ComidaDeMama

March 5th, 2008 by Elena

Torta di ceci, farinata, cecina, Bell’e cauda, balacauda, fainè, panissa (altri nomi per questa ricetta?)

Torta di ceci


Togliere dal piatto ogni goccia di acqua e di olio, togliere ogni singola briciola prima di fotografare
.
Una regola ricorrente, si legge in molti articoli di fotografia di cibo.
Ma si dà il caso che quella crosticina dorata attaccata al bordo della teglia e quelle briciole sparse un po’ ovunque siano la parte più ambita, la più gustosa, la mia preferita.
E allora, bando alle regole, la briciola la fotografo eccome!*
Ogni irregolarità nella fetta che vedete è il risultato di una mia incursione mattutina, con la tazza di caffè in mano. Lascio volentieri gli scones a Marta e il my wise e io mi gusto un pezzo di torta di ceci strappata con due dita, insieme alla mia tazza di caffè.

Lungi da me far partire una feroce disputa sull’origine della torta di ceci, ditemi se sapete tutti i nomi per descrivere questa stupenda invenzione, così semplice e così gustosa.
Fiordisale ha dedicato un bellissimo alla farinata così come la mitica Mitì Vigliero aka Placida Signora, postata in onore dei partecipanti dello ZenaCamp. Monique l’ha fatta qualche giorno fa.
Vorrei assaggiare la Torta che si fa a Livorno, dicono che sia spettacolare. Per conto mio ho assaggiato la cecina lungo una spiaggia poco lontana da Cecina e ho riscaldato le mie ossa infreddolite in un locale di Genova gustando una fetta di farinata e un corroborante bicchiere di vino rosso.
Ringrazio Petula per il consiglio di far riposare almeno tre ore la farina di ceci, consiglio che migliorerà di netto anche i miei dhoklas.
Torta di ceci
(English text below)
Ingredienti per 4 persone

teglia da forno a bordi alti diametro 28 cm
100 g farina di ceci
300 g di acqua
un cucchiaio di olio e un po’ per oliare la teglia
sale
pepe

In una ciotola stemperare l’acqua nella farina di ceci mescolando fino ad eliminare ogni possibile grumo.
Coprire la ciotola con un piatto e lasciare riposare per almeno tre ore l’impasto.
Preriscaldare il forno a 250°C.
Aggiungere dopo le tre ore l’olio. regolare di sale e pepe.
Oliare una teglia da 28 cm di diametro e versare il composto.
Cuocere mezz’ora a 250°C e un’altra mezz’ora a 200°C.
Verificare la cottura ed eventualmente cuocere per altri 15-20 minuti.
Servire calda.

Note.
Lo spessore che si produrrà sarà maggiore di ogni farinata e cecina provata da me fino ad ora. Ho provato a dividere l’impasto e cuocere in due riprese, riducendo il tempo di cottura. Ma in famiglia la preferiscono spessa.
In molti siti ho trovato questa proporzione tra acqua e farina. Tre parti di acqua e una di farina. Un’ora non è sufficiente per fare diventare questa quantità asciutta come una cecina. Mi ci è voluta quasi un’ora e mezza.

Con questa gialla farinata partecipo all’International Women’s Day
*è ben vero che in piatti in cui tutto è perfetto una briciola o una ditata di unto distoglie l’attenzione ed è fastidiosa quanto una foglietta di rucola tra i denti, ma qui le briciole sono il punto di forza della foto (e della ricetta)

Torta di ceci

Ingredients
Ingredienti per 4 persone

teglia da forno a bordi alti diametro 28 cm
100 g chickpeas flour
300 g water
1 tablespoon evo and more to grease the baking pan
salt
pepper

In a mixing bowl blend water and chickpeas flour until reaching a fluid batter without any lumps. Cover the bowl with a dish and let it rest for at least 3 hours
Preheat the oves at 250°C.
Add oil salt and pepper to the batter, whisk thoroughly until very well blended.
Grease generously a baking pan and pour the batter in it.
Bake at 250°C for 30 minutes and then for other 30 minutes at 200°C, until the crust is golden brown and the inside is done.
A 28 cm diameter round baking pan makes a thick kind of torta di ceci and you might have to wait another 15-20 (even 30) minute to be done.
Or you can make thinner cake using a bigger baking tray.

