ComidaDeMama

June 7th, 2006 by Elena

Pranzo da Tomoko

Tomoko mother homemade umeboshi and red shi-so leaves

LUNEDI ORE 12.30-PRANZO LEGGERO GIAPPONESE DA TOMOKO
“Tuo nonno Giovanni andava sempre a Saluzzo a piedi. E ogni tanto andava anche a Crissolo se non addirittura a Pian del Re”. Mi ha sempre impressionato che si potessero percorrere quindici km a piedi e non mi immaginavo mio nonno Giovanni buttarsi in un’impresa simile, lui che era sempre vestito elegante e di grigio con il suo cappello a tesa larga calcato sulla testa e gli occhiali spessi.
E questo “Tuo nonno Giovanni andava sempre a Saluzzo a piedi” me è girato nella testa per tutto il tragitto da casa mia a quella di Tomoko.
Io abito in pianura e lei in collina. Marco e Tomoko mi hanno consigliato di prendere il bus numero 5, che passa ogni 20 minuti o il 13, che passa ogni 30.
Per questa settimana ho in prestito la bicicletta di Francesca, che intanto è a Milano.
Io ci vado in bici, che cavolo. Io odio aspettare i tram e odio calcolare almeno 30 minuti in più di tempi morti. Con la bici so quando parto e quando arrivo. Insomma, devo ancora prendere un po’ le misure, ma che sarà mai? Mio nonno, lui…
Andare in bici a Trento non è bello. E non mi dite che da voi nelle vostre città è peggio, non cambio la mia posizione sulla tristezza di guidare –e non parliamo di parcheggiare– una bici in questa città.
Le piste ciclabili appaiono e scompaiono e molti vanno sui marciapiedi, come a Kyoto. Peccato che a Kyoto ci siano dei bei marciapiedi grandi e non quei 90 cm di asfalto. Per strada le macchine passano abbastanza incuranti della presenza di forme umane non incapsulate in un volume coperto di lamiera con segnali luminosi. Io sono abituata alla timorosa venerazione del ciclista olandese, che si trasforma in iena non appena mette il sedere sulla sella.
Penso a un modo di fare i tornanti per raggiungere Povo senza avere la sensazione di essere spianata alle spalle da una macchina un po’ troppo aggressiva.
Ok, mi pare di ricordare che dal Fersina ci sia un passaggio per la facoltà di Ingegneria, Devendra fa sempre quella strada. Inizio a risalire fiduciosa la via Grazioli, sul marciapiede perchè la via sembra il circuito di Indianapolis all’ora di mezzogiorno, poco prima che la città piombi nell’immobilità prandiale, tutti a casa per il pranzo.
Il marciapiede ospita un signore piuttosto giovane in tuta e stampella. Chiedo scusa e lo supero. Sorrisi, saluto e vado avanti. Nessun “Aloooooo” alla olandese, ci mancherebbe.
La strada è ripida, ho chiesto conferma a una ragazza di Ingegneria che stava scendendo, e prendo a trascinare questa bicicletta per raggiungere Mesiano, questo ex sanatorio anni ’20 rimodernato sessanta a anni dopo creando una serie di volumi bianchi che si stagliano sulla collina.
Mio nonno, lui andava a Saluzzo a piedi. Ma accidenti, Savigliano-Saluzzo era in piano! E fa differenza.
Arrivo tronfante quasi alla fine della salitona, tutta rossa dal caldo e mi vedo superare da un giovanotto in pantaloncini e canottiera che evidentemente stava facendo jogging. Facendo lo spiritoso mi ha chiesto se volevo che mi portasse la bici in cima. Ho capito quindi che la fine del tratto era imminente.
Guadagno il piazzale della facoltà di Ingegneria e chiamo Tomoko per dire che sarei arrivata tra poco, mi sincero unicamente di quanta discesa avrei dovuto fare.
“Discesa? Ma Elena, ci sono almeno tre curve in salita” Ma ce la fai?”
Sono una cretina, mi dico. Solo una cretina poteva sbagliare curva di livello. Almeno, che dire, controllare una cartina? No, troppo banale.
“Tomoko non ti preoccupare, in Olanda andavo in bici un sacco, aspetta che arrivo”.
Erano più di tre curve e alcune non finivano più, ero accaldatissma e il sapore che sentivo sulla lingua era lo stesso di quell’unica volta che feci spinning per accompagnare una mia amica, rischiando il tracollo se non fosse stato per un po’ di bevanda al gusto limone con sali minerali che una pia anima mi diede.
La mia speranza è che non passasse il mio amico Paolo con la sua automobile perchè sarebbe rotolato troppo dal ridere.
Prima di partire mi giro e mi vedo sbucare, dopo pochissimi minuti dal mio arrivo, quel signore giovane con le stampelle.
Sconfortata lo saluto e dico: “Mamma mia se è stato veloce”
E lui con un bel sorriso “Dipende quante volte si è fermata”
Aaaaaaaaaaaaaaaaa ma perchè non hon preso il 5?
Quando ho visto il cartello con su scritto Povo volevo gettarmi a terra e baciare la terra tipo Papa in visita in Terra Santa, ma poi ho pensato che sicuramente qualche automobilista mi avrebbe investito e allora ho raggiunto la casa di Tomoko, che era un po’ preoccupata e un po’ divertita dalla mia avventura.
“Non puoi mangiare con quella faccia, sei troppo accaldata” Premurosamente Tomoko mi fa vedere l’asciugamani pulito e io mi lavo la faccia. La mia vena verticale sulla fronte sembra voglia esplodere. E’ la vena di quando rido, piango, mi arrabbio e cos

Comments

5 Responses to “Pranzo da Tomoko”
  1. ma può essere che mio nonno andasse a piedi da revello a savigliano? ci penso ora e mi sembra impossibile, ma mi ricordo – forse – che mi raccontava di una ventina di chilometri al giorno, prima d’andata e poi di ritorno. tipo che si alzava all’alba, camminava un numero mostruoso di ore ed era a savigliano, e poi indietro a sera [si faranno 20 km in cinque ore, quando si hanno le gambe lunghe?].
    savigliano – crissolo mi sembra praticamente un pellegrinaggio, comunque. ci vorrebbe *tantissimo*. ho il terrore che io e i miei 22 anni non arriveremmo manco a un quarto della strada.

  2. ..mi era sfuggito un altro riferimento geografico che ho notato rileggendo il post, ma: SAVIGLIANO – PIAN DEL RE?
    [silenzio da I-am-speechless]
    tuo nonno era uno scalatore professionista di montagne, spero. SPE-RO. e spero anche che quando arrivava a pian del re gli dessero un premio, ogni volta che ci andava. o almeno una stretta di mano.
    (no ma, scherziamo? io qui a bologna, alla fine di questa cosa: http://www.itineraribologna.it/trekking/sanluca.htm ho praticamente bisogno della camera iperbarica, e sono meno di dieci chilometri.]
    ah, gli uomini di una volta. tutta un’altra cosa.
    :)

  3. cara Fio, ho il ragionevole dubbio che mio nonno facesse Savigliano-Crissolo a tappe. Magari dormiva a Revello, che dici? Io schiatterei per molti meno Km.
    In più mio nonno era gracile e non molto in salute. Era molto magro,quindi meno peso da portare. Still.

  4. E Crissolo- Pian del Re in un’altra. L’ho fatta a piedi una volta per vedere le stelle.

  5. Martina says

    A Povo in bici da via Grazioli passando dalla stradina selciata?!?! La prossima settimana fai la tappa del Bondone come al Giro d’Italia, magari?
    Eroica, però!
    Ciao ciao

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