ComidaDeMama

June 16th, 2015 by Elena

Visitgranda in Valle Macra. Dai Ciciu del Villar alle danze occitane, passando da Pietro da Saluzzo, Lou Pitavin e Al Chersogno

Blogtour #visitgranda in Valle Macra, provincia di Cuneo, Alpi Occidentali, terra occitana. Giorno 2.
Questa è la cronaca di una giornata indimenticabile, iniziata con la visita di una riserva naturalistica e proseguita alla scoperta delle opere tardo quattrocentesche di Pietro da Saluzzo, maestro del Villar.
Saziati gli occhi, gli ospiti della locanda occitana Lou Pitavin e dell’agriturismo Al Chersogno hanno pensato alla nostra gola. Ci hanno raccontato il loro territorio e la loro cultura. Ci hanno fatto conoscere i loro amici. Abbiamo partecipato a una lezione di cucina occitana in cui il miele è stato il re. E prima di cena, una degustazione di birre artigianali del cuneese. E poi, ancora!, musica e danze occitane fino a notte fonda.

Ecco, questo è quello che troverete qui di seguito, con tanto di foto e commenti. Spero che questo racconto vi entusiasmi e vi faccia visitare la Val Maira.

June 15th, 2015 by Elena

5 motivi per tornare in Val Maira (Cuneo) dopo il #visitgranda blogtour

visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015
Cosa rende speciale un blogtour? Cosa rimane nella memoria di chi lo vive e cosa resta nell’esperienza degli ospiti?
Sono tornata da qualche giorno da #visitgranda, un blogtour* che mi ha portato in Val Maria, Alpi occidentali, provincia di Cuneo.
Tre giorni di natura, arte e buona cucina di territorio, alla scoperta della cultura occitana.

Un viaggio molto interessante, difficile da contenere in un unico post. Allora ho costruito dei mini racconti visivi con Storify. Se li volete seguire, siete i benvenuti.

Altrimenti, scendete qualche riga più in basso,
dopo il video della capretta Neu, 4 mesi appena, che prende il latte dal biberon.
Così leggete perché quest’estate voglio tornare in Val Maira insieme alla mia famiglia.

Gli Storify sono utili per chi mi ha scritto, seguendo il live report, dicendo che stava prendendo appunti per costruire un mini itinerario di viaggio. Ecco, qui trovate molte informazioni utili e le immagini di questo territorio meraviglioso.

Le puntate di Storify:
visitgranda val maira - cuneo,  blogtour 2015

Come promesso, ecco Neu! E di seguito, i 5 motivi per tornare in Valle Maira

Lei prende il latte dal biberon. Neu ha quattro mesi. Buongiorno dalla Val Maria, provincia di Cuneo. #visitgranda

A video posted by Elena Chesta (@comidademama) on Jun 9, 2015 at 11:38pm PDT

Detta brutalmente, la domanda da fare, come feedback, dopo un qualsiasi tipo di promozione dovrebbe essere.
“Ok, ti abbiamo ospitato e fatto vedere la nostra offerta. Una parte, perché sarebbe ancora più ampia. Tu spenderesti di tasca tua per vivere di nuovo questa esperienza?”
La mia risposta è un grande sì
. E non solo, vorrei portarci anche gli amici. E lo farò.

Perché voglio tornare in Val Maira?

  • per tornare nelle strutture di ospitalità che mi hanno ricevuta in questo tour. Fior di Campo, Lou Pitavin, Al Chersogno, La Chabrochanto. Ciascuna è speciale a modo suo.
  • per sperimentare i Percorsi Occitani in Valle Maira, una proposta di visita del territorio ideale per me, appassionata di cucina e di territori e interessata al trekking, e per mio marito appassionato di trekking e interessato di cucina e territori.
    “I Percorsi Occitani sono il circuito escursionistico più frequentato della Valle Maira. Concepito in 18 tappe, si va dalla pianura di Villar San Costanzo fino agli alpeggi di Elva, Prazzo e Acceglio; rientro dal versante opposto passando da Chialvetta, la Gardetta, Marmora, Macra e Celle Macra. – Percorsi Occitani in Valle Maira.
  • per seguire gli itinerari artistici della Val Maira e delle valli vicine e sfruttare le guide edite da PiùEventi
  • per partecipare ad almeno una festa d’estate occitana e ballare tutta la notte e conoscere meglio Ines Cavalcanti e l’associazione Chambra d’Òc.
  • per comperare i caprini di Lo Puy

*#visitgranda, 8-10 giugno 2015,  è un blogtour organizzato da A.T.L. Azienda Turistica Locale del Cuneese, in collaborazione con Carlo Vischi e con il sostegno della Federazione Coldiretti di Cuneo.