Comments

42 Responses to “Torta di ceci, farinata, cecina, Bell’e cauda, balacauda, fainè, panissa (altri nomi per questa ricetta?)”
  1. Elena,
    le tue foto sono sempre splendide perchè danno un senso di casa, di famiglia di tenerezza e un monte di altre sensazioni piacevoli, lo scorso fine settimana sono stata a Messina ed ho fatto le foto delle teglie con briciole e briciolette, pensadoti intensamente.
    voglio provare la tua farinata
    :*
    ho fatto la tua ricettina del cavolfiore al forn al curry, appena la pubblico te lo dico, era buonissimo
    grazie
    baci
    Cla

  2. In effetti è parecchia acqua, io di solito ne uso meno e la faccio sottile, questa invece ha un aspetto quasi soffice. A casa piace a tutti, la prossima volta la provo cos

  3. Che buona la farinata! E che voglia che mi hai fatto venire. Recentemente, a Livorno ho assaggiato la cecina, beh, direi che non ci sono differenze con la versione di casa mia, genova appunto. Quella che faccio io e’ molto piu’ sottile, almeno meta’ della tua e contiene molto piu’ olio. La farinata ahime, non e’ proprio adatta per la dieta. In pratica la pastella di acqua e farina frigge nell’olio con cui e’ miscelata e forma una crosta croccante superficiale mentre la parte sotto rimane piu’ morbida. Cuoce in circa 20 minuti.
    Il riposo della miscela acqua-farina e’ fondamentale.
    Ciauuu

  4. Che bbbuona la farinata (io la chiamo, banalmente, cos

  5. Sulla farinata genovese, avevo scritto qualche curiosità storica qui: http://www.placidasignora.com/2007/04/02/la-farinata/
    Un bacio, tesora! :-*

  6. l’ho pubblicata anch’io pochi giorni fa…è spettacolare, vero?

  7. …panissa. la mia nonna la chiamava panissa.
    io la mangerei sempre, 24h/24, ogni momento.
    e la tua sembra me-ra-vi-glio-sa!
    un bacio
    sara

  8. …panissa. la mia nonna la chiamava panissa.
    io la mangerei sempre, 24h/24, ogni momento.
    e la tua sembra me-ra-vi-glio-sa!
    un bacio
    sara

  9. …panissa. la mia nonna la chiamava panissa.
    io la mangerei sempre, 24h/24, ogni momento.
    e la tua sembra me-ra-vi-glio-sa!
    un bacio
    sara

  10. buonaaaaaaaaaaaaa… altra cosa che adoro!
    Io ho trovato le proporzioni giuste utilizzando la farina di ceci Molino Chiavazza (la trovo all’Esselunga).
    La ricetta della farinata riportata sulla confezione è la migliore che io abbia mai provato (le proporzioni non le ricordo e sono in ufficio e non posso controllare).
    In ogni modo, una volta preparato l’impasto di acqua e farina di ceci, lo lascio riposare con un rametto di rosmarino (che poi tolgo prima di infornare). Aggiungo sale e olio e inforno….
    Inutile dire che ora ho l’acquolina che mi perseguita…
    Scusa il commento lunghissimo, mi permetto di aggiungere che la foto con il corredo di briciole e crosticine varie rende meglio l’idea di qualcosa di delizioso!

  11. Non sapevo di dover lasciare riposare l’impasto, grazie per la dritta. Anche io la conosco come:
    cecina
    farinata
    torta di ceci
    quasi quasi la preparo per merenda oggi.
    Saluti
    h

  12. brava!!Mi piace molto la foto a dispetto delle regole.. :DD
    Un bacio!!

  13. Ecco un altro nome: Fainé, come la chiamano a Sassari!
    La ricetta me la segno, la voglio proprio provare.
    Ciao,
    Aiuolik

  14. Ciao Comida,
    anch’io (genovese) la chiamo farinata. So pero’ che nella zona di Alessandria e Tortona la chiamano “Bela cauda”, italianizzato in “Bella Calda”. Buffo no?
    Panissa a casa mia era invece la versione “lessa”, che diventa tipo polenta.
    Ah, per i tempi di riposo: io preparo l’impasto al mattino per infornare la sera

  15. come potrai vedere dal mio post
    http://www.fiordisale.it/2007/09/11/faina-farinata-di-ceci/
    la vera farinata è un tantinello più bassa, la tua a me pare più una torta salata, no?
    non mi ricordo più, te l’ho detto vero, della ricetta gialla per sabato?
    nevvero che ci provi?
    :)

  16. NOOO,non posso crederci che tu l’abbia fatta!!da noi quando si ha voglia di andare fuori a mangiarla si propone di andare a prendere un “5&5″ perchè ai tempi costava 5 lire la torta e 5 lire il pan francese, spesso qui si mangia cosi,sotto forma di panino(qualcuno aggiunge pure le melanzane sott’olio)..e comunque ti hanno detto bene, qui a Livorno ci sono un paio di posti dove è davvero buonissima!la tua sembra non male davvero

  17. ….provoca dipendenza a distanza: adesso cosa cucinerò domenica sera per un’amica!
    pensa che dalle mie parti (novara) la panissa o paniscia è un risotto con verze, fagioli e salame fresco (il salam dela duja), nel vercellese no salame. ;-))
    ma certo che si devon fotografar le briciole!!!!

