12.12.09

Biscotti di Natale tedeschi [1]. Hilda Törtchen


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Primo biscotto fatto con Hildergard e Nicole, Hilda Törtchen.
L'impasto è facilissimo: tutti gli ingredienti insieme, si impastano velocemente e via.
Viene steso come un biscotto normale e viene tagliato con due tipi di formine vendute in coppia. La prima è rotonda e pieno e la seconda ricopre la stessa area, ma ha una figura intagliata in centro.
Nicole ha una versione molto fancy in cui un bottone a molla facilita l'espulsione del piccolo fiore. Una volta cotti i biscotti si metterà al centro di ciascun dischetto pieno una lacrima di marmellata e poi si sovrapporrà il dischetto intagliato.
Ditemi se non sono belli.

Hildegard invece tira sottilissima questa pasta, ha un set di tre stelle di dimensione diversa da cui ricava dei biscotti che, una volta cotti, sovrappone tre a tre, incollandoli con mezza lacrima di marmellata. Ma di questo non ho le fotografie, mi toccherà rifarli.

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Hilda Törtchen

Ingredienti per 90 biscotti diametro 5 cm:

500 g farina
250 g zucchero
1 bustina di vanillina
250 g burro
3 tuorli d'uovo
1 uovo intero
1 buccia di limone grattugiata

per unire i biscotti
qualche cucchiaio di confettura di frutta a piacere

Mescolare tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto omogeneo.
Lasciare riposare in frigorifero per due ore (nota mia)

Preriscaldare il forno a 180°C.

Su una spianatoia infarinata stendere una parte dell'impasto con il matterello ottenendo una sfoglia di 4-5 mm.

Tagliare i biscotti con gli appositi taglia biscotti.

Cuocere i biscotti per 7-8 minuti a 180°C controllando che non si brucino.

Lasciare raffreddare e poi unire tra loro i biscotti con pochissima confettura.

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Posted by ElenaC at 09:15

14.10.09

Pain d'épices - Equo per tutti! - World Bread Day


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Anche da voi ha incominciato a fare freddo? Allora non c'è nulla di più corroborante di un pain d'épices accompagnato da una tazza fumante di tè. O di caffè.
Piccante, speziato, non molto dolce. Il pain d'èpices ha un colore oro che mi riscalda alla sola vista. Qualche fetta abbrustolita con un velo di foie gras o cubetti croccanti nella carbonnade sono da provare.

Mia mamma negli anni '80 comperava ogni tanto (costava carissimo!) il pain d'épice della Cereal ed era una grandissima festa.
Questa ricetta è di quelle mix and go: metti tutto nel mixer e via. Ci si impiega di più a togliere dalla dispensa gli ingredienti che a preparare l'impasto.
Come la torta Barozzi versione Meridiana (mio papà ha cronometrato: 15 minuti dal momento in cui si pesa la farina al momento di infornare).

Con questa ricetta ricca di spezie vi ricordo che dal 10 al 25 ottobre è tempo di Equo per tutti!, campagna italiana di sensibilizzazione sui benefici del commercio equo e sull'importanza delle scelte di consumo promossa da Altromercato.
Ricettario in pdf, calendario delle degustazioni, incontri con i produttori, promozioni ed eventi, trovate tutto QUI.

world bread day 2009 - yes we bake.(last day of sumbission october 17)

Grazie a maite mi ricordo che ricorre la quarta edizione del World Bread Day. L'instancabile Zorra ha invitato tutta la blogosfera a partecipare.
Il pane del convento di Alex, quello del macellaio dei calycanti, quello strepitoso alle nocciole di virginia, quello di Enza che mi è stato anticipato via sms. Questi e altri ancora verranno raccolti Zorra e avremo una scorta di buone idee sul pane fino alla quinta edizione.

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In questi giorni ho testato molte ricette di pain d'épices per un mio lavoro e ho deciso di utilizzare (con qualche adattamento grazie al post di Kja) quella suggerita da David Lebovitz, tratta dal libro Baking for All Occasions scritto da Flo Braker.
"Flo Braker is my favorite baker in the world".

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Pain d'épices
Ricetta adattata da Baking for All Occasions di Flo Braker.
Ingredienti
per uno stampo rettangolare 36x11 cm alto 11 cm

400 g farina 0
100 g farina di segale
2 1/2 cucchiaini di bicarbonato
1 1/2 cucchiaini di cannella macinata fine
1 1/2 cucchiaini di zenzero macinato fine
1/2 cucchiaino di sale
1/4 cucchiaino di noce moscata grattugiata finemente
1/4 cucchiaino di chiodi di garofano macinati finemente
1/4 cucchiaino di grani di pepe nero macinati finemente
1/2 cucchiaino di semi di anice macinati finemente
55 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo a temperatura ambiente
340 g di miele possibilmente liquido (è più facile da lavorare)
1 cucchiaio di buccia di arancia grattugiata
240 ml di acqua

Preriscaldare il forno a 180°.

Versare tutti gli ingredienti insieme e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo.
Aiutandosi con un frullatore o un robot da cucina si fatica molto meno senza compromettere il risultato finale.

Versare il tutto nello stampo rettangolare precedentemente rivestito di carta da forno.
Coprire la superficie del dolce con della carta stagnola e cuocere a 180°C per un'ora.
Lasciare raffreddare completamente prima di tagliare.

La mia Creuset sta consumando a fuoco lento la carbonnade e a breve questo pain d'épices sarà il suo completamento. A presto un post dedicato.

Posted by ElenaC at 18:06 | Comments (41)

09.07.09

Crema di tahina (o tahin) e sommaco.


Crema di tahina e sommaco

La tahina è una pasta di semi di sesamo che non manca mai nella mia dispensa.
La uso per fare il Baba ghanoush o l'hummus e spesso Marta la richiede come merenda, spalmata sul pane.
E' facile trovarla tra gli scaffali di alcune macellerie islamiche oppure nei negozi di prodotti naturali.
La crema di tahina è molto semplice e veloce da realizzare, basta aggiungere succo di limone, aglio, cumino in polvere e sale, raggiungendo una consistenza cremosa.

Con cosa si accompagna la crema di tahina?
Con un pinzimonio di verdure o con il pane. Anche sulle polpette di carne e amaretti non è per niente male.
Se poi aggiungete i ceci tritati finissimi avrete dell'ottimo hummus. Oppure, come la mamma di Claudia Roden scoprì in Sudan, si può integrare con dello yogurt bianco e ottenere un'altra salsa
Un'insalata israeliana fatta di pomodori (a cui abbiamo tolto i semi), peperoni verdi e cetrioli, il tutto tagliato a cubetti viene condita con questa crema di tahina e poi guarnita con abbondante prezzemolo tritato.

La ricetta è di Orna, amica americana di annalibera, e le quantità degli ingredienti sono espresse in cups. La manterrò così come l'ho trascritta. Io a casa non ho i misurini americani, o, meglio, non so dove li ho messi e mi regolo usando un bicchiere normale da acqua e ho regolato l'acidità data dal limone aggiungendolo poco per volta e assaggiando il preparato.
Per guarnire ho usato una spezia che cercavo da tanto tempo qui in Italia, il sommaco. Se non fosse per cobrizoperla sarei ancora qui a cercarla. Ne approfitto quindi per ringraziarla anche via comidademama per la gentile spedizione, la mia casa ora profuma di sommaco ogni volta che apro il vasetto di vetro che lo contiene, ed è un profumo pungente e fresco che amo tanto
Come al solito vi rimando alla pagina dedicata al sommaco di Gernot Katzer per avere una scheda ben fatta su questa e tutte le altre spezie. E poi ne riparleremo. intanto se lo trovata provatelo come condimento per le insalate o per questa crema di tahina. Il colore rosso (sumac in sanscrito vuol dire rosso) è stupendo.

Crema di tahina.
Ingredienti:

1 1/2 tazza di tahina
1 tazza di acqua fredda
1/2 tazza di succo di limone filtrato
1 1/2 cucchiaino di sale
2 spicchi di aglio tritati finissimi

per decorare:
1 cucchiaino di paprica dolce oppure sommaco

Mescolare la tahina con l'acqua e l'aglio tritato fine. Aggiungere poco per volta mescolando il succo di limone e il sale, assaggiando di tanto in tanto per raggiungere il livello di sapidità e acidità desiderato.
Lasciare riposare in frigorifero e servire spolverato di paprica.


Ne La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa Claudia Roden aggiunge anche il cumino in polvere e guarnisce con 6 cucchiai di prezzemolo fresco tritato.

Posted by ElenaC at 17:14 | Comments (23)

28.05.09

Comidademama nel libro di Elisabetta Tiveron su Pippi Calzelunghe!


Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese.

Ringrazio le amiche che, più o meno consapevolmente, hanno contribuito alla realizzazione di questo libro: Ilva Beretta, che mi ha prestato le sue copie di Pippi in svedese; Brigida Clazzer Doss, che gentilmente riletto le bozze; Alex (e la sua mamma) per la ricetta del porridge; Elena Chesta, per avermi introdotta ai kanelbullar più buoni che abbia mai provato. Elisabetta Tiveron, Pippi Calzelunghe piccola grande cuoca. Comfort food in salsa svedese

Ditemi voi che questa non è una sorpresa splendida per il mio compleanno.
Una busta contenente il libro di Elisabetta Tiveron, accompagnata da una lettera molto bella. Il mio nome nei ringraziamenti, accanto ad Alex e Brii e ricordo quando segnalai a Elisabetta Ilva Beretta e il suo blog strepitoso, Lucullian Delights per uno scambio di idee su queste lingue così astruse come lo svedese.
Elisabetta mi rammenta anche Giusi e Davide di www.siamoastoccolma.blogspot.com, sono geniali.
Grazie Elisabetta, di cuore.

Il libro lo conoscete di già. Elisabetta ne ha parlato e l'ha presentato al Salone del libro di Torino, dove ha anche intrattenuto il pubblico nello stand della Cibele edizioni.

Pippi Calzelunghe per me non è stata una lettura dell'infanzia. Negli anni '70 io vedevo il telefilm.
Invece leggevo e rileggevo Emil, scritto sempre da Astrid Lindgren. A differenza di quanto ha rilevato Elisabetta nella serie dedicata a Pippi, Emil mantiene chiare e visibili le caratteristiche geografiche scandinave. Il libro racconta molto della vita rurale, domestica e sociale di quei luoghi senza tralasciare l'aspetto gastronomico.

Come omaggio quindi ho usato come sfondo la mia copia di Emil, ormai in mano a Marta.

Di kanelbullar, di pasticceria danese ne abbiamo parlato i giorni scorsi, quindi se volete provare l'impasto dovete cliccare qui.

Posted by ElenaC at 08:50 | Comments (11)

28.04.09

Lamoun makbouss, limoni sott'olio.


Lamoun makbouss

Da un podere siciliano ricevo in dono dei bellissimi limoni senza alcuna traccia di veleno.
Dopo avere prodotto un vasetto di citrons confits riprendo in mano il libri di Claudia Roden, La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden e scelgo di provare i lamoun makbouss, ovvero limoni sott'olio.

La cosa interessante è che la marinatura nel sale fa rilasciare ai limoni molto liquido facendo perdere loro la tipica asprezza, rendendoli morbidi e dolci. L'olio serve per la conservazione e non per mitigarne il gusto.
Di come il sale produca degli effetti sui gusti amari ne ha parlato anche Dario Bressanini.

Come utilizzare i lamoun makbouss una volta pronti? Dalla sua Israeli Kitchen Mimi racconta che non solo i limoni ma in genere tutta la verdura conservata in questa maniera viene servita in abbinamento a tantissimi piatti, dai più semplici falafel take away al piatto servito al ristorante.

up01 Lamoun makbouss

Semplice e poco laboriosa, basta che il tempo faccia il suo corso. Nelle pagine dedicate ai ringraziamenti Claudia Roden traccia una vera e propria mappa dei luoghi e degli affetti, dei saggi e delle ricette della tradizione che si passano di bocca in bocca. Dai foglietti spiegazzati ai poemi antichi di tema gastronomico ai trattati medievali di al-Bagdadi. Dalle visite alle cucine domestiche fino ai vapori di quelle dei ristoranti. Tutte memorie ed esperienze che hanno nutrito le pagine del libro.
Ecco come Claudia Roden ( e sua mamma) mette sott'olio i limoni.

