ComidaDeMama

August 11th, 2004 by Elena

Tempura

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Il tempura è una deliziosa frittura di pesci e verdure freschissimi. Originariamente questo piatto è stato introdotto in Giappone nel XVI Secolo dai gruppi di missionari portoghesi; nei Secoli il tempura è diventato un piatto fondamentale nella cucina tradizionale giapponese e, ci racconta Sumi, esistono locali apposta per gustare questo delizioso e ricchissimo piatto, ottimi tanto quanto i locali in cui si prepara sushi e sashimi. Sorride quando le diciamo che in Italia il sushi bar è molto trendy, come per dire:“ussignur…”, che non è giapponese, ma piemontese, ma il senso è lo stesso.
Per fare un buon tempura c’è bisogno di un ottimo cuoco, in questo caso il nostro amico Yash.
Domenica pomeriggio, la nostra amica Noriko sta per tornare a Stoccolma, dove vive con la famiglia, si festeggia tutti insieme cucinando tempura.
Yash ha tagliato, in compagnia di sua moglie Sumi e di Noriko, una quantità industriale di verdure e di crostacei e poi si è preso la briga, sotto un sole cocente, di friggere e servire il tutto, un vero lavorone. Gliene siamo grati ancora oggi, a un paio di giorni di distanza.
Le verdura e i pesci devono essere tagliati molto fini perchè l’operazione di frittura conta pochi secondi. La pastella in cui tutto viene intinto è a base di farina di riso, acqua gelida e ghiaccio. Lo shock termico dato dal contatto con l’olio bollente crea una crosta friabilisima.
Nel piatto qui sopra trovate, partendo dal basso, in senso orario:
foglie di shi-so nome botanico perilla,
gamberoni,
quelle rotelle con dei buchini sono radici di loto tagliate sottili, una meraviglia della natura,
melanzane.
Ai bordi dell’immagine compaiono due affascinati pentoline con dentro dei liquidi neri che facevano riflessi quasi ipnotici, meravigliosi. Sono salse a base di salsa di soia, vino di riso e zucchero, più o meno dense e costituiscono una dei tre possibili condimenti del tempura, che viene gustata intinta con semplice sale marino, o con una mistura di polvere di te verde e sale, oppure, appunto, con queste salse di soia.
La più densa delle due serve per condire i tempura noodles. Vermicelloni spessi 5mm, serviti freddi gelati con questa salsa e con in cima la tempura. Potete vederli nella foto di mezzo in fondo al post, alla sua sinistra c’è un dettaglio delle radici di loto e alla sua destra invece si può vedere un piccolo parallelepipedo di verdura e pesce cotto in blocco, tagliato poi in due e servito in coppette piene di riso in bianco. Con quest’ultimo piatto ho nutrito Marta, ghiotta di tempura, usando –propriamente, ho imparato 20 anni fa leggendo il manuale delle Giovani marmotte, il mio karma era già delineato, avrei conosciuto molti orientali, non sapevo solamente come e dove, ora lo so :OD– le bacchette, come Sumi e Noriko.
Qui una foto della intera radice di loto, se per caso qualcuno fosse incuriosito.
Io sono eternamente grata ai miei amici giapponesi per la loro attenzione nello spiegarmi le loro tradizioni e i loro ingredienti. Ridono quando dico che io non cucinerò nei prossimi anni nulla di giapponese, ora sono nel quinquennio in cui guardo e imparo, prendo nota delle varietà di ingredienti che non ho mai visto.
Marta, ieri, giocava con le sue pentoline, si è fatta dare le bacchette e mi ha detto che preparava shabu-shabu.
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Comments

14 Responses to “Tempura”
  1. Arigato (si dice cos

  2. bien sur!!!!
    arigato, giusto!!!

  3. Non l’ho mai mangiato, ma non vedo l’ora. Mi piace moltissimo la frittura, infatti, leggera e croccante: ne ho mangiata di ottima in Campania -dove fanno anche il fritto misto anche vegetale, che somiglia al tempura- ed al Bolognese in piazza del Popolo a Roma -dove in più c’era anche, alla maniera locale, la cervella.
    Marta è una buongustaia

  4. Oltre al commento di Elena e’ giusto aggiungere la mia disamina tecnica del tempura:
    ‘bboooooono.

  5. Marco è un po’ il Raspelli ‘de noantri’.. LOL

  6. a me viene buona! :-) con la gioia di tutti i miei amicici :-D

  7. Non so se piangere dalla nostalgia o sbavare. Io adoro il tenpura (faccio la nipponista pignolina, con i termini giapponesi sarebbe piu’ corretto usare l’articolo maschile, tranne in casi ovvi come LA geisha…e mai pluralizzare i termini…quindi niente le geishE…sono le prime nozioni che ti inculcano a Lingue Orientali (^_^) ), la signora che mi ospitava la faceva buonissima! si prestano molto anche i fagiolini verdi (le tegoline, da me…), impastellati e fritti a gruppi di 3 o 4. Ah, oggi ho comperato per la prima volta nella storia di casa mia, dei gamberetti surgelati(i miei non amano il pesce, io ho imparato a mangiarli in Jap)…Ancora non ho gli ingredienti x farli “alla giapponese”, tu come mi consigli di cucinarli? (qualcosina di estremamente FACILE, tipo “gamberetti for dummies”, perchè’ io non ho quasi mai cucinato se non generi di prima sopravvivenza…ma vorrei imparare, pian piano…)

  8. Concordo con stefy: per i fagiolini il tempura e’ la morte loro.

  9. io pure, anche i mazzettini di carote a listarelle
    stefy, grazie, ho corretto tutto
    sennò cosa studi Lingue orientali a fare, se non correggi chi il giapponese non lo sa? arigato (^_____^)

  10. confesso che non ho mai mangiato niente di giapponese :-(((( e sono molto triste per questo, soprattutto dopo aver letto questo post!

  11. Mi dispiace, ma sono in disaccordo netto con Sara. Anche se in Giapponese è scritto てんぷら, in italiano ( http://www.demauroparavia.it/119305 ), inglese ( http://m-w.com/cgi-bin/dictionary?tempura ) è scritto tempura. Ciò è in accordo con quanto dicono i Giapponesi stessi ( alla pagina http://www.excite.co.jp/world/english/ copiare ed incollare てんぷら nel riquadro di sinistra, selezionare l’opzione 日→英 tra i due riquadri e quindi cliccare su 翻 訳 ).
    Ciò è dovuto al fatto che nel sistema di trascrizione più comune, Hepburn, il simbolo ん (normalmente trascritto come “n”) davanti a alle sillabe ぱ ぴ ぷ ぺ ぽ (“pa”, “pi”, “pu”, “pe” e “po”) viene trascritto con la “m” per riflettere la assimilazione che avviene nella pronuncia (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Hepburn dove vi è una sezioncina dedicata anche alla questione n/m) . Certo, adoperando il kunreishiki, la traslitterazione corretta è tenpura, cos

  12. Naturalmente mi sono sognata il nome Sara: intendevo Stefy.

  13. grazie Stefy e Pensieri Oziosi, abbiamo preso appunti. Queste notazioni ce le rivenderemo, ignoranti come siamo.

  14. aggiungo i miei due centesimi di cultura da accatto.
    Io metterei la M, perché il piatto è stato ispirato dai portoghesi che tramite i gesuiti all’inizio comemrciavano col Giappone ed effettivamente si mangiavano il pesce fritto in quaresima, dato che erano cattolici osservanti. Le famose quatuor tempora (o quattro tempora, il termine è quello l

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