June 1st, 2015 by Elena

Una ciambella all’acqua di Ady Melles per festeggiare il blog di Italian Stories

comidademama e la ciambella all'acqua di Ady Melles per italian stories

Eccomi qui, poco prima di una riunione con Eleonora, ideatrice e CEO di Italian Stories. Ho preparato la ciambella all’acqua più famosa d’Italia e l’ho riempita di fragole fresche.
Bisogna festeggiare con tutto il team: dopo mesi di lavoro fatto insieme è online il blog di Italian Stories.

Chi di voi segue i miei profili facebook e Instagram sa già di che cosa si tratta.

Italian Stories è un sito web che fa incontrare viaggiatori curiosi e appassionati di artigianato con una selezione di artigiani italiani che offrono visite ai loro laboratori, dimostrazioni e workshop.
Come funziona?

italian stories, viaggia nelle botteghe artigiane - home page

Funziona così: tu stai programmando il tuo viaggio in Italia. Un fine settimana, un ponte lungo, le tue vacanze estive. Cerchi mille cose: un posto per dormire, dove mangiare, i musei da vedere, i monumenti, piazze, i top10 di qualsiasi cosa e così via.

Perché non vedere se c’è qualche artigiano interessante da visitare nel suo laboratorio? Vederlo all’opera, fare due parole con lui. Avere una chiave di lettura della città che stai visitando diversa dalla guida, preziosa e imprescindibile, che tieni in borsa.

Oppure puoi diventare artigiano per un giorno. Uno dei miei sogni di sempre.
Forse a voi è già capitato di fare questo tipo di esperienza.
Quando abbiamo intervistato Bertrand nel suo laboratorio di pipe a Bolzano, un ragazzo di Milano era lì a scolpire sotto la sua guida una pipa. Un regalo di compleanno da parte dei suoi amici. Difficile da incartare con il fiocco, ma molto apprezzato dal ragazzo.

un bel modo per scoprire botteghe artigiane in italia

E poi ancora, una cosa che chi è venuto a trovarmi ad Amsterdam e a Boston ha sperimentato: camminare insieme a un locale ti fa vedere la città con altri occhi.
Non per niente in rete è un fiorire di insiders’ guide, di persone che raccontano un luogo secondo il loro personale punto di vista. Il resoconto oggettivo di una guida è molto utile, vitale per un viaggio. Io però, e forse anche voi, sogno leggendo i racconti di viaggio della sezione Travel del NYTimes.

Immagina di fare due passi con un artigiano. Senza cartina alla mano da consultare ogni due minuti, altrimenti ti perdi. Le cose che ti può raccontare. I particolari che non avresti mai notato se non te li faceva vedere lui.

Ecco. In tutto questo, insieme al team di Italian Stories incontro, parlo con gli artigiani, tra poco torneremo a Firenze ad esempio, e ne scrivo sul blog di Italian Stories. Questo è lo screenshot della nostra prima schermata.


Sul profilo Instagram e la sulla pagina Facebook di Italian Stories, raccontiamo del nostro lavoro, degli artigiani più interessanti che troviamo in giro per il mondo.  Il venerdì pomeriggio postiamo sempre un profilo di uno dei nostri artigiani. E quando siamo in giro per laboratori  - presto torneremo a Firenze, vi dicevo – raccontiamo quello che sta accadendo.

Una volta al mese, un artigiano prende le redini del profilo Instagram e posta la sua vita quotidiana in laboratorio. Ogni occhio ha il suo modo di scegliere i dettagli di una cosa e vedere il punto di vista visivo di un artigiano è affascinante.

italian stories e i suoi artigiani in instagram

Qui di sotto ci vedete sfrecciare con una 500 color caffelatte al Fuorisalone 2015, durante la Milan Design Week. Vedere le attività itineranti di Italian Stories nel programma del Fuorisalone è stata per me una gran soddisfazione.

