ComidaDeMama

June 18th, 2005 by Elena

Quando descrisse anche il bidet -5- Comida in Japan-Takayama

Dopo avere comperato il nostro bento box come migliaia di altre persone alla stazione JR di Kyoto, un uguisu mochi per me e per Marco un triangolino di riso ripieno del patè di tonno che tua mamma fa sempre avvolto in un cartoccetto di noricome prepara sempre Sumi alle sue bimbe siamo partiti per Takayama.
Abbiamo incontrato nel viaggio una simpatica signora autraliana, in viaggio da quasi un mese in Giappone con la sorella. Sua figlia lavora a Nagoya, ci dice di iniziare a mal sopportare i templi e le pagode, ne ha fatto indigestione. Mentre svanisce la città e sfuma il traffico aprendo il paesaggio alle risaie e poi ai monti e ai fiumi, al verde, ci parla di come sono piccole le abitazioni in cui ha vissuto la figlia e di altre cose legate alla vita di ogni giorno.
L’atmosfera che si respira a Takayama è un po’ quella di Crissolo o Baselga di Pinè, ma con l’aggiunta di alcuni dettagli archittettonici che fanno capire che si è in Giappone, precisamente nella regione di Hida, prefettura di Gifu. Al solito Marco ha puntualizzato che NON eravamo in una città montana perchè per essere definita montagna bisogna superare i 800 metri sopra il livello del mare, altrimenti non vale.
Beh l’aria era buona, eravamo circondati da stupende montagne verdissime, fiumi e rocce, c’era un buon profumo di erba fresca appena tagliata. Due gli obiettivi della visita: un bagno in una spa bollente e l’Hida Folk Village, dove sono state trasportate e conservate alcuni esempi rimarchevoli di gassho-zukuri house, enormi fattorie caratterizzate da tetti molto ripidi, che assomigliano a due mani in preghiera (gassho-zukuri). Un bellissimo complesso di case montane, strani incroci tra tetti danesi e interni giapponesi, che abbiamo raggiunto con un pulmino coperto da pizzi di plastica, che ci ha trasportati prima davanti la hall di un enorme Ryokan dove sette receptionist impalati davanti alla facciata si sono esibiti in un profondo inchino di benvenuto agli eventuali avventori scesi alla fermata. Inchino a vuoto perchè non è sceso nessuno, li ho salutati con la mano e siamo ripartiti.
Abbiamo visto qualche distilleria di sake, bellissime le complesse capriate in legno dei locali e poi siamo tornati al ryokan per sperimentare quello che Sumi e Yash considerano un ottimo esempio dell’accoglienza giapponese. Junko, una straba cameriera in kimono, ci ha seguiti fino a tarda sera, accompagnandoci nella nostra stanza, servendoci una tazza di te verde e spiegandoci in un inglese approssimativo le regole dell’uso dell’onsen al piano di sotto.
Onsen vuole semplicemente dire “bagno pubblico con acqua sorgiva termale”, “bollente” aggiungerei io. In Giappone i bagni pubblici sono molto frequentati, possono essere anche chiamati sento, quando l’acqua non arriva da una sorgente termale. Molto spesso vengono aggiunti dei sali nelle acque per compensare la scarsezza di proprietà.
Il sento era molto più bello di quello del ryokan di Kyoto, ma era logico, cosa potevamo pretendere per 30 euro a notte? era immacolato e tanto ci bastava.
L’anticamera aveva a disposizione molti cesto per riporre i vestiti e lo yukata, vestaglia da camera di cotone leggero, un bel ripiano con sedie, phon, specchio e lavandini completo di cotone, creme e detergenti per la parte finale del bagno.
Appena aperta la porta del vero e proprio bagno sono stata avvolta da una nuvola di vapore denso, ero sola. La stanza era piuttosto grande, affacciata su un microspopico e perfetto giardino di azalee. Su due pareti ad angolo c’erano dei bellissimi sgabellini in legno con sopra una rustica tinozza, a ogni sgabello corrispondeva una doccia. La vasca era in pietra, ma la dimensione era come questa vasca, molto più simile a quella trovata nel ryokan in Asakusa, consigliata da Pensieri Oziosi (super, grazie PO, con vista sul Senso J). La prossima volta vorrei provare gli onsen in alta montagna, all’aria aperta.
Regole:
- per entrare nella vasca bisogna essere molto puliti, quindi se si è sporchi ci si deve lavare e risciacquare molto bene
-sedersi sulla panchetta e farsi inondare di acqua tiepida
-immergersi per pochi minuti nella vasca, dove l’acqua sarà incredibilmente calda
-ritornare alla panchetta e insaponarsi e risciacquarsi scrupolosamente
-tornare a immergersi nell’acqua bollente fino a quando i vostri organi non chiederanno pietà.
Spossati dal bagno siamo stati accolti da Junko nella nostra stanza, ora di cena. seduti sul tatami abbiamo gustato una complicata sequenza di piatti eseguiti usando prodotti locali o provenienti dalla prefettura di Gifu, sake bollente compreso, fiore all’occhiello di Takayama.
Faccio fatica a ricordare tutto quello che abbiamo gustato, la cosa che mi è piaciuta di più, forse, è stata la soba al te verde. Ma di soba parlerò più avanti.
Dopo cena la stanza è stata rivoluzionata in tre secondi da Junko, ha tirato fuori da non so più dove due tatami e l’abbiamo aiutata a fare i letti, ci spiaceva gguardarla con le mani in mano, lei era molto contenta.
Ultimo bagno nell’onsen prima di andare a dormire, avevo paura di una congestione e poi siamo ricrollati in un sonno pesante. L’indomani era prevista la partenza per Tokyo.

