28.10.09

Julie & Julia - Intervista a Comidademama. Gli appunti.

Oggi pranzo con una mia amica americana, zuppa d'orzo allo Scrigno del Duomo. Un piccolo lusso per ricevere una signora appena arrivata dalla Bay Area.
Tra una bollicina di Trento doc e un canone a tre voci per spiegare chi siamo e cosa facciamo nella vita, ricevo al telefono (silenziato, certo!) la richiesta di un'intervista sul film Julie & Julia - appena uscito in Italia, sui foodblog e su comidademama per un settimanale trentino.

"Perchè tu?"
Ho quattro occhi, due ancora in jet lag, che aspettano una risposta.
Che, vi avverto, sarà molto lunga.
E che mi serve come traccia per riordinare le idee e per impostare un altro lavoro.*

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Vivendo anche solo per un anno in USA è stato impossibile non accorgersi dell'immagine di Julia Child. E' presente nei negozi di libri, sulle bancarelle, nei negozi per gourmand, a scuola, nelle librerie della case dei nostri amici. Perfino da Target, alla televisione!
Dopo una delle mie visite a New York (15$ di corriera Fung Wah, Chinatown Boston-Chinatown Manhattan, potevo non fare un salto tante volte in quell'anno?), quella in cui sono andata a vedere il laboratorio del no knead bread, ho preso in mano testi, fatto le orecchie alle pagine, sottolineato, guardato immagini. Parlato con i miei amici americani e con i negozianti, con chiunque vedessi con un suo libro in mano.

E ho scritto un post, su chi è Julia Child, lo trovate QUI.
Chi mi ha contattato oggi a pranzo l'ha letto e al momento dell'intervista ha pensato a me.
Poteva seguire i link, fare copia e incolla delle cose scritte e scrivere l'articolo, ma non l'ha fatto. Ha telefonato.*

E poi, le coincidenze della vita. Comidademama e Julia Child sono state, in qualche maniera, vicine di casa.
All'inizio degli anni Sessanta Julia Child si trasferisce non lontano da quella che è stata la nostra casa a Cambridge MA, al 103 di Irving Street.
Il consorte, Paul Child, ingegnere, progetta la cucina che sarà teatro dei suoi primi show televisivi, ora conservata nello Smithsonian National Museum of American History Behring Center.
Marta ci passava davanti ogni giorno con lo schoolbus.

Bastano le ricerche che mi hanno portato a scrivere un post e queste belle chiacchiere per un'intervista? Direi proprio di no.
Apro la mia cartella Julia Child e ritrovo gli articoli interessanti che ho conservato e ne cerco altri sulla rete. E mi viene in mente di controllare che ora è e che temperatura c'è in Harvard Yard questa mattina, con un po' di nostalgia.

Il film è diretto e scritto da Nora Ephron.
Nel 1989 introduce Katz's Deli nel nostro immaginario collettivo con il film Harry ti presento Sally.
(E non ci crede più nessuno se dite che lo conoscevate già da prima. Non vi infastidite, fa parte dell'effetto 'immaginario collettivo'.)

Ephron deve tradurre in storia e intreccio i contenuti di due libri ( due su tre) che non hanno avuto fortuna, almeno inizialmente.

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Ma come?
Uno viene definito una pietra miliare della cultura gastronomica americana e l'altro è il libro derivato da uno di quei casi da blogstar che compaiono sui giornali e sugli articoli degli esperti.

Il film
Esce in USA in Agosto 2009. In Italia è uscito lo scorso 23 Ottobre.
Ephron intreccia:
A) La vita parigina di Julia Child narrata nel libro autobiografico My life in France - scritto con il suo pronipote Alex Prud’homme e pubblicato postumo.
B) Cosa succede nell'anno 2002, 365 giorni in cui Julie Powell cucina tutte le ricette del primo libro di Julia Child, "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1". 365 giorni raccontati nel suo blog in forma di post molto fitti di descrizioni. Un modo per scacciare via l'imminente crisi dei trent'anni, la frustrazione di un lavoro insoddisfacente.
Powell si ritiene "...too old for theater, too young for children, and too bitter for anything else...".

