ComidaDeMama

January 27th, 2009 by Elena

Le Pain Quotidien.

pain_quotidienNYC copia.jpg

Le pain Quotidien -New York City. Scattate lo scorso anno in Dicembre.

Questa è la storia di un successo. Di Alain Cumont e di un tavolone comperato al mercato delle pulci che ha portato fortuna.
Siamo in Belgio. A tre anni Cumont è aiuto cuoco della sua nonna. Con i suoi menu fantasiosi a diciassette fa scalpore nei pranzi di famiglia. Il suo apprendistato passa attraverso grandi chef francesi e anni passati nelle migliori cucine di New York City.
1987. Torna a Bruxelles dove apre in Place Rogier un ristorante con soci mal assortiti. Cumont prende la sua quota e fonda Le Pain Quotidien.
D’altronde, quando aveva ancora il ristorante, si faceva spedire pane buono dalla Francia. Spendendo un capitale.
Perchè non farlo lui stesso e venderlo? Sia come boulangerie, una grande madia piena di forme di pane casereccio e di bella pasticceria. Sia come locale, caldo con luci soffuse e tanto, tanto, tanto legno.
Pane, rustico e semplice. Farina, acqua e sale, acido, medievale. Viene venduto nell’ottobre del 1990 a Bruxelles, nel primo negozio di quella che diventerà una catena di circa 80 locali sparsi tra USA ed Emirati Arabi, passando per l’Europa (Roma compresa, ma lei dice: “c’è pure a Roma, via Tomacelli, ma purtroppo è molto meno buono”), la Turchia e per la Russia.

Il primo negozio si trova in un quartiere di Bruxelles pieno di carattere dove gli affitti non sono ancora altissimi.
E spunta il tavolo. Grande, vecchio, bello. Comperato in un mercato delle pulci. I più scettici scuotevano la testa. Mai e poi mai le persone avrebbero condiviso il posto.
E invece diventa un punto di forza. Il communal table piace e convince. Non c’è Le Pain Quotidien che non ce l’abbia.
Piccoli locali con una bella luce, cibo sano, centrifughe e succhi di frutta pieni di vitamine. taglieri riccamente assortiti. Le œuf à la coque e i filoncini di pane come da bambini, waffels. Coppe imperiali di yogurt biologico, granola e frutta fresca. Pasticceria bellissima e di ottima qualità. Forme di pane che ricordano altri tempi. File di barattoli di marmellate, conserve e altro ancora.
Normalmente spuntano all’angolo di una strada trafficata, fatti apposta per chiudere la porta dietro a file taxi gialli [se siete a Manhattan, per le altre location scegliere le insidie più adeguate] , segnali sonori, insegne luminose, la gente che cammina veloce, gli ombrelli, la polizia. E per sfogliare in santa pace il New York Times [se si è a Manhattan. per le altre location scegliere il quotidiano più adatto] sul grande tavolo, con cafe au lait, pane, burro e una selezione di marmellate [tra cui la Brunette, crema di nocciole amata da Pm10].
Mi spiace di avere fatto unicamente queste tre fotografie durante le mie visite fatte a New York, quando prendevo il pullman Fung Wah 15$ Chinatown Boston- Chinatown Manhattan e ritorno. Ma credo che possano rendere l’idea di quanto è accogliente e di quanto mi manchi NYC ^^.

Comidademama a New York City. Tutti i post.
Sullivan St Bakery, Comidademama nella casa del No Knead Bread
Il laboratorio del gelato e mappa dei luoghi golosi che ho provato, da stampare e portare con voi.
Sopravvivere a Manhattan, uno spuntino al volo per tutta la famiglia.
Union Square Greenmarket

Dove ho letto la storia di Alain Cumont?
Intervista ad Alain Cumont
Canadian Living

Comments

29 Responses to “Le Pain Quotidien.”
  1. c’è un pain quotidien a roma. andiamo? :)

  2. Sembra la descrizione del paradiso! ^___^ Non capisco perché in Italia manchi quasi completamente l’abbinamento panificio + caffetteria + posti a sedere :-(
    E leggendo questo post non ho potuto fare a meno di pensare alle profumate panetterie giapponesi in cui “fai la spesa” col vassoietto… ah, nostalgia…

