09.10.09

Slowly but surely

Forse che, Obama o non Obama, riforma o non riforma, qualcosa stia davvero cambiando nella sanità statunitense?

La scorsa settimana ero a un congresso di proton terapia con massiccia presenza dagli Stati Uniti, che, con Giappone e PSI, rappresentano il passato ed il presente di questa tecnica di trattamento (sul futuro anche l'Europa dirà la sua).

La terapia con protoni è oggetto da qualche anno di una certa attenzione negli Stati Uniti, sia perchè alcuni centri non esitano a farsi pubblicità, anche con promesse un filo discutibili, sia perchè questa modalità di trattamento è un buon esempio di come la medicina attuale si debba relazionare con un'evoluzione tecnologica che promette oggetti tecnicamente sempre migliori, anche se (inizialmente) quasi sempre più cari, e che sforna innovazioni su tempi molto più brevi di quelli necessari a valutarne l'effettivo beneficio clinico.

Il trattamento con protoni del tumore prostatico in fase iniziale è uno dei tipici esempi presentati nelle discussioni sui rapporti costi/benefici delle nuove tecnologie mediche, non solo tra tecnici ma anche sulla stampa mainstream.
Ebbene, in questo congresso, e per la prima volta da anni, più di uno speaker di centri USA ha dichiarato l'intenzione di trattare in futuro meno pazienti di prostata, privilegiando altre patologie; altri hanno manifestato l'intenzione di condurre trial randomizzati di confronto protoni vs. terapie convenzionali, in teoria una cosa ovvia da fare, in pratica un argomento tabù fino a 1-2 anni fa.

Intepretazione ottimista/idealista: la gente si è finalmente decisa a dare priorità ai pazienti per i quali i protoni possono fare una differenza significativa.
Interpretazione realista/cinica: il vento sta cambiando e la gente si adatta: se negli USA si cominceranno a valutare seriamente i rapporti costi/benefici in sanità, l'attuale incentivo economico ad erogare trattamenti 'semplici' di protonterapia (come spesso sono i casi di prostata) potrebbe svanire o ridursi significativamente.
Intendiamoci: non è che il trattamento con protoni della prostata sia il male, anzi: ci sono molte buone ragioni per cui un centro inizi la sua attività anche con questa patologia e per alcuni pazienti i protoni potrebbe fare la differenza: è però a mio avviso insensato motivare la costruzione di un centro di protonterapia a partire da mirabolanti business plan basati su quello che si rivelerà essere un artificio (temporaneo) del tariffario dei rimborsi.

In un'economia sanitaria come quella USA, la possibilità di promuovere cambiamenti nella giusta direzione dipende in massima parte dal sistema di (dis)incentivi a trattare alcune patologie piuttosto che altre:
Se ci sarà una ridistribuzione delle tariffe ragionevolmente allineata ai benefici clinici (attesi), sarà un bene per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario;
Se invece le correzioni saranno troppo pesanti e la protonterapia verrà penalizzata in quanto non supportata da risultati di 'evidence based medicine', rischierà di sparire, almeno negli Stati Uniti; in tal caso sarebbe una brutta notizia, perchè si ucciderebbe l'unica possibilità di erogare distribuzioni di dose davvero migliori di quelle attuali.
Così scrisse Marco il 09.10.09 14:45