutti i post.
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.
Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.
Union Square Greenmarket

Dove ho letto la storia di Alain Cumont?
Intervista ad Alain Cumont
Canadian Living

Posted by ElenaC at 09:09 | Comments (29)

09.01.09

tips (suggerimenti) on food photography. Foto migliori in 7 punti. Tradotto IN ITALIANO da staximo

Come si producono belle immagini? Efficaci, vivide, invitanti.
Come molti di voi anche io condivido lo stesso interesse, la stessa curiosità di Staximo.

I foodblogger stranieri, specialmente professionisti*, condividono generosamente i loro accorgimenti raccolti dopo ore passate a cercare inquadrature e luci giuste, a scegliere sfondi e buone dispozioni, ad ovviare a problemi tecnici, a scattare, postprodurre, stampare. E Staximo ha avuto la santa pazienza di tradurre tips on food photography, scritto dall'autrice del blog Tartelette, pubblicato lo scorso dicembre da My cooking hut.
Sette punti. Spiegati con semplicità e (ma certo!) con fotografie meravigliose, complementari alle informazioni scritte.

Vale la pena di dare una lettura anche per il solo piacere di vedere qualcuno condividere la propria esperienza. Grazie Tartelette (per chi volesse cimentarsi con l'inglese ecco il post originale) e un grazie a Staximo per la traduzione.


*lara ferroni,steamy kitchen,chocolate&zucchini, la tartine gourmand, matt bites,101 cookbooks hanno scritto post interessanti sul tema food photography. Sono in parte simili tra loro, ma tutte le immagini sono bellissime. quali sono i vostri?

Posted by ElenaC at 08:29

15.12.08

Chocolat "Chantilly" di Hervé This. Una mousse di puro cioccolato... e acqua!


chocolate_chantilly.jpg

Cioccolato fondente e acqua= mousse al cioccolato purissimo. Parola di Hervé This, caposcuola della cucina molecolare.
Ecco il risultato, fatto con le mie mani. Finalmente una mousse al cioccolato leggerissima, adatta ai miei amici intolleranti al lattosio.

Natale 2003. Ricevo da Claudia e Francesco, i miei due cugini chimici, il libro di Hervé This, Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare. Fresco di stampa non era sfuggito al loro occhio, tradotto in italiano da Gambero Rosso prima ancora che uscisse la versione in inglese, attesa da una considerevole fetta di pubblico.
Avendo all'attivo anche un marito fisico che mi raccontava delle spume di Ferran Adrià e successivamente delle peripezie di Aki Kamozawa e H. Alexander Talbot il libro era stato sfogliato da entrambi con attenzione.
Concentrati di spiegazioni scientifiche intorno alla creazione di mousse, di fallimenti catastrofici evitabili in cucina, di lieviti e pane, di fermentazione di champagne. Affumicature di salmoni, di sous vide e così via. Ogni articolo, non più di una pagina e mezza, con glossario e note.
E un po' di soggezione viene, quando Hervè This invita a provare a fare qualche esperimento.

Dario Bressanini, che non ha bisogno di introduzioni, dopo cinque anni mi toglie da questo imbarazzo, fotografando la sua preparazione del Cioccolato "chantilly", adattando la sua ricetta a quella che si trova a pagina 228 dell'ultima ristampa del libro ( ebbene sì, mi avete scoperto, qualcuno dei miei amici lo riceverà a Natale).

Cioccolato e acqua. No, niente uova, niente panna. Niente di niente.
In Francia crème chantilly indica semplicemente una crema fatta di panna, raffreddata e montata a neve. Ed è la stessa cosa che Hervé This fa con il cioccolato, coniando questo titolo, Chocolat "Chantilly".
L'equivalente italiano, Cioccolato "Montato" non fa lo stesso bell'effetto
Ah, la France!
Lo scioglie, lo mescola ad una quantità di acqua (fredda!!!) in una proporzione che vederemo tra pochissimo.
Quando acqua e cioccolato saranno amalgamati riverserà questo liquido in una ciotola immersa in un contenitore pieno di acqua e ghiaccio. E con una frusta monterà in pochi minuti il nostro chocolat chantilly!
E non solo, ma suggerirà di cambiare liquido, sperimentando nuovi sapori.

Dopo aver ridotto la mia cucina ad un dalmata, a forza di montare cioccolata ho una TO-DO-LIST di abbinamenti.
Cioccolato e BB 10° prodotta dal Birrificio Artigianale Barley di Maracalagonis (Ca)
Cioccolato e Lagavulin 16Y
Cioccolato ed essenza di menta di Pancalieri
Cioccolato e succo di lampone
O qualche altro abbinamento più eccentrico.( e visto che mi tirano le orecchie dicendo che metto troppi link originali in inglese rimando direttamente a Dario Bressanini e al suo articolo a riguardo, scritto in italiano)
Cioccolato montato con i succhi rilasciati da una bistecca alla griglia, ad esempio. O al centrifugato di kiwi. Vedremo.
E' che in realtà io sto pensando a montare i formaggi. Perchè con lo stesso principio si può.
Per la cronaca: ho dietro a me un pentolino nel quale acqua e gorgonzola morbida stanno sciogliendo.


Ma, comida, L'ACQUA? Quanta deve essere?

Supponendo di sciogliere 100 gr di cioccolato Dario Bressanini suggerisce una proporzione di 100 gr di acqua per 34 gr di grassi presenti nei 100 gr di cioccolato.
Non vi preoccupate se sull'incarto della vostra tavoletta i grassi sono di più o di meno. Si può fare una proporzione.

Gr di acqua che vi serviranno= gr di grassi per 100 gr di prodotto scritti sulla vostra tavoletta* 100/34

Dice Dario Bressanini:

"Non confondete la percentuale di cacao presente (qui sopra l’70%) con la percentuale di grassi (qui sopra 39.4%). Quest’ultima può variare da produttore a produttore anche a parità di cacao presente. La prima volta che ho preparato questa ricetta ho cercato di ottenere una percentuale di grassi del 34% circa rispetto all’acqua. Quindi per calcolare la quantità di acqua ogni 100 grammi di cioccolato ho calcolato: grammi di acqua = 39.4 * 100/34 = 115.8… che ho approssimato a 115."

Vi sentite già un po' Marie Curie, eh?
Ecco la ricetta, con alcune mie note.