Devo ammettere che spesso in questo lavoro le emozioni prendono il sopravvento: la bellezza di certi spazi di lavoro, dei prodotti. L’intensità delle parole che si scambiano con gli artigiani, mai una conversazione banale, vuota. E i ricordi, in questo caso i miei.
Io ho avuto una nonna molto creativa. Usava il tornio per fare i vasi, dipingeva su carta e ceramica. Tesseva con il telaio, lo costruiva anche, se era il caso. Ricamava usando molte tecniche interessanti ed era brava con i ferri e con l’uncinetto anche se non le piaceva moltissimo. Sapeva fare tanti nodi e la rete del pescatore.
Mi portava con lei dai suoi conoscenti ceramisti e ho fatto discreti disastri con il tornio. Il mio telaio si distingueva per la massa di fili colorati tutti per aria.

Spesso mi ritrovo a pensarla quando sono al lavoro. Le sarebbe molto piaciuto venire con me. Avrebbe di sicuro fatto a mano il cappello di feltro qui in Trentino. Si sarebbe entusiasmata con me tra i telai del ’700 e la macchina per l’ordito uscita dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert, funzionante davanti ai miei occhi, a Venezia.

In questi 12 anni di blog, ComidaDeMama racconta le mie passioni, dentro e fuori la cucina. Ci tenevo molto lasciare qui una traccia di questo progetto.

Da quanto tempo non mi sentite dire: “Da sbattersi per terra”? ^__^

May 24th, 2015 by Elena

Buon compleanno ComidaDeMama! 12 anni di blog

comidademama in yukata ad amsterdam

ComidaDeMama e la sua autrice festeggiano il compleanno quasi nello stesso giorno: io sono nata il 24 maggio e il primo post del mio blog è stato pubblicato a fine maggio del 2003. Come non si può non festeggiare!

Quanto è cambiato il modo di comunicare con tutti voi. Sumi e io poco fa ci siamo commosse a distanza davanti a questa fotografia, io in Italia e lei in Giappone. Va detto che la sua insonnia aiuta a superare il problema del fuso orario che ci divide.

Gli auguri, con tutti voi che leggete il blog e altre persone che ho conosciuto negli anni, ce li siamo scambiati su Facebook. Volevo lasciare una traccia permanente sul diario di bordo, si ComidaDeMama.

I detrattori dei social network puntano il dito sul carattere effimero, temporaneo, dei contenuti e della superficialità dei contatti – “Hai tanti followers, ma non hai relazioni”.
Penso che molti di voi siano d’accordo con me, mi sembra di dire un’ovvietà: i social network sono uno strumento, cosa ne viene fuori è frutto del modo in cui li si usa.

Quando nel ’97 ho iniziato a usare per lavoro Internet e in seguito quando ho iniziato a mandare le mie prime newsletter dall’Olanda via email – stavo imparando HTML per costruire montag.it, i miei amici mi scrivevano: “Certo che una lettera scritta a mano, eh…”
Stelle sante, non avreste mai ricevuto una lettera da me. Mi dimentico di spedirle, credo di averne una serie sigillate in busta e anche affrancate. I carteggi non sono mai stati la mia specialità, quindi ho salutato l’avvento delle email con grande entusiasmo.

Un esempio di quanto siano efficaci e veloci i social network? Il Forum di Cucina Italiana, che frequentavo dal 2000 e che per me è stata la prima forma di social network frequentata, ha chiuso pochi giorni fa. In un battibaleno, una serie di utenti molto attivi ha creato un gruppo su facebook, nel tentativo di non perdere la community creata in tutti questi anni.

Questa foto è un altro bell’esempio. Ecco. Stavo scrivendo la didascalia su Facebook e mi è venuto un breve racconto.
Per ringraziarvi di cuore di tutti i vostri auguri che stanno arrivando sulla mia pagina personale di Facebook, vi racconto la storia di questa fotografia.
Credo che nemmeno i lettori di ComidaDeMama della prima ora si ricordino della sorpresa fatta dalla mia amica giapponese Sumi.

2004. Davanti alla mia casa di Amsterdam, quella in Nieuwendammerdijk.

Sono vestita in yukata, un vestito tradizionale giapponese meno complicato del kimono.
E comunque nemmeno con questo si riesce a respirare.

Tengo in mano le calzature tradizionali perché le donne giapponesi hanno tali piedini e io porto il 41 e mezzo e bisogna anche capirmi.

Sumi mi ha donato tre ore del suo tempo, spese solo per me. Un tempo tirato fuori a fatica dalla sua routine familiare e di lavoro.
Io non sapevo nulla di cosa avesse in mente.

