Grazie al consiglio di non so più chi (forse b.georg) sono arrivato a Ripensare Darwin, libro che almeno in parte ha soddisfatto le mie aspettative.
Eldredge, al di là di una prosa meno felice di quella di Dawkins, e della voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe che a volte lo rende pedante, traccia un quadro problematico degli studi sulla teoria dell'evoluzione.
Tanto per chiarirci: rimaniamo nell'alveo dell'approccio proposto da Darwin, il creazionismo è lontano anni luce ed Eldredge ne prende le distanze più volte, a scanso di equivoci.
Ci sono però differenze non trascurabili tra le teorie di Eldredge (e Jay Gould) e coloro che in questo libro vengono chiamati ultradarwinisti (Dawkins in primis). Volendo riassumere la disputa (per come la vede Eldredge), gli ultradarwinisti propongono una teoria per certi versi molto semplice, in cui l'evoluzione della specie avviene con continuità durante il tempo ed in cui le dinamiche evolutive sono spiegabili come il risultato di una competizione tra individui (o cluster di geni) che puntano a massimizzare la probabilità di riprodursi.
Secondo Eldredge, invece, la stragrande maggioranza dei reperti fossili mostrano come le specie vivano periodi lunghissimi (milioni di anni) di stasi; la nascita di una nuova specie avviene in tempi (geologicamente) brevi, con processi discontinui, ed è quindi necessario approfondire i processi di speciazione, che poco interessano gli ultradarwinisti. Cos'è che fa nascere una nuova specie? Che condizioni si devono creare? Cosa innesca cambiamenti così rapidi?
Eldredge ritiene necessario studiare i processi evolutivi anche a livello di specie e di ecosistema, non solo di individui, ed è di idee diametralmente opposte a Dawkins riguardo al ruolo della riproduzione selettiva nell'evoluzione: in sostanza sono le condizioni ambientali a determinare la differenza di successo riproduttivo all'interno di una specie e nell'influenzarne quindi il cambiamento e l'evoluzione. Semplificando, quel che importa non è tanto capire come i geni abbiano 'escogitato' strategie riproduttive più efficaci dei loro concorrenti, ma quanto l'ambiente abbia di fatto 'facilitato' il successo riproduttivo di alcuni individui di una specie rispetto ad altri.
Riassumendo: vale la pena sciropparsi le duecento e fischia pagine di 'Ripensare Darwin'?
Se deve essere il vostro primo (e forse unico) libro sulla teoria dell'evoluzione, direi di no: mi orienterei su testi più didattici, tipo 'The Ancestor's tale'.
Se invece un'infarinatura l'avete, e non siete di quelli che si angosciano a saltare una pagina ogni tanto, capire il senso di 'Ripensare Darwin' senza perdervi nelle beghe accademiche di paleontologi vs. genetisti sarà utile a farvi un quadro meno schematico della discussione sulle teorie evolutive.