Siccome una lettura anche superficiale dei giornali fa emergere parecchie lamentele da parte delle Università, che protestano un anno sì e l'altro pure per i tagli dei fondi, qualcuno potrebbe domandarsi: 'Questi si lamentano a prescindere, da anni, ma la baracca continua a funzionare. E' proprio il caso di preoccuparsi?'
Non sono un esperto della situazione dell'Università italiana, ma dal poco che vedo capitare qui a Trento, che pure è un caso fortunato, mi sembra proprio che sì, chi non è preoccupato è ora che cominci ad esserlo.
Questa agitazione dei ricercatori, in combinazione con altre decisioni come il turn over molto ridotto dei docenti, può essere il passo definitivo verso un decadimento irreversibile (perlomeno sulla scala dei 10-15 anni) dell'Università italiana, avviata da tempo verso una situazione nella quale i sacrifici e le eccellenze dei singoli che finora hanno tenuto su la baracca saranno sempre più inefficaci e frustranti/frustrate in un sistema che fa acqua da tutte le parti e che nessuno ha il coraggio e/o la capacità e/o la volontà di ripensare sul serio.
Fino a poco tempo fa pensavo che in Italia il sistema scolastico, perlomeno nei suoi esempi migliori, non avesse niente da invidiare a quello degli altri paesi avanzati fino al livello della laurea quinquennale (il dottorato e l'attività di ricerca essendo un altro paio di maniche).
Dopo gli ultimi avvenimenti, comincio a pensare di aver vissuto in un periodo fortunato per la formazione scolastica e dubito che nostra figlia potrà dire la stessa cosa.
Così scrisse Marco il 14.07.10 09:42