ComidaDeMama

June 28th, 2014 by Elena

ComidaDeMama festeggia i 25 anni delle Donne del Vino Piemonte a #DiVignaInVignetta

Mi faccio stretta tra il guardrail ruggine e le file di TIR che si muovono a testa bassa sull’Autostrada del Brennero.
Cosa mi porta ad attraversare per 500 Km da Est a Ovest il Nord Italia con due bambini seduti dietro che mi chiedono ogni tre secondi dove sono i grissini (e comunque sono sotto il mio sedile, guarda meglio)?

Cinque storiche cuciniere del Piemonte e il loro repertorio di ricette antiche, raccontate e cucinate insieme a una selezione di wine blogger e food blogger all’Italian Culinary Institute for Foreigners di Costigliole d’Asti.

La delegazione Piemonte delle Donne del vino festeggia così con noi i suoi 25 anni tra le Langhe e il Monferrato.
Questo sabato mattina di cucina e tradizione fa parte di Di vigna In vignetta. Due mesi di eventi, una mostra di vignette d’autore sul tema del vino, il lavoro di giornalisti, comunicatori, vignaioli e imprenditori enogastronomici.

Le giornaliste e organizzatrici dell’evento Marianna Natale e Fiammetta Mussio usano i social network in modo intelligente, non solo per dare conto di cosa accade nella giornata di cucina. Aggregano le persone invitate, risolvono gli imprevisti dell’ultim’ora, fanno conoscere i contenuti e i volti, danno la possibilità a tutti gli ospiti di conoscere ciò che accadrà. Lo fanno in maniera dinamica giorno per giorno, anticipando e alimentando l’attesa di tutti. Brave!

Sono le nove di una delle sere più lunghe dell’anno. Esco ad Asti Est e sorrido: sto per attraversare Monferrato, Langhe e Roero, territori diventati ieri l’altro patrimonio UNESCO e ne sono molto felice. Mi lascio alle spalle colline, vitigni e noccioli in favore del mio Monviso. Domani sarà una giornata densa di persone da conoscere e cose da imparare.

Da che parte iniziare? Se avete partecipato a un barcamp, foodcamp o a eventi simili, sapete quanto sia bello conoscere blogger nuovi, riabbracciare quelli che vivono lontano e che si rivedono solo in queste occasioni. E quanto sia emozionante conoscere di persona quei blogger che avete letto per anni e anni. Com’è capitato a me con Sara Tescari e Paolo Arcuno di Fico e Uva, che seguo e ammiro da anni e anni.

Siamo ospiti nella modernissima Orangerie del Castello di Costigliole d’Asti, sede dell’Italian Culinary Institute for Foreigners. Al primo piano, una biblioteca con una luce naturale così bella da chiedere asilo politico e non uscire più.

Nei sotterranei ci aspettano le aule di cucina riservate agli studenti dell’ICIF. Sono state appena collaudate e sono uno schianto. Io sono originaria della provincia di Cuneo e ritrovo nelle parole di tutte le persone che si affaccendano intorno a noi modi di dire, espressioni in piemontese, tracce del mio lessico familiare.

Sà, butumse i faudalin e tacuma a travajè. (dal piemontese: Dai, mettiamoci il grembiule e mettiamoci a lavorare).

Alessandra e il Bunet.
Alessandra e Anna Bardone – ristorante Del Belbo da Bardon, San Marzano Oliveto.

Venite in Piemonte e chiedete di assaggiare un bunet. Cioccolato, amaretti, uova, latte e una lacrima di liquore concentrati in un flan a forma di bonnet (cappello in francese), avvolto da caramello. Non ne assaggerete uno uguale all’altro e probabilmente lo troverete scritto in molte maniere. Bonèt, bounet, bonet, con l’accento circonflesso. Oggi lo potete trovare scritto anche in giapponese negli appunti della giornalista ed ex allieva ICIF Masae Takanashi.

Alessandra rappresenta la quinta generazione della sua famiglia impegnata a portare avanti il duro lavoro del ristoratore. Sua nonna, Anna Bardone, lascia volentieri che sia lei a spiegarci come produrre un bunet come si deve.
Tra i tanti accorgimenti, usare due tipi di cacao differenti, far raffreddare il latte e mai e poi mai far bollire il bagnomaria in cui cuoce il dolce. Pena, ottenere un bunet spugnoso.

Aspic alla piemontese.
Maria Lovisolo – Ristorante Violetta di Calamandrana.