E’ arrivata a casa mia e ha messo per terra tre fagotti di stoffa così belli che io ero già felice così.

“Oggi ti faccio indossare uno yukata. E’ il modo migliore per capire di cosa si tratta.”

Da questi fagotti scolpiti col laser (sarò brava con i furoshiki, ma questo proprio non son capace) sono usciti una miriade di nastri, fasce, laccetti di colori naturali fino ad arrivare alla stampa meravigliosa dello yukata.

Ogni pezzo indossato, ogni forcina nella mia acconciatura sono state accompagnate dalle parole di Sumi, che mi spiegava per filo e per segno a cosa servivano, sulle convenzioni sociali legate alle feste di primavera e all’uso di questi abiti.
E poi son saltati fuori degli aneddoti della sua vita che ancora non conoscevo.

Sumi è anche un’ottima fotografa e mi ha scattato qualche fotografia per ricordarci di questo momento.

Dopo 11 anni eccoci qui. A commuoverci a distanza, una in Giappone e l’altra in Italia.

Stavo per partire per il mio primo viaggio in Giappone. Nelle settimane successive, Sumi e suo marito mi avrebbero anche aiutato a sentirmi più attenta a quello che vivevo e vedevo durante il viaggio. Loro sono stati la mia prima porta per il Giappone.

Queste tre ore con Sumi sono un regalo che tengo sempre nel cuore, una cosa che non scorderò mai più.
Thank you Sumi.

February 2nd, 2015 by Elena

Dove trovare uova di galline ragionevolmente felici?

Non sono vegan e nemmeno vegetariana, ma sempre più spesso e senza nessuna difficoltà non consumo carne, pesce e latticini.
Le uova fanno eccezione, le uso quasi quotidianamente e quindi cerco di acquistare il più possibile quelle prodotte da galline ragionevolmente felici.
Nel cortile di mio nonno c’era un piccolo pollaio e ho ben presente nella mia memoria le raccomandazioni gridate da lontano: “Guai se le spaventi, ché non fan più le uova!”.
E quel guscio un po’ sporco, che mai avrei toccato, in quattro e quattr’otto veniva lavato, cotto alla coque e trasformato in una merenda con i fiocchi per me e mia sorella. Un po’ di sale e qualche fetta di pane raffermo tagliata a liste lunghe come grissini. La versione piemontese di eggs and soldiers, insomma.

Queste uova che vedete qui sopra le ho prese quest’estate al mercato di piazza Erbe a Trento, dal banco delle Donne in campo, tenuto dalla simpatica signora Angela. Per me è stata la prima volta in cui vedevo proposte tutti insieme varietà così diverse di uova. Andavano a ruba, era necessario arrivare presto alla mattina. Parlo al passato perché il banco purtroppo non c’è più.
Al mercato contadino di Trento, specialmente quello del sabato in piazza Dante, se ne trovano in alcuni banchi ma arrivo sempre troppo tardi.

Ho letto un breve comunicato de la Biocesta del Gusto di Trento che annunciava un nuovo interessante progetto a riguardo: “Dalla prossima estate ci stiamo organizzando con Oscar Ioris di Maso Ertis a Gabbiolo per costruire un pollaio dove le galline avranno un meleto biologico di 8000 metri quadri per razzolare e alloggeranno in una casa in sasso a vista e legno con incredibile vista sulla città!”.
Sono molto contenta e spero di poter visitare i lavori di cantiere.

Dove trovare uova di galline ragionevolmente felici?
Il titolo del post è più una domanda che rivolgo a voi. Riuscite a trovare delle uova di galline che razzolano felicemente nell’aia o, perlomeno, che hanno una buona qualità di vita? Anche voi riuscite a trovare tipi diversi di uova di gallina? Le trovate al mercato o visitate direttamente il produttore?

December 9th, 2014 by Elena

#natalealverde Quando un tovagliolo si trasforma in albero di Natale


Il mio albero di Natale quest’anno è fatto con un tovagliolo verde. Si compone in poco più di un minuto e starà benissimo nel centro di ogni piatto che metterò in tavola, magari con un po’ di rosso nei dintorni.

Una decorazione semplice, scoperta quasi per caso cercando altro, tratta dal video tutorial di Handimania.