  18. Ciao dopo averla mangiata in liguria e toscana per molti anni la preparo spesso e volentieri anche a casa nella versione originale ovvero: teglia grande e spessore sottile cotta in forno ma anche in più varianti:
    -con aggiunta all’impasto di aghi di rosmarino secco macinati
    -leggermente più spessa cotta in una padella ben oleata
    -con aggiunta di zucchine trifolate in olio e aglio
    comunque sia è sempre strabuona.
    Io non peso mai la farina vado ad occhio, prendo un vasetto di vetro tipo bormioli per intenderci poi aggiungo farina e acqua olio sale e poi chiudo il coperchio e lo miscelo girandolo sopra sotto quindi mi regolo se devo aggiungere ancora farina o acqua.
    Cos

  19. quanto hai ragione sulle briciole: io le trovo a volte indispensabili per rendere l’idea della fragranza, della “sincerità” di quel che si sta fotografando! per la farinata, anch’io la faccio cos

  20. anna maria p. says

    anche io, da alessandria, la bell’e calda la preparo con le stesse proporzioni ma con un bel bicchiere d’olio evo e con il forno molto più caldo, in teglia di rame stagnato, inizio cottura al massimo consentito dal forno, per mezz’ora e verso la fine a forno spento cinque minuti di grill (il mio è un vecchio forno a gas)
    la nostra versione è molto più unta e sottile
    la panissa però è altra cosa, è la farina di ceci cotta nell’acqua, fatta raffreddare e fritta, insomma le panelle siciliane
    adesso me ne vado a comprare un cartoccio, mi avete fatto venire voglia e me la mangio sulla via di casa

  21. Ciao Elena,
    Mi fai scendere la bavetta, anche considerato che il mio pranzo oggi era un po` scarsino…Il faine` come lo chiamano a Sassari…ma a Macomer l’ho fanno buonissimo..cotto nel forno a legna e` una delizia. Meno spesso del tuo, ma ci puoi aggiungere cipolla o salsiccia fresca o secca prima di andare in cottura… Giusto per controllare la linea!!! E si, fare riposare il tutto almeno 5 ore secondo qualche ricetta.
    A presto Ila

  22. La cecina!!!
    Quando la adoravo da studente a Pisa!
    Sai cosa … non ho ancora fatti gli scones, ma forte la cecina mi attira d piu’ ;-)

  23. Abbracci a tutti, scusate se sono in ritardo con i commenti, ma ho molti ospiti, tra cui il mio cugino greco Alexandros con cui cucinerò cose buonissime e greche e forse ne farò dei post, ma prima andiamo a NYC. S

  24. Sai che se nn me lo avesse detto Monique nn sapevo che anche il Piemonte è in gara per la peternità di questa ricetta?
    Neanche sapevo fosse un piatto tipico piemontese in tutta onestà ;-))

  25. A proposito di nomi… a Nizza (Costa Azzurra) la chiamano “socca”. Mi sembra che ti mancasse.

  26. Avevo lasciato un commento ieri, ma è andato perso nell’etere. E ora non mi ricordo neanche più cosa avevo scritto!! Solo che questa torta deve essere buona buona! Avevo fatto un paio di esperimenti con la farina di ceci (indiana) e l’ajowan (non riusciti), con questa ricetta mi sa che vado sul sicuro. Sono curiosa di vedere le ricette greche! Buon soggiorno a NYC!!! Un abbraccione

  27. Mi sa che il titolo di questo post si allungherà sempre più, comunque la amngerei tutte le sere!

  28. che buona! Sai che la fainè è anche uno dei piatti tipici di Sassari, retaggio della dominazione pisana e genovese in Sardegna nel medioevo. E’ un classico passare in fainetteria a comprare un cartoccio caldo e oleoso da mangiare per strada :-)

  29. Sono ingegnere …. la normale non e’ legata ad ingegneria. Ma almeno ero una piccola meraviglia ai mei tempi (del tipo laureato in 5 anni, 5 esami in una settimana, scritti e orali, etc.). Di sicuro non vivevo dietro ai libri come molti altri ma ero metodico ;-)
    Ma sara’ che ci ho vissuto … a me Pisa e Livorno sono le uniche citta della Toscana che non mi piacciono, anzi … io odio quella torre pendente!!!

