Archiviate le liti, e ricordato che la causa primaria dei danni alle persone e alle cose nel terremoto d'Abruzzo e' da ricercarsi in pratiche costruttive che oscillano tra il noncurante ed il delinquente, si puo' cercare di fare il punto sul succo della questione, i.e. l'affidabilita' dei metodi di previsione.
Non sono riuscito a leggere moltissimo materiale e non sono un esperto in terremoti, per cui per ora mi limito a segnalare il lavoro di Marco Cattaneo, autore di una serie di post chiarificatori, in particolare:
- qui (post da 1005 commenti, che mi son ben guardato dal leggere) qualche informazione sul metodo e sui dati di Giuliani, che, anche ad essere ben disposti nei suoi confronti, non appaiono molto solidi.
- qui la posizione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (con due documenti allegati, per la gioia dei secchioni), dove si ricorda che basarsi sull'attivita' sismica precedente per prevedere un sisma ad alta intensita' e' un metodo poco sensibile (i.e. almeno la meta' dei sismi forti NON vengono previsti).
La ridotta sensibilita' non sarebbe un problema in caso di alta specificita' (i.e. capacita' di evitare i 'falsi positivi'): in parole povere, si avrebbe un metodo che non prevede tutto, ma che quando prevede e' affidabile; purtroppo, la specificita' e' invece bassa, per cui si prevedono molti sismi che in realta' non avvengono. Non mi e' peraltro del tutto chiaro se il 'metodo Giuliani' (che a rigore non puo' essere definito tale non essendoci pubblicazioni al riguardo) ed il metodo dell'attivita' sismica precedente siano di fatto la stessa cosa o no.
- qui una serie di valutazioni sulla necessita' di prepararsi al prossimo terremoto forte (il problema non e' il se ma il quando: Cattaneo scrive che "dal 1700 a oggi, compreso quello dell’Aquila, in Italia si sono verificati 42 sismi di magnitudo superiore a 6: in media, uno ogni sette anni.").