Chocolat "Chantilly"
adattamento alla ricetta di Hervè This
e di Dario Bressanini

Ingredienti:
100 gr di cioccolato fondente al 70% di cacao
NB: Il cioccolato non può essere quello di Modica poichè manca di un emulsionante, la lecitina.
acqua del rubinetto
Gr di acqua che vi serviranno= gr di grassi per 100 gr di prodotto scritti sulla vostra tavoletta* 100/34
acqua fredda e ghiaccio in cubetti per raffreddare il cioccolato

Rompere in pezzi il cioccolato, raccoglierlo in un pentolino e scioglierlo a fuoco lento. Se si preferisce usare la tecnica del bagnomaria.
Misurare l'acqua seguendo la proporzione scritta negli ingredienti. Nel mio caso ho approssimato per difetto di qualche grammo.
Rimuovere il pentolino dal fuoco. Versare l'acqua nel cioccolato sciolto mescolando costantemente fino a che acqua e cioccolato diventino un tutt'uno.
A parte riempire parzialmente di acqua e cubetti di ghiaccio una ciotola e immergerne una seconda, che verrà utilizzata per montare il cioccolato. Lasciare qualche minuto raffreddare il recipiente prima di procedere.
Versare nel recipiente raffreddato la miscela di cioccolato e acqua, montare con una frusta a mano o con delle fruste elettriche fino ad ottenere un composto spumoso.
Refrigerare e servire.

La cosa bella di questa ricetta è che, se non viene al primo tentativo, si può rimettere sul fuoco, e si può ripartire immediatamente nella sperimentazione.

Non si monta il vostro composto? A me è capitato la prima volta. Probabilmente l'acqua era troppa. Ho aggiunto un po' di cioccolato, rimesso sul fuoco e rincominciato da capo.
E dal quel momento ho approssimato per difetto la quantità di acqua.
Scoraggiata dal primo tentativo ho messo il mio primo esperimento in frigorifero e sono andata a dormire. Il mattino seguente ho trovato una mousse perfettamente riuscita, un po' di freddo ha aiutato a stabilizzare il tutto.

Allora, per la vigilia di Natale proporrete una mousse al cioccolato che più leggera non si può?

pentole_provette.jpg Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare.
di Hervé This
Edizioni Gambero Rosso GRH, 2003
Collana: I Saggi del Gambero Rosso
Curatore: Parasecoli F.
Traduttore: Pezone A.
Pagine: 254
ISBN: 8887180636
quarta ristampa: gennaio 2008
Titolo originale Casseroles et éprouvettes.

Posted by ElenaC at 06:26

22.09.08

Crostata morbida di MarinaB



breakfast.jpg
Mi sembra sia passato un secolo da quando fotografavo le manine di Marta e della sua amica Isabella intente a gustare una ottima colazione sotto il sole di Cape Cod.
Siamo ormai a Trento, di corsa per via del lavoro, della scuola e di un trasloco e mezzo che non raccomando a nessuno.
MarinaB, sì la Marina che mi ha insegnato a fare i canederli, la MarinaB conosciutissima nel forum di Coquinaria, mi ha accolta regalandomi una crostata morbida, impacchettata con tanto di carta velina, fiocco di tela blu scuro e un biglietto di bentornati a Trento. "Per le vostre prime colazioni ".
Dopo la prima fetta ho immediatamente chiesto la ricetta, che, dice, è veloce e semplicissima.
Ringrazio ancora da qui la calorosa accoglienza di MarinaB e metto in comune questa ottima ricetta che entra direttamente nel ricettario di famiglia.
Nota per tt e per chi la proverà. La marmellata scenderà nel fondo della torta. Non è il caso di capovolgerla, affondando il coltello si avrà un piacevole effetto sorpresa nell'intercettare la marmellata.

CROSTATA MORBIDA

200 gr di farina 00 (debole)
170 gr di zucchero
150-170 gr di burro morbido
2 uova intere + 1 tuorlo (sbattuti)
scorza di limone grattugiata
1 cucchiaio di baking powder* oppure mezza bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

*baking powder è l'equivalente del nostro lievito per dolci. E' una mistura di cremor tartaro, bicarbonato di sodio e una parte di amido di mais. Le ricette sulla rete e quelle consigliate dalle mie amiche inglesi sono tutte concordi. 1 cucchiaio di cremor tartaro, 1/2 cucchiaio di bicarbonato di sodio. Nessuna delle mie amiche mette l'amido di mais.
Il cremor tartaro si trova anche in farmacia, mentre in USA si trova in barattolo, accanto alle spezie.
Se non volete giocare al 'piccolo chimico' oppure se non trovate facilmente il cremor tartaro si può usare il lievito normale per dolci.
Chi è abituato ad usare il baking powder dice che si perde il retrogusto un po' amaro del lievito tradizionale e che le torte vengono molto morbide.
Per spiegazioni ancora più approffondite ricordo che nella blogosfera italiana abbiamo un'autorità di tutto rispetto in materia di chimica e cibo, il buon Dario Bressanini.
MarinaB dice che il baking powder si trova facilmente nei supermercati Lidl e consiglia di sostituire al cucchiaio di baking powder una mezza bustina di lievito in polvere.


Mescolare tutti gli ingredienti secchi e aggiungere la miscela di uova e infine il burro morbido. Ne risulta una crema densa.
Versare in tortiera (24-26 cm) rivestita di carta forno; fare con il dorso di un cucchiaio qualche buco qua e là e versarci sopra un vasetto di marmellata a scelta (preferibilmente scura, molto indicata la prugna).
Infornare a 180 gradi per ca. 35-40 min.

PS: nella stagione giusta è ottima con marmellata di arance amare e al posto della scorza limone usare in questo caso la scorza di un'arancia grattugiata.

Posted by ElenaC at 18:54

05.09.08

Comidademama ad Amsterdam, cucinare da Gigi una mattina di settembre



uva.jpg
Dopo poche settimane passate in Italia eccomi nuovamente in viaggio. Quasi cinque anni vissuti ad Amsterdam e mi stupisco ancora per i cieli grigi e qualche acquazzone. Di questa stagione, poi.
Dopo un mese di assenza da un accesso internet costante guardo sconsolata il mio blog dalla grafica sconquassata che ricorda il cassetto dei miei calzini.