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Il libro di Julia Child. Mastering the Art of French Cooking, Volume 1.
Inizio anni '60.
Julia Child ha ottocento pagine, dieci anni di revisioni e di implementazioni, dieci anni passati a Parigi e in viaggio, con un progetto in tasca. Tornare in America e pubblicare il libro.
Un editore bostoniano, vedendo la bozza di "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1" dice:
"Ma signora Child, NESSUNA donna americana è interessata alla cucina francese".

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Fortunatamente il ricordo di un vivace carteggio sul tema dei coltelli intrattenuto nel periodo parigino con lo storico Bernard de Voto le fa ottenere un appuntamento con Judith Jones, editor e traduttrice della parte francese della Knopf Inc.
Judith Jones conosce Parigi e la cucina francese, porta a casa la bozza del libro e inizia cucinare. Non è ancora vice direttrice della Knopf Inc, poi venduta alla celebre Random House. Traduce libri dal francese e sa di avere in mano un ottimo libro. Chiede a qualche suo collega un po' più in su nella scala gerarchica di mettere una parola buona per lei durante una riunione.
I signori Knopf lasciano tentare a Judith Jones il lancio di questo libro, con la frase celebre, quasi da Roderduck: " Se riesce a far vendere un libro con quel titolo mi mangio il cappello". Qui un articolo molto divertente scritto da Judith Jones su questo avvenimento.

Io non credo molto nella fortuna, ma nelle cose che vanno fatte capitare, per dritto o per traverso. E poi l'inerzia delle cose fa il resto. In questo caso si aggiunge una impennata grazie a questa fortunata circostanza del film. Altra inerzia a seguire e così via.

La bravura di Ephron e Meryl Streep in Julie & Julia fanno valere al libro "Mastering the Art of French Cooking, Volume 1". il primo posto nei bestseller del NYTimes, per la prima volta dopo 48 anni dall'uscita del libro, il 30 agosto 2009.

Scrive il NYTimes che secondo Nielsen BookScan, agenzia americana che segue le vendite dei libri, 22.000 copie sono state vendute dopo le prime settimane dall'uscita del film.
Barnes & Noble rileva il 700% d'aumento di vendita del libro nel mese di agosto '09. (fa sette volte tanto)

Il libro e il blog di Julie Powell "Julie & Julia "
Ephron rende anche al meglio, [...] trimming some fat from Ms. Powell’s rambling book (and draining some of the juice as well)[...], il libro di Julie Powell che riassume i post di gran successo tratti dal weblog Julie/Julia Project.
2 ottobre del 2005. The New York Times pubblica una recensione di David Kamp sul libro 'Julie and Julia': The Servantless American Cook, tratto dal weblog di gran successo dell'autrice. Kamp critica pesantemente il libro. [...] I was hoping and expecting that "Julie and Julia" would attempt some sort of smart perspective in this manner, some reflection on Powell's part about the era that Child's involved, aspic- and butter-heavy recipes represent, and how Child's approach is either hilariously anachronistic or remarkably relevant or some combination thereof. [...] "Nineteen-sixty-one was a different country, no doubt about it," Powell writes. Alas, that's as far as she goes with the thought. Julie Powell willed herself out of that secreterial pool by thinking big; I wish that, for her print publishing debut, she hadn't thought so small.[...]

Anche The New Yorker non recensisce in maniera entusiastica il libro. Non solo quindi si contesta a Powell una scarsa analisi di cosa abbia rappresentato e rappresenti Julia Child nella cultura americana, il fatto che lei sia stata una donna indipendente, con un grado di istruzione, che da giovane abbia servito la sua patria in guerra. Che certamente non si riconosceva in Sabrina/Audrey Hepburn al corso tres chic di economia domestica e buone maniere, per sapere come stare al mondo. Che combatte per essere trattata al pari di un uomo nella scuola di cucina Cordon Bleu di Parigi. Che apre alla middle class post bellica una finestra sulle tradizioni gastronomiche delle persone che di fatto la compongono, questa america. Che apre un nuovo canale di mercato, quello dei prodotti francesi rivolti alla middle class e non solo più alla elite, e fa muovere l'economia. Anche se in Francia c'è chi in parte dissente su questo. [...]For Jean-Claude Ribaut, the food critic at Le Monde, Ms. Child was more like “a mediator who promoted the French lifestyle in the United States, but had no influence on restaurateurs.”[...], ad esempio.
Che usa efficacemente il linguaggio televisivo. Che non le importa se è allampanata e non sembra Marta Stewart. Che ha un marito che mette a disposizione la sua visione scientifica del mondo e, come un pioniere, le progetta uno spazio di lavoro innovativo.
Del libro di Powell non viene gradita nemmeno la trasandatezza e verbosità dello scritto, le descrizioni un po' sgradevoli e non necessarie.