Potrei raccontarvi mille cose del suo intervento. Di come la gelatina di carne fatta in casa sia insuperabile. Dei colori vividi e della composizione di un piatto che ha origini documentate sin dal 1375 e che mantiene un aspetto di altri tempi. Del braccio destro di Maria Lovisolo, sua nuora, attenta e preparata. Di Fiammetta Mussio che decreta Maria Lovisolo, maestra di Finanziera e pietra miliare della gastronomia piemontese, patrimonio UNESCO come i territori in cui ha vissuto.

Ma mi piace presentarvela così, Maria Lovisolo, in un raro momento di pausa.
Per un secondo lascia la nostra compagnia e guarda dalla finestra. 50 dei suoi 84 anni li ha trascorsi lavorando in cucina. Vedova con due figli a 40 anni, ha creato e portato al successo il ristorante Violetta a Calamandrana. E son cose.

Ravioli al plin. E che ravioli!
Mariuccia Bologna – Trattoria I Bologna di Rocchetta Tanaro.

Simpatica ed energica, Mariuccia Bologna ci mette tutti al lavoro. La Monferrina tira a dovere una sfoglia all’uovo gialla oro. Il ripieno dei ravioli è un convegno di tutto il miglior regno animale, tanto buono da sentirsi in dovere di assaggiarne un po’ così com’è.
Paola Sucato coglie al volo un grande insegnamento di Mariuccia Bologna “Usare la stessa delicatezza che si usa ai mariti, per il #plin”

(Elena Chesta Schwarz aka ComidaDeMama e Giulia Graglia aka Senza Trucco alle prese con i ravioli al plin – fotografia, courtesy of Ufficio Stampa Donne del vino Piemonte)
Dietro al banco di lavoro sono in coppia con Giulia Graglia, documentarista, wine dealer di vini naturali e wine blogger.
Mentre disponiamo mucchietti regolari di ripieno, richiudiamo e pizzichiamo la sfoglia, scopro che uno dei suoi documentari sul vino naturale, “Senza Trucco”, è stato presentato a Trento a “Tutti nello stesso piatto” Festival Internazionale di Cinema Cibo e biodiversità, abbinato a un evento organizzato con Elisabetta Foradori. E io me lo sono perso. Accidenti.

Mariuccia Bologna ci insegna e parla della sua vita, parla del suo lavoro e delle sue soddisfazioni.
Come essere ricevuta dall’Ambasciatore italiano in Giappone, in occasione di un viaggio importante.
Era andata a incontrare uno degli studenti giapponesi dell’ICIF che per 15 anni aveva lavorato con lei al ristorante. Un cuoco di brigata, un amico. In comune hanno il rispetto per il lavoro, per quella vita in cucina fatta di fatica e rinunce.
Dopo tanti anni lui è tornato in Giappone e ha aperto un ristorante chiamandolo I Bologna. Mariuccia è andata a trovarlo e “mi sono scorticata i polpastrelli per fare con lui i nostri ravioli. Alle nove della mattina avevamo la fila di persone che venivano ad assaggiarli, insieme alle salsicce e tutto il resto”, ci ha raccontato Mariuccia mentre eravamo seduti a tavola.

L’avete capito già da diversi paragrafi: questa non è stata una semplice lezione di cucina.

Acciughe con la salsa bianca di nocciole.
Piercarla Negro – Enoteca e vineria con cucina Mezzo-Litro di Alessandria.

Una poesia raccontata solo a voce per mancanza di tempo. Pulire le acciughe sotto sale è un atto di amore e pazienza e tutti siamo stati molto grati a Piercarla Negro. La ricetta è tratta dal libro La cucina piemontese. Storia e ricette di Giovani Goria. Nemmeno a dirlo, è finito dritto nella mia wishlist.
Sono tornata a Trento con un pacchetto di acciughe sotto sale, le nocciole varietà Rotonda Gentile di casa mia e le ho subito cucinate per la gioia dei miei amici e vicini di casa.

Marmellata di pere di San Giovanni.
Marina Ramasso – Ristorante del Paluch di Baldissero Torinese.



Era da molto tempo che non rivedevo questa varietà di pere. Sono molto belle, croccanti, asciutte. Marina Ramasso è molto simpatica e ci spiega il suo approccio apparentemente poco ortodosso alla confezione di marmellate e confetture.
Mi piace molto quando racconta delle sue notti passate a produrre marmellate, ore sottratte al riposo dopo giornate di lavoro al ristorante che sanno di frutta e spezie.

