30.11.09

Essere parte del problema, più che della soluzione.

Nella microporzione di Internet che frequento, ha avuto qualche eco oggi la lettera aperta in cui Pier Luigi Celli, con fare affranto, invita il figlio ad abbandonare dopo la laurea un'Italia rissosa, individualista e disonesta.

Una lettera del genere, ripulita dalla retorica, ci può anche stare, a patto che l'autore non sia Pier Luigi Celli , membro dell'establishment che parla come uno che ha vissuto gli ultimi decenni in totale isolamento dai circuiti decisionali, non certo facendo il direttore generale della Rai o della Luiss.
Delle due l'una: o Celli é in malafede, o non si rende conto che il bersaglio della sua lettera é un mondo creato anche e soprattutto da persone come lui, responsabili dello sfascio in cui ci troviamo o perchè l'hanno costruito in prima persona o perchè non hanno saputo contrastare gli sfasci altrui.

La retorica per cui a un grande potere nominale spesso corrisponde un piccolo potere sostanziale la lascio ad altri: la constatazione è in parte vera, ma rimane una bella differenza fra l'usciere della Rai, o il ricercatore a contratto della Luiss, ed il direttore generale.
Celli da più di vent'anni frequenta con regolarità i piani altissimi delle aziende, ricavandone potere e bei soldoni: non mi pare troppo chiedergli in cambio la capacità di (diciamo così) patire in silenzio le sue apprensioni di genitore.

Posted by MarcoS at 14:25 | Comments (5)