19.07.03

Mia zia e il cous cous.

Sono in Italia, se Dio vuole. Nel senso che iniziavo ad avere qualche dubbio dopo il collasso della marmitta sull'autostrada tedesca a 800 Km da Savigliano. Dopo 16 ore di viaggio e una cena modello "figliuol prodigo" siamo stramazzati nel letto tutte e tre, Marta prima di tutti, vinti dal caldo tropicale che ad Amsterdam si intuisce solo nei folder delle agenzie di viaggio.
Al mattino l'odore di frittura e aceto tipico dei cusot al brusch mi ha svegliata e mi sono quasi commossa, aria di casa, di vacanze estive.
Ero così euforica che, andando verso la piazza in cerca di un caffè vero, la Repubblica e una trancio di focaccia calda, salutavo tutti i passanti, una vera soddisfazione, dopo mesi di facce sempre diverse, molto interessanti, ma difficili da rivedere una seconda volta.
Vado a trovare mia zia e scopro che, di fronte a casa sua, hanno aperto una macelleria islamica al posto di "Picco salumi e formaggi", un'infanza spesa ad attraversare la strada sotto l'occhio vigile di mia zia per comperare un etto di cotto tagliato fine, ogni tanto lo stracchino per mio nonno, prosciutto crudo se io e mia sorella ci fermavamo a pranzo.
Butto un'occhiata alla vetrina velocemente e mia zia, appena salgo su in casa mi dice:"Ah, mamma mi aveva detto che avresti subito fatto un giro bele lì". Perchè io passo per l'eccentrica di famiglia.
In effetti la cosa mi ha incuriosita perchè ad Amsterdam è molto comune imbattersi in macellerie islamiche, molte sono piccoline e non sono molto pulite, altre sono perfettamente in sintonia con le mie fobie igieniche, tutte vendono oltre alla carne molti prodotti mediorientali, dalle spezie ai legumi secchi, ai prodotti per la casa con stranissimi nomi e grafica antiquata.
Noto che anche in questo piccolo negozio di Savigliano non si vende solamente carne, ci sono delle belle tajne esposte in vetrina poggiate su dei tipici bracieri in terracotta, i bicchieri da te di vetro colorato, le teiere e i vassoi argentati. Bacio la zia, e vado a fare un giro di ispezione.
Il giorno dopo, finiti gli argomenti soliti che animano le visite da mia zia all'ora del caffè, dopo una pausa di silenzio.
"Cusa l'hai catà bele là, ier?".
Scatta, nella mia testa, la sigla di Quark. Rispondo: "Ho comperato una tajne, una terracotta che serve per fare gli spezzatini e gli stufati di carne tipica delle popolazioni nomadi del deserto e usata in tutto il Magreb. -Faccia di mia zia imperturbabile, da giocatrice di poker, ma io lo so che starà pensando che sono venuta su proprio un pò speciale.- E' divisa in due parti: un piatto largo e fondo e un coperchio a forma di cono che serve per mantenere i vapori di cottura e il calore del cibo. La tajne si serve in centro tavola e tutti mangiano da quel piatto, io ci servo anche il cous cous, anche se non è propio adatto, ma fa tanta figura."
Purtroppo per lei continuo nella descrizione del negozio, di quanto sono gentili i proprietari e del sollievo che ho provato nel potere comunicare in italiano con loro. Ad Amsterdam non oso parlare con questi negozianti stranieri in olandese perchè ho paura di spiegarmi male e di offenderli, spesso non parlano inglese. Uno, mi ricordo, mi ha preso in giro per la mia esagerata ossequiosità, data dall'imbarazzo di non potermi esprimere bene, facendomi un profondo inchino dicendomi: "Namastè", adesso ci sorridiamo quando entro nel negozio.
Mia zia soccombe sotto i colpi delle mie divagazioni, ma le siamo così mancate (scusate il plurale, in queste giornate Marta è una presenza costante al mio fianco, più rumorosa di quanto si possa rilevare nella lettura) che sopporta stoicamente l'elenco di spezie che si possono comperare, la curcuma gialla che tinge come lo zafferano, ma costa meno, il cumino in polvere buonissimo nelle polpette di carne, la paprica piccante, l'harissa in barattolini (solo un euro, zia! pochissimo!), lo zenzero in polvere. E si rianima sentendo della presenza di ceci e fagioli secchi, e di questo cous cous che una volta o l'altra deve provare, dato che è buono e digeribile al punto che quella eccentrica della nipote l'ha usato per svezzare la bella Marta.
Decido di tagliare corto dicendole che si trovano anche altri generi alimentari italiani, come Mastro Lindo e la pasta Barilla e non c'è verdura, non ci sono mazzetti di coriandolo e menta fresca, mi sono dimenticata di chiedere se è un caso o no, ma tornerò, voglio scrivere un articolo sul giornale locale, perchè in molti, anche i mei amici più "cosmopoliti" e accaniti viaggiatori, non sono andati ancora a buttare un occhio e, secondo me, questo è un ottimo modo per inizare a conoscere più da vicino e capire una nuova comunità. Magari, in coda all'articolo, posso scrivere una ricetta che si può realizzare usando gli ingredienti in vendita nel negozio, così uno entra con uno scopo preciso e cade l'inutile imbarazzo inizale.
Posted by ElenaC at 19.07.03 15:05