Comments

6 Responses to “Quando descrisse anche il bidet -5- Comida in Japan-Takayama”
  1. è molto interessante quello che scrivi, mi stai facendo risparmiare un sacco di soldi ed un jet lag non da poco. Ho visto anche le foto su flickr, qualcuna ha influenzato l’imminente pranzo, in cui sono improvvisamente diventati indispensabili gli spaghetti. In compenso l’altro giorno ho comprato per la prima volta del tè verde giapponese ( pare -anche dal prezzo-molto buono ) ma non mi è piaciuto per niente benchè mi sia impegnato a seguire le istruzioni sulla scatola in ordine a temperatura, dosaggio etc. Sapeva di acqua di spinaci. Mah, o è il segreto meglio custodito del mondo oppure sono io che sono negato :-)

  2. Per un esteta come te, Milton, il Giappone è irrinunciabile. Ti avrò pensato mille volte.
    Anche a Marco non è piaciuto il te verde. Hai usato quello in polvere? Hai trovato il frustino in bambu? Devi berlo mangiando dei dolcetti a base di faglioli azuki, molto dolci, servono per bilanciare il gusto amarissimo da acqua di spinaci del te.

  3. no, io conoscevo il greenpowder cinese, quello in polvere, che già non mi piaceva. Questo è a foglioline che sembrano piccoli aghi di pino ed ha un gusto più fresco. L’infuso non è amaro, ma ha un gusto per me sgradevole, appunto come l’acqua degli spinaci. Temo non dipenda da accessori magari non ortodossi, e per il mio palato con i dolcetti di fagioli potrebbe solo peggiorare :-D Magari, se ti andasse, potresti scrivere qualcosa sull’argomento, a me sta venendo voglia di fare un post iconoclasta sul the verde giapponese. Comunque il mio prezioso sacchetto di the lo manderò giù per deferenza nei confronti delle sue conclamate, mirabolanti virtù antiossidanti!

  4. Il vero tè verde giapponese posso mangiarlo 1-2 volte all’anno giusto per mostrare quanto sono cosmopolita :-), ma il gusto di quella schiumetta verde è per me davvero difficile.

  5. tu e Marco avete più o meno gli stessi gusti. Ho comperato un bellissimo libro sul te giapponese, scritto in giapponese. L’ho preso per le bellissime fotografie, ma l’ho lasciato in italia
    Scriverò qualche cosa sul te, sicuramente, ma dopo aver interpellato la mia autorità in merito, la mia amica Sumi, che di te e di cucina giapponese se ne intende sul serio.

  6. (oops, gunpowder tea, non greenpowder)

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