Vincere con i voti degli altri.

Il M5S si attribuisce parte del merito di aver portato due facce nuove (e, mi pare, degne) alla presidenza di Camera e Senato. Non è un’affermazione irragionevole, ma concretizzare il supporto con qualche voto alla luce del sole faceva così schifo?

Facile non sporcarsi le mani quando si può influenzare direttamente l’esito di una vicenda, salvo poi farsi i complimenti a risultato ottenuto da altri. L’elezione del presidente di un ramo del Parlamento è quella cosa per cui se preferisci Tizio a Caio fai il santo favore di metterci i tuoi voti e la tua faccia.

Se vuoi fare l’anima bella stai a casa e critichi chi vuoi dal tuo divano. Se porti schiere di eletti in Parlamento devi giocare il gioco dei bimbi grandi.

Stato borbonico

Oggi ho compilato una richiesta di rimborso in cui si esigeva una marca da bollo da 1.81 euro nel caso in cui l’ammontare del rimborso fosse superiore a 77.47 euro. Mai vista roba del genere.

Ulteriore tocco d’assurdo: l’importo della richiesta era di poco superiore al limite, per cui, tenendo conto del costo della marca da bollo, alla fine incasserò una somma inferiore alla soglia per il pagamento della marca stessa.

Mondi lontanissimi.

La fatica, l’intelligenza e la scrupolosità necessarie a ottenere i risultati sulla velocità dei neutrini sono impressionanti e rendono ancor più ridicolo (o triste) il comunicato di un ministro dell’Università e della Ricerca che, oltre a esprimersi con una prosopopea da ventennio, scrive di aver investito 45 milioni di euro per costruire un tunnel tra il CERN e L’Aquila.

Passato il primo moto d’incazzo contro la Gelmini e il suo ufficio stampa, fate un bel respiro e provate a leggere l’articolo: non troverete affermazioni trionfalistiche, o stupidaggini tipo ‘Buttiamo a mare Einstein!‘, ma la descrizione (auto)critica di un esperimento che suggerisce una velocità dei neutrini superiore di circa 25 parti su un milione a quella della luce nel vuoto.
Entrerete in un altro mondo che fa bene frequentare, almeno di tanto in tanto.

Referendum – Sul nucleare voto sì.

Forse l’avete dimenticato, ma il 12 e 13 Giugno si vota anche sul nucleare.
Se ne parla poco, un decreto del governo potrebbe portare all’annullamento del quesito, ma per ora il referendum rimane.

Io voterò sì.

Al di là degli aspetti tecnici ed economici (che, per quanto non li capisca fino in fondo, mi renderebbero moderatamente contrario al nucleare), c’è una considerazione che mi pare tagli la testa al toro:
Qui non si parla di costruire una centrale nucleare per dimostrare al mondo di esserne capaci, ma di farne una serie per contribuire sostanzialmente al fabbisogno energetico italiano.
Si tratta di prendere una delle tecnologie più complesse che l’essere umano sia (o si senta) in grado di maneggiare e di investirci decine di miliardi in un programma perlomeno decennale, destinato a fallire se non verrà appoggiato da una classe politica e da un’opinione pubblica capaci di scelte di lungo periodo.

L’Italia di questi tempi è in grado di portare a termine un’impresa del genere?
Secondo me no.

Aggiornamento (I Giugno): la Cassazione ha confermato che si voterà anche sul nucleare.

Ogni limite ha una pazienza

Cari parenti, amici e lettori di questo blog che hanno votato, votano e voteranno per il centrodestra,
in questi anni berlusconici ho faticato molto a capire come persone che sento in qualche modo vicine si ostinassero ad appoggiare uno schieramento e una persona che per me sono immagine abbastanza fedele di quel che non amo dell’Italia e degli Italiani. (Certo la parte opposta non suscita entusiasmo, ma alla fine tocca fare delle scelte e pur di ostacolare Berlusconi ho votato persino Rutelli, uno che mi suscita lo stesso entusiasmo di un calcio sui denti.)
Mi chiedo cosa pensiate in questi giorni di Berlusconi e delle vostre scelte elettorali del recente passato e del futuro prossimo. Non so quanto la cosa vi interessi, ma da oggi una discussione politica con chi ancora sostenga il centrodestra berlusconiano é destinata a farmi imbufalire.
Penso che il limite della decenza sia stato varcato tempo fa, ma finora mi ero sforzato (forse senza successo, ma questo è un altro discorso) di capire le ragioni di idee così diverse dalle mie. Ora basta. È inconcepibile che una persona dotata di un minimo di intelligenza e buona fede possa continuare a spendere mezza parola a supporto di quest’uomo.

Dirò di più: non penso sia assurdo aspettarsi che chi ha contribuito con i suoi voti a tenere su il circo berlusconiano per più di quindici anni (quindici anni!) adesso faccia uno sforzo per scalzare Il Presidente del Consiglio dalla sua posizione. Quando si fa un danno, di solito si cerca di ripararlo. Francamente non so cosa aspettino gli elettori ragionevoli del centrodestra a dissociarsi molto chiaramente dalla leadership di Berlusconi, ponendo il suo allontanamento da ogni posizione politica di rilievo come condizione necessaria perché i voti continuino ad arrivare. A chi pensasse che la sto mettendo giù un po’ drastica chiedo solo questo: cosa deve ancora capitare per farvi cambiare idea?

Politici ed elettori di (centro)sinistra hanno la nomea, per molti versi meritata, di rompiballe inconcludenti. Questo vuol dire, peró, che le balle le rompono e mai come in questo momento ce n’è bisogno.
E’ tempo che ci proviate anche voi.
Chissà che non abbiate più successo.

Retrocedere

Se tra un libro da spiaggia e l’altro avete voglia di curiosare in problemi che trascurereste in momenti più frenetici, consiglio di prestare attenzione all’agitazione dei ricercatori universitari, di cui i media parlano poco.
Per come l’ho capita, la riassumerei così:
- Antefatto: c’è una riforma del ministro Gelmini che cambia/cambierebbe il reclutamento dei ricercatori universitari, creando tra le altre cose ulteriori problemi a chi è già assunto come ricercatore in Università e si ritroverebbe con prospettive di carriera ancora peggiori di quelle attuali, che già son tutto tranne che paradisiache.
- Risultato 1: mobilitazione dei ricercatori, che in alcuni casi (p.es. la facoltà di fisica di Trento, ma ce ne sono molte altre) hanno deciso che il prossimo anno non accetteranno più il carico didattico dei corsi a loro affidati, non essendo la didattica frontale, a termini di legge, parte delle mansioni di un ricercatore. (E’ quindi importante precisare che non si tratta di sciopero).
- Risultato 2: facoltà nel panico. Essendo la didattica portata avanti da anni grazie anche (e soprattutto?) al contributo dei ricercatori, ci si trova d’improvviso di fronte alla riduzione secca del numero dei docenti disponibili.
- Conclusione: in molte Università italiane a partire dal prossimo anno accademico ci saranno meno corsi dell’anno precedente. Si terranno aperti i corsi indispensabili, per il resto si fa quel che si può.

Siccome una lettura anche superficiale dei giornali fa emergere parecchie lamentele da parte delle Università, che protestano un anno sì e l’altro pure per i tagli dei fondi, qualcuno potrebbe domandarsi: ‘Questi si lamentano a prescindere, da anni, ma la baracca continua a funzionare. E’ proprio il caso di preoccuparsi?
Non sono un esperto della situazione dell’Università italiana, ma dal poco che vedo capitare qui a Trento, che pure è un caso fortunato, mi sembra proprio che sì, chi non è preoccupato è ora che cominci ad esserlo.
Questa agitazione dei ricercatori, in combinazione con altre decisioni come il turn over molto ridotto dei docenti, può essere il passo definitivo verso un decadimento irreversibile (perlomeno sulla scala dei 10-15 anni) dell’Università italiana, avviata da tempo verso una situazione nella quale i sacrifici e le eccellenze dei singoli che finora hanno tenuto su la baracca saranno sempre più inefficaci e frustranti/frustrate in un sistema che fa acqua da tutte le parti e che nessuno ha il coraggio e/o la capacità e/o la volontà di ripensare sul serio.

Fino a poco tempo fa pensavo che in Italia il sistema scolastico, perlomeno nei suoi esempi migliori, non avesse niente da invidiare a quello degli altri paesi avanzati fino al livello della laurea quinquennale (il dottorato e l’attività di ricerca essendo un altro paio di maniche).
Dopo gli ultimi avvenimenti, comincio a pensare di aver vissuto in un periodo fortunato per la formazione scolastica e dubito che nostra figlia potrà dire la stessa cosa.

Essere parte del problema, più che della soluzione.

Nella microporzione di Internet che frequento, ha avuto qualche eco oggi la lettera aperta in cui Pier Luigi Celli, con fare affranto, invita il figlio ad abbandonare dopo la laurea un’Italia rissosa, individualista e disonesta.

Una lettera del genere, ripulita dalla retorica, ci può anche stare, a patto che l’autore non sia Pier Luigi Celli , membro dell’establishment che parla come uno che ha vissuto gli ultimi decenni in totale isolamento dai circuiti decisionali, non certo facendo il direttore generale della Rai o della Luiss.
Delle due l’una: o Celli é in malafede, o non si rende conto che il bersaglio della sua lettera é un mondo creato anche e soprattutto da persone come lui, responsabili dello sfascio in cui ci troviamo o perchè l’hanno costruito in prima persona o perchè non hanno saputo contrastare gli sfasci altrui.

La retorica per cui a un grande potere nominale spesso corrisponde un piccolo potere sostanziale la lascio ad altri: la constatazione è in parte vera, ma rimane una bella differenza fra l’usciere della Rai, o il ricercatore a contratto della Luiss, ed il direttore generale.
Celli da più di vent’anni frequenta con regolarità i piani altissimi delle aziende, ricavandone potere e bei soldoni: non mi pare troppo chiedergli in cambio la capacità di (diciamo così) patire in silenzio le sue apprensioni di genitore.

IQ atteso: sotto la media.

Per quanto l’intreccio tra politica e media non sia il mio pane quotidiano, per quanto uno provi ad intuire le possibili interazioni tra giochetti, trappoloni e parlare a nuora perché suocera intenda, per quanto, di conseguenza, quel che vedi scritto sul giornale dovresti decrittarlo come un geroglifico invece di leggerlo così com’è, penso rimanga lecito aspettarsi che l’accoppiata tra giornalista di quotidiano di grande tiratura (Maltese) e quasi enfant quasi prodige della politica italiana (Serracchiani), al netto di tutte le dinamiche di cui sopra, produca un risultato rispettoso dell’intelligenza del lettore quadratico medio, e invece ci ritroviamo una lista di domande da terza elementare ed una sfilza di risposte in cui trova un po’ un periodo di più di tre righe, se sei capace.

Grandi infrastrutture di ricerca ? Anche no.

Pare che il prossimo impegno della Gelmini sia riformulare il piano nazionale della ricerca scientifica. Che Dio (o chi per esso) ce la mandi buona.
Qui un commento di Gianluca Salvatori, qui sotto un’osservazione ed una domanda del sottoscritto:
-Problemi (non trascurabili) di budget a parte, l’Italia mi sembra il posto sbagliato per una large facility di ricerca. Fatichiamo più degli altri paesi a gestire decentemente strutture di taglia media, figuriamoci i mega progetti; la large facility made in Italy è ad altissimo rischio di diventare un calderone in cui, per scelta o per necessità, Tizio, Caio e l’amico di Sempronio si creeranno il loro microregno confondendosi nella folla. Sarò cinico, ma comincio ad avere opinioni precise sull’incapacità (o mancanza di volontà) dell’Italia del 2009 di gestire strutture ed istituzioni molto complesse. Abbiamo alcuni enti che nel complesso lavorano bene (a me viene in mente l’INFN): finanziamoli il giusto e scordiamoci i progetti faraonici.

-E’ naturale che le nuove proposte saranno targate Mariastella Gelmini; tuttavia il ministro, senza offesa, non ha alcuna esperienza in materia di politica scientifica, per cui mi immagino si avvalga di un discreto nugolo di consulenti. Per quanto è dato sapere, la Gelmini si è circondata di gente che sa fare il suo mestiere o anche per i consiglieri si è perpetuato il principio per cui in primis la fedeltà al Capo e del resto chi se ne importa?

P.S. Precisazione per il ministro: in effetti a Pavia è in avanzata fase di costruzione il CNAO, un centro di adroterapia basato anche su tecnologie che si possono far risalire al CERN.
Tuttavia:
- Il centro non è ancora attivo; dire che ‘tratta pazienti’ alimenta illusioni che è meglio evitare, tanto più se si tiene conto di che malattie si occuperà il CNAO;
- I tempi di realizzazione sono (stati) abbastanza lunghi ed a mio avviso esemplificano le perplessità di cui sopra riguardo all’idea di lanciarsi in progetti enormi e molto ambiziosi, quando anche imprese di taglia più piccola faticano non poco.