18.11.08

Corn, corn, corn, corn, (corn-based) eggs and corn.

A leggere un articolo pubblicato di recente su PNAS, per descrivere la dieta da fast food americano basta prendere questo sketch dei Monty Python e sostituire 'spam' con 'corn' (granoturco).
Due ricercatori hanno analizzato il classico menu di tre grandi catene USA (McDonald's, Wendy's e Burger King), utilizzando una tecnica che, a partire dalla misura di un isotopo del Carbonio contenuto nella carne, permette di stimare quanto la dieta di vitelli e polli fosse ricca di granoturco.
Risultato: tutta la carne bovina e piu' del 90% della carne di pollo arriva da animali che nella loro vita non hanno mai mangiato altro che granturco. Se si aggiunge che il grasso delle patatine di Wendy's proviene dalla frittura in olio di granturco e che le sodas che solitamente accompagnano questi pasti (Coca Cola, Fanta, Sprite, etc.) hanno un altissimo contenuto zuccherino, di solito ottenuto aggiungendo (indovina un po'?) corn syrup, il quadro e' evidente: il tuo pranzo sembra composto da alimenti diversi, ma in realta' stai mangiando la stessa cosa sotto forme diverse.
Anche se la notizia non e' del tutto sorprendente, e' importante che qualcuno si sia messo a misurare i cibi in vendita alle catene di fast food e abbia verificato quello che molti pensavano.

Per chi volesse saperne di piu', una descrizione approfondita del complesso agro-alimentare basato sul granoturco costituisce la parte iniziale, oltre che la piu' interessante, di The Omnivore's Dilemma di Michael Pollan (ora anche tradotto in italiano).

Pollan (qui in una presentazione a Google, qui in un'intervista per TimesTalks) spiega in dettaglio come i sussidi sul granoturco, nati dall'esigenza di aiutare gli agricoltori in un momento di difficolta', siano diventati la prima ragione per cui negli USA e' nato un intero complesso industriale che sfrutta il piu' possibile questa materia prima sempre piu' sovrabbondante ed economica per immettere sul mercato burger e Cola a prezzi stracciati. E' junk food, ovvio, ma e' food, con un rapporto di calorie per dollaro imbattibile.
Imbattibile perche' falso, visto che il cibo prodotto con queste modalita' e con questa bassa qualita' finale e' associato a costi apparentemente invisibili ma molto reali, dall'inquinamento causato dall'uso intensivo di fertilizzanti ai soldi necessari per curare le malattie causate da diete ipercaloriche.

Il problema vero e' come proporre una via d'uscita da questa dinamica storta senza cadere nell'atteggiamento radical chic di Pollan, che si innamora di soluzioni bucoliche, attraenti ma poco realistiche, e va giu' con la mannaia su business come Whole Foods, gia' inaccessibili alla clientela con minori possibilita' economiche.

Dire 'E' tutta questione di cultura' o 'Basta solo imparare a mangiare meno e meglio' e' in parte vero, ma e' anche miope e/o snob: McDonald's ha successo non solo perche' l'organismo umano si e' evoluto in condizioni di carenza di cibo e ha sviluppato quindi una sorta di radar per i cibi piu' ricchi di grassi e zuccheri, ma anche perche' con i soldi di un McQualcosa vai da Whole Foods e ti compri due carotine.
Sono belle, organic, cresciute con amore, le ha raccolte una contadina in una notte di luna piena al suono di canti dei nativi americani; tutto quel che vuoi, ma rimangono due carotine.
Cosė scrisse Marco il 18.11.08 21:58