Un bel modo per rinnovare l’aspetto della mia tavola imbandita. Non mi obbliga ad acquistare nulla di nuovo, anzi. Mi fa prendere lo sgabello per arrivare in cima all’armadio e vedere dove diavolo si sono cacciati quei bei tovaglioli verdi che non uso mai.
Che non usavo mai!

Certo si possono usare altri colori, ma questo post partecipa all’iniziativa promossa da Aboutgarden, L’ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al VERDE!

Partecipano con me:

Aboutgarden *Art and craft *Cakegardenproject
*Centopercentomamma *Comida De Mama *Con le ballerine verdi *Dana garden design *Giardinaggioirregolare *Giato Salò *Home Shabby Home * Hortusinconclusus *Il Castello di Zucchero *La malle de maman *L’ortodiMichelle *Non solo stoffa* Orti in progress *Ortodeicolori *Passeggiandoingiardino
*Piccolecose *Pici e castagne *4piedi&8.5pollici * Quattro toni di verde * Salvia e rosmarino *Shabby Chic Interiors *Shabbysoul *Ultimissime dal forno *Un giardino in diretta *25mqdiverde *Verdeinsiemeweb *

December 2nd, 2014 by Elena

#natalealverde Il backstage del Calendario dell’Avvento




Ieri abbiamo aperto la prima casella del calendario dell’Avvento.
Calendario speciale perché per la prima volta in vita mia non è acquistato, ma fatto a mano da me e Marta.

Festeggiamo così l’uscita nelle librerie di “Dolci calendari dell’Avvento”, l’ultima fatica dei tre intrepidi autori de La Cucina di Calycanthus.
E partecipo alla bellissima iniziativa Natale al verde, che potete seguire anche su Pinterest.

Faccio come mia nonna quando valutava un lavoro di ricamo. Ancor prima di guardare il davanti, osservava con occhio critico com’era il retro del lavoro.
“Il retro deve essere bello quanto il davanti”.
Con i miei primi tentativi di punto&croce, c’era da inarcare più di un sopracciglio: una teoria di nodi, incroci, pasticci, opere e omissioni. Un quadro cubista che lei non apprezzava.



Avrete notato infatti che non ho aperto un blog di ricamo :)

Se volete vedere il Calendario dell’Avvento finito, lo trovate nel post precedente.

Queste sono foto da cantiere in opera, per spiegarvi come ho fatto.
Ho fatto una piccola raccolta di pochi ramoscelli di pino e abete. E poi tra tutte ho scelto la varietà più sbagliata, che punge un sacco e perde gli aghi a ogni movimento, e l’ho utilizzata per decorare i tre cerchi metallici dell’alzatina in ferro che ho usato come supporto.
Ho usato un vecchio spago dell’Ikea con dei bei colori caldi che si abbinavano alla carta da pacco con cui ho confezionato le ventiquattro bustine.

Aghi di pino (o abete? Simonetta ho bisogno di un corso da te!) a parte, sono molto soddisfatta.
Sono felice di partecipare anche quest’anno a Natale al Verde. Ci vediamo con una nuova idea il prossimo martedì!

Questo post partecipa all’iniziativa promossa da Aboutgarden, L’ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al VERDE!

In linea con il periodo che stiamo vivendo, la creatività è di scena con le inedite e originali proposte di tanti blogger per un progetto davvero al passo con i tempi!
partecipano con me:

Aboutgarden *Art and craft *Cakegardenproject
*Centopercentomamma *Comida De Mama *Con le ballerine verdi *Dana garden design *Giardinaggioirregolare *Giato Salò *Home Shabby Home * Hortusinconclusus *Il Castello di Zucchero *La malle de maman *L’ortodiMichelle *Non solo stoffa* Orti in progress *Ortodeicolori *Passeggiandoingiardino
*Piccolecose *Pici e castagne *4piedi&8.5pollici * Quattro toni di verde * Salvia e rosmarino *Shabby Chic Interiors *Shabbysoul *Ultimissime dal forno *Un giardino in diretta *25mqdiverde *Verdeinsiemeweb *

December 1st, 2014 by Elena

[Handmade] Calendario dell’Avvento di ComidaDeMama


Ci siamo! Mancano 24 giorni a Natale, inizia il conto alla rovescia.
Quest’anno però il calendario dell’Avvento non l’abbiamo comperato alla bottega di commercio equo e solidale Mandacarù. Marta e io abbiamo deciso di progettarlo e costruirlo con le nostre mani, per festeggiare l’uscita nelle librerie di “Dolci calendari dell’Avvento”, l’ultima fatica dei tre valorosi autori de La Cucina di Calycanthus.