E anche qui Ephron pare compia il miracolo e renda lieve e divertente questa vicenda prendendo il meglio che c'è e intrecciandolo con la ormai leggendaria vita di Julia Child.
Riportando in mano agli americani un libro che è pieno di ricette molto molto sostanziose, troppo ormai per l'orientamento salutista che una parte di USA ha abbracciato.
Ottenendo dal pubblico pagante una rinnovata attenzione, e le stesse esclamazioni (moriremo tutti di colesterolo!) e stesse inarcature di sopracciglia che abbiamo noi quando leggiamo certe ricette dell'Artusi, per esempio. Libro che però teniamo, anche in più copie, nella nostra libreria perchè è un testo che ha un valore e un contenuto che va oltre alla ricettina e il prodotto da promuovere.

“This was a secret dream,” Ms. Ephron said, “that the movie would sell a lot of books.” C'è riuscita. Brava.

Andrò a giorni a vedere il film.
E l'intervista sarà molto molto breve. Promesso.

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Gli articoli (solo una piccola parte di quelli letti)

The New York Times
BOOKS
'Julie and Julia': The Servantless American Cook
By DAVID KAMP
Published: October 2, 2005

MOVIE REVIEW
Julie & Julia (2009) NYT Critics' Pick

Two for the Stove
By A. O. SCOTT
Published: August 7, 2009

BUSINESS
After 48 Years, Julia Child Has a Big Best Seller, Butter and All
By STEPHANIE CLIFFORD
Published: August 23, 2009

Europe
A ‘French Chef’ Whose Appeal Doesn’t Translate
By MAÏA de la BAUME
Published: September 16, 2009

Magazine
Out of the Kitchen, Onto the Couch
Photo Illustration by Erwin Olaf for The New York Times. Set Design: Jeffrey W. Miller. Special Effects: Jane Choi. Location: Bulthaup Showroom, New York.
By MICHAEL POLLAN
Published: July 29, 2009
The New Yorker

JULY 06, 2009
PROFILES
NORA KNOWS WHAT TO DO [ABSTRACT]
PROFILE of Nora Ephron. Nora Ephron is five-six and, at sixty-eight, as slight as a sparrow. She first became well known in the late nineteen-sixties as a magazine journalist who wrote features about cultural institutions and media celebrities. She became even more famous in 1976, when she…
by Ariel Levy

AUGUST 14, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
HOW JULIA CHILD'S MEMOIR SAVED MY DINNER PARTY
By Thessaly La Force

SEPTEMBER 17, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
IN THE NEWS: THE OLD MAN AND THE MONEY, JULIA WHO?
The Kindle edition of “The Lost Symbol” is outselling the print edition on Amazon; a pirated e-copy is also making the rounds. The 1952 issue of LIFE magazine that included Hemingway’s novella “The Old Man...
By Michelle Legro
(comidademama to do list)

MAY 29, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
WHAT ARE YOU READING, ARIEL LEVY?
By The New Yorker

JUNE 29, 2009
BLOG: NEWS DESK
BACK ISSUES: NORA EPHRON LOVES DOUGHNUT MACHINES
In this week’s issue, Ariel Levy profiles Nora Ephron, the writer-director whose new movie about Julia Child comes out in August. Levy accompanies Ephron to the James Beard Awards (the Emmys for food) and later...
By Avi Zenilman

THE FILM FILE
JULIE & JULIA
Meryl Streep as Julia Child, an American in Paris in the fifties, longing to write a cookbook, and Amy Adams as Julie Powell, a lost young American wife in Queens in 2002, who replicates Child’s recipes. The structure is more a rhyming device than a dramatic idea, yet it works…
by David Denby

AUGUST 14, 2009
BLOG: THE BOOK BENCH
SECOND “JULIE & JULIA” POST OF THE DAY
I’d like to add, as an addendum to Thessaly’s magnificent garlic-mayonnaise post, one thought about the film, which I saw a couple nights ago at the cineplex on 38th Street, in Long Island City,...
By Macy Halford

Da mschwarz (grazie)
qui (http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=111429489) un'intervista interessante di Fresh Air in cui Michael Pollan descrive come sono cambiate le trasmissioni TV sul cibo da Julia Child ad ora.