  3. eh, le pain quotidien, a parigi era un’abitudine quotidiana appunto, una di quelle cose che rientrate in Italia ci mancava da morire… quando apr

  4. Grazie Elena per questo post! Spero di poter andarci presto perchè questa formula del tavolo comune mi piace tantissimo.
    Qui in Germania è molto normale sedersi al tavolo di un ristorante con altre persone che non si conoscono, ma solitamente solo per una mancanza di posti liberi. In Italia sarebbe impensabile.
    Il tavolo grande che invita a stare insieme è tutta un’altra cosa.
    Un abbraccio

  5. Non ci sono stata purtroppo…mi sa che a NY mi sono sfuggiti molti luoghi gastronomicamente interessanti, a partire da whole food market, ma il tempo era poco e le cose da vedere troppe, tocca per forza ritornarci :)

  6. la prima volta che sono entrata in un pain quotidien ero a Nizza… rimasi folgorata dall’atmosfera… mi piaceva tutto: l’ubicazione (affacciato sul mercato), il tavolo(!!!), i colori delle pareti, il legno, la luce, il menu, il cibo… era quasi precisamente il locale ideale, quello dove passare ore da sola o in compagnia… una sorta di condensato del buon vivere europeo… s

  7. con me sfondi una porta aperta! ce l’avevamo attaccato all’ostello nella broadway, upper west side all’altezza della 84ma circa… fantastico posto. certe colazioni ci siamo fatte, seduti in quel communal table! :-) certe chiacchierate!

  8. ah, ps: a roma c’era, ma pare non essere all’altezza dei Le pain quotidien che si trovano in giro. ci ho preso la crema spalmabile bianca.. ma non era nemmeno lontanamente come la crema bianca di ny! :-((

  9. roberta says

    ciao ti leggo sempre anche se non commento mai!Forse sarò a NY con la famiglia in aprile e quando ho visto il post mi sono andata a riguardare i vecchi post di NY:aveva attirato la mia attenzione quello intitolato sopravvivere a manhattan, mi dicevo ma come? me lo sono perso mi sembra di non averlo letto mai…poi ho visto la data:ero in ospedale a far nascere mia figlia(che tra l’altro si chiama Marta)!
    Grazie per le tue dritte sempre interessanti!
    Un saluto,
    Roberta

  10. che bella storia che ci racconti, concordo con Stefie sul fatto che è strano che a nessuno è venuto in mente anche qui di creare un posto simile, semplice nelle proposte e che dona calore

  11. Anche io non ci sono mai stata ma mi hai fatto venire una gran voglia di sedermi a quel tavolo..

  12. Guardando le tue foto e il sito è venuta nostalgia a me che non ci sono mai stata…che locale incantevole
    Un bacio
    fra

  13. Mi unisco ai sospiri di Stefy… anche a me mancano tanto i panifici-caffetterie che si trovano all’estero :**

  14. ciao,
    io ci sono stata a Ginevra, abito a ginevra.
    qui è sempre pieno, credo sia cultura, colazione, brunch, merenda… i pani le confetture le marmellatine.
    a me piace il concetto, è un sogno che ho visto realizzato appunto da “loro”; i pani sono buoni, cos

  15. Purtroppo a Roma non c’è più :(
    A Tokyo ci sono diversi locali sul generis; il pane ha una forte attrattiva anche su chi è abituato a ingredienti diversi dai nostri.
    Che belle foto Comida! Grazie per il fragrante post ^^

  16. isabella says

    Ciao! Avevo sentito parlare bene del tuo blog e stasera sono venuta a trovarti. E tu come mi accogli? Con uno dei luoghi più cari al mio cuore e alla mia memoria (nostalgia terribile quindi…). Al pain quotidien di Liegi ho passato delle mattinate indimenticabili (la marmellata con le fragoline intere…) e ho salutato amici che dovevo lasciare.
    Pensa che mi ero persino informata per un franchising (cos

  17. Che meraviglia… credo che qui da noi una situazione del genere non sarebbe apprezzata come merita. Peccato!

  18. Tre scatti conditi con la tua descrizione ci danno già l’idea e il profumo di pane e pasticceria … appunto mentale per provare di persona :-) baci

  19. Cara Comida, ricordo Andersen e Bagel&Bagel da Foodshow, ma c’è una catena chiamata Antendo che fa delle cose davvero particolari (sui e non sul generis, scusa per il mio pessimo latino ^^) alcuni in base ai prodotti di stagione. Un bacione e grazie per la visita!