Lamoun makbouss Lamoun makbouss
Lamoun makbouss Lamoun makbouss


Lamoun makbouss

(limoni sotto olio)
ricetta tratta dal libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden di Claudia Roden

Ingredienti:
limoni
sale grosso
paprika
olio extravergine di oliva

Lavare bene i limoni e asciugarli con un canovaccio. Affettarli e disporli su un piatto o in uno scolapasta cospargendoli di sale grosso. Aspettare almeno 24 ore, in modo che diventino morbidi e dolci. Disporre le fette di limone in un contenitore di vetro alternandole con pizzichi di paprika. Coprire di olio e chiudere ermeticamente. Riporre al fresco per 3 settimane. Dopo questo periodo di tempo si potranno consumare.


E con questi limoni conservati sottovetro partecipo al concorso





Logo concorso


Grazie Virginia!

Posted by ElenaC at 11:46

22.04.09

Citrons confits , limoni sotto sale.


Citrons confits

Eravamo rimasti a questi limoni arrivati in dono dalla Sicilia, un pugno di sale e qualche idea su come conservarli.
I citrons confits, limoni conservati sotto sale, sono una specialità nordafricana che aromatizza tajine, stufati di ogni genere, piatti di pollo, di pesce.

Volete delle ricette in cui vengono utilizzati? Dolci o salate? Il post di Virginia sui citrons confits è ricco di link interessanti.

L'unica difficoltà di questa ricetta è resistere per un mese senza provare ad assaggiarne un pezzetto. In questo periodo di tempo il sale farà perdere l'asprezza tipica del limone, rendendolo morbido e più amabile.

La polpa e la scorza possono essere tritate fini o lasciate così come sono e il liquido che risulterà potrà essere usato come condimento.

In alcune ricette si consiglia di aggiungere foglie di alloro e grani di pepe, zinzonzan realizza una versione con i chiodi di garofano, ma io preferisco la versione con sale e basta.
Claudia Roden li annovera nella lista degli ingredienti meno comuni nel suo libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden. Ecco la ricetta tratta dal suo libro.

P1015616 Citrons confits
P1015671 Citrons confits


Citrons confits

ricetta adattata a La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden

Ingredienti:
1 Kg di limoni non trattati
120 g sale grosso

Lavare con cura i limoni. Tagliare in quattro spicchi senza dividerli completamente, ma lasciandoli uniti alla base del picciolo. Basterà fermare la lama del coltello prima di raggiungere il fondo del limone. Spolverizzare l'interno dei limoni con il sale grosso.
Disporre i limoni in un contenitore di vetro ad imboccatura larga comprimendoli bene, ponendovi poi di seguito un peso (ho usato il mio mortaio in alabastro).
Riporre in un ambiente fresco (nel mio caso in frigorifero) per un mese, mantenendo per tutti i 30 giorni il peso sopra i limoni.

Posted by ElenaC at 18:13

( LIMONI + SALE ) = citrons confits & lamoun makbouss


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Avete una pianta di limone nel vostro giardino?
Io no.
E quando arrivano tre frutti da un podere siciliano, insieme a tre avocado e a una buona quota di foglie di limone ho voglia di conservarne il profumo e il sapore per un po' di tempo.

Mia mamma ne farebbe dell'ottimo limoncello. Oppure del lemon curd per gli scones.
Ma la mia passione per il salato mi fa prendere in mano La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden, che è fonte sempiterna di prelibatezze.
Oggi mi cimento in due sue conserve di limoni in cui il sale è ingrediente fondamentale: citron confits e lamoun makbouss.

Tiro anche fuori il mio coltello di ceramica, per onorare meglio il regalo. Non tanto perchè i limoni siano complicati da incidere o affettare, per questo basta un buon coltello affilato, il vostro preferito.

Pronti per vedere le due ricette?


Posted by ElenaC at 15:48

01.03.09

Baklava e Alessandro Magno


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Cosa c'entra adesso Alessandro Magno con la baklava, vi chiederete?
Spunta tra le pagine della sua vita , che sto leggendo a Marta, legata al di nome di una città. Corinto.
Cerco di spiegare a Marta il colore del mare di Corinto, che nel Canale diventa ancora più intenso. Delle bancarelle di baklava lì intorno ricordo le mie dita intrise di sciroppo dolcissimo. Alle noci, al pistacchio, con la pasta kataif che mi si polverizzava a ogni morso, a rotolino, a forma di spicchio.
La ricetta di Claudia Roden del libro "La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa" è efficace e di semplice realizzazione.

Baklava

Ingredienti:
500g. pasta fillo (circa 24 fogli)
180 g. burro non salato fuso
350-400 g. pistacchi o noci o mandorle macinati o tritati finemente.

per lo sciroppo:
500g. zucchero
2 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di acqua di fiori di arancio
3 dl di acqua
adattato dal libro "La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa" di Claudia Roden

Preparare lo sciroppo. Sciogliere lo zucchero in acqua e limone, cuocere a fuoco medio fino a formare uno sciroppo di media densità. Aggiungere l'acqua di fiori d'arancio all'ultimo momento. Lasciare raffreddare e mettere in frigorifero.

Preriscaldare il forno a 160°C.
Ungere con una parte del burro fuso una teglia ampia.
Rivestire il fondo e le pareti della teglia con metà della pasta fillo spennellando ciascun foglio con il burro fuso.
Cospargere il fondo della teglia con le noci (o mandorle, o pistacchi) tritate e coprire con il resto della pasta fillo, spennellando sempre ogni foglio prima di sovrapporne un altro.
Rincalzare la pasta fillo lungo i bordi.
Spennellare la superficie degli ultimi fogli di pasta fillo.
Con un coltello affilato incidere profondamente il tortino con dei tagli diagonali, ottenendo una suddivisione a losanghe,
Cuocere la baklava in forno per 45 minuti a 160°C.
Portare la temperatura a 220°C e cuocere per altri 15 minuti.
la baklava deve risultare gonfia e appena dorata.
Versare almeno metà dello sciroppo freddo da frigorifero sulla baklava appena sfornata.
Lasciare raffreddate, se è necessario ripassare il coltello lungo le incisioni fatte in precedenza e trasferire le singole losanghe in un piatto da portata.

Le varianti sono molte.
In Grecia lo sciroppo si arricchisce di miele. In Iraq la cannella in polvere o i semi di cardamomo tritati profumano le noci del ripieno. Esiste anche una varianti ancora (!) più dolce(!!) che prevede un ripieno fatto di mandorle e zucchero in pari quantità, pestati e grossolanamente.

rodengrande.jpgLa cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana "Il lettore goloso" curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00

Posted by ElenaC at 04:47

16.02.09

Ricette salate [non solo] per Carnevale. Felafel (Falafel).


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Cosa è Carnevale senza avere almeno per un pomeriggio la casa appestata dai miasmi di una frittura?
Io non amo molto i dolci fritti, quindi friggo falafel.
Scoperte nel quartiere ebraico di Parigi, in Rue des Rosier, le falafel sono il più famoso fast food di tutto il Medio Oriente.
Ad Amsterdam sulle bancarelle per strada un pita brood aperto a tasca veniva riempito di foglie di insalata, pomodori freschi, cipolla cruda a fette, yogurt aromatizzato alla menta e queste pallette a base di ceci, profumate di cumino e coriandolo.
Credo che l'idea di fare le falafel mi sia venuta in mente quando ho consigliato caldamente ad Alex, in partenza per Parigi, una lunga ricognizione nel Marais.
Così ha fatto, accompagnata da una guida d'eccezione. Il resoconto qui.

Negli anni ho provato molte ricette e trovato attrezzi bellissimi per ottenere forme uguali.
La versione di Claudia Roden nel suo libro "La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa." è la mia preferita, con qualche variazione. Ho eliminato un mazzetto di prezzemolo e messo il bicarbonato di sodio come optional, scegliendo la versione con i ceci secchi e non con le fave secche.
La ricetta arriva dallo stesso libro da cui ho tratto la ricetta dello yogurt e del labnè.

Falafel
ingredienti per 35-40 falafel grandi come noci:

500 g ceci secchi
1 cipolla rossa di grandezza media
2 spicchi di aglio
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio (optional)
la punta di cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaio di farina (solo in caso di emergenza)

olio per friggere

Mettere i ceci in ammollo in acqua fredda per 24 ore, cambiando un paio di volte l'acqua.
Mondare e tagliare a pezzetti la cipolla.
Mondare e tritare l'aglio.
In un mortaio ridurre i semi di coriandolo in polvere.
Scolare i ceci e trasferirli in un robot da cucina con inserito l'attrezzo lame.
Unire ai ceci le cipolle, l'aglio, il cumino, il coriandolo, il bicarbonato (optional) e la curcuma.
Attivare il robot da cucina e frullare tutti gli ingredienti ottenendo una pasta omogenea.
Lasciare riposare l'impasto per almeno 1/2 ora.
Con le mani umide raccogliere un cucchiaio abbondante di impasto e formare delle palline grandi come noci, premendo bene con le mani.
Lasciare riposare per almeno 20 minuti.

In una pentola adatta per fritture in olio (deep-fry) scaldare una buona quantità di olio da frittura.
Io uso l'olio di semi di arachidi e uso piccole pentole che mi permettono di friggere con poco olio poche cose alla volta, ma c'è chi preferisce usare grandi padelle e friggere tutto insieme.

Verificare che l'olio sia caldo abbastanza buttando una briciola di impasto dentro.
Tuffare un primo falafel crudo. Nel caso malaugurato che durante la frittura si rompa è meglio rimpastare il tutto aggiungendo una cucchiaiata di farina. Con questa ricetta non mi è mai capitato.
Procedere alla frittura delle falafel aspettando di vederle dorare.
Rimuoverle dall'olio con una schiumaiola e trasferire su un piatto coperto di carta assorbente.

Si consumano sia calde che a temperatura ambiente.

rodengrande.jpgLa cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana "Il lettore goloso" curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00

Posted by ElenaC at 12:15 | Comments (65)

30.01.09

Danish Pastry. Angelica (verticale) step-by-step.


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Tutto è incominciato dai kanelbullar, le roselline di cardamomo di Tessa Kiros, autrice per metà finlandese e metà cipriota del memoir con ricette Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo. L'impasto che Kiros propone richiede decisamente meno burro e molto meno tempo della pasta danese tradizionale. Niente detrempe, panetti di burro da includere delicatamente, niente pieghe.
Quindi, cari Daring Bakers che vi siete misurati con la Danish Braid, perdonatemi, non ho seguito la ricetta classica.
Il risultato è ottimo ugualmente. Parola della nonna finlandese di Tessa Kiros.
Gli ingredienti si impastano tutti insieme e si lasciano riposare due ore. Da questo momento in poi si possono creare le forme più disparate.
Oggi angelica verticale. Taglio a metà sul lato lungo della sfoglia arrotolata e cosparsa di burro, zucchero e cannella. Sigillo un estremo e inizio ad attorcigliare. Le fasi step-by-step sono qui di seguito.

Angelica
Ingredienti per 4 trecce:

250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
15 capsule di cardamomo verde
due pizzichi di sale fine
buccia di un'arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per il burro alla cannella:
100 gr di burro a temperatura ambiente
50 gr zucchero
3 cucchiaini di cannella

per spennellare:
un tuorlo d'uovo
tre cucchiai di panna liquida
zucchero


In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. Rimuovere i semi del cardamomo dalle capsule e ridurli in polvere con un macinino. A parte mescolare l'uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l'impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un'ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà. Dividere l'impasto in quattro parti e su un piano di lavoro infarinato stendere quattro rettangoli 20x30 cm spessi 2-3 mm, spalmare su ciascuno di questi un quarto del burro indicato, spolverare di zucchero e cannella e arrotolare formando quattro 'salami'.

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Tagliare in due i 'salami' per il lato lungo ricavando due parti uguali. In uno dei due estremi pizzicare la pasta dei due mezzi 'salami' e iniziare ad attorcigliarli, formando le angeliche.

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Scaldare il forno a 180°C.
Coprire due placche da forno con carta da forno. Disporre le angeliche, due a due, ben distanziate sulle placche.
Spennellare con l'uovo e la panna mescolati precedentemente insieme e lasciare in lievitazione ancora 30 minuti prima di infornare le teglie, una alla volta, per 20 minuti a 180°, fino a doratura avvenuta, controllando che anche la parte sottostante sia cotta.