* Ho deciso di condividere gli appunti qui su comidademama per sostenere ancora una volta l'importanza della condivisione libera e trasparente delle notizie che abbiamo, che ci premono e sono importanti per noi e per il nostro lavoro, per i nostri interessi e hobby.
Costano tempo ed energia e chi le usa senza rispetto non fa una buona cosa.
Ecco, Lydia e Adriano, io vi dedico questo post di appunti, che è più una mia pagina personale di lavoro. E' un segno piccolo, bon.

Ecco, ripeto. Essendo questo una pagina di lavoro non rispetta i canoni di brevità e contravviene a tutti i decaloghi su come si compila un post di successo.
ma magari vi può essere utile per avere un quadro migliore se e quando andrete a vedere questo film. O dovrete parlarne o scriverne.

A chi è sopravvissuto alla lettura, meno scorrevole del solito, dovrei dare un premio.
Scherzi a parte, questo è un post aperto.
Aperto a chi vuole contribuire con notizie e riflessioni in più.
Ho scritto a Daniela che nei commenti del post su Julia Child ha detto che una sua amica lavorava nel set e se vuole raccontarci la sua esperienza è la benvenuta.
Scriverò alla figlia di Dede- Varie ed eventuali, che vive a Brooklyn ed è produttrice cinematografica per sapere cosa ne pensa.
Sentirò anche Roberta Corradin, scrittrice e giornalista, che ha curato l'edizione americana del libro Nonna Genia e che ho con dispiacere mancato di incontrare a New York lo scorso anno.

Blogger oltreoceano (e anche da questa parte dell'oceano) fatevi sentire se l'argomento vi appassiona!

Non abbiamo parlato tanto di ricette, ma questo è più un fenomeno di costume, di cultura e anche di mercato. E di persone.
E dove ci sono storie di persone io proprio mi appassiono.

Posted by ElenaC at 03:04 | Comments (49)

25.04.08

Play the Chess Master


Play the CHESSMASTER


Penso capiti anche a voi di vedere abitualmente delle persone che non conoscete, ma che fanno parte del vostro paesaggio quotidiano.
Davanti alla stazione centrale di Amsterdam c'era un azzimato signore mediorientale, vestito come Al Capone, che lasciava una scia leggera di acqua di rose al suo passaggio. Un barbone vestito di nero con capelli e barba lunghissimi.
In Harvard Square il Chess Master si annuncia dal capannello di persone che si raccoglie a vedere se la sua nuova sfida sarà spettacolare o meno.

L'altro giorno accanto al tavolino c'era un bici per traverso. Il compagno di scuola di Marta non si è nemmeno tolto il casco per sfidarlo.
Dovrebbero includere il Chess Master nel giro turistico di Harvard.
In questi giorni sarò un po' lontana dalla rete perchè i mie zii sono in visita, le giornate sono calde e assolate e camminiamo per la città. Domenica si parte di nuovo per New York!

Posted by ElenaC at 07:30 | Comments (8)

20.04.08

Finalmente è arrivata la Primavera a Boston


Spring si here!
Magnolia in fiore. Boston, Malborough Street

Posted by ElenaC at 12:58

23.03.08

Un po' di colore dal New England Aquarium di Boston


New England Aquarium


Non riuscendo a fotografare i primi, pochissimi e timidi, fiori primaverili compenso con la flora e la fauna del New England Aquarium di Boston.
Per chi ha visto l'Acquario di Genova l'Aquarium sembrerà piccolino e da rimodernare, ma per Marta è stato un vero colpo di fulmine. Si è divertita molto a vedere tartarughe giganti, i sub che nutrivano i pesci, innamorata inevitabilmente degli squali.
Io mi sono incantata a vedere certi colori. E le meduse. Non sono ancora su flickr, ma presto avrò un'invasione di meduse.