Rimando la ristrutturazione del blog al mio ritorno in Italia, che avverra' tra non poco e mi metto a scrivere un post dopo tanto tempo. Dalla finestra vedo la vecchia scuola elementare di Marta. Siamo in Herengracht, nel cuore di Amsterdam, ospiti della mia amica Priya.

Questa mattina ho visitato Gigi, carissimo amico, cuoco bresciano con cui ho lavorato per qualche anno aiutandolo nelle sue lezioni di cucina e nei suoi catering.
Oggi ho potuto aiutarlo in una delle sue mattinate di lavoro. Con noi Simona, ore ed ore passate noi tre a cucinare, a correre dietro a barche, furgoni, carrelli, forni da trasportare, liste di spesa da compilare, menu da discutere, stoviglie da ricevere dai renter, piatti e vassoi da allestire.
Un lavoro faticoso e nonostante tutto molto appagante. Due compagni di lavoro che temo non trovero' mai piu'.
Anche nel caos piu' totale Gigi ha la capacita' di tranquillizzarmi e di alleviarmi un po' la fatica. Un sorriso, una battuta, un bicchiere di acqua fresca. Anche in un ricevimento di nozze per duecento persone, un garden party con pavone. Vivo. E son cose.

gigi1.jpg

E cosi' questa mattina un po' brumosa mi sono ritrovata in cucina con Gigi, Simona e una amica spagnola.
Una tazza di caffe' e una ricognizione della spesa appena fatta e del menu da preparare.
Settanta fiori di zucchina freschi con attaccato una zucchina molto piccola, impacchettati come fossero orchidee. Casse di peperoni e pomodorini. Un bouquet imperiale di erbe fresche. Un merluzzo intero. Tanta uva bellissima. Le altre cose spariscono in fretta nei congelatori. Si passa al vaglio la possibilita' di fare un sorbetto al basilico come complemento ad un piatto, si pensa a come servirlo, nel mentre tutto inizia a prendere un inizio, ciascuno ha un compito. Riprendo dimestichezza in uno spazio che solo poco tempo fa conoscevo meglio della mia stessa casa.
Cosa abbiamo cucinato e' del tutto secondario. Rimangono le parole, gli scherzi che si mescolano con i vapori dei peperoni arrostiti, della bagna cauda e con i rumori della cucina. E' dall'aprile del 2007 che non ci vediamo e abbiamo tutti piu' di un anno di vita da raccontare. E sono contenta di essere qui.

gigi2.jpg

Posted by ElenaC at 18:13

25.06.08

Claudia Casu, Stefania Campanella e Zen and the City

Ma da uno a dieci quanto è in gamba e simpatica Claudia Casu?
"Sarda di nascita e nipponica d'adozione. La mia parte art director vive e lavora a Roma da quattordici anni, il resto di me vaga per l’arcipelago nipponico. Dopo aver indossato per la prima volta un kimono a sei anni, da circa sette scarabocchio ideogrammi, piego carta per origami e canto sotto la doccia canzoni tradizionali di Okinawa."

Claudia Casu e Stefania Campanella "Dopo anni di inglese, sto studiando spagnolo. Perché viaggiare è un verbo all’infinito." sono coautrici di un blog nato dieci giorni fa.
Claudia parla di Tokyo e Stefania di New York.

Posted by ElenaC at 16:31 | Comments (9)

01.06.08

Comidademama compie cinque anni


comidademama5anni.jpg

31 Maggio 2003 comidademama torna da un set fotografico per una pubblicità.
Il fotografo, suo amico, Rob Van Uchelen e lei si perdono nella campagna olandese cercando la location e trovano una spettacolare fermata dell'autobus progettata da NIO architecten.
Il guscio di comidademama è stato fatto da qualche giorno e il progetto era di scrivere lì dentro in alternativa alle newsletter settimanali per parenti e amici.
Il primo post era fatto, una manciata di righe con un link, senza fotografie.

I post che sono seguiti hanno aiutato le persone a cui tenevo a non perdere di vista questa amica che in quattro e quattr'otto aveva fatto bagagli gettando alle ortiche un ottimo lavoro e se n'era andata a vivere in Olanda con una figlia di allora nemmeno un anno in compagnia di un marito scienziato dai capelli sempre per aria.
Obiettivo riuscito, quando i miei visitatori camminavano con me per Amsterdam trovavano luoghi e persone familiari perchè ne avevano già letto. I primi post sono un ibrido di newsletter mandate a chi non aveva ancora dimestichezza con internet e a malapena leggeva le email, trascrizioni del ricettario di famiglia, qualche piccola immagine.
Rileggendo i post intravvedo a malapena il lavoro che ho fatto in quegli anni.
Un pomeriggio ho deciso che avrei insegnato cucina italiana a domicilio, lo facevano in molti e volevo provarci.
Il mio lavoro in uno stupendo negozio di design italiano era troppo malpagato per considerarlo a lungo termine, dovevo cercare altro. Vendevo compassi d'oro praticando il mio olandese, sentendo Kind of blue |una tra tutte so what| e sentendomi in colpa nel lasciare Marta ad una babysitter che si ostinava a pettinarle i capelli chiamandola Marsha.

Ho scritto un annuncio su elynx.nl, una cosa del genere "Italian architect available for Italian Cooking Classes at your home" e quella che sarebbe diventata una carissima amica, Priya, ha risposto per prima, incuriosita dalla proposta. Da allora ho iniziato a lavorare sia per conto mio sia per conto di cuochi professionisti, lavorando sodo, specialmente la sera e nei fine settimana, cercando di lasciare Marta a Marco |grandissimo sostegno, senza di lui sarebbe stato impossibile| e non alle babysitter, pena perdere molti lavori, e imparando molto. Senza questa mia occupazione non avrei conosciuto così tante persone, in Olanda, in Italia e qui negli USA.
In Italia mi sono occupata di intercultura, non sempre strettamente legata alla cucina. Quando torneremo in Italia dagli USA rincomincerò da capo cercando un nuovo ambito.

Per il quinto compleanno decido di mettere una fotografia che mi sta a cuore, scattata durante la prima lezione di cucina fatta nell'elegante ed attrezzatissimo cookstudio di Amsterdam di Gigi, cuoco bresciano con cui ho lavorato negli ultimi anni in cui vivevo in Olanda.
Tra me e Gigi, la prima volta che abbiamo parlato di lavoro, c'erano cinque bottiglie di vino italiane scelte dal cliente e un menu da decidere.
Era la festa di compleanno del proprietario di un negozio di vini. Lezione di cucina per dodici persone esperte, lezione che doveva produrre una cena per una ventina di persone.

Non c'erano molti blog scritti in italiano nel 2003 e riuscivo a seguire molti di loro.
Lavonorace, Milton, mammina&papino, buffa persona zeta, dada(umpa), silvio, pm10, restodelmondo cassettovariabile, webgol, delio, vesnuccia,the rat race, maestrinipercaso, stefyinjapan, Lia (non più) in Egitto, placidasignora, tra i primi che ho frequentato e che continuo a seguire.
In questi cinque anni ho conosciuto molte persone, tramite comidademama, ricevuto stimoli ed informazioni interessanti, intrecciato amicizie, trovato validi compagni di lavoro, risposto a valanghe di email di persone che non vogliono commentare, programmato viaggi, letto libri. Grazie.

Piccola selezione di post di repertorio.
|Quando ho mangiato per sbaglio la cacca di Marta non sapendo che lo sbaglio più grosso fosse guardare i Simpson's|Quando mi hanno squottato la casa accanto ad Amsterdam|Patè d'animo di comidademama che non riesce a capire il 100% di cosa le dicono le maestre olandesi|Quando ho scritto una lettera al topo.|Quando ho detto ad uno studente giapponese "You know? The big painture-fresco non lo capiva- where you can see Jesus in the middle behind a big table with a lot of people with him, let's say twelve."|Quando ho cucinato per un wedding party da 200 persone in una casa del '600 olandese con giardino e pavone.|Quando ho cucinato Doyounnoushi Unagi,100 anguille, con uno chef e due amici giapponesiQuando ho scambiato una lezione di cucina sui cantuccini per una vestizione in sari.|Comidademama al concerto nella chambre de musique nascosta ai più| Il mio primo concerto di santur|Comida vede Haber recitare Bukowski|Comidademama tiene tre giorni -1-2-3- di lezione di cucina regionale italiana allo chef Hiroshi Yamamoto e gli regala la sua microplane migliore.|Comida e Priya rischiano di sedersi, stanchissime, su una scultura della Rijksacademie Van Beeldende Kunst di Amsterdam|comida e Gigi cucinano al convivio di autunno dell'Accademia Italiana di Cucina sezione Leiden-Amsterdam| comidademama festeggia il primo negozio di alimentari tailandese in trento|Comidademama organizza una partita di cricket in Piazza del Duomo a Trento|

Posted by ElenaC at 08:22

24.05.08

Danish braid con 37 candeline


Danish braid


Ebbene sì, entro nel mio trentottesimo anno di vita. Domani è previsto sole e festeggerò con Marta facendo colazione in giardino con il Danish braid |ricetta|, insegnandole ad andare in bicicletta, andando al cinema a vedere Chronicles of Narnia. Prince Caspian senza ordinare burro sui pop corn e verso sera all'aeroporto a recuperare il my wise dall'ennesimo viaggio di lavoro.
Grazie a chi si è ricordato e mi ha già fatto gli auguri e mi ha spedito addirittura un regalo, siete stati molto molto gentili.

Posted by ElenaC at 00:02

22.05.08

claudiacastaldi.com food+photography

L'ultimo lavoro di Claudia Castaldi visibile sul suo weblog è un servizio fotografico di una scatola con 20 cioccolatini in puro cioccolato fondente o bianco, per la serie di Dessert Pret a Manger di Lorenza Torri.
Mi piace molto la scheda dei quattro cioccolatini con il loro nome e la loro composizione.
Bravissima sia Claudia che la creatrice dei cioccolatini, sono molto belli.

Posted by ElenaC at 11:03

12.05.08

Quando i designer si cimentano nel food styling

Tutto merito dell'intervista fatta a Matt Armendariz di Mattbites sul blog Design*Sponge nella rubrica "in the kitchen with:". |intervista su Design*Sponge|
Nel suo blog MattBites racconta con le immagini cosa capita dietro le quinte quando deve preparare delle fotografie per un evento del genere. E' bello vedere come nello studio, sul set fotografico, ci sia un enorme pannello bianco che scherma una luce molto potente, ottimo per ottenere l'effetto di luce naturale, altro che le Ego Lights! . E la piccola parete con diversi ripiani su cui poggiare gli alimenti, profondità diverse per ogni necessità. E si vede il suo compagno, food stylist, all'opera per rifinire il piatto che poi verrà presentato nell'articolo.
Curioso, molto istruttivo, come sempre, MattBites. Peccato che abbia tolto l'immagine con lo sfondo carta da zucchero e le ciliegie rosso cupo, era molto bella. Lo so, lo so, ce l'hanno tutti i foodblog un po' alla moda, ma la sua era più bella.

Il blog Design*Sponge racconta di design da tutti i giorni e la cucina non è in primo piano. Devo dire che per me è addirittura troppo ricco di categorie, ma sono così belle e interessanti che ho deciso di prenderle una alla volta, con calma, quando c'è tempo.
Disattendo immediatamente questo proposito mentre sto guardando i designer ed artisti intervistati nella rubrica "in the kitchen with:". Colpa di una scacchiera veloce di mini trends che si fa perdonare il nome fastidioso con una selezione interessante cose inutili e bellissime.
E di tre post sul design in Islanda |1-2-3| che mi fanno ripartire la voglia di prendere il primo volo per Reykjavík, a riempirmi gli occhi di indaco, blu petrolio e verde.
E mentre ricerco i links dei tre articoli mi inchiodo nuovamente allo schermo per leggere l'ultimo post dedicato alle fa-vo-lo-se decorazioni floreali dei pavimenti in cemento della Transparent House Team.
Quindi questo blog lo aprirò una volta alla settimana, altrimenti non mi dedico più ai miei studi.

Ma il titolo parla chiaro, volevo fare vedere come persone che lavorano con le immagini e le forme riescono a fotografare i loro cibi. E la rubrica di interviste "in the kitchen with:" è perfetta.

Kelli di Hoping for happy accidents, e il suo Chickpea Salad with Arugula and Roasted Garlic (with good bread) |ricetta su Design*Sponge|
Lisa Neimeth, ceramista e designer e il suo tris di ricette semplici e bellissime. |articolo su Design*Sponge|
La coppia di designer per la casa Amenity Home ha lo stesso mio scolapiatti e presenta un goat cheese and avocado spread dal colore bellissimo. |articolo su Design*Sponge|
Si può continuare per un bel po'.
Non poteva non mancare Lara Ferroni di cui abbiamo parlato già in altre occasioni. Fotografa professionista dal portfolio di grande effetto, autrice di Cook&Eat e del bellissimo sito dedicato alla fotografia di cibi Still life with in cui racconta della sua esperienza professionale, recensisce libri e strumenti del mestiere, alimenta un gruppo di lavoro su flickr in cui ogni mese ha un tema su cui misurarsi e confrontarsi, per migliorare e divertirsi.
Anche Simona de Lo Spazio di Staximo dedica molti links a Lara Ferroni, in un bell'articolo che traccia il prima e dopo di alcuni food blogger italiani di successo.|articolo su Design*Sponge|

Bene spero che questo Design*Sponge possa piacervi. Per quel che mi riguarda so che posso evitare di riempirmi la casa di riviste con questi argomenti, adesso che ho questo link.

Posted by ElenaC at 08:39

11.05.08

Due blog interessanti, dal Nepal e dal Burkina Faso

Niki dal Nepal racconta quello che vede tutti i giorni, la sua casa, le persone che lavorano per lei. Non so perchè abbia deciso di vivere in Nepal, prima viveva in India.
molto interessante. Aspetto i suoi post e le sue fotografie e sogno di partire presto per Katmandu.
[...] Un signora che conosciamo è una Rana, il suo palazzetto è pieno di ritratti ad olio dei suoi antenati, [...]
Lei rappresenta il Nepal che (per fortuna dei nepalesi) sta scomparendo. [...]Noi siamo contenti per il Nepal, ma ci dispiace per lei, che vede sgretolarsi davanti agli occhi tutto quello che formava il suo mondo, e le sta succedendo nel periodo più triste della vita, la vecchiaia. Vediamo tutta l’amarezza, la paura, la sofferenza che questo le comporta.[...]

Vera la conoscete, molti di voi seguono la sua vita in Burkina Faso. Appassionata di cucito e di stoffe, artigianato e design africano, di cucina, di brik e brok. Tra poco visiterà il Ghana e spero possa fare delle fotografie.

[...]Io sono affascinata soprattutto dal significato nascosto dei motivi e dei colori dei tessuti locali. E continuo a collezionarli : korohgo, bogolan, kente, kuba, wax ...mi piacciono di più delle maschere africane con le quali non potrei convivere molto da vicino ... certe volte sono davvero inquietanti ...[...]

Spero possano piacere anche a voi.

Posted by ElenaC at 10:11

11.04.08

Sarah Raven garden and cookery school. Corsi di cucina - e di giardinaggio e di composizione di fiori e..- in giardino nella campagna inglese.

Molti di voi hanno una passione per i fiori e le piante.
Forse una passeggiata virtuale nella campagna vicino a Londra, nella tenuta di Sarah Raven a Perch Hill, sarebbe bella in questo fine settimana.
Sarah Raven, oltre a scrivere libri e articoli per il Daily Telegraph e per il Sainsbury's Magazine, coltiva con il suo staff e volontari una serie spettacolare di giardini, orti di verdure, di frutti, giardini di tulipani e altri fiori, ospitando corsi di cucina, di giardinaggio, interventi di altri professionisti, corsi di composizione floreale, un mercato dei prodotti coltivati, eventi stagionali.
Scoperta grazie a Nordlijus che, incuriosito dall'ultimo libro di cucina orientato sui prodotti dei suoi orti Sarah Raven's Garden Cookbook, è andato a fare un reportage fotografico. Affascinante nonostante la grigia giornata inglese.

Per voi, amanti del verde, l'album del sito di Sarah Raven's garden and cookery school la galleria fotografica potrebbe farvi fare una follia e prendere il primo volo per Londra e percorrere in treno per un'ora la campagna inglese e immergervi in questo paesaggio incantevole.

Posted by ElenaC at 08:57

13.02.08

Sweet Valentine de La tartine gourmande, la Béa di Boston.

Prima o poi ci incontreremo.
La tartine gourmande ricorre spesso nei blogroll dei foodblogger italiani. Perché è un asso e fa scuola con il suo modo di impostare immagini, grafica e testo nel suo blog.
Beatrice Peltre è francese e vive a Boston. Per questo ho detto che la incontrerò.
Sono arrivata dopo il Boston University’s International Food Styling and Photography Conference Wrap-up, dove, tra le sue avventure, è stata riconosciuta dalla stylist Debbie Wahl. Mi sarebbe piaciuto conoscerla in compagnia di Lara Ferroni tra i vari workshops e professionisti di questo immenso settore.

Le sue immagini sono vivide e piene. Il Boston Globe la ospita - e premia- molto spesso. Ecco ad esempio i suoi chocolate truffles.

L'altro giorno ha prodotto un post pieno di primavera in una giornata gelida e ventosa. "Semplicemente" dice lei, con una crema di cavolfiore giallo profumata al lemongrass con tartina e zenzero fresco. Mi illumina gli occhi mentre produce golosità con il limone Meyer e i suoi crumbles.
Ha vinto il secondo premio della scorsa edizione di gennaio di DMBLGIT ospitata da Franscesco, The food traveller.
Rende in maniera superba una bracciata di verdura presa da sotto terra e mi piace vedere le sue avventure ai corsi di food photography.

Last but not least racconta il suo San Valentino in una maniera leggera e divertente, e portando dei colori saturi, di cioccolato e frutto della passione. Un guscio privo di glutine fatto con cacao, farina di quinoa, di riso e fecola di patate ripieno di crema di frutto della passione. Una festa per gli occhi.

Insomma, come Lara Ferroni, La tartine gourmande è una professionista che seguo con piacere.