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La ricetta dell'impasto dei base è tratta dal libro:

Titolo Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo

Autore Tessa Kiros

Prezzo € 39,00

Dati 2006, 389 p., ill., rilegato

Editore Luxury Books (collana Luxury food)

Sfogliate Falling Cloudberries di Tessa Kiros




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Pasticceria danese-Danish Pastry.Tutti i post.
Cucina americana- L. C. Klitteng, il Danish Culinary Studio e la pasticceria danese, dall'Isola di Laesoe alla Land of Opportunity.
Kanelbullar, roselline di cardamomo e cannella Step-by-Step.
Treccia danese ai lamponi Step-by-Step

Posted by ElenaC at 07:45

12.01.09

Fare lo yogurt nel thermos.


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Potete anche semplicemente versare il latte, già mescolato con i fermenti, in un thermos, possibilmente a imboccatura larga, chiudendo bene, e lasciarvelo circa 8 ore. Ma, trascorso il tempo di fermentazione, versatelo in un altro recipiente per evitare di tenerlo tiepido troppo a lungo con conseguente aumento dell'acidità. Claudia Roden

Tutti i miei libri di cucina sono custoditi 400 Km ad ovest da dove mi trovo. A Natale ho approfittato per togliere un po' di polvere in vista di nuovi corsi di cucina. Apro a caso la mia copia de La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa e trovo il capitolo "Yogurt".
Dei suoi libri ricordo di più le sue introduzioni che le sue ricette, chermoula a parte.

Lara Ferroni qualche giorno fa si è cimentata nel produrre piccoli vasetti di yogurt partendo da tipi di latte differente. Lo yogurt di panna ha vinto il confronto con gli altri, aggiudicandosi un cucchiaio di Seville Marmalade (ricetta che Chocolate&Zucchini a proposto nel numero di gennaio di Martha Stewart).
A Parigi Kja de il Pranzo di Babette s'imbatte nel libro della Roden e prova anche lei.

Ho un thermos che uso tre volte l'anno. Ogni giorno ho a disposizione dell'ottimo latte crudo. Al lavoro!

Yogurt e labna.
Il labna è un formaggio morbido e cremoso ottenuto sgocciolando una mescola di yogurt e sale. Kja ha ottenuto un labne molto più compatto del mio, bellissimo.
Nel 2006 Orizzonti del gusto dedica un lungo post, già citato da me a suo tempo, sullo yogurt e sulle sue preparazioni. Il nome deriva dalla lingua dei Traci: dalla parola composta Γιαουρτι (Για = spesso e Ουρτι= latte). I riferimenti allo yogurt abbondano negli scritti dei faraoni egiziani e sappiamo che era amato particolarmente dagli israeliti, chiamato dal loro “padre” Mosè “dono di Dio”. I Greci antichi lo chiamavano Υγειαρτος (ygiartos), ovvero “cibo della salute” e conoscevano già le sue particolari proprietà. Lo storico Erodoto, che visse nel V sec. a.C., lo esalta, come pure il famoso medico del I sec. a.C. Galeno, che elenca le sue proprietà soffermandosi sulle sue azioni catartiche per l’intestino. Lo yogurt era conosciuto anche dai romani, che lo chiamavano “il medicinale prezioso”. Il console Plinio, che visse nel I sec. d.C. era uno dei suoi consumatori più entusiasti. Lo yogurt era stimato anche nel mondo arabo medievale. continua su Gli orizzonti del gusto

Yogurt
attrezzatura:
una pentola capiente per 1/2 l di latte ho usato una pentola da 2,5 l
thermos capiente il volume dello yogurt non aumenta molto, tuttavia è meglio non riempirlo completamente
ciotola e forchette
termometro da liquidi optional

ingredienti:
1/2 l di latte intero
1 cucchiaio di yogurt naturale che contenga fermenti lattici vivi (deve essere bianco, niente zucchero e frutta)

Portare a bollore il latte nella pentola.
Abbassare la fiamma e lasciare sobbollire per 2 minuti e spegnere.
Lasciare intiepidire. Il latte deve raggiungere una temperatura tra i 41°C e 42°C.
In mancanza di termometro intingere il dito senza toccare il fondo della pentola. Il latte sarà pronto quando riuscirete a contare fino a dieci senza scottarvi.
Eliminare la patina che si sarà formata in superficie.
Nella ciotola sciogliere il cucchiaio di yogurt con qualche cucchiaiata di latte.
Aggiungere a filo il latte rimanente mescolando con cura.
Versare il tutto nel thermos e chiudere.
Attendere 8 ore.
Aprire il thermos e versare lo yogurt in un recipiente.
Coprire con una pellicola e mettere in frigorifero.
Si conserva per una settimana, ma è meglio fare altro yogurt dopo 4 giorni.



Labna

attrezzatura:
un setaccio oppure
un telo per formaggi e uno scolapasta

ingredienti:
1/2 l yogurt
1/2 cucchiaino di sale
come condimento optional
olio, sale, pepe, paprica, menta, aneto

Mescolare il sale e lo yogurt.
Riversare il tutto nel setaccio o nel telo.
Lasciare sgocciolare per 8 ore.
Si ottiene una pasta morbida che può essere consumata in purezza o aromatizzata con olio, sale e spezie.

rodengrande.jpgLa cucina del Medio Oriente e del Nord Africa
Claudia Roden
Collana "Il lettore goloso" curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 512

€ 20.00



millumino2009_sm.jpg
Il mio tentativo di eliminare il più possibile contenitori usa e getta, dopo le bottiglie di acqua e di latte, passa irrimediabilmente per lo yogurt.
Ne consumiamo molto, specialmente in versione salata. Per hummus e tzatziki. Come condimento delle insalate, nei piatti indiani, come versione dietetica della crème fraîche.
13 febbraio 2009 M'illumino di meno 2009- giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico di Caterpillar.

Questa ricetta partecipa a ricetterispoarmioenergetico2009.jpg

Posted by ElenaC at 05:58 | Comments (33)

17.04.08

Danish Pastry II- Danish braid, la treccia dolce danese passo a passo.


Danish braid


Questo post era pronto per lunedì, ma festeggio la soluzione del problema di visualizzazione offrendo un bel pezzo di treccia danese a tutti voi. Grazie per la pazienza e per le email, flickr mail, messaggi arrivati via blog, google talk e skype. E addirittura via telefono. Grazie.
Il mio lettore di statistiche mi dice che ho superato da tempo la soglia degli accessi monitorabili al giorno, in qualche giorno della settimana, e mi dice di comperare un pezzo in più per vedere tutti gli accessi. Io credevo fosse un modo per speculare sulla vanità di chi scrive. E invece inizio a crederci dopo tutte queste email. Ma non compererò l'upgrade.
Potete avere anche il bis di treccia, ovviamente.
La colonna destra verrà ricostruita pian piano. Tutti voi siete sul mio feed reader e non perdo la lettura di nessun post.
E per gli amanti del jazz vi invito a provare la TSF JAZZ RADIO, radio parigina che in questo momento mi sta dicendo che questa sera a Parigi ci sono moltissimi concerti jazz e mi sento anche io un po' a Paris! Cliccare sull'icona Ecouter TSF, non è solo una radio in cui passa unicamente jazz. Spesso si sentono anche Petra Magoni e Ferruccio Spinetti e poco fa hanno messo un pezzo usato da Jim Jarmush nel film Lost in Paradise.


Quindi, ho deciso di mettere alla prova il capitolo dedicato alla Danish pastry del libro The cake and the pastry Bibile di Rose Levy Beranbaum, per la gioia di Marta e del my wise.
Nel post sui bellissimi quadrati dal bordo incrociato abbiamo visto come la pasticceria danese è approdata con successo negli USA e di come la ricetta base sia opera di panificatori chiamati da Vienna durante uno sciopero dei colleghi danesi. La Danish pastry infatti si chiamava originariamente Wienerbrod. La ricetta è poi stata implementata ed adottata dai danesi.
La treccia danese è bella e semplice da realizzare. Qui sotto ho fotografato la sequenza di "montaggio" della treccia passo a passo.
Il ripieno è quello considerato da RLB uno dei ripieni classici, una composta di lamponi surgelati, zucchero e mandorle a lamelle tritate fini. Per una volta ho seguito la ricetta, ma qualsiasi tipo di marmellata può andare bene come ripieno.


Trovo interessante la tecnica per ottenere la treccia, applicabile anche in versione salata sia alla pasta sfoglia che alla pasta di pane oppure come forma alternativa ai fiori di pâte à quiche di Christophe Felder.

Danish pastry for my breakfast Danish pastry for my breakfast


Per la pasta di base ho usato l'impasto dei kanelbullar che richiede meno burro e decisamente meno tempo dell'impasto danese proposto da RLB.
Con le quantità indicate si ottengono due belle trecce. O una treccia e tanti piccole paste, come le roselline, o i quadrati, le chiocciole glassate oppure ancora gli spandau con il remoncè, che farò presto e fotograferò prossimamente.

Per il ripieno ai lamponi
340 gr di lamponi surgelati
100 gr zucchero
85 gr di mandorle

Quattro ore prima di iniziare a cuocere la treccia mettere i lamponi surgelati in un colino a maglie fini, sospeso su una ciotola. Raccogliere il succo, premendo occasionalmente con un cucchiaio.
Si otterrà quello che gli americani definiscono 1/2 liquid cup, che non riesco a tradurre in nulla se non in veramente poco. Questo liquido deve essere versato in un pentolino e messo sul fuoco, cuocendo a fiamma lenta fino a ridurre di metà il volume del liquido. Spegnere il fuoco e lasciare intiepidire.
Con un passaverdura ridurre in poltiglia il resto dei lamponi.
La ricetta prevede di eliminare tutti i semi passando la purea attraverso un colino. Io non l'ho fatto.
Raccogliere la purea nel pentolino con la riduzione, aggiungere la maggior parte dello zucchero, riservandone un paio di cucchiai per le mandorle. Mescolare in modo da sciogliere lo zucchero.
Tritare finemente le mandorle e i due cucchiai di zucchero. Aggiungere al composto di lamponi.
Lasciare raffreddare completamente.

Nota: la quantità di ripieno al lampone è veramente molto grande, io ne ho usato metà per la quantità d'impasto della ricetta del kanelbullar, il resto lo userò per una crostata.
Come ogni pasta ripiena se si esagera con il ripieno si rischia l'esondazione.

Dividere in due la pasta, infarinare il piano di lavoro e stendere a forma di rettangolo. Dovremo ottenere la sagoma di un rettangolo, con abbastanza bordo laterale sul lato lungo.
E' importante segnare delle tacche ad ogni 1,5 cm circa sui lati lunghi del rettangolo segnato, per ottenere dei tagli regolari.

