‘Non si uccidono cosi’ anche i cavalli ?’ – Versione hi-tech.

In prossimita’ della maratona di New York del Novembre scorso, il New Yorker dedico’ un lungo pezzo al nuovo regime di allenamento di un atleta americano, Dathan Ritzenhein, corridore di livello medio-alto al quale e’ (per ora ?) mancato l’ultimo salto di qualita’ per diventare davvero un campione.

Ritzenhein si e’ affidato a un programma di lavoro abbastanza inconsueto gestito da una collaborazione tra Nike eĀ Alberto Salazar, che rimane l’unico maratoneta made in USA ad aver ottenuto risultati di altissimo livello.

Salazar, oltre a sostenere la necessita’ di allenamenti durissimi (che peraltro potrebbero averne accorciato la carriera), tenta un approccio nuovo selezionando atleti adulti di livello molto buono e puntando a migliorarne i risultati grazie al perfezionamento del gesto della corsa dal punto di vista biomeccanico.

Questo metodo va contro la prassi dell’ allenamento per la corsa lunga, nel quale si e’ molto riluttanti a cambiare il gesto atletico di corridori gia’ formati, nel timore di causare piu’ danni che vantaggi.

I risultati del metodo Salazar, teoricamente interessante e facilitato dalla tecnologia attuale, non sono ancora chiari almeno per quanto riguarda Ritzenhein, che alla maratona di NY di Novembre e’ arrivato ottavo.