ComidaDeMama

July 30th, 2003 by Elena

Carniere “letterario”

Non manco mai una visita a Torino, con o senza Marco, quando siamo in vacanza a Savigliano. Normalmente, il giro è quasi privo di variazioni; prendiamo il caffè come premio per essere sopravvissuti al traffico e all’arduo compito di trovare un pargheggio.

In questi ultimi tempi andiamo alla libreria Mood, un posto veramente snob -da fare accapponare la pelle-, ma il bar nella prima parte del negozio serve un marocchino strepitoso.

Visitare la libreria non se ne parla, se la tirano troppo, andiamo alla vicina Luxemburg, che ha una bella sezione sul mondo ebraico e un’altra sulla letteratura in lingua straniera, principalmente inglese, non grande, con un buon profumo di polvere e musica classica del terzo programma di Radio Rai. Mi piace sentire in questi posti silenziosi gli annunciatori, con quella bella dizione e le voci calde, che leggono i titoli di brani che non terrò mai a mente.

Dietro l’angolo, sotto i portici di via Roma, costringo Marco a terrorizzare con la sua presenza gli elegantissimi commessi di San Carlo, un mausoleo della moda a caro costo, roba per giapponesi, s’intende, tre piani di Gucci, Prada e Chanel in forma di vestito, borsa, scarpa, accessorio.

A ogni piano che saliamo per raggiungere l’attico al quarto piano salutiamo i visi professionalmente sorridenti dei commessi che si chiedono cosa mai cercheranno due malvestiti che corrono saltando i primi tre piani zeppi di ogni ben di dio.

All’attico ci sono i vestiti giapponesi, pure sete crude, finissime o spessissime, sorte di kimono o vestaglie, camicioni con colletti alla coreana e bottoni sferici di seta, microscopici. La regina di questo piano è una signora di una certa età che si distingue dalla marmaglia giovane, slanciata e secca. Lei è bassa e tondetta, ha una voce potente che comanda a bacchetta, come una vecchia istitutrice, ma sembra una donna orientale perchè ha capelli neri raccolti dietro, veste questi lunghi kimono che ferma ai polsi con dei pesanti bracciali di oro giallissimo opaco e porta babucce orientali elegantissime, ma solo ogni tanto. Ecco, io vado in cerca di lei e delle sue inaccessibili sete.

Marco non ha lo sguardo vitreo di certi mariti in attesa davanti al camerino, carichi di borse femminili e capi di abbigliamento “nel caso questo non mi stesse bene”, sembra divertirsi nel guaradare le giapponesi, con la metamorfosi occidentale attuata: tacchi a mò di trampolo, occhiali enormi, capelli con tinte improbabili, vestiti tipo “catalogo dei masterpieces della moda di agosto”. Rimaniamo in tutto dieci minuti e poi andiamo a vedere la nuova mega libreria mondadori, dove razziamo un pò di testi tra cui il libro “Adoro essere uccisa” di Tibor Fisher di cui raccomando la lettura dell’esilarante e impietoso “La gang del pensiero”. Avrei voluto scrivere tutti i titoli di quello che abbiamo comperato nel corso della giornata, come il titolo di questo post annunciava, ma ho deciso che non era il caso.

Poi Porta Palazzo, il mercato generale di Torino.

Questa è una tappa insolita per Marco, ma volevo sentirmi per un momento ad Amsterdam. Qui infatti, tra i banchi, molte persone di razze diverse vengono a fare la spesa. Mi fa molta impressione che parlino italiano, non dovrebbe stupirmi, e mi spiace che manchi la parte asiatica che invece ad Amsterdam è cos

Comments

6 Responses to “Carniere “letterario””
  1. Complimenti per il giro!!! direi che vi siete trattati benissimo e che voglia di farlo una volta assieme…proporrei solo alcune piccole varianti:
    1)pranzo anzichè all’hafa cafè (bello ma troppo fighetto per i miei gusti) in qualche bel locale di quelli autentici in piazza della repubblica;
    2)subito dopo caffè al “bicerin”, fermandosi a chiacchierare almeno un’ora, magari nel dehor nella splendida piazza
    3)Al mattino tappa all’Araba fenice, per parlare a lungo delle ultime novità in fatto di libri con quello che è il mio libraio preferito
    E che bello Porta Palazzo: tra tutti i mercati che ho visto in vita mia resta il mio preferito. Per me che lavoro a due passi, in piena fighetteria, lasciare l’ufficio e l’aridità dei numeri con cui lavoro quotidiamente per immergermi in quel bagno di umanità rappresenta tutte le volte un’esperienza straordinaria!!! un universo di colori, suoni, e culture diverse che non manca mai di stupirmi….ma chi l’ha detto che Torino è una città grigia??!!!

  2. mamma mia, mi hai fatto risalire nostalgia di torino…ci sono stata 2 volte per fare gli esami di kendo, è uno dei posti che mi hanno colpito di più, ma sono cioccolatara, non mi devo vergognare per questo;-) (abbiamo in comune gli stessi gusti per le librerie:-))))))))

  3. comidademama says

    eh, mia cara carnazza, se ami il cioccolato devi assolutamente provare la cioccolata calda dello storico caffè Baratti in Galleria Subalpina, con entrata in P.zza Castello portici. Ora è in restauro, ma è veramente “anciene regime” e Gozzano e chissà quant’altri hanno preso ispirazioni da questi luoghi da favola.
    Bello kendo, lo farei solo per indossare i vostri pigiami…UATA’AAAAA

  4. comidademama says

    dona, mi cospargo il capo di cenere per l’hafa cafè, ma non c’era mai stata
    si , se la tirano e la cucina è tutt’altro che marocchina, è comunemente mediterranea, non che ci sia nulla di male

  5. pure io l’ho fatto per il pigiama, che credi;-)? sta da dio:-D…ma io pure con sto caldo la berrei la cioccolata calda…(ammazzatemi!!!!)

  6. comida de mama says

    ti capisco carnefresc, io modestamente ho un kimono della nonna di Sumi, una mia amica giapponese, lo so che non è come il pigiama, ma va bene anche quello

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