1
Io ho usato il mio stampo ondulato 36x 11 cme ho leggermente premuto senza andare troppo in fondo. Si può anche usare un righello o un rettangolo di carta a quadretti protetto da della carta forno.
2
Bisogna lasciare due rettangoli lungo i lati più corti.
3
Rimuovere i primi ritagli. Il taglio praticato dovrà essere inclinato e i successivi dovranno essere paralleli.
4
Non vi preoccupate, la cottura potrà rimediare a qualche imprecisione.
5
praticare tutti i tagli, il più regolarmente possibile.
6
Spargere la composta o la marmellata all'interno del rettangolo.
7
Ripiegare i due rettangoli alle estremità.
8
Trascinare verso il centro la prima striscia di pasta.
9
Trascinare verso il centro la striscia di pasta che si trova sul lato opposto. Le sue strisce si incroceranno.
11
Continuare a trascinare verso il centro e a incrociare le strisce di pasta.
12
Arrivata in fondo ho realizzato che avrei dovuto eliminare le ultime due strisce. Le ho tagliate e rimboccate all'interno della treccia.
13
Ecco la treccia pronta per essere spennellata con un po' di uovo sbattuto e messa in forno.
14
Cuocere in un forno ben riscaldato, per 20 minuti a 180°C, verificare la cottura ed eventualmente ri spennellare con l'uovo e prolungare la cottura per altri 5 minuti, fino ad ottenere una buona doratura.
Lasciare raffreddare e tagliare a fette.



piepastrybible.jpgPer la tecnica di piegatura
e il ripieno di lamponi

The Pie and Pastry Bible
Rose Levy Beranbaum
Rose Levy Beranbaum, Laura Hartman Maestro, Gentl, Hyers
Hardcover - 512 pages (November 1998)
Via Amazon

"Rose Levy Beranbaum, 3 time winner of Beard and Child Awards, has come up with another winner. More than 300 wonderful pastry recipes for all of us to love. Definitely, a Cookbook to Savour"................DianasDesserts.com

Posted by ElenaC at 10:12

27.03.08

Insalata di sarset (valeriana) e uova



IMG_1873


A Trento il farmers market c'è sempre stato, in piazza Erbe, e volendo c'è la possibilità di avere dalla cooperativa La Gerla la bio cesta piena di ottime verdure biologiche e prodotte in loco. In questo periodo, l'anno scorso la valeriana era bellissima, le foglie erano tese e carnose, leggermente più scure del normale.
Ed ecco un'insalata che mi piacerebbe tanto fare oggi, se trovassi della buona valeriana.
La ricetta è adattata a quella del libro Nonna Genia, il più bel libro sulla cucina delle Langhe che io abbia visto fino ad oggi.
Io nasco e cresco in pianura, a pochi Km da Alba, tecnicamente non sono langhetta. Ma ad Alba ho studiato e lavorato per moltissimi anni, la mia tesi di laurea mi ha portato a Barolo credo non a caso.
Ho amici carissimi che vivono in questa parte meravigliosa d'Italia e le Langhe mi mancano molto, mi manca perdermi tra le colline. Il paesaggio, il Monviso visto da lì, la luce, le vigne, le piantagioni di noccioli, i castelli e le torri, certamente le persone.
Le ricette sono solo una parte del libro, il resto è tutto da scoprire. Testi e immagini raccontano la vita rurale delle Langhe.
Nonna Genia, ovvero Eugenia De Marchi (1864-1950), era una bravissima cuoca del Cannon d'Oro di Alba. Il suo nipote Luciano De Giacomo, fondatore dell'Ordine dei Cavalieri del Tartufo e del Barolo, ha raccolto le ricette di sua nonna ed ora sono accessibili a tutti noi.
Vedo che è uscita nel 2006 una nuova edizione e spero che non abbiano eliminato questa ricetta.
La traduzione in inglese è curata da Roberta Corradin, brillante foodwriter originaria della Val di Susa di cui aspetto l'imminente pubblicazione del suo nuovo libro Le cuoche che volevo diventare. Ventuno donne ritratte in cucina. per i tipi dell'Einaudi.

Ingredienti per 4 persone
400 gr di valeriana
2 uova sode
un piccolo cipollotto

Mondare la valeriana. Sgusciare le uova sode, dividerle in spicchi. Mondare il cipollotto e ridurlo a lamelle sottili. Mescolare delicatamente gli ingredienti condendo con olio e sale.

nonna_genia.jpgNonna Genia

Beppe Lodi - Luciano De Giacomi

Edizioni Araba Fenice

€ 19,50


Nonna Genia è il classico della cucina di Langa, dove cibo e psiche vanno a pranzo insieme e danno vita a una singolare unione di cultura e gastronomia, tenendo ben a mente le parole di Lodi: la fame è un bisogno fisiologico, il gusto è un bisogno culturale. Nonna Genia uno dei più importanti libri sull'enogastronomia piemontese mai scritti. Luciano De Giacomi e Beppe Lodi raccontano, attraverso 100 ricette della cucina albese, il mondo perduto dei sapori della terra, della ricchezza del gusto, dell'alternarsi delle stagioni, del piacere di preparare il cibo con le proprie mani, del bere bene accompagnando sapientemente ogni piatto. Un libro da leggere per le storie che racconta, da guardare per le splendide immagini di Aldo Agnelli, ma soprattutto da gustare mettendo alla prova le nostre capacità culinarie! Completano questa edizione le rinnovate schede dei vini, e due affascinanti testi di Gigi Marsico e Felice Campanello.

Posted by ElenaC at 08:08

17.03.08

Cucina americana- L. C. Klitteng, il Danish Culinary Studio e la pasticceria danese, dall'Isola di Laesoe alla Land of Opportunity.



Danish pastry




9 February 1919, Galveston (T) Daily News, pg. 5 ad:
DANISH PASTRY
This is to announce to the public of Galveston
that we have engaged the world-famed baker
MR. L. C. KLITTENG
Of Isle of Laesoe, Denmark.
To Introduce the Celebrated Danish pastry
in Our Bakery from Saturday, Feb. 8

Con Sandra abbiamo un capitolo aperto sulla storia della cucina americana.
Uno Stato giovane, composto da persone arrivate da ogni parte del mondo, conta un'evoluzione della tradizione gastronomica molto diversa dalla nostra, gli scaffali delle librerie americane sono piene di saggi sull'argomento.
Sulle orme di Julia Child ora sappiamo perchè della passione degli americani verso la cucina francese.
Ma devo arrivare al matrimonio del Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, Dicembre 1915, per spiegarmi la presenza di una grande scelta di pasticceria danese in ogni local farmers market e caffè che si rispetti, senza contare i numerosi scritti in materia, dalla rivista patinata alla brochure del supermercato.
Rose Levy Beranbaum dedica non a caso all'argomento un lungo, dettagliato capitolo del suo libro The Pie and Pastry Bible.
Torniamo a Washington. Il fornaio danese, L. C. Klitteng, prepara per il presidente Wilson e signora una spettacolare scelta di pasticceria del suo Paese, pasticceria che si dice inventata nel XIX secolo dai panettieri austriaci che sostituirono quelli danesi durante un enorme sciopero. Ai danesi va il merito di avere migliorato e consolidato la ricetta dell'impasto di base.
La voce si sparge, le fornerie iniziano a produrre questa paste e conquistano il popolo americano.
Sulla Fifth Avenue, a Manhattan, nasce il Danish Culinary Studio e anche se non durerà molto la fama di questa paste fragranti dal lieve sentore di cardamomo rimarranno popolari fino ai giorni nostri.
July 1920, National Baker, pg. 12, col. 1:
School for Danish Pastry.
L. C. KLITTENG, the authority on Danish Pastry, which he originated in the United States, and which has become so deservedly popular wherever introduced, announces that he has established his Danish Culinary Studio at No. 146 Fifth Avenue, New York City, and that students will be thoroughly
instructed in this art of producing high grade pastry, either by practical demonstration or through a correspondence course
Mr. Klitteng has introduced Danish Pastry in many countries and in
numerous cities in this country, and has many convincing testimonials as to the large sales and profits made by those who have made known this delicious pastry to their local trade.

As it is not possible for Mr. Klitteng to personally visit each baker who is interested in producing Danish Pastry, he decided to establish a school where he could give practical instruction in a course covering fourteen days.
(...)
See the announcement on another page and write for booklet and full particulars.


Ecco perchè questa ricetta la inserirò anche nel carnet della cucina americana, perchè l'appartiene.
Torno a sfogliare il libro della Rose Levy Beranbaum.
Tra i tanti spandau (in danese buste) e forme senza nome specifico questa è quella che ha attirato immediatamente la mia attenzione. Sembra difficile, invece non è altro che un quadrato inciso su due lati. Con un semplice incrocio dei due lembi si ottiene questo bordo con un angolo a losanga che ha letteralmente conquistato Marta.
Un velo di marmellata di albicocche, una spennellata di rosso d'uovo mescolato a panna et voilà.
Questa tecnica si può applicare con qualsiasi tipo di pasta, non solo a quella danese. Pasta frolla, sfoglia, pate a quiche, brisée, il risultato sarà di grande effetto. A breve una versione salata.
Di seguito troverete una sequenza di immagini step-by-step che dovrebbe sciogliere ogni dubbio sulla realizzazione.
Ho usato in questa occasione l'impasto dei kanelbullar, ricetta tratta dal libro "Falling cloudberries, Ricette di famiglia dal mondo" di Tessa Kiros, regalatomi dalla mia amica Stefania.
E' un coffe table book, belle immagini, che porta tracce di farina tra le pagine già sperimentate, quindi un coffee table book anomalo, un ricettario personale di un'affascinante signora per metà cipriota e per l'altra finlandese che ha vissuto in Sud Africa e ora vive in Italia. In questa irresistibile mescolanza di ricette greche, cipriote, sud africane, italiane e finlandesi spuntano delle roselline al cardamomo e cannella.
L'impasto base è simile a quello proposto da Rose Levy Beranbaum e quindi riporto questa ricetta.

Danish pastry

ingredienti
250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
1/4 cucchiaino di polvere di semi di cardamomo
due pizzichi di sale fine
buccia di un'arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per guarnire
un vasetto di marmellata di albicocche

per spennellare
un tuorlo d'uovo
tre cucchiai di panna liquida
zucchero


In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. A parte mescolare l'uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l'impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un'ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà.
Preparare una mistura di rosso d'uovo e panna per spennellare le paste.




uno180 due180
Su un ripiano infarinato stendere una parte della pasta con un mattarello,
ottenendo una sfoglia di 3-4 mm.
Tagliare dei quadrati di pasta di lato 6 cm. Può essere utile, in mancanza di un pantografo, creare una sagoma quadrata con carta da forno o usare un coppa pasta quadrato.
Piegare a metà il quadrato, sull'asse della diagonale.

tre180 tre180

Praticare due tagli a un po' meno di 1 cm dai bordi del quadrato, partendo dal lato della diagonale e fermandosi ad 1 cm dall'angolo all'etremo opposto.

quattro180 cinque180

Disporre il quadrato aperto sul piano di lavoro. Avremo due incisioni a L sui due lati. Spennellare leggermente tutta la superficie.

sei180 sette180

Prendere con due dita l'estremità di uno dei due bordi tagliati e trascinarla dalla parte opposta e fare la stessa cosa con l'altro bordo creando un incrocio. Guarnire con un cucchiaino di marmellata. Eventualmente spennellare ancora i bordi della pasta.


Disporre le paste su una teglia da forno precedentemente ricoperta da carta da forno.
Cuocere a forno già caldo, a 180°C per 10 minuti, prolungando eventualmente di pochi minuti la cottura.

piepastrybible.jpgPer la tecnica di piegatura.

The Pie and Pastry Bible

Rose Levy Beranbaum
Via
Amazon




Rose Levy Beranbaum, Laura Hartman Maestro, Gentl, Hyers

Hardcover - 512 pages (November 1998)

Scribner; ISBN: 0684813483

"Rose Levy Beranbaum, 3 time winner of Beard and Child Awards, has come up with another winner. More than 300 wonderful pastry recipes for all of us to love. Definitely, a Cookbook to Savour"................DianasDesserts.com

Posted by ElenaC at 07:11

28.11.07

Kanelbullar step by step, passo a passo.

La ricetta dei kanelbullar postata ieri è semplice, ma il passaggio del taglio delle roselline non era molto chiaro, allora questa mattina, come promesso, ho rifatto la ricetta e ho tentato di fare qualche fotografia per spiegare meglio il procedimento.



Kanelbullar- il salame Kanelbullar - il taglio a V
Arrotolare il salame dopo aver imburrato e speziato la pasta.
Di seguito tagliare il salame a grosse V.



Kanelbullar- alzare uno dei triangoli/trapezi sulla sua base maggiore Kanelbullar- schiacciare la sommità con un dito
Poggiare ciascuna V con il lato maggiore sul piano di lavoro
e spingere con un dito la sommità.



Kanelbullar- schiacciare fino a raggiungere il piano di lavoro Kanelbullar- i livelli di pasta imburrati scivolano tra loro durante la pressione
Spingere senza paura fino a raggiungere il piano di lavoro.
I livelli di pasta scivoleranno tra di loro formando i petali delle roselline.



kanelbullar- in caso, aggiustamenti della rosellina Kanelbullar- rosellina prima delle due ore di lievitazione
Aggiustare eventualmente la forma delle roselline.
Lievitare per due ore, spennellare con l'uovo e la panna e infornare.


