ComidaDeMama

May 30th, 2006 by Elena

A pranzo con un mio prototipo.

La cena del 3 di giugno è imminente. Il tema è il riso, fair trade.
Un menu a base di riso e spezie in questa stagione mi preoccupa.
Gli aromi dei pulao a cui sono abituata sono caldi e avvolgenti, confortanti, perfetti per quando si ha un po’ di freddo. Forse sono io che non sono più abituata al caldo, tutto qui mi sembra caldissimo rispetto all’Olanda.
Alla fine mi sono ricordata di quella ricetta di riso da viaggio che la sorella di Raghu, Lakmi, aveva passato a Suzanne e che è arrivata via lettera scritta a penna stilografica su un chiassosissimo foglio giallo. Esiste in natura qualcuno che usa la penna stilografica e dai segni direi che prova gusto nel scrivere con quella.
Lakmi vive in Kerala. E in Kerala, si sa, fa caldo.
Quando si viaggia in India s’impiega molto tempo, questo lo sapevo. Ho in testa racconti di scambi di pietanze tra famiglie in viaggio, pakora comperati al finestrino in una stazione di passaggio. I famosi chioschi alle fermate dei torpedoni, quelle davanti alle quali la mia amica Elena ha giurato di non mangiare mai più in vita sua (ringraziando il cielo è viva e vegeta e mangia normalmente). Appena potrò sperimenterò tutto questo, in India.
Ma quando penso al cibo da viaggio non riesco a togliermi di testa il Giappone. I bellissimi bento box e quelle quattro amiche in viaggio nella nostra stessa carrozza verso Takaiama. Quattro signore di una certa età, non anziane, ma non più giovanissime, tutte vestite per bene e con cura, senza essere minimamente eleganti, che aprivano sulle loro gonne foulard di seta come tovaglia per il loro bento box che veniva consumato con le bacchette tra una parola e l’altra senza nemmeno rivolgere gli occhi alle piccole costruzioni fantastiche di colori. Una ha avuto l’ardire di rompere un uovo crudo e sorbirlo non so con che tecnica.
Ringraziando il cielo il Pulli Haram di Lakmi viene sistemato in uno di quei contenitori multipiano in acciaio che si chiudono a scatto che in milanese credo si chiamino schiscetta. Ed è un riso basmati bollito e fatto raffreddare, per poi essere condito a freddo con curcuma, foglie di curry, succo di tamarindo aromatizzato allo zenzero e peperoncino verde, un mix di noci tostate e completato dal talimpo o tadka o tarka (quanti nomi! quante lingue), una mistura di peperoncini rossi e semi vari tra cui la senape e il cumino che si mette sopra per completare.
Il mio prototipo giaceva qui sul tavolo di cucina, mezzo giallo e mezzo bruno. Il giallo curcuma mi piace tanto e ieri sera ho lasciato una parte tinta così, perchè volevo alzarmi la mattina e rivedere questo bel colore.
Arrivata da poco e quasi pronta a ripartire mi sono resa conto che è da ieri mattina che non tocco cibo.
E allora ho sacrificato il prototipo alla causa. Dato che non ho tempo di completare il piatto, dato che ho un appuntamento tra poco e non trovo l’estratto di neroli per fare vedere come si fa il caffè bianco libanese l’ho arricchito con un avocado maturo e il mio corpo sta ringraziando la mia testa per essersi ricordata da lui.
Gli occhi pure ringraziano.
Peccato non avere il tempo di fotografare. Corro all’appuntamento.

Comments

One Response to “A pranzo con un mio prototipo.”
  1. Francesca says

    mi stai facendo venire una voglia di lasciare il piano di andata verso le tue terre natie per invece essere presente all’elogio del riso…..
    chissà, magari riusciamo a vederci.
    e a parlarci. ti devo parlare….
    cesca

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