Posted by ElenaC at 23:26

06.02.08

Margherite di Stresa

L'altro giorno provavo a fotografare le Margherite di Stresa. E' una vecchia ricetta che risale al lontano 2004, tratta dal primo "Librino degli amici di Cucinait", una serie di libretti di ricette raccolte dai partecipanti del forum. Un file pdf al tempo scaricabile gratuitamente dal sito.
Il pdf l'ho perso, ma la ricetta no. Sono i miei biscotti preferiti.
L'impasto è liscio e setoso grazie all'uovo sodo, alla fecola e allo zucchero a velo.
In una lezione di cucina in Olanda un partecipante mi è scappato dalla vista e ha mescolato nell'impasto anche i bianchi dell'uovo sodo realizzando una parodia dolce di insalata russa.
Ho imparato un paio di cose da questo evento. a)Mai disporre in una lezione di cucina gli ingredienti non necessari. b)Avere sempre ingredienti extra per rifare da zero una preparazione, in quella circostanza li avevo, meno male!
La cuoca compulsiva di mestiere fa l'autrice di documentari enogastronomici per Alice TV. Un paio di anni fa non solo le ha provate, ma ha addirittura filmato la preparazione al gigi's bar, che ne detiene la ricetta originale.

margherite di stresaMargherite di Stresa
Per circa 50 margherite, tagliabiscotti diametro 5 cm:
250 g di burro morbido
120 g di zucchero a velo, più altro per spolverare
(meglio avere un colino o un setaccino)
la buccia di 1/2 limone grattugiata fine
un pizzico di sale
una bustina di vanillina
4 uova sode
200 g di fecola di patate
200 g di farina 0 di grano tenero

Preriscaldare il forno a 200°C.
Aprire le uova e rimuovere il tuorlo, scartare il bianco e il guscio. Passare al setaccio il rosso d'uovo.
In un'ampia ciotola raccogliere il burro tagliato a pezzetti, lo zucchero a velo, la buccia di limone, il sale e la vanillina, il rosso d'uovo setacciato, la fecola di patate e la farina. Impastare velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Formare una palla e riporla in frigorifero per qualche decina di minuti per farla raffreddare.
Su un piano infarinato stendere la pasta con un mattarello. La pasta sarà alta 1 cm e da questa ritagliare con un coppa pasta a bordi smerlati o con uno stampino per biscotti, delle margherite di diametro di 5 cm.
Disporre i biscotti ben distanziati gli uni dagli altri su una placca da forno precedentemente coperta con carta forno. Con il dito formare un avvallamento nel centro di ogni margherita.
A forno già caldo cuocete i biscotti per circa 10 minuti a 200°C.
Temperatura e tempi di cottura variano sempre a seconda del tipo di forno.
Lasciare raffreddare sulla teglia e spolverizzare con zucchero a velo.
Questa ricetta è tratta dal primo "Librino degli amici di Cucinait".

Posted by ElenaC at 16:40

27.01.08

Lara Ferroni, amazing Lifestyle, Travel, Food Photographer and Writer in Seattle.





Se vi interessate sul serio di food photography, e food writing ovvero di fotografia di cibi e scrittura sui cibi, non vi saranno sfuggiti i tre blog di Lara Ferroni, che da Seattle e da ogni luogo in cui lavora trasmette l'amore per la sua professione di Lifestyle, Travel, Food Photographer and Writer, lavoro difficilmente traducibile in italiano se non con un lungo giro di parole.
Cook&Eat è il weblog più tradizionale, anche se la sua veste grafica è molto elaborata, una vera festa per gli occhi. Ogni volta che lo vedo mi viene voglia di ristrutturare l'ossatura del mio blog, che risale al lontano 2003, quando ho iniziato a scrivere comidademama.
Il post più recente è evidenziato con una immagine di sfondo in cui compare l'incipit e un rimando a leggere il testo completo, che cambia forma ed impostazione, rispettando l'uso del bianco, come da manuale.
I post più vecchi si trovano a lato, segnalati da piccoli dettagli di fotografia. Impossibile non essere attratti dalle immagini, il mouse viene trascinato come una calamita da una parte all'altra. Un altro fattore di merito di questo weblog è che la qualità della scrittura non viene annientata dalla spettacolarità dell'immagine.
Il rapporto tra la parte colloquiale del post e la parte strettamente legata alla ricetta è bilanciato e definito in maniera cristallina dall'impostazione grafica.

Una cosa che apprezzo molto di Lara Ferroni è il suo condividere la sua esperienza di fotografa professionista nel suo altro weblog Still Life With, da cui traggo questo video di un "dietro le scene" di un set di fotografia di cibi per la rivista CottageLiving, corredato di un interessante commento su come basti poca attrezzatura per dare una buona luce ad un piatto e su altri dettagli che si possono evincere dalla visione del video.
Lara Ferroni racconta in rete e su riviste specializzate come migliorare la nostra tecnica fotografica e non si ferma a questo.
Nel suo blog parla estesamente di molti aspetti legati alla sua professione, una vera fonte di informazioni e ispirazione per chi sogna e tenta di intraprendere questa carriera.
Tornando alla fotografia, su flickr ha costituito un gruppo che si chiama Still Life With in cui è possibile iscriversi, postare una fotografia al giorno con la seria prospettiva di avere commenti costruttivi dai partecipanti per capire a fondo le ragioni per cui una fotografia funziona o no.
Ogni mese si tiene un STW challenge, ovvero i partecipanti al gruppo si misurano in un ambito specifico, quello di dicembre era legato al riflesso.
Grazie all'avvento della fotografia digitale, l'introduzione di aggregatori di immagini e dei weblog, non solo di cucina, ma anche di architettura, di art and craft, di knitting e così via, molte persone si siano avvicinate alla fotografia molto più di prima. Molte persone hanno investito anche in macchine fotografiche piuttosto costose e importanti, ma avere una macchina fotografica molto costosa non migliora necessariamente la qualità delle fotografie.
Quindi trovo meritevole che un vero professionista metta a disposizione la propria esperienza.

Si vede che sono entusiasta di questa Lara Ferroni?

Ultimo sito, Plates & Packs, che impropriamente ho chiamato weblog, è il suo portfolio.
Alcune fotografie ricorrono nel primo weblog citato, ma vengono composte in maniera diversa, usando dimensioni e accostamenti che guardo con interesse e con la voglia di imparare.

Posted by ElenaC at 22:50

20.01.08

La scienza in cucina di Dario Bressanini.