Posted by ElenaC at 11:38

26.11.07

Aspettando il Natale da FrancescaV - Kanelbullar -Piccole roselline di cardamomo e cannella



kanell400.jpg

Quando torno a casa dalla mia famiglia per Natale porto sempre qualche novità e lo scorso anno durante le feste abbiamo incluso nel parco ricette i kanelbullar, piccoli panini a forma di rosa profumati al cardamomo e alla cannella. Questa è la prima ricetta che vorrei proporre per l'iniziativa di FrancescaV, Aspettando Natale 2007.

Tutta colpa del libro "Falling cloudberries, Ricette di famiglia dal mondo" di Tessa Kiros, regalatomi dalla mia amica Stefania.
E' un coffe table book, belle immagini, che porta tracce di farina tra le pagine già sperimentate, quindi un coffee table book anomalo, un ricettario personale di un'affascinante signora per metà cipriota e per l'altra finlandese che ha vissuto in Sud Africa e ora vive in Italia. In questa irrestistibile mescolanza di ricette greche, cipriote, sud africane, italiane e finlandesi spuntano delle roselline al cardamomo e cannella.
" [...] allinea i salsicciotti e tagliali leggermente di traverso [...] in modo da ottenere delle fette a grossa V [...] premi a fondo con due dita sulla punta di ogni panino[...] vedrai delle strisce di cannella defluire verso l'esterno [...] "
L'idea di spingere con un dito in mezzo a un salsicciotto per vedere le strisce di cannella defluire verso l'esterno e lasciare che la lievitazione e la cottura trasformasse il tutto in roselline mi ha conquistata.
Ho fatto delle fotografie per spiegare meglio come tagliare i salsicciotti.

Diffusi in tutta la Scandinavia e Paesi confinanti, vengono sfornati in casa e serviti nei locali o sale da tè, e non solo nel periodo natalizio. Caldi, tiepidi, a temperatura ambiente, abbinati a creme o soli. Con la dose che propongo, un'interpolazione tra le due ricette, ne vengono fuori una trentina.
I tempi di lievitazione sono lunghi, due ore per la pasta e mezz'ora per e roselline già formate, ma assolutamente ne vale la pena.
Questa ricetta è un'interpolazione delle due che ho a disposizione, il risultato è nella foto che ho postato. Meglio munirsi di una scatola a chiusura ermetica per conservare meglio le roselline.


Kanelbullar -Piccole roselline di cardamomo e cannella

ingredienti per circa 30 roselline
250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
15 capsule di cardamomo verde
due pizzichi di sale fine
buccia di un'arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per il burro alla cannella

100 gr di burro a temperatura ambiente
50 gr zucchero
3 cucchiaini di cannella

per spennellare
un tuorlo d'uovo
tre cucchiai di panna liquida
zucchero


In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. Rimuovere i semi del cardamomo dalle capsule e ridurli in polvere con un macinino. A parte mescolare l'uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l'impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un'ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà. Dividere l'impasto in quattro parti e su un piano di lavoro infarinato stendere quattro rettangoli 20x30 cm spessi 2-3 mm, spalmare su ciascuno di questi un quarto del burro indicato, spolverare di zucchero e cannella e arrotolare formando quattro salami, Tagliare a grosse V, più che V possiamo parlare di piccoli trapezi isosceli di base minore 2cm e base maggiore 5 cm, o di V dalla punta molto larga per chi ha sempre odiato la geometria. Possono essere tagliati anche più piccoli, in fase di cottura aumenteranno ancora di volume.
Prendere ogni singolo pezzo, poggiarlo sul lato più lungo. Con due dita premere sulla punta in alto fino a raggiungere il piano. Se la superficie è stata uniformemente imburrata la sfoglia si muoverà facendo uscire il colore brunastro della cannella.
Disporre le roselline ben distanziate su una placca da forno, coperta da carta da forno.
Spennellare con l'uovo e la panna mescolati precedentemente insieme, spolverare leggermente con zucchero e lasciare in lievitazione ancora 30 minuti prima di infornare per 20 minuti a 180°, fino a doratura avvenuta, avendo cura di controllare che anche la parte sottostante sia cotta.

Grazie a Stefania per il libro e a Palmasco per avermi aiutata a scegliere la fotografia

Kanelbullar step by step.



Kanelbullar- il salame Kanelbullar - il taglio a V
Arrotolare il salame dopo aver imburrato e speziato la pasta.
Di seguito tagliare il salame a grosse V.



Kanelbullar- alzare uno dei triangoli/trapezi sulla sua base maggiore Kanelbullar- schiacciare la sommità con un dito
Poggiare ciascuna V con il lato maggiore sul piano di lavoro
e spingere con un dito la sommità.



Kanelbullar- schiacciare fino a raggiungere il piano di lavoro Kanelbullar- i livelli di pasta imburrati scivolano tra loro durante la pressione
Spingere senza paura fino a raggiungere il piano di lavoro.
I livelli di pasta scivoleranno tra di loro formando i petali delle roselline.



kanelbullar- in caso, aggiustamenti della rosellina Kanelbullar- rosellina prima delle due ore di lievitazione
Aggiustare con una pressione di due dita la forma delle roselline.
Lievitare per due ore, spennellare con l'uovo e la panna e infornare.


Posted by ElenaC at 23:09

23.06.07

Pesce spada in chermoula che volevo chiamare Tajine di pesce spada in chermoula, ma non ho la tajine


tomato potatoes and swordfish charmoula

Caldo e una decina di ospiti a cena. Capita di pensare una cena per quattro, più Marta, poi includere una coppia appena arrivata dal Lussemburgo, amici dei primi due invitati. Scoprire che due miei amici sono liberi e pure molto amici della prima coppia. Parlare di queste coincidenze a Cristina e dire di venire anche lei con il suo marito. E ospitare un nostro simpatico amico arrivato per caso all'ora dell'aperitivo per riportarmi qualche teglia usata per la festa dei suoi figli quel pomeriggio e che non ha saputo resistere alla vista del buffet, come dargli torto.
Volevo rifare una ricetta assaggiata anni fa cucinata da Bart e Meike in Bloemgracht, nella nostra seconda casa olandese. Bart e Meike erano andati via per un anno in New Zealand e ci avevano affittato casa loro, tre stanze, una per ogni piano, collegate da vertiginose scale molto olandesi. Le case che abbiamo affittato in Olanda erano case di persone, non appartamenti presi per investimento e quindi gli interni erano decisamente più interessanti.
I libri, per esempio. Se lasci una casa a qualcun altri certamente metti via qualche effetto personale, riempiendo la cantina di moduli delle tasse, le bollette, il vaso Ming regalato per la laurea, ma i libri no. E gli olandesi di libri ne hanno tantissimi, in casa. E guai se provi a ventilare l'idea di metterli in cantina, si rovinano. E quindi abbiamo avuto per circa cinque anni la possibilità di consultare tre librerie diverse di persone, divertimento garantito in olandese, inglese, francese e italiano.
Bart e Meike avevano tra gli altri meravigliosi libri di cucina Casa Moro. The Second Cookbook e da queste pagine ne è uscito un merluzzo in chermoula, fritto e poi accompagnato da pomodori, peperoni verdi e patate molto buono.
Dieci ospiti e questo ricordo in testa. Avevo preso appunti su un paio di foglietti, ma, sciagura, ne ho trovato solo un brandello. Avrei preferito non trovare nulla, così forse avrei cambiato piatto, ma quelle tre righe "fai uno strato di patate bollite (non farlo attaccare però, metti dei peperoni verdi a listarelle-crudi) poi su metti i pomodori già morbidi e profumati di aglio e chermoula. Non friggere il pesce -mettilo marinato e fai a vapore. Prova con altro pesce. erano più che sufficienti. Vado al mercato del giovedì e prendo una fetta spessa di pesce spada dal banco del pesce consigliato dalla mia insegnante di cucina giapponese a Trento, Kyoko e dai miei amici gourmand Francesca e Roberto. A pochi passi in via Prepositura, sotto i portici c'è un negozio di alimentari pakistano e da lì esco con due mazzetti di coriandolo fresco e due di menta. Uno di questi lo userò per il té marocchino che mi ha insegnato la signora Mina, che è di Casablanca e con cui ho lavorato in un festival di letteratura migrante. Aglio? Sì ne ho. Limone biologico? Ok! Olio buono, certo. Coriandolo, cumino paprika dolce e paprica piccante, tutto secco? Perfetto. Prezzemolo fresco, questo non mi piace tanto, ma ho la menta e quindi ne metterò pochissimo.

La chermoula è una marinata di origine marocchina composta quindi da erbe aromatiche fresche e secche, mescolate con olio di oliva, limone (o aceto), aglio e serve per dare un sapore molto buono principalmente al pesce dal gusto deciso. Alla griglia, fritto, al forno, o, come lo farò io, al vapore, il pesce avrà avuto modo nella notte o nelle ore precedenti la cottura di assorbire i sapori delle erbe e delle spezie diventando una pietanza succulenta,
La chermoula può essere usata anche per le verdure e per le carni e ha tante varanti quanti sono le porte delle case di una città, un po' come la ricetta del curry in India.

Io seguo le indicazioni di Claudia Roden nei suoi due libri The Book of Jewish Food: An Odyssey from Samarkand to New York e A new book of Middle Eastern Food, uscito di recente edizione di Ponte alle Grazie con il titolo La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa.
Mi manca la tajine e non ho tempo di andare a Grumo alla gastronomia marocchina che mi fa pensare di essere a nella zona di Porta Palazzo a Torino, dove sono in vendita couscoussiere, set per il té e, tra le altre belle cose, una serie di tajine. Dovrò arrangiarmi con quello che ho e rinunciare all'altisonante titolo del post "Tajne di pesce spada in chermoula", che avrebbe fatto la sua figura.

per la chermoula:
un mazzetto di coriandolo fresco
un mazzetto di menta fresca
mezzo mazzetto di prezzemolo
4 spicchi d'aglio
1 cucchiaio di semi di cumino
1 cucchiaio di semi di coriandolo
1 cucchiaio di paprica dolce
succo di due limoni o 1,5 dl di aceto
3dl di olio di oliva etra vergine
un pizzico di peperoncino tritato

Lavare le erbe fresche togliere gli steli grandi e tritare con un coltello affilato o pestare in un mortaio. Meglio non usare un robot da cucina per non rovinare la struttura della salsa. Mondare l'aglio e tritarlo finemente.
Tostare leggermente cumino e coriandolo e pestarli in un mortaio. Mescolare tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa omogenea e mettere in frigorifero. Si conserva per parecchi giorno.
Se si avanza dopo la preparazione del piatto si può servire calda a parte o può servire fredda per altre preparazioni.

Pesce spada in chermoula,
Ingredienti per 4 persone che possono estendersi a 11
un trancio di pesce spada da almeno 1 Kg
6 patate novelle medie
6 pomodori a grappolo non molto grandi
6 zucchine piccole
due peperoni non piccanti verdi
olive verdi dolci e denocciolate
qualche spicchio di aglio
chermoula, qualche cucchiaio
olio extravergine

Tagliare il pesce spada a grossi cubetti, versarli in una ciotola con tappo, irrorare abbondantemente di chermoula e lasciare per qualche ora a marinare.
Mondare le zucchine, tagliarle a forma di grossi fiammiferi, ossia in quarti seguendo l'asse longitudinale e poi riducendo ogni lungo stelo in pezzetti da 3 cm circa. Mettere in un contenitore con coperchio, versare quakche cucchiaio di chermoula e lasciare in infusione per 30 minuti. Scuotere il contenitore ben chiuso con il coperchio e versare le zucchine marinate su una placca da forno rivestita di carta da forno e cuocere a 200°C fino a doratura avvenuta.
Pelare le patate, dividerle in quarti e farle bollire in acqua salata fino a cottura. Le patate dovranno essere comunque "al dente", non troppo morbide.
Dividere a quarti i pomodori, scaldare in una padella qualche cucchiaio di olio, insaporire con gli spicchi di aglio tritati finemente e buttare i pomodori. Aggiungere un po' di sale e cuocere a fiamma viva, irrorando con qualche cucchiaio di chermoula, fino a che i pomodori siano leggermente cotti, ma senza essere spappolati, devono ancora mantenere una buona forma da pomodoro.
Mondare i peperoni e tagliarli a faldine di pochi cm di spessore.
Snocciolare le olive verdi, se sono troppo salate farle bollire in acqua per qualche minuto per mitigare il sapore.
Tritare grossolanemente le olive.
Siamo pronti. Si monta il piatto.
Chi ha una tajine o un coccio ancora meglio. Io per la disperazione ho usato un wok. Non inorridite, se uno ha 10 persone non è che possa fare miracoli con le pentole, nemmeno la mia Creusette sarebbe stata suffiiciente. Ho cotto cautamente dato l'immensa velocità in cui il wok si scalda.

