MRI

Chissá quanti di voi si sono mai chiesti come funziona l’imaging con risonanza magnetica (MRI). Immagino non molti.
Eppure la risonanza è uno strumento diagnostico ormai molto utilizzato, per analisi non solo anatomiche ma anche funzionali; alcuni di voi avranno messo sotto una risonanza la caviglia, o il ginocchio, e quasi tutti gli studi di neuroscienze che oggi vanno molto di moda sono basati su questa metodica.

A differenza dell’imaging con raggi X (da quelle che una volta si chiamavano ‘le lastre’ alla TAC), la generazione di un’immagine di risonanza magnetica sfugge ai più per un semplice motivo: mentre è facile intuire il funzionamento dell’imaging X per analogia con esperienze quotidiane, farsi un’idea dei processi alla base dell’imaging di risonanza è molto meno immediato, al punto che anche molto persone con un buon background tecnico prendono la risonanza come una ‘scatola nerá.

Da anni cercavo una spiegazione sintetica e ben fatta della fisica della risonanza magnetica e penso di averla trovata nei lavori di Lars Hanson, un ricercatore danese.
Ho conosciuto Lars lo scorso anno a un congresso e sono stato colpito dall’estrema chiarezza della sua presentazione. In quell’occasione mi disse di aver scritto un testo introduttivo alla risonanza in danese; ieri sono tornato sul suo sito ed ho scoperto che ora c’è una versione inglese, che consiglio a chi ha la pazienza di mettere sotto i denti un testo di una quarantina di pagina effettive che non richiede competenze matematiche, non essendoci nemmeno un’equazione.

Se poi siete nerd, un cavallo di battaglia di Lars è l’inutilità di tirare in ballo la meccanica quantistica per spiegare l’imaging con risonanza. Chi lo fa, sostiene lui, è uno che ha capito poco la meccanica quantistica e complica inutilmente la vita ai suoi studenti. Qui l’articolo, pubblicato su Concepts in Magnetic Resonance.