ComidaDeMama

September 18th, 2003 by Elena

Peter

Non è l’amico di Heidi, proprio no.
Avrei voluto scrivere questa nuova avventura ieri sera, ma ho avuto un black-out agli occhi, non funzionavano più e lacrimavano.
Niente paura, deve essere una prima avvisaglia di raffreddore.
Ieri era una giornata stupenda, come del resto oggi -consiglio una visita ad Amsterdam anche di settembre ai miei amici-, e Cathal, il mio amico irlandese che sta a casa per seguirere la sua micro-figlia Ana -che ha due anni ed è un pulcino stonatissmo e tenero-, ha proposto di andare a vedere il cantiere di restauro della barca del suo migliore amico Peter.
Conosco abbastanza il mondo delle mamme qui e non è pieno di gatte morte che parlano solo di creature, ma con Cathal mi trovo meglio, forse proprio perchè è un uomo e perchè non si vergogna di stare a casa mentre ma moglie “guadagna il pane per la famiglia”.
E poi parliamo di letteratura, di cavolate (tipo: come diventare ricchi senza sforzarsi troppo e non finire in galera, tipo il film irlandese “the van”),di politica, o, meglio, io sto zitta e ascolto perchè mi sento sempre troppo poco informata, troppo poco profonda nelle mie riflessioni, me ne accorgo quando vedo Cathal sorridere delle mie ingenuità, e poi non scordatevi che io giaccio di fianco al vulcano sinapsico-neuronico mio vicino di blog, è normale sentirsi una mezza calzetta.
E poi ci aiutiamo con le bambine, quando lavoravo e non trovavo la babysitter Cathal mi ha tenuto Marta tanti venerdi e io cerco ancora adesso di contraccambiare anche se lui è orgoglioso e non chiede mai niente.
Anche lui, come me, lavora come può e quando può e condividiamo alcune amarezze provenienti dall’avere completamete cambiato il corso della vita. E mi ha fatto bene perchè pensavo che solo le donne, quasi fisiologicamente potessero avere certe amarezze e che gli uomini, anche i più sensibili non potessero capire (non è da me generalizzare in VOI uomini e NOI donne, ci stavo cascando).
MOOOOANNN slalom tra le divagazioni.
Tornando alla nostra escursione, abbiamo preso tutti e quattro il treno e Ana e Marta erano felicissime e io ho scattato mille foto. Sembravamo una famiglia di giapponesi!
Siamo arrivati in 10 minuti (4 euro di treno, sono un branco di ladri) a Weesp, un paesello molto carino con casette basse, la microcattedrale, le viuzze i canali e i mulini a vento.
Ovviamente il cantiere navale non era assolutamente integrato in questo paesaggio idilliaco, ma era situato nella zona industriale, universalmente oscena.
E qui abbiamo trovato Peter intento a lavorare.
Cathal e Peter lavoravano nella stessa multinazionale prima che il primo si licenziasse per fare il padre a tempo pieno.
Peter è un ragazzone svedese bellissimo, se non fossi sposata con una creatura credo che potrebbe essere il primo ragazzo con muscoli che attiri la mia attenzione -normalmente ho la sindrome della crocerossina e se i galletti non sono sotto i 60 Kg manco li calcolo, nemmeno una flebo da inserire nel braccio, e che fidanzata sono????-. E’ figlio di un ex diplomatico che ora fa l’inventore in Estonia, un bel signore, l’ho conosciuto perchè è venuto ad aiutare Peter per fissare i motori etc.
Peter ha intrapreso per molto tempo la carriera militare e ha viaggiato in Paesi lontani vivendo in condizioni estreme.
Questo lo dico per spiegare come mai, da quando ha comperato 3.5 anni fa la carcassa di questa nave, ha iniziato a usarla anche come casa. Casa si fa per dire: immaginate il ventre una barcona a vela lunga 18 metri, sembra quasi il ventre di una balena perchè i costoni della chiglia sono ancora a vista, piena di attrezzi da lavoro come nelle più disordinate cantine, con un camping gas messo su una cassetta della frutta, con una doccia dall’aspetto sinistro posta in mezzo a uno dei due ambientii e costruita con assi inchiodate ( per chi se la ricorda -Giulia? Marco? Umberta?- la doccia dell’ex rifugio Bozano sembrava una Jacuzzi al confronto).
Peter dorme in un abitacolo poco più grande di un letto a una piazza che ha isolato con del polistirolo.
Tutte le sue fidanzate lo lasciano dopo aver visto le condizioni in cui vive.
Beh, ha trovato delle ragazze poco lungimiranti, ad essere eleganti, perchè quella barca, nel suo genere -che la mia ignoranza non può aiutare a spercificare meglio- è una della quattro barche esistenti al mondo in grado di attraversare l’Oceano e tutti i soldi che Peter guadagna li usa per restaurarla e per realizzare il sogno della sua vita: attraversare l’Atlantico con Cathal e una ciurma di cinque, sei persone (stanno facendo il casting, quindi se vi interessa fatevi avanti).
Gli operai del cantiere -certe faccine, gulp- all’inizio lo prendevano in giro e dicevano che non ce l’avrebbe mai fatta. Ora tutti lo guardano con il dovuto rispetto, dato che non ha mollato e la nave sarà pronta -forse- tra un anno (considerate che lui la sta mettendo a posto da solo e non a tempo pieno).
Dato che non è ferratissimo di navigazione si sta istruendo anche in questo senso, nessuno ha fretta, questo è il viaggio che si fa una volta sola nella vita e va preparato con cura e in profondità.
Quando ho detto a Peter che questa impresa era degna di un libro ho visto Cathal sorridere, per l’ennesima volta, delle mie ingenuità.

Comments

One Response to “Peter”
  1. Bel post, bel sogno…tienici aggiornati sui progressi…:)
    Besos

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