10.02.04

Io, Haber e Bukowski

Sono ad Alba, a teatro, ho deciso in 5 minuti di vedere uno spettacolo con Paola, non ho una lira e sono vestita alla Diane Keaton, quando fa le pulizie da trasloco.
Tutte le volte che vedo uno spettacolo nell'albese ho sempre una fantasia: immagino l'interprete principale molto felice dell'accoglienza ricevuta e di quel bunet al cioccolato offerto a pranzo in quel posto speciale in cui "… più buono di così lo faceva solamente la mia nonna". Lo immagino recitare con in testa il miraggio di una buona cena annaffiata da vini eccellenti, consumata con il gruppo e pochi orgogliosissimi eletti in qualche ristorantino tenuto aperto solo per loro.
Cena in cui le stanze rimbombano leggermente perché adatte a contenere più persone, in certi casi si sente un po' più freddo del solito. Il cuoco, i giorni successivi, si compiacerà nel lamentarsi di aver dovuto lavorare fuori orario per soddisfare questo celebre interprete. Mi sono immaginata in questa situazione anche Giovanni Lindo Ferretti, quando ha suonato nella chiesa di San Domenico, quindi c'è qualcosa di patologico in tutto ciò.
Lo spettacolo inizia e io intanto divago, divago, divago.
A vent'anni non dormo la notte perché mi sembra sprecare tutto il tempo a disposizione per pensare, parlare con persone, viaggiare sui treni, perdere gli occhi a scrivere o a disegnare a lume di candela-- la luce blu da disegno opprime--, sentendo musica a volumi bassissimi per non disturbare. Vorrei leggere brani tratti dalle opere di Bukowski a letto, mezza svestita, davanti a me uno spettatore affascinato dalla scelta originale per un musetto come il mio, ma questa è pura fantasia.
Passeranno parecchi anni prima che metta in fila un letto, un libro e un paio di occhi. Bukowski lo leggo per la prima volta, sola, quasi 10 anni dopo, perché per me a vent'anni potevo benissimo non leggerlo, giacché il solo nome evocava tutta quella maledizione, anomalia e perversione che io non avrei mai e poi mai lontanamente sfiorato nella mia vita, ma di cui avevo bisogno per creare una rottura nel mio bell'andare, che tanto bello, allora, non mi pareva.
Quando le suggestioni maledette dell'autore ormai non si accompagnavano a frasi come "Non vivrò oltre ai trent'anni se mi consumo così" ho comperato il mio primo libro di Bukovski in edicola, in abbinamento a un quotidiano, se ci fosse stato Dostoevskij era la stessa cosa, avrei preso pure quello, tanto, sono originari dalla stessa porzione di mondo.
A trent'anni o poco più cambio ritmo, mi consumo di meno, decido di strapazzarmi moderatamente, tentando di alimentarmi correttamente e di bere molto poco, perché non sento più l'immortalità dei vent'anni. Penso che Marta, magari, si diverta di più con una mamma sana ed equilibrata e che i contenuti siamo migliori dei sospiri. Divento vagamente retorica, e non mi consolerà mai il fatto che, se me ne rendo conto, sono già un passo in avanti nella soluzione del problema.

Quindi vedo a teatro Haber recitare Bukowski, accompagnato da un gruppo jazz, quattro elementi vestiti uguali, di nero, unica nota di colore i bottoni grigi della camicia.
Per un buona parte dello spettacolo penso che questa sia l'unica maniera per un quarantenne di fruire Bukowski senza avere il dubbio di non aver risolto la propria fase adolescenziale. Il costo dello spettacolo è sicuramente inferiore a quello di una seduta da un analista che ti assicura che, sì, quella fase l'hai ampiamente superata, quindi il problema non si pone. "120 euro, grazie, buona giornata, signore, passi dalla segretaria per ritirare la ricevuta e fissare un nuovo appuntamento." Tutti, quindi, sono contenti e appagati, tranne l'analista.
Lo spettacolo scorre bene, la vista di Haber vestito da donnaccia volgare, con i peli del petto che fuoriescono dalla sottoveste non mi sorprende, ho in mente una scena di un brutto film pulp --tratto da un racconto di Ammanniti, caro ragazzo-- in cui il nostro si presenta anche in veste peggiore.
Canta, Haber, cambiandosi vestito più volte, canta non molto bene per la verità, ma il tutto aiuta ad alleggerire la tensione delle parti recitate e lette. Un cultore di Bukowski avrebbe riconosciuto e mormorato con lui, compiaciuto della propria memoria, i pezzi originali e avrebbe storto il naso per le libere interpretazioni.
Il pubblico applaudiva poco e un po' a sproposito, questo è il guaio di spettacoli perfettamente compatibili locali del genere "club fumoso" portati a teatro.

Penso semplicemente che Tom Waits sarebbe stato un migliore interprete, addirittura troppo perfetto, e Bukowski non si definiva affatto perfetto. La jazz band alternava momenti musicali molto gradevoli a creazioni del genere "easy listening" perfetti nella filodiffusione delle sale d'aspetto e degli ascensori, come dice Murakami Aruki.
In alcuni momenti le letture rivelavano una profondità e una intensità che mi hanno stupito.
Accidenti, ma allora Bukovski era anche profondo? Lo capisco solamente ora? Allora sono veramente cresciuta, ho maturato una sensibilità, riconosco il genio che l'ha reso un mostro sacro della letteratura contemporanea.
Tra l'altro, sorpresona, Bukovski ha una famiglia, si scopre, ha un papà che ha conservato le abitudini dello sthetle che amo tanto sentirmi narrare da Moni Ovadia o da Chaim Potok.
Penso a Bubionboard per tutto lo spettacolo e immagino di sostituire nel pacco postale diretto a lui "Il mestiere di scrivere" di Carver con un libro di Bukovski a costo di leggerli tutti per trovare il più intenso e significativo, così, tra l'altro, mi metto in pari con i miei vent'anni. Inizio a sentirmi molto intellettualmente appagata.

Jorge.

Jorge, già. No, non Amado.
Jorge, l'amico di Sara. Lo scultore valenciano che dorme fino a mezzogiorno, ha paura dei ragni, considera con ottimismo l'idea di mangiare cibo per gatti alla vista di un frigorifico vuoto e crea delle bellissime installazioni semoventi. Ebbenerdì, facciamo festa. Mica stanno usando la sua tecnica di seduzione?
Semplice ed efficace:
sei davanti a lei, fai il cretino, molto il cretino, lei ride come non mai . Pensa: "Caro ragazzo, sei proprio cretino". Mentre si asciuga le lacrime dell'ultima risata lui spara una cosa serissima e la seduce.
Provare per credere, possibilmente con nessuna donna che abbia letto questo post o che abbia avuto una relazione con Jorge. Dato che il campo si restringe di molto, non tanto per via del mio blog, ma perché Jorge ha avuto molte fidanzate, fate qualche domanda prima di applicarvi.
Possibile che abbiano usato il" piano numero uno" di Jorge? in tal caso vorrei che gli pagassero un piccolo risarcimento per la sua pensata.
Sta di fatto che a me lo spettacolo è piaciuto. Se mi si racconta una storia, se me la si racconta bene, se c'è musica jazz dal vivo,--anche senza Bollani, per dire-- che accompagna il tutto io sono felice ed appagata. E aprirò gli scatoloni dei libri reduci dal trasloco alla ricerca di quel Bukovski e di quel Miller che ho messo da parte per leggere altro.

PS: Marco, amore mio, nel caso volessi presentarti semi nudo nel letto per leggermi qualcosa, ti prego, cambia autore.

Posted by ElenaC at 10.02.04 17:50