Cartellate

Lettera del mio carissimo Dona che ha cucinato le cartellate.
Adesso ti racconto cosa ci è successo ieri sera e lunedì sera.
Siamo andati a casa di una mia collega, Marilena, per un workshop
interessantissimo: abbiamo preparato le "cartellate".
Sono un dolce tipico pugliese, natalizio, ottenuto facendo friggere delle
paste ripiegate in una forma molto particolare e passate poi nel "vino
cotto".
Adesso ti spiego tutto.
E' da un pò di tempo che a Natale questa mia collega ce le portava ad
assaggiare e tutte le volte restavo colpito dalla bontà di queste cose, e
alla fine, un pò per scherzo un pò per voglia, siamo riusciti a combinare
per prepararle assieme.
La vera esperta nella preparazione è la Sig.ra Giulia, mamma della mia
collega, e che infatti ieri ha assunto a tutti gli effetti il ruolo di
insegnante.
Che bella nonnina!!! una signora molto minuta, sull'ottantina e alta non
più di 1 metro e 50, magrolina e leggermente china di spalle; un viso
dolcissimo, molto sorridente, con i capelli bianchi corti leggermente
riccioluti, e che ci ha accolti in casa sua come se fossimo stati suoi
nipoti a tutti gli effetti...era a proprio agio, e ci ha fatti sentire
bene, senza tanti complimenti o formalismi.
Robi è venuta ad aspettarmi davanti alla Reale alle 17.30, e da lì ci siamo
diretti verso casa sua, che è nello stesso stabile in cui abita la mia
collega, semplicemente due piani sotto.
L'appuntamento era per le 18; abbiamo trovato subito parcheggio per cui
puntualissimi abbiamo suonato il citofono e ci ha aperti lei, in quanto
Marilena non era ancora arrivata a casa.
Ci fa accomodare in casa sua, in cucina, e, mirabile visione, troviamo una
stanza piccolina con sparse ovuque su degli asciugamani una quantità
industriale di orecchiette appena fatte e ad asciugare: la nostra cena!
Alcune poi ce le ha regalate, e noi le abbiamo prontamente messe in
freezer.
adesso ti do la ricetta:
1Kg di farina
125g di olio
1/4 di litro di vino bianco
pizzico di sale
nella spianatoia setacci la farina, fai la montagna tipo Vesuvio (ah
Alessandra) e ci metti gli altri ingredienti e impasti vigorosamente ma non
troppo fino ad ottenere una bella pasta liscia.
La Sig.ra Giulia ha utilizzato olio extravergine che si fa arrivare
direttamente dalla Puglia in contenitori da 50 Litri, perchè non si fida di
quello che si compra al supermercato. Questo infatti lo fanno dei suoi
amici.
Preparata la pasta, ne si prende un piccolo pugno e la si fa passare più
volte nella macchinetta per fare la sfoglia. La prima volta con lo spessore
più grande, la seconda in quello intermedio (almeno 3 volte per passaggio)
e da ultimo in quello più sottile, cercando di avere alla fine delle
sfoglie il più regolari possibile. A questo punto occorre tagliarle a
strisce di circa 2 cm di altezza, e qui viene il bello....occorre piegarle
per dar loro la forma giusta!
cerco di spiegarmi:
prendi la strisciolina di pasta e unisci le due sponde con una forte
pressione delle dita, esercitandola però in punti distanti circa 2 cm tra
loro, in modo da formare tanti incavi aperti. A questo punto parti da
un'estremità e avvolgi la striscia a spirale, cercando di unire bene i
bordi: il risultato è quello di una pasta rotonda piena di buchi e molto
frastagliata.
Fatto questo fino ad esaurimento della pasta, è venuta ora di cena e dopo
abbiamo interrotto il tutto perchè occorre lasciare riposare la pasta per
almeno un giorno affinchè secchi per poi farla friggere.
A cena abbiamo mangiato le orecchiette di cui ti dicevo prima, condite con
cavolfiore, messo a cuocere assieme alla pasta nella stessa acqua.
Chiacchierata con tutta la famiglia e poi a casa.
Ieri sera c'è stata la seconda parte, ovvero la frittura e il passaggio nel
vino.
Le abbiamo fatte friggere in una padella con tanto olio bollente, finchè
non sono diventate di un bel colore ambrato e poi sono state messe a
asciugare su dello scottex. Essendo poi belle secche, di olio ne succhiano
veramente poco.
Nel frattempo abbiamo messo a scaldare in una bella pentola capiente 4 dita di
vino cotto.
Questo vino lo si ottiene partendo dal mosto d'uva e facendolo cuocere a
fuoco lento per tantissime ore, senza aggiungere nient'altro, finchè si
addensa e assume la consistenza di un bello sciroppo denso e nero.
Giulia ci diceva che è pronto nel momento in cui, immergendoci un cucchiaio
all'interno, una volta estratto ci passi un dito sopra e ti resta il segno.
Pensa che da 10 litri di mosto si ottengono qualcosa tipo un paio di litri
di vino!
Non ti dico il rammarico della Signora quando mi parlava delle difficoltà
di recuperare del mosto a Torino....tant'è vero che continua a farsi
mandare il vino da Orta Nova, il suo paese natale. Comunque ho già parlato
a mio padre e con lui siamo rimasti d'accordo che alla prossima vendemmia
comprerà qualche miriagrammo in più di uva oltre quella che serve a lui per
farsi il suo vinello e appena pestata gliene darà un pò.
Ero certo che mio padre non mi avrebbe deluso!
Ma torniamo alla ricetta:
una volta che il vino è bollente, occorre farci passare dentro le
scartellate fritte, per qualche secondo erivoltandole più volte, in
maniera che assorbano bene del liquido in tutti i punti.
Senza scolarle troppo a questo punto si mettono in un recipiente,
cospargendone ogni strato con una granella costituita da mandorle tritate,
zucchero, cacao in polvere, cioccolato fondente a scaglie e cannella.
Ovviamente anche le mandorle arrivano dalla Puglia...sai quelle comprate al
supermercato chissà quante schifezze hanno all'interno!
Cosparse per benino con questa meravigliosa spolveratina, si versa sopra
ancora qualche cucchiaiata di vino, affinchè si riempiano per benino gli
incavi delle paste, e sono pronte.
Bello Elena, ci siamo divertiti come maialini, ed è stata un'ottima
occasione di scambio culturale. Ti capisco benissimo quando sei contenta
per le occasioni che hai di conoscere culture nuove attraverso la cucina
perchè è stata veramente una cosa speciale. Come sarebbe bello se
l'incontro con gente "diversa" potesse sempre avvenire attorno ad un tavolo
o a dei fornelli....
Posted by ElenaC at 05.11.03 23:21