Per me, strenna di Natale 2014. Bravi Maite, Marie e Maurizio De La Cucina di Calycanthus #guidotommasieditore

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

L'abbiamo trovato poco fa alla Rivisteria qui a Trento. Come non acquistarlo e sfogliarlo.

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

Il libro è in casa Comida da ormai sei settimane e Matteo ama molto scorrere le pagine perché sa riconoscere i numeri in ogni immagine. Non si cura delle ventiquattro ricette belle e buone e dei suggerimenti per creare calendari dell’Avvento.
Marta e io ci siamo rifatte gli occhi, invece.

E’ tempo snocciolare i giorni, aprire i cioccolatini e di raccontare su ComidaDeMama com’è fatto il nostro calendario.
Potevano mancare gli snowflakes?

Dopo pranzo, un tè con Marta per decidere come fare il calendario dell'Avvento

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

La nostra vecchia e fedele alzatina di metallo a tre piani che ci segue di trasloco in trasloco dai tempi in cui vivevamo ad Amsterdam è servita come supporto.

Qualche rametto di abete, uno spago bicolore e la carta da pacco rossa hanno fatto il resto.
Quanto pungono gli aghi verdi!
Per i contenitori, abbiamo usato uno degli schemi più semplici dell’origami: la busta. Ecco un video che spiega come piegare la carta.
I numeri sono ritagliati tutti a mano e abbiamo riempito ogni tasca con cioccolatini fair trade e piccole forme per biscotti. Probabilmente aggiungeremo qualche mini pretzel, hanno un bel colore caldo.

Il barbatrucco per tenere ferma la composizione di snowflakes è fatto di feltro e di acciaio. Ogni giorno che passa aggiungiamo altri snowflakes. Se siete curiosi di come verrà alla fine, date un’occhiata agli aggiornamenti di questo piccolo cantiere sul profilo di ComidaDeMama di Instagram.

Buon conto alla rovescia a tutti! Durante i giorni di Santa Lucia partirò per Stoccolma e al ritorno vi racconterò com’è andata.
Nel frattempo, let it snow, let it snow, let it snooooow!

Almost done, @lacucinadicalycanthus

A photo posted by Elena Chesta (@comidademama) on

November 30th, 2014 by Elena

Nuvole di pandolce al cardamomo

“Mamma hai fatto le nuvole!”
Matteo mi sorprende. Quante volte in questi anni ho servito a colazione o a merenda delle fettine di questa treccia rotonda, leggermente dolce e al profumo di cardamomo. E non ho mai visto le nuvole che producevo!

Ho usato una parte della Danish pastry che adopero di solito per i kanelbullar o per la Danish braid (o per l’angelica verticale, oppure ancora per i twist o per la torta a cuore, e poi, e poi… ” … e poi, Comida, che ne dici di costruire una pagina per tutte le ricette con la Danish pastry? Con la sua storia, curiosa, che inizia da uno sciopero dei panettieri danesi e che continua fino a oggi. E con tutte le forme che hai sperimentato negli anni.”)

Anni fa ho trovato la ricetta ideale per l’impasto e da allora non l’ho più cambiata. Richiede decisamente meno burro e molto meno tempo della Danish pastry tradizionale.
La ricetta è della nonna finlandese di Tessa Kiros, riportata nel memoir con ricette Falling Cloudberries. Ricette di famiglia dal mondo.

L’impasto che si ottiene è abbondante: oggi l’ho diviso in quattro parti e ho creato questa treccia tonda e tre trecce farcite di marmellata di lamponi..
Ma potete ricavare due grosse trecce rotonde. O quattro piccole. O sei ancora più piccole. Oppure otto ancora più piccole. Sta a voi scegliere la dimensione (e regolare i tempi di cottura in forno).

Se volete anche voi le nuvole, affettate da cima a fondo la vostra treccia, come se fosse un filone di pane. Et voilà!