Versare in una capiente pentola un filo di olio, disporre dei pezzi di peperone crudi sul fondo e disporre le patate. Versare un paio di cucchiaiate di chermoula sulle patate e disporre i pezzi di pomodoro. Cospargere con qualche cucchiaiata di chermoula e disporre in cima il pesce spada con la sua marinata. Decorare con pezzi di peperone e cospargere il pesce di olive.
Cuocere il tutto a fiamma moderata con un coperchio. Dopo cinque minuti le verdure inizieranno a produrre vapore e in una decina di minuti (o più, a seconda della grandezza dei pezzi di pesce) il pesce verrà cotto dai vapori della casseruola formando allo stesso tempo un intingolo copioso e succulento che verrà raccolto da pane marocchino.
Io ho fatto ua teglia gigante di focaccia di patate tagliata a rettangoli.



Due buoni post sulla chermoula
Insalata di melanzane e ceci in chermoula- fiordizucca
chermoula-chocolate&zucchini

Due buoni libri in cui si parla di chermoula.
Casa Moro. The Second Cookbook
A new book of Middle Eastern Food, uscito di recente edizione di Ponte alle Grazie con il titolo La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa

Posted by ElenaC at 14:27

29.01.07

Bunèt al cioccolato II



Bunet
courtesy of Paola Picco


Dopo aver maltrattato il bunèt mettendolo nel frullatore, esagerato con le dosi di cacao, cose di cui non mi pento dato l'ottimo risultato, mi cimento in una versione classica, sempre langarola, in attesa che i supermercati riaprano per acquistare altre uova e provare anche la versione del libro "Nonna Genia", che di latte ne prevede ben poco.

ingredienti
4 uova
5 cucchiai rasi di zucchero
1/2 l di latte intero tiepido
50 gr amaretti sbriciolati finemente
2 cucchiai di cacao in polvere
2 cucchiai di rhum
per il caramello:
6 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di acqua

Sbattere le uova intere in una terrina.
Unire lo zucchero, il cacao setacciato, gli amaretti, il rhum e il latte.
Amalgamare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.
Intanto preparare un pentolone di acqua calda per il bagnomaria.
A parte fare caramellare lo zucchero e l'acqua fino ad ottenere un caramello dorato e liscio.
Foderare con il caramello la superficie di uno stampo da bunét (capacità 2 l), uno stampo in alluminio o in acciaio, con le scanalature alle pareti ed il foro centrale.
Lasciare raffreddare il caramello e versare il composto.
Sigillare la cima dello stampo con l'apposito coperchio o con carta di alluminio e calare la forma nel bagnomaria caldo avendo cura di non scottarsi le dita.
La forma deve emergere solo di due dita dal bagnomaria.
ATTENZIONE QUESTO PASSAGGIO E' PERICOLOSO, CI SI PUO' USTIONARE.

La cottura può effettuarsi sia sul gas che in forno a 180°C.
Sul gas coprire la pentola con un coperchio, alzare la fiamma e, appena l'acqua inizia a bollire, abbassare la fimamma al minimo e calcolare 35-40 minuti.
Nel forno preriscaldato a 180° cuocere per 30 minuti.
Lasciare in entrambi i casi il bunét raffreddare nella pentola con l'acqua del bagno maria.
Una volta freddo rovesciarlo su un piatto da portata e servirlo dopo un passaggio di qualche ora nel frigorifero.

E' un dolce che acquista un migliore sapore dopo almeno un giorno.

bunèt bunèt Ibunèt

Posted by ElenaC at 13:53

27.01.07

Kanelbullar, piccole roselline di cardamomo e cannella, ricetta scandinava



Cardamom bread



Tutto è incominciato da una telefonata di mia mamma.
"Dove posso trovare del cardamomo? La tata finlandese di una mia amica fa del pane al cardamomo e cannella ottimo e ho la ricetta."
L'ho indirizzata alla bottega equa e solidale più vicina a lei ho subito chiesto la ricetta. Risultato finale: una bellissima composizione di pane profumato al cardamomo simile ad una torta di rose. Dopo il terzo " Ma dai, hai fatto la torta di rose!" ho deciso che avrei lasciato perdere.

Dopo qualche mese mi è arrivato in regalo un bel libro "Falling cloudberries, Ricette di famiglia dal mondo" di Tessa Kiros.
E' un coffe table book, belle immagini, che porta tracce di farina tra le pagine già sperimentate, quindi un coffee table book anomalo, un ricettario personale di un'affascinante signora per metà cipriota e per l'altra finlandese che ha vissuto in Sud Africa e ora vive in Italia. In questa irrestistibile mescolanza di ricette greche, cipriote, sud afircane, italiane e finladesi spuntano delle roselline al cardamomo e cannella.
Scorro velocemente la ricetta per vedere le differenze con la mia -sono molto simili- e leggo una frase che mi ha fatto recuperare in un batti baleno tutti gli ingredienti e mettermi immediatamente all'opera. " [...] allinea i salsicciotti e tagliali leggermente di traverso [...] in modo da ottenere delle fette a grossa V [...] premi a fondo con due dita sulla punta di ogni panino[...] vedrai delle strisce di cannella defluire verso l'esterno [...] "
L'idea di spingere con un dito in mezzo a un salsicciotto per vedere le strisce di cannella defluire verso l'esterno a lasciare che la lievitazione e la cottura trasformasse il tutto in roselline mi ha conquistata.

Diffusi in tutta la scandinavia e Paesi confinanti, vengono sfornati in casa e serviti nei locali o sale da té, non solo nel periodo natalizio. Caldi, tiepidi, a temperatura ambiente, abbinati a creme o soli. Con la dose che propongo, un'interpolazione tra le due ricette, ne vengono fuori una trentina.
I tempi di lievitazione sono lunghi, due ore per la pasta e mezz'ora er e roselline già formate, ma assolutamente ne vale la pena.

Questa ricetta è un'interpolazione delle due che ho a disposizione, il risultato è nella foto che ho postato. Meglio munirsi di una scatola a chiusura ermetica per conservare meglio le roselline.

Piccole roselline di cardamomo e cannella

ingredienti per circa 30 roselline
250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
15 capsule di cardamomo verde
due pizzichi di sale fine
buccia di un'arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per il burro alla cannella

100 gr di burro a temperatura ambiente
50 gr zucchero
3 cucchiaini di cannella

per spennellare
un uovo intero sbattuto
zucchero


In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. Rimuovere i semi del cardamomo dalle capsule e ridurli in polvere con un macinino. A parte mescolare l'uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l'impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un'ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà. Dividere l'impasto in quattro parti e su un piano di lavoro infarinato stendere quattro rettangoli 20x30 cm spessi 2-3 mm, spalmare su ciascuno di questi un quarto del burro indicato, spolverare di zucchero e cannella e arrotolare formando quattro salami, Tagliare a grosse V, più che V possiamo parlare di piccoli trapezi isosceli di base minore 2cm e base maggiore 5 cm, o di V dalla punta molto larga per chi ha sempre odiato la geometria. Possono essere tagliati anche più piccoli, in fase di cottura aumenteranno ancora di volume.
Prendere ogni singolo pezzo, poggiarlo sul lato più lungo. Con due dita premere sulla punta in alto fino a raggiungere il piano. Se la superficie è stata uniformemente imburrata la sfoglia si muoverà facendo uscire il colore brunastro della cannella.
Disporre le roselline ben distanziate su una placca da forno, coperta da carta da forno.
Spennellare con l'uovo, spolverare leggermente con zuccheroe lasciare in lievitazione ancora 30 minuti prima di infornare per 20 minuti a 180° , fino a doratura avvenuta, avendo cura di controllare che anche la parte sottostante sia cotta.

Grazie a Stefania per il libro e a Palmasco per avermi aiutata a scegliere la fotografia

Posted by ElenaC at 10:47

02.11.06

Il Giappone in cucina, Graziana Canova Tura Ed. Ponte alle Grazie, candidata come strenna natalizia gourmand-comidademama 2006

giapponeincucina0g.jpgEra da anni che non acquistavo un libro di cucina scritto in italiano. Ma quando ho letto la scorsa domenica la prefazione de "Il Giappone in cucina" mi è venuto innanzitutto un nodo in gola e mi si sono inumiditi gli occhi, perchè ho riconosciuto l'amore per i luoghi, le persone e per la cucina diversi da quelli vissuti prima di partire per andare a vivere lontano.
Con questa signora, laureata in lingua e letteratura giapponese, partita per il Giappone per lavoro quando io non ero ancora nata, condivido la nostalgia di quelle cose conquistate a fatica negli anni, giorno dopo giorno.
Incontrare nuove persone, capirne i codici di comportamento, lavorare, socializzare, fare la spesa, litigare con l'impiegato dei moduli delle tasse, trovare parole in un'altra lingua per confortare un amico in difficoltà, farsi un'idea di cosa voglia dire tolleranza in un Paese, riconoscere almeno dieci tipi di inglese, cercare di imparare una terza lingua per capire meglio cosa capita intorno, la scuola di Marta e tutto quel che comporta, comunicare cosa hai imparato a chi vuoi bene e che è lontano, un dispendio di energia enorme che non credevo di avere, queste cose lasciano il segno.


Ora, cosa c'entra tutto questo con un libro di cucina giapponese?
C'entra perchè la signora Graziana Canova Tura ha vissuto in Giappone e ha scoperto la cucina giapponese attraverso le persone che ha conosciuto, attraverso la voglia di condividere le sue scoperte con le persone a lei care e non solo seguendo corsi di cucina e frequentando ristoranti e io so per esperienza che il solo aprire il frigorifero di un amico che vive in un luogo diverso dal nostro habitat ed essere curiosi --a volte coraggiosi-- è istruttivo e insegna cose difficilmente assimilabili in un corso di cucina .
Sicuramente questo elemento fa sì che questo libro sia più interessante e ricco di altri pubblicati sull'onda della popolarità della cucina giapponese che ho sfogliato in questi anni.
Perchè porta il segno delle relazioni che si sono avute e questo lo si percepisce in tutti i capitoli in cui si trattano questioni come l'estetica della tavola, le buone maniere, il set di utensili da cucina e così via. In questo senso il libro rispecchia pienamente quello che è lo spirito di comidademama.
Dal punto di vista tecnico, ovvero delle ricette e delle spiegazioni di ingredienti e tecniche è molto chiaro, preciso e puntuale. Nei ringraziamenti compaiono i nomi di chef giapponesi e di amici che hanno contribuito come consiglieri alla stesura del libro e che quindi hanno precisato e integrato le informazioni e le ricette collezionate in sei anni passati in Giappone.

Non è un coffee table book, ovvero quel genere di bei libri che vanno tanto bene sul tavolino davanti al divano, così belli da dovergli togliere la polvere come ad un soprammobile, una volta alla settimana. Niente in contrario ai coffee table book, ne ho alcuni molto belli, ma a me piacciono tanto i libri concreti, non necessariamente quelli che si abbinano al colore del salotto.
Leggendo alcuni passi mi venivano in mente i pomeriggi trascorsi a casa di Sumi a cucinare, con accanto le nostre quattro bimbe che giocavano parlando un gramelot fatto di inglese, italiano, giapponese e olandese.

Quindi, niente carta patinata e foto ad effetto, molta sostanza, una serie di glossari fatti bene e dei disegni chiari.
Dopo venti minuti di lettura avevo già sfoderato il mio coltello giapponese e iniziato a cucinare.


La collana Il lettore goloso diretta da Allan Bay per la casa editrice Ponte alle Grazie la terrò sott'occhio. Promette bene nelle sue tre prime uscite pubblicando questo libro e la traduzione di un classico della fine degli anni '60* scritto da Claudia Roden , viaggiatrice e food writer molto famosa di cui conservo gelosamente una copia di "The Book of Jewish Food. An Odyssey from Samarkand to New York" ereditata ad Amsterdam da una coppia amici nederland-canadesi di origini ebraiche.

Sabato porterò il libro alla lezione di cucina giapponese, sono curiosa di sapere cosa ne pensa la mia maestra Kyoko.

Valida strenna natalizia gourmand 2006, lo consiglierei anche a chi non ama particolarmente cucinare, ma è incuriosito dalla cucina giapponese e la vuole gustare con un po' più di consapevolezza.

Graziana Canova Tura
IL GIAPPONE IN CUCINA
Collana "Il lettore goloso" curata da Allan Bay
Ponte alle Grazie editore
pp. 400

€ 18.00
In libreria dal: 21/09/2006


*premiato, integrato, pubblicato e rieditato non so quante volte in tutto il mondo, il titolo proposto in questa collana sembra la somma di due libri. Intanto lo compero in italiano e lo tengo come strenna natalizia gourmand numero due.

Posted by ElenaC at 09:43

06.06.06

Cucina ebraica, piccola bibliografia.

Ieri mi ha scritto l'autrice del blog un tocco di zenzero, una simpatica ragazza torinese. Abbiamo scoperto di avere un un amico in comune , spero di incontrarli presto una volta rientrata in Piemonte.
Un giorno ci siamo messe a parlare di cucina kosher. Kosher vuole dire in ebraico "conforme alla regola". In questo caso conforme alle mille regole di alimentazione ebraica. E le ho raccontato un po' cosa avevo in libreria a riguardo. Pian piano la mia collezione di libri di cucina sta riunendosi in una sola libreria, non sembra vero.
Quando leggevo Chaim Potok, Abraham B. Yehoshua, David Grossmann, Amos Oz alla fine non è che ci fossero molti riferimenti sulla cucina ebraica in generale, forse Moni Ovadia scherza un po' sul tema ogni tanto nei suoi spettacoli. Poca roba, non è come i riferimenti alla cucina di Bahia di Jorge Amado o della cucina catalana di Manuel Vasquez Montalban.
Forse mi è venuta voglia di leggere qual che cosa di più sulla cucina ebraica dopo il passaggio nel Marais, in Rue de Rosier per la precisione, dove si avvicendano gastronomie e ristoranti kosher. Credo fosse il 1997 se non il 1996, mamma mia quanto tempo fa.
Mi ricordo di aver trovato l'hummus troppo pesante (ne avevo mangiato troppo, ovvio che era pesante!) e avevo fatto una vera malattia per le falafel di Chez Marrianne tanto da passare al ristorante di tanto in tanto e chiedere se potevano farmi un sacchetto da portare in giro per Parigi, gentilissimi non hanno fatto una piega, non un:"Mi spiace mademoiselle, non siamo un take-away" e mi hanno accontentata più di una volta.
Ad Amsterdam poi, in Gelderplein all'AH hanno proprio una parete dedicata ai cibi kosher con l'imprimatur del rabbinato di Amsterdam. Anche in aereo ho provato, andando in Giappone a prendere il menu kosher, per vedere cosa avrebbero servito.
Ad Amsterdam nello Joods Historish Museum è allestita nella sezione dei bambini una vera e propria cucina, assolutamente funzionante, dove si può imparare come vengono selezionati e conservati gli alimenti e si possono fare piccoli workshops di cucina. Al di là di questo dettaglio questo museo è molto belle e vale al pena di visitarlo almeno una volta nella vita.

Tornando alla bibliografia mentre la scrivevo a un tocco di zenzero ho pensato di scriverla anche qui.
Sul mio scaffale dedicato ai libri di cucina quindi ho tirato fuori:


"The Book of Jewish Food-An odyseey from Samarkand and Vilna to the present day" di Claudia Roden
Questo è il libro migliore che ho sul tema. Vincitore di premi ha il grande pregio di raccontare la tradizione della cucina kosher askenazita e sefardita compiendo così un viaggio intorno a un grande porzione di mondo. Non è, come potete immaginare, un mero libro di ricette --nulla contro i meri libri di ricette. E' una sorta di saggio con delle ricette all'interno.
Da qui ho imparato che in India esistono tre comunità ebraiche e non lo sapevo e la bibliografia di riferiemento di questo libro è preziosa.


Secondo in ordine di preferenza
"Buon appetito Elia- Manuale di cucina ebraica" di Elena Loewenthal e illustrato in copertina da Emanuele Luzzati nella prima edizione del 1998 della Baldini&Castoldi. Hanno cambiato ora la copertina, peccato. Elena Loewenthal scrive molto bene e con garbo e ammetto che non mi è mai venuta voglia di cucinare nulla delle ricette proposte, ma ogni tanto ne leggo una perchè sono introdotte in maniera molto piacevole.

Per il nostro matrimoio Sergio e Nadia ci hanno letteralmente coperti di libri. Sono arrivati con uno scatolone da dove non smettevano di uscire, romanzi, saggi, libri di fiabe e di gnomi, ce n'era per me, per Marco e per Marta che stava sviluppandosi nella mia pancia.
Tra i tanto un bel libretto di una collana di cucina etnica chiamato
Cucina Ebraica curato da Roberta Anau e Elena Loewenthal edito da Fabbri Editori

Comperato a Trento un giorno in cui stavo cercando casa e non volevo cenare senza avere almeno un paio di libri come conpagni di tavolo non ho trovato entusiasmante, ma nemmeno illeggibile.
L'ebraismo vien mangiando di Sandra di Segni edito da Giuntina.
Continuo a pensare ce la ricetta della challah che propone non può che fallire perchè si dice di mettere a contato lievito e grassi ed è uccidere il lievito fare così, ma devo mettermi una volta di buona lena, fare ciò che dice per vedere se veramente ho ragione o no.

Ultimo che ho scordato di citare a un tocco di zenzero è un libro che ho comperato un una grande svendita dell'American Book Shop di Amsterdam, nei magazzini. Io, Marco, Marta allora piccolissima, John Cho e Luisa ci siamo persi nei polder per cercare quasto magazzino da cui siamo usciti ciascuno con uno scatolone di libri a testa, non os come abbiamoatto a metterli tutti in automobile. Ogn libro costava solo 3,5 euro. Luisa ha lottato per avere un manuale di illustrazione cinese, che bei ricordi.
Io avevo trovato e comperato uniamente perchè costava 3,5 euro
The Jewish Holiday Baker-Recipes for breads, cakes, and cookies for all the holidays-- and any time of year di Johan Nathan edito da Random House.
Con questo libro avevo comperato anche un manuale di cucina veloce americano, l'ho preso per vedere cosa diavolo volesse dire, purtroppo non trovo più il libro, deve essere sepolto da qualche parte con il volume inglese "Pasta improvvisata" (in italiano nel testo, giuro!") che ebbi in regalo quando feci la donna delle pulizie presso una famiglia di librai americani. Quella volta fu mitica. Vivevamo ancora nella prima casa, era estate del 2002, credo, non trovavo lavoro e allora non so perchè decise che avrei fatto pulizie in casa di questi americani simpatici e il mio piano era: porto la torta pesenti ad assaggiare e mi faccio assoldare per un catering e faccio pubblicità per i corsi di cucina. Marco non era daccordo, ma mi lasciò fare, molto democraticamente.
E in effetti, fortuna del principiante, adorarono la torta pesenti e mi dissero che avrebbero avuto un party per 30 persone in occasione di una cosa tipo festival di sanremo internazionale.

To do list
Caso mai mi venisse voglia di comperare altri libri sul tema ho scoperto mentre cercavo i links per un tocco di zenzero, che la giuntina ha pubblicato altri libri di cucina ebraica.
E che la Sonda editrice ha anche lei un titolo all'attivo.
La cucina ebraica in Italia-Oltre 200 ricette dalla tradizione, di Joan Rundo.

Che ricordi che mi vengono fuori quando tolgo la polvere ai libri per consigliarli a qualcuno.


Mi spiace di non aver saputo in tempo che [...] si è aperto domenica 7 maggio nella splendida sinagoga di Casale Monferrato OyOyOy!, il Festival internazionale di Cultura ebraica che Sonda organizza e promuove in collaborazione con la Comunità ebraica di Casale. Tante i momenti importanti per questo primo giorno e tantissima la gente che ha deciso di passare tutto il pomeriggio tra la Sinagoga e il complesso di San Domenico tra le forme di arte più differenti. Non meno di 500 persone. [...]

Posted by ElenaC at 08:36

11.05.06

Torta di carote di Bulbul Sharma

Oggi Marta mi ha fatto i complimenti per questa torta, fatta velocissima per completare un pranzo-situation room* per saziare i partecipanti e per distendere un momento l'atmosfera che era un po' concitata intorno a un problema da risolvere.
Servita con un té allo zenzero, seguita da un caffè al cardamomo la torra di carote era un vero esperimento. Per la prima volta ho preso mano a uno dei libri di Bul Bul Sharma provandone questa ricetta, adattandola alla mia necessità di proporla per un catering fair trade nel prossimo (molto prossimo) futuro. Quindi ho usato zucchero, cannella e noci fair trade.

Tornando alla ricetta:
400 gr farina (atta, possibilmente, quella per chapati)
350 gr zucchero (Picaflor del CTM)
1 tazza e mezzo di olio di arachidi
4 uova intere
2 cucchiaini di cannella in polvere
2 cucchiaini bicarbonato di sodio
1 cucchiaino si sale
3 tazze e mezzo di catote grattugiate (un po' meno di mezzo Kg, ma non ho pesato perchè l'ho fatta in un nanosecondo)
200 gr di noci tritate (io ho usato le noci dell'amazzonia del CTM)
100 gr uva sultanina/datteri/uva passa, (io ho messo un mix di frutta secca sempre del CTM)

Ad ogni buon conto questa sembra la classica torta di carote della vicina di casa, che l'ha scritta a vostra mamma in bella calligrafia dopo averne parlato in ascensore circa venti anni fa --e vostra mamma la conserva ancora.

Ma ho sostituito la farina normale con quella da chapati, che la rende un po' più fibrosa e ho usato una signora mescola di noci e frutta secca. La cannella l'ho aumentata di un cucchiaino in più.

Se non avete una teglia grande, molto grande e alta, tipo 35x35 cm dimezzate le dosi o raddoppiate il numero delle terrine.

Preriscaldare il forno a 200°C (attenzione, portare a 180°C prima di mettere la torta).
Amalgamare in una capace terrina gli ingredienti.
Cuocere in forno a 180°C per 45 minuti o almeno fino a che inserendo un coltello nella torta ne esca con la lama asciutta.
Pare che dopo un paio di giorni sia ancora più buona. Io l'ho tagliata a cubetti ancora tiepida e li ho impilati sui tre piatti della mia alzatina da high tea che mi trascino dietro in ogni trasloco.

La ricetta originale si trova in
La vendetta della melanzana di Bulbul Sharma
Edizioni Marcos Y Marcos
alla pagina numero 97


* come in west wing che io non vedevo in Olanda, ma che piace tanto alla mia amica Simona tanto che nella nuova casa avrà una stanza adibita a libreria-situation room per discutere le questioni di famiglia. Tutte le volte che c'è qualche cosa da decidere mi viene in mente questa situation room, penso a lei e mi viene subito da sorridere.

Posted by ElenaC at 00:36

12.01.05

Pane alle noci pecan, datteri e prugne

Ingredienti per due pani da 450 gr circa ciascuno

15 gr lievito
500 gr di farina integrale
farina integrale per spolverare e lavorare il pane
2 cucchiaini di sale
50 gr di burro a temperatura ambiente
acqua
125 gr di noci pecan tritate grossolanamente
150 gr di datteri senza nocciolo tagliati a pezzettoni
40 gr di prugne secche gia' idratate senza nocciolo triturate grossolanamente

Scioglire il lievito in poca acqua tiepida e incorporare alla farine a eal burro. Aggiungere il sale e tanta acqua quanto basta a ottenere un impasto elastico. Coprire e lasciare lievitare per due ore.

Dividere l'impasto in due parti e mescolare a ciascuno dei due pezzi le noci, i datteri e le prugne. Impastare energicamente, mettere in forma i pani sulla placca da forno coperta da carta da forno leggermente imburrata e lasciare riposare per un'ora il tutto. Praticare sul dorso dei pani dei tagli profondi qualche centimetroe spolverare con della farina.
Scaldare intanto il forno a 200 gradi e cuocere il tutto per 25, 30 minuti. Lasciare freddare.

Questo pane si abbina molto bene con formaggi erborinati, come lo Stilton, il Danish blue, il Gorgonzola.

variante banane e muesli
2 banane e una tazza di buon muesli e 320 ml di acqua

Ottimi tutti e due per il lunchbox di marta integrati con yogurt, frutta, gouda jong
nota mia: metti nel forno una ciotola di acqua per umidificare il forno e un bel cucchio di malto di orzo per aumentare la capacità di lievitazione .

Scusate sto usando il blog come se fosse un quaderno di appunti. Il pane rinforzato mi sembra una buona e ricca alternativa per i pranzi di marta.
Ho trovato queste ricette in un libro molto bello che si intitola


100 great breads, di Paul Hollywood della Cassel Illustrated di Londra
Ora lo cerco su amazon e lo compero.

Posted by ElenaC at 09:18

23.05.04

Sopa de setas

Ieri sera abbiamo mangiato questa squisita zuppa nella nostra vecchia casa di Bloemgracht. Infatti siamo stati invitati da Bart e Meike, i nostri vecchi padroni di casa. Entrare nella casa in Bloemgracht è sempre emozionante, anche se è un po' fredda e anche se le tre stanze sono su tre piani diversi collegate da strette scale a chiocciola quasi verticali. Chi ha passato qualche giorno qui non se la scorderà mai.
Abbiamo saputo le ultime novità durante l'aperitivo, in cui sono riuscita a spaccare un coltello in osso e madreperla mentre spalmavo del burro sul pane.
Tim il gallerista ha abbandonato l'Olanda per aprire in Francia un grande cottage dove ospiterà persone anziane, in pensione, e offrirà loro la possibilità di vivere in questo luogo coltivando orti e vivendo in compagnia, cercando di invecchiare felicemente. Il laboratorio di stampa artigianale di stoffe da arredamento dall'altra parte del vialetto è stato affittato da tre artisti che costruiscono mobili. La casa con il roof garden allo stesso livello delle finestre della cucina di Bart e Meike è diventata una galleria d'arte.
Beh, sappiate che i coltelli in osso e madreperla vanno bene per spalmare soffici mousse e basta.
Torniamo alla zuppa.

Ingredienti per quattro persone che mangeranno anche altro.
4 cucchiai di olio di oliva extravergine
1 cipolla grande ridotta a piccoli cubetti
3 spicchi di aglio finemente tritati
1 cucchaino di timo fresco
250 gr funghi (a vostra discrezione quali) sottilmente affettati
1 litro di acqua calda
5 cucchiai di sherry fino
10 gr di funghi porcini secchi, successivamente reidratati in acqua bollente
130 gr mandorle senza pelle leggermente tostate
foglie di un mazzetto di prezzemolo tritate grossolanamente
sale e pepe

In una grande pentola scaldare l'olio, e soffrggere dolcemente cipolla e aglio per 15-20 minuti fino a quando non diventeranno morbidi e dorati. Mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
aggiungere il timo e i funghi freschi, cuocere per altri 13 minuti in maniera che i funghi si asciughino. salare e pepare.
Aggiungere l'acqua, lo sherry e i funghi idratati e sgocciolati.
La ricetta prevede di mettere anche l'acqua dei funghi porcini, io dico che è un porcheria bela e buona e consiglio al limite di usare un estratto di funghi o un dado di funghi, prefiribilmente
di ottima qualità o biologico --i dadi non mi piacciono, se non si fosse capito--
Alzare la fiamma e, quando la zuppa inizerà a sobbollire, coprire con un coperchio e attendere 5 minuti.
In questi 5 minuti tritare finemente le mandorle.
La zuppa è pronta, aggiungere mandorle e prezzemolo, regolare di sale e pepe e servire bollente. Una meraviglia, sul serio.

Posted by ElenaC at 09:47

05.01.04

Biscotti libanesi

Il libro da cui sono tratte le ricette, in inglese, si chiama “RECIPES AND REMEMBRANCES from an Eastern Mediterranean kitchen”, l’aurtice e’ Sonia Uvezian, la casa editrice e’ University of Texas Press, Austin.
In realta’ non ci sono solo ricette libanesi, ma anche siriane e giordane.


SESAME COOKIES
Barazik

Sia Damasco che Sidon sono conosciute per questi biscotti tondi coperti di semi di sesamo (possono addirittura dare assuefazione e, secondo l’autrice, tirar fuori il lato bambinesco dei piu’ sofisticati conoscitori di biscotti…)

1 tazza di burro
1 tazza piu’ 4 cucchiaini di zucchero
1 tazza di semi di sesamo
2 1/3 tazze di farina
1 cucchiaio piu’ 1 cucchiaino di albume leggermente sbattuto

Montare nel mixer elettrico il burro e una tazza di zucchero in una crema spumosa. Con un cucchiaio di legno, incorporare pian piano la farina. In una ciotola piu’ piccola aggiungere I semi di sesamo e 4 cucchiaini di zucchero, a l’albume sbattuto. Formare con l’impasto delle palline, metterle su carta forno leggermente imburrata. Schiacciare ogni pallina in un biscottino tondo, aiutandosi con il fondo di un bicchiere (passato di volta in volta nella farina). Coprire ogni biscottino con uno strato di semi di sesamo, premendo leggermente in modo che I semi aderiscano bene. Infornare in forno gia’ caldo a 350 F (mi sembra 160 C) per circa 10’ o fino a doratura. Sfornare e lasciare raffreddare 5’ prima di traferire I biscotti con una spatola su una gratella. Questi ingredienti sono per circa 5 dozzine di biscotti.

Varianti” Aggiungere cannella a piacere ai semi di sesamo.
Secondo l’edizione del 1876 di Baedeker : “Palestina e Siria”, un’altra versione di barazik era in vendita nei negozi di Damasco, Il biscotto era coperto infatti di burro e vin cotto e spolverato di semi di sesamo.


Visto che ci sono copio anche altre ricette di biscotti, anche perche’, leggendo le ricette non sono sicura se la tua corrisponda alla prima che ho messo…


BUTTER COOKIES
Gh rayba

Questi biscotti vengono fatti nelle forme piu’ disparate: a losanghe, crescenti, triangoli, tondi, o a ciambella. Questo impasto viene usato anche per fare un biscotto in losanghe, chiamato sanyura, ripieno di pistacchi non salati. I sanyura sono una specialita’ di Sidon, famosa per I barazik e l’acqua di fiori di arancio.

1 tazza di burro
1 tazza di zucchero
1 cucchiaino di acqua di fiori di arancio
2 ¼ tazze di farina
mandorle intere spellate o pistacchi senza sale e spellati

Con lo sbattitore elettrico, montare il burro, lo zucchero e l’acqua di fiori di arancio. Con un cucchiaio di legno, aggiungere gradualmente la farina. Prelevare la quantita’ di una noce dall’impasto e farne delle palline. Metterle distanziate su carta forno. Delicatamente premere I biscotti col palmo della mano. Premere sulla sommita’ di ogni biscotto una mandorla. Infornare in forno caldo a 325 (14-150? Controlla pero’). Devono risultare sodi al tatto, ma non devono scurire. Togliere dal forno e far raffreddare 5 minuti prima di spostare su una gratella.

Varianti: Invece di fare I biscotti tondi, si possono far delle ciambelle, in questo caso si decorano con pistacchi o mandorle tritate.


STUFFED COOKIES
Ma mul

Questi biscotti possono avere diverse forme e ripieni, a volte l’impasto e’ fatto con semola invece che farina, oppure e’ una combinazione delle due. Per I cristiani, la Pasqua non sarebbe completa senza questi biscotti, ma sono anche presenti durante il Ramadan.
I biscotti, prima di essere infornati, sono pressati in degli stampini di legno decorativi, detti tabi. In mancanza di questi, si possono decorare semplicemente con I rebbi della forchetta.

3 1/3 tazze di farina
2 cucchiai di zucchero a velo
1 tazza di burro a temperatura ambiente
2 cucchiai di aqua di fiori di arancio o 2 cucchiai di acqua di rose, o un cucchiaino di entrambi
1 cucchiaio di latte
Ripieno alla frutta secca o ripieno ai datteri
Zucchero

In una ciotola grande, miscelare farina e zucchero, intriderli con il burro, aggiungere l’acqua di fiori e latte a sufficienza per formare un impasto soffice e malleabile.
Preparare ogni biscotto nel modo seguente: prelevare un po’ di impasto, dimensione di una noce e arrotolarlo in una pallina. Fare un incavo con l’indice e mettere un po’ di ripieno, ricomporre la pallina di impasto e appiattirla leggermente con il palmo della mano. Mettere I biscotti su carta forno e con tocco molto leggero fare un motivo decorativo con I rebbi della forchetta. Infornare in forno gia’ caldo a 350 F (circa 160 anche meno se ventilato), per circa 25’. Il fondo dei biscotti deve essere leggermente dorato, I biscotti non devono scurirsi assolutamente. Con una spatolina, delicatamente trasferire I biscotti su una gratella, far raffreddare e, prima di servire, cospargere di zucchero a velo.

Ripieno alla frutta secca:
1 ½ tazza di noci tritate e mandorle spellate tritate finemente, o pistacchi spellati al naturale
1/3 di tazza di zucchero a velo
2 cucchiai di acqua di fiori di arancio o di rose

Variante: usare noci, piuttosto che mandorle o pistacchi e aggiungere cannella in polvere

Ripieno ai datteri:
¾ di libbra di datteri morbidi snocciolari e tritati
2 cucchiai di acqua o qb
½ cucchiaino di cannella in polvere
Nel robot, ridurre a crema tutti gli ingredienti, aggiungendo poca acqua se fosse necessario

Variante” in una pentolina unire datteri, acqua, 2 cucchiai di burro. Cuocere a fiamma bassa, mescolando e schiacciando I datteri fino a formare una pasta. Agiungere acqua di fiori di arancio e cannella, far raffreddare.

Un caloroso grazie all'autrice di questa traduzione,
Francesca Spalluto
Staten Island, NY

Dal forum della Cucina Italiana, commento del 08/02/2003

Posted by ElenaC at 14:38

18.10.03

Torta alle nocciole del libro di Nonna Genia

t_nnocciole.jpg
una bustina lievito
tre uova
100 gr burro
200 gr farina
150 gr nocciole tostate e tritate finissime
200 gr zucchero
1 cucchiaio olio
una tazzina di latte

Mescolare tutto insieme e cuoci 35 minuti a forno 180°C.
Si serve con lo zabaglione o con salsa al cioccolato, magari quella che si ottiene mescolando cioccolato amaro e panna da cucina in uguale proporzione, ma non quella olandese, quella italiana, bella densa .
Posted by ElenaC at 10:32

09.09.03

Penne alla checca arrabbiata

Ingredienti per 4 persone:
400 gr di penne rigate
aglio, tre spicchi
6 pomodori maturi
un peperoncino piccante
pecorino romano a piacere (consiglio un bel pò)
olio

Cuocere normalmente la pasta. Contemporaneamente fate scaldare l'olio, fate imbiondire l'aglio tritato finemente, poi aggiungete il peperoncino. attendete un minuto e poi buttate i pomodori tagliati a pezzetti. Scolate la pasta e fatela saltare in padella. Aggiungere, se necessario, un filo di olio crudo e pecorino grattugiato.
Tratto liberamente dal libro "Ricette immorali" di Manuel Vazquez Montalban ovviamente rivisto e corretto a seconda dei gusti degli ospiti.....mica li puoi ammazzare con quintalate di peperoncino solo perché la ricetta lo richiede, no? Le varianti possono essere molteplici, io ad esempio adoro gli spaghetti alla chitarra e aggiungo, quando li ho, pinoli tritati, basilico e qualche filetto di acciuga. E' un piatto estivo che invoglia a bere...tenete quindi in serbo una bottiglia in più!!
Posted by ElenaC at 13:40

06.09.03

Libum

Ingredienti per 4 persone:
200 gr farina 00
150 gr ricotta
100 gr treccia affumicata
2 uova
foglie di alloro
sale, un pizzico
Frullare tutti gli ingredienti utilizzando il mixer, in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Lasciare riposare 10 minuti. Formare delle focaccine appiattite. Scaldare il forno a 220°C.
Disporre le focaccine su una teglia coperta di carta da forno unta e cosparsa di alloro. Infornare per 20 minuti e servire bollenti.
Posted by ElenaC at 23:56