Posted by ElenaC at 20:24

06.02.08

Skippy's vegetable garden

La notte mi ha portato consiglio.
Un vicino di casa potrebbe ritenere un po' pazza questa signora italiana che vuole sapere se e cosa coltiva nel suo giardino, ma un blogger no.
Faccio una brevissima ricerca mentre il caffè viene su. In Boston trovo molte associazioni che si occupano di coltivazioni in locale, ma a morte se trovo indicazioni per andare nei loro giardini.
E poi trovo Skippy's vegetable garden, il weblog del proprietario di un piccolo orto nei pressi di Boston. Dalle foto che vedo su Flickr intuisco che potrebbe non essere così lontano da casa mia. Lascio un commento spiegando che cosa ho intenzione di fare e chiedo se posso usare qualche frutto del suo giardino.
Mentre aspetto risposta guardo i suoi link e i suoi post.
Scopro con entusiasmo che esistono dei communal gardens, anche se in questo periodo sono desolanti come quello dei miei vicini di casa.

Trovo anche
allandale_banner2.jpg
Allandale Farm
259 Allandale Road
Brookline, MA 02467
617-524-1531 (voice)
617-323-5044 (fax)
allandale@allandalefarm.com
Store Hours: 10am - 6pm
Seven Days A Week

La campagna Mi Illumino di Meno mi fa scoprire molte cose nuove del luogo in cui vivo.
Bene.

Posted by ElenaC at 08:49

16.01.08

Cucina americana - Julia Child


“Anyone can cook in the French manner anywhere,” wrote Mesdames Beck, Bertholle, and Child, “with the right instruction.” And here is the book that, for forty years, has been teaching Americans how.

રuliachild2005061401046.jpgHo scoperto di vivere vicino alla casa abitata da un pilastro della cucina americana.
Julia Child, 103 Irving Street, Cambridge MA.
Negli anni Sessanta questa signora allampanata dalla voce sgradevole ha infranto il mito della cucina francese destinata ai pochi, bucando lo schermo con uno dei primi show televisivi dedicati al cibo*, tenuto nella cucina di casa sua.
Come ha fatto a convincere la PBS? Presentandosi negli studi con fornello e paiolo di rame, cucinando durante il talk show in cui avrebbe pubblicizzato il suo libro Mastering the Art of French Cooking. L'America era entusiasta, e il mito incominciò a formarsi.

Giocatrice di pallacanestro, ricercatrice volontaria in Asia per i servizi segreti americani durante la Seconda Guerra Mondiale, Julia Child balla durante la sigla di apertura del suo The French cook, tiene per la coda un'intera rana pescatrice spiegando come cucinarla.
Sconvolge le casalinghe a modo e per bene servendosi un buon bicchiere di vino francese e consigliando di fare altrettanto.
Presenta davanti a se' una fila di polli come se fossero le Plus belle girls: "Miss Broiler, Miss Fryer, Miss Roaster, Miss Caponette, Miss Stewer and Miss Old Hen". video
Il suo show è altamente imperfetto, umano.
Nessun taglio di pellicola, si gira dal vivo, ad ogni imperfezione o errore nelle preparazioni seguono consigli pratici su come rimediare.
L'America nelle groceries inizia a chiedere lo scalogno.

Come in tutte le favole americane che si rispettino la sua storia è travagliata, piena di ostacoli e di persone che non credono in lei, ma nonostante tutto ce la farà.

Ma andiamo con ordine.
Julia McWilliams nasce nel 1912, in California. Riceve una ottima educazione, gioca a basket dati i suoi 188 cm di altezza, lavora a New York dopo la sua laurea e poi come volontaria per i servizi segreti americani in Sri Lanka e in Cina negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Conosce Paul Child in Cina e lo sposa quando la guerra finisce.

I signori Child vengono spediti a Parigi. Le cronache spergiurano che fino ad allora Julia Child non sapesse tenere un cucchiaio in mano, ma illuminata come sulla via di Damasco da una cena consumata a Rouen decide di studiare a fondo la cucina francese. video
Siamo all'inizio degli anni Cinquanta, Julia Child si iscrive alla scuola di cucina più prestigiosa di Parigi, il Cordon Bleu.
Non vuole seguire il corso per le casalinghe, lei non è una casalinga e non è nemmeno Sabrina. Lei vuole intraprendere il percorso destinato agli chef.

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Sei mesi di corso intensivo al Cordon bleu, lezioni private tenute dallo Chef Max Bugnard, incursioni nel mercati generali e nelle botteghe di Parigi. Non è una casalinga in cerca di perfezione, non ha nessuna intenzione di diventare cuoca, vuole insegnare e scrivere un libro. La direttrice della scuola, Madame Brassart, non vuole assegnarle il diploma, ma alla fine Julia Child riesce a strapparlo. Nel 1951 fonda con due sue compagne di corso Simone Beck e Louisette Bertholle L’Ecole de Trois Gourmandes, una scuola di cucina francese per americani a Parigi.
E le tre signore scrivono il libro Mastering the Art of French Cooking. Ottocento pagine, dieci anni di revisioni e di implementazioni, dieci anni passati ancora in viaggio, ma con un progetto in tasca. Tornare in America e pubblicare il libro.

All'inizio degli anni Sessanta Julia Child si trasferisce non lontano da casa mia, al 103 di Irving Street. Suo marito progetta la cucina che sarà teatro dei suoi primi show televisivi, ora conservata nello Smithsonian National Museum of American History Behring Center.
Un editore bostoniano, vedendo il suo libro, dice: "Ma signora Child, NESSUNA donna americana è interessata alla cucina francese".
Fortunatamente il ricordo di un vivace carteggio sul tema dei coltelli intrattenuto nel periodo parigino con lo storico Bernard de Voto le fa ottenere un appuntamento con Judith Jones, editor e traduttrice della parte francese della Knopf Inc.
Judith Jones conosce Parigi e la cucina francese, porta a casa la bozza del libro e inizia cucinare. Non è ancora vice direttrice della Knopf Inc, poi venduta alla celebre Random House. Traduce libri dal francese e sa di avere in mano un ottimo libro. Chiede a qualche suo collega un po' più in su nella scala gerarchica di mettere una parola buona per lei durante una riunione.
I signori Knopf lasciano tentare a Judith Jones il lancio di questo libro, con la frase celebre, quasi da Roderduck: " Se riesce a far vendere un libro con quel titolo mi mangio il cappello". Qui un articolo molto divertente scritto da Judith Jones su questo avvenimento.
Da qui in poi è tutto un susseguirsi di successi, ristampe, nuovi libri, show televisivi, premi importanti fino ad ottenere la massima onorificenza francese, la Legion d'Honneur.
Judith Jones afferma che il popolo americano, dopo aver scoperto la cucina francese, era pronto per andare avanti e dedicarsi anche ad altre cucine e quindi sono poi seguite le pubblicazioni di Madhur Jeffrey, Claudia Roden e degli altri studiosi delle cucine di tutto il mondo.
Trasmette amore per quello che i libri di cucina possono insegnare oltre alle mere ricette video, interpreta se' stessa nel Muppet Show, Dan Aykroyd la imita nel Saturday Night Show fissando per sempre il tormentone "Save the liver!", nei suoi show invita molti ospiti.
Nell'ottobre del 2007 Uncle Pigor della trattoria MuVaRa (Aiuolik metteva a posto la casa) posta la ricetta della baguette dopo aver trovato una bella spiegazione fatta da una simpatica signora.
Dopo quarantadue anni passati in Irving Street, nel 2001 si ritira in California dove morirà nel 2004.

Ecco, in questo periodo in cui l'America si chiede se esiste una cultura alimentare nazionale, mi sembra che questa sia una bella storia di una parte di questa cultura.


*Il primo show televisivo di cucina è datato 1946, diffuso dalla NBC. I love to eat di James Beard. Negli anni Cinquanta James Beard porta la cucina francese nelle case della middle e upper class americana.

Posted by ElenaC at 08:56 | Comments (31)

29.10.07

Halloween in USA


...perfect for HALLOWEEN PARTY!


Dopo aver festeggiato per anni Halloween all'English Playgroup di Amsterdam quest'anno mi ritrovo proprio qui negli USA dove questa festa è molto sentita. Da almeno un mese sono comparse le zucche nei mercati, ma solo da pochi giorni i giardini davanti alle case hanno iniziato ad avere ragnatele, mostri, gatti e perfino qualche pietra tombale -meno male finta.
Incalcolabili le quantità di dolcetti che ogni negozio sta proponendo, per ora la mia preferenza va alle mele caramellate, che si possono comperare già fatte o si possono caramellare a casa usando dei kit dove con un minimo sforzo si ha l'illusione di essere in grado di caramellare una mela come si deve e senza ustioni.
Come avevo promesso alla mia insegnante preferita per baby maitre patissier ecco la fotografia di una serie di piccoli fantasmi tutti da mangiare. Sono sicura che con la sua tecnica impeccabile per lei riprodurli, caso mai avesse bisogno di due fantasmini, sarà un gioco da ragazzi.

Posted by ElenaC at 12:08

06.10.07

I girasoli di Copley Square



Sunflower in Copley Square

Al Massachusset Farmers Market di Copely Square ho trovato una marea di girasoli.

Posted by ElenaC at 15:13

20.09.07

Yaki gyoza via Porter Exchange



How to put gyoza  in the pan



Ho scoperto finalmente dove posso rifornirmi di cibo giapponese. La gentilissima commessa portoghese di Stellabella Toys, negozio che potrebbe piacere a Potrebbe piovere mi ha spedita nella interminabile Massachusset Avenue, che attraversa Cambridge e Somerville.
"C'è una panetteria giapponese veramente speciale e il Kotobukiya Japanese market. Poi sei vuoi dei bento -cari, sono, ma sono giapponesi- li trovi da Tokai, trovi tutto nello stesso edificio. Il Kotobukiya ha anche un chiosco di sushi, ottimo. Vedrai quanti asiatici, una garanzia."
Un'atmosfera alla Blade Runner, non c'è che dire. Temevo di trovare l'ennesimo spazio infinito di cose da comperare, lastricato di marmo, scrosciante di fontane e muri di acqua con pianista competente e relativo pianoforte a coda nella hall principale. E invece mi sono trovata in un vecchio edificio degli anni Cinquanta, mezzo scalcinato, con qualche lavoro in corso e stretti corridoi in cui si affacciano una decina di chioschi e tavole calde di diverso tipo.
"Mamma dove mi hai portato? Sono stanca, cerchiamo questo supermercato e ce ne andiamo."
Santa bambina.
"Ma non mi lasci vedere un po', magari ci prendiamo un po' di soba? Sushi? Edamame?"
"Le abbiamo mangiate ieri le edamame. E poi a me il sushi non piace."
Percorriamo velocemente i vari corridoi e mi riprometto di tornare da sola. Finalmente raggiungiamo il Kotobukiya Market, mi sembra di essere ad Amsterdam e rivedo tutti gli ingredienti freschi di quando io e la mia amica giapponese Sumi andavamo a fare la spesa. O meglio, io stavo in silenzio con le orecchie e gli occhi bene aperti e lei mi spiegava e selezionava gli ingredienti prima di andare a casa di una o dell'altra e iniziare a cucinare insieme.
Ho imparato a fare i gyoza, credo che la parola "dumplings" o ravioli a mezzaluna possa dare l'idea. Originari della cucina cinese in Giappone sono cucinati in diverse maniere, al vapore, in brodo, fritti o semi fritti.
Uno dei piatti preferiti dal my wise e da Marta sono gli yaki gyoza, un tipo di cottura a metà tra la frittura e la cottura al vapore.
Adesso che ho ritrovato i dischetti di pasta già fatti e congelati credo che li rifarò. Mi piacerebbe avere il tempo e la voglia di formarli uno ad uno, come il papà del film "Mangiare, bere, uomo, donna", ma non c'è tempo e soprattutto non ho spazio in questa micro cucina.
Queste immagini sono della produzione di qualche tempo fa, Sumi mi ha promossa a master of Gyoza e ne sono felicissima, è molto divertente e una volta presa la mano non è nemmeno così laborioso. Non mi piace usare lo stampo per ravioli e con pochi accorgimenti si ottiene un buon risultato. La forma a stella si compone nella padella già oliata e calda e quando si presenta il piatto in tavola tutti rimangono molto impressionati. Da provare!
La mia amica Sumi mi ha scritto dall?olanda pochi minuti fa. Ad Amsterdam sono le due del mattino e lei ha appena finito una delle sue cene cucinate con cura per i suoi -fortunati- ospiti. Ha visto i gyoza ed il ricordo di noi due affaccendate l'ha fatta sorridere. Dearest Sumi, I miss you too very much.

Per la pasta
30 dischetti da 10 cm di diametro
Se riuscite a procurare la pasta già fatta tutto sarà più veloce, non credo sia difficile per chi ha una gastronomia cinese nei paraggi, viene venduta in dischetti nel banco dei surgelati.
170 ml acqua
200 gr farina forte (manitoba)

Mescolate il tutto fino a ottenere un impasto omogeneo e soffice come il lobo di un orecchio. Formare una palla, coprire il tutto con un panno bagnato e lasciare riposare per un po'.
Tagliare la pasta in 30 pezzi e formare dei dischetti di 10 cm di diametro. La parte centrale dovrebbe essere un po' più spessa dei bordi, ma nel pacchetto che abbiamo usato io e Sumi lo spessore era identico per tutta l'estensione.

Ingredienti per il ripieno
200 gr carne di maiale macinata, dovete chiedere al vostro macellaio di fiducia la parte della pancia, bella grassa, e farvela macinare
uguale volume di cavolo bianco
un mazzetto di nira, tipo di cipollotto cinese detto anche gil choy, in caso non lo troviate si può sostituire con porro o, appunto il cipollotto nostrano. Nel caso troviate Nira dovete tagliare la prima parte, più bianca e tagliare finissimamente tutta la parte verde della verdura anche se la troverete molto dura.
Due grandi cipolle tagliate finissime
tre spicchi di aglio
un pezzetto di zenzero fresco
sake (optional), un goccio generoso
olio di sesamo, un goccio generoso
salsa di soia

Tutti gli ingredienti vanno tagliati finissimi e impastati insieme, le proporzioni possono cambiare a seconda dei gusti. Alcune varianti prevedono l'uso dei gamberetti e del pollo nel ripieno.
Ora viene il bello, come confezionare uno di questi dumplings.

Prendere in mano un dischetto, con un dito intriso di acqua inumidire metà del bordo, riempire il centro del dischetto con il ripieno, ripiegare il bordo bagnato su quello asciutto cercando di formare delle piccole pieghe mentre si sigillano i due bordi. In un piatto piano disporre il gyoza appena formato sulla zona ripiena in maniera che stia in piedi. Il ripieno è morbido e non sarà quindi difficile questa operazione.

Ora arriva la parte più complicata.
Obiettivo: avere una parte dei yaki- gyoza molto croccante, anche quando sarà freddo.

Prendere una padella antiaderente, versare un po' di olio, non molto. Aspettare che l'olio si riscaldi e disporre i gyoza, sempre in piedi come sul piatto, a forma di fiore riempendo tutta la padella. Pare che si possano disporre anche in linea, dipende dal vostro gusto, durante la cottura si attaccheranno gli uni agli altri, e quindi il disegno d'insieme è importante.
Aspettare che l'olio rosoli bene la parte direttamente poggiata sulla padella, per pochissimi minuti, poi versare acqua fredda fino a coprire la metà dell'altezza dei gyoza, coprire con un coperchio e abbassare la fiamma.
Cuocere fino a esaurimento dell'acqua. Le prime volte dovrò controllare, Sumi mi ha detto che dovrò riconoscere il suono differente che la padella emette.
Aspettare ancora un minuto e poi togliere il coperchio, completare la cottura e sformare come se fosse una frittata, mettendo un piatto da portata a mò di coperchio e girando la padella.

Si servono sia caldi che a temperatura ambiente accompagnati da un mix di salsa di soia e aceto di riso, mescolato a una pasta di peperoncino piccante.

Kotobukiya Japanese market.
Porter Exchange
1815 Massachusetts Avenue
Cambridge, MA 02139

Posted by ElenaC at 14:51