Treccia rotonda.
Ingredienti per due trecce

250 ml di latte intero tiepido
100 gr di zucchero
un cubetto di lievito da 25 gr
1 uovo intero
120 gr burro morbido
15 capsule di cardamomo verde
due pizzichi di sale fine
buccia di un’arancia finemente grattugiata
650 gr di farina 00

per spennellare:
un tuorlo d’uovo
tre cucchiai di panna liquida

per guarnire:
granella di zucchero

In una ciotola sbriciolare il lievito, aggiungere latte tiepido e lo zucchero. Rimuovere i semi del cardamomo dalle capsule e ridurli in polvere con un macinino. A parte mescolare l’uovo, il burro, il sale, la buccia di arancia e il cardamomo. Unire i due composti e amalgamare aggiungendo la farina. Trasferire in una spianatoia l’impasto e lavorare a mano fino ad ottenere una palla di pasta elastica e morbida. Mettere la pasta in un’ampia ciotola, incidere a croce la superficie, coprire con un foglio di plastica o con un panno umido e lasciare lievitare per due ore al riparo da correnti di aria. Il volume si duplicherà.
Dividere l’impasto in due parti uguali. Prendere la prima metà e dividerla a sua volta in quattro parti uguali. Formare quattro cordoncini di pasta (lunghi uguali) appoggiare su un pezzo di carta da forno per poterlo poi trasferire più facilmente sulla placca.
Procedere all’intreccio come indicato nelle fotografie sottostanti.
Spennellare la superficie con la mistura di uovo e panna precedentemente emulsionate.
Guarnire con granella di zucchero.

Lasciare lievitare per una mezz’ora.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per 25-30 minuti, fino doratura avvenuta.

1tr.jpg
2tr.jpg

3tr.jpg

4tr.jpg
5tr.jpg

Avete gli occhi incrociati a forza di seguire i cordoncini di pane? Tinuccia consiglia di riferirsi a queste preziose indicazioni.

July 23rd, 2014 by Elena

Senza gelatiera – Mini gelati al Butterscotch Pudding con stecco di cannella

Il mio primo incontro con il butterscotch è stato al South End Buttery di Boston. Era incluso in gocce morbide come toffee dentro degli ottimi scones. Un caramello arrotondato con burro e panna, con un’ombra di sale, usato come complemento cremoso per dessert oppure declinato in pudding.

Poi, lo scorso agosto Smitten Kitchen mi mette una pulce all’orecchio parecchio irresistibile: e se trasformassi il butterscotch pudding in gelato? Nella sua settimana dedicata ai popsicles, questa ricetta mi ha conquistata.

Guardo in dispensa: ho tutto il necessario e posso mettermi subito al lavoro. Ma non ho gli stecchi di bambù.
Poco male: userò delle stecche di cannella.
Le ciotoline bianche a forma di fiore comperate da Crate and Barrel sono tra le poche cose che ho portato con me quando abbiamo lasciato la nostra casa di Boston. un piccolo tributo a quel bel caffè in South End in cui tutta questa faccenda di caramello e panna ha avuto inizio :)

Ho seguito la ricetta di Smitten Kitchen (quasi) alla lettera e sono molto soddisfatta. La versione del Butterscotch Pudding di David Lebovitz prevede anche le uova e un’ombra di whiskey.

Mini gelati al Butterscotch Pudding
ingredienti per 8 bicchierini da circa ml:
250 g panna liquida, fresca
230 g zucchero integrale di canna (io uso Dulcita di Altromercato)
40 g di burro
1 cucchiaio di amido di mais
500 g scarsi di latte
un pizzico di sale
(optional) 2 cucchiaini di estratto di vaniglia (meglio se fatto in casa: leggete le istruzioni di Labna!)

Sciogliere zucchero, panna e burro in una pentola capiente e dal fondo pesante (io uso sempre la mia Creuset). Lasciate sobbollire a fiamma lenta per 10 minuti mescolando di tanto in tanto.
Mescolare l’amido di mais nel latte e versare il tutto nella pentola. Aggiungere il sale, l’estratto di vaniglia e mescolare fino a ottenere un liquido omogeneo.
Sempre mescolando, lasciare sobbollire per altri dieci minuti. Spegnere la fiamma e attendere qualche minuto prima di versare il liquido nelle formine.
Lasciare intiepidire prima di mettere le formine in freezer. Dopo 30/60 minuti (dipende da quanto grandi sono le vostre forme), estrarre le formine dal freezer e piantare nel centro le stecche di cannella. Rimettere in freezer per almeno 4 ore prima di servire.

Butterscotch Pudding Popsicles Smitten Kitchen

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes