ComidaDeMama

July 23rd, 2014 by Elena

Senza gelatiera – Mini gelati al Butterscotch Pudding con stecco di cannella

Il mio primo incontro con il butterscotch è stato al South End Buttery di Boston. Era incluso in gocce morbide come toffee dentro degli ottimi scones. Un caramello arrotondato con burro e panna, con un’ombra di sale, usato come complemento cremoso per dessert oppure declinato in pudding.

Poi, lo scorso agosto Smitten Kitchen mi mette una pulce all’orecchio parecchio irresistibile: e se trasformassi il butterscotch pudding in gelato? Nella sua settimana dedicata ai popsicles, questa ricetta mi ha conquistata.

Guardo in dispensa: ho tutto il necessario e posso mettermi subito al lavoro. Ma non ho gli stecchi di bambù.
Poco male: userò delle stecche di cannella.
Le ciotoline bianche a forma di fiore comperate da Crate and Barrel sono tra le poche cose che ho portato con me quando abbiamo lasciato la nostra casa di Boston. un piccolo tributo a quel bel caffè in South End in cui tutta questa faccenda di caramello e panna ha avuto inizio :)

Ho seguito la ricetta di Smitten Kitchen (quasi) alla lettera e sono molto soddisfatta. La versione del Butterscotch Pudding di David Lebovitz prevede anche le uova e un’ombra di whiskey.

Mini gelati al Butterscotch Pudding
ingredienti per 8 bicchierini da circa ml:
250 g panna liquida, fresca
230 g zucchero integrale di canna (io uso Dulcita di Altromercato)
40 g di burro
1 cucchiaio di amido di mais
500 g scarsi di latte
un pizzico di sale
(optional) 2 cucchiaini di estratto di vaniglia (meglio se fatto in casa: leggete le istruzioni di Labna!)

Sciogliere zucchero, panna e burro in una pentola capiente e dal fondo pesante (io uso sempre la mia Creuset). Lasciate sobbollire a fiamma lenta per 10 minuti mescolando di tanto in tanto.
Mescolare l’amido di mais nel latte e versare il tutto nella pentola. Aggiungere il sale, l’estratto di vaniglia e mescolare fino a ottenere un liquido omogeneo.
Sempre mescolando, lasciare sobbollire per altri dieci minuti. Spegnere la fiamma e attendere qualche minuto prima di versare il liquido nelle formine.
Lasciare intiepidire prima di mettere le formine in freezer. Dopo 30/60 minuti (dipende da quanto grandi sono le vostre forme), estrarre le formine dal freezer e piantare nel centro le stecche di cannella. Rimettere in freezer per almeno 4 ore prima di servire.

Butterscotch Pudding Popsicles Smitten Kitchen

July 20th, 2014 by Elena

Hokey Pokey, dolce prodigioso della Nuova Zelanda (senza forno)


Un dolce pronto in meno di 15 minuti, senza uso del forno.
Due cucchiaini di bicarbonato mescolati in una mistura di zucchero e golden syrup caramellati. E… BAM! In pochi secondi la schiuma versata con cautela (mi raccomando!) su un piano di lavoro coperto da carta da forno produce un caramello soffiato con retrogusto salino, che solidifica in pochi minuti. Si spacca con un coltello in mille schegge. Grandi e piccole.
Con una prospettiva così allettante, nel giro di un’ora la mia casa (e il giro scala) profumava di caramello!

Questo piccolo prodigio si chiama Hokey Pokey ed è un dolce della Nuova Zelanda raccontato da Lisa Watson sul suo blog ItalianKiwi.
Incontrerò di persona Lisa in settembre a Torno, saremo insieme in una delle tavole rotonde del Turin Epicurean Capital. Leggere le sue parole e provare una sua ricetta mi sembra il modo migliore per anticipare la nostra prima stretta di mano.


Detto fatto, mi preparo in un secondo.
Gli ingredienti sono solo tre, che ci vuole?
Zucchero, bicarbonato e golden syrup.
Mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm. A Trento non trovo il golden syrup. Forse dalla gastronomia Mein, ma non ho tempo di andare: i figli dormono, o provo il dolce adesso oppure chissà quando avrò qualche ora di fila da dedicare a queste cose.

Decido di fare il golden syrup partendo da zero: mi servono solo zucchero, acqua e limone. Dario Bressanini, mi spiega che non sarà perfetto al 100% e conferma la mia idea di trovare prima o poi un Lyle’s Golden Syrup e vedere la differenza.

Qui vedete il magma di caramello e bicarbonato ormai in fase di riposo, già assestato in una forma rotonda di 25 cm circa di diametro.
Devo dire che riproverò a fare questo dolce in autunno, perché le temperature estive fanno ammorbidire subito il risultato.

Se volete cimentarvi nella ricetta dell’Hokey Pokey, ecco la pagina di Lisa Watson in cui spiega come si realizza.

E per i fan, ecco il video di Nigella Lawson alle prese con l’Hokey Pokey.

July 18th, 2014 by Elena

ComidaDeMama Amsterdam city guide in 10 Instagram post

Ho vissuto per molti anni ad Amsterdam e molto spesso chi legge ComidaDeMama o chi mi conosce offline mi chiede informazioni su come visitare la cosiddetta Venezia del Nord. Altri ancora mi chiedono consigli su come trasferirsi in maniera permanente, da soli o con la loro famiglia, e sono sempre felice di aiutare.
Ma oggi parliamo di vacanza ad Amsterdam!

Questo post è dedicato a chi è venuto a trovarmi e mi ha seguito in bicicletta in ogni angolo della città. A chi mi scrive chiedendomi informazioni su quello che nelle guide turistiche non si trova. Ai curiosi e, last but not least, a Rossella R. e Mariachiara Montera, autrice di The chef is on the table, che mi hanno detto la visiteranno presto per una vacanza.

Negli anni ho scritto alcuni itinerari, check it out!
Oggi ho pensato a 10 suggerimenti da darvi, da integrare ai vostri piani della giornata.
Dieci posti che amo. Dieci posti che torno a vivere appena metto piede ad Amsterdam. Dieci posti raccontati su Instagram.
Spero che vi piacciano.

1 First of all… Get a Bike!

Provate l’ebbrezza di guidare su una vera pista ciclabile urbana. Se poi riuscite a farlo all’ora di punta, al mattino presto, quando dalla strada vi porgono il giornale e riuscite a prenderlo senza fermarvi, potete non definirvi più turisti :)
Avete bambini? Portateli a spasso almeno per un pomeriggio su una bakfiets come quella che vedete qui sopra!
Io affitto le biciclette sempre da Mac Bike, perché il punto accanto alla Stazione Centrale mi è comodo. Poi hanno sempre i seggiolini per i bambini, hanno bici di tutte le dimensioni.

Importante#1: segnatevi con cura nome, indirizzo, orari di apertura e numero di telefono del vostro rent a bike. A novembre una coppia italiana disperata mi ha fermato per strada: non sapevano più dove riportare la bici!

Importante #2: non abbiate esitazioni nella guida e seguite le regole della strada. I campanelli non vengono usati per salutare, ma per segnalare. Se volete andar piano e vedere il panorama, non mettetevi in centro della pista e semmai accostate e scendete. Mai e poi mai camminare sulle piste ciclabili. Rischiate di farvi male e, in alcune strade, pure una multa.

Importante #3: occhio alle raffiche di vento: a volte ti sbattono giù per terra.

2 Noordermarkt il sabato mattina

Siete all’inizio della cerchia dei canali, dalla parte dell’affascinante Brouwersgracht.
Ogni sabato mattina, sotto l’ombra della chiesa di Noorder Kerk si tiene un piccolo mercato biologico, con accanto un piccolo mercato delle pulci.
Ho deciso di mettere una foto del mio banco preferito: quello delle erbe aromatiche. Le piccole giare di terracotta sullo sfondo contengono dei pesti aromatici fatti in casa. Un altro banco che io amo molto è quello dei funghi. Ce ne sono di ogni tipo e gli shitake non mancano mai.

A un isolato, in Lindengraght, un altro mercato più tradizionale, ma per questo non meno bello.

Siete a tre secondi dal Cafè Winkel 43, pausa d’obbligo per un’ottima fetta di torta alle mele con la panna di fianco.
Se volete fare un tuffo nel tempo, varcate la soglia Café ‘t Papeneiland e tornate a metà XVII secolo.

3 Prinsen Eiland

Un tesoro a un passo dai circuiti turistici, protetto dal passante ferroviario. Se dovessi comperare casa ad Amsterdam la cercherei qui.
Doks, barche, molto verde e molta tranquillità. Un ponte stretto e bianco che vi ricorderà le tele di Van Gogh.

Se avete bambini non perdete il piccolo Kiderboerderij De Dieren Capel, una mini fattoria didattica urbana, una delle preferite da Marta quando era piccola. E cercate il canale dov’è parcheggiato il sottomarino giallo!

4 Westerpark – Westergasfabriek – Watertoren

Rispettivamente: Un parco urbano. Una centrale del gas ottocentesca. una centrale dell’acqua ottocentesca.

La vita è tornata a scorrere dietro i muri in mattoni, sotto le capriate metalliche. Archeologia industriale piena di vita, di musica, di teatro, di cinema, di locali, di arte, di asili per bambini. Trovate anche Impact Hub Amsterdam.
Vedrete un gasometro trasformato in teatro. Verde, verde, verde ovunque.

Con i bambini, oltre al bel parco giochi, trovate una stupenda fattoria didattica urbana. Siete anche a un passo da un orto scolastico attivo sin dal 1945, ma non è possibile entrare e visitare.

Tra le tante proposte per fare una sosta, uno dei De Bakkerswinkel che trovate in città. Io sono affezionata a quello dietro al palazzo della Borsa di Berlage, restaurato di recente, al 69 di Warmoerstraat, ma la qualità del servizio e la cura degli interni non cambia.

Prendete un caffè tra le turbine e sotto i carri ponte nel vicino quartiere Watertoren, che meriterebbe una spiegazione sulla sua composizione (robe da architetti, lo so). Indirizzo: Cafè Restaurant Amsterdam.

5 Shopping in Harlemmerstraat e Harlemmerdijk (e cercate in città HEMA)

Io non amo fare shopping. Ma queste due vie che si succedono una dopo l’altra hanno negozi molto eterogenei, dal fabbro che fa le chiavi e dove comperi le lampadine al negozio specializzato in libri di cucina. C’è un ottimo negozio di prodotti bio dove vado sempre a far spesa. Inutile spiegarvi. Andate e date un’occhiata.

Amo il fuso orario di Vinnies cafè, che una volta nella vita mi fa sentire un early bird e mi fa lo sconto sul cappuccino. Mi piace anche il suo design e le composizioni di fiori sui tavoli.

Al fondo della lunga via che conta più di 200 negozi trovate Harlemmerplein, un tempo impersonale zona di passaggio tra due zone, interessata da un profondo cambiamento e resa più vivibile. In settimana dovrebbe esserci un Organic Farmes Market (mercato dei contadini bio), ma non ho capito esattamente quando.

In una via laterale, allo Small World, piccolo negozio-catering-gastronomia, spesso trovate le ragazze sedute fuori a curare la verdura.

Una nota: la politica della via è molto spesso di non accettare denaro contante, per una questione di sicurezza. Quindi non vi stupite della richiesta e semmai chiedete prima come funziona il pagamento.

HEMA è una catena di negozi per la casa e per la persona molto popolare. Tutte le case olandesi hanno qualcosa di HEMA, fosse anche solo lo spazzolino per i piatti. Fa parte della cultura locale, i prezzi sono buoni e hanno vinto molti premi di design.
Se avete bambini, fate incetta di gadget coloratissimi e a buon prezzo per i compleanni dei bambini. troverete mini porzioni di uvette, ricchi premi e un sacco di cotillon in colori coordinati!

6 De Hortus. Orto botanico di Amsterdam

De Hortus, il parco dei divertimenti mio e di Marta quando era piccola.
Andavamo “in the jungle”, nella super high tech serra a tre climi. E cercavamo le piante carnivore. Le farfalle nella serra piccola con la prima pianta di caffè portata in Europa e il kaffir lime poco più distante. Prima del restauro dell’Orangerie ottocentesca, il caffè era servito in una delle serre grandi. Una volta alla settimana si poteva chiedere consigli al medico delle piante.

7 Amsterdam, Mokum*. Molto più della casa di Anna Frank

Promesso: non vi faccio il bigino della storia della comunità ebraica ad Amsterdam solo se voi mi promettere che non esaurite l’argomento facendo tre ore di fila davanti alla casa di Anna Frank.
Potete fare un salto al 69 di Sint Antoniebreestraat, a vedere Casa Pinto. Oppure visitare la Sinagoga Portoghese o lo Jood Historisch Museum.
Per i curiosi della cucina kosher, allo Jood Historisch Museum trovate una cucina didattica nella sezione dedicata ai ragazzi.
E per ricordare le vittime dell’olocausto, l’Hollandsche Schouwburg ora trasformato in memoriale. E’ un elegante teatro ottocentesco, usato esclusivamente dagli attori ebrei negli anni del nazismo e in seguito trasformato in centro di raccolta degli abitanti ebrei prima della deportazione nei campi di concentramento.
*Mokum in yiddish vuol dire ‘luogo‘, ‘porto sicuro‘.

8 Borneo Eiland. Java Eiland. KNSM Eiland

Solo per appassionati di architettura. Zona da passare al setaccio con una macchina fotografica a portata di mano.
Prima fermata: Arcam. Sfogliate libri. Dotatevi di mappe. Concordate tour architettonici guidati. Usate la loro guida online. Godetevi la struttura e la vista sul canale.
Java-Borneo-KNSM Eiland sono vicine, ma vi sconsiglio di esplorarle a piedi, ci vorrebbe troppo tempo. Meglio usare la bicicletta.

Se volete vedere un nuovissimo quartiere, creato da zero (e quando dico da zero intendo: hanno creato il terreno su cui fondare le case in piena acqua), mettete le bici sulla metropolitana e puntate verso IJBurg.
Portate il costume, se il tempo lo permette: a Blijburg troverete la spiaggia.

9 Spui

Avrete messo in lista il Begijnof, è una tappa fondamentale quanto il Dam. Spui (si pronuncia spaaaau) è la piazza irregolare che si apre davanti a voi quando uscite dalla visita.
Mi piace passare in rassegna le riviste dell’edicola Athenaeum, visitare anche la libreria lì vicino. Poi attraverso la strada e vado all’American Book Center. Sempre a caccia di libri, poco più in là, davanti a un chiosco di fiori molto bello, c’è Waterstones.

In autunno del 2013, in Spuistraat vicino all’angolo con Spui, la firma di design danese HAY ha aperto un bel design café.
Se amate il design, non troverete faticoso fare qualche pedalata in più per raggiungere DROOG Design. Per arrivare a destinazione da Spui, vi conviene attraversare il Mercato dei Fiori sul Singel. Non snobbatelo: potete trovare dei fiori molto belli specialmente nelle bancarelle poste agli estremi della via. Tra i tulipani e voi trovate Marañon Hammocks, coloratissimo negozio di amache dove mi fermo sempre a sognare, ma poi non compro nulla.

10 Tutti sull’IJ! Eye. Biblioteca. Muziekgebouw aan ‘t IJ e Bimhuis

IJ (si pronuncia eeeeeeiiii) è il grande canale attraversato da navi vere dietro alla Stazione Centrale.
Prendete i traghetti gratis per andare sulla sponda nord, potete caricare le biciclette.

Tutto il corso dell’IJ è interessante e ci sarebbero mille posti da segnalare. Mi limito a tre, ma voi esplorate!

Eye, il museo del cinema. Non perdetelo anche se il cinema non vi interessa. All’interno vi stupirà lo spazio pubblico e gratuito, dedicato ai visitatori.
E’ possibile che chiediate di poter vivere per qualche giorno nella Biblioteca Centrale di Amsterdam , vi avverto.
Amanti della musica, dopo aver fatto un salto a vedere i resti del Paradiso, guardate l’agenda del Muziekgebouw aan ‘t IJ.
Per i conoscitori del jazz: il Bimhuis è praticamente accanto.

Ci sarebbero molti altri posti da consigliarvi. Mi piacerebbe portarvi a scoprirli di persona, tutti insieme in bicicletta tra le vie di Amsterdam!

June 28th, 2014 by Elena

ComidaDeMama festeggia i 25 anni delle Donne del Vino Piemonte a #DiVignaInVignetta

Mi faccio stretta tra il guardrail ruggine e le file di TIR che si muovono a testa bassa sull’Autostrada del Brennero.
Cosa mi porta ad attraversare per 500 Km da Est a Ovest il Nord Italia con due bambini seduti dietro che mi chiedono ogni tre secondi dove sono i grissini (e comunque sono sotto il mio sedile, guarda meglio)?

Cinque storiche cuciniere del Piemonte e il loro repertorio di ricette antiche, raccontate e cucinate insieme a una selezione di wine blogger e food blogger all’Italian Culinary Institute for Foreigners di Costigliole d’Asti.

La delegazione Piemonte delle Donne del vino festeggia così con noi i suoi 25 anni tra le Langhe e il Monferrato.
Questo sabato mattina di cucina e tradizione fa parte di Di vigna In vignetta. Due mesi di eventi, una mostra di vignette d’autore sul tema del vino, il lavoro di giornalisti, comunicatori, vignaioli e imprenditori enogastronomici.

Le giornaliste e organizzatrici dell’evento Marianna Natale e Fiammetta Mussio usano i social network in modo intelligente, non solo per dare conto di cosa accade nella giornata di cucina. Aggregano le persone invitate, risolvono gli imprevisti dell’ultim’ora, fanno conoscere i contenuti e i volti, danno la possibilità a tutti gli ospiti di conoscere ciò che accadrà. Lo fanno in maniera dinamica giorno per giorno, anticipando e alimentando l’attesa di tutti. Brave!

Sono le nove di una delle sere più lunghe dell’anno. Esco ad Asti Est e sorrido: sto per attraversare Monferrato, Langhe e Roero, territori diventati ieri l’altro patrimonio UNESCO e ne sono molto felice. Mi lascio alle spalle colline, vitigni e noccioli in favore del mio Monviso. Domani sarà una giornata densa di persone da conoscere e cose da imparare.

Da che parte iniziare? Se avete partecipato a un barcamp, foodcamp o a eventi simili, sapete quanto sia bello conoscere blogger nuovi, riabbracciare quelli che vivono lontano e che si rivedono solo in queste occasioni. E quanto sia emozionante conoscere di persona quei blogger che avete letto per anni e anni. Com’è capitato a me con Sara Tescari e Paolo Arcuno di Fico e Uva, che seguo e ammiro da anni e anni.

Siamo ospiti nella modernissima Orangerie del Castello di Costigliole d’Asti, sede dell’Italian Culinary Institute for Foreigners. Al primo piano, una biblioteca con una luce naturale così bella da chiedere asilo politico e non uscire più.

Nei sotterranei ci aspettano le aule di cucina riservate agli studenti dell’ICIF. Sono state appena collaudate e sono uno schianto. Io sono originaria della provincia di Cuneo e ritrovo nelle parole di tutte le persone che si affaccendano intorno a noi modi di dire, espressioni in piemontese, tracce del mio lessico familiare.

Sà, butumse i faudalin e tacuma a travajè. (dal piemontese: Dai, mettiamoci il grembiule e mettiamoci a lavorare).

Alessandra e il Bunet.
Alessandra e Anna Bardone – ristorante Del Belbo da Bardon, San Marzano Oliveto.

Venite in Piemonte e chiedete di assaggiare un bunet. Cioccolato, amaretti, uova, latte e una lacrima di liquore concentrati in un flan a forma di bonnet (cappello in francese), avvolto da caramello. Non ne assaggerete uno uguale all’altro e probabilmente lo troverete scritto in molte maniere. Bonèt, bounet, bonet, con l’accento circonflesso. Oggi lo potete trovare scritto anche in giapponese negli appunti della giornalista ed ex allieva ICIF Masae Takanashi.

Alessandra rappresenta la quinta generazione della sua famiglia impegnata a portare avanti il duro lavoro del ristoratore. Sua nonna, Anna Bardone, lascia volentieri che sia lei a spiegarci come produrre un bunet come si deve.
Tra i tanti accorgimenti, usare due tipi di cacao differenti, far raffreddare il latte e mai e poi mai far bollire il bagnomaria in cui cuoce il dolce. Pena, ottenere un bunet spugnoso.

Aspic alla piemontese.
Maria Lovisolo – Ristorante Violetta di Calamandrana.



Potrei raccontarvi mille cose del suo intervento. Di come la gelatina di carne fatta in casa sia insuperabile. Dei colori vividi e della composizione di un piatto che ha origini documentate sin dal 1375 e che mantiene un aspetto di altri tempi. Del braccio destro di Maria Lovisolo, sua nuora, attenta e preparata. Di Fiammetta Mussio che decreta Maria Lovisolo, maestra di Finanziera e pietra miliare della gastronomia piemontese, patrimonio UNESCO come i territori in cui ha vissuto.

Ma mi piace presentarvela così, Maria Lovisolo, in un raro momento di pausa.
Per un secondo lascia la nostra compagnia e guarda dalla finestra. 50 dei suoi 84 anni li ha trascorsi lavorando in cucina. Vedova con due figli a 40 anni, ha creato e portato al successo il ristorante Violetta a Calamandrana. E son cose.

Ravioli al plin. E che ravioli!
Mariuccia Bologna – Trattoria I Bologna di Rocchetta Tanaro.

Simpatica ed energica, Mariuccia Bologna ci mette tutti al lavoro. La Monferrina tira a dovere una sfoglia all’uovo gialla oro. Il ripieno dei ravioli è un convegno di tutto il miglior regno animale, tanto buono da sentirsi in dovere di assaggiarne un po’ così com’è.
Paola Sucato coglie al volo un grande insegnamento di Mariuccia Bologna “Usare la stessa delicatezza che si usa ai mariti, per il #plin”

(Elena Chesta Schwarz aka ComidaDeMama e Giulia Graglia aka Senza Trucco alle prese con i ravioli al plin – fotografia, courtesy of Ufficio Stampa Donne del vino Piemonte)
Dietro al banco di lavoro sono in coppia con Giulia Graglia, documentarista, wine dealer di vini naturali e wine blogger.
Mentre disponiamo mucchietti regolari di ripieno, richiudiamo e pizzichiamo la sfoglia, scopro che uno dei suoi documentari sul vino naturale, “Senza Trucco”, è stato presentato a Trento a “Tutti nello stesso piatto” Festival Internazionale di Cinema Cibo e biodiversità, abbinato a un evento organizzato con Elisabetta Foradori. E io me lo sono perso. Accidenti.

Mariuccia Bologna ci insegna e parla della sua vita, parla del suo lavoro e delle sue soddisfazioni.
Come essere ricevuta dall’Ambasciatore italiano in Giappone, in occasione di un viaggio importante.
Era andata a incontrare uno degli studenti giapponesi dell’ICIF che per 15 anni aveva lavorato con lei al ristorante. Un cuoco di brigata, un amico. In comune hanno il rispetto per il lavoro, per quella vita in cucina fatta di fatica e rinunce.
Dopo tanti anni lui è tornato in Giappone e ha aperto un ristorante chiamandolo I Bologna. Mariuccia è andata a trovarlo e “mi sono scorticata i polpastrelli per fare con lui i nostri ravioli. Alle nove della mattina avevamo la fila di persone che venivano ad assaggiarli, insieme alle salsicce e tutto il resto”, ci ha raccontato Mariuccia mentre eravamo seduti a tavola.

L’avete capito già da diversi paragrafi: questa non è stata una semplice lezione di cucina.

Acciughe con la salsa bianca di nocciole.
Piercarla Negro – Enoteca e vineria con cucina Mezzo-Litro di Alessandria.

Una poesia raccontata solo a voce per mancanza di tempo. Pulire le acciughe sotto sale è un atto di amore e pazienza e tutti siamo stati molto grati a Piercarla Negro. La ricetta è tratta dal libro La cucina piemontese. Storia e ricette di Giovani Goria. Nemmeno a dirlo, è finito dritto nella mia wishlist.
Sono tornata a Trento con un pacchetto di acciughe sotto sale, le nocciole varietà Rotonda Gentile di casa mia e le ho subito cucinate per la gioia dei miei amici e vicini di casa.

Marmellata di pere di San Giovanni.
Marina Ramasso – Ristorante del Paluch di Baldissero Torinese.



Era da molto tempo che non rivedevo questa varietà di pere. Sono molto belle, croccanti, asciutte. Marina Ramasso è molto simpatica e ci spiega il suo approccio apparentemente poco ortodosso alla confezione di marmellate e confetture.
Mi piace molto quando racconta delle sue notti passate a produrre marmellate, ore sottratte al riposo dopo giornate di lavoro al ristorante che sanno di frutta e spezie.

Le donne del vino e la mostra Di vigna in vignetta.
Ci hanno accompagnate durante tutto il giorno. Abbiamo potuto parlare con loro, chiedere e farci raccontare del loro lavoro. Durante il pranzo hanno abbinato i loro vini ai piatti cucinati nella giornata. Una selezione ampia e generosa.
Francesca Poggio, delegata regionale per il Piemonte ci accompagna nei piani alti del castello per vedere Di Vigna in Vignetta, mostra di vignette sul vino. Sono circa cento quadri
di artisti illustri, collezione privata di Vincenzo Buonassisi, giornalista, pioniere dell’enogastronomia televisiva, uomo di cultura e di spettacolo, di cui quest’anno ricorre il decennale dalla scomparsa.





Ringraziamenti.
Cosa dire di più se non g r a z i e. Un grazie grande a tutte le persone che hanno lavorato a questa giornata, per avermi coinvolta in questo evento. Le donne del vino del Piemonte festeggia 25 anni di vita e il regalo lo fa a me.
Buon anniversario e un brindisi alla vostra salute!

Le donne del Vino del Piemonte
IShock- Marianna Natale e Fiammetta Mussio
Italian Culinary Institute for Foreigners

[in progress, cosa si dice in rete di questa gloriosa giornata]

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La Stampa - I blogger dell’alta cucina scoprono le ricette astigiane
All’Icif di Costigliole, provenienti dall’Italia, da Giappone e Germania

lanuovaprovincia.it – La cucina condivisa fra social e realtà
Wine Pass Piemonte- Di Vigna in Vignetta – 29 Giugno, Costigliole d’Asti (AT)
Gazzetta d’Asti – Blogger nelle cucine dell’Icif con le Donne del Vino del Piemonte
IShock Agency- Foodblogger e grandi cuoche a “Di vigna in vignetta”
Mafe De Baggis – #lavoltabuona (cit.)
Senza Trucco – Di Vigna In Vignetta
Dolci(di)Vini – Storie di donne, cucina ed emozioni

June 24th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a #paganelladaurlo Summer Blog Tour 2014

13-15 giugno 2014 – Sull’altopiano della Paganella, in provincia di Trento, ho partecipato come foodblogger all’edizione 2014 di #paganelladaurlo Summer Blog Tour, evento di promozione del territorio organizzato dall’APT Dolomiti di Brenta e Paganella.

Ho trascorso un fine settimana circondata dalle Dolomiti,
nutrita con ottimi prodotti del territorio, guidata in un trekking montano con picnic a sorpresa. Ho visto i lupi e le linci. L’orso bruno non l’ho avvistato. Ho fatto stretching e meditato circondata da un parco con 100 cultivar di rose , ho camminato tra le rovine di un castello scoprendo le sue leggende e ho attraversato in barca il verdissimo lago di Molveno. Un apicoltore ha preso in punta di dita un’ape dalle sue zampette con nonchalance e me l’ha fatta vedere da vicino senza pungersi e senza pungermi.

Sono tornata a casa così contenta che la notizia del mio sari di seta arancione finito in lavatrice insieme al tappetino del bagno perché, cosa vuoi, era arancio pure lui, non ha scalfito minimamente il mio buonumore. E tanto meno il mio sari, meno male!
Per farla breve (non sarà breve questo post, vi avverto!), ho scoperto un territorio incantevole a due passi da casa mia, mi è piaciuto molto e tornerò a breve a esplorarlo con la mia famiglia. Così ho accolto la richiesta dell’APT Dolomiti di Brenta e Paganella di parlare di questo fine settimana sul mio blog.

Siete curiosi, ma non avete tempo di leggere le mie cronache di #paganelladaurlo?
Godetevi la manciata di secondi prodotta da Marco Allegri di Non Solo Turisti . Bravissimo, ha distillato in 53 secondi il meglio di #paganelladaurlo

Fiori freschi e spa. Benvenuti in Paganella!
La famiglia Mottes dello Sport Hotel Panorama di Fai della Paganella mi ha accolta raccontandomi del luogo e offrendomi una stanza vista Dolomiti, grande abbastanza per ospitare tutta la mia famiglia anche se ero lì in visita da sola. Mi sono tuffata sul piumone bianco del letto con una gioia che nemmeno Heidi quando era da suo nonno.

La stanchezza della settimana di lavoro è scomparsa al Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA dell’Hotel.
Ho provato la sauna finlandese, la bio sauna al fieno e il bagno turco. Tutto intervallato con immersioni nella vasca di acqua marina, applicazioni al viso di ghiaccio e il percorso Kneipp che ha alleggerito non poco le mie gambe affaticate dal caldo. Nei momenti di riposo tra un ciclo e l’altro di sauna ho assaggiato le tisane alle erbe, sempre diverse ogni giorno, dando un’occhiata alla zona delle sette piscine riscaldate, interne ed esterne.

Durante l’aperitivo e la cena con il direttore e i responsabili marketing e comunicazione dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella, mi sono accorta della bellezza del parco e delle decorazioni floreali disseminate in tutto l’hotel. La passione e la cura per piante e fiori della famiglia Mottes si tramanda di generazione in generazione. I giardini dello Sport Hotel Panorama ospitano tra le tantissime varietà anche un centinaio di cultivar del genere Rosa sp.

Per la nostra cena di benvenuto, la famiglia Mottes ha proposto un menu e una selezione di vini del territorio.

Questa è la mia prima colazione, un concentrato di energia grazie alle uova biologiche e all’acqua della sorgente del parco.

Il tempo è ottimo, in barba alle previsioni di pioggia. Diamo inizio alle nostre attività con il trekking benessere e trekking a 1550 metri con sorpresa!



Dopo una colazione sostanziosa abbiamo sperimentato un trekking del benessere esplorando le diverse zone del parco, seguiti dallo staff del Centro Wellness & Beauty – La Dolce Vita SPA : stretching, percorso Kneip, aromaterapia, massaggio facciale e meditazione. Un trattamento da sogno a cui è stato aggiunto un rinfresco a base di fragole fresche, sciroppo di sambuco e una delicatissima rosa rosa.

Trekking con vista delle cime del Trentin!
Scarponcini da trekking ai piedi e zaino in spalla, siamo partiti per una passeggiata intorno al Mont Fausiòr.

Ivo Mottes è il nostro accompagnatore di territorio.
Il suo profilo professionale ruota intorno alle sue amate montagne e agli sport invernali. In più, coltiva la passione per la scultura su legno. L’orso nella lobby dello Sport Hotel Panorama è opera sua!



Trekking alla portata di tutto il gruppo, 8 km di camminata e 500 metri di dislivello.
Arriviamo alla meta, alla Croce di Fai, e troviamo due tavoli imbanditi di tutto punto.
Che sorpresa!
Maria Vittoria Mottes dello Sport Hotel Panorama, aiutata dalla sua famiglia e dal suo staff, ha creato il pranzo perfetto curando ogni particolare.
I taglieri in legno trentino al posto dei piatti, i calici scintillanti (con dell’ottimo Trentodoc), la polenta di Storo per le candele, i maggiociondoli e i fiori montani per il tavolo. Addirittura le foglioline verdi fermate da piccoli sassi grigi.




Che cosa abbiamo assaggiato?
Una selezione di salumi, formaggi e pane trentini, abbinati a ottime composte. Mele fresche e lo strudel di mele. Come si dice? Ottimo e abbondante.
La vista spettacolare dalla Croce di Fai ha aggiunto sorpresa a sorpresa. Grazie!

Dopo una pausa nella SPA dell’hotel, siamo ripartiti alla volta di Molveno.
Quand’è l’ultima volta che avete visto un lago verde così?




Noi abbiamo avuto la fortuna di poterlo esplorare in barca.
Aperitivo vista lago! Non abbiamo abbandonato la vista di queste acque verdi nemmeno per un secondo: l’Hotel Ariston, che ci ha accolti per l’aperitivo, domina dall’alto il Lago di Molveno.




Abbiamo brindato in compagnia dei nostri ospiti: Alessandro Sartori (a destra), Fabrizio Tonidandel (in centro) e Gianmaria Marocchi (sinistra), rispettivamente proprietario dell’Hotel Ariston, presidente e direttore dell’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta Paganella Andalo Lago di Molveno Fai della Paganella Cavedago Spormaggiore.
E dopo una passeggiata per le vie di Molveno, abbiamo raggiunto per cena la calda atmosfera del Ristorante Speckstube Al Filò.

Dopo una giornata così ricca, tuffarmi tra i cuscini e il piumone bianco è stato ancora più piacevole.

Prima tappa dell’ultimo giorno: Castello di Belfort a Spormaggiore.
Mentre esploriamo le rovine del castello medievale, i nostri ospiti di raccontano la sua storia e le sue leggende, come quella del Tesoro del Passio e del castellano geloso.

Troveremo l’orso bruno?
Attraversiamo un bosco di conifere e arriviamo al Parco Faunistico di Spormaggiore.
Qui tutti gli animali ospitati, come le volpi, le linci, i gatti selvatici, i lupi, gli orsi, hanno a disposizione porzioni di parco molto estese, alcune di queste volutamente lontane dagli occhi del visitatore. Questo per preservare il più possibile la qualità della vita degli animali.
Anche perché molti di questi animali sono stati sottratti a condizioni di vita non ideali per loro.
Gli orsi non li abbiamo avvistati, ma il parco faunistico ci è piaciuto molto lo stesso.

Le api di Castel Belfort




Una pausa dolcissima prima di pranzo. Ho sempre sognato di vedere come si produce il miele. Qui a #paganelladaurlo il sogno è diventato realtà.
Grazie al proprietario dell’Apicoltura Castel Belfort, dall’alveare ai macchinari per estrarre il miele, ho potuto vedere di persona ciò che avevo solo letto nei libri.

Pranzo in agriturismo, nel cuore dell’altopiano.
Per finire in bellezza, abbiamo pranzato sotto i tetti dell’Agriturismo Il Filo d’Erba di Fai della Paganella.



L’azienda agricola produce latte alimentare destinato alla produzione di formaggi come il Trentingrana.
Una piccola quantità di latte crudo è disponibile 24 ore su 24.
Il latte appena munto viene inserito così com’è all’interno di un distributore automatico e viene conservato una temperatura di 4°C.
Non dimenticatevi di portarvi appresso una bottiglia pulita e vuota!

Grazie #paganelladaurlo!
Il fine settimana è volato via, è stata una bella esperienza. Persone interessanti con cui parlare, gusti e territori raccontati dalle persone che lavorano in ogni giorno in questo territorio.

Saluto e ringrazio i promotori e tutti gli imprenditori trentini coinvolti nell’organizzazione di #paganelladaurlo

#paganelladaurlo day-by-day.
Con Storify ho raccolto i migliori post su twitter, facebook e instagram dei miei compagni di viaggio per raccontare #paganelladaurlo giorno per giorno.
Visitate #paganelladaurlo
day1 day2- day3

Un saluto ai miei compagni di viaggio

Ecco la squadra di blogger e comunicatori arrivati da tutta Italia per partecipare a #paganelladaurlo.
Partendo da destra: Andrea Casagrande (APT Dolomiti di Brenta Paganella), Marco e Felicity Allegri di Non Solo Turisti, Viktoriya Litvinchuk, Alessia Bianchi di Dolcezze di Nonna Papera, Bianca Tecchiati e Lorenzo Noccioli di Pop Eating, la sottoscritta ComidaDeMama, Carlo Vischi, Fabrizio Tonidandel (presidente APT Dolomiti di Brenta e Paganella), Vitaliy Yarosh e infine Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

Grazie alle strutture che ci hanno ospitato:
Sport Hotel Panorama – Fai della Paganella
Associazione Accompagnatori di Territorio Trentino
Noleggio barche e pedalò – Molveno
Hotel Ariston – Molveno
Ristorante Speckstube Al Filò – Molveno
Castel Belfort - Spormaggiore
Parco faunistico Spormaggiore
Apicoltura Castel Belfort – Spormaggiore
Agriturismo Il Filo d’Erba – Fai della Paganella

E grazie ancora una volta all’Azienda per il Turismo Dolomiti di Brenta- Paganella e a Giorgia Vitali dell’agenzia ThreeSixty Communication.

June 2nd, 2014 by Elena

ComidaDeMama festeggia 11 anni ad AlloraCrealo!

ComidaDeMama sabato scorso ha festeggiato 11 anni di blog al Festival dell’Economia di Trento!
In che modo?

Dialogando insieme a imprenditori del settore food nell’arena di Allora Crealo!, spazio di informazione, confronto e approfondimento dedicato ai giovani con idee che vogliono diventare impresa, gestito da Euricse e The Hub Rovereto all’interno del Festival dell’Economia di Trento.

Grazie ai vostri like e condivisioni su facebook, davvero tanti. E grazie a chi ha pure trovato il tempo di passare a sentire e a fare un saluto.

Partecipare agli incontri proposti, parlare con le persone tra un incontro e l’altro è stato molto stimolante.
Cosa mi è piaciuto di più?

1 -L’accoglienza
Uno staff giovanissimo e sorridente, pieno di energia. Un esempio? Vi presento Alexandra Bobic di Euricse e Lorenzo Viesi, fondatore di Vitamina Studio, talento eclettico e creatore, tra le mille cose in questa occasione, del logo di AlloraCrealo!

2 – Le risme giganti di fogli per discutere e tracciare le idee.

3- Stampanti 3D all’opera!. Qui sta creando lo scoiattolo, simbolo del Festival dell’Economia. Mi dicono che siano già operative stampanti così solo per il c i o c c o l a t o )

4- Rivedere dopo TravelNext i creatori di Italian Stories.
Artigianato ed e-commerce nel loro progetto non si traducono in mera vetrina di oggetti. Italian Stories racconta le persone, fa scoprire territori.
Mi han colpita dritta al cuore con il loro “Vuoi diventare apprendista per un giorno?”.

Scopri Italian Stories… / What Italian Stories is… from italian stories on Vimeo.

5- Birra del BoscoNavarini RameL’Orto di Pitagora = birra – artigianato del rame – ristorante vegetariano/vegano.
Imprenditori trentini pieni di talento, compagni di questa chiacchierata ad AlloraCrealo!
Tutti e tre meritano dei post a parte e un bel po’ di fotografie. Faremo al più presto anche questo.
Intanto visitate i loro siti!

6- CucinaMancina

La food community dedicata ai mancini alimentari, ovvero tutti coloro che hanno bisogni alimentari diversi dalla maggior parte delle persone, per scelta, per necessità oppure per semplice curiosità. (Gambero Rosso)
Un portale ricchissimo, un ricettario con filtro, due libri all’attivo, prossimamente un database con ristoranti e negozi dedicati ai diversi regimi alimentari.

Non conoscete CucinaMancina? L’intervista per Il Gambero Rosso racconta molto bene il perché e il per come.

Lorenza Dadduzio, direttore artistico di CucinaMancina, si è fatta in quattro se non in cinque durante questi giorni:
ha organizzato un aperitivo mancino al tramonto (e a Trento ci son dei tramonti!), è intervenuta alla nostra tavola rotonda e durante la Notte Verde di Rovereto ha presentato l’ultima fatica: il libro Eat different. Ricette creative per chi mangia diversamente, edito da Gribaudo.


Il Festival dell’Economia e AlloraCrealo! stanno pian piano consumando le ultime ore di attività per quest’anno. Nel frattempo Matteo sta leggendo per bene tutto il programma…

May 27th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a Stoccolma – Un caffè nel Vasastaan

Siete a Stoccolma e volete fare una pausa con un caffè e una pasta profumata di cardamomo e cannella? Go for a fika!
Tranquilli, non mi ha dato di volta il cervello. Non ho una regressione adolescenziale e tanto meno ho iniziato a scrivere tutto con la kappa :)

Fika in svedese è sia un verbo, sia un sostantivo che racconta di tazze di caffè bevute in compagnia di kanelbullar e di tutto il repertorio di dolci (definiti fikabröd) che la Svezia può offrire.

Ho la fortuna di vivere qualche giorno nella casa di inizio ’900 di una mia amica che vive nel Vasastaan, quartiere nel cuore di Stoccolma.

Pronta a partire con Matteo e il passeggino alla volta della Stockholms stadsbibliotek di Gunnar Asplund mi imbatto nel Systrarna Anderssons.
Probabilmente questo bar/panetteria/pasticceria non esiste più, credo lo abbiano chiuso, chiederò alla mia amica.

Cosa era più attraente, l’interno leggermente in mal arnese ma con molto carattere o l’esterno organizzato con dei bei tavolini e morbidi plaid per non morire assiderati nonostante il sole?

Ecco un’impavida locale che sfida le basse temperature del mattino. Ho vissuto per molti anni in Olanda, ma non mi sono temprata abbastanza.

Non ho fotografato molto cibo in questo viaggio perché ero molto più attratta dalla luce che continuava a rivelare edifici e spazi pubblici, dalle persone e dalla ricchissima proposta di design.

Ma questo bar incontrato nei primi cinque minuti di passeggiata mi è piaciuto e allora ve lo racconto per immagini.

L’interno era accogliente e molto informale.
Forse è qui che Matteo ha consolidato la parola kanelbullar per indicare tutto questo ben di dio disposto in bella vista sul tavolo.

Pasticceria da forno svedese e pani bellissimi erano gomito a gomito con un piccolo esercito di tazzine spaiate bianche e blu. Da manuale.

Stoccolma conta una varietà molto ricca di locali, più o meno tradizionali, più o meno informali. Non mi prendo la briga di fare alcuna recensione.
Questo che vedete è un piccolo bar di quartiere che forse non esiste più. Profumava di buono e mi piacerebbe tornare e ritrovarlo di nuovo.

May 24th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a Stoccolma. Skeppsholmens Folkhögskola, una scuola speciale dietro al Moderna Museet


La luce di Stoccolma è vibrante e generosa, accompagnerà tutti i giorni del mio viaggio. Raggiungo l’isola di Skeppsholmen, voglio vedere dove si trova il Moderna Museet anche se so che non lo visiterò. Oggi ho camminato molto con il piccolo Matteo in passeggino e per lui sarebbe troppo stancante.

Ci fermiamo al Cafe Bloom, all’interno del museo, per una pasta al cardamomo e cannella e una pausa sotto il ciliegio del giardino. L’atmosfera è rilassata: nessuna musica di sottofondo, solo il parlottare delle persone e il tintinnio dei cucchiaini sulle tazze.


E per gli eterni giorni cupi, non c’è che dire, gli interni sono molto accoglienti.

Raggiungendo il Caffè Bloom sono entrata un momento nel ristorante del museo, molto conosciuto per la vista che offre sulla città. Giudicate voi, è una meraviglia!


In questo momento in sala non ci sono persone, ormai l’ora del pranzo è conclusa.
Per deformazione professionale amo molto vedere questi spazi non abitati. Mi piace vedere i segni del lavoro che rimane da fare prima che tutto diventi perfetto, prima che arrivino gli ospiti. Anche se non se ne sta ancora occupando nessuno si sente la tensione. O almeno la sento io.

Insomma, cercando il Cafè Bloom sbircio tutto quel che si può del museo, bookshop, spazi comuni, porte aperte, mentre Matteo procede con passo sicuro tuonando: “Kanelbullar, kanelbullar!”

Pensavo di accontentarmi di vedere dall’esterno il Moderna Museet progettato da Rafael Moneo e invece l’isola ha deciso di farmi una sorpresa.

Trovo un mini cantiere navale. Le barche sono piccole e di legno grezzo. Sicuramente è una scuola ma scoprirò solo più tardi di cosa si tratta.
Davanti a me giovani e adulti lavorano insieme.
Il legno ha un odore buonissimo esaltato dal sole, altroché cannella e cardamomo.

Scopro dove sono finita.
Sto osservando a occhi sgranati gli allievi del corso di costruzione di barche nordiche della Skeppsholmens Folkhögskola (Skeppsholmens folk high school).
Al termine del loro lavoro vareranno la loro barca facendo un giro nell’arcipelago.

Date un’occhiata a tutte le fasi del lavoro in questo video, commentato in svedese (!).
La cosa buffa è vedere come si sono conciati gli studenti prima di partire per il loro viaggio di inaugurazione.

Proseguendo lungo la riva ho passato in rassegna un museo en plein air di barche storiche.
In tutto questo mio sgranar di occhi non ho notato il veliero di fine ’800 trasformato in ostello della gioventù Af Chapman .

Quindi dovrò tornare a Stoccolma apposta per colmare questa lacuna.

Nel frattempo proseguirò a raccontare quel che ho visto in questo breve viaggio, svolto a fine maggio del 2013.

Per curiosità, il Moderna Museet
in numeri sui social network:
35.571 contatti su Facebook.
8330 followers suTwitter
Quasi 6500 followers su Instagram

Il loro canale YouTube sembra interessante.

May 17th, 2014 by Elena

ComidaDeMama a Stoccolma – Astrid Lindgren nella Stockholm Hall of Fame™

“Welcome to my hometown”.
Stoccolma ci accoglie a braccia aperte non appena messo piede in aeroporto.
Il sorriso di Astrid Lindgren ci aspetta all’uscita del terminal 5, stampato in formato gigante e in compagnia di altri suoi concittadini.
La trovo gomito a gomito con gli Abba, Greta Garbo e Björn Borg. Accanto a Alfred Nobel, la Famiglia Reale, Ingmar Bergman, al CEO di Acne international e alla cantante dei Roxette (chi si ricorda i Roxette?) e così via.
Il lungo corridoio che mi separa dalle porte automatiche che si aprono su Stoccolma è la Hall of Fame™ un’esposizione di ritratti di persone importanti per l’intera regione, e tutti ci porgono il benvenuto.
Benvenuti in Svezia. Benvenuti a Stoccolma.

Per i curiosi, ecco la lista completa dei ritratti dei terminal 5 e terminal 2.

Matteo (18 mesi aveva allora) ed io siamo due delle sei milioni di persone che ogni anno fanno scorrere le rotelle del loro trolley allo Stockholm Arlanda Airport.
Questa esposizione è dedicata a noi, per offrire una prima immagine positiva della città e per far sentire orgogliosi della loro capitale gli svedesi che tornano in patria.

Io amo molto gli aeroporti, per deformazione professionale osservo come sono concepiti gli spazi, e devo dire che la prima impressione positiva l’ho avuta anche prima di raggiungere la Hall of Fame™ .
Dal passeggino di cortesia, alla bellezza di alcuni spazi comuni, alla pulizia, alla buona scelta di mezzi pubblici per raggiungere la città.

Come avrete capito, torna dopo tanto tempo la rubrica “Quando descrisse anche il bidet”*, in cui ComidaDeMama racconta dei suoi viaggi.
Seguiranno alcuni post dedicati al viaggio a Stoccolma fatto un anno fa, a fine maggio 2013.
E lo so che dovevo postare prima, dovevo postare s u b i t o!
Ero partita benissimo descrivendo subito la biblioteca di Asplund, ma poi la vita ha prevalso.
Io vi avverto: ci sarà poco cibo, che lo lasciamo ai foodies, e tanto da vedere.

Tornando alla Hall of Fame™, ecco il comunicato a cura dell’aeroporto.
Bravi, bravissimi.
“Stockholm Hall of Fame™ is an exhibition welcoming travellers to Sweden and Stockholm.
Arlanda is for many international travellers their first impression of Stockholm and Sweden. The Stockholm Hall of Fame™ exhibition lets Swedish celebrities, future stars and everyday heroes from the Stockholm region wish them welcome, giving international visitors a positive start to their stay in the city. And, returning Swedes can feel proud of their country and capital city.
Photographs of both well-known and lesser-known personalities
The exhibition has been running since 2005 and contains photographs of personalities within sports, music, fashion, design, culture, art and business as well as several lesser known Stockholm residents. The portraits include the sporting legends Björn Borg and Annika Sörenstam, actresses Greta Garbo and Britt Ekland, dynamite inventor Alfred Nobel and astronaut Christer Fuglesang.
The portraits hang in the arrival halls in Terminal 5 and Terminal 2.
Stockholm Hall of Fame™ is a cooperation between Stockholm Arlanda Airport and Stockholm Business Region, which are united under the slogan The Capital of Scandinavia.”
Stockholm Arlanda airport

*un omaggio a Paolo Conte, ecco la canzone da cui è tratta la citazione: “Tua cugina prima (tutti a Venezia)

May 11th, 2014 by Elena

Filiera Corta in Trentino – Gnocchi di farina di grano tenero della Valle dei Laghi

Ho ricevuto in dono un sacchetto di farina coltivata in Trentino, nella Valle dei Laghi. Ha lo stesso buon profumo di erbe aromatiche di quella che ho assaggiato in una bastide in Provenza.
Ho deciso di provare a fare gli gnocchi seguendo la tecnica proposta da Gastronomia Mediterranea.

Seguendo un po’ la tecnica dell’impasto per gli choux, si butta la farina nell’acqua bollente e si mescola fino a ottenere una palla. Appena intiepidito, l’impasto viene ridotto in gnocchi: s’impasta, si formano dei salamini, si tagliano e si passano sui rebbi di una forchetta. Insomma, si fanno gli gnocchi.
Ecco i dettagli della ricetta e una proposta di condimento.

Tornando alla farina del Trentino.
Quando ho iniziato a panificare con la pasta madre (sperimentando la No-Knead Focaccia, i Laugenbrot e i panini al latte) ho incominciato a guardarmi intorno e prendere informazioni su farine non disponibili sugli scaffali del supermercato.
Capita a volte, tra amanti della panificazione, di scambiare le farine appena trovate. Più o meno come capitava con le figurine da bambini: celoceloceloManca!
Così mi sono trovata in possesso di un sacchetto, regalo molto gradito, di farina acquistata da una mia amica tramite il suo GAS trentino.

Questa farina appartiene al progetto Filiera corta trentina del pane – farina della Valle dei Laghi, progetto che nasce nel 2011 vede coinvolti la Comunità della Valle dei Laghi, i tecnici della Fondazione Mach e alcuni gas locali.
Il profumo è ottimo.
A cena cuoceremo gli gnocchi, verranno conditi con semplice burro (trentino, certo!) fuso e salvia e vi saprò dire.

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