Non pubblico molte ricette in questo Blog. Di ricette è pieno il web, per non parlare dei blog, delle riviste, dei libri e persino delle trasmissioni televisive. Alcune sono affidabili e riproducibili, altre no. Il problema è che in questo mare magnum di ricette raramente si può trovare il “perché” di una procedura, di una temperatura, di un ingrediente o di una dose. Preferisco allora concentrarmi sulla spiegazione di ciò che accade quando eseguiamo una ricetta, del perché un certo ingrediente è necessario, o superfluo, o perché una determinata temperatura è l’ideale, o porta al disastro, in modo da dare al cuoco la possibilità di modificare la preparazione con cognizione di causa e non procedendo un po’ alla cieca.

Dario Bressanini è ricercatore universitario nel Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Como.
Per diletto pubblica su Le Scienze articoli dedicati al cibo e la scienza ed è anche autore di un bel weblog, Scienza in cucina.
Scardina i miti culinari come mettere il sale per montare meglio gli albumi, o sigillare la carne con una rosolatura per mantenere all'interno i succhi.
Mentre aspetta che il pizzaiolo sforni una cipolla rossa, peperoni grigliati e nduja piccante e una maxi mais, asparagi e scaglie di grana inizia a pensare ad uno dei problemi classici della matematica greca, "il problema di Delo" o "della duplicazione del cubo" e lo applica alle superficie delle due pizze, sotto gli occhi scettici dei suoi due bambini.
Conoscere bene gli albumi
può aiutare a non fallire il prossimo souflée.
Finalmente capisco come funzionano i popcorn.
Se nella vostra biblioteca manca Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare di Hervé This questo è certamente un weblog da tenere a portata di mano.

Posted by ElenaC at 11:18

16.01.08

Cucina americana - Julia Child


“Anyone can cook in the French manner anywhere,” wrote Mesdames Beck, Bertholle, and Child, “with the right instruction.” And here is the book that, for forty years, has been teaching Americans how.

રuliachild2005061401046.jpgHo scoperto di vivere vicino alla casa abitata da un pilastro della cucina americana.
Julia Child, 103 Irving Street, Cambridge MA.
Negli anni Sessanta questa signora allampanata dalla voce sgradevole ha infranto il mito della cucina francese destinata ai pochi, bucando lo schermo con uno dei primi show televisivi dedicati al cibo*, tenuto nella cucina di casa sua.
Come ha fatto a convincere la PBS? Presentandosi negli studi con fornello e paiolo di rame, cucinando durante il talk show in cui avrebbe pubblicizzato il suo libro Mastering the Art of French Cooking. L'America era entusiasta, e il mito incominciò a formarsi.

Giocatrice di pallacanestro, ricercatrice volontaria in Asia per i servizi segreti americani durante la Seconda Guerra Mondiale, Julia Child balla durante la sigla di apertura del suo The French cook, tiene per la coda un'intera rana pescatrice spiegando come cucinarla.
Sconvolge le casalinghe a modo e per bene servendosi un buon bicchiere di vino francese e consigliando di fare altrettanto.
Presenta davanti a se' una fila di polli come se fossero le Plus belle girls: "Miss Broiler, Miss Fryer, Miss Roaster, Miss Caponette, Miss Stewer and Miss Old Hen". video
Il suo show è altamente imperfetto, umano.
Nessun taglio di pellicola, si gira dal vivo, ad ogni imperfezione o errore nelle preparazioni seguono consigli pratici su come rimediare.
L'America nelle groceries inizia a chiedere lo scalogno.

Come in tutte le favole americane che si rispettino la sua storia è travagliata, piena di ostacoli e di persone che non credono in lei, ma nonostante tutto ce la farà.

Ma andiamo con ordine.
Julia McWilliams nasce nel 1912, in California. Riceve una ottima educazione, gioca a basket dati i suoi 188 cm di altezza, lavora a New York dopo la sua laurea e poi come volontaria per i servizi segreti americani in Sri Lanka e in Cina negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Conosce Paul Child in Cina e lo sposa quando la guerra finisce.

I signori Child vengono spediti a Parigi. Le cronache spergiurano che fino ad allora Julia Child non sapesse tenere un cucchiaio in mano, ma illuminata come sulla via di Damasco da una cena consumata a Rouen decide di studiare a fondo la cucina francese. video
Siamo all'inizio degli anni Cinquanta, Julia Child si iscrive alla scuola di cucina più prestigiosa di Parigi, il Cordon Bleu.
Non vuole seguire il corso per le casalinghe, lei non è una casalinga e non è nemmeno Sabrina. Lei vuole intraprendere il percorso destinato agli chef.

juliachildbugnard72dpi336pxl.png

Sei mesi di corso intensivo al Cordon bleu, lezioni private tenute dallo Chef Max Bugnard, incursioni nel mercati generali e nelle botteghe di Parigi. Non è una casalinga in cerca di perfezione, non ha nessuna intenzione di diventare cuoca, vuole insegnare e scrivere un libro. La direttrice della scuola, Madame Brassart, non vuole assegnarle il diploma, ma alla fine Julia Child riesce a strapparlo. Nel 1951 fonda con due sue compagne di corso Simone Beck e Louisette Bertholle L’Ecole de Trois Gourmandes, una scuola di cucina francese per americani a Parigi.
E le tre signore scrivono il libro Mastering the Art of French Cooking. Ottocento pagine, dieci anni di revisioni e di implementazioni, dieci anni passati ancora in viaggio, ma con un progetto in tasca. Tornare in America e pubblicare il libro.

All'inizio degli anni Sessanta Julia Child si trasferisce non lontano da casa mia, al 103 di Irving Street. Suo marito progetta la cucina che sarà teatro dei suoi primi show televisivi, ora conservata nello Smithsonian National Museum of American History Behring Center.
Un editore bostoniano, vedendo il suo libro, dice: "Ma signora Child, NESSUNA donna americana è interessata alla cucina francese".
Fortunatamente il ricordo di un vivace carteggio sul tema dei coltelli intrattenuto nel periodo parigino con lo storico Bernard de Voto le fa ottenere un appuntamento con Judith Jones, editor e traduttrice della parte francese della Knopf Inc.
Judith Jones conosce Parigi e la cucina francese, porta a casa la bozza del libro e inizia cucinare. Non è ancora vice direttrice della Knopf Inc, poi venduta alla celebre Random House. Traduce libri dal francese e sa di avere in mano un ottimo libro. Chiede a qualche suo collega un po' più in su nella scala gerarchica di mettere una parola buona per lei durante una riunione.
I signori Knopf lasciano tentare a Judith Jones il lancio di questo libro, con la frase celebre, quasi da Roderduck: " Se riesce a far vendere un libro con quel titolo mi mangio il cappello". Qui un articolo molto divertente scritto da Judith Jones su questo avvenimento.
Da qui in poi è tutto un susseguirsi di successi, ristampe, nuovi libri, show televisivi, premi importanti fino ad ottenere la massima onorificenza francese, la Legion d'Honneur.
Judith Jones afferma che il popolo americano, dopo aver scoperto la cucina francese, era pronto per andare avanti e dedicarsi anche ad altre cucine e quindi sono poi seguite le pubblicazioni di Madhur Jeffrey, Claudia Roden e degli altri studiosi delle cucine di tutto il mondo.
Trasmette amore per quello che i libri di cucina possono insegnare oltre alle mere ricette video, interpreta se' stessa nel Muppet Show, Dan Aykroyd la imita nel Saturday Night Show fissando per sempre il tormentone "Save the liver!", nei suoi show invita molti ospiti.
Nell'ottobre del 2007 Uncle Pigor della trattoria MuVaRa (Aiuolik metteva a posto la casa) posta la ricetta della baguette dopo aver trovato una bella spiegazione fatta da una simpatica signora.
Dopo quarantadue anni passati in Irving Street, nel 2001 si ritira in California dove morirà nel 2004.

Ecco, in questo periodo in cui l'America si chiede se esiste una cultura alimentare nazionale, mi sembra che questa sia una bella storia di una parte di questa cultura.


*Il primo show televisivo di cucina è datato 1946, diffuso dalla NBC. I love to eat di James Beard. Negli anni Cinquanta James Beard porta la cucina francese nelle case della middle e upper class americana.

Posted by ElenaC at 08:56 | Comments (31)

20.11.05

Canederli di MarinaB

Marina taught me how to make canederliQuesto che vedete è il primo sorriso che mi ha accolto a Trento lo scorso settembre e che mi aiutato a superare il primo impatto con la città.
Marina vive e lavora a Trento anche se ha per lungo tempo vissuto e studiato in giro per il mondo. Parla una quantità imprecisata di lingue e le usa nella sua professione. Lo scorso venerdi mi ha insegnato a fare i canederli, un buon modo per avvicinarsi al Trentino.
Mi presenta davanti una grande ciotola colma di pane raffermo tagliato a cubetti molto piccoli, mezzo Kg. Non c'è molta crosta, il pane è bianco, ma potrebbe essere anche integrale.
Mentre mi spiega l'origine povera dei canederli scalda mezzo litro di latte intero e, una volta bollente, lo riversa sul pane mescolando il tutto con le mani.
Mentre lascia riposare questo impasto iniziamo a tagliare a cubetti di media misura una generosa quantità di speck e di formaggio Asiago stagionato. Le quantità sono ancora da stimare. Se faccio i canederli di formaggio dovrei tenere la proporzione peso formaggio e peso pane 1:1.
Canederl dough Canedeli dough Canederly dough ready o be shaped in balls Canederli ready to be boiled in a fresh and rich meat bouillon
Alla vista dello speck vacillo, adoro gli insaccati e in Olanda devo dire che è più unico che raro trovarne di buoni, quindi ho l'acquolina in bocca.
Marina toglie molto del grasso dello speck, per non appesantire troppo questa pietanza che si rivela sempre più sostanziosa a mano a mano che ne vedo la realizzazione.
Intanto il calore del latte ha reso più elastico il pane, che ora si modella e impasta molto più facilmente. Marina aggiunge qualche goccia ancora di latte ricordandomi che un tempo veniva messa l'acqua, quindi, se mi trovassi senza latte potrei tranquillamente usare un po' di acqua per ammorbidire il tutto.
Mescoliamo speck, formaggio, una generosa quantità di formaggio grana trentino DOP, un po' di prezzemolo tritato per dare colore e due uova intere, fresche, di dimesione media (ma che se ne fa la gente di un uovo extra large, ché poi le ricette non vengono. Per non parlare di quella povera gallina che le deve produrre, suvvia!). Niente farina, dice Marina, altrimenti diventano macigni.
Man mano che Marina impasta energicamente tutto si compatta raggiungendo una consistenza morbida e tesa, siamo pronte a formare con le mani bagnate luna ventina di palline.

Alcune verranno conservate nel congelatore, disposte su un vassoio per le prime tre ore e poi messe in sacchetti. Quando sarà il momento di usarle verranno buttate nel brodo bollente senza doverle scongelare.

Le altre le abbiamo cotte in un brodo di carne bollente che Marina aveva preparato il giorno precedente. Alcuni buttano i canederli in questo brodo, coprono la pentola e spengono il fuoco, noi invece abbiamo cotto io tutto a fuoco lento per circa dieci minuti.
Il brodo era molto saporito, lo speck e il formaggio hanno arricchito la preparazione di base, e i canederli deliziosi. Proverò a farli in tutte le varianti, al formaggio, verdi con gli spinaci, nuovamente allo speck e formaggio, in brodo o asciutti, conditi con un po' di burro e salvia fresca.

Mentre assistevo a questa lezione ho intravvisto delle cose ottime di cui vorrei assolutamente sapere come si fa, come le friselle che lei fa in casa usando il lievito madre che palpita nel suo frigorifero.
Intanto per dessert mi ha fatto assaggiare il lemon curd di sua produzione, ottimo. Ho ottenuto la ricetta e il giorno dopo non ho potuto fare a meno ad acquistare dei limoni biologici e farne una piccola porzione per noi.

Ringrazio ancora qui Marina per la bella serata e per avermi insegnato tante cose nuove ottime. Spero di non avere fatto degli errori, ho trascritto ciò che mi è rimasto in mente, l'altra sera non ho preso appunti scritti.

Ah! Quasi dimenticavo. La manina che brandisce un pezzo di carota appartiene ad Anna, figlia di Marina, che ha giocato con Marta tutto il tempo sgranocchiando verdura fresca come antipasto.

Posted by ElenaC at 18:47