Oltre ad essere una buona risposta alla domanda 'Perche' non hai un blog?', questo e' l'inizio del debutto letterario di Marisha Pessl, considerato dal New York Times uno dei libri migliori del 2006.
Esiste una traduzione italiana, dal titolo molto piu' piatto, che mi pare abbia suscitato attenzione pari a zero.
Peccato, perche' era da un po' che non leggevo tutto d'un fiato un tomo di cinquecento pagine.
Calamity Physics e' una combinazione divertente e divertita di romanzo di formazione e detective story, scritta con toni che ricordano un Dave Eggers in forma o (paragone impegnativo) gli interessi onnivori di un DFW in erba.
Marisha Pessl ha energia da vendere, governa ironia ed intelligenza senza farle diventare cinismo, complesso di superiorita' o pretesto per giocare al risparmio, sfoderando cosi' un libro che, per quanto imperfetto, e' di quelli che si fanno volere bene.
Sara' interessante vedere come altre istituzioni risponderanno alla decisione di Harvard e in che direzione si muoveranno le case editrici di letteratura scientifica, che hanno bisogno di uno scatto di inventiva per garantirsi un futuro.
Per quanto non sia un esperto in materia, penso che la possibilita' di far soldi con l'editoria scientifica rimanga, ma il business deve adattarsi all'idea che non e' piu' periodo di vacche grasse. Chi in futuro chiedera' soldoni per la pubblicazione di materiale scientifico dovra' davvero fornire un valore aggiunto. O almeno questa e' la (mia) speranza.
Aggiornamento1 (9 Febbraio): la Carlucci ha attinto ad un articolo apparso su Libero, che mischia notizie vere (le critiche all'operato di Maiani come direttore del Cern) ad altre molto piu' azzardate attribuite a David Cline, che le avrebbe pubblicato su di un sito web (al momento?) inesistente. Insomma, la solita melma di vero+verosimile+campato per aria buona giusta a far cagnara.
Aggiornamento2 (11 Febbraio): David Cline si e' tirato fuori da questa porcheria in modo molto esplicito. Qui il post di Cattaneo, direi conclusivo, su una questione da passare agli archivi come una figuraccia vergognosa di Carlucci & C.
Peraltro, nonostante Libero sia una testata di riferimento nel campo delle porcate rare, mi rimane il dubbio che in questa faccenda ci sia lo zampino di insider del mondo scientifico italiano a cui Maiani sta sul gozzo.
Aggiornamento3 (22 Febbraio): Anche Glashow sbugiarda pubblicamente la Carlucci che, toccato il fondo, comincia a scavare.
Atul Gawande deve essere molto bravo anche ad organizzarsi: a poco piu' di 40 anni, oltre ad ottenere laurea in medicina, specializzazione in endocrinologia, sposarsi, fare due figli, ottenere una posizione di staff al Brigham and Women qui a Boston e pubblicare un discreto numero di lavori scientifici, e' riuscito a scrivere regolarmente su Slate e The New Yorker, pubblicare due libri, ricevere una MacArthur fellowship e chissa' cos'altro. Altro che Getting things done.
Complications e' incentrato sull'esperienza dei primi anni in corsia ed in camera operatoria, con le incertezze, i dubbi e gli errori che fanno parte del mestiere, tanto piu' quando lo si sta imparando.
Il libro ha le pagine migliori quando Gawande descrive la quotidianita' del lavoro e delle procedure, il funzionamento ed i problemi della comunita' medica di cui fa parte, che non viene ne' mitizzata ne' demolita nei suoi racconti.
Meno riusciti sono invece i capitoli che si allontanano dalla chirurgia per elaborare teorie un po' scontate.
Forse involontariamente, Complications e' un bel modo per raccontare potenza e limiti del medico-meccanico; aggiungeteci una scrittura molto asciutta e scorrevole ma non cinica, e secondo me avete ragioni sufficienti per leggerlo se vi capita sotto mano.