  30. Ho fatto una foto simile alla tua..
    :)))

  31. ooooh adoro la cecina!!!!
    buona buona buona, me la faccio proprio stasera!
    e poi fotografo le briciole :-)

  32. Fantastica!!! .o)
    Mi si é chiuso un occhio dalla bontà di questa torta “cecina” e le briciole sono bellissime!
    Un abbraccio

  33. comidademama says

    sandra, ma è vero che sei in televisione? dove?
    kika evviva le briciole!
    elisa vado a vedere
    francesco complimenti! io ci ho messo un anno di più, ma i primi anni ero esattamente come te. Però a Politecnico di Torino, ad Architettura, ma ho lavorato nel dipartimento di Ingegneria Strutturale. Mia sorella e i miei due cugini primi sono tutti e tre ingegneri del Poli di Torino. Pisa e Livorno le ho frequentate sempre per lavoro e mi sono piaciute molto anche se non ho avuto molta occasione di fare la turista. (A parte la gita di 1ma superiore, am non vale)
    Danda che bel nome fainè, mi piace tanto.
    Elga ben vengano i titoli lunghi, vedo che elisabetta ne suggerisce un altro, di nome.
    Elisabetta grazie! lo aggiorno
    alex farina di ceci e ajowan è un abbinamento classico della cucina indiana, vai alla grande, hai preso la besan flour vero? Appena trovo tutto ti faccio vedere i dhoklas, sono pani al vapore del gujarat. La ricetta di Prathiba aveva un punto oscuro e ora ho capito cosa è, la fermentazione, ma ho bisogno di un thaly e una pentolona, ora mi ingegno.
    Lory, è bello scoprire cose nuove dagli altri blogger! E’ vero che il Piemonte è cos

  34. Elena, mi hai fatto morire: per capire la tua risposta mi ci vuole il traduttore indiano! Ma sono sicura che mi spiegherai a tempo opportuno :-) Sono curiosissima :-)

  35. Mai provata…
    ne terrò conto per le mie ricette future.
    Buon w.e. da Daniela

  36. uh! ma quanti piemontesi siamo!!! io sono originaria di canelli, vicino a nizza monferrato, 2 città che giocano a chi fa la farinata (belecauda) migliore essendo tradizionalmente “rivali”. ma la migliore in assoluto l’ho gustata da Puppo, nei vicoli di albenga, un buchetto di negozio con forno a legna, tavolacci con il piano in marmo e senza tovaglia, che non tendeva a sfornare teglie (quelle grandissime, rotonde) che le aveva già tagliate con l’apposito attrezzo a triangolo e già vendute, oltre alle pizze al tegamino. untissima, più bassa di quella della foto (3-4 mm), oggi sono davvero pochi i forni e friggitorie che propongono la panissa (termine più dell’acquese), dato che anche puppo ha chiuso. ad acqui terme c’è un vicolo intero dove si può trovare, in particolare da bigat dove non si trova mai posto senza prenotazione, o in un negozietto che è anche tripperia..

  37. bellissima la tua foto! Io questa ricetta classica ancora la devo provare, ne avevo fatta una versione alternativa con i piselli, farinata di piselli.
    p.s. ho scoperto l’altra settimana a teatro perchè il sito dove sta il tuo blog si chiama Montag!! Mi sento molto più intelligente ora ;-))
    Un bacione e spero che stai bene e le cose ti vadano bene.

  38. La farinata è ottima!!! e la tua lo deve essere ancora di +… quell’ultima fetta me la mangerei subito!

  39. originale, mi piace la farina di ceci!

  40. [...] Di questa fantastica pietanza parla ComidaDeMama, citata da placidiappunti, cui mi rivolgo con questo post: da

  41. può suonare curioso ma esiste anche una versione ferrarese, importata forse 50 anni fa e proposta in alcune vecchie piccole pizzerie del centro…qui la chiamiamo semplicemente “ceci” è fatta in padelle molto grandi, cotta al forno a legna e molto sottile e croccante. Ormai un classico spuntino ferrarese dopo il cinema o lo shopping in centro.

  42. Sorry, devo farti una segnalazione:
    http://www.italianfoodnet.com/ricetta.php?id=543
    Questa è la conferma che le tue foto mi rimangono impresse nella memoria…

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes