Pane al pane

Grazie alla chiusa del post precedente mi sono beccato del populista di estrema destra, da cui il dubbio di non essermi spiegato bene.
Provo a farlo qui, non per difendermi (anche perche’ non ne vedo il bisogno) ma per precisare la mia opinione.

In primis, e tanto per sgombrare il campo da equivoci: per attitudine, sensibilità e storia personale mi sento di certo piú simile a un Pollan che al CEO di Burger King; in una certa misura, le critiche che gli ho rivolto sono anche autocritiche.

Cio’ detto, la questione secondo me e’ semplice.

Chiunque ha pieno diritto a mangiare cibo scelto con i criteri che preferisce, non importa quanto radicali. Riconosco inoltre che molte di queste scelte radicali sono eticamente preferibili ad altre, perché oltre a produrre benefici alla salute di chi le adotta hanno anche la ragionevole speranza di essere sostenibili dal punto di vista ambientale.

Pollan, che e’ diventato un guru del mangiare sano in America, e’ capace di un’analisi accurata e condivisibile del presente, ma mi sembra porsi poco il problema di quanto le sue scelte personali siano (in)applicabili su larga scala. Tornando all’esempio del post, se sei interessato a che tutti mangino meglio, é una stupidaggine sparare a zero su catene come Whole Foods perché non rispettano i tuoi ideali di economia a bassa scala, rispettosa dell’ambiente e delle persone, etc. Pur con tutti i loro difetti, sono negozi in cui trovi di cibo di qualità (molto) migliore degli hard discount anche se (questo è il problema, se ti interessa che tutti abbiano accesso ad un cibo migliore) con prezzi alti già per la classe media, figurarsi gli altri.
Piaccia o no, negli USA il problema della maggior parte dell’offerta di cibo organic e’ l’essere lontana non dall’ideale, ma dal quotidiano del mercato agroalimentare e dei suoi prezzi: prezzi artificiali, d’accordo, con costi non dichiarati pagati dalla collettivitá, d’accordo, ma intanto i prodotti promossi da Pollan devono fare i conti con quei prezzi.

In una situazione del genere, se non accetti nemmeno temporaneamente soluzioni intermedie tra il tuo ideale di purezza ed il big business, stai facendo testimonianza personale, utile e benvenuta, ma non stai proponendo soluzioni praticabili, facendomi venire il dubbio (malevolo?) che tu non ti allontani dai principi teorici perché sai che non appena mettessi le mani nella realtà dei problemi di larga scala la troveresti sporca e difficile da maneggiare. Dovresti accettare compromessi pesanti e mischiarti a gente che non ti piace, per cui meglio starsene in un angolo e promuovere il Farmers Market; scelta comprensibile, ma lavorare perché Joe Sixpack mangi meglio è un’altra cosa.

Dire queste cose equivale a rivalutare McDonald’s & C. al grido di ‘almeno questi sono industriali come si deve?’
Neanche per sogno.

Proprio perché penso che l’attuale sistema agroalimentare sia funzionale più a chi ne fa parte che agli interessi (a lungo termine) dei suoi clienti, mi interessa capire dove ci siano vie d’uscita, che però devono accettare di confrontarsi con grandi numeri, economie di scala e logiche di business, altrimenti e’ un predicare ai (pochi) convertiti.

Corn, corn, corn, corn, (corn-based) eggs and corn.

A leggere un articolo pubblicato di recente su PNAS, per descrivere la dieta da fast food americano basta prendere questo sketch dei Monty Python e sostituire ‘spam’ con ‘corn’ (granoturco).
Due ricercatori hanno analizzato il classico menu di tre grandi catene USA (McDonald’s, Wendy’s e Burger King), utilizzando una tecnica che, a partire dalla misura di un isotopo del Carbonio contenuto nella carne, permette di stimare quanto la dieta di vitelli e polli fosse ricca di granoturco.
Risultato: tutta la carne bovina e piú del 90% della carne di pollo arriva da animali che nella loro vita non hanno mai mangiato altro che granturco. Se si aggiunge che il grasso delle patatine di Wendy’s proviene dalla frittura in olio di granturco e che le sodas che solitamente accompagnano questi pasti (Coca Cola, Fanta, Sprite, etc.) hanno un altissimo contenuto zuccherino, di solito ottenuto aggiungendo (indovina un po’?) corn syrup, il quadro e’ evidente: il tuo pranzo sembra composto da alimenti diversi, ma in realtá stai mangiando la stessa cosa sotto forme diverse.
Anche se la notizia non e’ del tutto sorprendente, e’ importante che qualcuno si sia messo a misurare i cibi in vendita alle catene di fast food e abbia verificato quello che molti pensavano.

Per chi volesse saperne di piú, una descrizione approfondita del complesso agro-alimentare basato sul granoturco costituisce la parte iniziale, oltre che la piú interessante, di The Omnivore’s Dilemma di Michael Pollan (ora anche tradotto in italiano).

Pollan (qui in una presentazione a Google, qui in un’intervista per TimesTalks) spiega in dettaglio come i sussidi sul granoturco, nati dall’esigenza di aiutare gli agricoltori in un momento di difficoltá, siano diventati la prima ragione per cui negli USA e’ nato un intero complesso industriale che sfrutta il piú possibile questa materia prima sempre piú sovrabbondante ed economica per immettere sul mercato burger e Cola a prezzi stracciati. E’ junk food, ovvio, ma e’ food, con un rapporto di calorie per dollaro imbattibile.
Imbattibile perche’ falso, visto che il cibo prodotto con queste modalitá e con questa bassa qualitá finale e’ associato a costi apparentemente invisibili ma molto reali, dall’inquinamento causato dall’uso intensivo di fertilizzanti ai soldi necessari per curare le malattie causate da diete ipercaloriche.

Il problema vero e’ come proporre una via d’uscita da questa dinamica storta senza cadere nell’atteggiamento radical chic di Pollan, che si innamora di soluzioni bucoliche, attraenti ma poco realistiche, e va giú con la mannaia su business come Whole Foods, giá inaccessibili alla clientela con minori possibilitá economiche.

Dire ‘E’ tutta questione di cultura‘ o ‘Basta solo imparare a mangiare meno e meglio’ e’ in parte vero, ma e’ anche miope e/o snob: McDonald’s ha successo non solo perche’ l’organismo umano si e’ evoluto in condizioni di carenza di cibo e ha sviluppato quindi una sorta di radar per i cibi piú ricchi di grassi e zuccheri, ma anche perche’ con i soldi di un McQualcosa vai da Whole Foods e ti compri due carotine.
Sono belle, organic, cresciute con amore, le ha raccolte una contadina in una notte di luna piena al suono di canti dei nativi americani; tutto quel che vuoi, ma rimangono due carotine.