  20. Ciao Elena, queste panetterie devono essere una meraviglia, appena ne avrò l’occasione andrò sicuramente a visitarne una.
    Colgo l’occasione per ringraziarti perchè in seguito alla tua segnalazione dell’iniziativa “menu for hope” ho partecipato e ho vinto! ieri ho ricevuto i chutney di “untoccodizenzero”: una meraviglia!

  21. Storie sempre “calde”, da leggere e da gustare come pagnotte.
    Grazie!

  22. silvio, troppo gentile, sono felice che i racconti (e le fotografie)riscaldino un po’.
    lorenza, benvenuta! Grazie mille per avere partecipato a Menu for HopeV, sono felice che tu abbia vinto il chutney di UTZ, è un bellissimo regalo.
    Kazu ANDERSEN! si chiamava andersen quello in Omontesando e nelle stazioni di Kyoto. Che memoria che ho.
    Maite di http://lacucinadicalycanthus.net/ mi ha spiegato in dettaglio il declino di Le Pain Quotidien di Roma, che peccato. Da quello che ho capito Alain Coumont cerca di riacquistare i franchising ‘ammarati’. Chissà se acquisterà anche quello di Roma.
    twostella spero che ti piaccia!
    cri A quanto pare a Roma è stato un flop. Ho amici che hanno fatto studi per franchising di questo genere e avevano elencato tutta una serie di problemi possibili. Oggi ho visto il negozio pilota di Milky Walky, a proposito.
    isabella benvenuta e lieta di accoglierti con una bella memoria.Immagino costi caro un franchising cos

  23. Gabrielle says

    Con questo tuo post mi offri un lampo di nostalgia: prima di venire a Milano abitavo Bruxelles, proprio nel periodo in cui stava aprendo Il pain quotidien: ci andavo in famiglia, da sola o con mio figlio piccolissimo. Che peccato che non esista anche a Milano ! Quasi quasi ne apro uno !!!

  24. Cercando su google pain quotidien da far vedere a mia sorella mi sono imbattuta nel stuo scritto!!!Non sapevo la storia…interessante!
    Ma xchè non ne aprono uno anche a Milano mi chiedo!??!

  25. NEGOZIO MILKYWALKY? Ha un nome che già mi ispira un bel po’!
    SOno curiosissimaaaa!

  26. ho scoperto Le pain quotidien da quando sono arrivata a vivere a Bruxelles … e l’ho adorato subito!
    tanto como il suo blog!
    grazie pero tutta questa informazione… tornero speso!

  27. Grazie per il commento e per il link a questo bellissimo post. A guardare le foto sembra di sentire il profumo del pane!

  28. a Roma c’era !!! ed era buono. ma non c’è più almeno dal 2008.
    ora al suo posto c’è un locale che imita le pain quotidien ma è appunto una imitazione (di cui diffidare…) volevo comprare la crema di nocciole, ma guardando gli ingredienti ho scoperto che sono diversi da quelli dei prodotti originali venduti in belgio o in francia (molto più grasso!). devo dire che me l’hanno anche fatta assaggiare, non era come l’originale, quindi ho rinunciato. Peccato!

  29. Ciao a tutti voi, sono stata recentemente a N.Y. e su consiglio di un’amica, sono stata a LE PAIN QUOTIDIEN. Risultato: ci tornavo tutte le mattine.
    FA-VO-LO-SO e i ragazzi che ci lavorano (tutti studenti/esse) gentilissimi!
    Andateci
    Un saluto a tutti
    Paola

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