Le donne del vino e la mostra Di vigna in vignetta.
Ci hanno accompagnate durante tutto il giorno. Abbiamo potuto parlare con loro, chiedere e farci raccontare del loro lavoro. Durante il pranzo hanno abbinato i loro vini ai piatti cucinati nella giornata. Una selezione ampia e generosa.
Francesca Poggio, delegata regionale per il Piemonte ci accompagna nei piani alti del castello per vedere Di Vigna in Vignetta, mostra di vignette sul vino. Sono circa cento quadri
di artisti illustri, collezione privata di Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo, di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.





Ringraziamenti.
Cosa dire di più se non g r a z i e. Un grazie grande a tutte le persone che hanno lavorato a questa giornata, per avermi coinvolta in questo evento. Le donne del vino del Piemonte festeggia 25 anni di vita e il regalo lo fa a me.
Buon anniversario e un brindisi alla vostra salute!

Le donne del Vino del Piemonte
IShock- Marianna Natale e Fiammetta Mussio
Italian Culinary Institute for Foreigners

[in progress, cosa si dice in rete di questa gloriosa giornata]

#DiVignaInVignetta su Instagram via IconoSquare.com
#DiVignaInVignetta su Twitter
#DiVignaInVignetta su Facebook

La Stampa - I blogger dell’alta cucina scoprono le ricette astigiane
All’Icif di Costigliole, provenienti dall’Italia, da Giappone e Germania

lanuovaprovincia.it – La cucina condivisa fra social e realtà
Wine Pass Piemonte- Di Vigna in Vignetta – 29 Giugno, Costigliole d’Asti (AT)
Gazzetta d’Asti – Blogger nelle cucine dell’Icif con le Donne del Vino del Piemonte
IShock Agency- Foodblogger e grandi cuoche a “Di vigna in vignetta”
Mafe De Baggis – #lavoltabuona (cit.)
Senza Trucco – Di Vigna In Vignetta
Dolci(di)Vini – Storie di donne, cucina ed emozioni

Comments

8 Responses to “ComidaDeMama festeggia i 25 anni delle Donne del Vino Piemonte a #DiVignaInVignetta”
  1. daniela ladiè says

    Sono molto colpita, ti confesso , quanto impegno, professionalità, serietà, deve essere stata una bellissima esperienza davvero, come sempre grazie per i tuoi racconti (un bacino ai piccoli)
    Daniela

    • In effetti ero grata e anche un po’ in soggezione davanti a tanto lavoro e tradizione. Sono felice che ti sia piaciuto il racconto. Un abbraccio.

  2. cara Elena, per dirla in due parole, quelle che hai usato anche tu: “…e son cose”!
    Esserci state fa parte di quello che nessuno ci postrà togliere, vero?
    Grazie anche a te, rivederti è esempre un grande piacere :)
    Un abbraccio!

  3. simona allasia says

    Marmellata di pere di San Giovanni ??!?!?…ti prego dammi la ricetta : ne ho una pianta nell’orto così carica che ha i rami che si spezzano!!!
    Faccio normalmente la marmellata di pere ma quelle sono così piccine che non posso pelarle….grazie gioia bella ! ps mi piacerebbe un sacco rivederti…così tanto per parlare….

    • Simona, non l’ho appuntata, ma te la recupero. Come vedi, non sono state sbucciate le pere.
      Ho visto venerdì tua sorella al mercato. Sono stata una settimana, ma alla fine sono stata molto a Torino e poi dalle nostre famiglie.
      Torno a fine mese al volo, ma ad agosto sono tra Savigliano e Bordighera. Dai che in qualche maniera ci vediamo!

  4. Ficoeuva says

    Elena anche per noi è stato un piacere immenso conoscerti di persona dopo tanti anni ! Sei una bellissima persona sul web e dal vivo. Un bacio Sara e Paolo

    • Sara e Paolo, grazie! Ero così felice di rivedervi che non ho nemmeno fatto una foto vera con voi due! Che testa.
      Spero di rivedervi presto dal vivo.

  5. Per questioni organizzative famigliari ho dovuto rinunciare a partecipare :( Mi è dispiaciuto davvero tantissimo, e dalle tue foto capisco che mi sono persa tante cose… Un vero peccato! Ma grazie per averle raccontate Elena! Un abbraccio.

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